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il blog di Francesco Zanfardino
Fascismo
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2010


                                              

Non ne abbia a male Napolitano, ma non mi viene altro termine per definire lo strupro della democrazia commesso dal Governo l'altra sera, anche con la sua complicità. "Fascista", d'altronde, è l'unico aggettivo adatto per definire una norma che modifica le regole del gioco a giochi già fatti, e questo è quello che fa il presunto "decreto interpretativo salvaliste".

Altro che interpretativo. Questo decreto concede alle liste non ammesse la possibilità di ricorrere al TAR anche un mese prima del voto, ma non la possibilità di ricorrere sulle liste ammesse; inoltre, concede alle liste di essere ammesse anche senza presentare formalmente le firme, ma semplicemente dimostrando di essere nei locali dell'ufficio elettorale (!); concede alle liste trovatesi in questa condizione di presentarsi ufficialmente a partire dal primo giorno non festivo successivo all'entrata in vigore del decreto; accorcia a soli sei giorni i giorni che devono passare dall'affisione del manifesto con le liste al giorno del voto. A prescindere dal "merito" (?!?) dei provvedimenti, in cosa questi provvedimenti sarebbero una interpretazione della legge esistente? Sono innovazioni a giochi fatti, e basta. Non solo: il secondo comma del'art. 15 della legge 400/1988, tuttora in vigore, impedisce espressamente di modificare con decreto le materie indicate nell'art. 72 della Costituzione, tra le quali la materia elettorale; d'altronde dovrebbe essere ovvio, dato che le regole elettorali sono una garanzia fondamentale della democrazia.

Eppure questo Governo "fascista" (ora possiamo dirlo) non si è fermato davanti all'ovvietà. Il problema, piuttosto, è chi doveva fermarlo, ovvero il sig. Giorgio Napolitano, che mi rifiuto a questo punto di definire Presidente della Repubblica, ovvero colui che dovrebbe il garante della legalità costituzionale, ha fatto finta di non vedere, per mancanza di "palle" evidentemente. Mi dispiace, perchè lo stimavo molto, ma mi ha deluso profondamente. Ormai non vedo più difese dai soprusi di questo Governo, se non la protesta popolare. Speriamo ci sia, e bella forte.

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Questione di principio
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2010


                                                

Perdere il lavoro per una giusta battaglia. Questa la sorte toccata a Luigi Tosti, giudice certamente coraggioso che ha rischiato tutto pur di affermare il principio costituzionale della laicità dello Stato, rifiutandosi di lavorare finchè non fossero stati rimossi i crocifissi da tutti i tribunali Italiani.

Già, perchè una legge fascista (letteralmente, visto che è del 1926) prescrive l'esposizione del crocifisso "sopra il banco dei giudici", "secondo la nostra antica tradizione", come "solenne ammonimento di verità e giustizia". E da tanto la legge è rimasta lì, intoccata e intoccabile, a causa di una Chiesa invadente e di una politica debole, che quando non è totalmente prostata si rifugia dietro un "tanto un crocefisso non ha mai fatto male a nessuno". Certo. Il crocefisso non è certo una svastica. Ma siamo sicuri che non stiamo facendo del male al crocefisso? Siamo sicuri che Gesù vorrebbe che la sua figura sia usata da uno Stato per discriminare le altre religioni? Se ricordo bene la faccenda dei mercanti del Tempio, credo di no.

Ma, al di là di questo, uno Stato che si dice laico non può allo stesso tempo identificarsi in un simbolo religioso. Punto e basta. Poco importa che il simbolo in questione sia innocuo, che anzi rappresenti valori condivisi, e che sia ben voluto dalla maggioranza dei suoi concittadini: rimane uno strappo fortissimo al principio dell'uguaglianza dei cittadini. E chiunque crede in questo principio, cristiano o non cristiano, dovrebbe condividerlo.

Ringrazio allora il giudice Tosti, eroe civile un po' come Englaro. Sì, perchè entrambi hanno cercato di condurre le loro battaglie pubblicamente, invece di ricorrere alle soluzioni più facili, ovvero rispettivamente staccare la spina clandestinamente (accade regolarmente in Italia) o rimuovere da solo il crocefisso. Tanto pochi se ne sarebbero accorti. Già, perchè tanti in Italia sembrano non poter fare a meno del crocefisso, ma poi se ne scordano fin troppo facilmente. Soprattutto i valori che rappresenta.

