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il blog di Francesco Zanfardino
Da che pulpito
post pubblicato in Diario, il 24 gennaio 2010


                                                

Come avrete notato, finora non ho parlato di Haiti e della tragedia che l'ha colpita. Ciò che avrei potuto sarebbe stato forse fin troppo scontato. Evidentemente, però, prima o poi dovevo farlo ... e l'occasione me l'ha dato l'onnipresente Bertolaso, l'uomo per tutte le emergenze. Il motivo? La patetica accusa lanciata dal capo della Protezione Civile agli Stati Uniti, accusati di aver messo in piedi una "patetica fiera delle vanità priva di organizzazione" nel gestire i soccorsi.

Il che potrebbe anche essere una critica accettabile, se a farla non fosse stato Bertolaso. Ovvero l'uomo che si è prestato alla propaganda governativa in Abruzzo e Campania, dove la "fiera delle vanità" è arrivata ai massimi livelli. Un uomo che, appena insediatosi alla struttura emergenziale per i rifiuti in Campania, ha dovuto solo tagliare i nastri alle due discariche allestite nel frattempo in cinque mesi dal commissario De Gennaro e dal Governo Prodi, per poi metterci quasi un anno a far partire il termovalorizzatore (consegnatogli completo al 90%) ed ad allestire le discariche di Chiaiano e Terzigno. Uno che, in un contesto ben diverso da quello Haitiano, dove non c'è nè protezione civile, nè esercito, nè ricchezza, ha organizzato la macchina dei soccorsi in Abruzzo certo non alla perfezione come invece pretende ora dagli USA (solo che allora ogni critica a Bertolaso era un'eresia), e ancora adesso non è riuscita a dare una abitazione del progetto C.A.S.E. - M.A.P. ad ancora oltre 10.000 persone, nonostante avesse promesso insieme a Berlusconi "una casetta per tutti entro Dicembre". L'Italia, poi, ha stanziato la "bellezza" di sei milioni di euro per l'emergenza Haiti. Gli USA centinaia di milioni ... perchè Bertolaso non utilizza la sua verve polemica contro Berlusconi?

Ma poi, mi si tolga una curiosità. Cosa ci è andato a fare Bertolaso ad Haiti, se non a fare anche lui l'ennesima passerella?

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Sprechi Mondiali / 2
post pubblicato in Diario, il 17 luglio 2009


                                         

Oggi si sono aperti ufficialmente i Mondiali di Nuoto di Roma 2009. Nella speranza che la delegazione italiana, la più numerosa di sempre, ci faccia inorgoglire con tante belle medaglie, mi preme però sottolineare un altro aspetto della manifestazione: l'ennesimo spreco all'italiana.

Ve ne parlai già a fine Aprile, quando un servizio de Le Iene smascherò tutti gli altarini di Alemanno, Berlusconi e soci, capaci di mandare per aria, proprio nel rush finale, un'intera organizzazione e interi impianti pur di far accaparrare le solite somme ai soliti noti. Stati di emergenza, commissari straordinari, norme stravolte, appalti rivisti ... il tutto condito da 400 milioni di euro dei contribuenti stanziati per risolvere "l'emergenza". In cambio di che? Di impianti non completati in tempo (almeno per la maggiorparte), che presumibilmente rimarranno cattedrali ne deserto, e di strutture provvisorie messe in campo solo per i Mondiali. Bella figura.

Intanto Alemanno e i Berluscones si auto-celebrano, con l'aiuto dei media, per l'organizzazione dell'evento. Meno male che c'è qualcuno fuori dal coro: l'onorevole Andrea Sarubbi (Pd), di cui vi invito a seguire il blog (sono rari i blog aggiornati quotidianamente e di proprio pugno come il mio, ancora più rari quelli gestiti da politici...) ha convocato una conferenza stampa in proposito, di cui pubblico il resoconto che ne ha fatto sul suo blog:

