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il blog di Francesco Zanfardino
Il "partito del no" non demorde
post pubblicato in Diario, il 30 marzo 2008


                        

Oggi è giunta la notizia che gli attivisti No-Tav hanno comprato collettivamente un lotto di terreno per bloccare l'arrivo della linea Torino-Lione. Avviene a Chiomonte (Torino, Val Susa), ad opera di circa 1500 persone che pensano così di rallentare l'arrivo della TAV, poichè le procedure per l'esproprio sarebbero più complicate. E i No-Tav hanno annunciato simili iniziative per tutta la Valsusa, in modo che la linea TAV non passi da nessuna parte.

Dunque, il "partito del no" non demorde. Dai termovalorizzatori alle discariche, dai rigassificatori alle infrastutture, i particolarismi locali impediscono qualsiasi progetto che cambi la situazione attuale. Magari riconoscono che termovalorizzatori e per il momento anche discariche servono per togliere i rifiuti dalle strade e per non bruciarli all'aria aperta, che una linea ferroviaria moderna ed adeguata al resto d'Europa serve per la competività dell'Europa. Ma "non nel mio giardino". E così si finisce per bloccare tutto.

Per carità, ciò non vuol dire che i cittadini non devono protestare quando le cose non vanno bene ed accettare tutto per fiducia. Ma è la mancanza di alternative concrete a rendere queste delle proteste fine a se stesse. Il caso Torino-Lione è emblematico: dopo anni di tira e molla, si era anche cercato un percorso alternativo, che evitasse il cosidetto "superbuco" di Venaus. E invece niente va bene: e non per niente gli attivisti No-Tav attueranno la "protesta del lotto" in tutta la Valsusa, perchè per loro la Tav non deve proprio passare.

E siccome è più facile dire dei no che dei sì, alla fine anche la politica si adegua. E in modo trasversale. Comunisti vari, Verdi, Lega Nord: tutti in Valsusa a far sentire la loro vicinanza ai protestanti. E intanto la parte francese della Torino-Lione è già quasi completata.
Il ruolo dell'opposizione in un Paese democratico
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2008


                      Scontri tra forze di polizia e manifestanti durante la protesta contro l'arrivo dei rifiuti da Napoli, nei pressi di viale Diaz a Cagliari (Giuseppe Ungari/Ansa)

Il caso-rifiuti in Campania permette di fare alcune considerazioni sul ruolo dell'opposizione in un Paese democratico (dove il termine "opposizione" non sta ad intendere solo lo schieramento opposto al Governo centrale, ma tutta quella serie di particolarismi e più in generale movimenti che contestano le decisioni prese da coloro che rappresentano lo Stato in quel determinato momento e territorio).
L'opposizione in una democrazia ha un ruolo importantissimo, forse anche più importante del governo stesso: ovvero il "controllo" dell'azione di chi governa (lo Stato, le Regioni, le Province, eccetera). Mettere cioè in evidenza le loro dimenticanze, errori, incapacità. Eppure, questo ruolo non deve assolutamente sfociare in critica improduttiva, ovvero non si può essere vera opposizione senza la capacità di rappresentare un'alternativa e nel proporre alternative alle scelte che si ritengono sbagliate. Insomma, l'opposizione non deve essere un semplice "partito del no". Inoltre, nei momenti di grave difficoltà, soprattutto quando non si ha tutta la ragione dalla propria parte, bisogna dimostrare di saper collaborare per il fine supremo, ovvero il benessere del Paese.

Iniziamo dall'ambientalismo. Troppo spesso questo movimento, che pure ha la funzione importantissima di ricordare ai governanti l'importanza di tutelare il territorio per tutelare noi stesso, è degenerato, soprattutto in Italia, in un movimento di perenne protesta incondizionata, con l'incapacità di indicare alternative adeguate. Il caso-rifiuti ne è l'emblema. Per anni i movimenti ambientalisti, Verdi in testa, si sono opposti alla costruzione di molte discariche e soprattutto alla costruzione degli inceneritori. Con delle critiche giuste: chi potrebbe smentirli sul fatto che le discariche sono tossiche e che gli inceneritori inquinino l'aria (anche se molti dicono che sono ad emissioni zero, ci sono molti altri che dicono il contrario e personalmente credo che qualunque cosa bruci, specialmente se immondizia, per quanti filtri ci possano essere, almeno un pò inquina). Ma qual'è l'alternativa? Due parole magiche: "raccolta differenziata". Innanzitutto: siamo seri. In questa situazione non si può avviare una seria campagna di raccolta differenziata, bisogna prima chiudere il ciclo dei rifiuti. Inoltre, anche con la raccolta differenziata c'è bisogno di inceneritori per smaltirla e di discariche per la parte indifferenziata. Ora, scartata la "differenziata", meglio depositare i rifiuti nelle discariche e bruciarli negli inceneritori o depositarli e bruciarli in mezzo alla strada?

