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il blog di Francesco Zanfardino
Datagate, quanta ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2013




E' la notizia di apertura di tutte le testate, oggi, e tra le notizie principali da diverse settimane. Sarà perché intere generazioni sono cresciute con le spy-stories, evidentemente, visto che ci sarebbe tanto di cui parlare e di decisamente più urgente, a cominciare dalle drammatiche emergenze sociali di cui il sistema socio-politico pare quasi essersi dimenticato, nell'orgiastico periodo delle "grandi intese".

Fatto sta che ora il "caso Snowden" è diventato un vero e proprio terreno di scontro delle diplomazie internazionali, non solo per la rocambolesca fuga dell'interessato ma ora soprattutto per le indiscrezioni trapelate sullo spionaggio statunitense che sarebbe stato effettuato ai danni delle ambasciate europee ed in particolare dei diplomatici di Germania, Francia e Italia. Ora tutti pronti a dichiarare "guerra", diplomatica s'intende, agli USA se lo scandalo venisse confermato: tra i più ardenti difensori della nostra sovranità il nostro Ministro alla Difesa, Mario Mauro, sorpreso che i nostri "alleati" ci spiino. 

Ora, a me semplicemente vien da ridere, dato che è impensabile che gli USA, per il solo fatto di essere nostri alleati, si fidino ciecamente di noi. E mi spaventerei se Mario Mauro si fidasse ciecamente degli USA. Ora, non so se questo giustifichi o meno lo spionaggio, e sinceramente non mi interessa. Semplicemente mi vien da ridere di fronte a tanta ipocrisia. E, soprattutto, mi viene da pensare che sarebbe molto proficuo per il nostro Paese se difendessimo la nostra sovranità sempre, non solo per banali questioni "d'onore" come questa, ma soprattutto per questioni più concrete. Mi viene da pensare alle basi Nato sul nostro territorio, giusto per fare un esempio. Che so, mi viene da pensare alle battaglie contro il raddoppiamento del "Dal Molin", dove certo Mario Mauro non era in prima fila. Che dite, la prossima volta lo vedremo a Vincenza a urlare "No agli Yankees"?

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

Vive la Francesità
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2011


Alla fine i francesi di Lactalis hanno lanciato la loro Opa totale su Parmalat. Niente paura: anche se la più nota industria alimentare italiana arriverà totalmente in mano francese, da Oltralpe promettono che la sede rimarrà in Italia, il marchio resterà in Italia, bla bla bla. Di fatto, la Parmalat sarà francese, e il suo grado di "italianità" residua dipenderà sempre e comunque dalla volontà dei francesi di mantenere la parola data.

E Berlusconi, e tutti gli altri alfieri della 'Italianità" dei grandi marchi italiani all'epoca della cessione di Alitalia? Certamente si opporranno al progetto di Lactalis, adesso ...  e invece no. Ecco cosa ha detto Berlusconi oggi in conferenza stampa congiunta con Sarkozy, tra una sottomissione e l'altra in cambio di un accordo (forse) sulla gestione dei profughi africani: "L'Opa di Lactalis non è ostile. Sono per il libero mercato. Sarebbe importante creare gruppi franco-italiani e italo-francesi che stiano insieme dentro la grande competizione globale".

Ma come? Ora "l'invasione francese" è positiva? Ora il "libero mercato" esiste? Ma guarda un po' ...

Peccato aver perso, nel frattempo, qualche miliarduccio di euro di soldi pubblici e qualche migliaio di lavoratori per dover difendere "l'italianità" di Alitalia ...

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Una domanda, Sarkozy
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2010


                                             

Ammettiamo pure che i rimpatri dei rom in Francia siano davvero conformi alla libera circolazione delle persone, perchè "volontari" (per quanto possano davvero essere volontari e non "indotti"). Facciamo pure finta che i rom in questione non possano tornare in Francia (perchè possono benissimamente farlo, anzi hanno avuto anche i soldi per farlo). Facciamo finta anche che questa non sia un'operazione per rilanciarsi elettoralmente dopo aver straperso alle ultime elezioni Regionali. E tralasciamo pure la Lega Nord che come al solito non perde occasione per cavalcare elettoralmente le paure degli Italiani.

Ma una domanda la voglio fare, Monsieur Sarkozyper quale motivo questo tipo di operazione è rivolto solo ai rom? Ovvero, per quale motivo non dare un incentivo per il rimpatrio anche ad Italiani, Tedeschi, Spagnoli, Americani, eccetera? Forse perchè la popolazione rom è da considerare di per sè pericolosa? Perche se fosse così, caro Sarkozy, questo sarebbe razzismo. Anzi, ricorderebbe nemmeno tanto vagamente un'operazione di pulizia etnica.

