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il blog di Francesco Zanfardino
Riporto Report: Carne per tutti
post pubblicato in Riporto Report, il 18 maggio 2009


                                                  

Continua l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste giornalistiche di Report, la trasmissione della Domenica sera condotta da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta si parla di carne, e della sostenibilità ambientale ed economica del largo consumo di carni che caratterizza le società occidentali (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

"CARNE PER TUTTI" (di Michele Buono, Piero Riccardi)

Il 18% dei gas serra prodotti nel mondo deriva dalle emissioni degli allevamenti; questi consumano il 70% di tutte le terre agricole, il 30% di tutta la superficie terrestre; per produrre un chilo di pollo occorrono 3.900 litri, di maiale 4.900 litri e di manzo ben 15.500 litri d'acqua, mentre per produrre un chilo di mais ne occorrono 900, di riso 3.000; europei e statunitensi, circa 800 milioni di abitanti, consumano 100 chili l'anno di carne a testa. Queste cifre, con le dovute sfumature, sono confermate da numerosissime fonti, comprese quelle ufficiali dell'ONU. Che, tramite la FAO, stima che nel 2050 ci sarà un raddoppio del consumo di carne, e la preoccupazione è che questo enorme consumo non sia compatibile con le risorse che la Terra ci fornisce.

Come si è arrivati a tutto questo? Cominciamo dalle mucche. Una volta venivano allevate nei pascoli, si nutrivano di erba, venivano fecondate nel metodo "classico", facevano 20 litri di latte al giorno e campavano mediamente più di dieci anni. Ora vengono allevate intensivamente al chiuso, si nutrono di mangimi non erbacei (eppure sono dei ruminanti), fanno 60 litri di latte al giorno, sono rimpinzate di antibiotici e campano solo due anni, perchè fanno una vita, diciamo così, "contro natura". E alla fine la mucca ha pure mangiato dieci volte il suo peso, si è speso una fortuna in antibiotici e fecondazione artificiale, ed i prezzi al consumo si sono pure notevolmente abbassati: così al produttore non va poco e niente se tutto va bene (come prima), le grandi industrie monopoliste guadagnano (ma poco, nessuna rivoluzione rispetto a prima). Gli unici, apparentemente, a guadagnarci sono i consumatori, che rispetto a prima vedono prezzi della carne più bassi, ma ne pagano le conseguenze in salute: mangiare troppa carne fa male, e se ne vedono le conseguenze nell'aumento delle spese sanitarie per problemi connessi ad obesità e disturbi dell'alimentazione.

Ma uno dei paradossi più spettacolari del sistema produttivo alimentare di carni è quello della "pollina". Ovvero gli escrementi dei polli, prodotti in enorme quantità nelle aree dove tale allevamento è diffuso, come la Pianura Padana. Peccato però che questi escrementi siano ricchi di nitrati, sostanze tossiche; in piccole quantità, però, possono essere usati come concimi. Ed il resto? Va smaltito. Finora non lo si è fatto, e le acque della "Padania", e di altre aree "pollifere" del mondo, sono ricchissime di nitrati smaltiti illegalmente. Si è così deciso di "bruciare" la pollina in appositi impianti; ma la "pollina" ha basso potere calorico, va mista a legna per rendere elettricità, e così si piantano pioppeti. Una cosa del tutto anti-economica, e che depaupera le risorse finanziarie, che però assorbe numerosi contributi statali per andare avanti.

Contributi che, d'altronde, vanno a tutto la filiera degli allevamenti, che reggono i ritmi di produzione sempre più a fatica. E così succede che, fra perdite "dirette" (i finanziamenti all'industria agroalimentare) e "indiretti" (lo spreco di risorse naturali), quei bassi prezzi della carne sono molto, molto menzogneri. Andrebbe cambiato il sistema, tornando ai vecchi metodi con la coscienza del presenze, per proiettarci al futuro: ma sarà possibile?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... da amante della carne, provo un po' di difficoltà. Penso che  perseguire una politica di "razionamento" dei consumi di carne, pur se per il benessere del Pianeta, sia sbagliato. Sia perchè non funzionerebbe (pochissime persone occidentali lo accetterebbero), sia perchè è un'imposizione bella e buona. Più che altro, occorre informare: occore informare che consumare troppa carne fa male, sotto tutti i profili. Ma non ci si può fermare a questo: occorrono controlli sulla qualità delle carni e degli allevamenti, occorre spezzare i vari monopoli che speculano sulla carne, occorre disincentivare i metodi di produzione sbagliati e incentivare quelli più ecocompatibili come il biologico. Insomma, agire sì sull'informazione, ma anche sui sistemi produttivi, altrimenti non si va molto lontano. Ma per farlo ci vorrebbe una politica, nazionale e globale, libera da intrecci con i "grandi interessi" ... è sempre la stessa storia, ma è ora di cambiarla.

