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il blog di Francesco Zanfardino
Datagate, quanta ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2013




E' la notizia di apertura di tutte le testate, oggi, e tra le notizie principali da diverse settimane. Sarà perché intere generazioni sono cresciute con le spy-stories, evidentemente, visto che ci sarebbe tanto di cui parlare e di decisamente più urgente, a cominciare dalle drammatiche emergenze sociali di cui il sistema socio-politico pare quasi essersi dimenticato, nell'orgiastico periodo delle "grandi intese".

Fatto sta che ora il "caso Snowden" è diventato un vero e proprio terreno di scontro delle diplomazie internazionali, non solo per la rocambolesca fuga dell'interessato ma ora soprattutto per le indiscrezioni trapelate sullo spionaggio statunitense che sarebbe stato effettuato ai danni delle ambasciate europee ed in particolare dei diplomatici di Germania, Francia e Italia. Ora tutti pronti a dichiarare "guerra", diplomatica s'intende, agli USA se lo scandalo venisse confermato: tra i più ardenti difensori della nostra sovranità il nostro Ministro alla Difesa, Mario Mauro, sorpreso che i nostri "alleati" ci spiino. 

Ora, a me semplicemente vien da ridere, dato che è impensabile che gli USA, per il solo fatto di essere nostri alleati, si fidino ciecamente di noi. E mi spaventerei se Mario Mauro si fidasse ciecamente degli USA. Ora, non so se questo giustifichi o meno lo spionaggio, e sinceramente non mi interessa. Semplicemente mi vien da ridere di fronte a tanta ipocrisia. E, soprattutto, mi viene da pensare che sarebbe molto proficuo per il nostro Paese se difendessimo la nostra sovranità sempre, non solo per banali questioni "d'onore" come questa, ma soprattutto per questioni più concrete. Mi viene da pensare alle basi Nato sul nostro territorio, giusto per fare un esempio. Che so, mi viene da pensare alle battaglie contro il raddoppiamento del "Dal Molin", dove certo Mario Mauro non era in prima fila. Che dite, la prossima volta lo vedremo a Vincenza a urlare "No agli Yankees"?

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

Non è un paese per gay
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2011


Nella stessa giornata due notizie hanno interessato il mondo omosessuale (meglio definito LGBT): una lieta, ovvero il matrimonio, in terra tedesca, tra l'unico parlamentare italiano dichiaratamente omosessuale, l'on. Anna Paola Concia, e la sua compagna Ricarda. L'altra decisamente poco lieta, visto che a Cerignola un 20enne ha accoltellato ripetutamente il fratello maggiore perchè "disonorava" la famiglia in quanto gay, sottoponendolo quindi allo scherno dell'intero paese del Foggiano.

In effetti entrambe le notizie possono essere viste come negative, se pensiamo al fatto che l'unione fra la Concia e la sua compagna, che in Germania comporta gli stessi diritti (e doveri) del matrimonio fra eterosessuali, non è minimamente riconosciuta in Italia. Un paese, l'Italia, l'unico in Occidente, dove nessun diritto, nemmeno quello a non essere discriminati per il proprio orientamento sessuale, è riconosciuto a chi vuole vivere la propria sessualità in maniera diversa dal dogma, di impostazione cattolica ma soprattutto "machista", della "unione naturale fra maschio e femmina, che culmina nel matrimonio". Figuriamoci il riconoscimento delle coppie conviventi, ancor di più figuriamoci il riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso (che dovrebbe essere una cosa scontata riconoscerlo, se si accetta che tutti gli orientamenti sessuali hanno pari dignità e quindi uguali diritti di riconoscimento davanti alla legge). Un paese dove, come naturale conseguenza, qualunque sessualità, anche eterosessuale, diversa da questo modello machista viene ritenuta (o comunque trattata nei fatti) perlomeno come anomala, arrivando fino all'intolleranza e sfociando nei casi estremi, e purtroppo non rari, nella vera e propria violenza. Fisica, come nel caso del fratello-coltello, o anche psicologica, come quella esercitata dai (spero la minoranza) cittadini di Cerignola, che pur non è propriamente un paesino sperduto di tre secoli fa (eppure evidentemente è rimasto a quel tipo di mentalità).

Un paese, l'Italia, dove regna l'ipocrisia, dove chi vorrebbe spaccare la testa ai "froci" magari è lo stesso che indossa solo mutande di Dolce&Gabbana; un paese, quindi, dove gay è ok se fai lo stilista o il parrucchiere, ma non se sei una celebrità, tanto che ci meravigliamo ogni volta che qualche "VIP" fa outing; un paese dove ci sono decine di migliaia di calciatori ma (guarda un po'!) sono tutti eterosessuali doc; un paese dove sono molti di più i politici che attaccano apertamente gli omosessuali che quelli che li difendono, dove una sola parlamentare su mille è ufficialmente omosessuale, ma poi sotto sotto più di qualcuno ha qualche rapporto da nascondere (e che non dovrebbe sentire di nascondere), compreso quelli della destra più ferocemente omofoba (vi ricordate di Haider?).

