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il blog di Francesco Zanfardino
Le ragioni delle "caste"
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2011


La polemica che sta infiammando il mondo calcistico italiano negli ultimi giorni è piuttosto emblematica di una certa deriva che sta prendendo la società italiana, accelerata dalla sempre più devastante crisi economica. Ovvero l'attacco alle "caste", ai "privilegiati", in una furia distruttiva che stronca qualsiasi tentativo di ragionamento ponderato e di buon senso; insomma, anzichè sforzarsi di togliere le mele marce, si taglia di netto il tronco intero, eliminando anche le mele sane e soprattutto stroncando qualsiasi raccolto futuro.

Si pensi, ad esempio, al taglio delle Province. L'oggettiva confusione di competenze tra questi e gli altri Enti Locali, nonchè soprattuto la vergonosa presenza di decine di Province con poche migliaia di abitanti, ha spinto tanti a chiederne l'abolizione "sic et sempliciter", quando chiunque ci rifletta almeno un momento concluderebbe che ci sarebbe bisogno di un ragionamento più complessivo su come strutturare l'apparato amministrativo italiano (tra Stato, Regioni, Regioni a Statuto Speciale, Province, Comuni, Municipalità, Comunità Montane, tra sovrapposizioni di competenze, sprechi, eccesso di rappresentanza, ecc. ecc.) dal quale ne verrebbe fuori l'opportunità di tagli e riforme dal risparmio economico ancora maggiore senza stravolgere l'ordinamento dello Stato e soprattutto senza fare doppiopesismi tra i vari Enti locali (sarebbe ben assurdo, insomma, se abolissimo del tutto enti intermedi come le Province e poi ci tenessimo le centinaia di Comunità montane e le migliaia di Comuni dalle poche centinaia di abitanti, dall'oggettiva inutilità se non quella di garantire stipendi e poltroncine ai mestieranti della politica locale). Certo, se la "casta" della politica attuasse queste riforme davvero, anzichè solo parlarne, si risparmierebbe anche le critiche ... cui invece è difficile dar torto quando la "casta" della politica si conferma tale, al massimo buttando un po' di fumo negli occhi con qualche taglietto di spesa.

Ma torniamo al palloneE' bastato che l'Associazione Italiana Calciatori agitasse la parola "sciopero" a proposito del loro contratto collettivo per scatenare un coro di critiche, dai semplici cittadini fino agli immancabili speculatori politici, che condividevano tutti lo stesso mantra: "ma come si permettono questi miliardari privilegiati di scioperare?". Poi, alla fine, si è scoperto che i calciatori, in un documento firmato per la prima volta da tutti e 20 i capitani di serie A,  non scioperavano affatto per questioni economiche, ma unicamente per garantire i diritti ai calciatori più deboli: ovvero i cosiddetti "fuori rosa", quei calciatori che, messi in disparte per le deludenti prestazioni sportive o, più frequentemente, per i capricci delle società, non possono allenarsi con la prima squadra, perdendo così oltre al posto in squadra anche la possibilità di mettersi in mostra per eventuali nuovi compratori. La richiesta dell'AIC è quella di garantire a tutti i calciatori tesserati la possibilità, sempre, di allenarsi con la prima squadra: una richiesta che era già stata accontentata a chiacchiere dalla Lega Calcio, che invece ancora si ostina a non concederla nei fatti.

Insomma, non mi pare affatto uno scandalo. Anzi, è apprezzabile che proprio i calciatori "privilegiati" arrivino a minacciare lo sciopero per tutelare i diritti di tutti i loro colleghi, anche se realisticamente loro non si troveranno mai in quelle condizioni. Eppure volevamo negargli il diritto allo sciopero solo perchè nel mondo del calcio girano tanti soldi. 

Che poi, riflettendoci bene, non sono certo soldi pubblici, ma privati, quindi non dovremmo nemmeno metterci becco ... se non come tifosi, s'intende.

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Casta senza pudore
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2009


                                                     

Sono stato facile profeta, purtroppo, quando, all'indomani della richiesta di arresto per Cosentino a causa dei suoi rapporti con la camorra, dicevo che il voto della Camera sull'autorizzazione a procedere sarebbe stato il vero banco di prova per le prese di distanze dal centrodestra dal suo massimo esponente campano e loro candidato alle elezioni regionali di Marzo.

Ebbene, la prova non è stata affatto superata. La Camera ha infatti negato l'autorizzazione con 360 favorevoli e 226 contrari. Il voto segreto non consente certezze, i deputati presenti di PD e IDV, unici partiti dichiaratamente contrari all'arresto, erano ben 216 e dunque i voti favorevoli all'arresto da parte di PDL o Lega sono riducibili al lumicino, se non al nulla. D'altronde, per le tre mozioni di sfiducia presentate da PD, IDV e UDC per far dimettere Cosentino da sottosegretario PDL e Lega hanno votato compatti in suo sostegno. E ormai non sembra più così scontato che Cosentino resti candidato per la Campania (magari con un "lodo" apposito per evitare che, una volta eletto, venga automaticamente arrestato perchè non più parlamentare). Meno male che, dopo la richiesta di arresto, la candidatura non era più "nel novero delle cose possibili" (Fini e finiani) e che era "inopportuna" (Berlusconi e berluscones).

