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il blog di Francesco Zanfardino
Pensando a Norman
post pubblicato in Diario, il 9 dicembre 2010


Qui il testo di una lettera che ho inviato a l'Unità e che è stata pubblicata sull'edizione del 6 Ottobre:

Cara Unità,
ho visto il video di un'intervista al padre di Norman Zarcone, il giovane ricercatore siciliano in Lettere che si è suicidato lo scorso Settembre perchè si rendeva conto che i suoi sforzi nell'inseguire la cattedra erano resi vani dall'arroganza della raccomandazione e del nepotismo; ho visto, nella sua, la disperazione che doveva essere stata di Norman.
Ebbene, credo che, di fronte a storie come questa, non abbia alcun senso parlare di "riforma per il merito", quado si parla della manovra Gelmini. O elogiare i "ragazzi che restano a casa a studiare", in contrapposizione a quelli che scendono in piazza per manifestare per i propri diritti: Norman a casa c'è rimasto a studiare, e anche tanto, ma poi?
L'unica vera riforma per il "merito" è quella dei concorsi pubblici
Per esempioeliminare tutte le prove "soggettive" da questi concorsi (temi, prove orali, ecc.), che sono uno strumento formidabile nelle mani di raccomandatori e nepotisti, già sarebbe una grande rivoluzione.
E non la chiedo alla Gelmini, che non la attuerebbe mai. La chiedo soprattutto al movimento studentesco: oltre alla sacrosanta lotta contro i tagli alla formazione pubblica dobbiamo anche avanzare proposte concrete, magari coraggiose ... solo così potremo mettere in piedi una vera ondata di riscossa civile.

Francesco Zanfardino

Qualcuno vuole accogliere il mio appello? Finchè ci saranno criteri non oggettivi nei concorsi pubblici le raccomandazioni e il nepotismo ci saranno sempre, lo vogliamo capire o no?

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Sotto il grembiule nulla
post pubblicato in Diario, il 9 marzo 2010


                                             

Niente da fare, la Gelmini ha fatto un'altra delle sue "marachelle". Pur di convincere l'opinione italiana delle meraviglie della sua "riforma", che avrebbe introdotto nella scuola merito e serietà, il ministro ha fornito alla gran cassa mediatica del Governo un dato falso su quello che, a suo giudizio, è un segnale di quanto detto prima (merito e serietà): l'aumento dei famigerati "cinque in condotta", che nel primo quadrimestre 2009/10 avrebbero superato del 18% quelli dell'anno precedente (da 52mila a 64mila). Non solo: anche le insufficienze in almeno una materia sarebbero aumentate del 2% (dal 74% degli studenti al 76%).

Peccato che si tratti di dati truffaldini, tesi ad esagerare alcuni aspetti e a sottacerne altri del panorama scolastico italiano. Ad esempio, come ha fatto rilevare il Partito Democratico, si sono nascosti i dati delle scuole medie che, proprio secondo il Ministero, rivelano un calo dell'1.7% degli studenti con almeno un'insufficienza e un crollo dei cinque in condotta. Inoltre, anche nelle scuole superiori si rileva che la Gelmini ha esagerato il dato dell'aumento delle insufficienze, portando al 2% quello che in realtà è un aumento del solo 0.8%; veritiero invece l'aumento dei cinque in condotta per quanto riguarda gli studenti che hanno già altre insufficienze, ma è da sottolineare che sono invece in netto calo quelli che hanno solo il cinque in condotta.

Ma, in fondo, non è nemmeno questo il problema. Io ritengo davvero grave che, di fronte ad un presunto aumento di cinque in condotta e insufficienze, la reazione sia quella di ritenerla una buona notizia, invece di intraprendere azioni concrete per recuperare questi ragazzi! E se qualcuno ritenesse che è davvero una buona notizia, poichè pensa che in realtà non sono peggiorati i ragazzi ma, per chissà quale motivo, gli insegnanti non fanno più finta di non vedere, beh, allora vuol dire che il sistema scolastico sta davvero messo male a livello di insegnanti, e allora il Governo dovrebbe prendere provvedimenti in tal senso!