Un paese, insomma, che non è certo degno di definirsi, per davvero, un Paese civile. Almeno fino ad adesso.

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I giacimenti del futuro
post pubblicato in Diario, il 16 settembre 2010


                                          

Secondo Ecoblog la svolta nuclearista di Angela Merkel, unita a difficoltà geopolitiche nel bacino del Sahara, rischia di far saltare il "progetto Desertec", ovvero quella joint-venture nata nel 2009 tra grandi imprese europee del settore energetico e tecnologico che punta alla realizzazione di impianti per lo sfruttamento dell'energia solare nel deserto del Sahara, con investimenti per 400 miliardi di euro, per soddisfare il 15% del fabbisogno energetico europeo e buona parte di quello dei Paesi produttori.

Sarebbe un vero peccato. Progetti come questi non andrebbero rallentati, ma accelerati. Anzi, c'è da arrabbiarsi per il fatto che non siano già realizzati: questo è il futuro dell'energia, altro che nucleare. Pulita, senza le scorie,  senza i pericoli, senza i costi di materie prime, senza i conflitti con le popolazioni, senza l'impatto ambientale che causano tutte le altre fonti di energia.

E se magari ci impegnassimo anche noi in questa sfida, anzichè inseguire impossibili vaneggiamenti nucleari, non sarebbe affatto male.

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Informazione patriottica
post pubblicato in Diario, il 15 novembre 2009


                                                   

Lo so, gli annunci sul passaggio al digitale terrestre vi hanno un po' rotto le scatole. Anche a me. Ma la notizia dello switch-off di Roma, ovvero il definitivo passaggio della Capitale alla nuova tecnologia, ha con sè una pecularietà che la distingue. Infatti, come tutti gli organi d'informazione, ma proprio tutti, ci sottolineano nel parlarne, accompagnati dall'entusiasmo del politico di turno, Roma è la prima capitale d'Europa ad essere full-digital, ovvero completamente convertita al nuovo sistema televisivo.

La domanda che mi sono posto, un po perchè mi sembrava strano un primato tecnologico italiano (per quanto fosse stato accelerato lo sviluppo del DTT in Italia, dato che fu la scusa usata nel 2004 da Gasparri per non applicare le sentenze delle varie Corti sullo spegnimento di Rete4), un po' perchè mi ricordavo altro, è stata: ma sarà mica vero? E infatti, con una rapida e semplice ricerca su Google, ho trovato questi link che dimostrano non solo che Berlino è stata la prima capitale del genere (già dal 2003!), ma che la Germania, assieme a Olanda, Svezia, Finlandia e Lussemburgo, è già interamente full-digital.

Ora: posso capire, certo non condividere, che il Governo ami mettere in giro voci del genere. Non è certo la prima. Ma, dico io, possibile che la stessa domanda che mi sono fatto io non se la sia fatta nemmeno uno dei giornalisti dell'intero circuto mediatico italiano? O perlomeno non se la sono fatta abbastanza giornalisti da poter ribaltare questa falsità che, per quanto patriottica, resta comunque una cosa contraria alla loro deontologia professionale? E' cosi bassa la qualità dell'informazione nostrana, o si tratta semplicemente di "informazione patriottica" ad uso e consumo dei soliti noti?

P.S. Però, ad essere onesti, almeno un giornalista che si è accorto di Berlino c'è. Peccato che Marco Mele del Sole24Ore abbia lo stesso detto che "Roma è la prima capitale d'Europa a passare alla nuova tecnologia di trasmissione" perchè, a suo dire, "Berlino è già digitale, ma non è capitale". Non c'è limite al peggio, insomma ...

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Nati dopo
post pubblicato in Diario, il 9 novembre 2009


                                        
 
Oggi, guardando le emozionanti immagini delle cerimonie organizzate a Berlino per i vent'anni dalla caduta del Muro, mi sono resto conto ancora di più di quanto quel giorno abbia rappresentato per i Berlinesi, la Germania e tutti coloro che nel mondo credono nei valori della libertà e vorrebbero abbattare ogni muro.