Magari davvero non sarà candidato, ma se una richiesta di arresto per rapporti con la camorra è un motivo sufficiente per non candidarlo, perchè non lo è per autorizzarne l'arresto? E perchè non lo è per chiederne le dimissioni da sottosegretario all'Economia? E, ancora peggio: perchè, per alcune forze (Udc), è un motivo sufficiente per chiederne le dimissioni, ma non per autorizzarne l'arresto? La realtà è che, al di là delle chiacchiere, la stragrande maggioranza dei politici italiani è sempre pronta ad auto-proteggersi, anche al di là delle diverse opinioni politiche, anche in situazioni così clamorose come questa. Una casta, insomma, come le tante altre caste d'Italia che sarebbe l'ora di spazzare via.

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Una storia italiana
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2009


                                        

La storia dei due ricercatori italiani fuggiti all'estero a causa del nepotismo della loro Università, e che oggi hanno annunciato un'importantissima scoperta nel campo delle ricerche sui tumori cerebrali, raggiungendo il primo passo per una eventuale cura, è solo il simbolo di migliaia di tante storie simili in un'Italia dove la cultura del merito alberga solo nelle vacue promesse di qualche membro dell'elite dirigente del nostro Paese.

Storie di una ricerca che non solo è scomparsa dai piani di sviluppo del nostro Paese, con investimenti pubblici praticamente prossimi allo zero (tanto da dover ricorrere a Telethon), ma che è anche mortificata dal "baronismo" che domina le nostre Università, dove l'unico vero criterio di selezione è quello della "conoscenza personale", della "raccomandazione", e non certo quello delle compentenze. E i meritevoli devono solo sperare in un miracolo, ed impegnarsi comunque in ogni caso al 101% delle proprie possibilità, mentre i "fortunati" di turno si trovano spianati carriere brillanti senza muovere un dito.

E non possono nemmeno lamentarsi: perchè, se qualcuno alza la voce, magari denunciando, "muore". E' una specie di mafia che non uccide fisicamente, ma ammazza i sogni personali e le carriere di tante persone che meriterebbero ben alro trattamento (che poi trovano altrove). E, come tutte le mafie, è ben protetta da chi comanda in questo Paese. Perchè in fondo il "baronismo" non è che l'espressione universitaria del male principale che affligge l'Italia e ne impedisce qualsiasi sviluppo: l'enorme spirito di auto-conservazione delle "Caste". Una classe dirigente che non cambia mai, vecchia nelle facce, nei modi, nei contenuti. Sarebbe ora di finirla.

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Auto, 624mila auto blu ...
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2009


                                         

Sono passati più di sette mesi da quando pubblicai l'indagine di Contribuenti.it sulle "auto blu" in Italia (secondo semestre del 2008). Ebbene, nel frattempo è cambiato qualcosa. In peggio. Secondo la nuova indagine semestrale, infatti, il loro numero sarebbe aumentato del 2.7%, passando da 607.918 a 624.330 unità. Un record mondiale, con il quale l'Italia straccia tutti gli altri Paesi: pensare che al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, che con più del sestuplo della popolazione, ha "solo" 72.000 auto blu. E tra l'altro l'Italia è praticamente l'unico Paese a vedere cresciuto il loro numero.

La motivazione di tale abnormità è sempre la stessa: è stata infranta una legge del 1991, che limitava la facoltà delle auto blu ai soli membri del Governo (ed ad alcuni direttori generali), allargandone la possibilità anche a Regioni, Province, Comuni, comunità montane, municipalità, Asl, enti pubblici, società miste, società partecipate.

Il fatto grave è che tale esercito di autovetture ci costa miliardi di euro l'anno: tra carburanti, lavaggi, parcheggi, manutenzione, ricambi, assicurazioni, eccetera, Contribuenti.it nella scorsa indagine stimava un costo di circa 18 miliardi l'anno. Forse le cose non staranno proprio così, ma certamente si tratta di uno spreco immane a favore di pochi. Il che, in tempi di crisi e di tagli indiscrimati, risulta ancora più odioso.

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Impunità ...
post pubblicato in Diario, il 1 agosto 2009


                                                 

Berlusconi ha fatto scuola. Non bastavano gli innumerevoli "Lodi Berlusconi", ovvero leggi ad personam fatte per salvare il premier dai suoi processi (a proposito, ne sta arrivando un altro, il cosiddetto "lodo Bernardo" che renderà il premier immune anche dagli interventi della Corte Costituzionale). Ora anche i suoi Ministri imparano l'arte dello scampare ai processi.

Stavolta si tratta infatti del Ministro alle Infrastrutture, Altero Matteoli, sotto la lente della Magistratura per una faccenda relativa al 2004, quando era Ministro dell'Ambiente nel precedente governo Berlusconi: Matteoli aveva avvisato il prefetto di Livorno dell'arrivo di un'indagine a suo carico, e quindi era stato accusato di favoreggiamento. Il Tribunale dei ministri di Firenze si era dichiarato incompetente sul caso, in quanto lo riteneva un reato non ministeriale, da far perseguire quindi dalla magistratura ordinaria. La nuova maggioranza di centrodestra, dunque, ha subito cercato di correre ai ripari, proponendo al Parlamento, pochi mesi dopo l'approvazione del Lodo Alfano, di approvare anche il cosiddetto "Lodo Consolo" per l'impunità dei Ministri. Fortunatamente le polemiche suscitate dall'ennesima norma ad personam riuscirono, stavolta, a far rinviare la norma.