Invece non si fa nè l'una nè l'altra cosa, solo chiacchiere e propaganda. E tagli, tanti tagli.

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Una storia italiana
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2009


                                        

La storia dei due ricercatori italiani fuggiti all'estero a causa del nepotismo della loro Università, e che oggi hanno annunciato un'importantissima scoperta nel campo delle ricerche sui tumori cerebrali, raggiungendo il primo passo per una eventuale cura, è solo il simbolo di migliaia di tante storie simili in un'Italia dove la cultura del merito alberga solo nelle vacue promesse di qualche membro dell'elite dirigente del nostro Paese.

Storie di una ricerca che non solo è scomparsa dai piani di sviluppo del nostro Paese, con investimenti pubblici praticamente prossimi allo zero (tanto da dover ricorrere a Telethon), ma che è anche mortificata dal "baronismo" che domina le nostre Università, dove l'unico vero criterio di selezione è quello della "conoscenza personale", della "raccomandazione", e non certo quello delle compentenze. E i meritevoli devono solo sperare in un miracolo, ed impegnarsi comunque in ogni caso al 101% delle proprie possibilità, mentre i "fortunati" di turno si trovano spianati carriere brillanti senza muovere un dito.

E non possono nemmeno lamentarsi: perchè, se qualcuno alza la voce, magari denunciando, "muore". E' una specie di mafia che non uccide fisicamente, ma ammazza i sogni personali e le carriere di tante persone che meriterebbero ben alro trattamento (che poi trovano altrove). E, come tutte le mafie, è ben protetta da chi comanda in questo Paese. Perchè in fondo il "baronismo" non è che l'espressione universitaria del male principale che affligge l'Italia e ne impedisce qualsiasi sviluppo: l'enorme spirito di auto-conservazione delle "Caste". Una classe dirigente che non cambia mai, vecchia nelle facce, nei modi, nei contenuti. Sarebbe ora di finirla.

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Fuori di test
post pubblicato in Diario, il 28 luglio 2009


                                      

I giornali di domani probabilmente apriranno con l'ennesima stronzata della Lega (scusate i termini, ma d'altronde sono loro stessi ad usare parole ben peggiori): introdurre un "test di dialetto" per i professori.

In realtà la proposta è ben peggiore di quella che già può sembrare: tale test riguarda più in generale "il livello di conoscenza della storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione in cui vogliono insegnare", ma soprattuto la Lega chiede che il suo superamento sia indispensabile per poter poi avere la possibilità di essere assunto.

Non commento la proposta. Si commenta ampiamente da sè. Intendo invece replicare con una contro-proposta: dato che per lorsignori leghisti per insegnare è necessario conoscere gli usi e costumi del luogo, converanno che i rappresentanti delle Istituzioni dovranno necessariamente conoscere ciò che dovrebbe essere il loro pane quotidiano, ovvero la Costituzione, e che quindi dovranno superare un test su di essa per poter accedere alle varie cariche. Inoltre, mi pare minimo che, successivamente, dovranno anche necessariamente presenziare alle varie festività nazionali, oltre che rispettare i simboli nazionali, a cominciare dal Tricolore e dall'inno. Mi pare il minimo, no? Facciamo 'sto scambio? Mi sa di no.

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Rivoluzione Democratica (1): Selezione della classe dirigente
post pubblicato in Diario, il 11 luglio 2009


                                           

Inizio oggi una serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Cominciamo dalla selezione della classe dirigente, per me il "peccato originale" dal quale derivano tutti i problemi del Partito Democratico.