P.S. In onestà, comunque, il CSM non poteva fare altro. Non ha espresso un giudizio di merito, ma ha solo potuto e dovuto punire il rifiuto di tenere le udienze.

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Va tutto bene
post pubblicato in Diario, il 28 novembre 2009


                                          

E no. Basta derubricarle come "battute". Le parole usate ieri dal premier Berlusconi non hanno alcunchè di ironico, sono semplicemente vergognose. Se io in un post dicessi "se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo", voi cosa direste? Non mi inondereste di messaggi con cui mi comunichereste tutto il vostro sdegno e il vostro schifo, mi direste "vergogna!" e mi accureste di essere mafioso o loro amico? E perchè allora bisogna sempre ridurre tutto ad una "battuta", ad una "ironia" quando queste cose le dice Berlusconi?

In fondo, lui l'ha sempre detto: chi parla dei problemi dell'Italia è "anti-italiano". Se l'opposizione sottolinea i problemi derivanti dalla crisi, è anti-italiana. Se sottolinea le sue figuracce internazionali, è anti-italiana. Se l'informazione fa il suo dovere, è anti-italiana. E chi parla di mafia, evidentemente, è anti-italiano. Tutto deve andare bene, sotto il suo Governo. L'informazione deve ridursi a celebrare le meraviglie del fanstastico mondo di Berlusconi, mentre l'opposizione deve scomparire od essere accondiscendente. Un po' come nel fascismo, insomma.

Peccato che in Italia ben poco vada bene, ed il resto va comunque peggio di come dovrebbe. Se questo dà fastidio al Premier, bè, se ne faccia una ragione: non siamo ancora in una dittatura. Ancora.

P.S. Ma se il Premier teneva tanto all'immagine internazionale dell'Italia, perchè ha usato il suo impero mediatico per martellare ossessivamente sull'emergenza rifiuti in Campania? Evidentemente, doveva ancora ravvedersi: infatti, ora dei rifiuti di Palermo non parla più nessuno ...

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Lesa democrazia
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2009


                                                         

Oggi abbiamo vissuto una giornata incredibile, sotto il profilo del rispetto delle libertà, della democrazia, della civiltà. Abbiamo assistito ad un Capo di Governo irresponsabile e simil-dittatoriale che ha cercato di intervenire con un decreto all'ultimo all'ultimo per cancellare una sentenza definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione, dopo più di 10 anni di travagli giudiziari, con ricorsi, appelli, contro-ricorsi, conflitti di attribuzione fra Stato e Magistratura, rimandi alla Corte Europea, ecc. ecc.

Un travagliato percorso giudiziario che ha appurato varie cose:
- non esistono nella legislazione Italiana leggi riguardanti il "fine-vita", ovvero leggi che prevedano la possibilità per il paziente di mettere per iscritto le proprie volontà riguardante il rifiuto o meno dei trattamenti terapeutici, ivi inclusa l'alimentazione artificiale, in caso di stato vegetativo e/o incosciente, e di far rispettare tali volontà;
- dai principi costituzionali, tuttavia, si evince che esiste tale diritto;
- tuttavia, tali condizioni di incoscienza devono essere irreversibili, tali che "non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benchè minima possibilità di un qualche recupero della coscienza";
- inoltre, la volontà del paziente deve essere espressamente dichiarata, o in alternativa deve essere "provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure".

I virgolettati sono tratti dal dispositivo della Cassazione che ha posto fine al decennale calvario giudiziaro di Beppino Englaro, padre di Eluana, riconoscendo tali diritti e le condizioni inderogabili per riceverlo: l'irreversibilità e l'accertamento delle volontà del paziente, parametri entrambi riscontrati in Eluana dopo anni di accertamenti, sui quali è stata posta una sentenza, ripeto, definitiva e passata in giudicato. Punto.

