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il blog di Francesco Zanfardino
Non lasciamo andare a rotoli il mercato dell'auto
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2009


                                               

Il crollo più imponente da 12 anni a questa parte. Un -13.4% di immatricolazioni  auto nel 2008 che fa paura, e un crollo del 30% degli ordini per il 2009 che fa ancora più paura. A rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro, molte delle quali già in cassa integrazioni, ed uno dei settori più produttivi, più "reali" dell'economia Italiana. Tanto che un suo collasso davvero spingerebbe il sistema Italia verso il baratro. E allora il Governo non può stare con le mani in mano. Di fronte alla crisi della produzione deve, e sottolineo deve, aiutare il settore. Perchè se nel 2008 c'è stato un simile crollo, pur essendoci gli eco-incentivi, figuriamoci che crollo dobbiamo aspettarci nel 2009 con l'aggravarsi della crisi e senza incentivi per la rottamazione.

Innanzitutto si riveda la scelta scellerata di non prorogare gli incentivi per la rottamazione anche per il 2009. Sono utili per l'ambiente, e rimettono in moto il mercato, convincendo all'acquisto coloro che sono nel dubbio o che preferiscono rinviare l'acquisto a tempi migliori. Ma poi si pensi anche a metodi di incentivazione più "innovativi", come forti incentivi per le auto ecologiche o per le auto che rispettano alti standard di sicurezza: tra l'altro, le prime aiuterebbero ad evitare le multe salate del mancato rispetto del protocollo di Kyoto sulle emissioni, le seconde a diminuire le migliaia di morti l'anno che avvengono sulle strade italiane. Se poi rottamazioni e incentivi non dovessero bastare a frenare la crisi, allora si potrebbe anche pensare ad aiuti più "diretti" al settore auto, valutandoli però con molta, molta attenzione (soprattutto valutando se la destinazione di questi aiuti è prioritaria rispetto ad altri settori, a cominciare da quello principale: le famiglie italiane).

Tra l'altro l'aiuto al settore auto troverebbe grande favore anche in Parlamento, dato che il leader PD Veltroni a suo tempo si dichiarò favorevole. E non si dica che non ci sono i soldi: dai soli costi della politica si possono ricavare decine di miliardi di euro. Basta averne la volontà.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Il paese delle montagne (?)
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2007


 
                              <b>Roma, 20.000 manifestano in corteo<br>contro il taglio delle comunità montane</b>

Oggi 20.000 persone hanno manifestato a Roma contro il taglio delle comunità montane previsto dal Governo in Finanziaria; in particolare, questi enti dovrebbero ridursi di un terzo, da 355 a 250, consentendo un risparmio di circa 67 milioni di euro. "Non ci stiamo a fare l'agnello sacrificale di questa commedia sui costi della politica", ha dichiarato Enrico Borghi, presidente dell'Unione comunità montane.

E' vero. Le comunità montane, al pari delle province (e in generale tutti gli enti statali) sono da qualche tempo al centro di una campagna demagogica, che ne chiede addirittura l'abolizione totale. Invece, la loro funzione in molti casi è fondamentale: infatti, le aree montane spesso sono le più povere, le più disagiate e (visto l'abbandono dei giovani) anche le più abbandonate e vecchie; inoltre, spesso sono formate da tanti piccoli comuni, che così possono condividere gli stessi servizi (poste, inps, ecc. ).

Tuttavia, come bene emerge da un passo de "La casta" di Rizzo e Stella (che è possibile leggere integralmente qui), buona parte delle comunità montane non rientrano in questi requisiti, cioè non sono formate da comuni di montagna: emblematico il caso della comunità montana della Murgia Tarantina, formata da 9 comuni, la cui altitudine media è 213 metri (e alcuni comuni come Palagiano sono sul livello del mare, lì a due passi). Ma questo non è l'unico caso: negli ultimi anni sono proliferate tantissime comunità montane "fittizie", costituite con l'unico scopo di accaparrarsi finanziamenti e poltrone. Ad esempio in Sardegna, dove c'erano ben 25 comunità, fra qui alcune a dir poco fantasiose, come quella della Riviera (!) della Gallura: c'erano, perchè la giunta di centrosinistra di Soru, dopo un lungo braccio di ferro con gli interessi locali (restii a rinunciare ad un giro di 11 milioni di euro), ha ridotto le comunità sarde da 25 a 8.

In conclusione, bisogna eliminare comunità (e province), ma solo dove sono inutili, ingiustificate e fonte di spreco e di interessi personali (e cioè in buona parte dei casi). Sì ai tagli dunque, ma con criterio.

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