Il FATTO

Attualmente lo Statuto del PD, all'articolo 2 ("Soggetti fondamentali della vita del Partito"), distingue fra "iscritti" ed "elettori". Ovvero fra coloro che hanno scelto di tesserarsi e i semplici simpatizzanti. Tra le altre cose, l'articolo 2 prevede per gli elettori il diritto di "partecipare (...) all'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee Nazionali e Regionali, nonchè ai livelli territoriali inferiori, ove questo sia previsto dagli Statuti Regionali". Gli iscritti hanno inoltre il diritto di "partecipare all'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee a livelli inferiore a quello regionale".  In soldoni, i livelli nazionali e regionali del Partito sono scelti tramite primarie, aperte a chiunque voglia partecipare dietro il solo pagamento di una piccola quota (fu 1€ nel 2007, dovrebbero essere 2€ ad Ottobre), mentre quelli provinciali e comunali tramite congresso (aperto solo agli iscritti, ovvero solo a coloro che hanno deciso di tesserarsi entro una certa data, dietro pagamento di una quota, attualmente 15€), a meno che lo Statuto Regionale non preveda Primarie. In ogni caso, quando sono previste primarie, è prevista anche una fase congressuale precedente.

I numeri certi del tesseramento sono ancora oscuri, probabilmente saranno noti dopo il 21 Luglio, termine ultimo per l'iscrizione 2009. Comunque, a quanto pare, attualmente il PD avrebbe raggiunto circa 370mila tessere. Niente di male, finora, se non sapessimo che circa 80mila di queste risiedono in Campania.

IL PROBLEMA

Quasi un quarto dei tesserati totali: la Campania sarebbe, insomma, più "rossa" dell'Emilia. Eppure proprio in Campania abbiamo avuto i dati più sconfortanti, sia alle Europee che alle Provinciali ... e lo stesso dato delle Primarie Provinciali vinte da Nicolais, dove hanno votato solo 30mila persone (e in Provincia di Napoli ci sono 60mila tesserati), conferma l'evidente anomalia. Quindi due sono le cose: o migliaia di persone hanno scambiato la tessera PD per la social card (vuota come l'altra...), oppure il tesseramento è stato gonfiato. Sarà forse che sono napoletano e non offenderei mai l'intelligenza dei miei conterranei, ma io opterei per la seconda opzione. Anche perchè io ci sono stato, dietro quei banchetti del tesseramento, e la situazione che si poteva vedere era sconfortante: centinaia di persone che facevano la fila, senza nemmeno sapere che diamine stessero facendo (e magari non sapevano nemmeno che cavolo fosse il PD). E la situazione non è certo limitata solo alla Campania: i "signori delle tessere", pronti a sborsare centinaia di euro pur di accaparrarsi pacchetti di tessere, albergano anche altrove, specialmente al Sud.

Questo comporta vari problemi. Innanzitutto, in moltissimi casi il Partito Democratico è rappresentato sul territorio non dalle persone più meritevoli, più competenti, più impegnate attivamente nella vita di circolo e sul territorio stesso, bensì dalle persone sostenute dalla corrente/lobby/gruppi di potere più forte. Con le inevitabili conseguenze sulla qualità dell'azione politica sul territorio (lontananza dai problemi dei cittadini in primis); inoltre, le persone più attive sono demotivate perchè non vedono riconosciuti i propri sforzi, mentre l'elettorato si sente poco rappresentato e non crede più alla capacità di cambiamento del PD (o anche "semplicemente" alla sua capacità di trovare soluzioni giuste ed efficaci ai loro problemi). D'altronde, ovunque in Italia si hanno lamentele da parte degli elettori perchè il partito locale si impegna solo o quasi esclusivamente in occasione delle varie campagne elettorali (comprese quelle interne), e non anche per i problemi del territorio e sul territorio. Ma la cosa peggiore è la questione del tesseramento rivela una tendenza generale a sfruttare i meccanismi del partito, comprese anche le primarie interne (quelle nazionali, ma soprattutto quelle regionali, sono sfruttate  dai soliti capibastone per misurarsi alla stessa stregua del tesseramento, anche se le primarie perlomeno allargano la partecipazione e quindi danno più speranza di sparigliare i giochi), per perpretare le solite vecchie logiche correntizie e lobbystiche.

Ovviamente, stiamo sempre parlando di una condizione migliore di quella offerta dal resto del panorama politico italiano (il PDL non fa nemmeno le tessere), ma, per i motivi descritti finora, del tutto insufficiente per un Partito che è nato per interpretare il rinnovamento.

