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il blog di Francesco Zanfardino
Beneficenza privilegiata
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2011


La manovra finanziaria di quest'anno si sta dimostrando, per la prima volta da tanto tempo, una grande occasione di fervido confronto e dibattito in tutto il Paese, non solo nelle sue classe dirigenti: in Parlamento, al bar, sui social-network, persino sotto l'ombrellone, ognuno prova a dire la sua su "dove trovare i soldi".

Capita così che cada uno dei grandi tabù della politica italiana, ovvero i privilegi della Chiesa. Per la prima volta le rivendicazioni del mondo "laico" non restano confinate nei forum dedicati, nei siti dedicati o in qualche dibattito o iniziativa dei Radicali ma sconfinano, seppur non a sufficienza, nel grande dibattito nazionale, costingendo la classe dirigente nazionale a rispondere a tali rivendicazioni, seppur con una levata di scudi pressochè universale e comunque trasversale, a parte poche lodevoli eccezioni. D'altronde l'Italia non è ancora matura per poter affrontare tali questioni, essendo tali argomenti conosciuti e affrontati quasi esclusivamente da due esigue minoranze estremiste, tra i difensori "in blocco" della Chiesa cattolica e coloro che vorrebbero farla fuori "in blocco", senza distinzioni, un po' come certi movimenti antipolitici. Il resto degli Italiani, la stragrande maggioranza, continua a disinteressarsi di certi argomenti, lasciandosi andare ad un pressapochismo conformista che, inevitabilmente, finisce con l'appoggiare la conservazione dello status quo; manca insomma quella presa di coscienza "di massa" che consentirebbe di affrontare finalmente certe questioni e soprattutto costringerebbe la politica ad affrontarle, e stavolta non solo per una fugace svegliata estiva.

Dubito dunque che in Parlamento verrà approvata qualcuna delle proposte avanzate da Radicali e movimentisti. Certo resta la rabbia per la mancanza di coraggio da parte di chi dovrebbe tirar fuori l'Italia dal pantano e che si appresta invece a farlo con la solita lentezza pachidermica e moderatismo sfrenato, se è vero che il Pd (insieme ovviamente al Terzo polo) si schiera apertamente contro ma soprattutto Sel e Idv, che pure dovrebbero rappresentare la parte più "radicale" delle opposizioni, tacciono senza nemmeno il coraggio di prendere una posizione, che sia in un senso o nell'altro.

Eppure si tratta di cose di buon senso. Non si capisce perchè la Chiesa dovrebbe godere di particolari privilegi fiscali, tutto qui. Specialmente quando, nel frattempo, si tagliano agevolazioni fiscali a famiglie e imprese. Soprattutto quando, in tempi di crisi, quei 1-2 miliardi annui che deriverebbero da Ici, Ires e 8xMille farebbero comodo per alleggerire il carico della manovra finanziaria sulle fasce più deboli. E' vero, la Chiesa fa tante opere di carità e di sostegno agli afflitti, ai poveri, ai diseredati, e di queste agevolazioni fiscali ne beneficiano proprio tanti di questi enti cattolici caritatevoli: questo è indubitabile. Anche se magari ci aspetteremmo ancora di più in termini di carità dalla Chiesa cattolica, ma queste sono discussioni che non competono a chi deve governare un Paese, al massimo competono ai fedeli della Chiesa.

A chi governa un Paese in maniera democratica interessa solo che non ci siano privilegi e discriminazioni tra i soggetti privati, nemmeno tra chi fa beneficenza: ma allora, anche ammesso che tutte queste agevolazioni vengano sfruttate a fini caritatevoli (e non anche per speculazioni commerciali e immobiliari, come diverse inchieste hanno dimostrato e i vari scandali sorti intorno a "Propaganda Fide" hanno confermato), perchè la Chiesa dovrebbe essere fiscalmente favorita nel fare beneficenza? Nulla vieta alle organizzazioni cattoliche di partecipare agli stessi contributi e agevolazioni che ricevono tutte le altre organizzazioni senza scopo di lucro, mentre a queste ultime è negato di avere le stesse agevolazioni che ha la Chiesa: perchè questa differenza? Qualcuno è in grado di spiegarmelo?