Alla luce dei fatti odierni, probabilmente all'epoca già avevano stabilito come aggirare la legge. E' successo infatti che il 28 Luglio la Giunta per le immunità parlamentari, a colpo di maggioranza, ha negato l'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli. Questo nonostante la Giunta dovesse attendere dal Tribunale di Firenze la comunicazione dell'archiviazione per non ministerialità del fatto (necessità accertata da una sentenza in proposito della Corte Costituzionale), cosa non ancora accaduta, e dopo la quale, non condividendola, avrebbe unicamente potuto sollevare un conflitto di attribuzione sui poteri dello Stato alla Corte Costituzionale.

Si tratta di un palese voto illegittimo, che non tiene conto delle regole parlamentari e costituzionali. Mi auguro che tale irregolarità venga accertata al più presto, accompagnata da una durissima battaglia delle opposizioni (che già hanno fatto molto in Giunta), e che dopo questa faccenda i parlamentari della maggioranza abbiano la dignità di dimettersi dalla Giunta. Temo purtroppo che siano speranze vane ...

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Lo stalinista di Arcore
post pubblicato in Diario, il 23 maggio 2009


                                               

"La Finocchiaro e D'Alema si sono comportati in modo indegno, ignobile e spudorato attribuendomi parole che non ho mai pronunciato e cioè che il Parlamento sarebbe inutile e dannoso. Questo è lo stenografico del passaggio del mio intervento a braccio alla Confindustria per l'accenno fatto al Parlamento: 'Il Presidente del Consiglio non ha praticamente nessun potere perché, come sapete, la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista. Non è stato dato nessun potere al governo e tutti i poteri sono stati dati al Parlamento. Il Parlamento è pletorico: ci sono infatti 630 deputati, quando ne basterebbero 100. Chiaro che per arrivare a questo dovremmo arrivare ad un disegno di legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale! Credo che questo sia e debba essere chiaro a tutti. Evidentemente l'antico vizio stalinista di capovolgere la realtà non è mai venuto meno".

Parola di Silvio Berlusconi, che oggi ha replicato così alle polemiche messe in campo dagli "stalinisti" come Fini (!!!) dopo il suo intervento all'assemblea di Confindustria. Tutto vero: lo stenografico riportato da Berlusconi è corretto: peccato che sia incompleto. Ecco le parole pronunciate dal Premier dopo la metafora sui "capponi": "Adesso diranno che io offendo il Parlamento, ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e controproducenti". D'altronde, come ha detto Berlusconi a Rtl 102.5, "c'è la registrazione televisiva e quella radiofonica".

Peccato, però, che nè RTL, nè i vari TG e i vari giornali abbiano riportato queste parole, dopo aver riportato le bugie del Presidente, a parte sparute minoranze.  D'altronde, me ne sarei meravigliato, dato che questo non avviene mai tutte le volte che Berlusconi smentisce falsamente ciò che ha detto il giorno prima, ovvero ogni volta che dice una cazzata. Tanto da meritare il soprannome di "Mister Frainteso".

Così come nessuno sottolinea che, ddl di inziativa popolare o no, giusta o no, in ogni caso la proposta di Berlusconi dei "100 parlamentari" dovrebbe passare per le Camere, ovvero per quei "capponi" che non dovrebbero voler "anticipare il Natale", dimenticandosi, tra l'altro, che la stragrande maggioranza di quei "capponi" ce l'ha messa lui. L'unico modo sarebbe fare un Referendum: e, d'altronde, se Berlusconi conta di raccogliere "milioni di firme" al suo ddl, sarebbe anche la cosa più ovvia fare un Referendum, per il quale servono solo 500mila firme. Ma il problema è proprio questo: Berlusconi non vuol fare il Referendum, perchè altrimenti si farebbe davvero, e probabilmente gli Italiani voterebbero anche sì, riducendo così le poltrone per il suo enorme codazzo di avvocati, soubrette e lecchini, senza tra l'altro risolvere il problema della presunta "lentezza" del Parlamento (per il quale servono altre riforme). A Berlusconi, invece, conviene fare campagna elettorale con il suo ddl, farselo bocciare dalle Camere (dato che difficilmente le opposizioni voterebbero una riduzione così eccessiva dei parlamentari, controproducente per la democrazia, ed altrettanto per il suo stuolo di "spingi-bottone", per i motivi prima spiegati) e poter così bollare suoi avversari di essere "la Casta", mentre lui potrà diventare l'eroe dell'anti-Casta.

P.S. A tal proposito, Di Pietro prima dirà no alla proposta di Berlusconi, in nome della "democrazia" messa in pericolo dal "regime", poi voterà sì, pur di smarcarsi dalla posizione del Partito Democratico. Come ha fatto sul referendum elettorale, per il quale aveva raccolto le firme, salvo poi disconoscerlo ed incitare al NO. Scommettiamo?