LA SOLUZIONE

Innanzitutto andrebbero rese obbligatorie le primarie interne anche per i livelli provinciali e comunali. Non risolverebbero affatto il problema ma perlomeno renderebbero un po' meno facili i "giochetti", come detto prima. Ovviamente in via del tutto transitoria, in attesa che un "nuovo sistema" possa entrare in funzione. Un sistema che premi la partecipazione e l'impegno nella vita di partito.

E' un po' difficile trovarlo: come "misurare" la partecipazione alle iniziative pubbliche di partito, come misurare l'ascolto dei cittadini, come misurare le competenze di ognuno, come misurare la passione  e l'interesse di ciascuno per il PD? E' ovvio che tutto questo non si può fare (o perlomeno non vedo come si possa fare). Tuttavia, una soluzione "parziale" ma importante c'è: misurare la partecipazione alla vita di partito. Come? Semplice: si preveda per Statuto che ogni Circolo deve fare tot "assemblee obbligatorie" in tot tempo (direi 26 all'anno, una ogni due settimane), assemblee aperte a chiunque voglia partecipare, in cui si discuta di tutto ciò che può animare la vita di un Circolo e il suo impegno sul territorio. Ma soprattutto si preveda che a quelle assemblee si prendano le presenze dei "registrati", ovvero coloro che ne hanno fatto richiesta. A che pro? Semplice: ogni qual volta si andrà ad elezione di una qualsiasi carica interna (segretario di circolo, provinciale, regionale, nazionale e relative assemblee), potranno partecipare all'elezione solo coloro che hanno totalizzato almeno un tot di presenze alle assemblee in un tot di mesi precedenti (direi il 20% di quelle dei 12 mesi precedenti).

E' un metodo solo apparentemente "chiuso": la partecipazione alle assemblee è infatti aperta a tutti (ovviamente, orari e date delle assemblee dovranno variare e rese compatibili con le esigenze lavorative / scolastiche). Inoltre, se per i candidati alle elezioni è giusto estendere la partecipazione ai cittadini tutti, poichè saranno poi i cittadini tutti a scegliere chi li deve amministrare, per le cariche interne di un partito questo non ha invece molto senso. E' giusto invece che chi gestisce il partito sia scelto da chi lo vive, quel partito (o perlomeno dimostra una minima partecipazione).

CONCLUSIONI

La soluzione da me proposta forse non è la migliore in assoluto. Sinceramente non riesco a trovare di meglio. So però di certo che il problema c'è, non si può negare, e comporta problemi belli grossi: dunque una soluzione, ed una soluzione efficace, va trovata. Altrimenti tutti i discorsi sul "rinnovamento", di facce modi e contenuti, sono solo parole al vento.

Alla prossima (sperando di essere più breve =)

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Il mondo che vorrei
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


                                              

Il mondo che vorrei è un mondo dove le donne non vengono licenziate perchè scelgono di mettere al mondo un figlio.
Il mondo che vorrei è un mondo dove i più deboli, a cominciare dagli immigrati, non vengano sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli.
Il mondo che vorrei è un mondo dove lavoro vuol dire dignità, e non sopruso dei propri diritti.
Il mondo che vorrei è un mondo dove il lavoro sia accessibile a tutti, in base ai propri meriti e non ai propri "contatti".
Il mondo che vorrei è un mondo dove chi perde il lavoro non venga lasciato a se stesso.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la precarietà non duri una vita.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la sicurezza dei lavoratori non sia considerato un costo.

Il mondo che vorrei è un mondo dove non si smetta di lottare e credere che un mondo migliore è davvero possibile. Basta volerlo.

Buon Primo Maggio a tutti.

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Riporto Report: Come tu m'insegni
post pubblicato in Riporto Report, il 20 aprile 2009


                                              

Come ogni Lunedì, a Discutendo si parla di Report. Stavolta la trasmissione dell'ottima Gabanelli ha parlato di scuola in senso economico, ovvero valutando le modalità e gli effetti dei tagli della Gelmini e i vari sprechi intoccati o inefficientemente combattuti dal Governo (qui il video della puntata, qui la trascrizione integrale)

COME TU M'INSEGNI (di Stefania Rimini)

La puntata comincia con un dovuto riferimento al terremoto d'Abruzzo, mettendo in evidenza come la maggior parte delle scuole italiane sia fuori dagli standard anti-sismici, e già questo getta piena luce su come l'Italia stia attenta al suo futuro.

