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il blog di Francesco Zanfardino
Beneficenza privilegiata
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2011


La manovra finanziaria di quest'anno si sta dimostrando, per la prima volta da tanto tempo, una grande occasione di fervido confronto e dibattito in tutto il Paese, non solo nelle sue classe dirigenti: in Parlamento, al bar, sui social-network, persino sotto l'ombrellone, ognuno prova a dire la sua su "dove trovare i soldi".

Capita così che cada uno dei grandi tabù della politica italiana, ovvero i privilegi della Chiesa. Per la prima volta le rivendicazioni del mondo "laico" non restano confinate nei forum dedicati, nei siti dedicati o in qualche dibattito o iniziativa dei Radicali ma sconfinano, seppur non a sufficienza, nel grande dibattito nazionale, costingendo la classe dirigente nazionale a rispondere a tali rivendicazioni, seppur con una levata di scudi pressochè universale e comunque trasversale, a parte poche lodevoli eccezioni. D'altronde l'Italia non è ancora matura per poter affrontare tali questioni, essendo tali argomenti conosciuti e affrontati quasi esclusivamente da due esigue minoranze estremiste, tra i difensori "in blocco" della Chiesa cattolica e coloro che vorrebbero farla fuori "in blocco", senza distinzioni, un po' come certi movimenti antipolitici. Il resto degli Italiani, la stragrande maggioranza, continua a disinteressarsi di certi argomenti, lasciandosi andare ad un pressapochismo conformista che, inevitabilmente, finisce con l'appoggiare la conservazione dello status quo; manca insomma quella presa di coscienza "di massa" che consentirebbe di affrontare finalmente certe questioni e soprattutto costringerebbe la politica ad affrontarle, e stavolta non solo per una fugace svegliata estiva.

Dubito dunque che in Parlamento verrà approvata qualcuna delle proposte avanzate da Radicali e movimentisti. Certo resta la rabbia per la mancanza di coraggio da parte di chi dovrebbe tirar fuori l'Italia dal pantano e che si appresta invece a farlo con la solita lentezza pachidermica e moderatismo sfrenato, se è vero che il Pd (insieme ovviamente al Terzo polo) si schiera apertamente contro ma soprattutto Sel e Idv, che pure dovrebbero rappresentare la parte più "radicale" delle opposizioni, tacciono senza nemmeno il coraggio di prendere una posizione, che sia in un senso o nell'altro.

Eppure si tratta di cose di buon senso. Non si capisce perchè la Chiesa dovrebbe godere di particolari privilegi fiscali, tutto qui. Specialmente quando, nel frattempo, si tagliano agevolazioni fiscali a famiglie e imprese. Soprattutto quando, in tempi di crisi, quei 1-2 miliardi annui che deriverebbero da Ici, Ires e 8xMille farebbero comodo per alleggerire il carico della manovra finanziaria sulle fasce più deboli. E' vero, la Chiesa fa tante opere di carità e di sostegno agli afflitti, ai poveri, ai diseredati, e di queste agevolazioni fiscali ne beneficiano proprio tanti di questi enti cattolici caritatevoli: questo è indubitabile. Anche se magari ci aspetteremmo ancora di più in termini di carità dalla Chiesa cattolica, ma queste sono discussioni che non competono a chi deve governare un Paese, al massimo competono ai fedeli della Chiesa.

A chi governa un Paese in maniera democratica interessa solo che non ci siano privilegi e discriminazioni tra i soggetti privati, nemmeno tra chi fa beneficenza: ma allora, anche ammesso che tutte queste agevolazioni vengano sfruttate a fini caritatevoli (e non anche per speculazioni commerciali e immobiliari, come diverse inchieste hanno dimostrato e i vari scandali sorti intorno a "Propaganda Fide" hanno confermato), perchè la Chiesa dovrebbe essere fiscalmente favorita nel fare beneficenza? Nulla vieta alle organizzazioni cattoliche di partecipare agli stessi contributi e agevolazioni che ricevono tutte le altre organizzazioni senza scopo di lucro, mentre a queste ultime è negato di avere le stesse agevolazioni che ha la Chiesa: perchè questa differenza? Qualcuno è in grado di spiegarmelo?

Credo di no. Allora è più che di buon senso chiedere che cadano tutte le agevolazioni fiscali (Ici, Ires, ecc.) concesse in modo esclusivo alla Chiesa (o la loro estensione a tutte le onlus e le associazioni caritatevoli!), così come chiedere l'abolizione dell'8xmille alle confessioni religiose (tra l'altro molte delle quali, tra cui l'Islam, sono escluse; per non parlare dello scandalo dell'8xmille non espresso che finisce in gran parte in mano alla Chiesa, e gli altri piccoli scandali sull'8xmille che meriterebbero un post a parte), dato che tra l'altro esiste già un 5xmille, che magari potrebbe essere ampliato e cui possono già accedere in maniera paritaria tutte le onlus e le attività socialmente rilevanti, tra le quali potrebbero quindi rientrarvi anche le opere caritatevoli della Chiesa e delle altre istituzioni religiose.

