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il blog di Francesco Zanfardino
Tiramm a campà
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2010


La situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania è sempre più lo specchio della decadenza di questo Governo. Già il ritorno stesso della monnezza per le strade è la manifestazione più palese del "crollo della propaganda", ovvero quel mix di annunci e soluzioni mediatiche che Berlusconi e soci avevano propinato agli Italiani in due anni di "governo", facendo credere di aver davvero lavorato per loro e, anzi, di aver compiuto veri e propri miracoli nei confronti dei disastri causati dalla sinistra e dalla crisi internazionale.

Ma lo stesso modo in cui il Governo sta non-affrontando il riesplodere dell'emergenza è indicativo. Il nuovo decreto di oggi (che tra l'altro smentisce l'altro decreto, quello che proclamò chiusa l'emergenza) conferma che, così come, a livello nazionale, Berlusconi sembra voler "tirare a campare", raccattando deputati qua e là nella speranza di riuscire a beffare i finiani o a stringere un nuovo accordo con loro, allo stesso modo in provincia di Napoli si prova di giorno in giorno a trovare un posto dove mettere i rifiuti: prima 10.000 tonnellate nella mega-discarica-che-non-doveva-mai-più-essere-aperta di Giugliano, poi 2000 tonnellate in cinque giorni nelle altre Provincie, poi chissà, costosissime stive di navi per la Spagna. Soluzioni temporanee, ben più temporanee delle stesse discariche, perchè evidentemente ciò che importa non è risolvere il problema, ma "contenerlo" il più possibile per più tempo è possibile e con meno proteste, strumentalizzabili da altri, è possibile. Fino al fatidico 14 Dicembre? Chissà.

Intanto, le strade continuano ad essere sommerse di rifiuti. Senza quell'attenzione mediatica che ci fu all'epoca del governo Prodi, ovviamente. E di soluzioni vere (incentivazione della raccolta differenziata, realizzazione di impianti di compostaggio e riciclo, politiche di riduzione dei rifiuti, ecc.) nemmeno l'ombra.

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Emergenza latente
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2010


                                            

Dopo la "risoluzione" dell'emergenza rifiuti in Campania, vero fiore all'occhiello mediatico di questo Governo (complice il mondo del giornalismo e dell'opposizione, incapace di sottolineare come Berlusconi e soci avessero semplicemente spostato i rifiuti in discariche tra l'altro costruite dal predecessore di Bertolaso, il commissario De Gennaro), i riflettori si sono sempre più spenti sulla situazione dei rifiuti in Campania. Tanto che, dopo che il 31 Dicembre 2009 è finita per decreto l'emergenza rifiuti, nessuno può più informarsi sulla situazione del ciclo dei rifiuti in Campania. Perlomeno su Internet, dato che con quel decreto è stato chiuso il portale www.emergenzarifiuticampania.it, il sito della struttura commissariale che, seppur non in maniera perfetta, forniva aggiornamenti continui in materia.

E così possiamo ragionare solo sui dati al 31/12/09. Ragionamenti interessanti, però. Secondo quelli forniti da Bertolaso nella sua relazione al Parlamento, a quella data questa era la situazione per quanto riguarda la capacità di smaltimento delle 6.700 tonnellate di rifiuti prodotti mediamente ogni giorno in Campania:

- discarica di Savignano Irpino (AV): capacità residua 450mila tonnellate;

- discarica di Sant'Arcangelo Trimonte (BN): c.r. 400mila tonnellate;

- discarica di Chiaiano (NA): c.r. 587.122 tonnellate;

- discarica di San Tammaro (CE): c.r. 1.292.027 tonnellate;

- discarica di Terzigno (cava Sari) (NA): c.r. 465.319 tonnellate.

Nell'elenco erano previste anche la seconda discarica di Terzigno (cava Vitiello - 3.000.000 tonnellate), Andreatta (AV - 1.000.000 tonnellate) e di Serre (2.000.000 tonnellate), tanto da far dire a Bertolaso che la Campania era a posto per almeno 4 anni, ma queste discariche in realtà sono ancora sulla carta e difficilmente verranno mai realizzate: l'unica probabile, la cava Vitiello, è stata pure bloccata dal TAR. Restano quindi 3.194.468 le tonnellate di rifiuti che secondo Bertolaso potevano essere conferite nelle discariche campane, al 31 Dicembre 2009.