Il metodo. Nel 2005, la 13.esima edizione dei mondiali di nuoto, assegnata all’Italia, viene nominata “grande evento”. Tanto per cambiare, entra in gioco la Protezione civile (vi ricordate chi era il commissario straordinario dei mondiali di ciclismo a Varese?) e si gestisce il tutto come se fosse un’emergenza. Si va avanti con le ordinanze: la prima di queste nomina un commissario delegato (che sarà prima Balducci e poi Rinaldi), autorizzandolo addirittura a variare il piano regolatore di Roma, purché gli interventi siano funzionali allo svolgimento dei mondiali e purché il Comune sia d’accordo. Ve la faccio breve e vi dico subito come è finita: se anche le opere non sono funzionali (ve lo spiego dopo) e se anche il Comune non ha dato l’assenso, va bene lo stesso; il governo, infatti, ha sanato tutto con un’ordinanza di due settimane fa.
Le foresterie. Erano state concepite per ospitare gli atleti, ma al momento sono pronte 20 stanze, in tutta Roma: sono nella foresteria di Ostia, dove le altre 60 saranno finite dopo i mondiali. Per non parlare del Torrino o dell’Infernetto, dove non c’è neppure una stanza pronta, oppure di Valco San Paolo e Pietralata, dove il progetto della foresteria è stato addirittura stralciato perché non si faceva in tempo e perché i soldi non bastavano più. Che fine faranno queste foresterie, costruite in deroga al piano regolatore e finanziate con le agevolazioni del Credito sportivo, ma certamente non più funzionali ai mondiali visto che non ci dormirà neanche un atleta? Diventeranno ostelli per la gioventù? Ospiteranno gli atleti negli eventi minori che si svolgeranno a Roma? Si trasformeranno in alberghi privati, pur essendo state finanziate anche con i soldi dei contribuenti? Verranno abbandonate del tutto?
Le piscine. È chiaro che per ospitare i mondiali di nuoto servono piscine: se no, dove si allenano gli atleti? Vasche da 50 metri, come quelle di gara. Invece, quasi tutte le piscine costruite per questi mondiali sono di 25 metri: in questo modo, si è detto, potranno essere utilizzate più facilmente anche dopo l’evento. Ma quale atleta professionista, a ridosso della gara, si allena sui 25 metri? È come organizzare un mondiale di calcio e mandare il Brasile ad allenarsi su un campo da calcetto, perché poi – una volta finito il mondiale – sarà più facile affittarlo. Inoltre, gli impianti autorizzati dalla giunta Veltroni erano una decina; invece, da quando Veltroni lascia Roma, cominciano a spuntare piscine come funghi: attualmente si è perso il conto, ma dovrebbero essere 25, 17 delle quali private. Molte vengono fatte senza l’autorizzazione del Comune, ma poi ci pensa l’ordinanza Berlusconi a sanare tutto: comprese quelle costruite a ridosso del Tevere, sotto il livello del fiume, che durante l’inverno ha già esondato due volte, sommergendo il cantiere. E gli aneddoti non finiscono qui: ci sono piscine ancora non finite (i mondiali iniziano oggi), piscine ancora senz’acqua, vasche inaugurate senza essere state collaudate, piscine di forma stondata, impianti nati come piscine per i mondiali e trasformati in centri benessere con palestre, ristoranti e campi da basket. Anche qui, vale lo stesso discorso fatto per le foresterie: che fine faranno queste piscine, a mondiali finiti? Saranno strutture per pochi, da 40 euro al giorno, o saranno al servizio della collettività?
I soldi. Nei soli tre poli natatori, lo stralcio di due foresterie su tre non ha abbattuto i costi: al contrario, rispetto al previsto questi sono lievitati di 30 milioni di euro. Ma quanti soldi pubblici sono stati spesi complessivamente, tra poli natatori, finanziamenti a tasso agevolato agli impianti privati ed addirittura opere a scomputo (strade, rotonde e così via) che invece di solito vengono pagate dai costruttori? Ed è vero che sono stati utilizzati fondi della Protezione Civile, mentre i terremotati dell’Abruzzo continuano a passare la notte in tenda?

Conterà a poco (tanto nessuno ne parlerà lo stesso), però è bello trovare qualcuno dell'opposizione che non si adegua al finto patriottismo pur di non fare il proprio mestiere.

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Si indaghi per bene sulla gestione di Alitalia
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2008


                                                     

Mentre tutta l'Italia, mediatica soprattutto, si interroga sul ritorno della "questione morale", visti i recenti provvedimenti della magistratura contro alcune giunte di centrosinistra con coinvolgimenti anche di altri partiti, oggi vi parlerò invece di un'altra vicenda giudiziaria. Della cosidetta "nuova questione morale" ho infatti già parlato: comunque, ripeto, mi aspetto un po' più di serietà e obiettività da parte dell'informazione, che accentua determinati casi e "dimentica" altri, e spero che venga un segnale forte dal PD e dagli altri partiti che dia una bella scossa all'albero della politica togliendo le mele marce. Anche se in alcuni casi sono i rami, se non i tronchi, ad essere marciti.

Detto ciò, la vicenda cui mi riferivo prima è l'avvio dell'indagine sulla gestione di Alitalia degli ultimi 8 anni, avviata dalla Procura di Roma. In particolare, sono sotto inchiesta i vertici dell'azienda, Cimoli in testa, del periodo 2000-07. Il reato in questione è quello di "bancarotta". Insomma, la magistratura sta cominciando a indagare su quella commistione fra mala-dirigenza, mala-politica e mala-sindacatura che ha portato alla rovina una delle aziende migliori del Paese, tra gestione economica fallimentare, organizzazione ridicola, liquidazioni eccezionali per manager fallimentari, difesa di privilegi a volte incredibili, giochini elettoral-propagandistici sugli "aeroporti di provincia" e sulla "italianità" che hanno danneggiato scelte di mercato più giuste e convenienti.

Speriamo bene. Speriamo che questa vicenda giudiziaria non finisca a "tarallucci e vino", con sconti di pena, prescrizioni, lungaggini e tutte quelle belle cose cui siamo putroppo abituati. Siamo stanchi di veder andare in galera i poveri cristi e a piede libero i veri malfattori, quelli che rovinano le aziende, i risparmiatori, i lavoratori, insomma il Sistema Italia. Basta.

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