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il blog di Francesco Zanfardino
Il PD sostenga il referendum elettorale
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2011


E' ufficialmente partita la campagna referendaria "Firmo, voto, scelgo" coordinata dall' on. Arturo Parisi (Pd) e sostenuta, attualmente, da Italia dei Valori e Sinistra Ecologia Libertà, oltre a varie sigle associative. I due quesiti proposti si propongono entrambi di eliminare l'attuale legge elettorale, denominata "legge porcata" dal suo stesso autore (Calderoli), il primo proponendo un'abrograzione totale della legge, il secondo proponendone un'abrograzione parziale, volta ad eliminare le "nuove disposizioni" introdotte dalla Legge Calderoli sul sistema elettorale.

Due quesiti per lo stesso obiettivo, ovvero eliminare del tutto il "Porcellum", senza pasticci, e tornare così alla vecchia legge elettorale, il cosiddetto "Mattarellum" (dal nome dell'estensore, Sergio Mattarella), che prevedeva l'elezione del 75% dei parlamentari tramite collegi uninominali (l'Italia veniva divisa in TOT territori che eleggevano TOT candidati, venendone eletto quello che riceveva più voti in ogni singolo collegio) e il 25% in maniera proporzionale fra tutti i partiti che avessero ottenuto almeno il 4% dei voti su scala nazionale. Un sistema misto, insomma, a tendenza maggioritaria (e quindi bipolarista, favorendo il costituirsi di due schieramenti maggiori) ma con un correttivo proporzionale per salvaguardare i partiti fuori dai "poli" (anche se c'è uno sbarramento piuttosto alto).

Sia chiaro: non è propriamente questo il mio modello ideale di legge elettorale. Io sono più per una correzione dell'attuale legge elettorale (che è un proporzionale con premio di maggioranza), reintroducendo le preferenze, sostituendo gli attuali sbarramenti unici con sbarramenti multipli e "graduali" (che taglino la "cifra elettorale" dei partiti minori, favorendo i partiti maggiori senza cancellare quelli minori), superando la divsione regionale dei seggi al Senato e introducendo una "scheda unica" per Camera e Senato (per evitare il formarsi di maggioranze diverse fra Camera e Senato), abbassando l'età minima per candidarsi alla Camera ecc. ecc. Tutte cose che dovrei spiegare più nel dettaglio, ma il concetto è che per me una buona legge elettorale deve garantire, o comunque tendere a garantire, almeno due cose fondamentali: la maggioranza in Parlamento a chi vince le elezioni  e il rapporto eletto-elettore.

La legge che uscirebbe dal referendum rispetterebbe entrambe le esigenze: i collegi, infatti, garantiscono per definizione il rapporto fra l'eletto e l'elettore, o meglio il territorio (l'elettore infatti non "sceglie" il suo rappresentante preferito del partito, che è comunque imposto dall'alto ... questo verrebbe garantito dalle preferenze), e favoriscono (ma non garantiscono, come farebbe il premio di maggioranza) il formarsi di maggioranze in Parlamento. Questo a differenza dell'altro referendum che era stato proposto quest'estate, il cosiddetto "referendum Passigli", che reintroduceva sì le preferenze, ma eliminava il premio di maggioranza e quindi consegnava l'Italia a derive neocentriste e partitocratiche, con annesso fortissimo rischio di ingovernabilità (la prima Repubblica, insomma), maggiore che negli altri sistemi elettorali.

Ecco perchè sostengo "Firmo, voto, scelgo". Non ne uscirebbe quella che per me è la legge elettorale migliore, ma si tratterebbe comunque di una buona legge elettorale che ci restituirebbe una politica più attenta alle esigenze dei cittadini e soprattutto più "controllata" dai cittadini, con meno rischi di ritrovarci parlamentari catapultati e trasformisti. E soprattutto si tratta dell'unica vera possibilità di evitare di rivotare di nuovo nel 2013 con la legge "Porcata", a meno di non voler credere che questo Governo cambierà la legge elettorale (ci vuole molto ottimismo per crederci).