Nel frattempo sono passati 246 giorni che, al ritmo di 6700 al giorno, rappresentano 1.648.200 tonnellate smaltite finora nel 2010. Resterebbero quindi 1.546.268 tonnellate di "spazio", dato che nel frattempo nessuna discarica è stata aperta, equivalenti ad altri 231 giorni di "sopravvivenza". Cioè a metà Aprile 2011. Poi, se non si prenderanno nuovi provvedimenti, i rifiuti si ammasseranno sempre di più nelle strade, senza alcuno sfogo. Mi direte voi: ma non c'è anche l'inceneritore di Acerra? E' vero, ma il suo funzionamento è stato finora altalenante: spesso non funzionano contemporaneamente le tre linee. Comunque, anche ammettendo un suo pieno funzionamento finora (anche qui, i dati non sono disponibili), sono 492.000 tonnellate smaltite, che allungherebbe di altri 73 giorni il periodo di sopravvivenza. Ovvero fino a fine Giugno 2011. Altro che 2013.

Ma il vero problema è che i dati di Bertolaso sono molto dubbi. Proprio sul "suo" sito www.emergenzarifiuticampania.it si dice che, sempre al 31/12/09, a Savignano sono state conferite 610mila tonnellate sulle 700mila a disposizione, mentre a Sant'Arcangelo 650mila su 700mila (e chi ha seguito costantemente gli aggiornamenti su questo sito sa che è così; qualche cifra non coinciderebbe nemmeno su Terzigno e Chiaiano, ma lasciamo stare). Quindi 140mila tonnellate di "spazio residuo" nel complesso, rispetto alle 850mila delle parole di Bertolaso. E così dobbiamo togliere 710mila tonnellate ai nostri calcoli, ovvero 106 giorni: scendiamo a 198 giorni di sopravvivenza, ovvero fino a metà Febbraio. E tenete conto che, a questo punto, dopo 8 mesi, le due discariche in questione dovrebbero essere molto prossime all'esaurimento: e sarà difficile smaltire 6.700 tonnellate nel solo inceneritore di Acerra e nelle due discariche di Terzigno e San Tammaro (a Chiaiano ci vanno poche centinaia di tonnellate al giorno). Difficoltà e raccolta di rifiuti "a singhiozzo" in arrivo, insomma. 

Se poi ci aggiugiamo che a San Tammaro dovevano finirci praticamente solo il milione di tonnellate di rifiuti accumulati nel sito di stoccaggio "provvisorio" di Ferrandelle, comprenderete come aumentano i miei dubbi. In tal caso rimarrebbero 49 giorni di sopravvivenza, ovvero fine Ottobre.

Che confusione, insomma. Dovuto ad un colpevole vuoto d'informazione voluto dal Governo e che vede ancora complice l'opposizione (tutta) e il mondo dell'informazione. Il Governo ci dica chiaramente qual'è la situazione dei rifiuti in Campania e prenda i dovuti provvedimenti, rispettando le promesse sullo sviluppo della raccolta differenziata (attualmente ferma al palo) e cercando di superare il modello di gestione basato solo su discariche e inceneritori, con l'impiego di centri di riciclo ed altri sistemi alternativi. Altrimenti non ci vengano a chiedere di aprire nuove discariche "per l'emergenza", di fronte ai rifiuti in strada, dopo aver tentato fino all'ultimo di nascondere tutto.

E, intanto, nella "Terra dei Fuochi" si continua a bruciare ...

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Giorgio, Giorgio ...
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2010


                                                

Incredibile ma vero. Questo deve aver pensato chiunque, con un minimo di consapevolezza delle leggi, nel leggere le motivazioni con le quali Giorgio Napolitano ha "giustificato" la sua firma al "decreto salvaliste" a chi, via mail, gliene chiedeva il perchè.

In sostanza, per quello che dovrebbe essere il nostro Presidente della Repubblica, "non si poteva escludere il maggior partito d'Italia". Insomma, per il tutore dell'ordine costituzionale non contano le leggi, non contano le regole, non conta la Costituzione, ma conta unicamente il presunto "diritto" degli elettori di un grande partito a votare il loro partito, anche se questo partito è totalmente fuorilegge. A questo punto non avrebbe nemmeno senso parlare di "decreti costituzionali" e decreti "inconstituzionali", come quello che è stato presentato per primo a Napolitano: ogni decreto è costituzionale se riguarda il "primo partito". E i partiti piccoli? Si devono fottere solo perchè sono piccoli? Cose da pazzi.

