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il blog di Francesco Zanfardino
L'esodo biblico
post pubblicato in Diario, il 6 agosto 2011


29mila bambini morti in 3 mesi. Solo in Somalia. Cifre che fanno impallidire qualsiasi dei problemi di cui ci lamentiamo in Italia, eppure la situazione nella nostra ex-colonia non è degna dell'attenzione del nostro Governo nè, a dire il vero, dell'intera comunità internazionale, che poco o nulla stanno facendo in termini di aiuti umanitari ad una popolazione stremata dalla carestia e da una guerra interna che si trascina ormai da 30 anni a questa parte, con la mancanza di un solido governo centrale o anche di una missione internazionale, con il conseguente formarsi di stati interni semi-autonomi e il libero scorribandare dei signori della guerra e delle milizie fondamentaliste, che impediscono l'apertura dei corridoi umanitari, costringendo ogni giorno migliaia di Somali alla fuga verso i Paesi vicini come il Kenya, dato che ben 3,7 milioni di Somali (ovvero un somalo ogni tre) sono esposti al rischio denutrizione.

In Etiopia già si sono rifugiati oltre 230mila somali, in Kenya ne arrivano mediamente 1.300 al giorno per un numero complessivo di oltre 400mila rifugiati nei campi profughi kenyoti. E pensare che in Italia si parlò di "esodo biblico" per qualche migliaia di immigrati che scampavano alla repressione della "rivoluzione araba" in Nordafrica ... mentre in Italia si tuona per i pericoli per la nostra economia derivanti dalla troppa apertura all'immigrazione, paesi poverissimi come quelli dell'Africa orientale, anch'essi afflitti dalla stessa carestia, non esitano ad accogliere centinaia di migliaia di persone, senza nemmeno una forte assistenza internazionale: anzi l'Unhcr (l'organizzazione dell'ONU per la protezione dei rifugiati) denuncia come siano stati stanziati solo 59 milioni di euro dei 144 promessi, che comunque non sarebbero sufficienti a contrastare del tutto l'emergenza.

E così sono, come al solito, le organizzazioni non governative a tentare di sopperire alle mancanze della Comunità internazionale. In Italia ad esempio il network di ong "Agire", che tra l'altro conta 9 ong operanti in Africa orientale, ha lanciato l'appello per una raccolta fondi, fortunatamente rilanciato anche da varie testate giornalistiche e partiti politici (es. il PD), con diverse modalità di sottoscrizione tra cui un sms al 45500 per donare 2€ alla cooperazione umanitaria in Africa orientale.

Certo che questi problemi non andrebbero certo risolti dalle ong ma dai Governi. E la cosa fa ancora più rabbia se pensiamo che Bossi, la Lega e tutto il carrozzone anti-immigrazione ci ripete da anni lo slogan "aiutiamoli a casa loro": alla faccia ...

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Nel frattempo, a Giugliano ...
post pubblicato in Diario, il 3 agosto 2011


 

Mentre l'attenzione di tutta Italia si concentra sull'ennesimo discorso pieno di chiacchiere, sempre le stesse, e zero fatti pronunciato alle Camere dal premier morente Berlusconi, a Giugliano, provincia di Napoli, un autocompattatore sversa i propri rifiuti urbani in mezzo alla strada, alla luce del giorno, come se fosse una cosa normale.

Nel video che documenta il fatto, postato oggi su YouTube, si vede per l'appunto un autocompattatore, che l'autore del video ritiene appartenere all'ASIA (l'azienda del Comune di Napoli che si occupa della raccolta dei rifiuti), che sversa il proprio contenuto senza troppe remore in uno spiazzale adiacente a via Casacelle (per chi volesse rintracciarlo con Google Maps, è in prossimità dell'incrocio con via Pigna), tra l'altro già riempito di rifiuti per la mancata raccolta (o forse, a questo punto, per i continui sversamenti illegali?). Dire che tutto ciò è incredibile è a dir poco. Tanta spudoratezza nell'attuare un simile gesto criminale non me la sarei mai aspettata, nemmeno in questa terra dove ormai non ci si riesce a stupire più di nulla, specialmente nella gestione di questa eterna "emergenza" rifiuti.