Altre rubriche: Stavolta niente "Emendamento", e niente "Goodnews", solo un "Com'è andata a finire?", aggiornamento dell'inchiesta milanese sugli incarichi dirigenziali affidati dal Sindaco Moratti illeggittimamente e in maniera clientelare (qui video, qui testo). 

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Riporto Report: L'inganno
post pubblicato in Riporto Report, il 30 marzo 2009


                                                    

Terzo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la trascrizione testuale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di energia, ed in particolare del nucleare. Dopo l'accordo Italia-Francia che potrebbe dare il via alla nuova stagione nucleare italiana, è legittimo chiedersi: ma è la scelta migliore per l'indipendenza energetica?

L'INGANNO (di Michele Buono)

Il servizio di Michele Buono incomincia con il video del discorso del presidente USA Eisenhower all'Onu nel 1953, che diede il via alla fondazione dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Le intenzioni erano ottime: sottrare l'atomo al controllo solo militare e usarlo per fare l'elettricità. Andò tutto bene per decenni, poi arrivarono gli incidenti (Sellafield, Three Miles Islands e soprattutto Chernobyl), e si cominciò a discutere non solo della sua pericolosità, ma anche della sua convenzienza. E così cominciò un lento declino dell'utilizzo di quest'energia.

A proposito di incidenti, la troupe di Report si è recata a Tricastin, in Francia, dove nell'ultimo anno si sono verificati vari incidenti ai reattori nucleari presenti nella regione. Incidenti di basso livello, almeno secondo le fonti ufficiali, che li fanno rientrare nel "livello di rischio accettabile". Ma con questi termini non si intende che al di sotto di tale limite non c'è nessun rischio, ma che tale rischio è accettabile. Ovvero un certo numero di morti per un tot di abitanti legati al rischio delle centrali: insomma, una specie di criterio economico in funzione degli interessi ottenuti rispetto ai danni sanitari. Peccato che questo non lo dicano alle persone che ci vivono, intorno alle centrali. Che, tra l'altro, vengono avvisate in ritardo (correndo il rischio di bere e mangiare cibi contaminati nel frattempo). Ma, soprattutto, puntualmente vien detto loro che "non c'è stato nessun problema, tutto nella norma". Ma le analisi di Criirad, associazione indipendente di fisici, ingegneri e medici, rivelano che le acque dei fiumi del Tricastin contenevano livelli di uranio superiori ai limiti stabiliti dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale per la Sanità), e che le piante acquatiche (primo anello della catena alimentare ittica) contenevano tracce di uranio. Ma, oltre alle emissioni radioattive "straordinarie", dovute agli incidenti, ci sono le emissioni "autorizzate", normalmente prodotte dalle centrali. Il livello di "autorizzazione" è concordato fra Stato e produttori, a seconda dell'impatto sull'ambiente circostante: più alto è il livello, maggiori sono i guadagni. Le emissioni sono fatte di gas e polveri, ma vengono controllate solo le polveri: così non è misurato il reale impatto ambientale, e vengono concesse autorizzazioni che non dovrebbero essere concesse. Infatti, chiunque con un rilevatore di radiazioni può constatare che nelle zone circostanti le centrali del Tricastin il livello di radiazioni è enormemente maggiore della norma. E le radiazioni provocano danni al DNA, aumentando il rischio di cancro, leucemie ed altre malattie.