Mi sembrano cose logiche, ripeto. Ma non mi stupisco certo che divengano demagogiche e populistiche in Italia, un Paese dove si accetta persino come cosa "ovvia e naturale" che dei crocifissi, ovvero dei simboli religiosi (dunque faziosi, alla stessa stregua di simboli politici), vengano esposti per legge negli istituti pubblici di uno Stato che, sulla carta, dovrebbe essere democratico e dunque laico. Magari difesi dagli stessi che poi nelle proprie azioni politiche, nonchè nelle proprie vite private, fanno carta straccia dei Vangeli e di qualsiasi messaggio cristiano.

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Era pur sempre un essere umano
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2011


Certamente non rimpiangerò un assassino, e che assassino. Ma trovo del tutto fuori luogo quei festeggiamenti, quei brindisi, quelle grida di giubilo che si sono viste e udite in lungo e in largo per l'America e il mondo intero; nè la troppa "leggerezza" che traspare dai commenti degli opinionisti più svariati, ivi incluse molte istituzioni e lo stesso Obama, con quel suo abbastanza ambiguo "giustizia è fatta".

Appartengo infatti a quella schiera di persone che credono che la Giustizia, quella vera, non sia sinonimo di vendetta e non si ispiri alla logica dell'"occhio per occhio, dente per dente". Che l'assassinio non vada punito con un altro assassinio, nemmeno quando il criminale in questione si chiami Osama Bin Laden.

Lo sostiene d'altronde tutta la nostra tradizione occidentale, da quella laica di Cesare Beccaria a quella religiosa cattolica, quella tradizione di civiltà per la quale ci riteniamo "progrediti": eppure, evidentemente, abbiamo ancora molto da imparare.

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A priori
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2010


La faccenda degli sconti ICI alla Chiesa offre molteplici spunti di riflessione. Ad esempio sul fatto che il Governo starebbe per cancellare, almeno in parte, l'esenzione ICI per le attività della Chiesa, ovvero starebbe per cancellare una parte della norma che la stessa brigata Berlusconi approvò nel 2005, e che il governo Prodi non cancellò del tutto (nonostante la norma all'epoca scandalizzò in tanti). Della serie: il centrosinistra s'è fatto superare dal centrodestra anche su questo. Ammesso che il Governo davvero decida di farlo, cosa di cui dubito fortemente.

Ma, sinceramente, non saprei nemmeno se sia giusto o meno. Poichè non appartengo alla schiera degli "anticlericali", per i quali qualsiasi norma che vada contro gli interessi della Chiesa è di per sè buona e giusta, bensì appartengo a quella dei "laici", vorrei conoscere bene in cosa consistono questi benefici e soprattutto se interessano solo la Chiesa, o anche altre confessioni religiose, o anche le onlus e le varie associazioni senza scopo di lucro. Perchè, personalmente, ritengo più che comprensibile che lo Stato incentivi chi, senza fini di lucro, svolge attività di utilità sociale; anche se queste sono svolte da enti religiosi (perchè fare discriminazione al contrario?).

Semmai, bisognerebbe inasprire i controlli e la legislazione per far sì che a ricevere i benefici siano enti davvero senza fini di lucro. Il vero "scandalo", infatti, è semmai un'altra norma introdotta dai berluscones nel 2005, ovvero l'articolo 149 del Testo Unico delle Imposte che conferisce agli enti ecclesiastici lo status perenne di enti non commerciali: ovvero, un ente commerciale può essere non commerciale, basta che sia della Chiesa; insomma, gli enti della Chiesa sono non commerciali a priori. Una privilegio inaccettabile, discriminante e contro ogni logica, che il Governo non intende ancora cancellare e che spero la UE riesca ad eliminare. Che si somma a tante altre situazioni "privilegiate" di cui gode la Chiesa cattolica in quanto tale (in effetti, persino lo stesso Concordato crea una situazione di privilegio della Chiesa rispetto alle altre confessioni) e che vanno cancellate. Non per spirito anticlericale, ma per spirito di Giustizia. E, in fondo, gli stessi cattolici dovrebbero chiederlo, in nome dei valori cristiani che non credo proprio parlino di privilegi. 

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L'indulgenza
post pubblicato in Diario, il 2 ottobre 2010


                                                

Secondo l'arcivescovo Rino Fisichella, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ora presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, la bestemmia pronunciata da Berlusconi ("porco D..") non va strumentalizzata dalla politica, ma "contestualizzata". Che il contesto, tra l'altro, sia un'ennesima barzelletta offensiva nei confronti di una persona (Rosy Bindi), evidentemente poco importa al Fisichella, d'altronde già noto per altre affermazioni filo-berlusconiane e persino di una clamorosa quanto inspiegabile posizione assunta qualche mese fa per giustificare l'assunzione della comunione da parte del divorziato Berlusconi al funerale di Raimondo Vianello.