Ma l'intera puntata verte sulla questione economica, dunque si comincia dai tagli: il Governo, rappresentato in puntata dalla Gelmini, ha deciso di tagliare le piccole scuole (sotto i 50 alunni), dimenticando che molte di queste si trovano in zone impervie, e la loro scomparsa comporterà enormi disagi per molte famiglie. La Gelmini assicura che si valuterà caso per caso: intanto però nel Sud ci sono tantissime scuole illegali" che hanno i presidi senza avere il minimo di 500 alunni, con un costo di centinaia di milioni di euro; ma anche qui la Gelmini dichiarà che s'interverrà, sebbene sia materia di competenza delle Regioni. Sempre per risparmiare, si innalza il numero di alunni per classe, fino alla trentina, con le evidenti conseguenze di difficoltà di gestione della classe da parte dei docenti. Situazione aggravata dal taglio delle compresenze, ovvero quelle quattro ore settimanali (alle elementari) dove contemporaneamente in classe sono presenti due docenti; anzi, con la scelta del maestro unico, si avrà un unico insegnante per tutti i giorni e per tutto il giorno. Tutto per risparmiare docenti, e quindi denaro, ma siamo sicuri che sia la scelta didattica giusta? Se proprio si voleva evitare il "modulo", ovvero i tre insegnanti distribuiti su due classi, che può essere considerato uno spreco, non era forse meglio mantenere il modulo ma a due insegnanti, in modo da avere sempre due insegnanti ogni due classi, ma perlomeno i bambini avevano a disposizione due insegnanti e non solo uno? E poi perchè in molti istituti privati, che per logica sono votate al risparmio, le compresenze esistono e sono salvaguardate, con ottimi risultati sull'apprendimento?

Ma, tutto sommato, queste sono pur scelte ammissibili. Si potrebbe sindacare sul fatto che se proprio dobbiamo tagliare qualcosa, tagliamo i vari privilegi, i vari sprechi della politica, e poi tocchiamo la scuola, ma non è questo il punto. Il punto é: se proprio dobbiamo tagliare, tagliamo in maniera equa. Invece le cose più utili si tagliano, mentre si lasciano molte cose, dall'utilità dubbia, così come sono: e qui Report fa un elenco di veri "sprechi" nella scuola, ovvero il finanziamento pubblico alle scuole private (in realtà la Gelmini ci aveva provato, ma, a differenza delle proteste studentesche, andate inascoltate, è bastato un lamento dei vescovi, preoccupati per le tante scuole private cattoliche, e si è rinunciato al taglio), i finanziamenti alle scuole italiane all'estero (dai costi esorbitanti ed ampiamente sopra la media), l'appalto delle pulizie a ditte esterne, quand'invece sarebbe già competenza dei bidelli (che si ritrovano a star lì, pagati per far niente o quasi).

E questo fa ancor più rabbia se si pensa che le scuole si ritrovano quest'anno con un budget molto ridotto rispetto al passato. Così va a finire che i genitori organizzano collette per fornire alla scuola ciò che la scuola dovrebbe garantire (carta igienica, sapone, ecc.). E contemporaneamente magari le scuole sono in condizioni pessime, senza riscaldamento o scale antincendio o ascensori per disabili o tutte queste cose insieme, e quando qualcuno (Provincia o Comune, che spesso si rimpallano le responsabilità) interviene, magari i lavori vengono mal fatti (ma i soldi vengono spesi, o meglio sprecati). Perchè non ci sono o quasi controlli sulla spesa, nella migliore delle ipotesi, oppure a volte le leggi son fatte apposta per sprecare soldi (come i tetti massimi per l'acquisto di banchi e sedie, spropositati rispetto al valore reale).