Eppure questo video, al momento in cui scrivo, ha ancora giusto qualche centinaio di visualizzazioni. Allora faccio un appello a tutto il popolo di Internet: sfruttiamo tutte le nostre enormi potenzialità e condividiamo tutti questo video il più possibile, così che questo scempio salga agli onori della cronaca nazionale e pretendi spiegazioni, ammesso che una spiegazione a tale immondità sia possibile, e logiche conseguenze.

Aggiornamento del 4 Agosto: in seguito all'indignazione scatenata sul web, nonostante la ritrosia dei principali siti d'informazione, l'ASIA ha smentito l'appartenenza dell'autocompattatore protagonista del video, dato che mancano i contrassegni tipici dell'ASIA ed anche i colori delle divise dei suoi dipendenti (che sono verdi, e non arancioni). Non a caso ho specificato nell'articolo che l'appartenenza all'ASIA era stata attribuita dall'autore del video e non da una oggettiva constatazione.

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Tiramm a campà
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2010


La situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania è sempre più lo specchio della decadenza di questo Governo. Già il ritorno stesso della monnezza per le strade è la manifestazione più palese del "crollo della propaganda", ovvero quel mix di annunci e soluzioni mediatiche che Berlusconi e soci avevano propinato agli Italiani in due anni di "governo", facendo credere di aver davvero lavorato per loro e, anzi, di aver compiuto veri e propri miracoli nei confronti dei disastri causati dalla sinistra e dalla crisi internazionale.

Ma lo stesso modo in cui il Governo sta non-affrontando il riesplodere dell'emergenza è indicativo. Il nuovo decreto di oggi (che tra l'altro smentisce l'altro decreto, quello che proclamò chiusa l'emergenza) conferma che, così come, a livello nazionale, Berlusconi sembra voler "tirare a campare", raccattando deputati qua e là nella speranza di riuscire a beffare i finiani o a stringere un nuovo accordo con loro, allo stesso modo in provincia di Napoli si prova di giorno in giorno a trovare un posto dove mettere i rifiuti: prima 10.000 tonnellate nella mega-discarica-che-non-doveva-mai-più-essere-aperta di Giugliano, poi 2000 tonnellate in cinque giorni nelle altre Provincie, poi chissà, costosissime stive di navi per la Spagna. Soluzioni temporanee, ben più temporanee delle stesse discariche, perchè evidentemente ciò che importa non è risolvere il problema, ma "contenerlo" il più possibile per più tempo è possibile e con meno proteste, strumentalizzabili da altri, è possibile. Fino al fatidico 14 Dicembre? Chissà.

Intanto, le strade continuano ad essere sommerse di rifiuti. Senza quell'attenzione mediatica che ci fu all'epoca del governo Prodi, ovviamente. E di soluzioni vere (incentivazione della raccolta differenziata, realizzazione di impianti di compostaggio e riciclo, politiche di riduzione dei rifiuti, ecc.) nemmeno l'ombra.

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Quello che non torna
post pubblicato in Diario, il 27 settembre 2010


                                           

Non avevo ancora commentato il ritorno della monnezza nelle strade di Napoli e dintorni, dato che, come sapranno i miei ventiquattro lettori assidui, l'avevo ampiamente previsto e ribadito proprio poche settimane prima che scoppiasse questa ennesima crisi. Anzi, come scrivevo in quell'articolo, queste sono solo le avvisaglie di una crisi ben più grave, una vera e propria nuova emergenza rifiuti che scoppierà in Campania fra pochissimi mesi, se nel frattempo il Governo non interverrà con misure straordinarie quale l'apertura di discariche "provvisorie" e l'ampliamento delle discariche esistenti: misure che stanno scatenando e scateneranno, e giustamente, le proteste dei cittadini. Tanto che alla fine, per quietarle, si tornerà di sicuro ad inviare treni di rifiuti fuori Regione, giusto per tamponare un po', e magari scegliendo anche di utilizzare il sito di San Tammaro per i nuovi rifiuti e non per stoccarvi le "ecoballe" accumulate negli oltre dieci anni di emergenza. E sperando che il termovalorizzatore di Acerra torni al più presto a funzionare completamente, e non solo con una linea su tre.

Ma, in ogni caso, lo "showdown" dell'emergenza accadrà presto. E sarà la prova definitiva di quello che dovrebbe già essere evidente a tutti, ovvero il fallimento dell'operazione politico-mediatica messa in campo dal Governo Berlusconi sulla monnezza in Campania. E la gente farà bene, anzi benissimo a protestare, perchè il Governo ha avuto due anni di tempo a disposizione, dopo il superamento dell'emergenza di inizio 2008, per fornire una soluzione definitiva al problema dei rifiuti in Campania. E invece no: si è voluto puntare tutto sulle discariche e sugli inceneritori, risultando ora insufficienti sia le prime che i secondi, dopo aver fatto credere che tutto fosse stato risolto.