A me sembra paradossale che un così altro prelato della Chiesa possa, senza smentite o precisazioni di alcun tipo, di fatto concedere una "indulgenza" ad un determinato "fedele" su un determinato peccato. Perchè non mi pare che il secondo Comandamento reciti "Non nominare il nome di Dio invano, salvo giuste contestualizzazioni". E mi viene da pensare a quei tanti fedeli che, magari, d'ora in poi in confessionale diranno "Padre, ho bestemmiato ... ma il contesto lo richiedeva!".

Per piacere, siamo seri. E non capisco sinceramente perchè gente di Chiesa come Fisichella debbano ridicolizzarsi a questo punto per difendere un uomo che con lo spirito cristiano non ha nulla a che fare. Certo, è capace di portare di bloccare la distribuzione della pillola abortiva, di impedire l'introduzione del testamento biologico, di imporre il crocefisso nei luoghi pubblici, di salvaguardare l'8 x mille e tutti i privilegi fiscali della Chiesa ... ma alla Chiesa, quella "apostolica", dalla parte dei bisognosi e degli afflitti, dovrebbe interessare altro, no?

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Libertà di culto
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2010


                                       

In America, un Presidente in difficoltà nei sondaggi trova il coraggio di dire sì ad una centro culturale islamico a Ground Zero, proprio dove il terrorismo di matrice "islamica" (distorta) di Al Qaeda ha lasciato un segno di dolore indelebile in tutti gli Americani. E il sindaco di destra (seppur liberale), ebreo, è d'accordo.

In Italia, ministri della Repubblica se ne vanno in giro coi maiali nei terreni dove si costruiscono le moschee. E decine di migliaia di musulmani sono costretti a chiedere ospitalità alle Chiese, quando gli va bene, per poter pregare collettivamente durante il Ramadan.

Della serie: avremo pure la Costituzione più bella del mondo, ma altrove la applicano decisamente meglio.

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Questione di principio
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2010


                                                

Perdere il lavoro per una giusta battaglia. Questa la sorte toccata a Luigi Tosti, giudice certamente coraggioso che ha rischiato tutto pur di affermare il principio costituzionale della laicità dello Stato, rifiutandosi di lavorare finchè non fossero stati rimossi i crocifissi da tutti i tribunali Italiani.

Già, perchè una legge fascista (letteralmente, visto che è del 1926) prescrive l'esposizione del crocifisso "sopra il banco dei giudici", "secondo la nostra antica tradizione", come "solenne ammonimento di verità e giustizia". E da tanto la legge è rimasta lì, intoccata e intoccabile, a causa di una Chiesa invadente e di una politica debole, che quando non è totalmente prostata si rifugia dietro un "tanto un crocefisso non ha mai fatto male a nessuno". Certo. Il crocefisso non è certo una svastica. Ma siamo sicuri che non stiamo facendo del male al crocefisso? Siamo sicuri che Gesù vorrebbe che la sua figura sia usata da uno Stato per discriminare le altre religioni? Se ricordo bene la faccenda dei mercanti del Tempio, credo di no.

Ma, al di là di questo, uno Stato che si dice laico non può allo stesso tempo identificarsi in un simbolo religioso. Punto e basta. Poco importa che il simbolo in questione sia innocuo, che anzi rappresenti valori condivisi, e che sia ben voluto dalla maggioranza dei suoi concittadini: rimane uno strappo fortissimo al principio dell'uguaglianza dei cittadini. E chiunque crede in questo principio, cristiano o non cristiano, dovrebbe condividerlo.

Ringrazio allora il giudice Tosti, eroe civile un po' come Englaro. Sì, perchè entrambi hanno cercato di condurre le loro battaglie pubblicamente, invece di ricorrere alle soluzioni più facili, ovvero rispettivamente staccare la spina clandestinamente (accade regolarmente in Italia) o rimuovere da solo il crocefisso. Tanto pochi se ne sarebbero accorti. Già, perchè tanti in Italia sembrano non poter fare a meno del crocefisso, ma poi se ne scordano fin troppo facilmente. Soprattutto i valori che rappresenta.

P.S. In onestà, comunque, il CSM non poteva fare altro. Non ha espresso un giudizio di merito, ma ha solo potuto e dovuto punire il rifiuto di tenere le udienze.

