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il blog di Francesco Zanfardino
Se non è inciucio, cos'è?
post pubblicato in Diario, il 21 dicembre 2009


                                                 

Sinceramente, non pensavo arrivasse a dirlo apertamente. Ma che D'Alema fosse per una linea di opposizione "bonaria", "inciucista", era risaputo a chiunque, o perlomeno a coloro che volessero avere gli occhi aperti. Perchè, in effetti, in molti continuano ancora a ritenere D'Alema un "fine intellettuale", il "migliore" dei dirigenti a sinistra, anzi, di sinistra. Lo si è visto anche alle ultime Primarie, dove il fatto che Bersani fosse, di fatto, il prestanome di D'Alema non ha spaventato molti voti d'opinione del PD che gli sono venuti, insieme ai tantissimi voti d'apparato (quelli sì, che vedono D'Alema di buon occhio), da persone che hanno ritenuto che comunque la mozione Bersani sarebbe stata "più di sinistra". E invece, quella mozione non solo era in mano a D'Alema, e ai "dalemiani", ma anche ad altre aree "inciuciste" del PD, come i "lettiani", nonchè sostenuta dai vari intellettuali "inciucisti" alla Sansonetti e alla Polito. Mancavano solo i popolari di tendenza Marini-Fioroni, ma quelli erano quasi "obbligati" a sostenere Franceschini: non potevano fare un simile sgarbo a quello che, per quanto se ne fosse sempre più distaccato, era pur sempre un esponente della loro corrente. E poi, in fondo, D'Alema è pur sempre "quello della Bicamerale", con la quale Berlusconi ci ha fatto "cornuti e mazziati" prendendosi quello che voleva (modifiche pseudo-garantiste per i suoi processi e il non contrasto all'abusivismo di Rete4).

La dimostrazione la abbiamo adesso, con un D'Alema che si sente in piena libertà di dire che "certi inciuci sono stati molto importanti per costruire la convivenza in Italia", che in contrapposizione c"c'è una cultura azionista radicale che non ha mai fatto bene al Paese", e che di fronte alle polemiche suscitate ad queste dichiarazioni, ha ribadito che "ciò che viene chiamato inciucio, a volte, è un compromesso che può essere utile al Paese". Ebbene, a cosa si riferisce D'Alema, se non alle offerte di "dialogo" da parte dei berluscones su leggi ad personam, riforma della giustizia e premierato forte? E che, in ogni caso, pongono come base di ogni "dialogo" il salvacondotto al premier? D'altronde lo ha poi detto chiaramente Nicola Latorre, fido secondo di D'Alema: "Riteniamo (plurare maiestatis?) che Berlusconi, avendo vinto le elezioni, deve governare questo Paese fino alla fine della legislatura. Non sono le vicende giudiziarie che possono delegittimare o meno la possibilità di Berlusconi di governare".

Insomma
, "diamoglielo 'sto legittimo impedimento al Premier: tanto, comunque la scampa sempre, almeno non facciamogli rovinare del tutto la Giustizia. E poi, diciamola tutta, 'sti giudici rompono un po' le scatole, credono di poter giudicare i politici come dei normali cittadini. Basta giustizialismo, basta Di Pietro, andiamo con l'Udc, facciamo i "riformisti" e strafottiamocene dei "populisti" e del "popolino" di sinistra che non capisce nulla e sa solo odiare Berlusconi: quello è un grande! E' riuscito a fare quello che non è riuscito a noi, ammettiamolo!". Questo è il retropensiero della cultura dalemiana, che purtroppo domina nell'attuale maggioranza PD (eccezion fatta per la Bindi, e pochi altri), e non solo (di nuovo, Marini e Fioroni). A Bersani il compito di smentire tutto ciò, e dimostrare che la vera essenza del PD è diversa sia dall'antiberlusconismo senza alternativa di Di Pietro che dall'inciucismo (anche qui senza alternativa) dell'Udc, bensì basata sul confronto in Parlamento, tra le proprie proposte e quelle degli altri (non solo quelle degli altri: insomma, come avvenuto per il federalismo in Senato), senza accettare mai ricatti, anche in nome del "male minore", e soprattutto senza mai venir meno alla propria dignità accettando leggi in apertissimo contrasto con i propri valori, anche in cambio di altre sulle quali si può essere d'accordo. Senza far finta che non si tratti di questo, perchè ogni volta che il centrosinistra ha accettato il "dialogo", si è sempre ritrovato davanti solo simili richieste, tra processi e televisioni. Nessun compromesso, insomma, perchè un partito con le palle non ne ha bisogno. E il PD è nato per esserlo.

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Capacità estere
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2009


                                               

Chi segue questo blog sa che Massimo D'Alema non mi sta proprio in simpatia, pur essendo di quella parte politica. Per tanti motivi. Tuttavia, da Ministro degli Esteri ha lavorato abbastanza bene (ha portato a casa la moratoria Onu sulla pena di morte; ha reso l'Italia primo attore nella missione in Libano, simbolo per me delle vere missioni di pace, e ne ha portato a casa il comando; ha ritirato le truppe dall'iraq; resta la pecca dell'Afghanistan, anche se più come ostinazione nell'appoggiare il Governo adesso, che nel mantenere la missione allora, quando durava ancora da pochi anni). Dunque, non potrei non essere felice se venisse eletto Ministro degli Esteri europeo, come pare possibile, anche se vorrei che si allontanasse dalla retorica militarista cui il PD e lui stesso sembrano ormai essersi piegati irrimediabilmente.

Tutavia, trovo abbastanza curioso che a sponsorizzare D'Alema ci sia Berlusconi. Non tanto per le teorie "inciuciste" che ne derivano (che, comunque, ci stanno eccome ... vedasi Bicamerale), ma per l'incoerenza di Re Silvio. Infatti, uno dei cavalli di battaglia dei berluscones in questi 15 anni è stato quello che l'incapacità in politica estera della sinistra rabbuiava l'immagine all'estero dell'Italia, mentre quando stavano loro al Governo l'immagine dell'Italia tornava trionfante e l'Italia contava qualcosa in politica internazionale. Ora, al di là del fatto che una analisi oggettiva dimostrerebbe il contrario, la domanda è questa: ma Berlusconi non si contraddice appoggiando D'Alema?

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