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il blog di Francesco Zanfardino
Datagate, quanta ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2013




E' la notizia di apertura di tutte le testate, oggi, e tra le notizie principali da diverse settimane. Sarà perché intere generazioni sono cresciute con le spy-stories, evidentemente, visto che ci sarebbe tanto di cui parlare e di decisamente più urgente, a cominciare dalle drammatiche emergenze sociali di cui il sistema socio-politico pare quasi essersi dimenticato, nell'orgiastico periodo delle "grandi intese".

Fatto sta che ora il "caso Snowden" è diventato un vero e proprio terreno di scontro delle diplomazie internazionali, non solo per la rocambolesca fuga dell'interessato ma ora soprattutto per le indiscrezioni trapelate sullo spionaggio statunitense che sarebbe stato effettuato ai danni delle ambasciate europee ed in particolare dei diplomatici di Germania, Francia e Italia. Ora tutti pronti a dichiarare "guerra", diplomatica s'intende, agli USA se lo scandalo venisse confermato: tra i più ardenti difensori della nostra sovranità il nostro Ministro alla Difesa, Mario Mauro, sorpreso che i nostri "alleati" ci spiino. 

Ora, a me semplicemente vien da ridere, dato che è impensabile che gli USA, per il solo fatto di essere nostri alleati, si fidino ciecamente di noi. E mi spaventerei se Mario Mauro si fidasse ciecamente degli USA. Ora, non so se questo giustifichi o meno lo spionaggio, e sinceramente non mi interessa. Semplicemente mi vien da ridere di fronte a tanta ipocrisia. E, soprattutto, mi viene da pensare che sarebbe molto proficuo per il nostro Paese se difendessimo la nostra sovranità sempre, non solo per banali questioni "d'onore" come questa, ma soprattutto per questioni più concrete. Mi viene da pensare alle basi Nato sul nostro territorio, giusto per fare un esempio. Che so, mi viene da pensare alle battaglie contro il raddoppiamento del "Dal Molin", dove certo Mario Mauro non era in prima fila. Che dite, la prossima volta lo vedremo a Vincenza a urlare "No agli Yankees"?

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

Italia atomica
post pubblicato in Diario, il 4 marzo 2010


                                             

"Sono vietate la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari". Questo recita il comma 7 dell'art. 1 della legge 185/1990, che ci ricorda come in Italia le armi nucleari, semplicemente, non possono "esistere", come d'altronde sancito anche da diversi trattati internazionali, come quello di "non proliferazione". Eppure, come denuncia l'Unità, sul suolo Italiano ospitiamo ben 90 ordigni nucleari degli U.S.A.

Ebbene, nonostante gli altri paesi europei che si trovano nella stessa condizione hanno inziato lo smantellamento di queste atomiche americane, e nonostante con la nuova gestione Obama anche gli stessi U.S.A. hanno fatto del disarmo nucleare un cardine della loro politica estera, il Governo Berlusconi rifiuta di smantellare le atomiche,  accogliendo l'invito delle opposizioni in tal senso, ripristinando la legalità e, consentintemi, anche la dignità del nostro Paese. Senza considerare i rischi, terrorristici e non solo, che derivano dalla detenzione di tali armi nel nostro Paese.

Niente da fare, questo Governo è proprio amante dell'"atomo". O è semplicemente senza palle.

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L'Italia che (non) conta
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2010


                                                    

Dopo aver perso, un mese fa, il ruolo di rappresentante civile NATO in Afghanistan, l'Italia perde anche quello di inviato speciale UE a Kabul, a causa di una sostituzione voluta dalla nuova "miss PESC" della UE, la Ashton, che tra l'altro è stata eletta a sorpresa contro il candidato italiano, Massimo D'Alema, sostenuto dal Governo Berlusconi. Tanto da far dire a Pino Arlacchi, europarlamentare IDV ed ex vicesegretario ONU, "l'Italia è passata dalla sottorappresentazione all'esclusione completa dagli incarichi internazionali di maggior rilievo. Mai in 65 anni l'Italia si è trovata in una situazione così umiliante: l'unica carica di un certo livello ricoperta da un italiano e che non ci spetti di diritto è la direzione dell'Unrwa, l'agenzia ONU di assistenza ai palestinesi, che nessuno voleva". Ma anche per lo stesso Ministro alle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, "deve finire questa marginalizzazione del sistema Italia".