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Doppia morale
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2009


                                             

La faccenda di White Christmas, l'infelice nome con il quale è diventata famosa l'operazione caccia-clandestini promossa dal Sindaco (leghista ovviamente) di Coccaglio, paesotto del Bresciano, è un'ottimo esempio locale di un fenomeno putroppo nazionale, ovvero la "doppia morale" dei "paladini della Cristianità". Come ha fatto notare l'on. Sarubbi sul suo blog (che invito tutti a seguire, essendo un raro caso di blog aggiornato quotidianamente di proprio pugno da un politico), il problema è che ci sono troppi politici Italiani che sono pronti a fare i paladini della Cristianità quando c'è da difendere il crocefisso, o da protestare contro i diritti dei conviventi, o da ostacolare la pillola abortiva, o da fermare la volontà di una Eluana, e contemporaneamente incoraggiano l'odio verso gli stranieri con quantità di provvedimenti al limite della xenofobia (se non oltre). Fino ad arrivare al vero e proprio stupro del significato del Natale, perpretrato non solo dai leghisti di Coccaglio ma anche di tutti quelli che mettono manifesti del tipo "Romagna Cristiana, mai musulmana! Buon Natale", dimenticandosi evidentemente che il Natale è la festa dell'accoglienza, che la Sacra Famiglia era una famiglia di profughi e che uno dei Magi aveva la pelle troppo scura per i canoni leghisti.

E questo tralasciando il comportamento privato dei "paladini della Cristianità", che tra divorzi, pippate di cocaina e giri di puttane/escort/trans certo non sono il miglior esempio di morale cattolica. Ed il problema non è solo dei vertici della Chiesa che, pur non restando mai silenti, si dimostrino vergognosamente più attenti alle prime faccende (crocefisso, DiCo, Ru486, ecc.) rispetto alle seconde, invitando i parlamentari a votare secondo la propria coscienza cattolica solo per le prime, mai per le seconde: il vero problema è che gli stessi elettori si comportano come i loro rappresentanti, facendo i cattolici quando gli conviene e non nel voto, non nelle proprie idee politiche, non nelle proprie relazioni sociali.

Sarebbe ora che i politici, gli uomini di Chiesa e gli elettori davvero cristiani cominciassero a fare la voce grossa e spodestare questi falsi paladini della Cristianità. Arrabbiatevi, anche se non è nella vostra indole ...

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Aule, non camerette
post pubblicato in Diario, il 4 novembre 2009


                                                   

Ritorna, per l'ennesima volta, il conflitto fra laici e credenti. Dicotomia impropria, dato che laicità e fede non sono affatto in conflitto, ed il vero cristiano è anche laico, ma così ormai vengono derubricate faccende che in realtà andrebbero interpretate piuttosto come conflitti fra laici e fondamentalisti. E' infatti bastato che una sentenza della Corte Europea imponesse all'Italia di togliere il crocefisso dai luoghi pubblici per scatenare un putiferio. Grida di giubilo dagli anti-clericali, soddisfazione da parte del mondo laico, contrapposti ai fastidi di molti credenti e non, fino ad arrivare ai veri e propri improperi da parte di uomini di Chiesa e politici "teocon" (come la vergognose parole di La Russa che ho avuto la sfortuna di ascoltare in diretta su RaiUno). Chiariamolo subito: io sto dalla parte della Corte. Con quella sentenza è stata finalmente fatto rispettare il principio di uguaglianza che è alla base della nostra Costituzione e di qualunque società che si dica civile.

Qualcuno dirà: "e che paroloni, per un crocefisso appeso in un'aula"! E, in effetti, quelle del tipo "è un falso problema", "che male farà mai un crocefisso", "con tutti i problemi che ci sono ci occupiamo dei crocefissi" sono tra le argomentazioni più usate dai difensori del "crocefisso pubblico" e anche persino da parte di chi tradisce le promesse di laicità, di decisionismo e di forte identità da dare al proprio partito pur di non infastidirsi i poteri forti (incominciamo male, caro Bersani). Indubbiamente ci sono "ben altri problemi", indubbiamente esistono tante altre questioni più decisive per il futuro del Paese (e la sua laicità). Ma questa filosofia del "benaltrismo", del c'è ben altro da fare, è stata la scusa più usata dalla classe dirigente per non cambiar nulla in questo Paese. Sarà anche una piccola cosa, ma se è giusta va fatta: questo dovrebbero dire tutti, ed ancor di più i leader progressisti.

