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il blog di Francesco Zanfardino
"Nemmeno nello Zimbabwe"
post pubblicato in Diario, il 13 marzo 2010


                                                 

Così commenta ipocritamente Mauro Masi, piazzato come dg alla Rai proprio da Berlusconi, le pressioni ricevute dal premier per ridimensionare e chiudere i programmi "scomodi" della TV pubblica ("Annozero" di Santoro, ma anche "Parla con me" della Dandini), nelle intercettazioni rivelate dal quotidiano "Il fatto" nell'ambito delle indagini della procura di Trani. Intercettazioni nelle quali compare anche il nome del "fido" Minzolini, che mette a disposizione del premier il suo TG1.

E' vero, "nemmeno nello Zimbabwe ci si comporta così". Il fatto è che siamo in Italia, e se queste cose lasciano indifferenti l'opinione pubblica e le istituzioni, vuol dire che c'è un problema di democrazia. A meno di non voler usare lo Zimbabwe come modello di democrazia ...

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E il regolamento?
post pubblicato in Diario, il 18 febbraio 2010


                                                

Ormai non fa nemmeno più notizia. Anzi, mi stavo meravigliando che il direttore del TG1 ancora non avesse fatto un editoriale sul caso-Bertolaso. E così Augusto Minzolini ha subito rimediato, lanciando il suo quinto editoriale in meno di un anno (unico direttore di TG italiano così "interventista") e, ovviamente, quinto messaggio pro-premier senza contraddittorio, come direttore del TG dell'ammiraglia del servizio pubblico (quella che, in teoria, dovrebbe essere imparziale). Viene da domandarsi che limite abbia l'indecenza. E anche l'incorenza di citare la legge sulla par condicio, proprio quando la si sta palesemente violando, e in un momento dove un regolamento impedisce al Sindaco di Sanremo di salire sul palco, anche muto.

I giornalisti del TG1, intanto, non hanno il coraggio di fare quello che dovrebbero: scioperare più e più volte, fino a quando Minzolini non se ne sarà andato. Non bastano gli scarni comunicati, ormai l'ha fatta troppe volte fuori dal vaso.

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Silenzio di "tomba"
post pubblicato in Diario, il 26 luglio 2009


                                        

Ad ormai una settimana dalla pubblicazione del primo blocco, seguito da altri due, di registrazioni effettuate dalla escort Parizia D'Addario durante gli "incontri" con Silvio Berlusconi, è ora di fare un bilancio dell'attenzione mediatica dedicato al caso.

Ebbene, mi sarei aspettato che persino in questa Italia se ne sarebbe parlato massicciamente. Mi aspettavo che, a presciendere dalle opinioni in merito, o dalle conseguenze "politiche", in questa Italia chiacchericcia delle registrazioni che provano che il Premier, all'epoca ancora sposato, va a prostitute, con dovizia di particolari (uso del preservativo, consigli sulle masturbazioni, "dolori" penetrativi, instancabilità da "toro", eccetera), avrebbero fatto litigare gli organi di informazione per parlarne. Così come pensavo fosse stata degna di notizia l'incoerenza fra ciò che si professa in pubblico e ciò che si fa in privato: non solo la smentita delle ferme negazioni del Premier in proposito (aveva detto che erano tutte invenzioni), ma l'incoerenza di una persona che tra i primi atti del suo Governo promuove una legge contro la prostituzione, e poi va a prostitute lui stesso; oppure di una persona che va al Family Day, che si professa come difensore dei "mores cristiani" e poi fa quel che fa. Oppure pensavo avesse fatto scandalo la notizia che pur di costruire il suo villone in Sardegna il Premier se ne è altamente fregato dei ritrovamenti di tombe antiche (che tra l'altro sono di proprietà dello Stato, come sancisce la Costituzione) nei suoi terreni.

