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il blog di Francesco Zanfardino
Se fosse stato Fini
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2010


Ma cosa avrebbero fatto Belpietro o Feltri, Libero o il Giornale, Gasparri o Storace se fosse stato Fini, e non Berlusconi, ad aver acquistato, tramite una società offshore riconducibile alla banca di cui si è il primo e principale correntista, una megavilla ad Antingua e, contemporaneamente, aver cancellato da premier il debito di questo Paese nei confronti nell'Italia, nonostante la propria politica fosse quella di tagliare i fondi per la cooperazione internazionale e comunque ci fossero Paesi ben più "inguiati" economicamente da dover essere aiutati ben prima di Antigua? Non ci avrebbero montato un caso mediatico-politico ben peggiore dell'appartamentino di Montecarlo?

E allora perchè ora sbraitano, denunciano, querelano e gridano all'ennesimo attacco a "Silvio"?
 
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Ma va là
post pubblicato in Diario, il 18 ottobre 2010


Domenica è stata l'ennesima giornata penosa per la RAI e il servizio pubblico. Assistere alla censura preventiva chiesta, di fatto, dall'avvocato di Berlusconi e dal mondo politico di centrodestra per la prima puntata stagionale di Report, oltre che alle ennesime insofferenze della dirigenza RAI, è stato davvero degradante.

E non solo perchè Milena Gabanelli e tutto lo staff di Report ha sempre lavorato secondo i più scrupolosi criteri giornalistici, senza mai essere di parte ma semplicemente evidenziando i fatti; cosa, d'altronde, fatta anche per quello spezzone di puntata dedicato alla megavilla di Berlusconi ad Antigua e ai lati oscuri della vicenda. E non solo perchè quelli che Report ha messo in evidenza sono fatti del tutto comparabili a quelli, riguardanti la casa di Fini, che hanno dominato il dibattito "politico" di questi mesi nonchè il lavoro giornalistico dei media vicini al Premier.

Quello che più fa rabbia, infatti,  è che Report è una trasmissione giornalistica che realizza decine e decine di inchieste ogni anno, tutte di altissimo livello e soprattutto scottanti, che il giorno dopo dovrebbero scatenare la reazione di tutto il mondo socio-politico. E invece queste reazioni si hanno solo quando ad essere toccato nel vivo è Berlusconi.

Che Italia.

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L'antiberlusconismo
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2010


                                                 

Il Partito Democratico non ha aderito al secondo "NoBDay", come d'altronde già aveva fatto col primo. Anche se stavolta, tra i dirigenti PD, il solo Ignazio Marino ha partecipato in piazza, mentre almeno il 5 Dicembre 2009 gli facevano compagnia anche Rosy Bindi e Dario Franceschini. Come adesione personale, s'intende.

Per carità, c'erano allora e c'erano ora motivi per non aderire ufficialmente: il PD, a differenza di atlri partiti di centrosinistra, non vuole fare solo antiberlusconismo ma preparare l'alternativa al berlusconismo. Oltre alle varie motivazioni che di volta in volta usano i vari dirigenti del PD in questi casi, ovvero "se contestiamo Berlusconi gli facciamo un favore", "il problema di questo Paese non è Berlusconi", "è sbagliato dire che siamo in un regime", "non dobbiamo sconfiggerlo tramite i suoi guai giudiziari ma con le armi della politica", eccetera eccetera. Giudizi frutti un po' della pressapochezza, dato che la manifestazione concentrata sulla figura di Berlusconi in sè, ma su tutto ciò che rappresenta. E si poteva cogliere l'occassione per presentarla, o almeno cominciare a delinearla, questa benedetta "alternativa".

Ma, soprattutto, io ci trovo una grande incoerenza. Innanzitutto, perchè questa "alternativa al berlusconismo" la si sbandiera nelle parole e poi, purtroppo, non la si ritrova ancora nei fatti. Ma soprattutto perchè è decisamente incoerente dire no all'antiberlusconismo e poi contemporaneamente evocare "l'emergenza democratica" per giustificare l'alleanza con Casini e perfino con Fini, perchè bisogna innanzittutto eliminare il "pericolo" che Berlusconi vinca le elezioni.