Entrando poi nel merito della questione, qualcuno per il quale provo una profonda ammirazione si domanda: "in fondo, cosa ci guadagna l'Italia da questa sentenza"? Ebbene, ci guadagna in laicità e in credibilità della sua terzietà. Infatti, quando una persona, cattolica o non, entra in un luogo pubblico dove c'è un crocefisso, e mai simboli di altre religioni, riceve, volente o nolente, il messaggio che in Italia una religione è privilegiata rispetto alle altre, nonostante l'art.3 della Costituzione dica ben altro. Cosa che è poi la drammatica realtà, visto che il Concordato, incoerentemente inserito nella stessa Costituzione, garantisce alla Chiesa Cattolica tutta una serie di privilegi, tra i quali, restando nell'ambito scolastico, l'insegnamento della religione cattolica e non della "storia delle religioni", come fortunatamente alcuni illuminati professori di religione fanno, nonostante siano nominati dalla Curia (altra anomalia). Perchè non dimentichiamoci che il crocefisso è un simbolo "fazioso", ovvero espressione di una parte, di una sola delle credenze religiose che animano il nostro Paese, e come tale non può essere esposto da un istituto pubblico, tra l'altro in maniera esclusiva. Qualcuno addirittura osa dire che il crocefisso non è un simbolo prettamente religioso: evidentemente finge di ignorare che la croce è il simbolo per eccellenza della cristianità, quello con il quale si sono identificati e si identificano tutti i militanti della cristianità (per scopi positivi e negativi, ma questa è un'altra storia). Qualcun altro sostiene, giustamente, che il crocefisso sia espressione di valori che vanno al di là delle credenze personali e che rappresentano la Costituzione: ma allora anche una sciarpa della Juve o il simbolo del PD rappresentano valori simili (sportivi e politici questi, religiosi quelli) che però nessuno si sognerebbe di mettere affissi in un aula pubblica (e se lo facessero, soprattutto nel secondo caso, ci sarebbe uno scandalo a reti unificate) perchè, giustamente, non si tratta della propria cameretta.

Un altro argomento usato dai difensori del crocefisso è quello della tradizione e della sua difesa. Sostengono che non dobbiamo dimenticarci delle nostre "radici cristiane", che queste sono le nostre tradizioni e nessuno ce le deve togliere, che di passo in passo gli stranieri imporranno le loro credenze, eccetera. Ebbene, non c'è tradizione che tenga se la tradizione vuole cose sbagliate ed incostituzionali. E' tradizione pure che i gay non abbiano diritti, è tradizione pure che il testamento biologico non esista, è tradizione pure che i poveri siano sempre sfruttati, è tradizione pure la raccomandazione, è tradizione pure che i politici facciano spesso i propri interessi alle nostre spalle ... insomma, se tutto è tradizione, allora la società non andrebbe mai avanti. Ed è il trionfo del conservatorismo (e questo lo dico ai tanti amici cattolici e progressisti che però difendono queste tesi).

Altra argomento è quello della non-reciprocità. Si sostiene che è assurdo fare questo in Italia quando "al loro Paese" non abbiamo nemmeno il diritto di costruire una Chiesa. Bè, innanzittutto non si tratta solo di rispettare gli stranieri, ma anche milioni di italiani di altre religioni o atei. Poi, è un po' un'esagerazione: non sono tanti i Paesi dove questo effettivamente accade, almeno nella quantità e nella modalità in cui si pensa. E dove ciò accade si tratta sempre di Paesi teocratici o dove c'è una religione di Stato: e noi non vogliamo certo essere così, no? E poi, comunque, se altrove fanno cose sbagliate (penso anche alle varie forme di discriminazione), non è una valida giustificazione per farle anche da noi.

E poi, infine, l'argomento più stupido e al tempo stesso più insopportabile: non dobbiamo farci comandare in casa nostra dall'Europa. L'ipocrisia massima di tanti politici e non che si dicono europeisti quando gli conviene e poi delegittimano persino la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non contestando le sue sentenze ma addirittura la loro stessa legittimità ad intervenire. Ipocrisia che, d'altronde, si vede in tante politici che si fanno paladini della cristianità e poi magari in privato sono divorziati, vanno a prostitute/trans, e in pubblico promuovono provvedimenti che disumani è dir poco. Insomma, una massa di "eurofurb" e "teofurb" di cui l'Italia non ha alcun bisogno.

Viva la Corte Europea, viva lo Stato laico. E lo dice un credente ...

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Ostinazione forzata
post pubblicato in Diario, il 19 settembre 2009


                                                    

Il TAR del Lazio, bocciando l'ordinanza Sacconi e con essa, di fatto, il ddl Calabrò sul testamento biologico, ha detto l'ovvietà. Ovvero che l'alimentazione e l'idratazione non può essere imposta ad alcuno. A maggior ragione quando queste rappresentano l'impedimento all'esecuzione della volontà di un paziente di porre fine alla sua vita in particolari condizioni.

Il fatto è che in Italia certi personaggi si ostinano a negare l'ovvio, pur di ingraziarsi certi poteri e certi tipi di elettorato. Per carità, qualcuno lo fa pure in buona fede perchè convinto delle proprie idee ... però a costoro suggerirei di usare la logica: come si può coerentemente e logicamente sostenere il ddl Calabrò, ovvero una legge che da una parte (seppur con limitazioni burocratiche assurde) riconosce il diritto di porre fine alla propria vita in determinate condizioni, e dall'altra la nega nei casi in cui alimentazione e idratazione forzata impediscono l'esercizio di tale diritto da parte dei malati?

