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il blog di Francesco Zanfardino
Piace vincere facile? Berlusconi e il PPL
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2007


                       (Infophoto)
      
Oggi il Cavaliere ha escogitato l'ennesimo colpo di scena, di quelli grazie ai quali è il dominatore indiscusso della scena politica italiana da quindici anni. Ha fatto un vero e proprio Silvio-show a Milano, a conclusione della tre giorni di raccolta firme contro il governo Prodi. <<Abbiamo raccolto 7 milioni di firme contro Prodi: e la metà di queste non vengono da elettori del centrodestra. Oggi nasce un nuovo partito: il Partito del Popolo delle Libertà, in cui si scioglierà Forza Italia. Basta con i parrucconi della politica>>. Analizziamo un pò questo discorso.

"7 milioni di firme, di cui metà non da elettori del centrodestra". Bum. Come sia riuscito a capire se chi firmava era di CD o CS, non si sa. Forse Berlusconi voleva dire che "metà delle firme non vengono da elettori", poi gli è scappato "del centrodestra".

"Basta con i parrucconi della politica". Ha proprio ragione. Che si facciano avanti i giovani. Piccolo dettaglio: Silvio Berlusconi ha "soli" 72 anni.

"Nasce un nuovo partito: il Partito del Popolo delle Libertà". Che bello, finalmente il centrodestra segue la scia del rinnovamento del Partito Democratico. Anche qui un piccolo dettaglio: il PD è nato con un preciso programma politico, coinvolgendo i suoi elettori nel determinare le cariche politiche (potendo anche scegliere fra diversi candidati, e nuovi), dalla più bassa alla più alta, aprendosi ai sedicenni, garantendo la parità fra sessi, unendo forze politiche diverse e quindi riducendo la frammentazione. Il PPL, il "nuovo" partito di Berlusconi, ha coinvolto i suoi elettori su un'unico programma: mandare a casa Prodi (piace vincere facile? direbbe qualcuno). Nessuna proposta, tant'è vero che Berlusconi non ha nessuna intenzione di partecipare al dialogo sulle riforme (forse perchè non ha nessuna proposta da fare). Nessun coinvolgimento nello scegliere le cariche di partito: d'altronde, Forza Italia è probabilmente l'unico partito italiano in cui le cariche sono decise dall'alto, in cui gli iscritti non contano niente. Infine, il PPL non riduce la frammentazione: sia Udc che Lega e AN hanno rifiutato l'ingresso nella nuova formazione. Che, a questo punto, rischia di diventare la copia di Forza Italia, con lo stesso presidente, con la stessa forma organizzativa, con lo stesso verticismo. Alla faccia della novità.

E, intanto, i suoi alleati (?) Fini, Casini e perfino il fido Bossi lo criticano fortemente per il suo rifiuto a partecipare al dialogo sulle riforme. Si sono finalmente resi conto che con la strategia della spallata non si va da nessuna parte. E invece Berlusconi, dopo la figuraccia fatta in Finanziaria ("10 senatori passeranno con noi", non se ne è visto nemmeno uno), continua imperterrito nella sua non-politica. Forse Berlusconi con la demagogia riuscirà a fare meglio dei suoi alleati: ma il bene del Paese? Quello non fa voti.
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