Ecco perchè vorrei che il principale partito d'opposizione, ovvero il Partito Democratico, sostenga la campagna referendaria. E' vero, il PD ha una sua proposta di legge, che tra l'altro è una buona legge, una buona mediazione fra le proposte dei vari partiti (perchè sarebbe sempre auspicabile che le regole del gioco si scrivano insieme); ma, in fondo, la legge proposta del PD non è poi così enormemente diversa dal Mattarellum (ne aumenta la quota proporzionale dal 25% al 50% e introduce il "ballottaggio" nei collegi uninominali; la differenza, in sostanza, si riduce di un po' la spinta "bipolarista" del Mattarellum accontendando le esigenze dei "terzopolisti") e soprattutto, dicevo, per essere realizzata necessiterebbe di una assai improbabile approvazione in Parlamento. Non a caso buona parte del Partito (Bindi, Veltroni, Castagnetti, ecc.) sosteneva questo referendum abrogativo del Porcellum, prima di lasciare solo Arturo Parisi perchè in Direzione Nazionale si era trovato l'accordo sulla proposta di legge.

Allora, se davvero il PD vuole evitare a tutti i costi che si voti alle prossime elezioni con il "Porcellum", scelga la strada più concreta, ovvero il referendum, nonostante non aderisca perfettamente al proprio programma elettorale. Anche perchè, nonostante le difficoltà (bisogna raccogliere 500.000 firme entro Settembre, inoltre bisognerà vedere se la Cassazione accetterà la possibilità di abrogare interamente la legge elettorale), credo che alla fine il Referendum si farà e il PD si vedrà comunque costretto a sostenerlo, come già successo agli scorsi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento.

Non varrebbe la pena, una volta tanto, essere furbi (oltre che intelligenti) e sostenere le cose giuste fin da subito, anzichè lasciarsi sempre dominare sempre da strategismi, tecnicismi e "palazzismi" che si sono sempre dimostrati fallimentari?

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Ma và a ciappà ...
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2010


Cosa non si fa per non finire sui giornali. E su questo blog: sì, lo so, sono incoerente, ma non riesco a non parlarne, non riesco a non sottolineare l'indecenza di certe dichiarazioni.

Stavolta mi riferisco all'esternazione uscita dalla cloac... ehm, bocca di Roberto Calderoli, il ministro alla Semplificazione Normativa (!?!), che a proposito della pessima performance di Alonso e della Ferrari all'ultimo GP della stagione ad Abu Dhabi, decisivo per l'assegnazione del campionato piloti, ha così commentato: "Nonostante le capacità dell'ottimo Alonso, la Ferrari è riuscita a perdere un Mondiale di fatto già vinto grazie alla demenziale strategia. E visto che a perdere questo titolo Mondiale sono stati gli strateghi ai box chi è responsabile di questa disfatta deve andarsene e quindi entro sera ci si aspettiamo le dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo, il quale, al posto di fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una, dovrebbe invece cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria nel Mondiale".

Insomma, se Alonso ha perso è colpa di Montezemolo, che non può far politica perchè non è capace di vincere, anzi deve pure dimettersi dalla Ferrari. Per quale motivo non si capisce:
- Montezemolo non ha certo deciso la strategia della Ferrari nel GP di oggi (tecnici e strateghi della Ferrari stavano a guardare le mosche?);
- chi perde nella vita privata ha tutto il diritto/dovere a far politica come tutti gli altri;
- sotto la guida Montezemolo, tra l'altro, la Ferrari ha stra-dominato per anni e anni; 
- la Ferrari non è "statale", come può esserlo, che so, la Nazionale di Calcio, e quindi non si capisce a che titolo il Governo o la Lega dovrebbero chiederne le dimissioni.

Insomma, è come se io dicessi, di fronte ad sconfitta del Milan in una competizione internazionale, che Berlusconi si deve dimettere da presidente del Consiglio. Nemmeno il più antiberlusconiano dei politici ha mai fatto affermazioni del genere ... e non si capisce perchè Calderoli debba farlo, specialmente quando ci sono cose molto più urgenti da affrontare, in questo Paese, di una sconfitta della Ferrari. Che so, a proposito di dimissioni, Calderoli potrebbe cominciare ad eliminare il suo "utilissimo" ministero ...