Ma torniamo ai tagli. A causa dei tagli della Gelmini, migliaia di disabili perderanno l'insegnante di sostegno, oppure questi si dovrà occupare contemporanemente di molti bambini disabili. Alcuni, come i dislessici, addiritturà non ne avranno più diritto, essendo considerati "disabili lievi". E, in generale, il taglio degli insegnanti comporterà la diminuzione del tempo scuola, ovvero diminuiscono le ore di lezione. Mentre nel frattempo si sprecano migliaia d'euro per ogni insegnante che si butta nel sindacato, o nella politica, senza fare lezione. Per non parlare delle assurdità per l'assunzione dei supplenti: le peripezie della legge fanno sì che si sprechino milioni di euro l'anno solo per cercare i supplenti, con metodi vetusti e disorganizzati. E perchè, i professori che "scaldano la sedia"? Ce ne sono tanti, ma per la legge basta che si diventi insegnanti "di ruolo", nessuno ti può toccare, anche se non fai niente. E così, tagliando gli insegnanti, si va a tagliare gli insegnanti precari, anche se magari sono molto più bravi e presenti di quelli di ruolo.

Ma come vengono assunti gli insegnanti? Secondo le graduatorie. Peccato che i punteggi sembran fatti apposta per non premiare il merito, tanto che è molto più facile ottenere alti punteggi frequentando master privati, che spessissimo sono semplici formalità (basta che paghi, e ti regalano i voti). La risposta della Gelmini? Stiamo pensando a far decidere direttamente ai Presidi chi assumere e chi no. Già, peccato che gli stessi Presidi sono a loro volta incompetenti e magari messi lì per rapporti di potere, e dunque sceglieranno chi assumere in base a questi criteri. E chi garantisce il merito? La verità è che servirebbe un sistema di valutazione, e introdurre il merito a tutti i livelli, a cominciare dal Ministro: perchè da Ministro competente derivano collaboratori competenti, presidi competenti, professori competenti, eccetera.

Ma, tornando alla questione economica, torniamo a ripetere: alle scuole italiane i soldi non mancano. Le scuole possono infatti accedere ai cosidetti "progetti", PON e POR, finanziati spesso dall'Unione Europea: peccato che spessissimo si sperperano questi soldi, senza nemmeno raggiungere l'obiettivo. Perchè il punto è sempre quello: non ci sono controlli, gli ispettori (tra l'altro pochissimi rispetto al resto d'Europa) vengono pagati per far niente, e allora i Presidi gestiscono i fondi come vogliono (magari per favorire "amici", come ammesso da uno di loro). E quando un direttore scolastico si impegna e scoperchia la pentola dell'assenteismo, viene zittito dai "piani superiori" (come capitato ad una di loro intervistata da Report).

E l'Università? Qui, se dobbiam parlare di merito, dobbiamo parlare soprattutto di assunzione dei professori e di concorsi. Ci sono le commissioni a valutare, ma i criteri di scelta sono i soliti, e alla fine il merito viene ammazzato dalle raccomandazioni. E così l'Università va a rotoli, e i nostri cervelli vanno all'estero. E poi ci lamentiamo che l'Italia è arretrata.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... il problema della formazione in Italia è alquanto complicato, perchè, se da un lato mancano i giusti investimenti nella ricerca, nella qualità dell'offerta formativa, nella sicurezza degli istituti, eccetera, dall'altro assistiamo ad una marea di sprechi che fanno sì che la scuola diventi politicamente un costo da tagliare e non un patrimonio su cui investire. Occore dunque colpire questi sprechi, destinando le risorse risparmiate agli investimenti di cui prima; ma soprattutto è indispensabile introdurre un sistema di valutazione, sia dell'insegnamento che dell'apprendimento, che, se non garantisca, perlomeno aiuti il merito a penetrare in un sistema dove a vincere sono sempre più le posizioni che non le capacità.

