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il blog di Francesco Zanfardino
In direzione ostinata e fallimentare
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2011



Tagli alla spesa sociale. E' quello che chiede la destra conservatrice italiana, similmente a quanto hanno già imposto i Repubblicani ad Obama in America. Guai a toccare le tasse dei ceti abbienti, guai a toccare le rendite degli speculatori: ciò che serve davvero all'Italia, per Stracquadanio, Lupi & friends, è tagliare, tagliare, tagliare incentivi fiscali, spese assistenziali, pubblica amministrazione (e dipendenti pubblici), patrimonio pubblico, istituzioni pubbliche, finanche al sistema pensionistico.

Farei notare a costoro che in tre anni di governo Berlusconi la spesa sociale è stata già abbondantamente tagliata. Come dimenticare la prima Finanziaria di questo GOverno: una cifra per tutti, gli 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, con 134.000 licenziamenti annessi tra docenti precari e personale ATA. Ma potrei continuare con i miliardi tagliati a infrastrutture, sanità, cultura, pubblica amministrazione, forze dell'ordine, giustizia, incentivi fiscali alle rinnovabili, trasferimenti alle Regioni, stipendi dei dipendenti pubblici, blocco del turnover, ecc. ecc.  L'unica spesa sociale che è aumentata, in sostanza, è stata quella cassaintegrazione ... ma non c'è certo nulla da festeggiare.  Tanti tagli che, diminuendo o eliminando tanti stipendi, hanno avuto l'ovvio effetto di deprimere la domanda e quindi la produzione, a sua volta depressa dal taglio degli incentivi e delle opere pubbliche, aggravando pesantemente la situazione dell'economia italiana.

Insomma, il taglio della spesa sociale si è rivelato una ricetta decisamente fallimentare e chi continua a proporlo lo è altrettanto.Questi benedetti 20 miliardi di euro che servono è bene trovarli tagliando la vera spesa improduttiva, quella che se ne va in sprechi (es. grandi opere poco o per nulla utili), quella dovuta all'eccessiva burocrazia statale, ai costi della politica (es. grandi stipendi, privilegi vari, troppe poltrone) e alla presenza di troppi Enti inutili (Comuni e Province con troppi pochi abitanti, Comunità e Municipalità varie, ma anche i vari Enti para-statali), oppure tagliando spese non prioritarie (es. nuovi armamenti militari). Magare si può anche pensare a nuove tasse, che gravino sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E poi non sarebbe male approfittare dell'occasione anche per veri tabù come la legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che comporterebbero enormi introiti per lo Stato (oltre che, secondo me e tanti altri, vantaggi sociali in termini di riduzione di entrambi i fenomeni e comunque un maggiore controllo degli stessi, che tra l'altro esistono comunque anche se illegali ed è alquanto ipocrita far finta di nulla). Eccetera eccetera.

E poi, una volta racimolati i soldi (facendo sul serio tutto quello che ho indicato si ricaverebbe molto più che 20 miliardi!), da un lato bisogna ridurre corposamente il debito e dall'altro bisogna stimolare la crescita! Ciò attraverso l'investimento in beni culturali e turismo (l'unico campo in cui nessun Paese al mondo potrà mai competere con noi, se lo sfruttiamo appieno), in infrastrutture "diffuse" (ovvero piccole opere in tutto il Paese, che danno lavoro a più imprese e persone che singole "grandi opere", portando anche risultati immediati e non a distanza), in "produzioni" che garantiscono risparmio (efficienza energetica, energie rinnovabili, recupero dei rifiuti ... ma anche in "produzioni immateriali" come manutenzione, prevenzione, digitalizzazione, semplificazione, lotta all'evasione, ecc.), e così via. E, cosa importante, anche investire qualcosa in un po' di riduzione fiscale a chi in questi anni ha sempre pagato la crisi, ovvero pubblici dipendenti e lavoratori, che poi sono i veri protagonisti della "domanda" e quindi della crescita economica. 

Chiedo troppo?

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Il futuro investito
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2010


 

Lo ripeto da tempo su questo blog: per rispondere alla crisi globale l'Italia deve mettere in campo una riconversione del suo sistema produttivo, che non la porti a competere con i nuovi giganti dell'economia (Cina, India, Brasile, ecc.) sulla "quantità", sulle produzioni "operaie", ma che la porti ad investire sulla qualità, sulla specializzazione, sulle nuove produzioni. E su quello che "gli altri" non hanno.

Come l'immenso patrimonio culturale, artistico, storico, paesaggistico e architettonico di questo Paese.

E allora vedere un Governo che non riesce a trovare 175 milioni di euro per la cultura e che assiste inerme a tre crolli in un mese a Pompei (anzi, continua a dire che non bisogna lasciarsi prendere dagli "allarmismi"), fa pensare che è davvero arrivato il momento che se ne vada a casa.