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La lealtà che manca
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


                                              

Povero Henry. Ora è esposto alla pubblica gogna dell'intero globo, per quell'evidente fallo di mano che ha viziato il gol-qualificazione dell'ultimo minuto che ha consentito alla Francia di qualificarsi ai Mondiali 2010 del Sudafrica ai danni dell'Irlanda del "Trap". E, per carità, se lo merita. Quella di Henry, infatti, è certamente stata una vigliacca slealtà ai danni dei valori sportivi che una partita di calcio dovrebbe rappresentare. Quel "povero", dunque, non è giustificativo. Per nulla. Però bisogna riflettere sul fatto che, anche se si squalificasse a vita Henry, certo non si risolverebbe il problema. Il fatto è che il mondo del calcio è davvero un brutto mondo.

E non mi riferisco solo ai vari interessi economici che ci sono dietro. Lasciatevelo dire da chi ha avuto una pur breve esperienza da arbitro FIGC, nella realtà che ne è l'esempio migliore: i campionati giovanili ("Giovanissimi" e "Allievi", per intenderci). Ovvero, quei campionati dove sono cresciuti i campioni di oggi, e dove ci sono i campioni di domani. Ebbene, questi campioncini in erba sono istruiti fin da qui non solo ad essere bravi al pallone, ma anche ad essere sleali, molto sleali. Sono istruiti daglia allenatori a fare qualsiasi cosa quando si può, ovvero lontani dagli occhi dell'arbitro: a simulare, a fare fallo, a scambiarsi colpi proibiti, a giocare di mano (per l'appunto). E spesso anche quando non si può, a dire il vero: tanto, il rischio di trovare un arbitro capace di cogliere tutti gli elementi di una partita è basso, e i "vantaggi" sono alti. Per non parlare delle offese che i giocatori si scambiano tra di loro e verso l'arbitro, spalleggiati dai genitori che dalle tribune incitano i propri figli non a giocare bene, ma a "spezzargli le gambe", e mandano parole non proprie cortesi all'arbitro di turno.

Insomma, i calciatori sono educati ed incentivati  fin da piccoli a giocare sleale, a giocare non per divertirsi ma per vincere. Non dobbiamo soprenderci, quindi, che da "grandi" continuino a comportarsi in maniera sleale, che credano di più al "dio Denaro" che non ai valori e alla lealtà verso se stessi, gli altri e la propria squadra. E, in fondo, nemmeno noi tifosi siamo messi meglio: ora siamo tutti pronti ad indignarci, ma cosa sarebbe accaduto se al posto di Henry ci fosse stato Pazzini ed al posto della Francia l'Italia? Avremmo tutti condannato l'episodio o avremmo sorvolato? E se Pazzini avesse confessato il fattaccio, quanti lo avrebbero applaudito e quanti lo avrebbero mandato a quel Paese per averci fatto perdere la qualificazione? E quel che è peggio è che questo mondo del calcio contribuisce fortemente alla formazione delle coscienze civili di ognuno di noi, vista l'enorme popolarità che gode presso gli Italiani e non solo.

Bisogna tornare alla lealtà, insomma, e da parte di tutti. Anche se, se i calciatori, ogni tanto, cominciassero loro a dare il buon esempio, cominciando a confessare ogni volta ciò che gli arbitri non vedono (falli di mano, colpi proibiti, ecc.), come fece De Rossi qualche anno fa, forse tutto cambierebbe più in fretta. Decisamente.

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Arretratezza
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2009


                                                      

Una delle polemiche che sta sta spopolando nell'informazione (?) estiva è quella sul "burqini", il costume "integrale" inventato apposta per le donne musulmane integraliste, o comunque mogli di mariti integralisti di cui sono succubi. Un costume malvisto un po' ovunque, però: in Francia, ad esempio, dove però va detto che vige il divieto di ostensione in pubblico di simboli religiosi (una legge obrobriosa, che spero mai venga adottata in Italia, magari in nome di una "laicità" che non lo è affatto), ed il burqini è stato ritenuto tale. Ma anche in Italia, dove una musulmana a Verona si è attirata le proteste delle mamme, che ritenevano il costume "spaventoso" per i loro bambini (!), e dove a Varallo Sesia il sindaco leghista ne ha vietato l'uso, con una legge "ad costumen" (con tanto di multa di 500 euro).

