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il blog di Francesco Zanfardino
La depressione
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2010


"Taglierò 300 mila dipendenti statali". Questo l'annuncio-choc di Brunetta: ma, quel che è peggio, il ministro non lo dice con estrema sofferenza, ma con orgoglio.

Come se tagliare 300mila posti di lavoro, in aggiunta alle decine di migliaia già tagliati nei vari settori della Pubblica Amministrazione (scuola, sanità, ecc.), fosse una cosa fantastica. Per carità: legittimo ritenere (io non lo ritengo) che i tagli occupazionali nella P.A. promossi da Tremonti e soci siano un taglio di "sprechi". Così come i tagli ai finanziamenti.

Ma, al di là di questo, insomma anche se questi fossero davvero soldi sprecati, se davvero fossero queste delle "spese improduttive", quale vantaggio ne ha il Paese nel tagliarle se poi questi soldi non vengono reinvestiti in "spesa produttiva"? Nessuno! Anzi, si innesta un circolo depressivo per l'economia italiana, perchè si sottraggono soldi al mercato (stipendi, incentivi, ecc.) e quindi la torta diminuisce sempre di più, anzichè aumentare.

Qui, in fondo, sta tutta la questione della spesa pubblica: non importa la sua quantità, ma la sua qualità! Bisogna assolutamente tagliare quanti più sprechi (veri) è possibile, ma poi questi soldi vanno reinvesti in nuova spesa produttiva ... o quantomeno in tagli delle tasse. Già, quei tagli che i berluscones promettono e ripromettono da 16 anni a questa parte ... e invece alla fine tagliano solo i servizi pubblici. E pure vantandosene.

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Scontro frontale
post pubblicato in Diario, il 8 settembre 2010


                                            

Da una parte, scene di ordinaria follia alla Festa Pd di Torino con fumogeni scagliati contro Bonanni della Cisl. Dall'altra, una Federmeccanica che rescinde unilateralmente il contratto nazionale tanto faticosamente conquistato all'inizio del 2008 dopo una difficilissima trattativa tra i sindacati e l'allora presidente di Federmeccanica Massimo Calearo (la cui successiva candidatura nel PD fu per questo molto molto contestata a sinistra).

Davanti alle violenze di questi giorni, si torna a parlare di "cattivi maestri". Io credo invece che questo tipo di violenze sono ingiustificabili, e imputarle a cattivi maestri sarebbe quasi una giustificazione per chi ha commesso la vile e soprattutto pericolosa aggressione a Bonanni. Tuttavia, se proprio dovessimo parlare di "cattivi maestri", mi domando se in questa definizione non rientrino solo coloro che soffiano sul fuoco delle contestazioni violente, ma anche coloro che fornisco il "substrato" a queste contestazioni. Come quegli industriali che ingaggiano lo scontro con i propri lavoratori, come fatto ora da Federmeccanica e qualche tempo fa da Marchionne con la decisione di tener fuori i tre operai di Melfi. Quei sindacati come la Cisl e la Uil che, se non si sono "venduti al padrone" come recitavano gli striscioni dei contestatori di Torino, si ormai da tempo troppo piegati a questa logica confindustriale e berlusconian-sacconian-brunettiana. Quei partiti politici come il PD che, in preda ad una distorta idea di "riformismo", seguono troppo spesso le orme di questi sindacati. E quesi sindacati come la Cgil che, in preda al conservatorismo più becero, non riescono a convogliare le "forse oppositive" in "forze propositive", per un cambiamento progressista e (davvero) riformista del mondo del lavoro.

Serve una nuova politica sul lavoro, insomma, cara CGIL. Ma non come la vogliono Confindustria e i berluscones, con a ruota Cisl e Uil, un modello tutto basato sulle esigenze degli imprenditori (che comunque vanno considerati anch'essi come lavoratori, e non come "padroni"). E se il PD riuscisse in questa opera di ricucitura, superando lo scontro frontale tra le due parti, riuscerebbe a dimostrare tutto il suo enorme potenziale positivo per l'Italia. Oltre che ad essere se stesso, anzichè inseguire gli altri.