Che dire ... meno male che con i Governi Berlusconi la credibilità internazionale dell'Italia e la sua importanza mondiale aumentano sempre rispetto alla "sinistra". Figuriamoci se non aumentava ...

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Nato?
post pubblicato in Diario, il 4 luglio 2009


                                          

Oggi dirò qualcosa che fa molto "estremista di sinistra" (che non sono): anch'io sto con i No Dal Molin. Per carità, ci sono certamente questioni più importanti, e comunque è ormai impossibile tornare indietro: ma l'attività dei comitati Dal Molin, se non fosse per i soliti imbecilli che si inflitrano nelle manifestazioni come quella di oggi, facendole passare mediaticamente per quelle che non sono, potrebbe riuscire a far emergere una questione ormai sepolta: i rapporti dell'Italia con la NATO.

Premesso che non sono un pacifista in assoluto (una difesa militare ci vuole, e riesco anche a concepire in determinati casi l'intervento militare, come le missioni di interposizione e persino le missioni di occupazione, se per liberare da dittature Paesi in cui la popolazione è in larga parte già pronta alla democrazia), non riesco a capire però che senso abbia ancora un'organizzazione come la NATO:  è esclusivamente militare, è internazionale ma non globale, e soprattutto è unilaterale. Ovvero gli Stati Uniti la fanno da padrona.

Infatti, possa ancora comprendere che, in attesa che i "Caschi Blu" dell'ONU diventino uno strumento affidabile di difesa globale, persistano degli organismi di difesa sovranazionali. Ammesso che ci sia davvero la volontà di rafforzare l'ONU a scapito dello status quo. Ma per me è davvero inconcepibile essere parti di una organizzazione internazionale in cui si è praticamente "servi" di qualcun altro. Condizione simboleggiata, appunto, dalle basi militari, con gli USA che possono realizzare proprie basi in Europa, mentre noi non potremmo fare altrettanto, se volessimo.

Per questo solidarizzo con i contestatori (e raramente lo faccio con i gruppi che dicono "NO" e basta, insomma i vari gruppi Nimby che abbiamo visto pullulare in Italia a proposito di Tav, discariche, inceneritori, eccetera): di basi americane in Italia ne abbiamo già fin troppe. E' l'ora di ripensare la NATO, il suo ruolo e il nostro ruolo in essa.

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Ma, effettivamente, che senso ha quella base?
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2008


                                                           

Ieri si è svolto il "referendum autogestito" dei comitati "No Dal Molin" sulla base USA di Vicenza. "Autogestito", perchè il Consigio di Stato ha negato il referendum consultivo promosso dal Comune di Vicenza. Al voto hanno partecipato in 24mila, poco meno del 30% degli aventi diritto al voto, e di questi la larghissima maggioranza (95%) si è detta contraria alla base.

Ora, esprimere un'opinone sulla questione è difficile. Perchè si viene subito bollati o come "estremisti" o come "sottomessi". Comunque, pur essendo lontano dalla cosidetta "Italia del no" ad ogni costo, che ha fatto molti danni al Paese e più conservatore dei conservatori che dovrebbe combattere, e dagli estremismi che animano spesso questo tipo di "comitati", mi sento di dire anch'io il mio "no" alla base USA, senza estremismi. Il perchè? E' presto detto. Mettendo anche da parte le questioni economiche (lo Stato finanzia le basi USA in misura del 35-40%), territoriali (l'area dell'allargamento Dal Molin è una delle aree che andrebbero utilizzate per ben altri scopi, di interesse colletivo; inoltre la base causerebbe, a detta dei comitati, disagi alla cittadinanza) e pacifiste (fare una base militare non è mai bello, anche se non bisogna essere pacifisti estremisti), la base USA sarebbe anche accettabile se noi potessimo fare altrettanto in America. Non pretendo certo lo stesso numero di basi, ma perlomeno una, diamine. E invece no. Solo gli USA possono costruire basi e sfruttare il territorio altrui per scopi militari.