Più "antiberlusconiani" di così ...

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Fiducia
post pubblicato in Diario, il 29 settembre 2010


                                            

Non so voi, ma io non darei mai la fiducia ad una persona se, al tempo stesso, la accuso di lavorare nell'occulto per screditarmi, tramite, tra l'altro, operazioni di dossieraggio.

Eppure è quello che è accaduto oggi, con i finiani a votare compatti per la fiducia a Berlusconi e al suo Governo, dopo due mesi di accuse al vetriolo e stracci volanti. Non l'astensione, che già sarebbe stata più comprensibile ... ma la fiducia! E questi sarebbero gli eroi dell'opposizione, con cui magari stringere alleanze? Ma per piacere!

Ma 'sti finiani quando cacciano gli attributi, o quantomeno un po' di dignità e coerenza?

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Comunicazione unidirezionale
post pubblicato in Diario, il 25 settembre 2010


                                             

Confesso: ho qualche difficoltà a commentare il videomessaggio di Fini sulla faccenda di Montecarlo. Come fin dall'inizio di questa squallida vicenda, delle sue parole e dei suoi comporamenti si è già detto di tutto e di più (e il peggio è che si può dire di tutto e di più, visto che la chiarezza in questa vicenda è ben lontana dal profilarsi).

Quel che ho notato, però, è che entrambi i protagonisti di questa diatriba, ovvero Fini e Berlusconi, hanno usato lo stesso mezzo per esporre le proprie ragioni: un videomessaggio. In effetti è da un bel po' che entrambi comunicano entrambi per messaggi e comizi, insomma in maniera unilaterale: al massimo, si fanno intervistare da persone amiche.

Paura delle domande scomode? Probabile. Fatto sta che di questa unilateralità ci ha un po' stufato. E non è affatto democratica, o innovativa, anche se fatta via Internet: sa fin troppo di politica vecchia, stantia, elitaria.

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Hasta la victoria, siempre?
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2010


                                                

Con la sua "lettera agli Italiani", pubblicata sul Corriere, Walter Veltroni torna a far parlare di sè. Un po' tutti, compreso qui sul web. Tuttavia, la gran parte si sono limitati a commentare la figura dell'ex segretario del PD, le sue luci e le sue ombre, tra entusiasmo, delusione e rancore.

Avrei preferito, invece, dei commenti di merito alla "lettera". Perchè Veltroni, se tralasciamo i preamboli se vogliamo un po' "retorici" sulle condizioni degli Italiani, ha essenzialmente affrontato un nodo nevralgico della discussione interna al centrosinistra, ovvero il "come" superare il berlusconismo: discussione tornata decisamente in voga nelle ultime settimane, proprio quando la fine di Berlusconi è sembrata davvero vicina. Ed ecco che Veltroni, pur sperando "che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", spera "che finisca questo tempo non per tornare a quello passato". Il riferimento è alle logiche da Prima Repubblica, dove i governi si facevano e disfacevano in continuazione a seconda degli interessi di pochi e certo non degli Italiani. Ed ecco che Walter, come sempre, torna a rifiutare l'idea delle "alleanze col diavolo, pur di vincere": ovvero alleanze non basate su una reale convergenza programmatica e politica, "le uniche credibili". Al massimo, Veltroni ammette la possibilità di fare convergenze in Parlamento, di breve periodo, per superare l'emergenza finanziaria ed approvare una nuova legge elettorale che conduca ad "un nuovo e moderno bipolarismo", magari con collegi uninominali e primarie per legge.