Urge invece una soluzione strutturale al problema rifiutiA dire il vero, una soluzione potrebbe esserla proprio la costruzione dei cinque inceneritori inizialmente previsti dal piano Bertolaso, che a pieno regime diminuirebbero decisamente il numero delle discariche necessarie. Ma si tratta di una soluzione primordiale ("bruciamo tutto") e dai non ancora del tutto accertati rischi per la salute (anche se a tutti gli oppositori degli inceneritori consiglierei di concentrarsi sui "roghi tossici" che ogni giorno insozzano l'aria della Campania, e che sono sicuramente molto peggio dei fumi degli inceneritori). Ma la vera innovazione sarebbe puntare tutto su una raccolta differenziata di qualità, obbligatoria per tutti i Comuni e che sia capace di coinvolgere i cittadini, premiandone i comportamenti virtuosi (corretta differenziazione, deposito di vetro, ingombranti, RAEE, ecc. presso le isole ecologiche, riciclo dell'umido tramite compostaggio domestico, eccetera) tramite sconti sulla tassa. Una raccolta differenziata abbinata poi a impianti di compostaggio per il riciclo della frazione umida e "centri di riciclo", come quello famoso di Vedelago (ma copiato in varie parti d'Italia), per il riciclo della frazione secca. In pratica rimarrebbe ben poco da destinare a discariche ed inceneritori, con il vantaggio di recuperare i materiali e poterci guadagnare (oltre che dare lavoro a molti più dipendenti, cosa non da poco in tempi di crisi).

Non ci vorrebbe molto, anzi. Un ciclo dei rifiuti di questo tipo sarebbe convenientissimo per tutti, soprattutto per gli enti locali, che risparmierebbero tantissimo sui costi di smaltimento. Il problema è "solo" la mancanza di volontà, dovuta evidentemente alla commistione della politica con gli interessi, camorristici e non, che stanno dietro al ciclo dei rifiuti basato su discariche e "grandi impianti" come gli inceneritori. E la negazione degli arresti e dell'utilizzo delle intercettazioni per Cosentino, che riguardavano proprio i suoi rapporti con i clan coinvolti nella gestione dei rifiuti, non è proprio un bel segnale in questa direzione.

Ecco quello che "non torna", caro Bertolaso. Invece di reggere il moccolo alla propaganda di Berlusconi e agli interessi oscuri (nemmeno tanto) che stanno dietro ai rifiuti, potevi risolvere davvero in questo modo il problema: invece sei solo uno degli ennesimi complici di questa eterna emergenza monnezza.

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Emergenza latente
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2010


                                            

Dopo la "risoluzione" dell'emergenza rifiuti in Campania, vero fiore all'occhiello mediatico di questo Governo (complice il mondo del giornalismo e dell'opposizione, incapace di sottolineare come Berlusconi e soci avessero semplicemente spostato i rifiuti in discariche tra l'altro costruite dal predecessore di Bertolaso, il commissario De Gennaro), i riflettori si sono sempre più spenti sulla situazione dei rifiuti in Campania. Tanto che, dopo che il 31 Dicembre 2009 è finita per decreto l'emergenza rifiuti, nessuno può più informarsi sulla situazione del ciclo dei rifiuti in Campania. Perlomeno su Internet, dato che con quel decreto è stato chiuso il portale www.emergenzarifiuticampania.it, il sito della struttura commissariale che, seppur non in maniera perfetta, forniva aggiornamenti continui in materia.

E così possiamo ragionare solo sui dati al 31/12/09. Ragionamenti interessanti, però. Secondo quelli forniti da Bertolaso nella sua relazione al Parlamento, a quella data questa era la situazione per quanto riguarda la capacità di smaltimento delle 6.700 tonnellate di rifiuti prodotti mediamente ogni giorno in Campania:

- discarica di Savignano Irpino (AV): capacità residua 450mila tonnellate;

- discarica di Sant'Arcangelo Trimonte (BN): c.r. 400mila tonnellate;

- discarica di Chiaiano (NA): c.r. 587.122 tonnellate;

- discarica di San Tammaro (CE): c.r. 1.292.027 tonnellate;

- discarica di Terzigno (cava Sari) (NA): c.r. 465.319 tonnellate.