Tuttavia, ho fatto anche un'altra riflessione: l'abbattimento di quel muro rappresenta simbolicamente anche la fine della Guerra Fredda. Peccato che non sia stato proprio così per la politica italiana. Da una parte si agita ancora lo spettro del "comunismo", definendo tale ogni cosa che non vada bene ai berluscones, al di là delle reali idee politiche di chi porta avanti queste cose, e in un'epoca dove ormai i comunisti sono fuori dal Parlamento. Dall'altra, ogni tentativo di liberarsi dagli schemi mentali di quarant'anni di opposizione comunista e di adattarsi con formule nuovo, pur conservando lo spirito progressista (anzi rafforzandolo, visto ormai sembra quasi essersi perso), ad una società che è totalmente cambiata, è stato stroncato o comunque rimasto incompiuto.

Forse perchè le classi dirigenti, in fondo, sono sempre le stesse di vent'anni fa. Forse sarebbe il caso che una nuova generazione, nata politicamente dopo quel 9 Settembre 1989, trovi la forza e il coraggio di metterle da parte ...

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Selbstmord
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2009


                                             

Il risultato delle elezioni tedesche si apre a molteplici considerazioni, utili anche per un giudizio sullo scenario italiano.

Innanzitutto il tracollo della Spd e il successo della Merkel dimostrano l'assurdità della scelta della Grosse Koalition fatta dai socialisti tedeschi quattro anni fa. E' facile parlare col senno di poi, dirà qualcuno, ma era chiaro come il sole che accettare di governare assieme agli avversari storici, ma soprattutto farlo per un'intera legislatura e cedendo la leadership al loro leader, avrebbe poi comportato la debacle del voto di ieri. La motivazione della "senso di responsabilità" nei confronti del Paese è lodevole, ma pessima dal punto di vista elettorale: una volta fatta quella scelta, infatti, la Spd non poteva che sostenere lealmente e senza polemiche la cancelleria Merkel, ottenendone sì in cambio adeguati spazi politici e una politica di governo moderatamente di centrosinistra, ma regalandone tutti i meriti inevitabilmente alla Merkel. Si dirà: ma nel 2005 o si faceva quella scelta, o la Germania non avrebbe avuto un Governo (oddio, erano possibili delle coalizioni alternative, ma disomogenee, esigue e quindi molto instabili). Ok, ma la Spd avrebbe dovuto scegliere un'altra strada: un governo istituzionale, guidato da una figura il più possibile esterna ai due partiti (che così non si prendono meriti e demeriti dell'azione di governo), con la missione di portare avanti la Germania giusto il tempo di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario. Invece la Spd ha scelto un'altra strada, che per qualcuno è il fallimento della "Terza Via", ovvero quella stagione europea inaugurata negli anni Novanta da Tony Blair e che consiste nella ricerca di un modello alternativo di sinistra, slegata dagli estremismi ed aperta ad altri elettorati oltre a quelli tradizionali. Io non sono d'accordo, poichè una cosa è la sacrosanta ricerca della "Terza Via" (anzi, spero che la Spd evolva nella direzione tracciata in Italia dal PD - inteso però come progetto politico, non come l'incarnazione attuale che non è proprio il massimo), un'altra è l'inciucismo politico, per quanto "responsabile", con i propri avversari.

Tornando alla legge elettorale, proprio su questo c'è una considerazione da fare: il fatto che le coalizioni di governo vengano determinate dopo il voto è una conseguenza inevitabile della legge elettorale tedesca, che è proporzionale (senza però averne nemmeno i vantaggi, ovvero la maggiore rappresentatività del voto degli elettori, perchè con quello sbarramento del 5% la distorce lo stesso, e non di poco). Va assolutamente cambiata, e spero che la nuova Spd, viste le disastrose conseguenze subite sulla propria pelle, ne faccia una propria battaglia politica.

E qui arriviamo all'Italia, e all'insegnamento che il centrosinistra italiano dovrebbe trarre dal voto tedesco. Non è certo un mistero che la mozione Bersani, dai più ritenuta la vincitrice delle Primarie del PD, sostenga il modello tedesco, sia sulla legge elettorale che sulle coalizioni allargate, anche a partiti conservatori come l'Udc (anche se oggi si cerca di farla passare come forza "riformista", Casini è stato alleato di Berlusconi per più di un decennio, fa politiche per lo più conservatrici ed è dichiarato conservatore ed ha sostenuto McCain anche quando si faceva la corsa, anche a destra, per sostenere Obama). D'altronde, i ripetuti flirt tra D'Alema, Letta e Casini non sono certo casuali. Così come non è casuale che l'UDC faccia battaglia per una legge elettorale alla "tedesca": con quel modello elettorale in vigore, infatti, nè il centrodestra nè il centrosinistra avrebbero i numeri per governare, e l'UDC coronerebbe il suo sogno di essere l'ago della bilancia, o peggio ancora di guidare un governo istituzionale. Ora la domanda è: di fronte al voto tedesco, certi dirigenti del centrosinistra impareranno la lezione o continueranno a perseguire logice suicide come quelle della Spd tedesca? Ai posteri (ed ai votanti delle Primarie) l'ardua sentenza.