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Niente dimissioni, siamo italiani
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2009


                                                  

Terremoto a Westminster. Un ministro costretto a dimettersi, due parlamentari di opposti schieramenti costretti a dimettersi ed altri messi sotto inchiesta per corruzione e l'intera politica britannica sotto l'occhio del ciclone mediatico, e soprattutto popolare, a causa delle rivelazioni fatte dal Daily Telegraph circa le "spese allegre" fatte dai politici inglesi con i soldi dei contribuenti. Ovvero un uso molto improprio dei "rimborsi spesa" di cui i politici d'Oltremanica godevano per "rimpinguare" il già onorato stipendio di 60mila sterline l'anno (che è pur sempre la metà, va detto, di quello percepito dai colleghi italiani): cinema in casa, poltrone per massaggi, riparazioni di piscine e campi da tennis, pranzi al ristorante, bottiglie di vino e persino confezioni di Tampax. Quasi tutto lecito, ma ovviamente moralmente sbagliato. Sbagliatissimo. Tanto da far indignare un Paese interno, che riempie di lettere il Telegraph, e da far sembrare molto concreta l'ipotesi di elezioni anticipate, chieste dai due terzi dei sudditi della Regina (almeno stando ai sondaggi della BBC).

Qualcosa di simile era anche accaduto, anche se con polemiche minori (ovviamente, vista la pronta risposta e soprattutto perchè le nomine dovevano ancora avvenire) nell'America di Obama, che nel nominare i nuovi ministri ha dovuto fare parecchie sostituzioni per via della stampa che di volta in volta ne metteva in evidenza i difetti: uno perchè non aveva dichiarato 400 miliardi di tasse, un altro perchè non aveva pagato i contributi alla colf, un altro ancora perchè indagato, solo indagato, per una tangente. Con un Presidente che si è sentito in dovere di ammettere di aver fatto una "cavolata" davanti alle principali TV americane. E cose simili accadano in tutto il mondo, almeno quello democratico (e "totally free"...), ogni qual volta dei politici sono coinvolti in scandali più o meno gravi.

Non in Italia. Siamo il Paese delle decine e decine di Parlamentari condannati in via definitiva, per reati del calibro di corruzione, ricettazione, banca fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in bilancio, frode fiscale, finanziamenti illeciti, peculato abusi d'ufficio; e una sfilza infinita di altri politici, più o meno importanti, condannati, indagati, rinviati a giudizio per reati riguardanti la gestione della "cosa pubblica". Anche Ministri indagati, come l'allora Mastella ma anche l'attuale Raffaele Fitto, solo che in Italia invece di pretenderne le dimissioni si fanno inviare gli ispettori dai loro colleghi della Giustizia ai Tribunali che li indagano. Personaggi molto discutibili puntualmente ricandidati anche alle prossime elezioni Europee (Mastella per tutti).

Un'Italia brillantemente rappresentata dal libro "La Casta" di Rizzo e Stella. Un successo editoriale che sembrava preludere ad una "rivoluzione" dei criteri di giudizio anche per gli elettori Italiani. Eppure, a parte una passeggera, seppur forte, ondata di indignazione, di quella "rivoluzione" non s'è vista neanche l'ombra, ed anzi ha finito per danneggiare, contribuendo alla spinta astensionistica del suo elettorato, quella parte di politica che pur è la meno invischiata in questi processi, e pur adotta "codici etici", per quanto molto perfettibili (soprattutto nella loro applicazione). Ed oggi di queste cose nemmeno se ne parla più. Anche se, comunque, non dovrebbe essere l'indignazione dei cittadini e l'attività dei giornali a spingere alle dimissioni i politici compromessi, bensì i partiti stessi ... ah, ma giusto, niente dimissioni, non siamo inglesi.

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Coerenza, non demagogia
post pubblicato in Diario, il 8 marzo 2009


                                               

Oggi un gruppo di parlamentari del Partito Democratico, capitanati dall'on.Laratta e dal sen.Vita, ha annunciato l'iniziativa "tagliamoci lo stipendio", rivolta a tutti i parlamentari, italiani e nazionali, e a tutti i consiglieri regionali, cui domani sarà consegnata una lettera in cui verrà richiesto di devolvere il 25% della propria retribuzione per l'interno 2009 da devolvere ad un "fondo di solidarietà" per i disoccupati. Si tratterebbe di raggiungere così una cifra simbolica, ma di una certa constistenza, ovvero 6 milioni di euro.

I commenti degli interessati? Ovviamente ci sono i favorevoli ed i contrari. Ed anche qui i due poli si dividono: a sinistra, commenti più o meno favorevoli, a destra, tutti contrari. Ma la cosa più antipatica è la motivazione con la quale la proposta viene bocciata: "è solo demagogia". Qualcuno glielo spiega a Bocchino & Co che se si chiede a milioni di italiani di fare sacrifici con tagli enormi ed orizzontali alla scuola e a tutti i servizi pubblici, bisognerebbe dare perlomeno il buon esempio rinunciando almeno a parte del proprio profumato stipendio? Qualcuno glielo spiega a lor signori della maggioranza che in tempi di crisi, quando milioni di persone hanno perso o stanno per perdere il lavoro, quando milioni di famiglie scivolano sempre più verso la povertà, la grandissima quantità di privilegi, economici e non, di cui godono i nostri politici può sembrare un tantino inopportuna?