Per carità, non è una baggianata pensare che "non si possa escludere il primo partito". E' un "ragionamento politico", che potrei anche condividere. Il fatto è che al Presidente della Repubblica compete il rispetto delle regole, non i "ragionamenti politici", che invece spettano al Parlamento. Ed era infatti in quella sede che andava approvato il "salvaliste", con l'accordo di tutte le forze politiche. E se questo non era possibile, pazienza: non è certo colpa di nessuno, se non dei dirigenti del PDL, se il "primo partito" non si presenta in una dannatissima circoscrizione.

Insomma, Napolitano ha toppato, e di brutto. Quasi ne andrebbero chieste le dimissioni, anzichè assolverlo come fa ipocritamente una parte dell'opposizione. Anche questo è incredibile, ma vero: si riesce a dichiarare incostituzionale un decreto e contemporaneamente a dire che il Garante della Costituzione ha fatto bene a firmarlo. La mancanza di palle è contagiosa, a quanto pare.

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Fascismo
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2010


                                              

Non ne abbia a male Napolitano, ma non mi viene altro termine per definire lo strupro della democrazia commesso dal Governo l'altra sera, anche con la sua complicità. "Fascista", d'altronde, è l'unico aggettivo adatto per definire una norma che modifica le regole del gioco a giochi già fatti, e questo è quello che fa il presunto "decreto interpretativo salvaliste".

Altro che interpretativo. Questo decreto concede alle liste non ammesse la possibilità di ricorrere al TAR anche un mese prima del voto, ma non la possibilità di ricorrere sulle liste ammesse; inoltre, concede alle liste di essere ammesse anche senza presentare formalmente le firme, ma semplicemente dimostrando di essere nei locali dell'ufficio elettorale (!); concede alle liste trovatesi in questa condizione di presentarsi ufficialmente a partire dal primo giorno non festivo successivo all'entrata in vigore del decreto; accorcia a soli sei giorni i giorni che devono passare dall'affisione del manifesto con le liste al giorno del voto. A prescindere dal "merito" (?!?) dei provvedimenti, in cosa questi provvedimenti sarebbero una interpretazione della legge esistente? Sono innovazioni a giochi fatti, e basta. Non solo: il secondo comma del'art. 15 della legge 400/1988, tuttora in vigore, impedisce espressamente di modificare con decreto le materie indicate nell'art. 72 della Costituzione, tra le quali la materia elettorale; d'altronde dovrebbe essere ovvio, dato che le regole elettorali sono una garanzia fondamentale della democrazia.

Eppure questo Governo "fascista" (ora possiamo dirlo) non si è fermato davanti all'ovvietà. Il problema, piuttosto, è chi doveva fermarlo, ovvero il sig. Giorgio Napolitano, che mi rifiuto a questo punto di definire Presidente della Repubblica, ovvero colui che dovrebbe il garante della legalità costituzionale, ha fatto finta di non vedere, per mancanza di "palle" evidentemente. Mi dispiace, perchè lo stimavo molto, ma mi ha deluso profondamente. Ormai non vedo più difese dai soprusi di questo Governo, se non la protesta popolare. Speriamo ci sia, e bella forte.

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Perdiamo l'acqua
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2009


                                                     

Oggi la Camera ha convertito in legge il decreto Ronchi sulla liberalizzazione del settore idrico. Molte le polemiche, compresa una viva protesta via Web, che hanno messo l'accento sul pericolo di una "privatizzazione dell'acqua". In realtà, grazie ad un emendamento del PD, la proprietà dell'acqua resta in ogni caso pubblica, dunque, almeno in linea ideale, questo pericolo è scampato. Tuttavia, resta nella sostanza il pericolo di interessi speculativi che entrino nella gestione di una risorsa essenziale, non facoltativa, come l'acqua.