Altre rubriche: "L'Emendamento" (qui video, qui testo) stavolta parla della class-action, l'azione collettiva risarcitoria introdotta dal Governo Prodi ma più volta rinviata da quello Berlusconi, che tra l'altro la sta svuotando man mano fino a renderla inoffensiva (forse per tutelare gli interessi di pochi ma potenti imbroglioni?). La "Goodnews" (qui video, qui testo) di oggi riguarda invece lo spin-off, ovvero come creare ricchezza nonostante la crisi semplicemente facendo quello che si fa in tutto il mondo: trasformare in realtà i prodigi delle nostre università.

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... Sì ad una vera riforma della scuola
post pubblicato in Diario, il 12 ottobre 2008


                                                         

Ieri ho spiegato il mio "NO" alla pseudo-riforma Gelmini. Però, siccome non mi piace polemizzare senza indicare un'alternativa, ecco come secondo me bisognerebbe riformare la scuola.

Innanzitutto, partiamo dall'aspetto gestionale, dato che è l'unico modo di vedere la scuola da parte di Gelmini e Tremonti. Da questo punto di vista la scuola ha molti problemi, sia come moltitudine di sprechi, sia come carenza di investimenti dove servono. Tuttavia, certo non possono essere una soluzione gli 8 miliardi di tagli del Governo, sia perchè sono una cifra spropositata rispetto al problema reale, sia perchè sono tagli indifferenziati, orizzontali, non mirati: ovvero, non andranno a colpire lo spreco, ma colpiranno in maniera indifferenziata sia lo spreco che la spesa utile. Invece, se si vuole rendere efficiente la scuola, bisogna partire dai bisogni: ovvero stabilire, possibilmente in maniera condivisa, i criteri di spesa. Ovvero quanti edifici scolastici sono necessari, quanti alunni può contenere una classe, quanti docenti sono necessari per ogni classe, quante materie sono necessarie, quante ore, quanti bidelli per numero di alunni, quanto personale per numero di alunni, eccetera eccetera, e sulla base di questi criteri assegnare i soldi alle scuole, lasciando un margine del 5-10%, e licenziando il personale superfluo (o assumendone altro se necessario). Tutte le cose aggiuntive, come insegnanti di sostegno, progetti, manutenzione, eccetera, dovranno essere finanziati con fondi aggiuntivi rilasciati dallo Stato previa verifica del reale bisogno e/o del loro utilizzo per quegli scopi.

E poi, se proprio si deve tagliare, si cominci dal tagliare i finanziamenti pubblici alle scuole private, che anzi la Gelmini vorrebbe aumentare in nome di una "maggiore libertà di scelta per le famiglie". Le scuole private devono sostenersi con i propri soldi e non sottrarre soldi alla scuola pubblica; e le famiglie, se non si possono permettere la privata, che vadano alla pubblica ... Lo so che è un'utopia, visto che la stragrande maggioranza delle scuole private è legata alla Chiesa, però bisognerebbe farlo. Anche perchè spesso quelle scuole sono dei "diplomifici".

E qui veniamo all'altro problema della scuola, ovvero il merito. Se infatti i giovani d'oggi hanno scarsa considerazione per la scuola è anche perchè il merito ha ben poca importanza in una società dove dilaga la raccomandazione, dove è più facile diventare qualcuno e/o stare bene economicamente facendo la velina, il tronista o partecipando ad un reality che studiando sodo e/o contando sulla proprie qualità. Certo, è molto difficile cambiare questa mentalità, però possiamo fare in modo di compiere una rivoluzione meritocratica. Innanzitutto con maggiori incentivi, anche economici, agli studenti meritevoli, a tutti i livelli. Poi attraverso un sistema di valutazione dei docenti, che vada a valutare il programma svolto, la qualità dell'insegnamento (magari attraverso un test di valutazione dell'apprendimento), le presenze, eccetera, e su questo basare aumenti di stipendio e licenziamenti. Poi rivedere i concorsi pubblici, di qualunque tipo, cercando di eliminare quanto più è possibile le valutazioni soggettive a favore di quelle oggetive, prendendo a modello il test d'ingresso per Medicina, che anno per anno sta riducendo significativamente il problema della raccomandazione.

