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il blog di Francesco Zanfardino
I motivi (?) per i quali i dissidenti hanno votato
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2008


                   

Come certamente saprete tutti, ieri il Governo Prodi è definitivamente caduto. Ora si aprono vari scenari, tra cui quello di un governo tecnico (poco probabile), un governo istituzionale (poco-abbastanza probabile) e le elezioni immediate (molto probabili). Tuttavia, in questo momento non ci è dato di sapere niente, visto che le consultazioni al Quirinale sono appena incominciate, con le audizioni dei Presidenti di Camera e Senato (si dovrebbero concludere martedì).
Sull'opportunità o meno di modificare la legge elettorale prima di andare al voto, ci soffermeremo più avanti. Ora mi sembra opportuno valutare le ragioni di chi ha fatto cadere il governo.

Mastella e l'Udeur. Si tratta della defezione più importante, in quanto un intero partito che ha contribuito, pur con l'1,4%, alla vittoria di Prodi nel 2006, ha ritirato il suo appoggio. Sinceramente, non mi sembra che l'Udeur abbia manifestato ragioni politiche per il suo no. Semplicemente, ha denunciato la "mancata solidarietà" per la sua vicenda giudiziaria (cosa falsa, a meno che non volesse intendere il mancato pieno appoggio anche ai suoi attacchi alla magistratura) e un fallimento dell'Unione come alleanza, visti gli "atteggiamenti ambigui" di Veltroni e del PD. Tradotto: me ne vado perchè sono un perseguitato dalla magistratura e perchè qualsiasi nuova legge elettorale comporterebbe la scomparsa del mio "partitino", così come il Referendum: ma se faccio sciogliere prima le Camere tutto questo non avverrà.
Comunque, trovo davvero spregevole, come sicuramente tutti, il comportamento assunto dal senatore Udeur Barbato (e numerosi colleghi del centrodestra) nei confronti del collega di partito Cusumano (che ha deciso di votare sì alla fiducia), apostrofato con insulti indecorosi (uomo di m****, ces***, chec***, froc***, eccetera), con l'accusa di aver tradito il partito (piccolo dettaglio: anche il partito ha tradito la coalizione, ma dal centrosinistra non sono certo partiti insulti). Insomma, Mastella ha votato contro per interessi personalistici, di famiglia e/o di partito (che poi sono la stessa cosa).

Dini e i Liberaldemocratici. Dini invece un motivo politico l'ha dato. Peccato che personalmente io non l'abbia capito. Infatti, Dini avrebbe sostanzialmente giustificato il suo no e quello del "discepolo" Scalera con l'accusa che il Governo non avrebbe bene operato in politica economica. Accusa smentita, a quanto pare, dai dati e dalle agenzie di rating, così come da Almunia, che hanno tutti certificato il netto miglioramento dei conti pubblici. L'altra accusa di Dini era che l'Unione era decaduta a causa del predominio della sinistra "massimalista": cosa smentita dai fatti, in quanto è proprio l'elettorato più di sinistra ad essere deluso dall'operato del Governo.

Turigliatto. Delusione che è simboleggiata dal voto di Turigliatto, che secondo me è l'unico da apprezzare. Perchè non si è basata su personalismi o interessi particolari, ma unicamente su un'insoddisfazione politica: per il senatore ex-Rifondazione, infatti, il governo Prodi non sarebbe stato abbastanza di sinistra. Certo, viene da chiedersi se Turigliatto preferisse a Prodi il ritorno di Berlusconi, che lui tanto odia, ma evidentemente ha fatto prevalere il cuore alla ragione. E quindi, tra i dissidenti, è davvero l'unico da apprezzare.

Pallaro. Non si è capito perchè il senatore Pallaro non si è presentato al Senato. Una motivazione ci sarebbe pure: lui non è stato eletto per Prodi, ma come indipendente. Ma allora perchè ha appoggiato sempre il Governo e ora no? Due sono le cose: o non è vera la "corruzione" dei senatori all'estero, o che Pallaro (che ha avuto trascorsi berlusconiani) ha avuto più garanzie da qualcun altro. O semplicemente si scocciava di venire in Senato.

Fisichella. L'unico che secondo me è da condannare al 100% è Domenico Fisichella. Un senatore che fino a 2 anni fa era in AN, poi è entrato nella Margherita in occasione delle elezioni politiche, per poi aderire quasi subito al gruppo Misto. Un senatore che non ha dato uno straccio di motivazione al suo no, e che anzi nella sua dichiarazione di voto in realtà non ha dichiarato il voto, "riservandosi di esprimersi all'ultimo momento". Un senatore che ha aspettato il "secondo giro" della chiama della fiducia, pronto a schierarsi per il sì in caso di sorprese, o per il no in caso contrario, come poi ha fatto. Insomma, ogni ulteriore commento è inutile.