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Libertà di culto
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2010


                                       

In America, un Presidente in difficoltà nei sondaggi trova il coraggio di dire sì ad una centro culturale islamico a Ground Zero, proprio dove il terrorismo di matrice "islamica" (distorta) di Al Qaeda ha lasciato un segno di dolore indelebile in tutti gli Americani. E il sindaco di destra (seppur liberale), ebreo, è d'accordo.

In Italia, ministri della Repubblica se ne vanno in giro coi maiali nei terreni dove si costruiscono le moschee. E decine di migliaia di musulmani sono costretti a chiedere ospitalità alle Chiese, quando gli va bene, per poter pregare collettivamente durante il Ramadan.

Della serie: avremo pure la Costituzione più bella del mondo, ma altrove la applicano decisamente meglio.

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Se questa è civiltà
post pubblicato in Diario, il 29 novembre 2009


                                               

"Ancora una volta dagli Svizzeri ci giunge una lezione di civiltà", sentenzia trionfante la Lega Nord dopo l'uscita dei risultati del Referendum col quale gli elvetici hanno dichiarato il loro netto no a nuovi minareti in Svizzera.

Sarà, ma io di civile in questa decisione non ci vedo nulla. Sicuramente si muoveranno gli organismi internazionali, perchè per quanto vada rispettata la volontà del popolo, non è accettabile un simile sopruso della libertà religiosa. Vietare la costruzione di nuovi minareti, e quindi di nuove moschee, è una palese violazione dei diritti umani, che non trova alcuna giustificazione (nemmeno il fastidio del "suono" dei minareti, perchè altrimenti andrebbero chiusi anche i campanili), E' xenofobia, punto e basta. Alimentata da forze conservatrici che pur di speculare sulle paure della gente (spesso, tra l'altro, ingiustificate: in Svizzera ci sono solo quattro minareti) non si fanno scrupoli di violare i più elementari diritti e di fomentare l'odio religioso, ottenendo il contrario di quello che a chiacchiere si vorrebbe ottenere (cioè la difesa dal fondamentalismo islamico).

Non mi stupisce, quindi, il trionfalismo della Lega. E non mi stupisce che tenti di strumentalizzare questa notizia, proponendo a sua volta iniziative sensazionalistiche come il crocefisso sul tricolore, o magari un referendum sui minareti anche in Italia (d'altronde, ricordiamocelo, Calderoli andava in giro con i maiali a sconsacrare le moschee). Tutti iniziative che non saranno mai messe in atto, perchè sono al Governo e non possono permetterselo, ma intanto già il solo fatto di averle annunciate incrementa il loro favore verso il suo elettorato ed in generale verso l'elettorato italiano, che in quanto a xenofobia a quello svizzero ha ben poco da invidiare.

E' un'indecenza, altro che inciviltà.

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Referendum: perchè SI'
post pubblicato in Diario, il 15 giugno 2009


                                               

Il 21 e 22 Giugno gli Italiani saranno chiamati alle urne per tre Referendum sulla legge elettorale. Il mio obiettivo oggi è cercare, a fronte di un dibattito quasi del tutto assente nei media e nella società Italiana, di contribuire un’informazione completa, in virtù del principio “conoscere per deliberare”. Innanzitutto, i quesiti:

PRIMO QUESITO (Scheda viola): si chiede l’abolizione delle coalizioni per l’elezione della Camera. Di conseguenza, il 55% dei seggi (premio di maggioranza) andrà alla lista più votata (attualmente può anche averlo la coalizione di liste più votata), mentre per ottenere seggi le liste dovranno tutte superare il 4% dei voti (attualmente per le liste coalizzate basta il 2%);
SECONDO QUESITO (Scheda beige): identica richiesta, ma applicata al Senato, dove però il premio di maggioranza è su base regionale. Per ogni Regione, dunque, il 55% dei seggi assegnati a quella Regione andrà solo alla lista più votata, mentre per ottenere seggi le liste dovranno superare l’8% dei voti (attualmente per le liste coalizzate basta il 3%);
TERZO QUESITO (Scheda verde): si chiede l’abolizione della possibilità di candidarsi al Parlamento in più circoscrizioni.