Nell'elenco erano previste anche la seconda discarica di Terzigno (cava Vitiello - 3.000.000 tonnellate), Andreatta (AV - 1.000.000 tonnellate) e di Serre (2.000.000 tonnellate), tanto da far dire a Bertolaso che la Campania era a posto per almeno 4 anni, ma queste discariche in realtà sono ancora sulla carta e difficilmente verranno mai realizzate: l'unica probabile, la cava Vitiello, è stata pure bloccata dal TAR. Restano quindi 3.194.468 le tonnellate di rifiuti che secondo Bertolaso potevano essere conferite nelle discariche campane, al 31 Dicembre 2009.

Nel frattempo sono passati 246 giorni che, al ritmo di 6700 al giorno, rappresentano 1.648.200 tonnellate smaltite finora nel 2010. Resterebbero quindi 1.546.268 tonnellate di "spazio", dato che nel frattempo nessuna discarica è stata aperta, equivalenti ad altri 231 giorni di "sopravvivenza". Cioè a metà Aprile 2011. Poi, se non si prenderanno nuovi provvedimenti, i rifiuti si ammasseranno sempre di più nelle strade, senza alcuno sfogo. Mi direte voi: ma non c'è anche l'inceneritore di Acerra? E' vero, ma il suo funzionamento è stato finora altalenante: spesso non funzionano contemporaneamente le tre linee. Comunque, anche ammettendo un suo pieno funzionamento finora (anche qui, i dati non sono disponibili), sono 492.000 tonnellate smaltite, che allungherebbe di altri 73 giorni il periodo di sopravvivenza. Ovvero fino a fine Giugno 2011. Altro che 2013.

Ma il vero problema è che i dati di Bertolaso sono molto dubbi. Proprio sul "suo" sito www.emergenzarifiuticampania.it si dice che, sempre al 31/12/09, a Savignano sono state conferite 610mila tonnellate sulle 700mila a disposizione, mentre a Sant'Arcangelo 650mila su 700mila (e chi ha seguito costantemente gli aggiornamenti su questo sito sa che è così; qualche cifra non coinciderebbe nemmeno su Terzigno e Chiaiano, ma lasciamo stare). Quindi 140mila tonnellate di "spazio residuo" nel complesso, rispetto alle 850mila delle parole di Bertolaso. E così dobbiamo togliere 710mila tonnellate ai nostri calcoli, ovvero 106 giorni: scendiamo a 198 giorni di sopravvivenza, ovvero fino a metà Febbraio. E tenete conto che, a questo punto, dopo 8 mesi, le due discariche in questione dovrebbero essere molto prossime all'esaurimento: e sarà difficile smaltire 6.700 tonnellate nel solo inceneritore di Acerra e nelle due discariche di Terzigno e San Tammaro (a Chiaiano ci vanno poche centinaia di tonnellate al giorno). Difficoltà e raccolta di rifiuti "a singhiozzo" in arrivo, insomma. 

Se poi ci aggiugiamo che a San Tammaro dovevano finirci praticamente solo il milione di tonnellate di rifiuti accumulati nel sito di stoccaggio "provvisorio" di Ferrandelle, comprenderete come aumentano i miei dubbi. In tal caso rimarrebbero 49 giorni di sopravvivenza, ovvero fine Ottobre.

Che confusione, insomma. Dovuto ad un colpevole vuoto d'informazione voluto dal Governo e che vede ancora complice l'opposizione (tutta) e il mondo dell'informazione. Il Governo ci dica chiaramente qual'è la situazione dei rifiuti in Campania e prenda i dovuti provvedimenti, rispettando le promesse sullo sviluppo della raccolta differenziata (attualmente ferma al palo) e cercando di superare il modello di gestione basato solo su discariche e inceneritori, con l'impiego di centri di riciclo ed altri sistemi alternativi. Altrimenti non ci vengano a chiedere di aprire nuove discariche "per l'emergenza", di fronte ai rifiuti in strada, dopo aver tentato fino all'ultimo di nascondere tutto.

E, intanto, nella "Terra dei Fuochi" si continua a bruciare ...