De Gregorio. Aggiungo anche il senatore De Gregorio, nonostante già da tempo fosse passato all'opposizione. Ma, comunque, è uno di quelli che nella fiducia iniziale aveva sostenuto il Governo Prodi, quindi anche lui ha in qualche modo una responsabilità nella caduta. E che non ha mai dato delle motivazioni per il suo "cambio di campo". Ma, d'altronde, non poteva darne, perchè il senatore De Gregorio cambiò schieramento già al formarsi delle Commissioni in Senato, ovvero qualche settimana dopo le elezioni (!): e lo fece per ottenere la Presidenza della Commissione Difesa (ottenuta con l'appoggio del centrodestra). Un voto poi "sostituito" dall'altro "tradimento" del mandato elettorale, ovvero quello del senatore Follini (ex Udc), che però almeno ha avuto la decenza di aspettare di più e di motivare la sua decisione.

Domani analizzerò l'operato dei 618 giorni del governo Prodi.
Seggi contestati: nuovi scenari a Gennaio?
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2007


                                  

Gennaio 2008 sembra davvero profilarsi come il mese decisivo per le sorti del Governo Prodi e della politica italiana. Da più parti risuona il "de profundiis" per il Professore e il suo esecutivo. Che il dissenso dei fuorisciti dal PD, i tre senatori Diniani e il tandem Manzione-Bordon, possa risolversi in un uscita dalla maggioranza proprio a Gennaio, non è proprio una certezza, ma una prospettiva possibile. Ciò che sembra certo, invece, almeno dalla sua dichiarazione sull'ultima (ennesima) fiducia ("Il rapporto fiduciario con il premier si è rotto per sempre) è l'uscita dalla maggioranza del Senatore Domenico Fisichella, ex AN (!) poi passato all'Ulivo nelle ultime elezioni, e poi uscito dal PD. Questo senza dimenticare il Senatore Turigliatto (ex Rifondazione), che almeno nelle fiducie sta votando contro, e il "Senador" Pallaro, indipendente eletto all'estero, che ben vedrebbe uno scenario di larghe intese.

Insomma, ben 8 voti che "traballanti" è dir poco, e che nemmeno i senatori a vita potrebbero sostituire. E per mezzo dei quali la verifica di governo del 10 Gennaio sarebbe inutile. E' davvero finita? Beh, è da vedere. Soprattutto quando Prodi annuncia a tutti i suoi obiettivi del 2008: salari e redistribuzione (con revisione delle aliquote Irpef, a vantaggio dei lavoratori dipendenti, quelli che più hanno subito la perdita del potere d'acquisto e che pagano fino all'ultimo le tasse, più altri provvedimenti come la dote fiscale per i figli). Sarebbe difficile per i "ribelli" giustificare un loro "tradimento" quando sono in gioco simili temi, condivisi da tutto il mondo sindacale. Ma alle parole devono seguire i fatti, e presto.

Tuttavia, ben più consistente ciambella di salvataggio potrebbe giungere il 21 Gennaio. Quel giorno, infatti, la Giunta per le elezioni del Senato esaminerà il ricorso della Rosa nel Pugno e altri, riguardanti un'interpretazione della norma sullo sbarramento regionale del 3% al Senato. Un ricorso che, se portato fino in fondo, porterebbe alla riassegnazione di 9 seggi del Senato. E, lasciando da parte quelli che rimarrebbero nei due schieramenti, si avrebbero simili cambiamenti: Turigliatto (ex RC) lascerebbe il posto a Pannella (RnP), a Coronella (AN) subentrerebbe Conte (Nuovo PSI, ora nel Csx) e a Izzo (FI) subentrerebbe Marotta (UDC, ma amico di Follini e che ha già dichiarato un suo probabile appoggio a Prodi). Insomma, da 157 a 157 (considerando Turigliatto all'opposizione) si passerebbe a 160 a 154 (166 a 154, con i senatori a vita). Senza dimenticare che il 16 Gennaio si discuteranno le dimissioni di Bordon, che vuole lasciare il Senato. Insomma, Turigliatto sarebbe fatto fuori, e sarebbero possibili anche 5 dissensi (da 166/154 a 161/159).

Il problema, per Prodi, è che sia approvato questo ricorso, e in tempi brevi. Il sì della Giunta è possibile (lì i numeri sono 13 a 12 per la maggioranza), ma quello del Senato? Dini e compagnia , senza contare i senatori della maggioranza che perderebbero il posto, accetterebbero il nuovo scenario? E quanto tempo ci vorrebbe? I senatori in discussione avrebbero diritto di voto sulla questione?
Se qualche esperto di regolamenti parlamentari ha letto questo post, ci aiuti a capire.

Certo che, se questo ricorso andasse fino in fondo, non si potrebbe negare che Prodi ha un gran bel Fattore C.......
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