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Scuole aperte
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2010


L'iniziativa di vari istituti scolastici milanesi, che saranno aperti durante le vacanze natalizie per far fronte all'esigenza delle famiglie di lavoratori che non vanno in ferie, coinvolgendo i bambini in attività didattiche, paradidattiche e ludiche, mi offre lo spunto, come al solito, per invitarvi a riflettere su una mia proposta: perchè le scuole devono svolgere il proprio ruolo sociale solo nell'orario curicculare?

Perchè, dopo la fine delle lezioni, le scuole non restano aperte, consentendo agli studenti, grandi e piccini, di vivere la scuola non solo come forzata sede di apprendimento, ma anche come libera espressione delle proprie passioni ed attitudini, potendo svolgere attività culturali, formative, sportive, associative, politiche, assistenziali, ecc. ecc. con corsi più o meno autogestiti oppure coordinate da associazioni o dai lavoratori stessi della scuola? Anzi, dico di più: vista la penuria per molti quartieri delle città Italiane, specialmente in periferia, di centri di aggregazione, perchè non far diventare le scuole un "motore sociale" per tutte le fasce d'età, compresi gli anziani che vogliono farsi una partitella a carte e socializzare al riparo dalle intemperie? Per le mamme che vogliano portare i propri figli a fare una passeggiata, che so, nell'orto botanico della scuola? Per i giovani non più studenti che vogliano una sede, seppur "part-time", per le proprie attività socio-culturali?

Costerebbe tanto? Forse. Non credo, comunque. Ma, in ogni caso, non sarebbe "tanta" anche la positiva rivoluzione sociale che ne deriverebbe?

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Ora brinda la cultura
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2010


                                             

Tuvixeddu è salva. Pochi comprenderebbero il significato di queste parole, d'altronde anche il sottoscritto ne ignorava l'esistenza prima di leggere questo articolo dell'Unità. Eppure è una notizia che meriterebbe attenzione, visto che il Consiglio di Stato ha salvato dalla cementificazione una delle aree archeologiche più importanti della Sardegna, la necropoli fenicia di Tuvixeddu, appunto.

Il sito, già inserito nel tessuto urbano di Cagliari (fin troppo), sarebbe stato infatti invaso dall'azione di alcuni palazzinari se l'avesse avuta vinta la volontà dei politici del centrodestra locale. Tanto che l'imprenditore Gualtiero Cualbu, che aveva ottenuto il permesso di costruire nel 2000 sia dal Governatore della Sardegna che dal Sindaco di Cagliari, all'epoca entrambi del centrodestra, aveva festeggiato con lo champagne la vittoria di Ugo Cappellacci alle Regionali di un anno fa, visto che il governatore uscente Renato Soru aveva fermato il cemento con una delibera regionale, aprendo un contenzioso che si è concluso con la bella notizia di questi giorni.

Lo champagne gli è andato di traverso, per fortuna.

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Scala nascosta
post pubblicato in Diario, il 8 dicembre 2009


                                             

Alla fine, della "prima" della Scala abbiamo conosciuto solo le polemiche e gli applausi. Le contestazioni dei lavoratori dello spettacolo fuori il teatro, le aspre critiche di Zeffirelli ad una interpretazione "indiavolata" della Carmen e i contrapposti complimenti alle due esordienti protagoniste, l'attrice georgiana dal cognome impronunciabile e la regista Emma Dante. Ma la rappresentazione della Carmen, quella no, non ce l'hanno fatta vedere. Almeno in chiaro.

Infatti, mentre in mezzo mondo la Rai faceva affari d'oro vendendo i diritti della "prima" alle tv estere, con diversi Paesi che l'hanno trasmessa in diretta (Francia, Germania, Belgio), in Italia non trovava alcuno spazio per trasmetterla: ci hanno concesso solo l'ouverture, tra l'altro trasmessa su RaiNews24, visibile in chiaro attualmente solo dal 30% degli Italiani (quelli che sono già passati al digitale terrestre), e comunque un canale sconosciuto ai più.

Si dirà: la cultura non fa audience, ed anche il servizio pubblico deve rispettare le regole del mercato. Certo, ma comunque la RAI deve ricordarsi che non è una televisione come tutte le altre, in quanto svolge una funzione di servizio pubblico, e quindi almeno in queste principali occasioni, seguite persino all'estero, ha il dovere di rischiare qualche punto in meno di audience, mandando la "Carmen" in diretta almeno su RaiTre (che tra l'altro è la rete RAI deputata ad avere più trasmissioni culturali). Ma nessuno se n'è fregato.

Però, cavolo, almeno potevano avere la decenza di trasmetterla per intero, su RaiNews24 o su uno qualsiasi degli innumerevoli canali che la RAI possiede sul digitale terrestre. Certamente avrebbero fatto più ascolti degli zerovirgolapercento che ottengono questi canali ...