Un normale Paese si sarebbe fermato di fronte a questo. Anzi, riconoscendo i propri errori nell'aver lasciato un tale vuoto legislativo, avrebbe chiesto unanime al Governo di preparare una legge che ricalchi tale sentenza ed eviti ulteriori travagli giudiziari per altre persone. E invece no. Spinto dalle ingerenze della Chiesa, spinto da certi fondamentalisti cattolici (chi scrive è un cattolico credente, lo sottolineo onde evitare equivoci), spinto dalla volontà di farsi bello di fronte a parte del suo elettorato come difensore della "Cattolicità" e della vita (loro, pluri-divorziati a tutti i livelli, a partire da Berlusconi, Fini, Bossi e Casini), il Governo Berlusconi ha deciso di sfidare la Costituzione, approntando un decreto "ad personam", stavolta non per salvare le aziende del Premier o la sua fedina penale, ma per bloccare l'attuazione di una sentenza, ripeto, definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione. Questo nonostante il Presidente della Repubblica, e con lui il Presidente della Camera, avessero preannunciato al Governo i suoi forti dubbi sulla costituzionalità di un eventuale decreto "blocca-Eluana". Ma Berlusconi se ne è solennemente fregato, approvando il decreto e sfindando il Quirinale, con frasi del tipo "se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del Governo", chiamando in causa l'appoggio di costituzionalisti come Onida (che invece ha smentito, e d'altronde si era già espresso contro al decreto), sparando follie del tipo "Eluana è viva, potrebbe fare figli". Un voto all'unanimità estorto con le minacce, dato che la Prestigiacomo, che si era detta contro il decreto, ha votato a favore perchè Berlusconi nel Consiglio dei Ministri ha dichiarato che "in caso contrario, avrei dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto" (e allora la Prestigiacomo avrebbe dovuto avere un sussulto di dignità e dimettersi, invece di subire). Insomma, un atteggiamento para-fascista che fortunatamente è stato stoppato dal Presidente Napolitano, che ha ricordato a Berlusconi le più elementari regole della democrazia e che firmare il decreto avrebbe significato dire che si possono cancellare per decreto le sentenze definitive, passate in giudicato e in corso di esecuzione: ovvero avrebbe voluto dire la fine dell'indipendenza e della funzione della Magistratura e con essa la morte della democrazia.

Ma Berlusconi non si è arreso. Lungi dal chiedere scusa per lo scempio della democrazia svolto oggi, si prepara a bloccare il Parlamento per i prossimi 3 giorni, costringendolo ad approvare un disegno di legge sul testamento biologico che però impedirà ad Eluana di veder riconosciuto il proprio diritto. Perchè Berlusconi ha detto che il ddl avrebbe ricalcato le volontà del decreto, dunque sarà simile al ddl di maggioranza, il ddl Calabrò, che non riconosce il diritto (quello descritto sopra) se non per volontà scritta, non riconosce il diritto a rifiutare l'alimentazione e a dire il vero non riconosce nemmeno il diritto, dato che comunque la decisione finale spetta al medico. Insomma, una legge che aggira la sentenza della Cassazione e probabilmente non la evita (perchè se la Cassazione ha stabilito che tali diritti si evincono dalla Costituzione, non vedo come si possa impedire l'esercizio di tale diritto se non cambiando la Costituzione).

Spero vivamente allora che di fronte alla deriva anti-democratica di questo Governo, presente da tempo ma ben celata da questo Governo fino ad oggi, si innalzi in tutto il Paese una forte voce di opposizione, con forti e durature manifestazioni in tutta Italia, e una dura opposizione, se non ostruzionismo, in Parlamento contro una legge che non risolve i problemi e che non riconosce i diritti che sono stati riconosciuti ad Eluana da una sentenza, ripeto per l'ultima volta, definitiva, passata in giudicato ed in corso di esecuzione. E' l'ora di reagire.

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Io ricordo così, gli altri ...
post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2009


                                               

Oggi, 27 Gennaio, è il Giorno della Memoria. 64 anni fa le truppe sovietiche sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, scoprendone gli orrori e i pochi superstiti di quell'infamia. Fu così che, forse tardivamente, la Comunità Internazionale decise nel 2000 di istituire tale data come giornata mondiale in commemorazione delle vittime dell'Olocausto, del nazionalsocialismo e di tutti i fascismi. E, aggiungerei io, proprio "per non dimenticare", anche di tutte le altre pulizie etniche di questo mondo, troppo spesso dimenticate e/o occultate.