Con l'approvazione di questo provvedimento, infatti, tutti i Comuni italiani saranno costretti a cedere almeno il 30% delle proprie società pubbliche dell'acqua ai privati e a cederne loro pure la gestione, a meno di aumentare la quota dei privati al 40%; le società pubbliche che non adempieranno a questo obbligo saranno sciolte. Questo può comportare una forte lievitazione delle bollette, magari con la scusa di migliorare il servizio. Infatti, come ci ricorda il Corriere, i prezzi delle bollette in Italia sono fra i più bassi nel mondo (per un consumo annuo di 200mila litri d'acqua si spendono mediamente in Italia 177 euro, a Tokyo 280, a Bruxelles 560, a Parigi 740, a Berlino 970), ma il servizio è pessimo, con il 15% degli Italiani non coperti dalle fognature, il 30% non coperto da depuratori e con reti idriche che perdono il 30% dell'acqua lungo le condotte.

Ora, se l'ingresso dei privati riuscirà a ridurre questi problemi, sarebbe anche ammissibile un aumento delle bollette (proporzionato al miglioramento, ovviamente). Ma il decreto Ronchi, siccome obbliga gli Enti a cedere ai privati, ma non ai privati di acquistare, potrebbe portare alla paradossale conseguenza che i privati acquistino le società pubbliche floride, sottraendo forti guadagni ai Comuni virtuosi, mentre lascino appiedate quelle in difficoltà (ovvero, quelle con i servizi e le perdite economiche, ed idriche, peggiori), o al massimo le acquistino ad un prezzo stracciato. Facendo così, insomma, un enorme regalo alle lobby dell'acqua, italiane, ma soprattutto straniere, come le francesi Veolia e Suez, a scapito dei Comuni e, quindi, dei cittadini.

Ma non sarebbe stato meglio lasciare la situazione com'è, concentradosi invece su forti investimenti statali sulla ristrutturazione delle reti, riguadagnando i soldi investiti con il risparmio d'acqua che ne sarebbe derivato?

P.S. Comunque, è scandaloso che su questa materia così delicata, con una maggioranza così ampia a disposizione ed un numero basso di emendamenti, il Governo abbia deciso di porre la 26esima questione di fiducia di questa legislatura. Si pensi che, nello stesso periodo, il Governo Prodi l'aveva posta solo 18 volte ... e ho detto tutto.

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Roulette Abruzzo
post pubblicato in Diario, il 23 giugno 2009


                                             

Oggi la Camera ha approvato il "decreto terremoto", meglio detto "decreto nulla" per l'inconsistenza delle misure intraprese e soprattutto della loro copertura economica: poco più di un miliardo di euro per il 2009, giusto per soddisfare le primarie esigenze (un tetto prefabbricato prima dell'inverno), e poi piccoli finanziamenti spalmati per i prossimi 20 anni (fino al 2032): il che la dice lunga sui tempi della ricostruzione.

Ancora peggio, poi, se volgiamo lo sguardo alla copertura di questi finanziamenti. A parte l'ennesima pesca nei Fondi Fas (i fondi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno e che il Governo ha utilizzato per tutt'altro, in questo primo anno di attività), un imprecisato riferimento alla lotta all'evasione, fino al ridicolo riferimento ai "risparmi" che sarebbero conseguiti allo spostamento del G8 a l'Aquila (ma poi, nello stesso decreto, si specifica che tutto ciò che si doveva realizzare a La Maddalena verrà realizzato lo stesso: e allora quali soldi si sono risparmiati?), il decreto si basa essenzialmente sulla "fortuna". Aumento delle poste minime, raddoppio delle tasse sulle vincite, liberalizzazione del gioco d'azzardo online, "gratta e vinci" dedicati all'Abruzzo.

Insomma, per molti Abruzzesi avere una casetta prima del rigido inverno potrebbe dipendere da se qualche Italiano sarà abbastanza bravo da indovinare i "magici sei". O da se gli Italiani compreranno in massa più gratta e vinci. Evidentemente risparmiare circa 6 miliardi di euro rinviando inutili e controproducenti cattedrali nel deserto come il Ponte, o ben 17 miliardi rinunciando all'acquisto insensato di 131 nuovi cacciabombardieri, devono essere sembrate strade troppo poco avvicenti per il Governo. A loro "non piace vincere facile" ...