A me sembrano delle polemiche pretestuose, frutto, queste sì (e non il costume) di una arretratezza mentale di certe categorie molto sensibili alla paura dello "straniero" e di tutto ciò che lo simboleggia. Insomma, sulla falsa riga dei divieti di consumo di kebab, si tenta di eliminare le altre culture in nome di un "conservatorismo sociale" che frutta molto elettoralmente ma che prepara il campo per i conflitti sociali caratteristici di ogni società multietnica, quale noi siamo destinati a diventare sempre di più (e lo siamo già, in effetti). Il burqini presenta forse dei problemi dal punto di vista igienico? Certo che no. I materiali non hanno nulla di pericoloso. E' una assoluta novità? Affatto. In fondo somiglia molto ad un costume intero da nuotratrici, con tanto di cuffia. E allora dov'è il problema?

Qualcuno dirà che fare il bagno con un costume del genere è umiliante per una donna. Sicuramente lo è per i nostri canoni: una donna italiana non ne accetterebbe mai l'imposizione. Ma per molte donne musulmane, integraliste di volontà o per costrizione non importa, fare il bagno, anche se con il burqini, è un sogno. Insomma, come sostiene l'inventrice del costume, è una conquista di libertà. Perchè negarla?

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Riporto Report: L'inganno
post pubblicato in Riporto Report, il 30 marzo 2009


                                                    

Terzo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la trascrizione testuale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di energia, ed in particolare del nucleare. Dopo l'accordo Italia-Francia che potrebbe dare il via alla nuova stagione nucleare italiana, è legittimo chiedersi: ma è la scelta migliore per l'indipendenza energetica?

L'INGANNO (di Michele Buono)

Il servizio di Michele Buono incomincia con il video del discorso del presidente USA Eisenhower all'Onu nel 1953, che diede il via alla fondazione dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Le intenzioni erano ottime: sottrare l'atomo al controllo solo militare e usarlo per fare l'elettricità. Andò tutto bene per decenni, poi arrivarono gli incidenti (Sellafield, Three Miles Islands e soprattutto Chernobyl), e si cominciò a discutere non solo della sua pericolosità, ma anche della sua convenzienza. E così cominciò un lento declino dell'utilizzo di quest'energia.

A proposito di incidenti, la troupe di Report si è recata a Tricastin, in Francia, dove nell'ultimo anno si sono verificati vari incidenti ai reattori nucleari presenti nella regione. Incidenti di basso livello, almeno secondo le fonti ufficiali, che li fanno rientrare nel "livello di rischio accettabile". Ma con questi termini non si intende che al di sotto di tale limite non c'è nessun rischio, ma che tale rischio è accettabile. Ovvero un certo numero di morti per un tot di abitanti legati al rischio delle centrali: insomma, una specie di criterio economico in funzione degli interessi ottenuti rispetto ai danni sanitari. Peccato che questo non lo dicano alle persone che ci vivono, intorno alle centrali. Che, tra l'altro, vengono avvisate in ritardo (correndo il rischio di bere e mangiare cibi contaminati nel frattempo). Ma, soprattutto, puntualmente vien detto loro che "non c'è stato nessun problema, tutto nella norma". Ma le analisi di Criirad, associazione indipendente di fisici, ingegneri e medici, rivelano che le acque dei fiumi del Tricastin contenevano livelli di uranio superiori ai limiti stabiliti dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale per la Sanità), e che le piante acquatiche (primo anello della catena alimentare ittica) contenevano tracce di uranio. Ma, oltre alle emissioni radioattive "straordinarie", dovute agli incidenti, ci sono le emissioni "autorizzate", normalmente prodotte dalle centrali. Il livello di "autorizzazione" è concordato fra Stato e produttori, a seconda dell'impatto sull'ambiente circostante: più alto è il livello, maggiori sono i guadagni. Le emissioni sono fatte di gas e polveri, ma vengono controllate solo le polveri: così non è misurato il reale impatto ambientale, e vengono concesse autorizzazioni che non dovrebbero essere concesse. Infatti, chiunque con un rilevatore di radiazioni può constatare che nelle zone circostanti le centrali del Tricastin il livello di radiazioni è enormemente maggiore della norma. E le radiazioni provocano danni al DNA, aumentando il rischio di cancro, leucemie ed altre malattie.