Quest’ultimo quesito elimina la possibilità che importanti ‘acchiappa-voti’ si candidino e vengano eletti in più circoscrizioni per poter poi scegliere liberamente, dopo le elezioni, da chi farsi sostituire dove rinunciano. Così furono ‘eletti’ circa 150 parlamentari nel 2008. E’ dunque un quesito condivisibile da tutti, anche dai contrari agli altri due (N.B. si può votare il terzo quesito senza concorrere al ‘quorum’ degli altri, basta rifiutare le loro schede).

Diverse le conseguenze degli altri quesiti. Non è vero, però, come sostengono i detrattori del Referendum, che la legge che ne verrebbe fuori è ‘pericolosa’, poiché un solo partito potrebbe avere la maggioranza in Parlamento anche con molto meno del 50% dei voti. Questa possibilità, infatti, già esiste: il 55% dei seggi attualmente va alla lista o, e non solo, alla coalizione più votata. Non è nemmeno vero che il Referendum porterebbe al bipartitismo. Semmai sarà favorita l’aggregazione di forze simili e quindi la formazione di due grandi partiti che si contendono il Governo, come avviene in gran parte del mondo, mentre gli altri avranno comunque rappresentanza in Parlamento (se supereranno gli sbarramenti). Probabilmente, dunque, le forze a sinistra del PD e a destra del PDL continueranno a stare fuori dal Parlamento, poiché lo sbarramento del 4% che le ha escluse rimarrà uguale; l’UDC otterrà seggi come prima, se rimarrà sopra il 4%, così come la Lega Nord, che però non starà più al Governo, e l’IDV, che però sarà esclusa da futuri Governi, a meno di un probabile ingresso nel PD. L’unica vera sconfitta, insomma, sarebbe la Lega Nord, che dovrebbe rinunciare alle prospettive di Governo. Il Referendum favorirà, infine, la stabilità dei Governi, liberi dai frequenti ‘ricatti’ di partiti minori in cerca di visibilità.

In ogni caso, la legge cambiata dal Referendum e i suoi presunti ‘rischi’ molto difficilmente rimarrebbero in vigore: la Lega Nord non la accetterà mai e costringerà il PDL a cambiarla, oppure la cambierà con le opposizioni. Ed è proprio questo l’obiettivo del Referendum: costringere il Parlamento a cambiare l’attuale legge, definita ‘porcata’ dal suo stesso autore (il leghista Calderoli) e dunque rinominata "legge porcellum". Perché è una 'porcata'? Perché toglie il diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti tramite le preferenze, creando un Parlamento di ‘nominati’; perché crea instabilità (ricordate Prodi, limitato dai ricatti incrociati vari partitini?) se non si vince con un enorme vantaggio (che ha invece avuto Berlusconi). Se invece il Referendum non passerà, i partiti avranno la scusa per non cambiare la legge attuale, che a parole tutti dicono di voler cambiare (e poi se la tengono da tre anni!), e ci terremo questa legge per i prossimi decenni. A proposito: non è vero che la legge che verrebbe fuori dal Referendum sarebbe “immodificabile”, perché sancita dal popolo. Già nel 1993, infatti, proprio un Referendum elettorale portò all’immediata approvazione di una nuova legge elettorale, la Mattarellum, non coincidente con quella uscita dal Referendum.

Infine, votare è la migliore risposta alla Lega Nord che, ricattando il Governo, ha fatto sprecare 460 milioni di euro pur di non far svolgere il Referendum insieme alle Europee, bensì il 21-22 Giugno da solo, puntando sull’astensionismo (il Referendum per essere valido deve raggiungere il ‘quorum’, ovvero essere votato dal 50% degli elettori).

E allora … il 21-22 Giugno non salviamo la Porcata, diciamo tre SI’ al Referendum!

P.S. Il Partito Democratico fa campagna per il SI’, l’Italia dei Valori, pur avendo raccolto le firme, fa campagna per il NO (dunque invita comunque ad andare a votare). Fanno campagna per l’astensione, invece, l’UDC, la Lega Nord e tutti i partiti minori. Il PDL, invece, dopo il ricatto della Lega, lascia libertà di scelta, ma Fini e Berlusconi hanno già detto di votare SI’.