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La "legge infame", morte del diritto
post pubblicato in Diario, il 11 giugno 2009


                                             

Dopo la scorpacciata elettorale, e non a caso, mi trovo a dover parlare del decreto intercettazioni, approvato oggi dalla Camera con l'ennesimo voto di fiducia chiesto dal Governo. Non a caso, dicevo, perchè il provvedimento era uscito dall'apposita Commissione della Camera già quattro mesi fa. Se non è stato affrontato finora, dunque, è per non pagare le prevedibili e negative conseguenze elettorali di un provvedimento avversato da tutte le opposizioni (anche l'UDC, sempre dialogante sui temi della Giustizia), dall'Associazione Nazionale Magistrati, dal Consiglio Superiore della Magistratura, dal Procuratore Nazionale anti-Mafia, dall'Ordine dei Giornalisti e da chiunque abbia ancora conservato un minimo di indipendenza di giudizio in questo Paese dove la pubblica opinione è quasi morta.

Il motivo? La nuova legge straccerà due principi fondamentali di una società democratica: il diritto ad una Giustizia che funzioni e il diritto all'informazione. Basta leggere la lunga lista di modifiche alla legge vigente: le intercettazoni saranno impossibili per reati con pene previste inferiori a 5 anni, mentre saranno inutili per gli altri reati, in quanto saranno possibili solo se ci sono già "evidenti indizi di colpevolezza" (ma le intercettazioni servono proprio per accertare tali evidenze, dopo le quali scatta l'arresto: se ci sono già, perchè intercettare?). Gli unici reati esclusi da tale disciplina sono quelli di mafia e terrorismo, ma in tanti casi tali reati si scoprono indagando su altri reati. Stesso discorso per le intercettazioni ambientali: si potranno mettere le cimici solo in luoghi dove già si sa che si sta commettendo una attività criminosa (ma allora, a che diamine serviranno?). Introdotti anche dei limiti di tempo: non si potrà intercettare una stessa utenza per più di 60 giorni, compreso i reati di mafia e terrorismo. Altro assurdo è il divieto di utilizzo di un'intercettazione per un reato diverso da quello per il quale è stata chiesta, tranne che per i reati di mafia e terrorismo: ovvero, se io scopro, mentre intercetto per mafia qualcuno, che quel qualcuno sta intrattenendo una relazione pedofila, non lo si può arrestare. Ed altre norme più o meno accettabili, ma comunque tutte tese ad indebolire uno strumento così importante per la Giustizia, grazie alla quale tanti criminali sono stati arrestati.

Per quanto riguarda il diritto a conoscere dei cittadini, invece, il decreto vieta, e punisce severamente, la pubblicazione delle intercettazioni fino alla fine delle indagini preliminari. Le conseguenze di ciò sono brillantemente descritte da D'Avanzo in questo articolo di Repubblica: non verremo più a conoscenza di un bel niente, se non in fortissimo ritardo, a meno di non violare la legge.

E' una vergogna. La società italiana non può accettare un simile sopruso della giustizia, della libertà di stampa e della democrazia senza dire niente. Nemmeno gli elettori di questo Governo, imbrogliati da falsi difensori della sicurezza che con questo decreto faranno esultare di gioia criminali e malfattori. Bisogna agire con ogni mezzo, fosse anche un Referendum. Perchè, se nemmeno su questo si raggiungesse il quorum, vuol dire che in Italia siamo proprio alla frutta.

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Fanno voti sulla pelle dei bambini ... vergogna!
post pubblicato in Diario, il 15 maggio 2009


                                              

Ieri è stata approvata alla Camera la fiducia sull'ennesimo "decreto sicurezza" del Governo. Tanti i provvedimenti, tanta l'ignoranza, tanta la xenofobia, tanta la demagogia, tanto il populismo, tanta l'inconcludenza. Ma quello che mi preme sottolineare oggi è un aspetto di questo decreto, che secondo me rappresenta perfettamente la crudeltà e l'insensatezza che sembrano guidare il Governo nelle sue folli scelte. Quale? Quello dei cosiddetti "bambini invisibili".

Ne avevo già parlato qualche giorno fa, in un post che vi invito a rileggere, quando ancora doveva essere approvata la norma. Numerose associazioni, tra cui l'Unicef, denunciavano come la norma impedisse agli immigrati di riconoscere i propri figli, strappandoli dal loro nucleo familiare e destinandoli all'adozione. Il Governo però ha cercato di nascondere e negare l'evidenza, e fino all'ultimo ha irriso l'opposizione che denunciava questi fatti, bollandola di dire "insulti e falsità". E addirittura, quando Franceschini ha fatto nel suo intervento alla Camera un riferimento alla vicenda, si è beccato una sonora "mandata a quel Paese" dal Ministro Maroni, tanto che Rosy Bindi, che presideva la seduta, lo ha richiamato ad assumere "atteggiamenti più consoni all'Aula".