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Il premio
post pubblicato in Diario, il 30 gennaio 2010


                                                    

Berlusconi ha deciso: ancora uno. Ovvero arriva l'ennesimo ministero: sarebbe il ventiquattresimo, a solo uno di distanza dai tanto vituperati  e pletorici 25 ministri di Prodi. Stavolta l'assegnatario della promozione è il Guido Bertolaso, già sottosegretario all'emergenza rifiuti, ai "grandi eventi" e alla Protezione Civile, ma soprattutto uomo-factotum del Governo Berlusconi.

Secondo il Premier, infatti, farlo ministro "è il minimo che possiamo fare dopo l'exploit straordinario che abbiamo visto in questi mesi". Bè, conoscete la mia opinione sui presunti "miracoli" di San Bertolaso, ma mi duole sottolineare ancora una volta che mentre San Silvio e San Guido si lodavano l'un l'altro a L'Aquila, secondo i dati della stessa Protezione Civile ancora 10mila sfollati su 25mila non hanno la "casetta" promessa, nonostante i trionfalismi attuali e le promesse dispensate a piene mani (e a piene televisioni) negli scorsi mesi sul "case per tutti" entro Dicembre scorso.

Evidentemente quei 10mila Aquilani non faranno parte della "gente che ama": lo fanno apposta a non prendersi le case allestite prontamente con un "exploit" dal Governo, pur di dare notizie negative ai giornali "fabbriche di odio".

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Da che pulpito
post pubblicato in Diario, il 24 gennaio 2010


                                                

Come avrete notato, finora non ho parlato di Haiti e della tragedia che l'ha colpita. Ciò che avrei potuto sarebbe stato forse fin troppo scontato. Evidentemente, però, prima o poi dovevo farlo ... e l'occasione me l'ha dato l'onnipresente Bertolaso, l'uomo per tutte le emergenze. Il motivo? La patetica accusa lanciata dal capo della Protezione Civile agli Stati Uniti, accusati di aver messo in piedi una "patetica fiera delle vanità priva di organizzazione" nel gestire i soccorsi.

Il che potrebbe anche essere una critica accettabile, se a farla non fosse stato Bertolaso. Ovvero l'uomo che si è prestato alla propaganda governativa in Abruzzo e Campania, dove la "fiera delle vanità" è arrivata ai massimi livelli. Un uomo che, appena insediatosi alla struttura emergenziale per i rifiuti in Campania, ha dovuto solo tagliare i nastri alle due discariche allestite nel frattempo in cinque mesi dal commissario De Gennaro e dal Governo Prodi, per poi metterci quasi un anno a far partire il termovalorizzatore (consegnatogli completo al 90%) ed ad allestire le discariche di Chiaiano e Terzigno. Uno che, in un contesto ben diverso da quello Haitiano, dove non c'è nè protezione civile, nè esercito, nè ricchezza, ha organizzato la macchina dei soccorsi in Abruzzo certo non alla perfezione come invece pretende ora dagli USA (solo che allora ogni critica a Bertolaso era un'eresia), e ancora adesso non è riuscita a dare una abitazione del progetto C.A.S.E. - M.A.P. ad ancora oltre 10.000 persone, nonostante avesse promesso insieme a Berlusconi "una casetta per tutti entro Dicembre". L'Italia, poi, ha stanziato la "bellezza" di sei milioni di euro per l'emergenza Haiti. Gli USA centinaia di milioni ... perchè Bertolaso non utilizza la sua verve polemica contro Berlusconi?

Ma poi, mi si tolga una curiosità. Cosa ci è andato a fare Bertolaso ad Haiti, se non a fare anche lui l'ennesima passerella?

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Propaganda e viltà
post pubblicato in Diario, il 21 gennaio 2010


                                            

Mentre in Italia si parla di tutt'altro, l'Avvenire pone in evidenza l'irrisolta "questione nomadi". Una problematica usata molto nelle campagne elettorali del 2008, sia a livello nazionale che locale (leggasi Roma), dal centrodestra, e che ha avuto in quel contesto una grande rilevanza mediatica, salvo essere scomparsa di fatto dopo pochi mesi, sia politicamente che mediaticamente. Eppure la questione rimane, eccome: gli accampamenti abusivi dei nomadi, ed il conseguente degrado sociale, sono rimasti, nonostante gli inutili e propagandistici provvedimenti del Governo Berlusconi, tra censimenti e spostamenti di campi.