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Prima del federalismo
post pubblicato in Diario, il 28 febbraio 2009


                                                    

Martedì scorso un ottimo servizio di "Ballarò" ha posto l'attenzione sugli enormi introiti di cui godono le Regioni a Statuto Speciale, ai danni delle casse statali. Ovvero, sul fatto che Val d'Aosta, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia-Giulia e province autonome di Trento e Bolzano ricevono dallo Stato cifre superiori all'80% delle tasse raccolte sul territorio, con picchi oltre il 100%. Mentre per le altre regioni tali percentuali sono nettamente inferiori (molte intorno al 20-30%).

Ciò comporta, come ben riassunto da Floris, che in alcune Regioni i Comuni rifanno le fontane ogni tre mesi, perchè i soldi sono in eccesso rispetto alle reali esigenze, in altre i Comuni rischiano di fallire alla prima mossa sbagliata, per l'esiguità dei fondi a loro disposizione. Non sarebbe allora il caso che, prima di effettuare la riforma "federalista", si provveda ad un riequilibrio fra le Regioni "speciali" e quelle "normali"?

In effetti è la domanda che ci siamo posti tutti, dopo aver visto il servizio. E la risposta, amarissima, è stata subito fornita dall'intervento telefonico in diretta del Ministro Calderoli, per chi non l'avesse capito già prima: certo che sarebbe giusto, ma per farlo bisognerebbe scontentare le "lobby" regionalistiche ... ovvero i tanti parlamentari e politici che, in entrambi gli schieramenti, governano quelle regioni e costruiscono il consenso con quei fondi, ai danni dei cittadini delle altre regioni.

Soprattutto difficilmente vedremmo tale coraggiosa riforma attuata da una maggioranza che Governa da poco il Friuli e la Sardegna, e da decenni in Sicilia. Dove, tra l'altro, nemmeno il fiume di soldi basta a compensare i disastri delle giunte locali, come Catania, dove se lo Stato non avesse regalato 140 milioni di euro i cittadini sarebbero continuati a vivere tra la monnezza, le vie buie, le strade piene di buche e con un Comune quasi oltre l'orlo del fallimento (e situazioni simili, putroppo, dilagano sempre più in tutta la Sicilia). Ma allora non ci vengano a parlare di "federalismo", "lotta agli sprechi" e "riforme".

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Tettamanzi, il Natale e la solidarietà
post pubblicato in Diario, il 25 dicembre 2008


                                              

Mi è davvero piaciuto l'Urbi et Orbi natalizio del Papa quest'anno. Benedetto XVI ha infatti impostato tutto il discorso sul significato profondo del Natale, ovvero la solidarietà. Quel Bambino che la fede cristiana fa nascere circa 2000 anni fa in una famiglia umile in una grotta altrettanto umile di Betlemme, circondato ed accolto dalla solidarietà degli umili, di condizione e d'animo, non può infatti non ricordarci che "se ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina". Un messaggio che, 2000 anni dopo, risuona sempre più attuale, come lo dimostrano due eventi di oggi , in positivo e in negativo.

Il primo vede protagonista l'Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, un uomo che interpreta fin troppo bene il messaggio cristiano e che purtroppo non diventerà Papa proprio per questo, oltre che per la sua avanzata età. Ebbene, il cardinal Tettamanzi ha annunciato la creazione di un fondo disoccupati da 1 milione di euro, finanziato non solo tramite fondi dell'8xmille o delle offerte, ma anche tramite "scelte di sobrietà" della Diocesi stessa. Un gesto simile, ovvero il fatto che una Diocesi, in tempi difficili, destini una somma non indifferente, magari sacrificando lussi inutili, per sostenere i deboli, è quello che secondo me dovrebbe essere la prima missione della Chiesa. Missione che viene già svolta da tantissimi missionari, preti coraggio, opere, ecc. ecc., ma che sempre meno vede un ruolo predominante della dirigenza ecclesiastica, occupata sempre di più in polemiche inutili e anacronistiche e sempre di meno nel diffondere ed applicare il messaggio cristiano. Bene Tettamanzi, dunque, sperando che sia una scossa per tutto il Vaticano.