Riflessioni che, personalmente, condivido. Di fronte alla crisi del berlusconismo, infatti, ho assistito con amarezza all'imporsi all'interno del PD, nei suoi vertici e purtroppo anche fra la base, di un pensiero negativo: l'inseguire "gli altri", sia che si tratti di Casini, di Fini o di Montezemolo, o comunque pensieri e idee non proprio di centrosinistra, pronti a stringere accordi con tutto e con tutti pur di vedere il nostro nemico cadere. Invece credo che dovremmo smetterla di inseguire gli altri e cominciare a dire la nostra. Vogliamo tornare alle urne, ma prima vorremmo cambiare la legge elettorale? Bè, allora invece di lasciare il campo ai "terzopolisti", che d'altronde per definizione hanno interessi opposti ai nostri, facciamo la nostra proposta di legge elettorale, di stampo bipolarista e che ripristini la facoltà per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti, e presentiamola al Paese. Non riusciamo ad approvarla, perchè Casini e company non la voteranno? Pazienza, vorrà dire che saranno loro ad essere accusati di aver salvato il "Porcellum": e, comunque, meglio che vendere l'anima al "diavolo". E così su tutto. Dobbiamo tornare a dettare noi l'agenda, senza aver paura. Starà a Casini, e tutti gli altri possibili partners, scegliere se è il caso o meno di condividere o meno un percorso, sulla base del sentiero programmatico che deve tracciare il PD, per poi definirlo per bene insieme a chi intenderà condividerlo. E' la famosa "vocazione maggioritaria".

Se facessimo così perderemmo? Forse. Forse perderemmo anche se ci alleassimo a prescindere con Casini e magari Fini, magari cedendo pure ad altri la leadership, pur di vincere. Ma, se anche non fosse così, se allearsi con il "terzo polo" volesse significare vittoria certa, siamo sicuri che la priorità è vincere, e non piuttosto governare bene il Paese? L'attuale presenza di Berlusconi e del berlusconsimo al potere non è forse figlia anche di una vittoria, quella di Prodi, basata su un'alleanza fatta per "vincere" ma che ci ha impedito di governare bene, anche se ovviamente meglio di Berlusconi, ma distruggendo in maniera quasi irrimediabilmente tutta la nostra credibilità? E, dimentichi di quella lezione, vorremmo addirittura proporre un'alleanza ancora più disomogenea, che potrebbe aprire quindi la strada ad una successiva vittoria di un berlusconismo ancora peggiore?

Sarò impopolare, ma io preferisco perdere, ma gettando  sul serio le basi per una nuova Italia, anzichè vincere, ma facendola sprofondare di fatto in un declino ancora peggiore. E poi non sarei affatto così sicuro che puntare tutto sul programma, anzichè sui numeri, sia una scelta perdente; in fondo, è quello che ci ha insegnato recentissimamente la terra pugliese: le "strategie di palazzo" non servono a nulla, se non si ha una "storia" da raccontare.

Bene ha fatto dunque Walter a ricordarlo. Certo che, però, bisognerebbe anche cominciare a delinearla  per bene questa "storia", Walter compreso. E non parlare sempre e solo di nomi e alleanze.

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Il topolino
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2010


                                               

Secondo Futuro e Libertà, "la montagna ha partorito il topolino". Il riferimento è al vertice del PDL di Venerdì, convocato da Berlusconi per "fare chiarezza interna" ed incominciare la verifica della maggioranza, con l'elaborazione di un documento "programmatico" di 10 pagine ("ma scritte grandi", ha dichiarato il Cavaliere in conferenza stampa, quasi come se se ne vergognasse) sul quale chiedere a Settembre la fiducia delle Camere. I "finiani", per l'appunto, hanno prontamente risposto all'appello, dichiarando di non avere problemi a votare la fiducia su quello che, in fondo, a parte il processo breve, è la sintesi del programma di Governo.

Ovvero, Fini & Co. sarebbero pronti fin da adesso a metterci una pietra sopra. Incredibile. Dopo aver subito violentissimi attacchi mediatici (che tra l'altro non si placano), dopo essere stati oggetti di vergognose campagne acquisti, dopo aver sputtanato a loro volta vicende oscure di Berlusconi, che pur tut (i rapporti con Gheddafi e Putin, l'imbroglio sulla villa di Arcore) e, soprattutto, dopo aver addirittura rinnegato Berlusconi e il berlusconismo tramite FareFuturo ("Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l'avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci" ... "Oggi ha ragione chi dice: perchè non ci avete pensato prima? Non c'è risposta che non contempli un pizzico di vergogna"), i "finiani" sarebbero immediatamente pronti a tornare all'ovile. E addio "vergogna", addio scandali libico-russi.