Credo di no. Allora è più che di buon senso chiedere che cadano tutte le agevolazioni fiscali (Ici, Ires, ecc.) concesse in modo esclusivo alla Chiesa (o la loro estensione a tutte le onlus e le associazioni caritatevoli!), così come chiedere l'abolizione dell'8xmille alle confessioni religiose (tra l'altro molte delle quali, tra cui l'Islam, sono escluse; per non parlare dello scandalo dell'8xmille non espresso che finisce in gran parte in mano alla Chiesa, e gli altri piccoli scandali sull'8xmille che meriterebbero un post a parte), dato che tra l'altro esiste già un 5xmille, che magari potrebbe essere ampliato e cui possono già accedere in maniera paritaria tutte le onlus e le attività socialmente rilevanti, tra le quali potrebbero quindi rientrarvi anche le opere caritatevoli della Chiesa e delle altre istituzioni religiose.

Mi sembrano cose logiche, ripeto. Ma non mi stupisco certo che divengano demagogiche e populistiche in Italia, un Paese dove si accetta persino come cosa "ovvia e naturale" che dei crocifissi, ovvero dei simboli religiosi (dunque faziosi, alla stessa stregua di simboli politici), vengano esposti per legge negli istituti pubblici di uno Stato che, sulla carta, dovrebbe essere democratico e dunque laico. Magari difesi dagli stessi che poi nelle proprie azioni politiche, nonchè nelle proprie vite private, fanno carta straccia dei Vangeli e di qualsiasi messaggio cristiano.

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Questione di priorità
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2011


Alla fine il Senato ha votato (quasi) all'unanimità il sì al rifinanziamento delle missioni all'estero, con l'esclusione di Italia dei Valori e Radicali. Sono rientrati i soliti finti malumori della Lega, unicamente volti ad illudere il loro elettorato su una inesistente "diversità" tra Lega e Pdl. E sono rientrate anche le polemiche interne al Partito Democratico, con il gruppo di "dissidenti" guidato da Ignazio Marino che alla fine ha scelto di rispettare la "disciplina di partito".

Una scelta rispettabile ma che mi auguro non spenga il dibattito interno al PD sulla questione delle spese militari. Mi chiedo davvero quale rispetto degli impegni internazionali e quale rispetto per il lavoro delle nostre forze armate possa giustificare il fatto che, in un momento di terribile crisi economica come questo, in cui il Governo in tre anni ha tagliato decine di miliardi di euro alle spese sociali, cioè alla scuola, all'università, alla ricerca, alla sanità, alla sicurezza, alle infrastrutture, all'assistenza ai più deboli ecc. ecc. ora lo stesso Governo decide di spendere oltre 29 miliardi (MILIARDI!) di euro in elicotteri e aerei militari, come denuncia lo stesso sen. Marino sul suo blog.

Se per superare la crisi economica bisogna tagliare qualche spesa, quali sono le priorità, allora? Le priorità del Governo Berlusconi sono ben chiare. Ma quali saranno le priorità di un Governo Bersani, o comunque di un governo a guida PD? Va bene (magari!) tagliare le spese della politica, va bene (magari!) fare qualche riforma a costo zero magari da "green economy", va bene (magari!) tassare le grandi rendite finanziare, ma poi? Si vuole perseguire la stessa filosofia del centrodestra in materia di spese sociali, oppure provare strade diverse?

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La promessa-truffa
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2010


                                           

Tempo di elezioni, tempo di propaganda: a meno di due mesi dalle elezioni Regionali, test elettorale di rilevanza nazionale, il centrodestra si appresterebbe a mettere in campo la più demagogica (e meno realizzata) della promesse elettorali, il taglio delle tasse. D’altronde, sarebbe anche ora, viste le tante promesse e i quasi due anni di governo già trascorsi. Ebbene, il 9 Gennaio scorso il Premier ha confermato le indiscrezioni, rispolverando la sua vecchia promessa della riduzione delle aliquote IRPEF, la tassa sul reddito, passando dall’attuale sistema a cinque aliquote a solo due aliquote. Promessa usata fin dalla sua prima campagna elettorale, quella del 1994, e che fu addirittura inserita nel celeberrimo “Contratto con gli Italiani” del 2001, puntualmente non rispettato (ma Berlusconi si è ricandidato lo stesso). Promesse vane, insomma, ma che hanno sempre avuto l’effetto di attirare consenso in occasione delle elezioni.