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Premiare la differenza
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 20 settembre 2009


                                               
 
A volte i grandi cambiamenti partono dalle piccole cose. Potrebbe essere il caso delle macchinette per la raccolta differenziata di bottiglie di vetro e plastica che, come segnala l'interessante sito Ecoblog.it, sono presenti nei supermercati di tutta Europa tranne che in Italia.
 
Grazie a queste macchinette, l'utente può ottenere fino a 25 centesimi (a seconda di ogni supermercato) per ogni bottiglia riciclata, che vengono poi convertiti in buoni acquisto. Poca roba, ma un incentivo comunque significativo per tanti utenti che non hanno ancora un buon rapporto con la differenziata, o addirittura vivono in paesi dove la differenziata deve ancora partire o presenta numerose disfunzioni (tipo nella mia città, dove non ci sono ancora le campane del vetro e siamo costretti a gettarlo altrove).

Non sarebbe male, dunque, se anche le nostre catene di supermercati si ricordassero, ogni tanto, dell'innovazione ecologica. In fondo, ci guadagniamo tutti.

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Quali limiti al "Grande fratello"?
post pubblicato in Diario, il 27 aprile 2008


                        

Spiati in tutto e per tutto
. Ma proprio tutto. I cittadini tedeschi potrebbero a breve trasformarsi in "reality" ambulanti. E' infatti in discussione nel Parlamento tedesco un provvedimento grazie al quale gli USA avranno a disposizione tutti i dati dei cittadini tedeschi, comprese scelte religiose, orientamenti politici, adesioni sindacali e addirittura preferenze sessuali. Il tutto in nome della "sicurezza".

Fino a dove si spingerà l'occhio del "Grande Fratello"? E' davvero necessario ai fini della sicurezza nazionale sapere se qualcuno va a "donnine" o a "trans"?

P.S. Sottolineo che questa non è una critica all'uso delle intercettazioni e similari. Però, quando è troppo è troppo.
Il Parlamento Tedesco si fa "verde". E il nostro?
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2008


                 

Quante ne ha passate il Reichstag. Sede del primo Parlamento Tedesco dalla fine dell'Ottocento (Secondo Reich), poi sede della travagliata Repubblica di Weimar, poi strumento inconsapevole di propaganda nazista quando Hitler accusò i comunisti, senza prove, di averlo incendiato. Poi testimone della guerra fredda, in una Berlino divisa in due dal Muro. Fino al suo ritorno come sede del Parlamento Tedesco, dopo la caduta del Muro.

Ora, è vicino ad un'altra svolta magari non epocale, ma comunque importante: il Reichstag sarà il primo Parlamento al mondo completamente "verde". Ovvero, consumerà energia solo ed unicamente da fonti rinnovabili. A dire la verità, gia dal suo recupero post-Muro erano state effetuate importanti innovazioni, come la cupola di vetro che convoglia la luce esterna all'interno, facendo risparmiare sull'illuminazione. Inoltre, il Reichstag usufruisce anche di un cogeneratore funzionante ad olii vegetali, che copre il 40% dei consumi elettrici della struttura e ha permesso di ridurre del 94% le emissioni di anidride carbonica. Ma il restante 60% di consumi era ancora coperto da una società elettrica che produce da carbone, nucleare e gas. Così, la Cancelliera Merkel, in linea con la sua forte politica ambientale (forti incentivi concessi ai tedeschi per lo sfruttamento delle rinnovabili), ha deciso che anche questa quota sarà coperta dalle rinnovabili, cambiando società elettrica e preparando il bando di gara per scegliere una società che usa solo rinnovabili.

Sarebbe ora che lo facesse anche il nostro Parlamento. Anche se da noi di società elettriche che producono solo rinnovabili non c'è traccia (almeno io non ne ho mai sentito parlare). Comunque, in ogni caso sarebbe ora che la nostra politica desse il buon esempio: magari installando impianti fotovoltaici su tutti gli edifici pubblici (non di rilevanza storica, ovviamente).

Soprattutto, è fondamentale il "buon esempio" per incentivare anche i cittadini all'utilizzo delle rinnovabili. Utilizzo che sta cominciando a diventare sempre più un business, grazie ai vari incentivi esistenti. A tal proposito, linko a chi fosse interessato il file PDF del "Conto Energia" di inizio 2007, il sistema di incentivi statali previsti per gli impianti fotovoltaici. Eccolo:

http://www.conto-energia-online.it/Guida_%20Conto_Energia_2007.pdf

Portiamo un pò di Sole nelle nostre case.
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