D'altronde, altrove, è bastato molto meno per scatenare uno scandalo. In America, per esempio, è bastato che fosse smentita la menzogna (UNA!) di un Presidente riguardo ai suoi rapporti con una stagista (non una prostituta di mestiere!) per scatenare un "sexgate" che fece parlare abbondantemente tutto il mondo, compresa l'Italia. In Italia, invece, a parte qualche servizio del Tg3, e qualche servizio "evanescente" di altri Tg (in cui si mettevano in evidenza le repliche dei Berluscones, ma senza dire a che cosa replicassero) nei Tg nostrani non si è parlato di un bel nulla. D'altronde, già quando la vicenza Berlusconi-D'Addario era emersa settimane fa, il neo direttore del Tg1, la rete ammiraglia del servizio pubblico, quella che dovrebbe parlare "di tutto, di più" e imparzialmente, aveva ammesso orgogliosamente in pubblico che il suo TG stava oscurando la notizia. Come se ad Augusto Minzolini, quando gli hanno insegnato cosa fa un giornalista, gli avessero detto di dover selezionare le notizie in base ai suoi convincimenti personali e non in base all'interesse degli ascoltatori/lettori. All'estero, invece, servizi ed articoli non si risparmiano, ogni giorno, in piena evidenza. Ovunque.

Evidentemente le tombe fenicie devono aver contagiato con il proprio silenzio anche l'intera servitù telegiornalistica nostrana. D'altronde, ci sono notizie molto più interessanti, come il cane che fa da guida ad un cane cieco o il malore di Sarkozy. O no?

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La "legge infame", morte del diritto
post pubblicato in Diario, il 11 giugno 2009


                                             

Dopo la scorpacciata elettorale, e non a caso, mi trovo a dover parlare del decreto intercettazioni, approvato oggi dalla Camera con l'ennesimo voto di fiducia chiesto dal Governo. Non a caso, dicevo, perchè il provvedimento era uscito dall'apposita Commissione della Camera già quattro mesi fa. Se non è stato affrontato finora, dunque, è per non pagare le prevedibili e negative conseguenze elettorali di un provvedimento avversato da tutte le opposizioni (anche l'UDC, sempre dialogante sui temi della Giustizia), dall'Associazione Nazionale Magistrati, dal Consiglio Superiore della Magistratura, dal Procuratore Nazionale anti-Mafia, dall'Ordine dei Giornalisti e da chiunque abbia ancora conservato un minimo di indipendenza di giudizio in questo Paese dove la pubblica opinione è quasi morta.

Il motivo? La nuova legge straccerà due principi fondamentali di una società democratica: il diritto ad una Giustizia che funzioni e il diritto all'informazione. Basta leggere la lunga lista di modifiche alla legge vigente: le intercettazoni saranno impossibili per reati con pene previste inferiori a 5 anni, mentre saranno inutili per gli altri reati, in quanto saranno possibili solo se ci sono già "evidenti indizi di colpevolezza" (ma le intercettazioni servono proprio per accertare tali evidenze, dopo le quali scatta l'arresto: se ci sono già, perchè intercettare?). Gli unici reati esclusi da tale disciplina sono quelli di mafia e terrorismo, ma in tanti casi tali reati si scoprono indagando su altri reati. Stesso discorso per le intercettazioni ambientali: si potranno mettere le cimici solo in luoghi dove già si sa che si sta commettendo una attività criminosa (ma allora, a che diamine serviranno?). Introdotti anche dei limiti di tempo: non si potrà intercettare una stessa utenza per più di 60 giorni, compreso i reati di mafia e terrorismo. Altro assurdo è il divieto di utilizzo di un'intercettazione per un reato diverso da quello per il quale è stata chiesta, tranne che per i reati di mafia e terrorismo: ovvero, se io scopro, mentre intercetto per mafia qualcuno, che quel qualcuno sta intrattenendo una relazione pedofila, non lo si può arrestare. Ed altre norme più o meno accettabili, ma comunque tutte tese ad indebolire uno strumento così importante per la Giustizia, grazie alla quale tanti criminali sono stati arrestati.