Ma prendiamo anche per buona la promessa del Governo: che cosa ne verrebbe fuori? Le preoccupazioni espresse dai sindacati e dalle opposizioni consistono sostanzialmente nel fatto che la riforma andrebbe a favorire troppo i ceti ricchi, concedendo nulla ai ceti bassi e ben poco a quelli medi. Preoccupazione più che fondate, se osserviamo la simulazione degli effetti della riforma realizzata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, basata sui dati del Ministero delle Finanze. Innanzitutto, c’è da dire che più della metà degli Italiani non riceverebbe alcuno sconto fiscale: il 50.9%, infatti, ovvero 21.188.567 contribuenti, hanno un reddito inferiore ai 15mila euro e pertanto già pagano una aliquota del 23%. E, quindi, vengono fatti fuori dalla riforma tutti i ceti bassi e quelli medio-bassi. Ma, anche passando ai ceti medi, la musica non cambia di molto: ad esempio, arriverebbe uno sconto del 5.5% per un reddito di 20mila €, dell’8.6% per 28mila € e dell’11.9% per 30mila €. Passando ai ceti più alti, invece, lo sconto sale in maniera esponenziale, fino ad arrivare al 36.4% di un reddito da 100mila € (13.170 di sconto!)

Qualcuno dirà: beh, è ingiusto, ma perlomeno i ricchi sono pochi, mentre le famiglie medie sono tante, quindi la maggior parte dei soldi investiti nella riforma andrà ai ceti medi. Niente affatto: confrontiamo, ad esempio, la fascia dai 15.000 ai 28.000 € di reddito (aliquota attuale 27%), nella quale sono inclusi 13.800.307 contribuenti, e quella degli oltre 100.000 € (aliquota attuale 43%), ovvero 384.557 contribuenti. E’ impossibile fare una stima precisa, perché andrebbe calcolata la somma dei singoli sconti ottenuti da ciascun appartenente della fascia: ma, anche moltiplicando il massimo sconto della prima fascia (520 su 28mila €) per il numero di contribuenti che include, e il minimo sconto dell’altra fascia (13.170 su 100mila €) per i suoi, si ottengono rispettivamente un sconto complessivo di 7,1 e 5,1 miliardi di euro. Una differenza non tanto marcata, nonostante abbia fatto una simulazione irreale e favorevolissima ai difensori di questa “riforma”: una simulazione più realistica, e probabilmente ugualmente favorevole al Governo, con un 400 € di sconto medio per la prima fascia e 14.500 € per l’altra, ci restituisce uno sconto complessivo simile fra le due fasce: circa 5,5 miliardi di euro. Peccato che una rappresenti il 33.1% dei contribuenti, l’altra solo lo 0.9% …

Si dirà: comunque, per i ceti medi, meglio di niente in ogni caso. Ok, ma non si tratterebbe di soldi scesi dal cielo: abbiamo già visto che questo Governo, quando si tratta di finanziare qualcosa, taglia indiscriminatamente i fondi della sanità, della scuola, delle forze dell’ordine, ecc. Ovvero taglia il servizio pubblico, che certo serve molto di più ai ceti medi che ai ricchi: conviene accettare tutto ciò, mentre lo Stato spreca miliardi di euro per tagliare le tasse ai ricchi? Non sarebbe a questo punto meglio tagliare sì le tasse, ma prevalentemente ai ceti medi e bassi, visto che la devastante crisi economica ha colpito prevalentemente loro e non i ceti ricchi (che tra l’altro ne sono anche i principali responsabili)?

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S-fid-ucia
post pubblicato in Diario, il 16 dicembre 2009


                                             

Pari e patta. Con il voto di fiducia ottenuto oggi alla Camera, il Governo Berlusconi IV raggiunge il Prodi II nel numero di fiducie imposte al Parlamento nei primi 19 mesi: ben 27. Allora l'attuale maggioranza lanciava strali e accuse contro il Governo, che "stroncava la discussione"; ora sono loro a stroncarla, in tutta coerenza. Qualcuno dirà che anche l'attuale opposizione non si comporta coerentemente rispetto al passato, ma almeno il centrosinistra aveva la più che parziale giustificazione di una maggioranza risicatissima al Senato e ulteriormente indebolita dalla presenza di molteplici partiti nella maggioranza, spesso con posizioni totalmente opposte e ugualmente necessarie per la tenuta del Governo. Invece la maggioranza attuale ha un'amplissima maggioranza in ambo le Camere, e soprattutto ha solo due partiti al suo interno: Lega e PDL. Con i loro leader stretti da un patto di fiducia inossidabile.