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S-concordato
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2009


                                                

La polemica suscitata oggi da un articolo della Padania, il qutodiano della Lega, con la minaccia di rivedere il Concordato se la Chiesa non starà buona e zitta sulle politiche dell'immigrazione del Governo, si è sì poi spento in fuoco di paglia, con i dirigenti della Lega pronti a smentire quello che definiscono "un articolo di un editorialista esterno, che non riflette la linea della Lega", ma ha perlomeno riportato per qualche istante all'attenzione generale un tema sepolto purtroppo da anni.

Non solo il Concordato andrebbe rivisto, infatti, ma andrebbe proprio abolito, o perlomeno esteso a tutte le confessioni. Certo non per zittire la Chiesa, che ha tutto il diritto e dire il dovere civico di esprimere la propria idea su qualsiasi argomento, sull'immigrazione così come sui temi etici (e mi dissocio dai tanti che in nome della "laicità" vorrebbero che la Chiesa si facesse gli affari propri quando è contraria alle proprie idee, e poi plaudono quando fa il contrario); ovviamente non di effettuare vere e proprie ingerenze, e putroppo la Chiesa non ne fa mancare esempi, più o meno manifesti (complice una politica troppo spesso debole e compiacente). Ma andrebbe abolito perchè rappresenta una palese violazione della parità dei diritti, ovvero di un privilegio dato ad una confessione rispetto a tutte le altre. Teoricamente sarebbe anche una palese incostituzionalità, dato che l'art.8 della Costituzione dice chiaramente che "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge", che poi non è altro che l'estensione dell'art.3 ("Tutti i cittadini ... sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, .... di religione"), ma i Padri Costituenti, chissà con quale logica e coerenza, decisero di dedicare l'art.7 della stessa all'inglobamento dei "Patti Lateranensi" sanciti da Mussolini e dalla Chiesa durante il regime fascista. Poi si arrivò ad una parziale revisione, all'epoca del Governo Craxi, ma la sostanza del Concordato non cambiò: la religione cattolica, o meglio l'istituzione Chiesa, gode di privilegi che le altre confessioni, oltre che i normali cittadini, non hanno.

Qualche esempio? Le forze dell'ordine non possono entrare negli edifici di culto senza preavvisare l'autorità ecclesiastica. Gli enti della Chiesa sono fuori dalla giurisdizione italiana (vedasi caso IOR). Dal punto di vista fiscale, le attività della Chiesa sono equiparate agli enti di beneficenza. La Chiesa ha inoltre diritto ad accedere all'8xmille, ove i cittadini lo scelgano (anche se buona parte dell'8xmille della Chiesa non deriva dalle esplicite dichiarazioni dei cittadini, ma anche dalla ripartizione delle quote non destinate ad alcun ente, ovvero quelle dei cittadini che hanno lasciato casella bianca). Le scuole cattoliche, anche se con programmi diversi, sono equiparate a quelle pubbliche. Le nomine dei docenti della Cattolica di Roma sono sottratte allo Stato. Fino a giungere alla madre di tutte le polemiche, l'insegnamento della religione cattolica che fino al concordato craxiano era addirittura obbligatorio. E che prevede addirittura che i professori siano nominati dalla Curia, non dallo Stato, anche se poi vengono pagati dallo Stato (!). Questione tornata in auge dopo la sentenza del TAR che ha finalmente abolito la partecipazione degli insegnanti di religione agli scrutini, voluta dall'allora Ministro Fioroni. Anche se i vescovi e i fari politici genuflessi hanno definito la sentenza come "pretestuosa" e figlia di un "bieco illuminismo", i giudici del TAR hanno semplicemente applicato la Costituzione, eliminando la clamorosa discriminazione fra coloro che hanno scelto o no di seguire il corso di religione. Corso che prevede, per legge, l'insegnamento della reglione CATTOLICA, ricordiamolo, (anche se professori illuminati parlano anche delle altre religioni), e che quindi non viene seguito da alunni di altre credenze. Alunni che però si vedevano discriminati negli scrutini, poichè non avevano accesso al credito ottenuto da chi aveva frequentato il corso. Si dirà: ma allora i prof di religione a che servono? Giusto. Se un prof non può partecipare ai giudizi, allora è meglio che non ci sia proprio. Sinceramente non so se sia giusto o no che ci siano. Tuttavia, se devono esserci, allora devono partecipare agli scrutini, e quindi non deve esserci la possibilità di scegliere o meno l'insegnamento, onde evitare discriminazioni. Ma per fare ciò occorre o garantire corsi di insegnamento per ciascuna religione, oppure più intelligentemente sostituirla con un corso di storia delle religioni. E, aggiungo, i professori devono essere scelti mediante concorso dallo Stato: altrimenti se li paghino le Chiese!