Mi sa che la "montagna che ha partorito il topolino" è quella finiana, e d'altronde l'ho sempre detto che secondo me quella finiana era una semplice manovra di potere, non certo ideale. Magari questo "signorsì" sarà strategia, per poter continuare ad indebolire i berluscones dall'interno. O forse semplice paura. In ogni caso, "vergognatevi" davvero.

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Diritti in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2010


                                        

Come ogni anno, in periodo agostano si torna a parlare delle condizioni dei carcerati, grazie alla periodica e meritoria azione dei Radicali Italiani "Ferragosto in carcere", ovvero una visita di massa da parte di centinaia di parlamentari e consiglieri regionali nelle carceri di tutti Italia. Un argomento spinoso cui molti Italiani si rifiutano di pensare, vuoi per mancanza di informazione, vuoi per una bassa e diffusa cultura, stimolata dalla cattiva politica, per la quale bisogna fottersene dei diritti dei carcerati, perchè sono dei criminali e se soffrono più del dovuto è una giusta punizione.

Non è certo d'accordo con loro, però, la Costituzione Italiana, che all'articolo 27, comma 3 ricorda: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tenedere alla rieducazione del condannato"; per non parlare di secoli di tradizione culturale Italiane che trovano la loro massima espressione già nel Settecento con il "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, pieno di principi di una stravolgente attualità e persino futuribilità. Principi che non coincidono propriamente con l'attuale quadro delle carceri italiane, ben descritto nel rapporto 2009 dell'Associazione Antigone, emblemicamente intitolato "Oltre il tollerabile": il dato più riportato dai media è quello del drammatico sovraffollamento delle carceri, dato che all'epoca del rapporto (nel frattempo i numeri sono inevitabilmente cresciuti) erano presenti nelle carceri italiane ben 63.460 detenuti, circa 20.000 in più della capienza regolamentare e quindi persino oltre la capienza considerata "tollerabile" per legge (circa 60.000, per l'appunto); ed, essendo una media, capirete facilmente che in diverse realtà carcerarie italiane il sovraffollamento sia ancora peggiore, come a Ponticelli, il carcere più sovraffollato d'Europa, con 2.700 detenuti ospitati a fronte di una capienza di 1.300. Ma tanti sono i problemi connessi alle condizioni dei detenuti, quali le carenze di organico, di fondi, di sistemi di recupero sociale. Con un risultato di ben 41 suicidi in carcere da inizio 2010.

Chissenefrega, risponderanno ancora molti Italiani. Ma le condizioni dei carcerati non sono solo una questione di principi, di diritti: migliorarle conviene a tutti. Non solo perchè andare in carcere è una esperienza che può capitare a tutti (anche innocenti purtroppo), ma perchè conviene dal punto di vista della nostra sicurezza e del nosto portafogli. Innanzitutto perchè è dimostrato da qualunque indagine statistica che le condizioni di detenzione influiscono sul tasso di recidiva, ovvero sul ritorno al crimine dei detenuti: peggiori sono, più alto è il tasso. D'altronde, il comune senso di logica dovrebbe indurre a pensarlo: come si può pensare di recuperare alla socialità una persona che non solo non ha avuto l'opportunità di capire il proprio errore, per la scarsità di assistenti, psicologi e quant'altro, non solo non ha avuto l'opportunità di imparare una strada alternativa al crimine, per l'assenza di biblioteche, laboratori, esperienze lavorative intra ed extra-carcere, eccetera, ma ha dovuto anche scontare la pena in condizioni pessime, al di fuori di quella civiltà cui eppure dovrebbe elevarsi?

E poi, dicevo, la questione strettamente e direttamente economica. Basti solo ricordare che il 5 Agosto 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire un detenuto bosniaco detenuto in condizioni di sovraffollamento al di sotto del limite tollerabile: un risarcimento che, se tutti i detenuti in queste condizioni facessero analoga richiesta, e le varie associazioni in difesa dei diritti dei carcerati si stanno organizzando in tal senso, porterebbe lo Stato italiano a sborsare 153,6 milioni di euro all'anno.