E ora veniamo alla notizia negativa, ovvero l'ennesima pagliacciata razzista ed intollerante dell'europarlamentare leghista Mario Borghezio. Infatti, Borghezio ha issato uno striscione bianco con scritto "NO MOSCHEE" sul Duomo di Milano, proprio in polemica con Tettamanzi, le cui dichiarazioni sulla necessità di maggiori luoghi di culto per le altre religioni avevano già suscitato le dichiarazioni farneticanti del Ministro leghista Calderoli, che l'aveva definito "ultimo baluardo del cattocomunismo", e aveva definito le moschee "presunti luoghi di religione che in realtà sono scuole di violenza. Noi siamo contro le cattedrali del terrorismo". Evidentemente per la Lega Nord tolleranza e accoglienza, oltre che la verità, sono degli optional.

Viva Tettamanzi. E viva la Chiesa "vera" e i fedeli "veri" che interpretano davvero il messaggio cristiano.

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Taglia-leggi: bene ma bisogna fare molto di più
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2008


                                                  

Una volta tanto Calderoli l'ha combinata giusta. Oggi, infatti, il Consiglio dei Ministri, tra le altre cose, ha approvato il cosiddetto decreto "taglia-leggi", presentato appunto dal Ministro della Semplificazione Normativa. Con il decreto vengono tagliate ben "29mila leggi antecedenti al 1948", più una serie di leggi superate o svuotate dalla legislazione sopravvenuta nel corso degli anni. Viene inoltre attivato un archivio on-line, "Normattiva", con tutte le leggi attualmente in vigore.

Ora, premesso che bisogna controllare se in quelle leggi tagliate non ci siano pure norme giuste (l'essere antecedenti al 1948 non è di per sè garanzia che siano "obsolete"), e che probabilmente quel 29mila non è fatto solo di leggi (l'Italia ha, nel complesso, poco più di 21mila leggi.. numero abnorme rispetto agli altri Paesi, comunque) ma prevalentemente di regolamenti vari (vabbè, poco importa), il provvedimento del Ministro Calderoli è un positivo passo avanti verso una "delegificazione intelligente", che riduca la burocrazia e aumenti l'efficienza. Tuttavia, bisogna fare molto di più.

Tagliare norme "obsolete", infatti, per quanto utile, cambia ben poco: tanto erano obsolete, e quindi non funzionavano. Risparmieremo un bel po' di carta, e un bel po' di ricorsi azzardati, ma niente di significativo. La versa svolta deve essere semplificare, razionalizzare il quadro normativo "attivo", ovvero quel complesso di norme che, a differenza delle leggi tagliate da Calderoli, sono attive e pesano burocraticamente sull'apparato statale, imprenditoriale, e in generale sui cittadini Italiani. Bisogna impedire che per aprire un'attività, per richiedere un servizio, per iniziare qualsiasi cosa si debba passare settimane e settimane a compilare moduli su moduli, consultare leggi su leggi, quando invece basterebbero dei "moduli unici", dei "testi unici", insomma un sistema legislativo razionale, come tutti gli altri Paesi. Senza dimenticare che, in tempi di crisi occorre sottolinearlo, questa è una riforma "a costo zero".

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Le nuove "priorità" del Governo
post pubblicato in Diario, il 16 luglio 2008


                                                
 
Dopo aver sconvolto i calendari parlamentari per far approvare prima della pausa estiva il lodo Alfano, in modo da ripararsi da una possibile condanna imminente (processo Mills), il Governo annuncia le nuove priorità. Nè salari e stipendi, nè consumi. Ma nemmeno il federalismo, tanto caro alla Lega.

Il premier Berlusconi, infatti, risponde a Calderoli, che ieri sosteneva la necessità di portare a termine il federalismo entro il 2008 e quindi auspicava di rinviare la riforma della Giustizia al 2009. Ecco cosa risponde Berlusconi a Calderoli: "Non sono mai stato più determinato di adesso. Ci vuole una riforma giusta per il Paese". In cosa consisterà la riforma? Ecco i tre punti-chiave: ripristino dell'immunità parlamentare, riforma del CSM e separazione delle carriere.