Ci sono diversi modi per "ricordare".

C'è chi
, come un Vescovo forse riabilitato con troppa superficialità dal Papa, lo fa negando l'esistenza delle camere a gas. E c'è chi, tanti, troppi, nega l'Olocausto in generale.

C'è chi, come un Presidente del Consiglio che considera il suo ruolo con fin troppa superficialità, lo fa raccontando barzellette sui lager che non fanno ridere nessuno.

C'è chi, come buona parte degli Italiani, forse la maggioranza, lo fa con molta ipocrisia, indignandosi la mattina per l'odio razziale della Germania Nazista contro gli ebrei, e pensando la sera ad altrettando razzistiche equazioni straniero = criminale = viadalmioPaese.

Poi c'è chi, come me, che non nega, prende seriamente la questione e senza ipocrisia. Personalmente, voglio ricordare così, come l'anno scorso, con l'introduzione di Primo Levi a Se questo è un uomo (uno dei migliori libri mai scritti, da leggere assolutamente almeno una volta nella vita per comprendere fin dove possa spingersi, in basso, la coscienza umana), che rispecchia fedelmente lo spirito di questa giornata.

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi"
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Stupidità autarchica
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2009


                                                            

La stupidità non ha limiti. L'amministrazione di Lucca ha ben pensato di imitare l'autarchismo di Mussolini e vietare la cucina etnica. Nella città toscana, infatti, la giunta di centrodestra ha deciso nel nuovo regolamento comunale per bar e ristoranti che "al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse". Insomma, nei ristoranti di Lucca si potrà mangiare solo italiano, preferibilmente lucchese. Infatti, "è previsto che nei menù deve essere presente almeno un piatto tipico lucchese, preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti tipici della provincia di Lucca". Per non parlare della standardizzazione imposta ai locali: gli arredi devono essere "confacenti al centro storico stesso", i locali devono fornire "sedie in legno, arredamento elegante e signorile anche nei dettagli", il personale deve essere "fornito di elegante uniforme adatta agli ambienti nei quali si svolge il servizio". Più altre norme più o meno discutibili, come il divieto di radunarsi fuori i locali o sedersi sugli scalini dei monumenti/luoghi di culto.

Insomma, in un sol colpo l'amministrazione lucchese ha stracciato la Costituzione e molti dei suoi principi: in primis la libertà di impresa (come può permettersi un rappresentante di uno Stato democratico di vietarmi di aprire un ristorante etnico? Come può permettersi di vietarmi di scegliere di arredare il mio locale con sedie di ferro o plastica? Come può permettersi di vietarmi di esse stravagante nella scelta dell'arredamento e dell'uniforme? E poi chi stabilsce e in base a cosa cos'è "elegante e signorile"?), la libertà di scelta (come può permettersi di vietarmi di mangiare un buon kebab, o un bel sushi, o dei fagioli alla messicana?), e, ultimo ma non ultimo, l'uguaglianza di fronte alla legge (come può permettersi di escludere le cucine di "etnie diverse"?).
 
Lo Stato deve intervenire e fermare tale indecenza. Queste cose l'Italia le ha viste solo nel Fascismo. Non è proprio il caso di rivederle ancora.

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La volontà di riscrivere la storia
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2009


                                                   

Purtroppo in Italia si aprono un giorno sì e un giorno no dibattiti sulla storia. "Putroppo" non perchè non ami la storia, anzi, ma non adoro il suo utilizzo politico e non amo che le ideologie mirino a distorcerla. E soprattutto mi spazientisce che tutto ciò levi tempo a questioni più importanti.

