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il blog di Francesco Zanfardino
Uno vale uno?
post pubblicato in Diario, il 18 giugno 2013




L'idea della politica "orizzontale" mi stuzzica molto, è probabilmente ancora troppo d'avanguardia, ma credo tra qualche decennio guarderemo con sdegnata sufficienza questi anni di sfrenato verticisimo e autorefenzialità delle classi dirigenti. Certo, il concetto di "uno vale uno", per quanto possa sembrare una lapalissiana verità democratica, tende a perdere un po' di senso quando l'opinione del militante storico di partito viene messa sullo stesso livello dell'ultimo arrivato, tesserato magari da un capobastone per garantirsi la sua quota d'azioni in quelle S.p.a. che sono spesso diventati i partiti (almeno quelli dove non c'è direttamente un padre-padrone che comanda, senza troppi fastidi "democratici" o presunti tali).

In ogni caso, il Movimento Cinque Stelle, dove si spera che le truppe cammellate e le logiche azionarie non siano ancora arrivate, ha fatto dell'"ognuno vale uno" proprio uno dei suoi principali slogan, inserito nella retorica del "non-partito", del "non-statuto" eccetera ...

Uno slogan cui ho pensato molto, nel seguire distrattamente la vicenda, un po' penosa, della guerra tra bande all'interno del M5S (che bella novità, devo dire) e del clima un po' da purghe staliniste in cui Beppe Grillo ha deciso di far precipitare il suo movimento. Se ognuno vale uno, Beppe Grillo vale come uno qualunque dei suoi iscritti. O almeno così ha sempre detto di essere, vantandosi di essere solo un "megafono" del Movimento.

Ebbene, allora per quale motivo dovrebbero essere espulse dal M5S parlamentari che hanno avuto l'unico difetto di contestare il ruolo di "uno qualunque" degli iscritti? Secondo la stessa logica, non andrebbe espulso anche Beppe Grillo? Non ha forse anche lui criticato (così duramente) l'operato di "iscritti qualunque" del Movimento?

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it
Lavoro o morte
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2011


Inquinamento atmosferico, getto e sversamento di sostanze pericolose, danneggiamento aggravato di beni pubblici, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, disastro colposo e doloso: questi i reati per i quali la Procura ha chiesto il sequestro dell'impianto ILVA di Taranto, ex Italsider, l'enorme impianto siderurgico che da solo dà lavoro lavoro a 11.500 persone e produce il 70% del PIL della provincia.

Non c'è certo da meravigliarsene, visto che è da anni che si denuncia l'enorme impatto ambientale delle acciaierie ex Italsider, tanto che nel 2002 si chiusero gli impianti di Genova proprio per le conseguenze sulla salute degli abitanti del quartiere di Comigliano; a Napoli (Bagnoli, dove gli impianti furono chiusi negli anni '80) la bonifica delle aree degli impianti si trascina ormai da due decenni, tuttora non risolta definitivamente. Mentre a Taranto è risaputo che i bambini del quartiere Tamburi ormai giocano tra la polvere di ferro, che rosseggia le loro abitazioni, le loro strade, i loro polmoni; per non parlare delle diossine,  tanto che la stessa ILVA ammette di produrre il 21% delle diossina che inquina l'Italia (e in realtà le cifre dovrebbero essere molto più alte, circa il doppio, come denunciato dai dati dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale).