E' questo che mi dà fastidio. La non reciprocità. E allora, o pretendiamo rispetto e reciprocità, oppure evitiamo di sottometterci ulteriormente a questo piccolo-grande sopruso. Di basi USA ce n'è già abbastanza in Italia.

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USA, amicizia non vuol dire servilismo
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2007


                                    

Ieri la terza corte d'assise di Roma ha disposto, per difetto di giurisdizione, il non luogo a procedere per Mario Lozano, l'ex soldato USA che il 4/3/2005 a Bagdad uccise Nicola Calipari e ferì la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Non è che l'ennesima dimostrazione del rapporto sbilanciato che esiste fra Stati Uniti e Italia, e più in generale fra Stati Uniti e Europa.

Uno sbilanciamento che nasce poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando, all'indomani di un conflitto che aveva avuto USA e Unione Sovietica fra le principali protagoniste e di fronte al pericolo di una "avanzata comunista" in Europa Occidentale, gli USA "blindarono", in cambio di aiuti economici per la ricostruzione (il famoso "Piano Marshall"), proprio i paesi occidentali, fra cui l'Italia, con la NATO. Un'organizzazione militare palesemente dominata dagli Stati Uniti: questo patto, infatti, prevede la possibilità per gli Stati Uniti di violare la sovranità dei paesi membri con la costruzioni di basi militari e navali nei loro territori (come il recente caso della base NATO di Vicenza) e, di fatto, a sessant'anni dalla fondazione, "costringe" i paesi membri a basare le loro politiche estere su quella americana, anche seguendo gli USA nelle loro missioni all'estero (vedi Afghanistan e Iraq).

E non solo. Tra le varie "leggi speciali" nate con la NATO, anche quella della Convenzione di Londra del 1951, in base alla quale i reati compiuti da militari americani all'estero possono essere sottoposti solo alla giustizia americana. Una disposizione applicata appunto nel caso Lozano, ma anche in altre vicende, come la Strage del Cermis del 1998, quando un aereo militare statunitense partito dalla Base NATO di Aviano tranciò il cavo di una funivia in Val di Fiemme, provocando la morte di 20 persone. Anche in quel caso i militari americani coinvolti non poterono essere giudicati in Italia e furono prosciolti in America.

Sembra dunque evidente il carattere unilaterale della NATO, un'organizzazione usata dagli Stati Uniti come scusa per violare constantemente la sovranità dell'Italia e degli altri strati membri. A più di un decennio dalla caduta dell'Unione Sovietica, non si riesce ancora a capire per quale motivo continui a esistere. Niente giustifica l'esistenza della NATO, se non il servilismo dell'Europa agli americani (e non si venga a dire che serve per le missioni "di pace": per quelle c'è gia l'ONU, che ne ha ben più diritto, essendo davvero internazionale).

Perchè di servilismo si tratta: ogni rapporto che non è basato sul rispetto e sulla reciprocità è un rapporto di servilismo. Perchè l'Italia non può costruire basi in America? Perchè i soldati italiani che commettono reati in America vengono processati là?

Allora basta: l'Italia e gli altri paesi membri devono avere il coraggio di sciogliere la NATO. Non si tratta di anti-americanismo, così come difendere la parità fra uomini e donne non è anti-maschilismo. Amicizia non vuol dire servilismo, ma parità e rispetto reciproco.
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