Perchè allora non anticipare simili esborsi, investendo in nuove carceri (per davvero, e non come fa il Governo con le sue ripetute promesse puntualmente smentite dai fatti) e magari aumentando le misure alternative al carcere, che sempre secondo il rapporto Antigone attualmente coprono il 15% dei detenuti (di cui solo poi solo lo 0,45% hanno commesso reati durante la misura)? E magari anche abolendo la Fini-Giovanardi e i vari provvedimenti legislativi che hanno portato migliaia di tossicodipendenti in carcere, sovraffollandoli, anzichè negli istituti di terapia in cui dovrebbero stare, in quanto malati e non criminali?

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Giornalismo in vacanza
post pubblicato in Diario, il 13 agosto 2010


             

Vero che in estate un po' tutti i giornali più seguiti tendono a dare più spazio alle notizie "leggere", in sintonia col clima vacanziero dei lettori. Tuttavia le due gazzette berlusconiane, "Libero " e "Il Giornale", in queste quasi tre settimane di attacchi anti-Fini sono riuscite a raggiungere le vette più alte del giornalismo-spazzatura.

E non solo perchè, da quello "scoop" del 28 Luglio, i due giornali hanno perso due principi del giornalismo, ovvero l'originalità e la varietà (oltre che l'obiettività e il pluralismo, che non hanno mai avuto), uniformandosi tra loro e infilando una sequela lunghissima di copertine monotematiche, sull'affaire Montecarlo. La vera indecenza è che, pur di attaccare Fini sotto gli ordini del padrone, Belpietro e Feltri hanno deciso di far concorrenza alle riviste scandalistiche, arrivando a mettere come titoli di apertura "notizie" come "Fini e Tulliani separati in spiaggia", o la "bella vita del cognato" di Fini con la Ferrari (come se invece i parenti di Berlusconi e soci stessero sotto i ponti).

Gossip puro, dato che non c'è alcun risvolto politico in queste notizie, e non come l'affaire-Noemi (con le bugie del premier) o D'Addario (altre bugie, e rapporti con escort da parte del difensore della moralità cristiana e firmatario di provvedimenti anti-prostituzione), che proprio Belpietro e Feltri all'epoca bollavano come "gossip". Bè, direi che ora loro hanno superato persino Novella 2000.

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Libertà di espressione
post pubblicato in Diario, il 12 agosto 2010


                                          

Le parole impropriamente attribuite a Luca Cordero di Montezemolo, in realtà una riflessione che la sua associazione Italia Futura ha pubblicato sul suo sito Internet, hanno suscitato immediate polemiche politiche, con tiepidi plausi da centrosinistra e finiani contrapposti allo sdegnato astio da parte del centrodestra. Il che era prevedibile, visto che l'ex leader di Confindustria viene da tanti aleggiato come possibile guida di un "governo tecnico", e da alcuni persino come futuro candidato premier per una "larga intesa" da Vendola a Fini.

In realtà, però, la riflessione di ItaliaFutura-Montezemolo non va certo in questa direzione: anzi, pur non risparmiando critiche al governo Berlusconi, definito tra l'altro come "deludente", in fondo si auspica una riappacificazione tra Fini, Bossi e Berlusconi che porti la legislatura a concludersi nei suoi termini naturali, nel "rispetto del mandato degli elettori". Insomma, un parere da "pompiere" di centrodestra, secondo la formula sdoganata dal ministro Alfano.

Per questo risultano ancora più incomprensibili le piccate repliche dei berluscones, che invitano Montezemolo a "scendere in politica" se vuole avere il diritto di sprimere giudizi. Concetto tra l'altro ribadito persino, seppure in toni meno aggressivi, anche dal finiano d'attacco Bocchino. Come se solo i politici avessero il diritto di partecipare al dibattito civile: una dimostrazione di arroganza che è un ulteriore segnale della paura e della debolezza dei berluscones che vedono avvicinarsi il proprio fine Impero. Speriamo il prima possibile.