Sì, in effetti in un paese con un inflazione record al 3.8% e con il potere d'acquisto ormai ridotto al lumicino, le priorità del Paese è proprio l'immunità parlamentare ...

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Vergogna, Lega!
post pubblicato in Diario, il 27 giugno 2008


                                                   

Incredibile. La Lega Nord, e l'intero centrodestra, sono capaci di giravolte incredibili in pochi mesi. L'ultima rigurda i rifiuti campani. Ricordate a Gennaio quando l'allora premier Romano Prodi, con il riacutizzarsi della crisi rifiuti, lanciò un appello a tutte le Regioni affinchè si accollassero una quota dei rifiuti campani, in attesa delle nuove discariche? Se sì, allora vi ricorderete anche che il centrodestra, in primis la Lega, si scagliarono contro il Governo, al grido di "ogni regione deve smaltirsi i propri rifiuti", "il Nord non può pagare per le colpe del Sud", "è l'ora che ognuno paghi i suoi errori", "prendendoci i loro rifiuti li legittiamo a continuare così". Addirittura la Lega arrivò a solidarizzare con i dimostranti Sardi che si opposero violentemente alla forze dell'ordine che scortavano i camion di rifiuti proveniente da Napoli. Così come fece il Movimento per l'Autonomia in Sicilia. Tanto che le uniche regioni governate dal centrodestra, Lombardia e Veneto, si opposero all'appello, con i loro governatori Formigoni e Galan pronti a gridare allo scandalo.
Comunque, per chi non si ricordasse, rinfrescatevi la memoria con questi link (presi dal sito della stessa Lega Nord):

08/01/08: Castelli: "No al decreto sui rifiuti. Il Nord non pagherà per le colpe altrui"
09/01/08: Maroni: "Rifiuti? Tragedia annunciata e forse anche voluta". Cota: "Non li vogliamo i rifiuti della Campania"
10/01/08: Castelli: "L'ipotesi che la Lombardia possa accettare i rifiuti della Campania è fantascientifica. E non è nemmeno una questione politica: è una questione morale sulla quale la Lega non retrocederà di un millimetro"
12/01/08: Castelli: "Mai da noi l'immondizia campana". Da Torino: "La fermeremo con ogni mezzo". Da Bologna: "Faremo i blocchi". Borghezio: "Solidarietà ai Sardi".
08/02/08: Castelli: "Il Nord rifiuta l'immondizia campana"

E così, uguali a questi, tutta una serie di interventi della Lega, che potete visualizzare nello speciale "Perchè non vogliamo i rifiuti campani" sulla pagina inizia del sito della Lega Nord. Pardon, che potevate visualizzare, perchè lo speciale, bene in vista fino a stamattina, è stato cancellato, per l'evidente contraddizione con ciò che è accaduto oggi.

In Consiglio dei Ministri, infatti, si è oggi trovato un accordo per lo smaltimento dei rifiuti campani in altre regioni. Ad annunciarlo gli stessi leader leghisti Bossi e Calderoli. E così la Lega ha fatto una giravolta incredibile, smentendo se stessa e tutte le polemiche pretestuose fatte a Gennaio. E pensare che lo stesso Bossi, solo un mese fa, dichiarava: "La monezza? Se la tengano. Se da Napoli la portano in Padania, il Nord è pronto a ribellarsi". Che vergogna. La Lega e il centrodestra dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa a Prodi, a Napoli e alla Campania. E ai suoi stessi elettori, gabbati per l'ennesima volta. Il che dimostra quanto bisogna stare attenti alla demagogia.

Perlomeno loro si indignano
post pubblicato in Diario, il 4 maggio 2008


                               

La lunga trattativa per la composizione del governo Berlusconi IV, contraddistinta finora dalle "normali" rivendicazioni di questo o quel partito (con lo spiacevole ritorno dei "partitini", riemersi dopo essersi momentaneamente annullati nel cartello del Popolo della Libertà), ha adesso una problematica in più da affrontare, ovvero la cosidetta "questione Calderoli".