Dopo l'ambientalismo, l'opposizione "politica". In una situazione di così grande emergenza, in cui l'intera classe dirigente deve dimostrare di essere tale, collaborando, l'unica azione che ha saputo proporre è stata quella di chiedere le dimissioni dei governanti della Campania. Richiesta comprensibile e condivisibile (almeno per quanto riguarda Bassolino). Ma nient'altro?
L'opposizione non dovrebbe semplicemente limitarsi a far cadere il governo, sia esso nazionale o locale, ma mettere in evidenza i suoi errori e proporre alternative. E, invece, quando si chiede ai loro leader se il piano per l'emergenza va bene, loro rispondono: "Non troviamo niente di non condivisibile" (e ci credo, direi io). Però nel frattempo organizzano cortei contro Bassolino, la Iervolino (che non si capisce che c'entri) e Prodi (che se lo si indica come responsabile, allora le stessa cosa varrebbe anche per chi c'era 18 mesi fa). 
Comunque, la mancanza di collaborazione è simboleggiata dal fatto che Formigoni e Galan, governatori di centrodestra di Lombardia e Veneto, rifiutino di collaborare come tutte le altre Regioni italiane nel prendersi un pò della spazzatura campana, dicharando che i loro impianti di smaltimento "sono calibrati per un altro tipo di immondizia". Però, se "verranno sbloccati gli slot di Malpensa" o "si dimetterà Bassolino", non fa niente, anche se non sono calibrati gli impianti se la prendo la "munnezza" (almeno la Sicilia, però, collabora, e senza condizioni).
Ma la cosa ancora più indecente è che persone stimabili come Fini e Casini vengano a Napoli a "constatare" la munnezza per le strade e a dire: "Provo un senso di schifo". Innanzitutto, non c'era bisogno di venire a Napoli per capirlo. E, soprattutto, simili crisi si hanno da 14 anni a questa parte. E invece si viene adesso, solo perchè per sfruttare l'onda di sensazionalismo che si è creata sul problema.
E sia chiaro. Questa non è una critica rivolta solo al centrodestra: anche il centrosinistra in passato si è comportato allo stesso modo, su altre questioni.

Infine, i particolarismi locali. Non ho voluto farli rientrare nell'opposizione "politica", perchè personalmente ritengo che a livello così locale non ha molto senso parlare di "destra" e "sinistra" (o comunque i comportamenti locali non sono addebitabili ai leader nazionali).
Ciò che contesto ai particolarsmi, ovvero quegli "ultrà del campanile", è la mancanza di una visione vasta e solidale, che vada al di là del proprio interesse. Non è accettabile che ognuno ritenga indispensabile gli impianti di smaltimento (discariche, inceneritori), ma "non nel mio giardino". Per questo non posso condividere molte proteste di questo genere, soprattutto quando a guidarle sono i sindaci, ovvero quelle personalità che dovrebbero rappresentare lo Stato e richiamare al senso di responsabilità. E invece domani a Lanciano (Abruzzo) e Canosa (Puglia) ci saranno blocchi con a capo i sindaci per impedire l'arrivo dei rifiuti campani. Senza dimenticare l'ignobile presenza di bandiere politiche denunciata dal governatore Soru nelle proteste in Sardegna (non ho detto i partiti di sindaci e protestanti per il motivo spiegato sopra, anche se purtroppo potete immaginare), nelle quali però si è inserita anche la componente indipendentistica (ai protestanti vorrei ricordare, come detto da Soru, che i rifiuti tossici sardi non sono smaltiti in Sardegna).

Insomma, cari ambientalisti, politici e sindaci, nonchè cittadini, questo non è il momento delle proteste, ma della collaborazione. Senza senzo di responsabilità e solidarietà la Campania, e l'Italia intera, non andranno mai avanti.

P.S. Piena solidarietà a Soru.
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