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La carica dei fannulloni
post pubblicato in Diario, il 4 settembre 2010


                                              

I risultati della "lotta all'assenteismo" nella Pubblica Amministrazione messa in campo dal Ministro Brunetta sono uno dei cavalli di battaglia mediatici del Governo Berlusconi, come tutti sanno. Ricordiamo tutti specialmente quando, ad inizio legislatura, non c'era mese che la gran cassa dell'informazione non annunciasse entusiasticamente quei dati portentosi: -20%! -30%! -40%! e così via, in un crescendo di eccitato compiacimento. Poco importa se un po' tutti avanzassero dubbi fondati su quei dati, e non solo chi è portato a farlo ideologicamente (L'Espresso), ma anche leader dei sindacati divenuti nel frattempo molto amici (Bonanni).

Poi, piano piano, questi annunci si sono sempre più diradati. Ed è un vero peccato, per la completezza d'informazione. Perchè negli ultimi mesi l'assenteismo sta tornando sempre più alla ribalta, come sottolineano gli stessi dati di Brunetta:

Febbraio 2010: +3.7% rispetto a Febbraio 2009

Marzo 2010: +5.3% rispetto a Marzo 2009

Aprile 2010: +10.7% rispetto ad Aprile 2009

Maggio 2010: + 8.0% rispetto a Maggio 2009

Giugno 2010: + 12.3% rispetto a Giugno 2009

E questo prendendo sempre per buoni i dati di Brunetta. Qualcuno mi dovrà spiegare ad esempio perchè, nella rivelazione di Giugno 2010, non sono presi in considerazione i pessimi dati della Regione Lazio (+70.9%), o quanto meno non sono inseriti fra i casi "particolari" contenuti nella "appendice statistica" della rivelazione. Ma non importa: già mi basterebbe sapere che qualche TG nazionale riportasse gli aumenti dell'assenteismo, ogni tanto, giusto per par condicio. Chiedo troppo, eh?

P.S. Intanto, l'assenteismo dilaga fra i nostri "primi" dipendenti pubblici, ovvero i nostri parlamentari. Compreso, e soprattutto, i colleghi di partito di Brunetta. Ma questi fannulloni non li tocchiamo, eh Renà?

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Pec, rivoluzione monca
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2010


                                             

Ogni tanto il Governo qualcosina di buono la fa e, come spesso accade, lo fa per iniziativa del Ministro Brunetta: nasce infatti per sua volontà la cosiddetta "Posta Elettronica Certificata" nell'ambito della Pubblica Amministrazione.

Si tratta di una casella di posta elettronica che tutti i cittadini maggiorenni potranno attivare e "certificare", attraverso un iter nemmeno troppo complicato, facendo assumere alle e-mail mandate tramite la Pec un valore legale pari, ad esempio, ad una raccomandata con ricevuta di ritorno. Insomma, niente più file alle Poste o agli sportelli della P.A.: basterà un po' di dimestichezza con le nuove tecnologie.

Compreso il pagamento via Internet, però. Già, perchè come recita lo stesso sito del Ministero, le funzionalità gratuite della nuova casella di posta si limitano alla sua stessa certificazione, mentre tutti i servizi che si potranno effettuare tramite questo strumento sono a pagamento. Il servizio è infatti gestito, insieme a Telecom Italia, dalle Poste, che non hanno certo voluto rinunciare agli introiti derivanti dai propri servizi, nonostante con la Pec non ci sia più bisogno di postini, controllori, addetti agli sportelli e compagnia.

Certo, almeno ci sarà la possibilità di non fare più la linea, per chi saprà usare il nuovo mezzo (ammesso che funzioni tutto per bene, e non per pochi uffici). Già è qualcosa. Ma non è certo la "rivoluzione" che si tenta di dipingere ...

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Sindaco weekend
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2010


                                               

Renato Brunetta si candida a Sindaco di Venezia, ma nel caso vincesse non si dimetterebbe da Ministro. Anzi, ha il coraggio di dire che l'essere contemporaneamente sindaco e ministro sarebbe un "vantaggio" per Venezia. Motivo? Così da Roma sarebbe più facile fare arrivare i finanziamenti. E infatti il Ministro promette una "Gran Venezia", piena di opere e investimenti faraonici calati da Roma.

Bè, innanzitutto, c'è da dire che se Brunetta volesse davvero far questo, e queste opere sono davvero necessarie per Venezia, non si capisce perchè non l'ha fatto fare in questi quasi due anni di Governo ... o Venezia va finanziata solo se è della propria parte politica? Ma, comunque, il problema è un altro: ci vuole una bella faccia tosta per dire che un Sindaco part-time, o "Sindaco del week-end" come ha detto qualcuno, sia un vantaggio per i lagunari. Fare il Sindaco di un capoluogo di Regione e di una città così importante come Venezia non è un optional, ma un lavoro cui dedicarsi full-time. Altrettanto per il Ministro della Funzione Pubblica, specialmente se Brunetta intende fare quella "rivoluzione" che promette da tempo (fin troppo tempo, aggiungerei).