E' successo infatti che, nei giorni scorsi, il figlio del leader libico Gheddafi ha dichiarato: "Calderoli ministro? Ripercussioni catastrofiche nelle relazioni fra Italia e Libia". Il riferimento è al "fattaccio" di inizio 2006, quando l'allora Ministro per le Riforme Istituzionali mostrò durante un'intervista al Tg1 una maglietta con le allora contestatissime vignette anti-Islam, pubblicate dal giornale danese Jyllands Posten, in cui Maometto veniva rappresentato con una bomba al posto del turbante. L'esibizione delle vignette, che già ebbero numerose ripercussioni nel mondo islamico, causo degli incidenti a Bengasi, in Libia (in cui morirono numerosi manifestanti) e quindi un incidente diplomatico con il governo libico, cui seguirono le dimissioni di Calderoli, pretese sia dalla maggioranza che dall'oppozione.

Ebbene, secondo la "questione Calderoli" non esiste, perchè qualsiasi ingerenza di un altro Paese nelle nostre faccende, a maggior ragione nella composizione di un Governo, è inaccettabile e da respingere. Semmai un consiglio, un parere, ma le minacce sono inaccettabili. E, tra l'altro, non ci siamo così declassati da prendere ordini dalla Libia.

Però, in questa faccenda una cosa non è stata sottolineata. Ovvero che perlomeno i musulmani si indignano di fronte a chi li offende (ovviamente parlo di chi si è solo indignato, non di quei criminali che hanno protestato in quel modo) dicendo che la loro religione è una religione di per sè sanguinaria e bellica. Mi piacerebbe che anche noi ci indignassimo, quando certi esponenti del mondo politico, tra cui lo stesso Calderoli, sparano idiozie sull'unità nazionale, sul Tricolore e sull'inno di Mameli, oppure quando offendono in maniera davvero indecente i "meridionali" e la nostra Capitale.

E invece no. Anzi, noi premiamo e quindi incoraggiamo certi comportamenti, perchè per noi i valori dell'unità nazionale, della bandiera, del rispetto verso tutti, non sono poi mica così importanti ...

Le "porcate" di Calderoli (ci mancava quella sulle pensioni dei parlamentari)
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2008


                    

Qualche giorno fa il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega Nord), di fronte alla scelta del 13 Aprile come giorno delle elezioni (l'altra data possibile era il 6), ha dichiarato: "La scelta del 13 Aprile non è casuale. Votando il 6 Aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando il 13, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione". "Poi dicono che vogliono farci risparmiare con l'election day".

Questo secondo una sua interpretazione dei regolamenti parlamentari che, secondo il senatore leghista, prevederebbe sì al Senato il minimo di due anni e mezzo di legislatura per conseguire il diritto alla pensione, ma alla Camera il minimo sarebbe abbassato a due anni e un giorno. Quindi, votando il 14 Aprile, le camere verrebbero riconvocate il 29 Aprile e quindi la legislatura durerà 272 giorni (appunto, 2 anni e due giorni), e quindi i deputati avrebbero salva la pensione. Non solo: anche i senatori, vista la regola della "non disparità" con i deputati, la salverebbero.

Niente di più falso. Come sottolineato da questa nota congiunta dei Collegi dei Questori di Camera e Senato, i parlamentari, tutti, "avrebbero maturato il diritto al vitalizio il 27 Ottobre 2008" (dopo due anni e mezzo, quindi). Tra l'altro, la nota ricorda come, grazie alla norma approvata da questo Parlamento il 23 Luglio 2007, "a partire dalla prossima legislatura il diritto all'assegno vitalizio si conseguirà dopo 5 anni di effettivo mandato".

Quindi, caro Calderoli, il Governo non ha fissato le elezioni al 13 per salvare le pensioni, ma per farci risparmiare 300-400 milioni di euro con l'election day (tanto osteggiato da te e dai tuoi alleati, oggi come nel 2001).

Ma, d'altronde, cosa potevamo aspettarci da uno che definisce orgogliosamente "porcata" la sua legge elettorale........
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