Per quanto riguarda il diritto a conoscere dei cittadini, invece, il decreto vieta, e punisce severamente, la pubblicazione delle intercettazioni fino alla fine delle indagini preliminari. Le conseguenze di ciò sono brillantemente descritte da D'Avanzo in questo articolo di Repubblica: non verremo più a conoscenza di un bel niente, se non in fortissimo ritardo, a meno di non violare la legge.

E' una vergogna. La società italiana non può accettare un simile sopruso della giustizia, della libertà di stampa e della democrazia senza dire niente. Nemmeno gli elettori di questo Governo, imbrogliati da falsi difensori della sicurezza che con questo decreto faranno esultare di gioia criminali e malfattori. Bisogna agire con ogni mezzo, fosse anche un Referendum. Perchè, se nemmeno su questo si raggiungesse il quorum, vuol dire che in Italia siamo proprio alla frutta.

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Intercettazioni e corruzione
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2009


                                                        

Oggi la Corte dei Conti, nell'apertura del suo anno giudiziario, ha sottolineato l'elevato tasso di corruzione nella Pubblica Amministrazione in Italia. Sanità, rifiuti, fondi europei, appalti, consulenze: queste i settori più colpiti dal male, secondo la Corte, che procurano danno alla credibilità del Paese e soprattutto ai suoi conti. E, di fronte alla constatazione che l'Italia è "agli ultimi posti nelle classifiche internazionali per la lotta alla corruzione", la Corte ha ribadito l'importanza di avere "più controlli", l'unica via per una efficace lotta alla corruzione, perchè "la corruzione, per potersi effettuare, ha bisogno di coni d'ombra".

Bè, a tal proposito, cade a fagiolo il parere negativo della sesta commissione del CSM sul "ddl intercettazioni" voluto da Berlusconi e dal suo Governo. Parere che verrà discusso a giorni dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Ebbene, i consiglieri hanno sottolineato come la riforma, consentendo l'utilizzo delle intercettazioni solo per "gravi indizi di colpevolezza" e non più per "gravi indizi di reato" (come è adesso), nei fatti sposta lo strumento delle intercettazioni dall'insieme dei mezzi per la ricerca della prova del reato (dov'è attualmente adesso assieme a ispezioni, perquisizioni e sequestri) all'ambito della disciplina per la disposizione di misure cautelari (infatti, l'arresto può essere disposto solo per gravi indizi di colpevolezza). Cioè non si potranno più utilizzare le intercettazioni per provare l'esistenza di un reato (di cui si hanno già "gravi indizi" che esso esista), ma solo per accertare chi è l'autore di quel reato, dopo aver raccolto (non tramite intercettazioni) sufficienti indizi di colpevolezza su questo autore.

E se non si scopre il reato, come si fa a scoprire chi ha commesso il reato? Appunto. Per molti reati, come sottolineato dai consiglieri del CSM, le intercettazioni sono lo strumento principale (se non l'unico) per l'accertamento del reato (e per molti altri sono un validissimo aiuto), e soprattutto sono lo strumento per raccogliere i "gravi indizi di colpevolezza" sugli autori del reato. E' il caso dei reati della pubblica amministrazione: senza intercettazioni, l'unico modo per scoprire una corruzione e i suoi colpevoli è prendere in "flagrante" i colpevoli. Circostanza molto, molto fortuita, soprattutto di questi tempi, visto che, dopo Tangentopoli, il mondo della corruzione non è più quello delle "mazzette" materiali. Pensate al recente scandalo napoletano della "Global Service": come avrebbero fatto i magistrati a scoprire i colpevoli (gravi indizi di colpevolezza) senza dapprima aver scoperto il reato (gravi indizi di reato)?

E allora, caro Ministro Alfano, se davvero ha "condiviso tutto" della relazione della Corte dei Conti, abbia un sussulto di dignità: fermi il ddl intercettazioni. Almeno il suo nome, che rimarrà nella storia per la norma che ha stracciato il principio della "giustizia uguale per tutti", non vi rimarrà anche per essere stato il Ministro della Giustizia che ha assistito inerme alla scomparsa della lotta alla corruzione.