Insomma, Brunetta deve scegliere, se davvero pensa all'interesse dei Veneziani e degli Italiani, e se non è attaccato alle poltrone. Anche se, in realtà, il Ministro non dovrebbe proprio essere messo in condizioni di scegliere: la legge, infatti, dovrebbe impedire i doppi incarichi, specialmente in questi casi di palese incompatibilità. Va bene la lotta ai fannulloni, ma i "fantuttoni" non sono poi tanto meglio.

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Assenteisti di ritorno
post pubblicato in Diario, il 21 novembre 2009


                                              

L'assenteismo nella Pubblica Amministrazione è stato uno degli argomenti più usati dal centrodestra, e dai media loro vicini, per dimostrare, "al di là delle opinioni politiche", che questo è il Governo dei fatti, parimenti ai rifiuti di Napoli, alla ricostruzione in Abruzzo, agli sbarchi in Sicilia. Se poi si analizza ognuna di queste questioni, si dimostra che in realtà la situazione è diversa, ma tant'è: il successo del Governo in questi ambiti è diventata ormai opinione consolidata (e, a dire il vero, anche per l'incapacità delle opposizioni, tutte, nel contrastare questi luoghi comuni).

Ora anche la cura-Brunetta, che sembrava la meno contestabile tra queste faccende, dimostra tutta la sua fallacia. Secondo i dati dello stesso Ministero, infatti, il trend già in crescita negli ultimi mesi ha avuto il suo culmine ad Ottobre, quando le assenze nella P.A. sono aumentate del 28% rispetto all'anno precedente, con un picco del 41% nelle scuole. Un aumento forte e non giustificabile, come almeno ammette Brunetta, con gli effetti della pandemia influenzale. Eppure l'ambaradan mediatico che si vedeva ad ogni diminuzione delle assenze decantata da Brunetta ora non si vede.

Suvvia, direte voi ... da "seri" giornalisti quali sono quelli Italiani, vorranno aspettare che il fenomeno si consolidi e che si torni ai livelli di assenteismo pre-Brunetta. Sarà, ma intanto con i presunti successi di Brunetta ci hanno tormentato fino ad ora. Senza che nemmeno uno di loro, tra l'altro, ammettesse che in fondo il problema della P.A. non è quanto si lavora, ma se si lavora e come. E' sempre meglio che il dipendente pubblico sia presente, ma se non vuole lavorare, oppure è costretto in ufficio a girarsi i pollici (come accade a tantissimi lavoratori pubblici), oppure lavora male, la produttività certo non migliora ... e quindi, dato che fino ad adesso su questo non è cambiato nulla, sarebbe meglio conservarsi gli elogi per ben altre rivoluzioni.

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Truff Action
post pubblicato in Diario, il 15 ottobre 2009


                                               

Credo che tutti voi sappiate quanto il Ministro Brunetta abbia puntato molto mediaticamente in questi mesi sulla "class action" nella Pubblica Amministrazione, decantata come una vera "rivoluzione" che avrebbe portato efficienza e qualità nel servizio pubblico. 

Nel CdM odierno è finalmente arrivata l'approvazione in via preliminare della riforma Brunetta sulla P.A., che contiene anche questo strumento. Ebbene, indovinate un po': secondo la riforma, singoli e associazioni potranno denunciare un disservizio della P.A., che dovrà essere verificato dal giudice amministrativo. Se il disservizio è confermato ... i denunciatari avranno diritto all'adempimento del servizio. Niente risarcimento economico.

Sì, avete capito bene ... la grande "rivoluzione" rispetto al passato sarebbe quella di poter denunciare un disservizio ed ottenere il diritto a vederlo risolto. Che rivoluzione! Simili ricorsi non sono proprio mai esisistiti, ma proprio mai! Ma ci facciano il piacere ...

P.S. Ma senza risarcimento che class action è?