Questo perchè la politica, certa politica, bravissima nel sfruttare elettoralmente la questione, agitando lo spettro dei rom per cavalcare le paura degli elettori, è però incapace di risolverla davvero, semplicemente perchè non può fare entrambe le cose: non può evocare la cacciata dei rom, e poi ammettere che queste persone, praticamente tutte italiane o romene (dunque comunitarie), non possono essere cacciate. Al massimo può tentare di nascondere il problema, dopo averlo sollevato, come il centrodestra riesce a fare grazie all'importante controllo che esercita sui media (basti pensare a come furono trattati i casi di stupro messi in atto dai romeni all'epoca della giunta Veltroni, e come furono trattati quelli emersi nei primi mesi della nuova giunta Alemanno).

Insomma, una viltà dilagante che andrebbe sostituito da un coraggio riformista, capace di fare le cose giuste anche se impopolari (senza cercare per forza l'impopolarità, sia chiaro). Ecco, il centrodestra che abbiamo al Governo è impossibile che trovi questo coraggio, ma sarebbe bello se le opposizioni, invece di nicchiare sull'argomento, rispondessero alla demagogia proponendo di sostituire l'indecenza dei campi abusivi con dei campi regolari, forniti dei requisiti minimi di vivibilità (costruzioni minimamente sicure, servizi idrici ed elettricità), di integrazione (bus scolastici) e di sicurezza (presidio delle forze dell'ordine), rendendo consapevole l'opinione pubblica che l'alternativa non è l'impossibile cacciata dei rom, ma unicamente ciò che c'è adesso. ovvero degrado e, dunque, criminalità. Coraggio.

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Deja vù
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2010


                                               

L'altro ieri, 12 Gennaio 2010, il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato lo "stato d'emergenza" per le carceri italiane, dovuto all'eccessivo affollamento delle "patrie galere" che dura da anni e che si aggrava di giorno in giorno. Obiettivo del piano del Guardasigilli giungere entro breve tempo (si parla di 2012) a portare la capienza delle carceri italiane dalle attuali 43mila unità a 80mila (anche se in realtà già adesso si è oltre 60mila detenuti ospitati).

Bene. Il sovraffollamento delle carceri è un problema, perchè anche i detenuti hanno dei diritti, e fra questi quello di vivere in condizioni dignitose, e perchè altrimenti l'Italia potrebbe essere costretta a pagare dall'Europa altri pesanti risarcimenti ai detenuti, come quello che fece scalpore nell'Agosto scorso. Ed è giusto affrontare questo problema non con l'ennesima amnistia o indulto, morte del diritto, ma aumentando la capienza delle carceri. Tuttavia, sono molto scettico sull'effettiva capacità di Alfano e del Governo di portare a casa il risultato. Pessimismo "comunista"? No, semplicemente Alfano ha già fatto le stesse promesse già un anno fa: anche allora riconobbe il problema del sovraffollamento, anche allora promise nuove carceri, anche allora nominò un commissario straordinario che avrebbe dovuto presentare un piano "entro 60 giorni", anche allora promise provvedimenti legislativi straordinari per accellerare la costruzione delle carceri.

Era il 23 Gennaio 2009. Evidentemente, in questo mese dell'anno Alfano si sente in vena di promesse ... negli altri, invece, se ne dimentica.

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Emergenze di serie B
post pubblicato in Diario, il 6 gennaio 2010


                                            

Il 10 Ottobre, dopo i funerali svoltisi nel Duomo di Messina, il premier Berlusconi promise agli sfollati dell'alluvione che il Governo avrebbe fatto "tutto in pochissimo tempo". Sono passati tre mesi ormai, e di case non ce n'è traccia. Anzi, pochissimi sono potuti tornare alle loro case, mentre circa 1300 persone sono ancora sfollate negli alberghi in attesa delle "case come all'Aquila" promesse da Berlusconi. Con Giampilieri e le altre città colpite dalla tragedia ridotte a paesini fantasma.

Nè c'è traccia delle "frequenti visite" che il Premier avrebbe dovuto fare nel frattempo. Evidentemente non può più sfruttare nulla mediaticamente lì. I TG invece avrebbero molto da sfruttare, ma se ne guardano bene dal farlo ...