Eppure, questa maggioranza ricorre ad un numero così sproporzionato di "fiducie". E certo non perchè l'opposizione faccia ostruzionismo: questa, nel bene e nel male, è probabilmente l'pposizione meno "barricadera" di sempre, con alcune delle sue componenti (leggasi Udc) che nemmeno sul lodo Alfano hanno fatto ostruzionismo (anzi). Tant'è vero che, anche questa volta, le opposizioni nel loro complesso avevano presentato solo 49 emendamenti, un numero ridicolo vista l'importanza della legge in questione e che fa sì che il Presidente Fini intervenga nel dibattito alla Camera sottolineando che la responsabilità della "deprecabile" richiesta di fiducia non è affatto imputabile alle opposizioni. Dunque, la richiesta della fiducia può avere solo due giustificazioni: una è quella della paura nei confronti della propria stessa maggioranza che, tra il forte assenteismo del centrodestra e componenti in "subbuglio" (finiani, ma non solo), potrebbe venire meno, indebolendo l'immagine della "compattezza" della maggioranza che si vuole vendere agli Italiani. L'altra, invece, è che in realtà il Governo veda il Parlamento come un inutile e fastidioso "orpello" democratico, il confronto come un potenziale indebolimento. E quindi utilizza senza ritegno la fiducia, quasi come una sfida alla democrazia e alla pazienza dell'opposizione. Paradossale per chi, in questi giorni, sta invitando ad abbattere il presunto "clima d'odio" ed inaugurare un nuovo clima di sano confronto politico.

P.S. Intanto, le gazzette dei berluscones, allarmate dalle possibili conseguenze sull'opinione pubblica delle parole di Fini, provano a far passare il messaggio che la fiducia sulla Finanziaria sia una prassi consolidata, quasi un atto dovuto. Ebbene, dispiace deludere i Feltri e i Belpietro di turno, ma solo due anni fa ci fu un Governo capace di approvare una Finanziaria senza fiducia, affrontando ben oltre 700 votazioni. Sì, era proprio il Governo Prodi, proprio al Senato, nonostante tutti i suoi problemi ...

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L'alternativa
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2009


                                                 

Devo ammettere che guardare lo scontro Bersani-Tremonti ad AnnoZero è stata una vera goduria. Quei due che si ribattevano l'un l'altro, cercando vicendovolmente di fregarsi, ma senza mai scadere nell'offesa, sono stati un vero spettacolo.

Però, c'è da dirlo, il vincitore del duello, purtroppo, sembra essere stato Tremonti. Per quanto Bersani sia riuscito, insieme ad altri ospiti della serata, a smontare tutta la propaganda fatta dai berluscones sull'Italia "uscita meglio di altri dalla crisi", e a sottolineare che il Governo ben poco abbia fatto per fronteggiare la crisi, il neo-segretario del PD si è però fatto mettere sotto su un punto cruciale, tra l'altro a lui tanto caro: la capacità di essere alternativa.

Quando il Ministro dell'Economia si è trovato in difficoltà, infatti, si è giustamente difeso passando al contrattacco: voi che fate tanto i soloni, che cosa proponete di alternativo a quello che facciamo noi contro la crisi?". E lì lo spettacolo, al negativo, lo ha fatto Bersani, cercando in tutti i modi di evitare la risposta, con Tremonti che però implacabilmente gli chiedeva una risposta chiara, dicendo cosa fare e con quali soldi. Alla fine, l'ex Ministro dello Sviluppo si è limitato a proporre una manovra da 6-7 miliardi di euro (senza tra l'altro nemmeno specificare in cosa spenderli), coprendoli con dei "sacrifici" (tasse, avranno pensato gli Italiani; aumento del debito, forse voleva dire Bersani) che il Governo avrebbe potuto chiedere col sostegno dell'opposizione, e magari aumentando la fedeltà fiscale, ripristinando le norme anti-evasione volute da Prodi e cancellate da Tremonti. Insomma, un disastro su tutti i fronti: non ha fatto capire cosa vuole, ma in compenso ha fatto capire che non aveva idea di come finanziarlo ed ha addirittura fatto pensare che voleva aumentare le tasse.