Ma l'insegnamento della religione cattolica è solo il simbolo di tutte le discriminazioni di cui è causa il Concordato. Che, per carità, prevede anche tante cose giuste, alcune che derivano dai normali diritti costituzionali, altre no (come l'esenzione dal servizio militare per i religiosi, o il riconoscimento del "segreto professionale" dei confessori"). Così come possono essere definiti "giusti" (io non sono mica tanto d'accordo, almeno su molti aspetti) i particolari regimi fiscali previsti per la Chiesa. Ma allora lo Stato deve garantire tali diritti ugualmente a tutte le confessioni religiose. Ed eliminare le palesi incostituzionalità contenute nel resto. Ma per fare questo andrebbe rivisto il Concordato ... e per farlo non si può nemmeno effettuare un Referendum, visto che è nella Costituzione. Solo una difficile legge di revisione costituzionale, o un impossibile mutuo accordo tra Stato e Chiesa, possono modificarlo. E quindi dovremo tenerci il Concordato, mi sa, per molti anni, almeno fino a quando la politica ritroverà la dignità e il coraggio di non aver paura di inimicarsi qualche gerarchia ecclesiastica ben poco illuminata e cristiana. Mi sa che forse il Giudizio Universale arriverà prima ...

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La pillola
post pubblicato in Diario, il 31 luglio 2009


                                                 

E' la notizia del giorno. L'Agenzia del Farmaco ha finalmente consentito l'utilizzo in Italia della RU-486, meglio nota come "pillola abortiva", dopo cinque anni di estenutanti discussioni.

Eppure le
polemiche non si placano affatto. Il Vaticano ha reagito durissimamente, promettendo la scomunica a chiunque "prescriva, assuma o influisca in qualsiasi modo sull'iter" della pillola. Per il Movimento della Vita la pillola "banalizza" l'aborto. Per Isabella Bertolini, deputata PDL, "aumenta il rischio per la salute della donna", probabilmente riferendosi ai 29 casi di decesso che sono accaduti nel mondo, presenti anche in tante altre dichiarazioni contrarie, unitariamente alle dichiarazioni del tipo "non è vero che è indolore, comunque ci sono delle complicanze". Per il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, ex radicale ora paladina "teocon", con la RU-486 si arriverebbe ad una sorta di "clandestinità legalizzata" dell'aborto, contraria allo spirito della legge 164 (quella sull'aborto). Gabriella Carlucci, deputata Pdl e vicepresidente Commissione Infanzia: "Legalizzato l'aborto fai da te". Gianluigi Gigli, responsabile Sanità dell'UDC: "E' un regalo alle multinazionali".

A me tutte queste dichiarazioni sanno di "oscurantismo". Per carità, sono legittime, come tutte le posizioni, d'altronde. Ma ciò non mi vieta di dire che sono assurde ed incomprensibili. Innanzitutto, chiariamo una cosa. Si può non essere d'accordo sull'aborto. Io stesso ho tantissimi dubbi in merito: per esempio non ho nulla contro la legge 194, anzi, meno male che c'è (e quanto c'è voluto!), ma fatico a ritenere l'aborto "un diritto", come molti fanno. C'è pur sempre una (potenziale) vita di un terzo soggetto. Quindi, personalmente ed al momento (vorrei proprio parlarne con qualcuno dei due "fronti", per chiarirmi le idee), lo ritengo una "concessione" per evitare una situazione peggiore (più aborti, e soprattutto clandestini). In ogni caso, l'obiettivo deve essere, almeno idealmente, quello di una società a "zero aborti". Ma questo non c'entra un'acca con l'introduzione della "pillola". RU o non RU, chi vuole abortire lo può fare lo stesso. Si tratta unicamente di introdurre un nuovo strumento per abortire, aggiuntivo a quelli già presenti. Quindi, risultano del tutto strumentali e incomprensibili le posizioni di chi è contrario a priori perchè è contario all'aborto. A meno di non voler fare delle riflessioni del tipo "Hanno voluto l'aborto? Bene, allora soffrano come cagne!", che è inutile commentare. Seguendo questa logica, inoltre, altro che pillola, dovremmo tornare direttamente ai ferri delle mammane.