Ma chi deve controllare il sistema a livello mondiale? Qui si apre un altro capitolo dell'inchiesta di Report, con protagonisti l'OMS e l'AEIA. Innanzitutto, esiste un accordo del 1959 fra le due agenzie che praticamente palesa la subalternità dell'OMS all'AEIA in caso di incidenti nucleari e malattie conseguenti: l'interesse prioritario è quindi la salvaguardia del sistema nucleare, non la salute pubblica. I rappresentanti dell'OMS interpellati negano. Ma i sospetti aumentano con i dubbi che aleggiano su come l'OMS trattò il dopo-Chernobyl. Innanzitutto all'epoca l'Unione Sovietica, dove si trovava Chernobyl, invito le equipes dell'ONU a fare gli studi e gli accertamenti necessari; ufficialmente dovrebbe esserci andata l'OMS, ma c'è chi dice, tra cui Michael Fernex (ex ricercatore OMS) che andò solo l'AEIA, e in effetti ci sono prove della presenza dell'AEIA, ma non di quella dell'OMS. Che però nega. Inoltre, l'OMS organizzò nel 1995 e nel 2001 due congressi sulle conseguenze sanitarie dell'incidente di Chernobyl: ma gli atti di entrambi i congressi non furono mai pubblicati. Censurati, secondo Fernex, perchè contenevano gli studi di alcuni ricercatori sugli effetti delle "dosi deboli di radioattività": non solo gli incidenti, insomma, ma anche le centrali stesse sono un forte rischio per il genoma umano, con danni già riscontrati, più o meno importanti, per le prossime generazioni. Ma anche in questo caso l'OMS nega. Peccato per l'OMS però che il loro direttore dell'epoca, il dott.Nakajima, in un'intervista del 2001 confessa candidamente: "Gli atti non furono pubblicati perchè era una conferenza organizzata con l'Aeia (...) sono loro che comandano". E, inoltre, il fatto che l'OMS dichiari di non avere effettuato studi sulle conseguenze  delle dosi deboli di radioattività, rafforza sempre di più il sospetto della subalternità dell'OMS agli interessi dell'AEIA (che deve promuovere il sistema nucleare).

Studi ufficiali del genere esistono, però. Sono stati effettuati dal governo tedesco, che ha deciso nel 2002 di abbandonare il nucleare (niente nuovi reattori, e graduale spegnimento di quelli esistenti). E i risultati sono tali che il nesso casuale fra "aumento di malattie rispetto alla media nazionale" e "presenza di centrali nucleari nella zona" è quello statisticamente più probabile, a meno di non accettare cause a noi sconosciute. E, sempre restando in Germania, emerge un'altro problema: quello del trattamento delle scorie nucleari. Infatti, le miniere di sale di Assen dove erano state stoccate stanno adesso per essere infiltrate dall'acqua, con un pericolo enorme per la popolazione vicina. Nonostante all'epoca fu detto che non c'era nessun rischio di infiltrazione.

Ma poi questo nucleare garantisce davvero l'indipendenza energetica? Si dice tanto che la Francia, con le sue 50 e passa centrali, abbia guadagnato questa indipendenza (dal petrolio, che è detenuto da pochi paesi, e tutti extraeuropei). Ma non è così. Innanzitutto, quando si calcola l'energia prodotta, si tiene conto anche del calore prodotto, non solo dell'energia realmente sfruttata: e così si gonfiano le statistiche sulla produttività del nucleare. Ma la cosa più importante è che se compariamo i consumi di petrolio per abitante tra i 4 principali i paesi europei, osserviamo che è la Francia a consumarne di più, seguita da Germania, Regno Unito e Italia. Sì, avete capito bene: proprio l'Italia senza grandi risorse energetiche, consuma molto meno petrolio che della nuclearissima Francia. Ma non è un'assurdità? No, tutto vero. Il motivo è semplice, e risiede nell'attuale sistema di crescita, basato sul consumo: gli imprenditori hanno bisogno di produrre, e di consumatori disponibili ad acquistare i prodotti. Dunque, se produco molto energia, stimolerò la domanda (facendo fare tutto elettrico: ogni aspetto della nostra vita), anche se non corrisponde a bisogni realmente necessari, o addirittura corrisponde a sprechi. Ad un certo punto la domanda crescerà tanto che la produzione andrà nuovamente aumentata, e così via, finchè il sistema non collassa. E arrivano, periodiche, le crisi, come questa attuale.