E quindi, dicevo, Bersani ha perso. Perchè gli elettori di Berlusconi, magari, puoi anche convincerli del fatto che il centrodestra governa male, ma se non riesci a porti anche (e sottolineo "anche") come concreta e visibile alternativa, continueranno in gran parte a votarlo ("tanto non cambia nulla, forse ancora peggio, tanto vale votare zio Silvio che almeno è simpatico"). D'altronde, è il concetto che più volte Bersani e i suoi hanno ribadito in campagna congressuale, come critica alle gestioni Veltro-Dariste, accusate di pensare troppo all'immagine e all'antiberlusconismo senza porre un'alternativa; e la prima iniziativa del "suo" PD, infatti, sono le "1000 piazze per l'alternativa". E allora, caro Pierluigi, forse sarà troppo presto per giudicarti, ma se il buon giorno si vede dal mattino, con te non è che sia cambiato molto ... e non vorrei che "l'alternativa" sia, invece che fatta di proposte per cambiare l'Italia, fatte di meri giochi di alleanze (e di potere). Oltre che del riciclo perenne di una classe dirigente del centrosinistra che magari cambia nelle facce, ma nella sostanza è la stessa classe dirigente fallimentare di questi quindici anni. In effetti, non dovrei meravigliarmi dell'incapacità di Bersani ...

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Il Profeta
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2009


                                             

Mi ripeto a distanza di poco tempo, ma il dato ne vale la pena. Secondo l'ISTAT, infatti, il rapporto deficit/PIL è schizzato al 9,3% nel primo trimestre 2009. Record assoluto dal 1999, e solo perchè prima di quell'anno tali rivelazioni non esistevano, altrimenti sarebbe ancora più in là nel tempo. Un dato non preoccupante ... bensì terrificante! Il rapporto è infatti il principale indicatore della salute economica di un Paese. Infatti, per restare in Europa il trattato di Mastricht prevede che i Paesi membri non superino il 3%.

E pensare che il ministro Tremonti, colui che viene lodato da tutti perchè sarebbe stato il primo a "prevedere e capire la crisi", dopo l'approvazione della Finanziaria 2009 giurava che il pareggio di bilancio, ovvero lo 0% del deficit/PIL, sarebbe stato raggiunto nel 2011. Bel profeta.

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Eh sì, Tremonti aveva proprio capito tutto ...
post pubblicato in Diario, il 25 febbraio 2009


                                                   

Non so se, di questi tempi, avete mai sentire da qualcuno del centrodestra che "noi siamo stati i primi in Europa a capire che ci sarebbe stata la crisi ... quando Tremonti parlava di crisi tutto lo prendevano in giro". Se non lo avete mai sentito, evidentemente non guardate TG e trasmissioni di approfondimento da qualche mesetto ... dato che, ogni qualvolta che gli esponenti della maggioranza vengono messi in difficoltà sulla loro pessima gestione della crisi, sul fatto che stanno mettendo toppe qua e là senza un vero piano strutturato anti-crisi come tutti i Paesi di questo mondo, rispondono: "Ma quando mai, siamo stati i primi a capire la crisi, siamo intervenuti subito, Tremonti è un genio", bla bla bla. Insomma, fra tutte le proprietà miracolose di chi ci governa, ci sarebbe anche la preveggenza. E il mondo dell'informazione, a dire il vero, gli dà anche corda, fascinato dal quasi-best-seller "La paura e la speranza" del Giulivo ministro (ma qualcuno di loro l'avrà pur letto questo libro? Bah).

Eppure io mi ricordo altre cose ... ad esempio, se Tremonti davvero "aveva capito tutto", come mai nella Finanziaria di Giugno, orgogliosamente approvata ha sprecato qualche milardo togliendo l'ICI alle famiglie che potevano pagarla, ha buttato miliardi nell'operazione Alitalia, ha detassato gli straordinari (salvo tornare indietro dopo 6 mesi, dato che in tempi di crisi non ci sono straordinario), e tanti altri provvedimenti che certo non avrebbe preso una persona che sapeva che si sarebbe scatenata una crisi a breve termine? 

Ma al di là di questo, guardando le dichiarazioni di Tremonti sui conti pubblici, in netto peggioramento ma comunque "approvati con riserva", diciamo così, dall'Unione Europea, mi sono ricordato di una cosa. Ecco cosa dichiarava il Ministro Tremonti solo 8 mesi fa, quando veniva varata proprio quella famosa Finanziaria di Giugno:

«Non c'erano alternative alla riduzione della spesa pubblica, per la nostra politica e perché un aumento delle tasse non è sostenibile per il Paese», ha spiegato il ministro, che ha indicato come possibile l'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011: «Il vincolo preso con l'Ue di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011 non è eludibile. E' un impegno preso dalla Repubblica italiana»