Con conseguenze devastanti, ovviamente, per i lavoratori stessi dell'impianto, oltre che per gli abitanti del posto. Eppure una politica becera ed un sindacato malato continuano a difendere strenuamente l'ILVA di Taranto "perchè altrimenti butteremmo per strada undicimila famiglie". Un ricatto "salute o lavoro" che tanto richiama i ricatti "diritti o lavoro" che ormai da diverso tempo sentiamo pronunciare  e difendere, da gran parte degli stessi lavoratori e soprattutto delle classe dirigenti, a Pomigliano, a Mirafiori, a Porto Tolle, ovvero ovunque c'è chi pensa di coniugare la sfida della crisi economica con meno diritti e non con una reale innovazione del sistema di produzione. Compreso buona fetta della sinistra italiana, compreso quella che dovrebbe essere la più attenta a certe tematiche, se è vero com'è vero che anche uno come Vendola alle belle parole delle sue campagne elettorali, in cui proprio in risposta ai quei "bambini di Taranto" prometteva la chiusura dell'ILVA perchè "il popolo pugliese non è più disposto a farsi ricattare nel nome dell'occupazione", consegue ripetendo gli stessi mantra della malaimprenditoria, della malapolitica, del malsindacato ("e 15mila lavoratori dove li metto?", oppure "e dove li trovo 4 miliardi per la bonifica?"), perchè evidentemente a tutti, in fondo, fa comodo il sostegno di questi apparati, o comunque manca il coraggio per indicare e predisporre strade diverse.

Qualcuno dirà: parli facile tu, che sei uno studente di media borghesia che non deve portare avanti una famiglia. Certo, infatti non mi permetterei mai di dire ad un lavoratore dell'ILVA cosa dovrebbe fare, se rinunciare o meno al suo lavoro per la saluta propria e della collettività. Non spetta ai lavoratori risolvere questi problemi, ma alle classi dirigenti, che dovrebbero ragionare in maniera indipendente dagli interessi di parte (siano quelli degli imprenditori, siano quelli dei lavoratori) e guardare agli interessi della collettività. E' infatti alle classi dirigenti che chiedo: quanto ancora siamo disposti ad accettare il ricatto del lavoro contrapposto ai diritti, fino a che livelli di devastazione ambientale e dei diritti dei lavoratori dovremo arrivare prima di accorgerci che la strada migliore, più produttiva oltre che compatibile con un Paese moderno, civile e democratico è quella della conversione verso nuove produzioni, di tipo intellettuale (es. ricerca, patrimonio culturale), specialistico (es. produzione di prodotti di alta qualità), innovativo (es. energie rinnovabili), produzioni sulle quali non abbiamo rivali e che rappresentano l'unico vero mercato in cui possiamo sfondare? Oppure vogliamo inseguire la Cina e il suo modello inquinante, devastante, degradante e antidemocratico di sviluppo, in una folle concorrenza al ribasso che ci vedrà comunque soccombere per evidente disparità di mezzi?

In un celeberrimo discorso del 1968 il presidente americano Kennedy pronunciava queste parole:

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Non ho mai trovato parole più sensate  e  "realiste" di queste.

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Ma và a ciappà ...
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2010


Cosa non si fa per non finire sui giornali. E su questo blog: sì, lo so, sono incoerente, ma non riesco a non parlarne, non riesco a non sottolineare l'indecenza di certe dichiarazioni.

Stavolta mi riferisco all'esternazione uscita dalla cloac... ehm, bocca di Roberto Calderoli, il ministro alla Semplificazione Normativa (!?!), che a proposito della pessima performance di Alonso e della Ferrari all'ultimo GP della stagione ad Abu Dhabi, decisivo per l'assegnazione del campionato piloti, ha così commentato: "Nonostante le capacità dell'ottimo Alonso, la Ferrari è riuscita a perdere un Mondiale di fatto già vinto grazie alla demenziale strategia. E visto che a perdere questo titolo Mondiale sono stati gli strateghi ai box chi è responsabile di questa disfatta deve andarsene e quindi entro sera ci si aspettiamo le dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo, il quale, al posto di fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una, dovrebbe invece cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria nel Mondiale".

Insomma, se Alonso ha perso è colpa di Montezemolo, che non può far politica perchè non è capace di vincere, anzi deve pure dimettersi dalla Ferrari. Per quale motivo non si capisce:
- Montezemolo non ha certo deciso la strategia della Ferrari nel GP di oggi (tecnici e strateghi della Ferrari stavano a guardare le mosche?);
- chi perde nella vita privata ha tutto il diritto/dovere a far politica come tutti gli altri;
- sotto la guida Montezemolo, tra l'altro, la Ferrari ha stra-dominato per anni e anni; 
- la Ferrari non è "statale", come può esserlo, che so, la Nazionale di Calcio, e quindi non si capisce a che titolo il Governo o la Lega dovrebbero chiederne le dimissioni.