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La vera riforma della Giustizia
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2009


                                                  

In questi giorni si stanno svolgendo le cerimonie dell'apertura dell'anno giudiziario. Le celebrazioni assumono quest'anno un significato particolare, dato che nelle prossime settimane il Parlamento discuterà proprio di "riforma della Giustizia".

Effettivamente in Italia c'è un disperato bisogno di riforma del sistema giudiziario. Come ha ricordato il presidente della Cassazione, l'Italia è fra gli ultimi paesi al mondo nella classifica dell'efficienza dei sistemi giudiziari. 151° su 181 paesi, peggio di molti paesi Africani come Angola e Gabon: con tutto il rispetto per questi Paesi, ma non è proprio una bella cosa!

D'altronde, non potevamo aspettarci altro. In Italia i processi durano anni e anni, e la stagrande maggioranza delle volte si risolvono in prescrizioni, ovvero decadono a causa della lunghezza eccessiva dei processi, gettando all'aria tutto il lavoro fatto e il tempo perso precedentemente, e cancellando un diritto inviolabile come quello di avere giustizia. Quando poi invece si giunge a sentenze definitive, non vengono applicate (come nel caso Englaro), oppure vengono sconfessate da indulti, amnistie e sconti di pena concessi a volte molto allegramente. E così vanno a quel paese sicurezza, giustizia e la dignità dei cittadini e del Paese.

E allora ben venga la riforma della Giustizia. Ma il Governo non vuole "questa" riforma della Giustizia
: tutto ciò che ha fatto sinora in materia di Giustizia va contro le reali esigenze del Paese. A cominciare dalle "riforme" fatte apposta per il Presidente del Consiglio, come il "lodo Alfano" che lo preserva dai processi, ma anche il "blocca-processi", che rinviava e metteva a rischio migliaia di processi, cui fortunatamente il Governo ha rinunciato dato che non serviva più al vero scopo (ovvero rinviare il processo di Berlusconi, ma con il lodo Alfano non ce n'era più bisogno).  Poi le riforme volte ad indebolire strumenti indispensabili per l'apparato giudiziario, come i limiti posti alle intercettazioni, i tagli alle risorse della magistratura e dei tribunali. Mentre nella futura "riforma della Giustizia" ci saranno solo le "riforme" ispirate dall'insofferenza verso la Magistratura e la Costituzione, come la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (!) e tutti gli aspetti riguardanti i rapporti fra politica e magistratura.

Al di là della legittimità o meno di queste "riforme", ma è normale che con l'efficienza della Giustizia Italiana ai minimi termini dobbiamo metterci a parlare di queste cose? E per favore, almeno risparmiateci le idiozie sul fatto che con queste pseudo-riforme migliorerà l'efficienza della Giustizia. Si possono sopportare le riforme inutili e dannose, ma le colossali prese in giro.

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Più appalti per tutti, senza controlli
post pubblicato in Diario, il 2 gennaio 2009


                                                  

Mentre tutta l'Italia mediatica riscopre il gusto, chissa perchè, delle vicende giudiziario-politiche con l'inchiesta napoletana "Global Service", nessuno fra i media sembra essersi accorto, a proposito di appalti, di una modifica approvata dal Governo proprio in normativa di appalti, con un codicillo inserito in una delle ultime leggine prima della pausa natalizia. Nessuno, tranne qualcuno sulla Rete.

E' successo infatti che un certo Gianluca Ricupati, studente siciliano che collabora con "Telejato", la TV anti-Mafia di Pino Maniaci, ha messo in evidenza in un articolo pubblicato online su AgoraVox come la legge 201 del 22 Dicembre 2008 dia sostanzialmente agli Enti Pubblici la possibilità di appaltare fino a 500 mila euro senza bando e senza gara d'appalto. Ovvero il trionfo del sistema clientelare. L'art.1 della nuova legge, infatti, preve al comma 10-quinquies una modifica del comma 7 dell'art.122 del Dlgs 163/2006 (ovvero la vecchia normativa in materia di appalti), che ora recita così:

7. La procedura negoziata e' ammessa, oltre che nei casi di cui agli articoli 56 e 57, anche per lavori di importo complessivo non superiore a centomila euro. 7-bis. I lavori di importo complessivo pari o superiore a 100.000 euro e inferiore a 500.000 euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parita' di trattamento, proporzionalita' e trasparenza, e secondo la procedura prevista dall'articolo 57, comma 6; l'invito e' rivolto ad almeno cinque soggetti, se sussistono aspiranti idonei in tale numero. (la parte dopo "7-bis" è quella aggiunta dalla Legge 201).