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"Chi vota Berlusconi è ignorante"
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2009


                                                   

Causa fretta e assenza di vere notizie interessanti per il blog, oggi post "quiz-soft". Provate ad indovinare chi ha pronunciato questa frase, orgogliosamente: "Il movimento di Berlusconi è nato con un appello rivolto al popolo, ma al popolo non colto. La sinistra ha il monopolio della cultura in Italia". Ecco le opzioni:
- un comunista;
- uno snob che si sente "superiore intelettualmente";
- uno del PD che non ha capito niente e continuerà a perdere per i prossimi 10 anni;
- uno dei consiglieri di Berlusconi.

La risposta? Qui.

Questi comunisti ... si infiltrano proprio dappertutto.

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Il rispetto bruciato
post pubblicato in Diario, il 2 maggio 2008


                      

Ieri, alle celebrazioni per il Primo Maggio a Torino, si è svolto l'ennesimo episodio di barbarie e di indecenza. Un gruppo di contestatori dei centri sociali e dell'associazione "Free Palestine" ha bruciato le bandiere di Israele e Usa. L'episodio è coinciso con il passaggio in piazza del leader uscente della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, insultato al grido di "venduto, venduto" per la sua presenza alla Festa del Libro che si svolgerà a Torino la settimana prossima, il cui ospite d'onore sarà Israele.

Secondo i manifestanti, non si può invitare come ospite d'onore i rappresentanti di un popolo che opprime l'esistenza di un altro popolo (quello palestinese). Bè, che molto spesso i governanti israeliani non si siano mossi in direzione di una pacifica convivenza con i palestinesi è vero. Ma è altrettanto vero il contrario. Inoltre, anche i manifestanti, bruciando la bandiera d'Israele, opprimo l'esistenza di un altro popolo (gli israeliani). E tentando di boicottare la Festa, non fanno altro che boicottare la cultura, il dialogo e il confronto che sono le uniche "armi" efficaci per risolvere la questione palestinese.

Lavorare per la pacifica convivenza fra israeliani e palestinesi. Voluta dalla maggioranza degli appartenenti a questi due popoli. Questo deve essere lo sforzo di tutti.

Bruciare le bandiere vuol solo dire bruciare il rispetto, la dignità di un popolo. Che è proprio quello che devono evitare i palestinesi se vogliono fare i propri interessi, e gli israeliani altrettanto.

P.S. E poi che c'entra la questione palestinese con il Primo Maggio?
Il degrado della televisione italiana
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2007


                         

Ieri il premier Romano Prodi è stato ospite da Fabio Fazio a "Che tempo che fa". L'intervista ha riguardato vari temi, ma in particolare in questo post mi soffermo su quello della scuola e della ricerca.

Il premier, infatti, ha annunciato prossimi significativi interventi a favore di scuola e ricerca. Tutto da vedere, ovviamente, anche se la direzione presa dal ministro Fioroni nella scuola, con la sacrosanta riforma del sistema dei debiti formativi, e dal ministro Mussi nell'università, con una maggiore attenzione alla meritocrazia (nelle graduatorie dei test d'ingresso), è già buona. Poco, comunque, rispetto a ciò che si deve fare.
Ma un'argomento forse ancora più interessante è il fatto che Prodi ha lamentato una scarsa attenzione della società italiana, tutta presa dai litigi dei politici e dagli omicidi di Cogne e Garlasco, ai problemi della scuola e della ricerca.

Questa la dichiarazione del premier. "Questo paese ha bisogno di ancora più risorse per scuola e ricerca. Risorse umane, perchè non c'è niente da fare, qui si gioca tutto. Quello che mi fa impressione in questo paese è che sono arrivate le classifiche sui rendimenti scolastici di tutti i paesi dell'OCSE (aggiornati al 2004). La Germania è scesa, l'Italia è scesa, era già bassa, Francia altrettanto... Negli altri paesi stanno discutendo da settimane su questo problema: questo che è il più grande problema del futuro. In Italia ha preso una "doppia pagina" il primo giorno, poi non se ne è più parlato. Ma allora come posso emozionare il paese sul problema della scuola e della ricerca? Io ho bisogno del Paese dietro su questi grandi temi, perchè è qui che ci giochiamo il futuro. Invece, o la lite quotidiana o il delitto o la lite quotidiana, o il delitto o la lite quotidiana... Ecco allora uno dei grandi problemi: appassionamoci di scuola".

Insomma, una fotografia del degrado culturale della televisione italiana, dove ormai anche quelli che venivano considerati i "salotti buoni" del panorama televisivo, come "Porta a Porta" di Vespa, ma anche Matrix di Mentana, si occupano troppo spesso di Garlasco, Cogne, Perugia e via dicendo, non disdegnando dibattiti sui ballerini di Ballando con le Stelle o sulla bellezza delle gambe femminili. Che degrado.
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