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Propri particolari interessi
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2010


                                         

Secondo il (per ora) premier Berlusconi adesso è necessaria una "mobilitazione permanente", una "grande opera di diffusione", "un porta a porta permanente", "un banchetto o un gazebo in ogni piazza" per spiegare agli Italiani "quanto il Governo è riuscito a realizzare in due anni di appasionato lavoro" e "contrastare i disfattismi e i personalismi di chi antepone i propri particolari interessi al bene di tutti, al bene del Paese".

Fatta salva la scelta "mobilitazione permanente", che se attuata davvero e per bene è vincente come strategia di comunicazione (imparino, a sinistra), non vorrei essere nei panni dei "promotori della libertà" che dovrebbero sobbarcarsi questo compito. Non solo per quanto riguarda i frutti dell'"appassionato lavoro" del Governo, inesistenti o comunque più dannosi che altro ... ma, in fondo, nulla che una sapiente opera di propaganda non possa trasformare in oro colato per gran parte della massa popolare, già  adeguatamente disinformata dall'azione dei Minzolini e delle D'Urso. Piuttosto, mi troverei decisamente in difficoltà, al posto di un "berluscones", a spiegare agli elettori italiani che il governo Berlusconi è sotto attacco di politicanti interessati ai propri interessi.

Persino questo elettorato italiano altamente berlusconizzato in gran parte si rende conto, o perlomeno ne ha la percezione, che è proprio Berlusconi a farsi gli affari propri, molto più di Fini e soci. Decisamente di più. Magari credono che Berlusconi faccia anche i loro interessi ... ma che si faccia pure i suoi lo sanno benissimo. D'altronde, come potrebbero essere loro sfuggiti tutti questi provvedimenti "ad personam" messi in campo da Berlusconi nei suoi 9 anni al Governo di questo Paese:

  • Legge sulle rogatorie internazionali(L. 367/2001): limitazione dell'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria (trova applicazione anche al processo "Sme-Ariosto 1" per corruzione in atti giudiziari)
  • Depenalizzazione del falso in bilancio(L. 61/2002): modifica della disciplina del falso in bilancio (nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2" Berlusconi viene assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato")
  • "Legge Cirami" (L. 248/2002): introduzione fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo del "legittimo sospetto sull'imparzialità del giudice" (la norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati)
  • "Lodo Schifani" (L. 140/2003): introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 13 del 2004
  • Decreto-salva Rete 4(D.L. 352/2003): introduzione di una norma 'ad hoc' per consentire a Rete 4 di continuare a trasmettere in analogico
  • "Legge Gasparri" (L. 112/2004): introduzione del SIC ("Sistema Integrato delle Comunicazioni") che ha per effetto di estendere il numero di canali televisivi che un singolo soggetto può avere in concessione (la norma consente di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset)
  • Condono edilizio nelle aree protette (L. 308/2004): estensione del condono edilizio alle zone protette (comprensiva la villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi)
  • "Legge ex Cirielli" (L. 251/2005): riduzione dei termini prescrizione (la norma porta all'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset" nei quali era imputato Berlusconi)
  • "Legge Pecorella" (L. 46/2006): introduzione dell'inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 2007
  • "Lodo Alfano" (L. 124/2008): introduzione di un nuovo divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo un anno, con sentenza della Corte costituzionale n. 262 del 2009
  • Legge "Tremonti bis" (L. 383/2001): abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni, che in precedenza era applicata fino a 350 mln (trova applicazione a tutti i grandi patrimoni familiari, incluso quello della famiglia Berlusconi)
  • Decreto salva-calcio (D.L. 282/2002): concessione alle società sportive della possibilità di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali (la norma trova applicazione anche al Milan A.C.)
  • Condono "tombale" (L. 289/2002): con la Finanziaria 2003 viene introdotto un condono "tombale" sulle imposte evase (beneficiano del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset)
  • Incentivo per l'acquisto del decoder (L. 350/2003): con la Finanziaria 2004 viene introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder per DDT (la maggior beneficiaria della norma è la società Solari.com, principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp", che è controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi)
  • Riordino previdenza complementare (D.Lgs. 252/2005): riforma complessiva della previdenza complementare. Vengono introdotte una serie di norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (beneficiano di queste disposizioni anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi)
  • Decreto anticrisi(D.L. 185/2008) aumento dal 10 al 20 per cento dell'IVA sui servizi di televisione a pagamento (la norma danneggia la "Sky Italia", principale competitore privato del gruppo Mediaset)
  • Decreto incentivi (D.L. 5/2009): aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio (la disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset).
  • il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste (che bloccava, tra l'altro, l'edificazione di "Costa Turchese", insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
  • la modifica del Piano di assetto idrogeologico (PAI) dell'Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de "la Cascinazza" (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi

E tanti altri ancora che saranno certamente sfuggiti alle varie liste che chiunque può trovare su Internet. Semmai, dunque, Fini è poco credibile su questo fronte non perchè sia più "affarista" di Berlusconi (impresa impossibile, d'altronde), ma perchè ha sempre appoggiato tutte queste leggi negli ultimi 16 anni, salvo scoprirsi "paladino della legalità contro gli affaristi". E certo non sta messa bene a credibilità nemmeno l'opposizione di centrosinistra, che questi provvedimenti non l'ha sostenuti (e ci mancava pure!), ma nemmeno si è così tanto sforzata di cancellarli, nei suoi 7 anni di Governo.

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Minzoliniana ragione
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2010


                                          

L'on. Benedetto Della Vedova, a nome del nuovo gruppo parlamentare "Futuro e Libertà", si lamenta col direttore del Tg1 Augusto Minzolini che le loro voci sono inserite nel "pastone politico" tra quelle dell'opposizione, e non fra quelle della maggioranza in cui dovrebbero rientrare. Il berlusconiano direttore risponde prontamente, dichiarando: "Tutti dicono che con l'astensione di ieri il Governo non ha più la maggioranza. Quindi forse è stessa FL che non ha capito bene cosa deve fare".

Mi duole essere d'accordo col peggiore direttore del TG1 della storia, ma come dargli torto. Le parole e gli atteggiamenti dei "finiani", infatti, e soprattutto la loro decisione di uscire dal Pdl e, come primo atto, astenersi sulla mozione di sfiducia ad un membro del Governo che loro stessi dovrebbero appoggiare, sono in palese contraddizione con l'essere organici alla maggioranza di Governo. Mi sbaglierò? Allora si faccia chiarezza. Che è quella che chiediamo un po' tutti noi, in questi giorni di ipotesi improbabili e di guazzabugli politici quali l'uscita di Bersani sul "governo Tremonti meglio delle elezioni", oppure gli strenui difensori del bipolarismo, i finiani, intenti a trafficheggiare con i trombati dei poli avversi per formare un "terzo polo" (pardon, "area di responsabilità istituzionale"). Necessità di chiarezza che dovrebbero avere gli stessi membri del Governo, che se vogliono davvero governare e non tirare a campare come fece Prodi devono avere ben chiaro se hanno o no i numeri per farlo. E quale miglior modo per Berlusconi e company di fare chiarezza, se non una rinnovata richiesta di fiducia alle Camere a Settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, quindi con tutto il tempo di fare "chiarezza interna" (ammesso che ce ne sia ancora bisogno, dopo tutto quello che si sono detti)? Lì si vedrebbe se i "finiani" si riconoscono davvero ancora nel Governo Berlusconi. O, altrimenti, si andrà a nuove elezioni con, magari, un incarico pro-tempore ad un tecnico giusto per cambiare l'obrobriosa legge elettorale (che non solo cancella le preferenze, ma rischia di consegnarci un Senato  nuovamente ingovernabile, per via dei premi di maggioranza assegnati a livello regionale e non nazionale). Se sarà possibile, e lì si vedrà la vera "responsabilità istituzionale" di certi soggetti, altrimenti niente di meglio che le urne per fare, definitivamente, chiarezza, con la parola degli elettori.

Certo, sulla fiducia al Governo i "finiani" potrebbero anche astenersi, e quindi consentire la sopravvivenza del Governo anche senza la maggioranza assoluta. Ma in tal caso, di fronte a tanta spudorata e ridicola oscenità, spetterebbe a Berlusconi di non rendersi altrettanto ridicolo e mandarli a quel paese, salendo al Quirinale se, da qualche parte, ha ancora un po' di dignità.

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