Però la proposta di una quarantina di deputati del PDL di equiparare partigiani e repubblichini non può essere lasciata senza commenti. Quella proposta di legge (la n.1360), infatti, presenta un palese distorcimento della realtà storica, successivo a tanti altri tentativi di quella stessa area politica, aventi l'obiettivo di dare del fascismo un immagine non solo non negativa, ma anche leggermente positiva. E ciò preoccupa ancora di più se questi tipi di progetti non sono portati più avanti solo da politici ex-AN-ex-MSI-exFascisti, ma anche da forze politiche che dovrebbero essere più "moderate" (Forza Italia, ma anche il "nuovo PSI" ... mi immagino i padri socialisti che si rivoltano nella tomba).

Giusto per precisare: sono totalmente contrario a qualsiasi distorcimento storico. Quindi anche alla passata "ideologizzazione" del partigiano o, spostandoci in altri ambiti, al volontà passanta di nascondere i crimini dei regimi comunisti, ecc. ecc. Però una cosa è correggere la storia altro è ribaltarla. Come si può equiparare chi combattè, pur commettendo sbagli, per la democrazia, e chi combattè, forse non tutti pazzi esagitati, in appoggio della dittatura? Come possiamo far coincidere questo con i valori della nostra Costituzione, che tra l'altro combatte ogni forma di fascismo e di appoggio ad esso? A questo punto, allora, equipariamo pure il fascismo ad un normale Governo, che prima dell'entrata in guerra era stato buono (tra l'altro, si attribuiscono al fascismo cose positive che in realtà non lo sono) e poi ha fallito. La negazione delle libertà, di tutte le libertà, è un optional, no?

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Il Pdl e l'antifascismo
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2008


                                                     

Oggi si è tenuto il "Comitato dei 100" della costituente del Popolo della Libertà, il nuovo partito, che, dopo il debutto elettorale, nascerà principalmente dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche di forze minori come il PRI, i Pensionati, la DC di Rotondi , Azione Sociale della Mussolini ed altri ancora. Si annunciano modalità meno partecipative e democratiche di quelle che portarono alla formazione del PD, ma questo era scontato, vista la tradizione di Forza Italia.

Ma al centro del dibattito politico sul PDL ci sono altre questioni, più di tipo valoriale. In particolare, la domanda è questa: l'antifascismo sarà uno dei valori del PDL? La risposta dovrebbe essere certamente positiva, in quanto la maggiore forza politica del Paese deve assolutamente essere antifascista, per ovvi motivi. Tuttavia, ciò non è cosi ovvio. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, uno dei probabili successori di Berlusconi (ammesso che il premier intenda lasciare fra 5 anni), aveva replicato alle dichiarazioni di Alemanno e La Russa sul fascismo: al primo aveva ricordato come il fascismo non fu negativo solo per le leggi razziali, ma anche perchè fu una dittatura che negò le libertà fondamentali, al secondo che i "ragazzi di Salò" vanno rispettati, ma lottavano dalla parte sbagliata, mentre i resistenti dalla parte giusta. In conclusione, aveva detto chiaramente che il PDL si dovrà fondare sui valori dell'antifascismo. Le sue parole, se da un lato hanno avuto l'apprezzamento delle opposizioni, hanno però scatenato una bufera nella sua base. In particolare, i Giovani di AN, ovvero Azione Giovani, hanno replicato al loro leader dichiarando che "non saremo mai antifascisti". Lo stesso ha fatto Alessandra Mussolini, nipte del Duce, ex AN (dalla quale uscì proprio quando Fini dichiarò il fascismo "male assoluto") e leader di Azione Sociale (tra i fondatori del PDL), che ha prima di entrare alla Camera ha indossato una maglietta con scritto: "con orgoglio dalla parte sbagliata". Infine, lo stesso leader di Forza Italia ha glissato sull'argomento. Infatti, al termine della Costituente Berlusconi ha risposto ad una domanda sull'argomento dichiarando: "penso solo a lavorare". D'altronde, già da Vespa aveva preferito non rispondere sul tema.

Insomma, un bel problema per il PDL. Il ministro Matteoli sostiene che chi non condivide le parole di Fini sarà cacciato da AN. Staremo a vedere se davvero il PDL prenderà nettamente le distanze da quella dittatura, e se davvero non ammetterà fra le sue braccia chi non condividerà questa presa di posizione. Non so voi, ma non sono pronto a scommetterci ...

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