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il blog di Francesco Zanfardino
Hai ormai 62 anni ... ma dobbiamo ancora difenderti, cara Repubblica
post pubblicato in Diario, il 2 giugno 2008


                        

Oggi è il 2 Giugno, la Festa della Repubblica
. La nostra festa nazionale, insomma, che ricorda il momento in cui una ventina di milioni di cittadini e cittadine Italiani (per la prima volta a suffragio universale maschile e femminile) scelsero fra Monarchia e Repubblica. Ovvero fra chi ha portato allo scatafascio l'Italia, rimanendo indifferente all'instaurarsi del fascismo, e chi invece avrebbe poi portato a sessant'anni di pace e democrazia, seppur con i suoi difetti.

Quel referendum, vinto dalla Repubblica, inaugurò una nuova fase del nostro Paese, che ebbe una nuova Carta Costituzionale. Eppure, dopo una sessantina d'anni, la Repubblica è ancora minacciata. Chissà cosa direbbero, infatti, tutti coloro che morirono affinchè ci fosse questa svolta e i Padri Costituenti, di fronte al fatto che un terzo degli Italiani non sa perchè si festeggia il 2 Giugno, e che il 9% degli Italiani ha votato un partito che non si riconosce nel Tricolore e offende continuamente e ufficialmente la Repubblica Italiana?

Non sono cose di poco conto. Vuol dire che in questi 62 anni noi Italiani non abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere: i nostri padri e la scuola non sono riusciti a trasmetterci fino in fondo quei valori, quel senso di appartenenza, quel rispetto verso chi è morto per noi e la nostra democrazia. Se restiamo indifferenti davanti a chi offende ripetutamente i nostri simboli e le nostre istituzioni, o se non sappiamo più nemmeno il significato delle nostre feste, vuol dire che loro sono morti e hanno agito per niente.

Ma non bisogna arrendersi all'indifferenza. In questa giornata, e non solo, tutti coloro che hanno vissuto quegli anni turbolenti hanno il dovere morale di ricordare e raccontare, a costo di parlare al muro. E, in mancanza loro, la nostra scuola deve fornire una vera educazione civica. Vera, e non che rimanga limitata all'indicare nella lista dei libri un testo dedicato (mai comperato).

Oggi di scena: l'Italia del no e la non-Italia
post pubblicato in Diario, il 1 giugno 2008


    (A.Sala)  

In questa primo giorno di Giugno sono andate di scena due delle parti peggiori del Paese. Coloro che, pur rappresentandoci al Governo del Paese, non si riconoscono nella nostra nazione, e coloro che sanno solo dire di "NO" ad ogni costo, senza proporre alternative.

Cominciamo dai primi, ovvero quelli della "non-Italia". Oggi a Pontida c'è stato il primo raduno leghista dopo il trionfo elettorale di Aprile, grazie al quale hanno raddoppiato i consensi. Erano presenti tutti i big della Lega, in primis Calderoli, Maroni e Bossi. I parlamentari leghisti hanno giurato fedeltà alla Padania, riprendendo il famoso giuramento della Lega Lombarda contro Federico di Svevia. Insomma, scene da Medioevo. Qualcuno potrebbe dire: ma quegli stessi parlamentari e quegli stessi ministri non avevano giurato fedeltà alla Repubbica Italiana? Non è una contraddizione? Poi, dal palco, il Ministro dell'Interno Maroni ha tuonato contro l'Europa, "rea" di esprimere le proprie perplessità sui provvedimenti del Governo; inoltre, i leghisti hanno ribadito l'intenzione di chiedere un referendum sul trattato di Lisbona, con il chiaro intento di mettere in discussione il cammino della Costituzione Europea. Ma il Governo di centrodestra non doveva essere quello del "recupero" della credibilità internazionale? Infine, dulcis in fundo, il leader Bossi, che tuona contro tutte le istituzioni Italiane, minacciando una "lotta di liberazione" se gli alleati o l'opposizione impediranno il realizzarsi del federalismo. "Siamo qui a Pontida per rinnovare il nostro patto, combatteremo fino alla libertà contro il centralismo statale. Ci sono centinaia di migliaia di persone, forse milioni, pronti a battersi per la libertà". Il tutto condito da ripetuti "Va Pensiero" (trasformato in un inno anti-Italiano), da militanti con magliette con la scritta "Padania is not Italy", e dall'immancabile slogan: "Roma padrona, la Lega non perdona". Ovviamente, di fronte a tutto questo, gli alleati del PDL commenteranno: "Solo folklore". Solo folklore? Eh no, cari: persone che dicono queste cose non dovrebbero rappresentarci. Per il semplice fatto che i nostri parlamentari, i nostri ministri, i nostri consiglieri, rappresentano l'Italia, non la Padania. E chi dice nei confronti dei propri avversari che non si può stare con chi dice "una, cento, mille Nassiriya", per coerenza non dovrebbe stare con chi sfregia l'orgoglio nazionale.

Passiamo agli altri, ovvero a "l'Italia del NO". Oggi a Chiaiano si è infatti svolta la manifestazione contro la discarica che si dovrebbe realizzare in una cava della frazione di Napoli. Insieme al comitato contro la discarica, hanno sfilato centri sociali, comitati anti-discarica di altre città, comitati anti-inceneritore, comitati NO-Dal Molin, comitati NO-Tav, comitati su comitati. Tutti uniti da una sola parola: NO. Per carità, non sono contro il diritto di protesta: protestare è un diritto. Ma bisogna ricordarsi anche dei propri doveri: e quindi, se è giusto mettere in evidenza determinati problemi, bisogna anche essere capaci di indicare delle alternative. Soprattutto in queste situazioni di emergenza: non si può pensare che sia meglio lasciare i rifiuti nelle strade, magari anche bruciandoli, pur di non metterli nelle discariche e bruciarli negli inceneritori. Anche io sono perplesso da come si sta gestendo la cosa e anche sulla cava di Chaiano, indiscutibilmente vicina a centri abitati e ospedali. Ma non mi verrebbe mai in mente di sfilare, perchè da qualche parte l'immondizia si deve mettere. E non si può pretendere che le province si prendano il carico dell'immondizia del comune di Napoli. Magari si può chiedere di stoccare solo "eco-balle" (vabbè, i rifiuti pressati) e in misura minore delle 700mila tonnellate previste, magari si può chiedere di fare tante piccole discariche nel territorio comunale, ma dire di no a prescindere non serve a niente. E' solo autolesionismo. E, tra l'altro, che diavolo centrano i No-DalMolin e i No-Tav?

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