Ma chi deve controllare il sistema a livello mondiale? Qui si apre un altro capitolo dell'inchiesta di Report, con protagonisti l'OMS e l'AEIA. Innanzitutto, esiste un accordo del 1959 fra le due agenzie che praticamente palesa la subalternità dell'OMS all'AEIA in caso di incidenti nucleari e malattie conseguenti: l'interesse prioritario è quindi la salvaguardia del sistema nucleare, non la salute pubblica. I rappresentanti dell'OMS interpellati negano. Ma i sospetti aumentano con i dubbi che aleggiano su come l'OMS trattò il dopo-Chernobyl. Innanzitutto all'epoca l'Unione Sovietica, dove si trovava Chernobyl, invito le equipes dell'ONU a fare gli studi e gli accertamenti necessari; ufficialmente dovrebbe esserci andata l'OMS, ma c'è chi dice, tra cui Michael Fernex (ex ricercatore OMS) che andò solo l'AEIA, e in effetti ci sono prove della presenza dell'AEIA, ma non di quella dell'OMS. Che però nega. Inoltre, l'OMS organizzò nel 1995 e nel 2001 due congressi sulle conseguenze sanitarie dell'incidente di Chernobyl: ma gli atti di entrambi i congressi non furono mai pubblicati. Censurati, secondo Fernex, perchè contenevano gli studi di alcuni ricercatori sugli effetti delle "dosi deboli di radioattività": non solo gli incidenti, insomma, ma anche le centrali stesse sono un forte rischio per il genoma umano, con danni già riscontrati, più o meno importanti, per le prossime generazioni. Ma anche in questo caso l'OMS nega. Peccato per l'OMS però che il loro direttore dell'epoca, il dott.Nakajima, in un'intervista del 2001 confessa candidamente: "Gli atti non furono pubblicati perchè era una conferenza organizzata con l'Aeia (...) sono loro che comandano". E, inoltre, il fatto che l'OMS dichiari di non avere effettuato studi sulle conseguenze  delle dosi deboli di radioattività, rafforza sempre di più il sospetto della subalternità dell'OMS agli interessi dell'AEIA (che deve promuovere il sistema nucleare).

Studi ufficiali del genere esistono, però. Sono stati effettuati dal governo tedesco, che ha deciso nel 2002 di abbandonare il nucleare (niente nuovi reattori, e graduale spegnimento di quelli esistenti). E i risultati sono tali che il nesso casuale fra "aumento di malattie rispetto alla media nazionale" e "presenza di centrali nucleari nella zona" è quello statisticamente più probabile, a meno di non accettare cause a noi sconosciute. E, sempre restando in Germania, emerge un'altro problema: quello del trattamento delle scorie nucleari. Infatti, le miniere di sale di Assen dove erano state stoccate stanno adesso per essere infiltrate dall'acqua, con un pericolo enorme per la popolazione vicina. Nonostante all'epoca fu detto che non c'era nessun rischio di infiltrazione.

Ma poi questo nucleare garantisce davvero l'indipendenza energetica? Si dice tanto che la Francia, con le sue 50 e passa centrali, abbia guadagnato questa indipendenza (dal petrolio, che è detenuto da pochi paesi, e tutti extraeuropei). Ma non è così. Innanzitutto, quando si calcola l'energia prodotta, si tiene conto anche del calore prodotto, non solo dell'energia realmente sfruttata: e così si gonfiano le statistiche sulla produttività del nucleare. Ma la cosa più importante è che se compariamo i consumi di petrolio per abitante tra i 4 principali i paesi europei, osserviamo che è la Francia a consumarne di più, seguita da Germania, Regno Unito e Italia. Sì, avete capito bene: proprio l'Italia senza grandi risorse energetiche, consuma molto meno petrolio che della nuclearissima Francia. Ma non è un'assurdità? No, tutto vero. Il motivo è semplice, e risiede nell'attuale sistema di crescita, basato sul consumo: gli imprenditori hanno bisogno di produrre, e di consumatori disponibili ad acquistare i prodotti. Dunque, se produco molto energia, stimolerò la domanda (facendo fare tutto elettrico: ogni aspetto della nostra vita), anche se non corrisponde a bisogni realmente necessari, o addirittura corrisponde a sprechi. Ad un certo punto la domanda crescerà tanto che la produzione andrà nuovamente aumentata, e così via, finchè il sistema non collassa. E arrivano, periodiche, le crisi, come questa attuale.

Ma l'uranio non è inesauribile. Attualmente si sfrutta principalmente quello delle testate nucleari dismesse, ma è all'esaurimento, e allora si devono mettere mano sui giacimenti. Come in Niger, dove Areva, la società nucleare francese, sta gestendo e sfruttando i giacimenti, in condizioni però di illegalità enorme: sfruttamento della popolazione, assenza di standard di sicurezza, nessuna informazione alla popolazione. Le contaminazioni pullulano nell'area, come certificato sempre dagli indipendenti del Criirad, e la popolazione non ne sa niente ... ma tanto è l'Africa, e nessuno se ne importa.