Insomma, è come se io dicessi, di fronte ad sconfitta del Milan in una competizione internazionale, che Berlusconi si deve dimettere da presidente del Consiglio. Nemmeno il più antiberlusconiano dei politici ha mai fatto affermazioni del genere ... e non si capisce perchè Calderoli debba farlo, specialmente quando ci sono cose molto più urgenti da affrontare, in questo Paese, di una sconfitta della Ferrari. Che so, a proposito di dimissioni, Calderoli potrebbe cominciare ad eliminare il suo "utilissimo" ministero ...

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Per colpa di un idiota
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2010


                                            

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in un suo noto film. Specialmente le parole violente, quelle che istigano all'odio. Spero che il "reverendo" Jones abbia imparato la lezione, con un rimorso che gli rimarrà per tutta la vita per aver dato, con le sue parole di odio verso il Corano, dichiarandolo addirittura di volerlo bruciare in pubblica piazza (roba da Inquisizione, roba da Medioevo) il pretesto ad un gruppo di folli in India per appicare il fuoco ad una scuola cristiana e provocare (almeno) 13 morti. E chissà quanta morte, quanto dolore, quanta sofferenza provocheranno ancora quelle folli dichiarazioni.

E spero anche che dismetterà i panni da reverendo, che dovrebbe vergognarsi di vestire. Prima di bruciare i testi sacri altrui, impari a leggersi i propri. Ma il vero dramma è che di idioti come Jones ce ne sono tanti. Troppi. Anche in Italia, anche nelle istituzioni. Il tutto per un po' di visibilità. Mi domando come facciano a guardare quel crocifisso, che pure tanto vogliono vedere esposto ovunque.

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TG Silvio
post pubblicato in Diario, il 1 settembre 2010


I dati riportati nella tabella sono relativi all'ultimo "monitoraggio del pluralismo politico/istituzionale" nei principali Tg italiani (Maggio 2010) effettuato dall'Agcom, l'autorità statale "indipendente" per le garanzie nel sistema delle comunicazioni. "Indipendente" relativamente, dato che è nominata dalla politica: d'altronde, questa agenzia ha una notevole responsabilità nell'aver lasciato passare tutte le irregolarità dell'impero mediatico di Berlusconi e dell'illegale "duopolio" nel mercato televisivo italiano.

Eppure non manca mai di effettuare i suoi "monitoraggi", dai quali emerge una realtà sconvolgente. Verificate voi stessi quale "equilibrio" ci sia tra i vari soggetti politici nei vari TG. Soprattutto in certi TG ...

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Lotta alla mafia
post pubblicato in Diario, il 30 aprile 2010


                                              

Raffaele Cantone in questo articolo pubblicato sull'Unità indica tre idee per salvare le amministrazioni locali dalla collusione con il malaffare:

- tenere fuori i condannati, almeno per reati gravi, dalle P.A. e togliere responsabilità importanti ai rinviati a giudizio;

- ripristinare i controlli preventivi, evitando anche che vengano fatte da società private pagate dagli stessi controllati;

- evitare la confusione di ruoli tra poteri pubblici e attività economiche, a partire dalle società miste "pubblico-privato" che hanno scatenato clientele e "appettiti" criminali.

Tre proposte semplici, chiare, dirette e concrete, da potersi realizzare subito. Senza nemmeno essere una rivoluzione. Magari, se invece di crogiolarsi con il presunto aumento di arresti di boss mafiosi ogni tanto si pensasse anche ad agire più concretamente e direttamente per contrastare le attività mafiose, non ci vorrebbe nemmeno molto per vederle realizzate.