Ed ecco cosa Tremonti ha presentato oggi alla UE: il rapporto defici/pil dovrebbe assestarsi al 3.7% nel 2009, per poi tornare sotto il 3% entro il 2011. "Dovrebbe" è più che d'obbligo, dato che, appunto, solo 8 mesi fa Tremonti riteneva "ineludibile" il raggiungimento entro il 2011 del pareggio di bilancio, ovvero di un rapporto deficit/pil al 0%, non al 3%. E ricordiamo che l'Europa, tra i parametri che richiede ai paesi membri nel Trattato di Maastricht, ha proprio il rapporto deficit/pil che deve essere massimo 3.7%. Valori superiori, se persistenti ne tempo, comportano una procedura di infrazione, che d'altronde Tremonti già "brillantemente" fece avere all'Italia con il precedente Governo Berlusconi (quello del Tremonti che "truccava i conti", come lo stesso Fini lo accusò). Procedura di infrazione, ricordiamolo, che il Governo Prodi ereditò e concluse in meno di due anni ... ed ora Tremonti è riuscito nell'impresa di stravolgere nuovamente i conti rimessi a fatica a posto da Prodi. Ed è la seconda volta che accade.

E allora, se è un veggente colui che a Giugno, prevedendo la crisi, annuncia il pareggio di bilancio, salvo 8 mesi dopo annunciare addirittura lo sforamento dei parametri di Maastricht ... allora io sono Nostradamus.

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Il Governo della Sicurezza taglia le carceri
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 28 dicembre 2008


                                               

Ormai ci dovremmo essere abituati. Dopo il taglio del 22% delle risorse e del 10% degli organici per il sistema giudiziario, dopo il taglio 6.700 unità agli organici e di 1 miliardo e mezzo ai fondi delle Forze dell'Ordine, dopo le politiche giudiziarie del Governo rivolte solo alla risoluzione di problemi personali (lodo Alfano) o a limitare l'attività della magistratura (ddl ferma-intercettazioni) e ad evitare che i criminali vengano condannati (allungamenti vari dei processi), dopo il raddoppio degli sbarchi rispetto al 2007 ammesso da Maroni e i 2000 sbarcati in tre giorni persino nel freddo Natale, certe notizie non dovrebbero fare più effetto.

E invece il taglio del 30% in Finanziaria dei fondi per le carceri Italiane mi fa molto, molto effetto. Non solo perchè il miglioramento della condizione delle carceri italiane e la costruzione di nuove carceri sono l'unica strada per evitare la necessità di nuovi indulti, dato che il sovraffollamento delle carceri sta tornando e cresce a livelli esponenziali, con tutte le conseguenze sulla certezza della pena. Ma anche perchè di tutto questo non c'è percezione nella società Italiana: il Governo ha dato il contentino dei militari in strada (qualcuno li vede ancora in giro, a proposito?), delle "nuove norme" sull'immigrazione, ecc. ecc. ma nessuno si rende conto che nel frattempo ci sono migliaia di forze dell'Ordine in meno, la Giustizia va a rotoli, i clandestini raddoppiano e le carceri scoppiano.

Forse sarà perchè certe notizie un anno fa sarebbero finite su tutti i TG, con contorno di polemiche di tutti gli esponenti del centrodestra. Mentre ora mi ritrovo a trovare questa notizia, con molta fatica e per caso, sul sito dell'Unità o su quello della Uil.

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Era fin troppo strano
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2008


                                                    

Il Governo dei "due pesi e due misure" colpisce ancora. Qualche giorno fa sulle televisioni, ora sulla scuola. Infatti, è di oggi la notizia che il Governo fa marcia indietro sui tagli alle scuole paritarie. Infatti, non appena si è saputo che venivano tagliati 120 milioni di euro al finanziamento pubblico delle scuole private, si è levato un coro di proteste da parte degli ambienti cattolici, persino dal Papa, che ha fatto sì che nel giro di qualche ora il Governo cambiasse idea e ripristinasse i fondi con un emendamento alla Finanziaria (ma non era finito il tempo degli "assalti alla diligenza? Eppure siamo a Dicembre e ancora se ne parla ...).

D'altronde era troppo strano. Questo Governo non ha mai nascosto la sua intenzione di aiutare le scuole private, ancora più di quanto non lo siano già oggi. E' persino nel loro programma, dove viene promesso un forte sostegno economico alle famiglie che sceglieranno la privata, per garantire una "effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e privata" (ridicoli ... allora voglio anche i sostegni a chi va nelle cliniche private, o forse i malati non hanno il diritto di scegliere?). Il perchè è anch'esso chiaro: dato che la stragrande maggioranza delle scuole private è gestita dalla Chiesa (non per niente le proteste di oggi sono state tutte di quell'ambiente), conquistarsi i favori di quell'ambiente è sempre cosa gradita a tutti i Governi, specialmente a quelli di centrodestra.