Per questi ed altri motivi, il mercato del nucleare è in crisi. Sempre più Paesi hanno abbandonato o stanno abbandonando, più o meno gradualmente, questo sistema. La stessa Areva ha perso un'importante accordo con il Sud Africa, e sta perdendo sempre più guadagni. Ma per lei la speranza viene dall'Italia, che recentemente con il Governo Berlusconi ha stretto un accordo con la Francia di Sarkozy. C'è da dire, innanzitutto, che l'accordo è solo una "dichiarazione di intenti", e non un vero e proprio piano come venduto da Berlusconi e dai media. Ma, comunque, se si attuasse, è comunque una dipendenza dal sistema nucleare francese, soprattutto per le materie prime, alla faccia dell'indipendenza.

Tornando alla sicurezza, sempre in Francia recentemente una persona è finita indagata per rivelazione di segreto di Stato. Aveva rivelato un documento segreto dell'Areva in cui si ammetteva, alla faccia delle dichiarazioni fatte ai media, che le centrali probabilmente non possono resistere ad un attentato aereo

Ma il nucleare può abbassare le bollette? Vediamo chi fa i prezzi dell'energia elettrica. Nel 1999 con le liberalizzazioni Bersani finisce il monopolio dell'Enel: nuovi gestori, più concorrenza ... e bollette più basse, almeno in teoria. Nel 2004 parte la Borsa Elettrica, e da quel momento in poi i prezzi aumentano esponenzialmente ogni anno: i vari gestori si mettono d'accordo, e grazie al meccanismo complesso della Borsa riescono a fare un prezzo dell'elettricità che convenga a tutti. Meno che ai consumatori finali, che si sorbiscono un prezzo molto più alto di quello che dovrebbe essere. Con questo sistema il nucleare non porterebbe vantaggi, perchè non conta la quantità di energia disponbile, tanto si mettono d'accordo i gestori e decidono il prezzo che vogliono loro. E lo Stato è azionista dell'Enel, il maggiore beneficiario del sistema, e allora campa cavallo.

Ma allora quali sono le alternative? Innanzitutto, ripensare il sistema. Passando dal modello di sviluppo basato sul consumo, sul PIL (che contiene tutto, anche gli sprechi, anche i danni, basta che ci sia produzione), al modello di sviluppo basato sul benessere. Dove si riducano gli sprechi, anche se con questo si riduce la produzione. Infatti, secondo uno studio dell'Università di Torino, ogni cittadino ha bisogno mediamente di 1000w all'anno: però il consumo reale è 5000w. Come mai? Sprechi, ovvio. Un esempio? I nostri edifici, che disperdono nell'ambiente una quantità enorme di calore: se fossero costruiti per bene, si potrebbe risparmiare fino al 37% dei consumi di casa. Ma il discorso si può allargare alle reti elettriche, che disperdono troppa energia nel lungo cammino dalla centrale alle abitazioni, all'illuminazione pubblica basata su vecchie tecnologie, ecc. E poi reinvestire i soldi risparmiati nello sviluppo delle energie rinnovabili, liberandoci definitivamente dalle materie prime fossili (la vera "indipendenza energetica") e abbattendo le emissioni nocive per il sistema Terra. Magari abbatteremo un po' il PIL, ma ne guadagneremmo in benessere.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... non sono contrario ideologicamente al nucleare, ma sempre di più mi sto convincendo che tante cose sul nucleare non vengano dette, sui suoi rischi e sulla sua convenienza. D'altronde se mezzo mondo sta abbandonando il nucleare e puntando alle energie rinnovabili, ci sarà un motivo. E la decisone dell'Italia di riprendere il cammino nucleare, senza prima abbattere i cartelli dei prezzi dell'energia, e investendo miliardi in una tecnologia che sembra rivelarsi inefficiente, e che porta (forse) risultati fra decenni (nella migliore delle ipotesi), sia scellerata. La vera svolta energetica è tagliare gli sprechi energetici, in ogni loro forma, e reinvestirli in rinnovabili. Il resto è propaganda, o pezze su buchi che rischiano di diventare sempre più insufficienti.

Altre rubriche di Report: Niente "Emendamento" per questa puntata, ma resta immancabile la "Goodnews", che stavolta parla dell'iniziativa di alcuni milanesi che in cooperativa hanno messo in piedi una cascina dove coltivano ciò che poi consumano a tavola. Abbatendo prezzi e migliorando in salute (il video è disponibile qui). Alla prossima: si parlerà di politiche economiche, ed in particolare delle "social card".

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