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Bene la trasparenza, ma la decenza?
post pubblicato in Diario, il 3 luglio 2009


                                           

Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha appena reso noto l'elenco dei trattamenti economici di ventimila amministratori di società pubbliche e partecipate italiane (qui l'elenco dei primi cento). Si tratta più o meno di un centinaio di milioni di euro che ogni anno spendiamo per foraggiare questi "manager pubblici", che spesso tra l'altro si dimostrano pessimi gestori (vedi Alitalia, e non solo).

Non c'è che dire, Brunetta ha fatto una cosa giusta: è nostro diritto sapere i nostri soldi dove e in che misura vanno a finire, dunque ogni cosa che va in questa direzione è più che legittima. Il problema è che se si rende trasparente una cosa, poi bisogna prenderne atto. E Brunetta, insieme al suo Governo, dovrebbero prendere atto di aver fatto una cazzata ad abolire il tetto sugli stipendi dei manager pubblici voluto dal Governo Prodi. Perchè è inaccettabile che che delle persone possano prendere stipendi milionari (i primi cinque da soli ci costano 15 milioni l'anno) dallo Stato e magari non solo non producono un profitto allo Stato tale da giustificare tale spesa, ma addiritura arrecano danno economico per cattiva gestione.

Insomma, bene la trasparenza, ma si agisca di conseguenza. Altrimenti, cavolo, un po' di decenza, meglio tenerli nascosti, 'sti dati.

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Questa poi
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2009


                                                            

"C'è troppo pessimismo: per l'Italia è un momento magico". No, stavolta non è Berlusconi, bensì il "piccolo Mago" Brunetta. Secondo l'eterno secondo di Tremonti, infatti, "solo 500mila sono i lavoratori davvero in difficoltà, anche se hanno comunque una copertura dell'80%, poi ci sono 14 milioni che hanno mantenuto il reddito e che hanno guadagnato in potere d'acquisto per il calo dell'inflazione". Peccato che a questo conto manchi "qualche" milioncino di Italiani, tra lavoratori che hanno perso il posto di lavoro senza alcuna tutela, e milioni di Italiani poverissimi che già non lavoravano.

Comunque, a proposito di "momento magico", ecco cosa ci dicono le notizie di questi giorni:
- Confcommercio (20 Giugno): consumi in calo dell'1.4% per il 2009 (nel 2008 erano già calati dello 0.8%), ma soprattutto nel 2010 avremo un PIL pro-capite inferiore a quello del 2001, ovvero abbiamo perso dieci anni di crescita economica;
- Confindustria (18 Giugno): nel 2009 il PIL calerà del 4.9% (precedenti stime erano del 3.5%); il debito pubblico arriverà nel 2010 al 117.5% (nel 2008 era al 105.7%), altro che sotto al 100% nel 2011 come promesso da Berlusconi ad Ottobre 2008; consumi in calo dell'1.9% nel 2009; tra 2008 e 2010 verranno persi un milione di posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione al 9.3% (livelli mai toccati dal 2000 in poi);
- Ocse (17 Giugno): nel 2009 PIL -5.3% (stima precedente -4.3%); entro quest'anno la disoccupazione potrebbe raggiungere il 10%; il rapporto deficit/PIL raggiungerà il 6% nel 2010 (altro che pareggio di bilancio, ovvero 0%, nel 2011 come promesso ad Agosto 2008 da Tremonti-ho-capito-tutto-in-anticipo-sulla-crisi); il debito pubblico supererà il 115%, tendendo al 120%; nel 2009 i consumi caleranno del 2.4%, mentre gli investimenti fissi caleranno del 16%; per quanto riguarda il commercio estero, le esportazioni caleranno del 21.5% e le importazioni 20.2%;

Stiamo parlando di pochi giorni fa, e soprattutto di istituiti che non possono certo essere accusati dalla "potentissima" sinistra comunistaa trans-nazionale, anzi parliamo dei confindustriali-confcommerciali amici di Berlusconi e dell'organizzazione internazionale più rinomata al mondo in campo economico.

Bel momento magico, davvero. Chissà come saranno quelli "normali", in mano a gente come Brunetta.

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Fannulloni e cloache
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2009


                                                

10 giorni di lavoro e 15mila euro lordi al mese di stipendio. E' il lavoro da sogno, peccato che ad usufruirne siano i nostri rappresentanti al Senato, che specialmente in momenti di crisi come questo dovrebbero dare dimostrazione di impegno e sobrietà, anzichè guadagnare cifre folli per lavorare un giorno ogni tre. E soprattutto dovrebbero farlo a maggior ragione quando contemporaneamente il Governo e il suo Ministro Brunetta chiedono ai dipendenti pubblici più presenza e produttività: e chi è più dipendente pubblico dei nostri rappresentanti?