Certo, si può discutere sul fatto che 6 milioni di euro sia una "somma minima". Infatti, sebbene qualunque somma cui rinunciano i nostri politici vada bene (e in Italia andrebbe santificata, vista la rarità dell'evento), bisognerebbe fare molto di più. Ridurre drasticamente l'enorme parco di auto blu, che ci costa miliardi e miliardi di euro l'anno, per esempio. Eliminare o comunque rivedere i vari privilegi di cui godono i nostri rappresentanti. Eliminare le province inutili, almeno quelle sotto i 200mila abitanti, che non servono a granchè oltre a garantire poltrone da piazzare, per esempio. Accorpare tutte le miriadi di piccoli Comuni, per lo stesso motivo, per esempio. Rivedere ATO, consorzi, municipalizzate, insomma tutto quel sistema di "enti aggiuntivi" che il più delle volte, specialmente nel centro-sud, sono solo strumenti clientelari e non veri servizi per la comunità, per esempio. Eccetera eccetera eccetera ... senza fare demagogia, anti-politica, anti-casta e compagnia bella, ma prendendo coscienza che di fronte ad una crisi che si annuncia sempre più grave, certi sprechi e/o privilegi appaiono sempre più ingiustificati dalla pur importante, importantissima carica che ricoprono i nostri rappresentanti: gestire bene la cosa pubblica, nell'interesse dei cittadini. Appunto.

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Tagli per tutti, non per i 18 miliardi delle auto-blu
post pubblicato in Diario, il 29 dicembre 2008


                                             

In questi ultimi mesi abbiamo assistito a tagli per tutti i settori del servizio pubblico. Giusto per ricordare i più significativi: 8 miliardi tagliati a Scuola, Università e Ricerca; 3 miliardi tagliati alla Sanità; 9 miliardi tagliati agli Enti Locali. Con tutte le conseguenze sulla qualità dell'istruzione, sugli investimenti per lo sviluppo del Paese, sulla salute pubblica e sulle tasse locali.

Eppure, in questa furia sforbiciatoria, il Governo si è dimenticato di partire dagli sprechi maggiori: ovvero dai costi della politica. A cominciare dalle auto-blu, privilegio ultra-abusato e ultra-costoso. Infatti, da quanto emerge da un'indagine di Contribuenti.it, autorevole associazione i cui dati vengono più volte ripresi dai mezzi d'informazione, l'Italia è prima nel mondo per numero di auto-blu, con ben 607.918 unità, notevolmente superiore a quello degli altri Paesi. Circa una ogni 100 abitanti, contro l'una ogni 4.000 abitanti degli Stati Uniti. Un vero e proprio scandalo, se si pensa che un simile parco macchine pesa sui contribuenti Italiani per un costo complessivo di ben 18 miliardi l'anno. Tutto questo nonostante la legge che nel 1991 ne limitava l'utilizzo ai soli membri del Governo e ad alcuni Direttori Generali. Legge scavalcata da varie leggine e regolamenti che ne hanno esteso l'utilizzo anche a Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane, Asl, Enti Pubblici d'ogni tipo, perfino Società misto pubblico-private o a partecipazione pubblica.

Una cifra enorme. Ovviamente, trattandosi di un'indagine privata, pur se autorevole, i dati vanno valutati con il beneficio del dubbio. Certo, però, i dati reali non si discosteranno di molto. E allora, se anche fossero "solo" 300.000 auto-blu, e ci costassero "solo" 9 miliardi l'anno, il Governo provveda subito a tagliare le auto-blu, riservandole solo per le cariche più importanti e per una spesa comunque non superiore ai 200-300 milioni di euro. E con i miliardi risparmiati riveda i propri tagli indiscriminati Servizi pubblici, oppure agisca concretamente contro la crisi detassando e aiutando l'economia reale. Il resto sono solo chiacchiere e propaganda.

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Non bastano i privilegi
post pubblicato in Diario, il 5 giugno 2008


                               
 
Siamo abituati alle uscite della Mussolini. Ma la nipote del Duce, parlamentare Pdl, ha sfiorato oggi il ridicolo. Anzi, direi che lo ha proprio oltrepassato.

E' successo che stamani i deputati hanno avuto assegnati ciascuno il loro posto: finora infatti c'era stata la tipica "anarchia" di inizio legislatura, un po' come nei primi giorni di scuola. Ebbene, alla Mussolini è capitato il posto in "piccionaia", ovvero in quell'ottantina di posti dell'ultima fila dell'emiciclo da sempre ritenuti "scomodi". Da lì infatti si vedrebbe poco bene, il banco sarebbe più stretto e le poltroncine sarebbero scomode. Così la Mussolini si è andata a sistemare nei banchi del governo, inscenando una plateale protesta: "Protesto, io mi siedo qua, lassù su quelle seggiole scomodissime ci vada qualcuno del governo...". E con lei si schiera un'altro parlamentare Pdl, Mario Pepe, che dichiara: "Lassu mi sembra di stare in Striscia di Gaza". Addirittura, Onorevole?

Presidente di turno della Camera era il collega di partito Maurizio Lupi, sconcertato, come tutti, dalla protesta. Il leader dell'Udc Casini ha sintetizzato: "Qui si sfiora il ridicolo". Già, perchè è davvero ridicolo che la Mussolini, nonostante tutti i privilegi di cui gode, si lamenti della sua postazione (dove tra l'altro si lavora "benissimo", come ha dichiarato lo stesso Lupi, anche lui in "piccionaia" alla scorsa legislatura). Cosa dovrebbero dire tutti i lavoratori che lavorano in postazioni molto più scomode e vengono pagati molto ma molto di meno senza alcun privilegio? Tra l'altro, poi, l'assegnazione dei posti avviene in maniera automatica: secondo una prassi, infatti, per ciascun gruppo parlamentare la prima fila spetta ai capigruppo, ai vice capigruppo e ai presidenti di Commissione, poi a seguire i vice delle Commissioni e i rispettivi capigruppo e poi in ordine alfabetico fino alle file più in alto.

