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il blog di Francesco Zanfardino
Perchè non votare Sinistra Arcobaleno, ovvero il partito del no
post pubblicato in Diario, il 8 aprile 2008


                        

Oggi comincio una serie di interventi in cui spiegherò quali, secondo me, sono le ragioni che dovrebbero spingere a non votare determinati partiti e a votare altri. Parlerò in particolare dei quattro partiti maggiori, ovvero PDL, PD, SA ed UDC (considerando IDV e Leghe parti integranti di PD e PDL), mentre per motivi di tempo non parlerò dei partiti cosiddetti "minori".  Comunque, per questi ultimi consiglio di non votare, poichè hanno programmi ed idee troppo "particolaristiche" e specifiche, in alcuni casi anche estremistiche: in entrambi i casi, poco adatte a guidare un Paese. Esulano in parte da questo ragionamento il Partito Socialista, che però al di là delle battaglie laiche (a volte laiciste), dell'attacco al "Veltrusconi" e del vittimismo sugli spazi TV, ben poco offre. E La Destra, che avrei voluto trattare separatamente, ma come ho detto non potrò: comunque, troppo estremista e troppo tesa ad orientare lo scontento popolare addosso agli immigrati, con la logica del "prima gli Italiani" (andrebbe approfondito questo punto, ma comunque lo giudico negativo perchè illude che così si risolvano i problemi degli Italiani; inoltre, non tiene conto dell'indispensabilità dell'immigrazione all'economia nazionale e dell'uguaglianza tra un italiano onesto e uno straniero onesto e fra un italiano disonesto e uno straniero disonesto: quindi, punire i clandestini e i criminali, come avviene per gli Italiani, senza comunque spalancare le porte dell'Italia, ma regolando i flussi).

Iniziamo con "La Sinistra - L'Arcobaleno". Secondo me non si dovrebbe votare Sinistra Arcobaleno non tanto per posizioni estremistiche, se per questo intendiamo il punto di vista ideologico, più proprie di Sinistra Critica, PCL e Alternativa Comunista. Ma per la sua essenza di "partito del No": no-Tav, no-inceneritore, no-rigassificatore, no-discarica, no-Vat, no no no ..... Dire di no a tutto, senza proporre alternative realmente concrete, è la migliore espressione del conservatorismo che la Sinistra dovrebbe tanto osteggiare. L'esempio migliore è la crisi dei rifiuti in Campania: per anni i partiti della Sinistra Arcobaleno (specialmente loro, ma purtroppo non solo quelli a livello "locale") hanno osteggiato discariche e termovalorizzatori, secondo il principio del "non nel mio giardino". Proponendo una sola alternativa: la raccolta differenziata. Bene, io sono un paladino della differenziata: ma sono anche un cittadino campano, ed è da folli pensare che si possa risolvere una simile crisi solo con la differenziata, in mancanza di un sistema di raccolta adeguato (e soprattutto: una volta differenziata, la "monnezza" deve pur andare da qualche parte, no? Infatti, anche dove la differenziata è ai massimi livelli ci sono discariche e termovalorizzatori).
Non capire che è meglio mettere i rifiuti nelle discariche e bruciarli negli inceneritori, anzichè lasciarli in mezzo alla strada e bruciarli lì, è proprio il banale esempio che fa capire la mentalità della Sinistra Arcobaleno e la sua poco adeguatezza a guidare il Paese.
E poi un'altra cosa: un partito che pensa a difendere solo gli interessi dei lavoratori, senza comprendere che se non si fanno anche quelli degli imprenditori (quelli onesti, e sono la maggioranza) va tutto a rotoli, perchè senza imprenditori non esisterebbero operai (e viceversa), è davvero adatto a guidare l'Italia? A me affermazioni come "tra l'operaio e l'imprenditore c'è ne è uno di troppo" sembrano da Ottocento. A voi?

P.S. Per quelli che non visitano spesso il mio blog, sottolineo che questo non è un blog di propaganda. Non vedrete mai slogan politici, banner politici, link politici, eccetera eccetera. Con questi post cerco solo di sottolineare gli aspetti fondanti dei vari partiti che li rendono, sempre secondo il mio modestissimo parere, poco adatti a guidare l'Italia. Senza andare granchè nel merito dei programmi (perchè non si può garantire il loro realizzamento), ma analizzando le possibilità che determinate visioni (aspetti fondanti, appunto) possano governare un Paese.
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