A dire il vero non tutti i senatori stanno con le mani in mano. Di fronte alla denuncia fatta da Repubblica sui lavori al Senato, infatti, il capogruppo del PD ed il suo vice, ovvero Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, hanno confermato l'indecenza della situazione e denunciato come le proposte per cambiare ci sono, e ci sono fin dalla scorsa legislatura: peccato che i senatori del centrodestra, e da loro affini nel centrosinistra (i vari Mastella, ora passati nel PDL), abbiano sempre ostacolato la loro attuazione. Proposte più che sensate, che puntano ad un miglioramento sia di quantità che di qualità delle giornate lavorative, privilegiando l'attività in commissione, e non la mera esecuzione delle volontà governative nelle votazioni in Aula (si propongono 4 giorni alla settimana, di cui 3 in commissione ed 1 in aula). E lo stesso Presidente Schifani (PDL), ad Ottobre, aveva tentanto di "svegliare" i suo colleghi, e la situazione non era ancora così critica come ora (che addirittura capitano settimane con solo 7 ore di lavoro): ma niet, lorsignori vogliono dormire.

Anzi, al massimo replicano con dichiarazioni farneticanti, blaterando con molta arroganza sulle difficoltà del PD senza rispondere nel merito alle critiche, come fa il sen.Gasparri, che forse farebbe meglio per la decenza delle nostre orecchie a chiudere ogni tanto la bocca ... pardon, "cloaca", come lui definì, con la solita eleganza che lo contraddistingue, quella del CSM. 

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La parità dei furbi
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2009


                                                    

Bene, alla fine il Governo è uscito allo scoperto. Quando Brunetta per la prima volta annunciò l'intenzione di innalzare l'età pensionabile delle donne a 65 anni, equiparandola a quella maschile, nella maggioranza si cercò di smorzare l'annuncio, di nasconderlo, addirittura smentirlo. Poi a mano a mano le voci sono diventate sempre più forti. Ed oggi l'annuncio definitivo. Secondo il progetto del Governo, l'età pensionabile delle donne verrà gradualmente innalzata dai 60 anni attuali ai 65 del 2018. La motivazione? Semplice: ce lo impone l'Unione Europea. Infatti, secondo la UE, la situazione attuale sarebbe una discriminazione nei confronti dell'uomini.

Giusto. E' una discriminazione, e va sanata. Ma, allora, tutte le discriminazioni vanno sanate ... non solo quelle che fanno comodo. Perchè, come ha dichiarato la stessa Avvocatura dello Stato difendendosi alla UE, in Italia esiste una profonda discriminazione lavorativa nei confronti delle donne, e dunque esiste l'età pensionabile più bassa come parziale compensazione. E allora, caro Brunetta e caro Governo: rispettate la sentenza della UE, ma ogni singolo euro che guadagnerete dall'operazione spendiatelo per sanare le altre discriminazioni, quelle ai danni delle donne. Costruite più asili nido, impedite che le donne possano venire licenziate per una gravidanza, favorite (magari temporaneamente tramite "quote" obbligatorie") la parità di accesso delle donne agli incarichi importanti, ecc. ecc. ecc. E che non un solo euro venga speso per altro. Altrimenti, non abbiate la faccia tosta di parlare di parità ...

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Assenteismo: il bue e l'asino
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2009


                                                           

L'altro giorno è stata approvata alla Camera la riforma della Pubblica Amministrazione, il cosiddetto "ddl-Brunetta". Sì, proprio il Ministro campione della battaglia "anti-assenteismo", colui che con l'imposizione delle mani ha abbasato del "50%" l'assenteismo dei dipendenti pubblici (per farci che, negli uffici, poi non s'è capito ...).

Che dite sono troppo ironico se sottolineo che il Governo è andato sotto due volte per le numerose assenze (più di un centinaio) tra le file di centrodestra dei nostri "dipendenti pubblici per eccellenza", ovvero i nostri parlamentari?

No, non sono troppo ironico ... in effetti potrei sottolineare altre cose, ma non voglio perdere troppo tempo su Internet ... sono pure di sinistra, e non vorrei essere accusato di fannullonismo da lorsignori (coerentissimi e che danno il buon esempio, eccome!) della maggioranza ...

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