Ecco però quello che scrive Il Giornale descrivendo il decreto: "(...) Adottabili i figli delle clandestine: Per accedere ai pubblici esercizi gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (tranne che per l’iscrizione dei figli alla scuola dell’obbligo). Altrimenti, essendo la clandestinità un reato, scatterà l’obbligo della denuncia. Le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili".

Il Giornale
, per chi non lo sapesse, è di proprietà della famiglia Berlusconi. Dunque non può essere certo bollato di dire falsità per colpire il Presidente del Consiglio. E' dunque la prova provata per tutti coloro che non volessero arrendersi all'evidenza, o non volessero prendersi la briga di leggersi il testo del decreto.

E allora, l'unico commento che si può fare è uno solo: un grande, enorme VERGOGNA. A questa gente e a chi li vota.

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Lesa democrazia
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2009


                                                         

Oggi abbiamo vissuto una giornata incredibile, sotto il profilo del rispetto delle libertà, della democrazia, della civiltà. Abbiamo assistito ad un Capo di Governo irresponsabile e simil-dittatoriale che ha cercato di intervenire con un decreto all'ultimo all'ultimo per cancellare una sentenza definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione, dopo più di 10 anni di travagli giudiziari, con ricorsi, appelli, contro-ricorsi, conflitti di attribuzione fra Stato e Magistratura, rimandi alla Corte Europea, ecc. ecc.

Un travagliato percorso giudiziario che ha appurato varie cose:
- non esistono nella legislazione Italiana leggi riguardanti il "fine-vita", ovvero leggi che prevedano la possibilità per il paziente di mettere per iscritto le proprie volontà riguardante il rifiuto o meno dei trattamenti terapeutici, ivi inclusa l'alimentazione artificiale, in caso di stato vegetativo e/o incosciente, e di far rispettare tali volontà;
- dai principi costituzionali, tuttavia, si evince che esiste tale diritto;
- tuttavia, tali condizioni di incoscienza devono essere irreversibili, tali che "non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benchè minima possibilità di un qualche recupero della coscienza";
- inoltre, la volontà del paziente deve essere espressamente dichiarata, o in alternativa deve essere "provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure".

I virgolettati sono tratti dal dispositivo della Cassazione che ha posto fine al decennale calvario giudiziaro di Beppino Englaro, padre di Eluana, riconoscendo tali diritti e le condizioni inderogabili per riceverlo: l'irreversibilità e l'accertamento delle volontà del paziente, parametri entrambi riscontrati in Eluana dopo anni di accertamenti, sui quali è stata posta una sentenza, ripeto, definitiva e passata in giudicato. Punto.

Un normale Paese si sarebbe fermato di fronte a questo. Anzi, riconoscendo i propri errori nell'aver lasciato un tale vuoto legislativo, avrebbe chiesto unanime al Governo di preparare una legge che ricalchi tale sentenza ed eviti ulteriori travagli giudiziari per altre persone. E invece no. Spinto dalle ingerenze della Chiesa, spinto da certi fondamentalisti cattolici (chi scrive è un cattolico credente, lo sottolineo onde evitare equivoci), spinto dalla volontà di farsi bello di fronte a parte del suo elettorato come difensore della "Cattolicità" e della vita (loro, pluri-divorziati a tutti i livelli, a partire da Berlusconi, Fini, Bossi e Casini), il Governo Berlusconi ha deciso di sfidare la Costituzione, approntando un decreto "ad personam", stavolta non per salvare le aziende del Premier o la sua fedina penale, ma per bloccare l'attuazione di una sentenza, ripeto, definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione. Questo nonostante il Presidente della Repubblica, e con lui il Presidente della Camera, avessero preannunciato al Governo i suoi forti dubbi sulla costituzionalità di un eventuale decreto "blocca-Eluana". Ma Berlusconi se ne è solennemente fregato, approvando il decreto e sfindando il Quirinale, con frasi del tipo "se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del Governo", chiamando in causa l'appoggio di costituzionalisti come Onida (che invece ha smentito, e d'altronde si era già espresso contro al decreto), sparando follie del tipo "Eluana è viva, potrebbe fare figli". Un voto all'unanimità estorto con le minacce, dato che la Prestigiacomo, che si era detta contro il decreto, ha votato a favore perchè Berlusconi nel Consiglio dei Ministri ha dichiarato che "in caso contrario, avrei dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto" (e allora la Prestigiacomo avrebbe dovuto avere un sussulto di dignità e dimettersi, invece di subire). Insomma, un atteggiamento para-fascista che fortunatamente è stato stoppato dal Presidente Napolitano, che ha ricordato a Berlusconi le più elementari regole della democrazia e che firmare il decreto avrebbe significato dire che si possono cancellare per decreto le sentenze definitive, passate in giudicato e in corso di esecuzione: ovvero avrebbe voluto dire la fine dell'indipendenza e della funzione della Magistratura e con essa la morte della democrazia.