Stessa identica logica andrebbe applicata ad una delle altre motivazioni contrarie, ovvero quella della presunta "banalizzazione" dell'aborto. Infatti, a parte il fatto che non vedo come una decisione come quella di abortire possa correre il rischio di assumere i toni della "banalità", allora anche i metodi attuali sarebbero "banalizzanti" rispetto ai cari vecchi ferri delle mammane (e scusate la ripetizione!). Per quanto riguarda invece i presunti "aumentati rischi per la salute delle donne", a parte il fatto che bisognerebbe mettersi d'accordo, perchè non si può contemporaneamente paventare rischi di banalizzazione e poi evocare una pericolosità maggiore, le ricerche scientifiche e l'utilizzo in tutti i Paesi d'Europa (l'Italia era assieme ad Irlanda e Polonia l'unica a non consentire l'uso della "pillola") dimostrano che tali rischi non esistono. I dolori simil-mestruativi conseguenti al suo utilizzo sono comunque inferiori ai metodi chirurgici tradizionali, così come sono minori le conseguenze psicologiche (minore degenza ospedaliera, niente stress da operazione). Ed è ridicolo chi parla di "29 morti": un numero insignificante per 20 anni di utilizzo in mezzo Mondo. Si vadano a leggere la letteratura sui casi di morte per infezione conseguenze ad intervento chirurgico abortivo, e poi parlino. Per chi invece parla di "aborto fai da te" e "clandestinità legalizzata", invece, si palesa una forte ignoranza, dato che la "pillola" rientra nei meccanismi della legge 194, dunque potrà essere assunta solo in ospedale, e sarà il medico a stabilire quando e come la donna potrà tornare a casa. Ridicolo, infine, chi parla di "regalo alle multinazionali" ... se dovessimo parlare di tutti i regali che vengono fatti alle multinazionali, l'elenco non finirebbe più. A cominciare dai recenti regali fatti alle "multinazionali" produttrici del Tamiflu. E poi le attuali tecniche abortive non prevedono forse l'utilizzo di anestetici ed altri strumenti medici? E non sono forse questi prodotti da multinazionali?

Quindi, cari amici "anti-abortisti", ascoltate un consiglio: invece di perdere tempo in incomprensibili battaglie, concentrate i vostri sforzi per chiedere legislazioni che eliminino le premesse sociali ed economiche dell'aborto. E' quella l'unica vera strada di successo per una società "senza aborto". Il resto è solo strumentalizzazione ed oscurantismo.

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Si preservi il fiato
post pubblicato in Diario, il 20 giugno 2009


                                                        

Qualche giorno fa la Provincia di Roma ha approvato una mozione, presentata da Sinistra e Libertà e sostenuta da una raccolta firme organizzata, appunto, dai Giovani di S&L e del Pd, insieme a "circolo Mario Mieli", "Associazione Luca Coscioni" e "Rosa Arcobaleno", che comporterà l'installazione di distributori automatici di preservativi negli istituti superiori della Provincia, (fatta salva ovviamente l'autonomia delle singole scuole, che potranno decidere se installarli o no).

La decisione ha suscitato le immediate critiche degli ambienti ecclesiastici, con i soliti discorsi del tipo "strisciante relativismo", "banalizzazione della sessualità", "istigazione al sesso facile", "c'è ben altro da fare", eccetera. D'altronde la Chiesa non ha mai nascosto la sua contrarietà ai preservativi, e putroppo non solo dal punto di vista dogmatico (recentissima la grossolona sortita del Papa, in viaggio in Africa: "i preservativi non risolvono il problema dell'Aids"). A me sembrano polemiche sterili, oltre che pericolose. Innanzitutto perchè frutto di una forte ignoranza, o di un forte distacco dalla realtà, che ci dice che l'età del primo rapporto sessuale si sta sempre più abbassando, che la promiscuità sessuale fra i giovani è sempre più diffusa, e che i rapporti "protetti" sono ancora lontani dal diventare la prassi. E che, in ogni caso, a 13-14 anni certo non si crede più alla storiella del cavolo o della cicogna ... 

Fare finta di niente, o peggio ancora credere che un distributore di preservativi a scuola possa stimolare gli impulsi sessuali dei ragazzi, sono dunque atteggiamenti più che sbagliati. Pericolosi, appunto, perchè contemporaneamente all'aumento della promiscuità sessuale nelle fasce giovanili sta diminuendo l'attenzione sui temi dell'Aids e delle altre malattie sessuali, vero tormentone fino ad una decina d'anni fa. Le critiche della Chiesa, inoltre, risultano ancora più controproducenti se riflettiamo sul fatto che rapporti non protetti possono portare a gravidanze indesiderate, e dunque a possibili aborti, tanto avversati proprio dalla Chiesa.

Avrei compreso, piuttosto, quache critica sull'utilità dell'iniziativa ... perchè certo per procurarsi preservativi non c'è bisogno necessariamente di distributori a scuola. Più ce ne sono, però, meglio è (e soprattutto in luoghi così frequentati dai giovani), anche perchè la loro presenza aiuta la sensibilizzazione al "sesso protetto". E, a tal proposito, nessuno di coloro che criticano il provvedimento hanno notato che nella mozione approvata dalla Provincia c'è appunto l'istituzione di corsi scolastici sulla prevenzione. Evidentemente tanto oscurantismo deve aver annebbiato la vista a qualcuno.

P.S. No comment, invece, sugli esponenti del centrodestra, subito pronto a sostenere le tesi dei vari cardinali: evidentemente, con il loro Capo nel mezzo di uno scandalo sessuale, devono aver dimenticato la coerenza e la decenza da qualche parte.

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