E così si possono tagliare 8 miliardi alla scuola pubblica, ma non 120 milioni alle private. Perchè la scuola pubblica è una montagna di sprechi ed una fabbrica di ignoranti, mentre la scuola privata è "bella e buona". Non importa che a certificare che la scuola privata italiana è la peggiore d'Europa e qualitativamente inferiore a quella pubblica sia l'Ocse-Pisa (sì, proprio la stessa indagine sbandierata dal Governo per giustificare il suo attacco alla scuola pubblica ... anche se poi, dopo mesi, ancora non si capisce in che modo i provvedimenti del Governo vadano a colpire davvero gli sprechi e a migliorare la qualità della scuola, dato che sono tagli orizzontali e senza novità dal punto di vista formativo). O forse si vuole proprio questo ... garantire pezzi di carta ai propri figli e a quelli degli amici se questi non sono capaci, e creare una massa di ignoranti che a certa politica fa sempre comodo.

Ma c'è ancora una possibilità: l'emendamento "riparativo" non specifica se i 120 milioni saranno da destinare alle private o alle pubbliche. Il Governo faccia come creda: forse non è giusto togliere quei 120 milioni. Forse un sostegno al settore delle scuole private si può dare, anche se al limite dell'incostituzionalità (art.33:  "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato")e anomalo rispetto a tanti altri settori privati. Però, innanzitutto, deve introdurre criteri davvero oggettivi per la valutazione e dell'apprendimento e dell'insegnamento (affinchè le scuole private cessino di essere i "titolifici" che sono, quasi sempre, adesso), ma soprattutto contestualmente bisogna annullare o fortemente ridurre i tagli alla scuola pubblica: perchè è palesemente ingiusto che a pagare sia sempre il servizio pubblico, che è l'essenziale, mentre quello privato è un bene superfluo. Importante, ma secondario rispetto al pubblico. Le risorse si possono trovare benissimo: basta tagliare davvero gli sprechi nel pubblico (e non far finta come fa il Governo), tagliare i costi della politica, eliminare gli Enti inutili, ripristinare l'ICI ai ricchi, ecc.ecc. Altrimenti quei 120 milioni devono andare tutti alla scuola pubblica: una minima riparazione al disatro del Governo sulla scuola.

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Bene Fini ... due volte
post pubblicato in Diario, il 6 novembre 2008


                                                          

Oggi il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato due belle dimostrazioni di sè. Innanzitutto ha rimproverato al Governo l'uso eccessivo e ingiustificato della fiducia: questo Governo sta quasi mettendo più fiducie del Governo Prodi, nonostante abbia una larghissima e compatta maggioranza in entrambe le Camere, bloccando così qualsiasi proposta dell'opposizione (che ci sono ... l'opposizione non è tutta IdV) o comunque una minima possibilità di confronto migliorativo, esautorando il Parlamento delle sue funzioni.

A far reagire Fini è stato il modo in cui la Finanziaria sta arrivando alla Camera, ovvero senza discussione in Commissione e con la forte possibilità che il Governo vi metta la fiducia alle Camere. "Una situazione che toglie alla Camera il diritto dovere di emendare e di assumersi le proprie responsabilità, attraverso il formarsi di maggioranze su questo o quell'emendamento". Punto sul vivo, Berlusconi ha replicato: "C'è molta difficoltà a capire che l'assalto alla diligenza è finito. Non è una cosa così facile una innovazione di questo genere, perché taglia le gambe a molti, taglia le gambe a tutte le lobby. Qualche reazione era attesa". Ma Fini prontamente risponde: "Tra l'assalto alla diligenza e far discutere il provvedimento alla Camera c'è una bella differenza".

L'altro punto di merito di Fini è che dal 2009 alla Camera i deputati voteranno con le impronte digitali, per stroncare il fenomeno dei "pianisti", ovvero dei deputati che votano per più collegi. In realtà la decisione era già stata presa in Luglio, ma oggi si è deciso di confermare la cosa e si è stabilito un calendario: i primi esperimenti saranno in Gennaio, poi entreranno in funzione definitivamente.

Bene, Presidente. Bis.