Ma Berlusconi non si è arreso. Lungi dal chiedere scusa per lo scempio della democrazia svolto oggi, si prepara a bloccare il Parlamento per i prossimi 3 giorni, costringendolo ad approvare un disegno di legge sul testamento biologico che però impedirà ad Eluana di veder riconosciuto il proprio diritto. Perchè Berlusconi ha detto che il ddl avrebbe ricalcato le volontà del decreto, dunque sarà simile al ddl di maggioranza, il ddl Calabrò, che non riconosce il diritto (quello descritto sopra) se non per volontà scritta, non riconosce il diritto a rifiutare l'alimentazione e a dire il vero non riconosce nemmeno il diritto, dato che comunque la decisione finale spetta al medico. Insomma, una legge che aggira la sentenza della Cassazione e probabilmente non la evita (perchè se la Cassazione ha stabilito che tali diritti si evincono dalla Costituzione, non vedo come si possa impedire l'esercizio di tale diritto se non cambiando la Costituzione).

Spero vivamente allora che di fronte alla deriva anti-democratica di questo Governo, presente da tempo ma ben celata da questo Governo fino ad oggi, si innalzi in tutto il Paese una forte voce di opposizione, con forti e durature manifestazioni in tutta Italia, e una dura opposizione, se non ostruzionismo, in Parlamento contro una legge che non risolve i problemi e che non riconosce i diritti che sono stati riconosciuti ad Eluana da una sentenza, ripeto per l'ultima volta, definitiva, passata in giudicato ed in corso di esecuzione. E' l'ora di reagire.

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Avete voluto la bicicletta? E ora pedalate
post pubblicato in Diario, il 22 ottobre 2008


                                                  

Ricordate la campagna demagogica della Lega su Malpensa? Sui cattivoni francesi che scippavano il Nord di una risorsa fondamentale come l'hub di Malpensa e sul prossimo Governo che "salverà Maplensa"? Ebbene: non solo le loro argomentazioni erano, nei fatti, poco difendibili, dato che Malpensa non è mai stato un vero hub e perdeva 200 milioni di euro l'anno (ne parlai qui). Ma poi, seguendo Berlusconi nel suo folle volo verso il nulla, alla fine si sono trovati con una compagnia che comunque cancella l'hub di Malpensa (e pure quello di Fiumicino), tagliando anche quasi tutte le rotte internazionali. Oltre ai miliardi di debiti pagati da noi consumatori, alle migliaia di licenziamenti in più, al declassamento della compagnia, all'alta quota straniera, e tutte le cose che abbiamo già detto e stradetto.

E così la Lega è rimasta molto delusa quando il Governo ha messo la fiducia sul decreto Alitalia (l'ennesima, nonostante una maggioranza schiacciante), stoppando un emendamento della Lega che puntava a salvare almeno le rotte e gli slot di Malpensa. Niet. La Cai non è capace di coprire queste spese, e quindi i leghisti si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano.  E poco importa se il Governo è stato battuto su un Odg del PD proprio sulla questione, grazie ai voti della Lega, perchè tanto gli impegni degli Odg non sono certo vincolanti.

Mi verrebbe quasi da dire "ben gli sta"; se in mezzo non ci fossero dipendenti e soldi buttati. L'ennesima dimostrazione della gestione disastrosa del Governo Berlusconi su Alitalia.

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