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il blog di Francesco Zanfardino
Pec, rivoluzione monca
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2010


                                             

Ogni tanto il Governo qualcosina di buono la fa e, come spesso accade, lo fa per iniziativa del Ministro Brunetta: nasce infatti per sua volontà la cosiddetta "Posta Elettronica Certificata" nell'ambito della Pubblica Amministrazione.

Si tratta di una casella di posta elettronica che tutti i cittadini maggiorenni potranno attivare e "certificare", attraverso un iter nemmeno troppo complicato, facendo assumere alle e-mail mandate tramite la Pec un valore legale pari, ad esempio, ad una raccomandata con ricevuta di ritorno. Insomma, niente più file alle Poste o agli sportelli della P.A.: basterà un po' di dimestichezza con le nuove tecnologie.

Compreso il pagamento via Internet, però. Già, perchè come recita lo stesso sito del Ministero, le funzionalità gratuite della nuova casella di posta si limitano alla sua stessa certificazione, mentre tutti i servizi che si potranno effettuare tramite questo strumento sono a pagamento. Il servizio è infatti gestito, insieme a Telecom Italia, dalle Poste, che non hanno certo voluto rinunciare agli introiti derivanti dai propri servizi, nonostante con la Pec non ci sia più bisogno di postini, controllori, addetti agli sportelli e compagnia.

Certo, almeno ci sarà la possibilità di non fare più la linea, per chi saprà usare il nuovo mezzo (ammesso che funzioni tutto per bene, e non per pochi uffici). Già è qualcosa. Ma non è certo la "rivoluzione" che si tenta di dipingere ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Giorgio, Giorgio ...
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2010


                                                

Incredibile ma vero. Questo deve aver pensato chiunque, con un minimo di consapevolezza delle leggi, nel leggere le motivazioni con le quali Giorgio Napolitano ha "giustificato" la sua firma al "decreto salvaliste" a chi, via mail, gliene chiedeva il perchè.

In sostanza, per quello che dovrebbe essere il nostro Presidente della Repubblica, "non si poteva escludere il maggior partito d'Italia". Insomma, per il tutore dell'ordine costituzionale non contano le leggi, non contano le regole, non conta la Costituzione, ma conta unicamente il presunto "diritto" degli elettori di un grande partito a votare il loro partito, anche se questo partito è totalmente fuorilegge. A questo punto non avrebbe nemmeno senso parlare di "decreti costituzionali" e decreti "inconstituzionali", come quello che è stato presentato per primo a Napolitano: ogni decreto è costituzionale se riguarda il "primo partito". E i partiti piccoli? Si devono fottere solo perchè sono piccoli? Cose da pazzi.

Per carità, non è una baggianata pensare che "non si possa escludere il primo partito". E' un "ragionamento politico", che potrei anche condividere. Il fatto è che al Presidente della Repubblica compete il rispetto delle regole, non i "ragionamenti politici", che invece spettano al Parlamento. Ed era infatti in quella sede che andava approvato il "salvaliste", con l'accordo di tutte le forze politiche. E se questo non era possibile, pazienza: non è certo colpa di nessuno, se non dei dirigenti del PDL, se il "primo partito" non si presenta in una dannatissima circoscrizione.

Insomma, Napolitano ha toppato, e di brutto. Quasi ne andrebbero chieste le dimissioni, anzichè assolverlo come fa ipocritamente una parte dell'opposizione. Anche questo è incredibile, ma vero: si riesce a dichiarare incostituzionale un decreto e contemporaneamente a dire che il Garante della Costituzione ha fatto bene a firmarlo. La mancanza di palle è contagiosa, a quanto pare.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

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