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Munnizza silenziosa
post pubblicato in Diario, il 13 novembre 2009


                                                

Ancora una volta, per l'ennesima volta, il Palermitano è sommerso di rifiuti, davanti praticamente a tutte le scuole e agli angoli di tutte le strade. Quello in allegato è solo uno dei tanti video che circolano su YouTube e che testimoniano non solo la drammaticità dell'evento attuale, ma anche tutti quelli che ripetutamente interessano le varie città dell'intero territorio siciliano. Qualche servizio sulla tragedia appare anche sui Tg nazionali, ma con una solerzia ed una ossessività nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che fu fatto per la "monnezza" napoletana, e soprattutto senza attribuire le giuste colpe politiche a chi di dovere.

Infatti, la "grande" informazione nostrana preferisce ogni volta addossare le responsabilità della vicenda agli scioperi dei netturbini, facendo credere che non si tratti invece di una fortissima carenza strutturale dovuta alla pessima gestione della politica siciliana. E non so solo parlando degli impianti di smaltimento, che comunque scarseggiano (le discariche si stanno esaurendo, e la restante impiantistica è totalmente inadeguata a fronteggiare le esigenze di una Regione dove la scarsa differenziata certo non aiuta a risolvere il problema), ma soprattutto delle cause dei frequenti scioperi dei netturbini, certo non causati dalla noia ma da esigenze reali. Queste persone, infatti, sono sistematicamente messi alle strette da ritardi interminabili nel pagamento degli stipendi e da condizioni lavorative al limite della decenza umana. E di chi è colpa tutto ciò, se non di amministratori incapaci che, nonostante ricevano fiumane di soldi pubblici in più rispetto alle altre Regioni in virtù dell'autonomia speciale della Sicilia, riescono a far indebitare pesantemente, a colpi di clientelismo e collusioni, praticamente tutte le società pubbliche dei propri Enti, ivi incluse quelle che si occupano dello smaltimento dei rifiuti?

Ovviamente, però, questa drammatica verità dà fastidio a chi vorrebbe far credere che il centrodestra, che in Sicilia impera incontrastato, non abbia nulla da vergognarsi sullo smaltimento dei rifiuti. E, quindi, casualmente, la "grande" informazione nostrana si dimentica di farlo notare. Almeno proviamoci noi di Internet a sfondare questo muro di omertà ...

P.S. Ma Minzolini, ogni tanto, almeno per correttezza, non potrebbe fare un "editoriale" su questo invece che sull'antiberlusconismo, sull'informazione "libera" e sull'immunità parlamentare?

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Munnizza tuttu l'annu
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2009




Quello che vedete nei video (cliccateci su due volte per ingrandirli) è solo un piccolo assaggio delle montagne di immondizia che stanno assediando Palermo e dintorni da diversi giorni. In uno dei video si vede addirittura un vero e proprio fiume pieno zeppo di rifiuti, causato dalla combinazione con le pesanti piogge che hanno devastato la Sicilia nei giorni scorsi. Una situazione che sta spingendo all'esasperazione i palermitani, tanto da indurli ad appiccare decine di roghi di rifiuti ogni notte.

E questo nonostante l'aumento record della TARSU, la tassa sui rifiuti, aumentata del 175% in un anno. L'ennessima dimostrazione del fallimento del modello di governo del centrodestra in Sicilia, tutto basato su clientelismo  e pagnottismo (e spesso su connivenze col sistema mafioso) in spregio del merito e delle competenze, che invevitabilmente porta ad immani sprechi di denaro e allo sfascio generale delle amministrazioni. Al punto di arrivare al paradosso di essere, in virtù dell'autonomia speciale, una delle poche Regioni fortunate per il ricevere dallo Stato più finanziamenti delle tasse versate dai siciliani allo Stato, e contemporanemanete di essere piena zeppa di amministrazioni incapaci di pagare i dipendenti delle aziende municipalizzate, riempiendo periodicamente di rifiuti le strade cittadine, lasciando a zero la manutenzione, e addirittura togliendo l'illuminazione pubblica in diversi quartieri.

Eppure di tutto questo non sembra esserci coscienza nell'opinione pubblica. Forse dipenderà dal fatto che, a differenza dell'emergenza napoletana, di queste faccende siciliane si parla poco nei Tg e nelle trasmissioni tv. Forse perchè, per lo stesso motivo, tutti credono che Berlusconi e Bertolaso abbiano risolto tutto in qualche giorno, all'epoca della crisi scoppiata in piena campagna per le Europee. Alla faccia.

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