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Il Governo imbroglia: rivede il PIL, ma non l'inflazione
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 23 settembre 2008


                                                         

Nel CdM di oggi il Governo ha rivisto al ribasso le stime del PIL: per il 2008 dallo 0.5% previsto a Maggio si scende allo 0.1%; per il 2009 si scende dallo 0.9% allo 0.5%. Il Governo dunque ammette che si sta andando verso la recessione, ma, a differenza degli altri paesi Europei, messi peggi di noi, non fa niente per cambiare direzione, nemmeno una piccola manovra correttiva. Vabbè, ma non è questa la notizia grave di oggi.

La cosa grave è che il Governo aggiorna tutti gli indicatori economici, tranne uno: l'inflazione. E non si tratta di una semplice disonestà, ma di una vera e propria "tassa" ai danni dei lavoratori dipendenti. L'inflazione programmata è infatti ancora ferma all'1.7% programmato a metà 2007, quando il Governo Prodi varò il DPEF 2007-11 (e quando l'inflazione era effettivamente all1.7%). Il Governo Berlusconi, quando ha varato il nuovo DPEF 2008-11, invece di aggiornare tutti gli indicatori economici come ogni volta che si fa un DPEF, li ha aggiornati tutti tranne uno: l'inflazione appunto. E ora ci ritroviamo con un'inflazione reale del 4.1% contro un'inflazione programmata del 1.7%. Più del doppio.

E voi direte: embè, che ce ne frega? E invece ce ne frega, perchè sull'inflazione programmata si basano gli aumenti contrattatuali per gli statali. E una norma dell'ultima Finanziaria prevede che l'importo dell'aumento non può superare il 90% dell'inflazione programmata. Così, il Governo può "risparmiare" sugli aumenti contrattuali rifiutandosi di aumentare l'inflazione programmata. E così è stato.

Insomma, un vero imbroglio, di cui si dovrebbero vergognare. E poi dicono che "non mettono le mani nelle tasche degli Italiani".

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"Più tagli per tutti" (tranne che per se stessi)
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 17 luglio 2008


                                                        

Tagli, tagli e ancora tagli
. La forbice di Tremonti si sta abbattendo su tutti i settori della società italiana. Dai settori putroppo meno importanti per l'opinione pubblica, come cultura e ambiente, a settori più sensibili come gli enti locali, le infrastutture, la sanità, la scuola, l'università e forze di sicurezza (e pensare che questo doveva essere il "governo della sicurezza").

Per carità, la spesa pubblica va ridotta. Uno dei motivi per cui l'Italia cresce poco è proprio perchè ha una spesa pubblica molto elevata, oltre che un debito pubblico altissimo. Ma non deve essere ridotta la spesa sociale e per investimenti, ma la spesa inutile, gli sprechi insomma. Questi tagli invece, oltre ad essere spropositati, sono anche generalizzati: è come se, da un carico di pomodori, invece di eliminare i pomodori marci dalle varie confezioni si eliminassero direttamente intere confezioni di pomodori. Certo, si eliminano un po' di pomodori marci, ma non tutti, e soprattutto nel contempo si eliminano tanti pomodori "buoni".

E così invece di tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico, facendo così ripartire il turismo (e con esso lo sviluppo), si tagliano i fondi. Invece di eliminare i ticket sulla sanità, li si allarga addirittura ad altre prestazioni di fuori della diagnostica e li si demanda alle Regioni. Invece di investire su scuola e università, aprendo la strada verso il futuro, si tagliano risorse e dipendenti, portando davvero sull'orlo del baratro il settore pubblico. E, soprattutto, invece di dare più risorse e organici alle forze dell'ordine, si fa l'esatto opposto: alla faccia della sicurezza!

Il Governo si difende dicendo "bisogna stringere la cinghia, la priorità è il bilancio". Certo, condivido, anche se una cosa è stringere la cinghia, un altra cosa è mettere il cappio. Però non mi ricordo simili affermazioni all'epoca di Prodi e PadoaSchioppa. Ma, soprattutto, per dire certe cose bisogna dare il "buon esempio": e non mi pare che sia così. Anzi, incredibilmente il Governo abolirà il tetto degli stipendi dei manager pubblici, ovvero quel tetto massimo di 290 milioni di euro l'anno previsto dal Governo Prodi. Certo, quel tetto aveva i suoi difetti: c'erano 25 possibili deroghe, e inoltre si poteva prevedere un tetto ancora più basso. Ma perlomeno era qualcosa, un inizio per una classe politica con gli stipendi più alti d'Europa. Ma evidentemente Tremonti nella sua furia tagliatrice si è dimenticato di tagliare gli sprechi del potere.

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