Ma l'uranio non è inesauribile. Attualmente si sfrutta principalmente quello delle testate nucleari dismesse, ma è all'esaurimento, e allora si devono mettere mano sui giacimenti. Come in Niger, dove Areva, la società nucleare francese, sta gestendo e sfruttando i giacimenti, in condizioni però di illegalità enorme: sfruttamento della popolazione, assenza di standard di sicurezza, nessuna informazione alla popolazione. Le contaminazioni pullulano nell'area, come certificato sempre dagli indipendenti del Criirad, e la popolazione non ne sa niente ... ma tanto è l'Africa, e nessuno se ne importa.

Per questi ed altri motivi, il mercato del nucleare è in crisi. Sempre più Paesi hanno abbandonato o stanno abbandonando, più o meno gradualmente, questo sistema. La stessa Areva ha perso un'importante accordo con il Sud Africa, e sta perdendo sempre più guadagni. Ma per lei la speranza viene dall'Italia, che recentemente con il Governo Berlusconi ha stretto un accordo con la Francia di Sarkozy. C'è da dire, innanzitutto, che l'accordo è solo una "dichiarazione di intenti", e non un vero e proprio piano come venduto da Berlusconi e dai media. Ma, comunque, se si attuasse, è comunque una dipendenza dal sistema nucleare francese, soprattutto per le materie prime, alla faccia dell'indipendenza.

Tornando alla sicurezza, sempre in Francia recentemente una persona è finita indagata per rivelazione di segreto di Stato. Aveva rivelato un documento segreto dell'Areva in cui si ammetteva, alla faccia delle dichiarazioni fatte ai media, che le centrali probabilmente non possono resistere ad un attentato aereo

Ma il nucleare può abbassare le bollette? Vediamo chi fa i prezzi dell'energia elettrica. Nel 1999 con le liberalizzazioni Bersani finisce il monopolio dell'Enel: nuovi gestori, più concorrenza ... e bollette più basse, almeno in teoria. Nel 2004 parte la Borsa Elettrica, e da quel momento in poi i prezzi aumentano esponenzialmente ogni anno: i vari gestori si mettono d'accordo, e grazie al meccanismo complesso della Borsa riescono a fare un prezzo dell'elettricità che convenga a tutti. Meno che ai consumatori finali, che si sorbiscono un prezzo molto più alto di quello che dovrebbe essere. Con questo sistema il nucleare non porterebbe vantaggi, perchè non conta la quantità di energia disponbile, tanto si mettono d'accordo i gestori e decidono il prezzo che vogliono loro. E lo Stato è azionista dell'Enel, il maggiore beneficiario del sistema, e allora campa cavallo.

Ma allora quali sono le alternative? Innanzitutto, ripensare il sistema. Passando dal modello di sviluppo basato sul consumo, sul PIL (che contiene tutto, anche gli sprechi, anche i danni, basta che ci sia produzione), al modello di sviluppo basato sul benessere. Dove si riducano gli sprechi, anche se con questo si riduce la produzione. Infatti, secondo uno studio dell'Università di Torino, ogni cittadino ha bisogno mediamente di 1000w all'anno: però il consumo reale è 5000w. Come mai? Sprechi, ovvio. Un esempio? I nostri edifici, che disperdono nell'ambiente una quantità enorme di calore: se fossero costruiti per bene, si potrebbe risparmiare fino al 37% dei consumi di casa. Ma il discorso si può allargare alle reti elettriche, che disperdono troppa energia nel lungo cammino dalla centrale alle abitazioni, all'illuminazione pubblica basata su vecchie tecnologie, ecc. E poi reinvestire i soldi risparmiati nello sviluppo delle energie rinnovabili, liberandoci definitivamente dalle materie prime fossili (la vera "indipendenza energetica") e abbattendo le emissioni nocive per il sistema Terra. Magari abbatteremo un po' il PIL, ma ne guadagneremmo in benessere.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... non sono contrario ideologicamente al nucleare, ma sempre di più mi sto convincendo che tante cose sul nucleare non vengano dette, sui suoi rischi e sulla sua convenienza. D'altronde se mezzo mondo sta abbandonando il nucleare e puntando alle energie rinnovabili, ci sarà un motivo. E la decisone dell'Italia di riprendere il cammino nucleare, senza prima abbattere i cartelli dei prezzi dell'energia, e investendo miliardi in una tecnologia che sembra rivelarsi inefficiente, e che porta (forse) risultati fra decenni (nella migliore delle ipotesi), sia scellerata. La vera svolta energetica è tagliare gli sprechi energetici, in ogni loro forma, e reinvestirli in rinnovabili. Il resto è propaganda, o pezze su buchi che rischiano di diventare sempre più insufficienti.