"Nessuno si lamenta per i posti dal 1948", ha proseguito Casini nel suo battibecco con la Mussolini. In realtà ciò non è vero: nel 1976 i Radicali di Pannella "lottarono" con il PCI per ottenere i posti in piccionaia, in quanto quei posti avevano un significato "politico": sono quelli degli ultimi, quelli che fanno le battaglie. Ma evidentemente alla Mussolini interessa solo la poltrona. E bella comoda.

La mia proposta sul sistema elettorale
post pubblicato in Diario, il 11 novembre 2007


                                     

Ormai da molti mesi si parla di legge elettorale. Più precisamente, da Aprile 2006, quando tutt'Italia si rese conto di come la legge "Porcellum" di Calderoli avesse creato uno stato di difficilissima governabilità. Da, allora, tutti si sono interessati alla questione, sbandierando chi il sistema tedesco, spagnolo o francese. Ben venga la discussione, ma prima o poi si deve agire: il Referendum (e forse non solo quello) incalza. Male Berlusconi, quindi, quando parla di elezioni anche senza cambiare la legge elettorale. Bene Fini e Casini, che oggi dichiarano la loro disponibilità a dialogare su un'eventuale proposta del Governo.
Intanto, anch'io mi sono cimentato. Eccovi una mia idea. Tenete conto della mia contrarietà al Referendum, che assegna il premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione), determinando di fatto la formazione di super-cartelli elettorali, partiti "unici" che si scioglierebbero dopo le elezioni. Inoltre, il Referendum non risolve un problema fondamentale: la possibilità che fra Camera e Senato si formino maggioranze diverse, poichè assegna il premio alla lista più votata alla Camera e quella più votata al Senato (e non è detto siano le stesse: si pensi alle ultime elezioni, dove l'Unione ha vinto alla Camera, ma non al Senato).

Ecco la proposta. E' un "proporzionale corretto", cioè con premio di maggioranza (alla coalizione) e sbarramenti (bassi), ripristino delle preferenze, diminuzione dei parlamentari, negazione del voto di fiducia ai senatori a vita, diminuzione dell'età minima per essere eletti alla Camera.




1 – Circoscrizioni
È prevista un’unica circoscrizione nazionale: le circoscrizioni preesistenti sono trasformate in “sub-circoscrizioni”, cui non sono assegnati seggi, ma servono unicamente a determinare la distribuzione locale dei seggi ottenuti da un partito a livello nazionale (v. punto 7). Possono essere previste anche altre circoscrizioni per la Val d’Aosta, il Trentino Alto Adige e l’estero.

2 – Numero di seggi
Sono stabiliti 400 seggi per la Camera e 200 per il Senato (numeri modificabili).
In aggiunta a questi (o eventualmente compresi in queste cifre), alcuni seggi possono essere dedicati a circoscrizioni diverse da quella nazionale, e in particolare: 1 alla Camera e 1 al Senato per la Val d’Aosta, 10 alla Camera e 5 al Senato per il Trentino Alto Adige, 10 alla Camera e 5 al Senato per l’estero (quindi si possono raggiungere massimo 421 seggi alla Camera e 211 al Senato).

3 – Candidature
Ci si può candidare alla Camera dai 18 ai 55 anni, al Senato dai 40 ai 75 anni. Non ci si può candidare in più sub-circoscrizioni.

4 – Partiti e coalizioni
I partiti si possono presentare in coalizioni. Sia le liste non collegate che le coalizioni indicano un candidato premier e non sono obbligate a presentarsi in tutte le sub-circoscrizioni.

5 – Scheda elettorale
All’elettore è presentata un’unica scheda. Per ogni riquadro sono presenti il simbolo della lista / coalizione, il suo candidato premier, i simboli degli eventuali partiti che la compongono. Ognuno di questi è affiancato da due spazi, uno per esprimere una preferenza alla Camera, l’altro per il Senato (le schede consegnate agli elettori sotto i 25 anni contengono solo lo spazio per la Camera).

6 – Distribuzione dei seggi a livello circoscrizionale
Per la Val d’Aosta i seggi sono assegnati uninominalmente, mentre per il Trentino Alto Adige e l’estero i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale semplice.

Per la circoscrizione nazionale i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale corretto da sbarramenti e premi di maggioranza
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Gli sbarramenti sono del 10% per le coalizioni, 4% per le liste non collegate, 2% per le liste collegate.
Il premio di maggioranza scatta solo se almeno una lista / coalizione ottiene più del 45% dei voti. In questo caso, alla coalizione vincente sono assegnati 210 seggi alla Camera (aumentati di 6 ogni 1% in più al 45%) e 105 al Senato (aumentati di 3 ogni 1% in più al 45%).
I restanti seggi sono poi distribuiti con il metodo proporzionale semplice fra le forze politiche che hanno superato gli sbarramenti.