Che cosa significa? Che la procedura negoziata, ovvero senza bando e gara d'appalto, ma con trattativa diciamo "diretta" fra ente appaltante e società aggiudicante, che finora era prevista solo in casi eccezionali previsti dagli articoli  56 e 57  del Dlgs 163/2006 o comunque per somme inferiori ai 100 milioni di euro, ora sarà prevista in tutti i casi fino alla somma di 500 mila di euro. Dunque, non ci sarà più bisogno di "truccare" gli appalti: le gare, almeno fino ai 500 mila euro, non ci saranno proprio più! L'unico scoglio è quell'invito "rivolto ad almeno cinque soggetti": una bazzecola per gli esperti delle "aste truccate". Basterà invitare "cartelli" di 5 società che si sono messe d'accordo per scambiarsi il favore di fare offerte perdenti, oppure semplicemente invitare 5 società apparentemente diverse ma tutte facenti capo ad una sola persona. Meccanismi che permetteranno facimente di evitare anche l'unica notizia positiva: ovvero l'emendamento del PD, l'unico approvato dalla maggioranza, che impedisce l'affidamento alla stessa società di più appalti per un valore superiore ai 500 mila di euro annui. E, se ci aggiungiamo il progetto del Governo di eliminare le intercettazioni per i reati della pubblica amministrazione, ci rendiamo conto di come tutto il disego del Governo fili alla perfezione: clientelismo senza alcun tipo di controllo.

Vergogna. Si vergogni il Governo, ma si vergogni ancora di più il mondo dell'informazione. Non è possibile che ci abbiano martellato in questi giorni con tutti gli sviluppi dell'inchiesta "mangianapoli", e non abbiano detto nemmeno una parola su questa scandalosa decisione del Governo. Due sono le cose: o i giornalisti nostrani sono gravemente impreparati, o sono manipolati. A voi la scelta.

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Eppure "Panorama" è suo ...
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2008


                                                     

Oggi è scoppiata un'ennesima polemica politica sulle intercettazioni. Stavolta nel mirino c'è l'ex-premier Romano Prodi, che secondo lo "scoop" di Panorama sarebbe implicato in una rete di "amicizie", ovvero avrebbe fatto e ricevuto favori per alcuni suoi parenti sfruttando la sua posizione pubblica. "Fatti di nessuna rilevanza nè giuridica nè penale", si è difeso Prodi; in effetti, le intercettazioni sono state trasmesse alla procura di Roma, che però ha aperto un fascicolo privo di ipotesi di reato e indagati. Il che è tutto dire sulla consistenza delle "accuse".

Ma, a prescindere dal discorso giuridico-penale, che spetta alla magistratura, vorrei fare un semplice ragionamento sulle dichiarazioni in merito del premier Berlusconi. Il quale è intervenuto in difesa di Prodi, dichiarando: "La pubblicazione di telefonate che riguardano Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà non è che l'ennesima ripetizione di un copione già visto. E' grave che ciò accada e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali". Difesa prontamente respinta da Prodi, che replica al premier dichiarando: "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

Ebbene, la domanda è semplice semplice: se davvero Berlusconi crede che questo tipo di intercettazioni non debba essere pubblicato, perchè non prende provvedimento contro Panorama, di sua proprietà? Perchè, per chi non lo sapesse, Panorama è di proprietà della Mondadori, a sua volta di proprietà della famiglia di Berlusconi. Il che lo si poteva capire anche dal nome del suo direttore, ovvero il fido Belpietro, già direttore de "Il Giornale" (sempre "di famiglia") e conduttore di una trasmissione di "approfondimento" su Canale5, e dei suoi editorialisti, tra cui gli onorevoli PDL Fiamma Nirestein, Bruno Vespa, Lino Jannuzzi, Paolo Guzzanti, oltre al fido consigliere Giuliano Ferrara e a Giorgio Forattini.