Infine, ridare alla scuola il suo ruolo di punto di riferimento per la società. In una società dove sta venendo meno lo spirito partecipativo, dove attività come volontariato, partecipazione politica, sport, impegno nello studio, stanno lasciando il passo all'isolamento, alla centralità delle cose materiali (telefonini, vestiti alla moda), all'ignavia, alla vita da "Uomini e Donne" o "Amici", e dove quindi la scuola perde l'importanza che aveva prima, bisogna ripristinare il rapporto fra studente ed alunno. Ovvero cambiare l'offerta formativa, "svecchiare" un po' la scuola: incentivando il dibattito in classe (magari con delle ore di "discussione" sulle tematiche più varie), aumentando le strutture sportive scolastiche e aprendole anche oltre l'orario scolastico, connettendo scuola e attività di volontariato, insomma facendo in modo che la scuola non sia "solo" un luogo di studio, ma anche un luogo di partecipazione.

Insomma, la scuola non necessita di tagli, ma di efficienza, merito e partecipazione. E' una sfida difficile, ma non impossibile, che deve essere vinta: perchè è attraverso la scuola che può cambiare il futuro dell'Italia.

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Min.Gelmini: "La scuola deve premiare gli studenti migliori". Già, peccato che ...
post pubblicato in Diario, il 11 giugno 2008


                      

Ieri il Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha illustrato alla Camera i suoi progetti sulla scuola italiana. Ha fatto varie considerazioni, più o meno discutibili, ma vorrei soffermarmi su una: "La scuola deve premiare gli studenti migliori". Già, caro Ministro, la scuola deve assolutamente premiare il merito, perchè la migliore ricchezza dell'Italia sono i nostri talenti, le menti brillanti dei nostri scienziati, dei nostri intellettuali, dei nostri ricercatori, dei nostri artisti, eccetera eccetera, che vanno assolutamente scovati ed incentivati. Altrimenti i nostri talenti non potranno che prendere la via dell'esilio, verso paesi che tutelano davvero il merito.

Ebbene, Ministro, certe cose, però, è meglio non dirle, se non si è convinti davvero di ciò che si dice. Perchè ciò che Lei ha fatto ad inizio legislatura, tra l'altro facendolo passare sotto silenzio, è totalmente incoerente con la linea che Lei ha dettato ieri alla Camera. Cosa ha fatto il Ministro? Ebbene, con un decreto ha rinviato al 2009/10 l'applicazione del decreto Fioroni-Mussi sui "25 punti", ovvero sui bonus nei punteggi da dare agli studenti più meritevoli per superare più agilmente lo scoglio dei test d'ingresso a "numero chiuso". In pratica, se prima valevano solo gli 80 punti dei test, ora sarebbero valsi anche fino ad un massimo di 25 punti assegnati in base al "curriculum scolastico" degli ultimi tre anni di liceo, ovvero contando voto di diploma, medie generali, voti nelle materie "pertinenti" alla facoltà scelta.

Sarebbero. Perchè il Ministro ha rinviato al prossimo anno, e, siccome siamo in Italia, ciò vuol dire quasi sicuramente che non verrà mai applicato. E così la politica del "premiare il merito" va a farsi benedire. Ovviamente festeggiano le organizzazioni "studentesche", che ormai sanno dire solo di no a qualsiasi riforma venga fatta, a prescindere dalla bontà o meno della proposta. "Così tutti quanti possono avere le stesse possibilità, senza discriminazioni", dicono le organizzazioni. Peccato che questa sia una falsa idea di uguaglianza: tutti devono avere le stesse possibilità all'inizio, non sempre. Perchè dovrebbero stare allo stesso livello persone che sono sempre andate bene con persone che hanno si sono sempre "arrangiati"? Care organizzazioni "studentesche", se ragioniamo con la logica del dare sempre non dico la seconda, ma la sesta-settima-ottava possibilità, non riusciremo mai a far funzionare decentemente la scuola italiana. E questo decreto, seppur con i suoi difetti, non andava cancellato.

Ma, sinceramente, se potevo aspettarmelo dalle organizzazioni studentesche, da Lei non me lo aspettavo, caro Ministro. Ci ripensi, se è ancora in tempo.

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