7 – Distribuzione a livello sub-circoscrizionale
Stabilito il numero di seggi assegnato ad ogni partito a livello circoscrizionale, questo numero è poi ripartito con il metodo proporzionale semplice fra le varie sub-circoscrizioni in cui il partito si è presentato.

8 – Scelta degli eletti
Una volta determinato a livello circoscrizionale (e nel caso della nazionale, a livello sub-circoscrizionale) il numero dei seggi attribuito ad un partito, gli eletti saranno scelti a seconda delle preferenze ottenute.
In caso di accettazione di incarico di governo, gli eletti perdono il seggio e saranno sostituiti dal successivo candidato nelle graduatoria di preferenza della sua sub-circoscrizione di elezione (la stessa procedura si utilizza ogniqualvolta un eletto rinunci al mandato parlamentare).

9 – Senatori a vita
I senatori a vita hanno gli stessi diritti dei senatori eletti, tranne che per il voto di fiducia: in questo caso potranno esprimere il loro voto, ma questo non sarà conteggiato ai fini della fiducia.

Considerazioni finali

1 – L’unificazione di tutte le circoscrizioni in una sola è dovuta all’esigenza di far coincidere il risultato nazionale con la rappresentazione in Parlamento. La loro conversione in sub-circoscrizioni garantisce comunque la rappresentatività locale.

2 – La riduzione del numero di seggi è indispensabile per adeguare il Paese al resto d’Europa e per ripristinare l’immagine della politica, tramite la riduzione dei suoi costi.

3 – Lo stabilire di precise “forchette” di età per l’eleggibilità a Camera e Senato serve a differenziare, almeno a livello di età, le due camere. Inoltre, l’abbassamento dell’età minima per l’eleggibilità alla Camera da 25 a 18 anni, e lo stabilire di limiti massimi di età per entrambe le camere, hanno l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale.

4 – L’indicazione preventiva delle alleanze e del candidato premier servono ad evitare che i governi non siano determinati dagli elettori, ma dagli eletti.

5 – L’utilizzo di una sola scheda e quindi l’abolizione del voto disgiunto fra Camera e Senato hanno lo scopo di evitare il formarsi di maggioranze diverse fra le due camere. La reintroduzione delle preferenze, inoltre, ripristina il rapporto diretto fra elettori ed eletti.

6 – L’utilizzo degli sbarramenti (3-4-10%) serve ad evitare di favorire la frammentazione politica, senza tuttavia essere troppo alti tanto da generare “cartelli elettorali”. La soglia minima del 45% per ottenere il premio di maggioranza serve invece ad evitare la sproporzione eccessiva fra maggioranza parlamentare e maggioranza effettiva; inoltre, la non eccessiva quantità di seggi assicurati dal premio garantisce, oltre che la governabilità, anche la possibilità dell’opposizione di esprimersi.

8 – La perdita del seggio per gli eletti che ricevono mandato di governo ha lo scopo di evitare l’accumulo di cariche.

9 – La non valutazione del voto dei senatori a vita ai fini della fiducia è giustificato dall’esigenza di evitare che i governi possano reggersi su di essi e non sugli eletti.

La mia proposta sulla legge elettorale
post pubblicato in Diario, il 10 novembre 2007


                                    

Ormai da molti mesi si parla di legge elettorale. Più precisamente, da Aprile 2006, quando tutt'Italia si rese conto di come la legge "Porcellum" di Calderoli avesse creato uno stato di difficilissima governabilità. Da, allora, tutti si sono interessati alla questione, sbandierando chi il sistema tedesco, spagnolo o francese. Ben venga la discussione, ma prima o poi si deve agire: il Referendum (e forse non solo quello) incalza. Male Berlusconi, quindi, quando parla di elezioni anche senza cambiare la legge elettorale. Bene Fini e Casini, che oggi dichiarano la loro disponibilità a dialogare su un'eventuale proposta del Governo.
Intanto, anch'io mi sono cimentato. Eccovi una mia idea. Tenete conto della mia contrarietà al Referendum, che assegna il premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione), determinando di fatto la formazione di super-cartelli elettorali, partiti "unici" che si scioglierebbero dopo le elezioni. Inoltre, il Referendum non risolve un problema fondamentale: la possibilità che fra Camera e Senato si formino maggioranze diverse, poichè assegna il premio alla lista più votata alla Camera e quella più votata al Senato (e non è detto siano le stesse: si pensi alle ultime elezioni, dove l'Unione ha vinto alla Camera, ma non al Senato).

Ecco la proposta. E' un "proporzionale corretto", cioè con premio di maggioranza (alla coalizione) e sbarramenti (bassi), ripristino delle preferenze, diminuzione dei parlamentari, negazione del voto di fiducia ai senatori a vita, diminuzione dell'età minima per essere eletti alla Camera.




1 – Circoscrizioni
È prevista un’unica circoscrizione nazionale: le circoscrizioni preesistenti sono trasformate in “sub-circoscrizioni”, cui non sono assegnati seggi, ma servono unicamente a determinare la distribuzione locale dei seggi ottenuti da un partito a livello nazionale (v. punto 7). Possono essere previste anche altre circoscrizioni per la Val d’Aosta, il Trentino Alto Adige e l’estero.