Coerenza vorrebbe che Berlusconi, promotore di un decreto ad hoc che vieta la pubblicazione delle intercettazioni e prevede il carcere per chi le pubblica (oltre al vero danno, ovvero l'impossibilità anche per la magistratura di effettuare intercettazioni per reati inferiori ai 10 anni), dia il "buon" esempio licenziando subito Belpietro e il giornalista autore dello "scoop". Volendo il discorso si potrebbe ampliare anche alle riviste di gossip di proprietà Berlusconi, o non sono forse quelle invasioni della privacy? Ma non è stato e a questo punto non sarà così, e quindi non posso non dar ragione a chi sostiene che il tutto rientri in una strategia del premier per far accettare universalmente "l'urgenza" di un decreto anti-intercettazioni, tentando di nascondere che così facendo si elimina un preziosissimo strumento d'indagine per la magistratura e quindi diminuisce il già precario sistema di lotta alla criminalità. Altro che Governo della sicurezza.

P.S. Da notare, poi, la correttezza istituzionale di Prodi che a differenza del premier non dice nemmeno una parola di rimprovero alla magistratura e anzi "autorizza" la pubblicazione di tutte le sue intercettazioni. Evidentemente non ha scheletri nell'armadio a differenza di qualcuno ... ah, ma no, ovviamente lui gode della protezione delle toghe rosse ...

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Sign for Si alle intercettazioni, difendiamo l'efficacia dell'azione della magistratura.

Divieto di intercettazioni, un nuovo indulto
post pubblicato in Diario, il 7 giugno 2008


                          

Sono mesi e mesi che le attuali forze di Governo ci assillano con la cosidetta "emergenza sicurezza". Al di là di tutte le discussioni che si sono fatte, si fanno e si continueranno a fare sui provvedimenti del Governo, vorrei sottolineare una evidente contraddizione nell'azione del Governo: ovvero il divieto (quasi) totale dell'uso delle intercettazioni.

Intenzione che Berlusconi ha più volte espresso in campagna elettorale e ribadita successivamente in molte occasioni, l'ultima oggi all'incontro dei Giovani Industriali a Santa Margherita Ligure davanti ad Emma Marcegaglia. Ebbene, nel prossimo Cdm dovrebbero essere abolite le intercettazioni tranne che per mafie e terrorismo; previsti 5 anni di carcere per chi eseguirà o diffonderà intercettazioni non più consentite.

Questa è una misura inaccettabile ed ingiustificabile. Già la Giustizia Italiana è quella che è: vogliamo pure levarle uno dei suoi più importanti strumenti d'indagine? Tra l'altro indispensabile per reati quali concussione e corruzione (tant'è vero che l'ANM parla di una loro "depenalizzazione di fatto")?

E come ribatte il Ministro della Giustizia Alfano di fronte a queste sacrosante critiche? "Un terzo delle spese giudiziarie va in intercettazioni". A parte il fatto è che, se succede questo, ci sarà un motivo no? Evidentemente è uno degli strumenti più utili. Inoltre, sarebbe come per l'indulto: siccome non ci sono carceri, via i detenuti; siccome non ci sono soldi, non investighiamo, non incarceriamo. E no: invece che sprecarli, i soldi pubblici devono essere destinati a costruire più carceri e a finanziarie la macchina della Giustizia. Infine, ultimo tentativo di giustificarsi, il più insensato: "Tuteliamo la privacy". Ah, se per questo anche con tutti gli altri strumenti d'indagine si "viola" la privacy ... sennò che indagine sarebbe?

No a nuove forme di "indulto". No al divieto di intercettazioni.

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