Altre rubriche di Report: Niente "Emendamento" per questa puntata, ma resta immancabile la "Goodnews", che stavolta parla dell'iniziativa di alcuni milanesi che in cooperativa hanno messo in piedi una cascina dove coltivano ciò che poi consumano a tavola. Abbatendo prezzi e migliorando in salute (il video è disponibile qui). Alla prossima: si parlerà di politiche economiche, ed in particolare delle "social card".

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Le bugie di Rotondi
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2009


                                                    

Se qualcuno di voi ieri ha seguito Ballarò, avrà potuto assistere alla "brillante" prova televisiva del Ministro per l'Attuazione del Programma (!), Gianfranco Rotondi. Se sarete stati attenti, avrete notato che l'ex-Dc, e fondatore della "Democrazia Cristiana per le Autonomie" (l'ennesimo partitino creato per cercare di fare fortuna politico non con le proprie idee, ma con il nome o il simbolo altrui), ha collezionato almeno due bugie, oltre alla sfilza di mezze verità e verità distorte.

La prima bugia riguarda il cosiddetto "piano-casa" del Governo. Secondo Rotondi, infatti, l'aumento di cubatura del 20-30% senza licenza non è una "cosa illegale che ora viene legalizzata", come Floris aveva suggerito, ma è una cosa che"si può già fare": basta consegnare la Dichiarazione di Inizio Attività al Comune, senza controlli, e il gioco è fatto. Niente di più falso: la DIA è sufficiente solo nel caso in cui si intenda effettuare una diversa distribuzione degli spazi interni dell'abitazione: non per aggiungerne altri! Per maggiori informazioni leggere qui.

La seconda bugia riguarda il "voto delegato" proposto ieri da Berlusconi, ovvero i capigruppo che votano per tutti i parlamentari (verrebbe da chiedere: ma allora a che servirebbero più i parlamentari?). Secondo il Ministro, infatti, "i capigruppo già votano per i loro gruppi in Francia. E la Francia è una democrazia, no?". Concetto di cui il Ministro era talmente convinto da ripeterlo con insistenza, impedendo agli altri ospiti di parlare. Peccato che anche in questo caso la notizia sia falsa: la Costituzione Francese prevede la possibilità di delegare il proprio voto solo in casi di estrema necessità (malattia e compagna bella, leggere qui), ed in ogni caso ogni parlamentare può ricevere una sola delega. Altro che capigruppo che votano per tutto il gruppo, e sempre!

P.S. Peccato che "mister opposizione dura", ovvero Antonio Di Pietro, si sia dimenticato di replicare alle buige di Rotondi. Forse non era preparato nemmeno lui.

P.P.S. Ah, dimenticavo: anche Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl), non è esente dalla "sindrome rotondiniana": aveva detto "domani (cioè oggi) inaugureremo il termovalorizzatore di Acerra" ... ma io non ho visto niente, voi?

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Che vergogna
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2008


                                               

Certe volte mi vergogno di essere cattolico. Anzi, quando succedono queste cose, mi ritengo semplicemente un cristiano credente. Non posso infatti accettare che a rappresentarmi come cattolico ci sia una minoranza  che spesso si dimostra così ottusa, così antiquata, così chiusa all'apertura delle mentalità e così chiusa al rispetto della laicità e dei diritti fondamentali.

Perchè solo così si può definire chi, alla guida del Vaticano, ostacoli la depenalizzazione universale dell'omosessualità. In ben 91 paesi del mondo, infatti, essere gay è considerato un reato, per il quale sono previste sanzioni, carcere e in molti casi torture e pena di morte. Così la Francia ha proposto all'Onu la depenalizzazione universale. E la Chiesa Cattolica, invece di porre fine a queste barbarie, si dichiara contraria alla depenalizzazione, adducendo tra l'altro motivazioni assurde: secondo il Vaticano, infatti, tale depenalizzazione porterebbe ad una "messa alla gogna" dei paesi che non accettano le unioni gay. Ora, a parte che anche la chiusura alle unioni civili è sbagliata, ma comunque cosa diavolo c'entra? Come dire: introduciamo il reato di essere donna, altrimenti potrebbe emanciparsi troppo e travalicare l'uomo. Come è possibile dichiararsi contrario alla depenalizzazione, e quindi favorevole alla condanna a morte, alla tortura, all'imprigionamento di una persona solo perchè è gay?

No. Io non mi riconosco in questa mentalità. E se questo vuol dire andare all'inferno (e non lo è), lieto di andarci.

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