2 – Numero di seggi
Sono stabiliti 400 seggi per la Camera e 200 per il Senato (numeri modificabili).
In aggiunta a questi (o eventualmente compresi in queste cifre), alcuni seggi possono essere dedicati a circoscrizioni diverse da quella nazionale, e in particolare: 1 alla Camera e 1 al Senato per la Val d’Aosta, 10 alla Camera e 5 al Senato per il Trentino Alto Adige, 10 alla Camera e 5 al Senato per l’estero (quindi si possono raggiungere massimo 421 seggi alla Camera e 211 al Senato).

3 – Candidature
Ci si può candidare alla Camera dai 18 ai 55 anni, al Senato dai 40 ai 75 anni. Non ci si può candidare in più sub-circoscrizioni.

4 – Partiti e coalizioni
I partiti si possono presentare in coalizioni. Sia le liste non collegate che le coalizioni indicano un candidato premier e non sono obbligate a presentarsi in tutte le sub-circoscrizioni.

5 – Scheda elettorale
All’elettore è presentata un’unica scheda. Per ogni riquadro sono presenti il simbolo della lista / coalizione, il suo candidato premier, i simboli degli eventuali partiti che la compongono. Ognuno di questi è affiancato da due spazi, uno per esprimere una preferenza alla Camera, l’altro per il Senato (le schede consegnate agli elettori sotto i 25 anni contengono solo lo spazio per la Camera).

6 – Distribuzione dei seggi a livello circoscrizionale
Per la Val d’Aosta i seggi sono assegnati uninominalmente, mentre per il Trentino Alto Adige e l’estero i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale semplice.

Per la circoscrizione nazionale i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale corretto da sbarramenti e premi di maggioranza
.
Gli sbarramenti sono del 10% per le coalizioni, 4% per le liste non collegate, 2% per le liste collegate.
Il premio di maggioranza scatta solo se almeno una lista / coalizione ottiene più del 45% dei voti. In questo caso, alla coalizione vincente sono assegnati 210 seggi alla Camera (aumentati di 6 ogni 1% in più al 45%) e 105 al Senato (aumentati di 3 ogni 1% in più al 45%).
I restanti seggi sono poi distribuiti con il metodo proporzionale semplice fra le forze politiche che hanno superato gli sbarramenti.

7 – Distribuzione a livello sub-circoscrizionale
Stabilito il numero di seggi assegnato ad ogni partito a livello circoscrizionale, questo numero è poi ripartito con il metodo proporzionale semplice fra le varie sub-circoscrizioni in cui il partito si è presentato.

8 – Scelta degli eletti
Una volta determinato a livello circoscrizionale (e nel caso della nazionale, a livello sub-circoscrizionale) il numero dei seggi attribuito ad un partito, gli eletti saranno scelti a seconda delle preferenze ottenute.
In caso di accettazione di incarico di governo, gli eletti perdono il seggio e saranno sostituiti dal successivo candidato nelle graduatoria di preferenza della sua sub-circoscrizione di elezione (la stessa procedura si utilizza ogniqualvolta un eletto rinunci al mandato parlamentare).

9 – Senatori a vita
I senatori a vita hanno gli stessi diritti dei senatori eletti, tranne che per il voto di fiducia: in questo caso potranno esprimere il loro voto, ma questo non sarà conteggiato ai fini della fiducia.

Considerazioni finali

1 – L’unificazione di tutte le circoscrizioni in una sola è dovuta all’esigenza di far coincidere il risultato nazionale con la rappresentazione in Parlamento. La loro conversione in sub-circoscrizioni garantisce comunque la rappresentatività locale.

2 – La riduzione del numero di seggi è indispensabile per adeguare il Paese al resto d’Europa e per ripristinare l’immagine della politica, tramite la riduzione dei suoi costi.

3 – Lo stabilire di precise “forchette” di età per l’eleggibilità a Camera e Senato serve a differenziare, almeno a livello di età, le due camere. Inoltre, l’abbassamento dell’età minima per l’eleggibilità alla Camera da 25 a 18 anni, e lo stabilire di limiti massimi di età per entrambe le camere, hanno l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale.

4 – L’indicazione preventiva delle alleanze e del candidato premier servono ad evitare che i governi non siano determinati dagli elettori, ma dagli eletti.

5 – L’utilizzo di una sola scheda e quindi l’abolizione del voto disgiunto fra Camera e Senato hanno lo scopo di evitare il formarsi di maggioranze diverse fra le due camere. La reintroduzione delle preferenze, inoltre, ripristina il rapporto diretto fra elettori ed eletti.

6 – L’utilizzo degli sbarramenti (3-4-10%) serve ad evitare di favorire la frammentazione politica, senza tuttavia essere troppo alti tanto da generare “cartelli elettorali”. La soglia minima del 45% per ottenere il premio di maggioranza serve invece ad evitare la sproporzione eccessiva fra maggioranza parlamentare e maggioranza effettiva; inoltre, la non eccessiva quantità di seggi assicurati dal premio garantisce, oltre che la governabilità, anche la possibilità dell’opposizione di esprimersi.

8 – La perdita del seggio per gli eletti che ricevono mandato di governo ha lo scopo di evitare l’accumulo di cariche.

9 – La non valutazione del voto dei senatori a vita ai fini della fiducia è giustificato dall’esigenza di evitare che i governi possano reggersi su di essi e non sugli eletti.

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