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Non c'è due senza tre
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2010


                                              

Lombardia e Emilia Romagna potrebbero tornare a voto dopo le Regionali di Marzo: a quanto pare, infatti, le più che probabili rielezioni di Formigoni e Errani, governatori uscenti rispettivamente da tre e due mandati, potrebbero essere dichiarate illegittime. La notizia da qualche tempo bazzica sul blog di Beppe Grillo: in pratica, l'articolo 2 della legge 165 del 2004, che disciplina i casi di ineleggibilità dei Governatori di Regione, prevede la "non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale".

Le parole non lascerebbero scampo ai due, anche se c'è un dubbio sulla retroattività della norma o sulla sua applicabilità in mancanza di una autonoma legge elettorale regionale. In ogni caso, un ricorso sarebbe più che fondato, secondo il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Ma dobbiamo correre il rischio? Non c'è modo per gli elettori di sapere se il loro voto sarà inutile?

Anche se, in effetti, legge o non legge, il tema della ricandidabilità per così tanti mandati (Formigoni, se eletto, si appresterebbe a celebrare il "ventennio") andrebbe affrontato comunque dalla politica. Per il PD e il PDL era così indispensabile ricandidare Formigoni e Errani? Davvero non c'erano personalità in grado di guidare meglio la Regione?

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Volpi e mariuoli
post pubblicato in Diario, il 16 febbraio 2010


                                                   

Di fronte ai casi di corruzione conclamata emersi in questi giorni e che hanno coinvolto esponenti locali del PDL, Silvio Berlusconi ha voluto subito rassicurare che "non si tratta di una nuova Tangentopoli, sono solo casi di corruzione spicciola, piccole volpi colte a rubare nel pollaio".

Chissà perchè, come a molti credo, mi è venuta subito alla mente una frase che un'altro leader italiano, Bettino Craxi, molto caro a Berlusconi, pronunciò all'inizio dell'inchiesta di Tangentopoli, all'arresto di Mario Chiesa, dirigente locale del PSI: "E' solo un mariuolo isolato".

Sappiamo tutti come è andata a finire.

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Se questa è par condicio
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2010


                                                 

I Radicali, come qualcuno di voi saprà, li apprezzo molto. Sono probabilmente l'unico partito italiano a fare politica sulle questioni di principio e non sulla convenienza elettorale o personale. Ed è grazie a questo, alle loro battaglie, che noi Italiani abbiamo ottenuto dei diritti che incredibilmente non avevamo; ed è grazie ai Radicali se la politica Italiana, ogni tanto, fa qualche bella figura all'estero.

Tuttavia, questo loro attivismo sulle "questioni di principio" presenta anche i suoi lati negativi: se portato alle estreme conseguenze, questo può produrre conseguenze controproducenti (motivo per il quale non voto Radicale, almeno finchè ci saranno alternative migliori). Come sulle questioni della Giustizia, dove la giusta difesa dei diritti della difesa li portà però ad approvare o astenersi persino su leggi, come quelle berlusconiane, che fanno il male della Giustizia. O, per fare un esempio più banale, sul "rispetto delle regole" sono riusciti a votare a favore di Villari come Presidente della Vigilanza RAI pur di far eleggere un Presidente perchè, come invece giustamente lamentavano da tempo, era una carica istituzionale vacante da troppo tempo. 

E, a proposito di RAI, è il caso della polemica scoppiata in questi giorni sul nuovo regolamento RAI sulla par condicio, votato dalla rappresentanza del centrodestra in Commissione di Vigilanza su proposta proprio del radicale Marco Beltrandi. Fermare per un mese le trasmissioni di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta, a meno che non si trasformino in tribune elettorali (che senso avrebbe?), facendo un enrome danno all'informazione, pur di far rispettare alle estreme conseguenze la "par condicio" è una insensatezza colossale. Sia perchè è inopportuno equiparare le "trasmissioni di approfondimento" alla "comunicazione politica", non perchè siano due cose totalmente separate, ma perchè richiedono un rispetto della parità politica certamente diverso; sia perchè il buon senso, e le multe dell'Agcom, hanno sempre spinto i conduttori in periodo elettorale a riequilibrare le presenze politiche in favore dei partiti minori, senza ovviamente mai arrivare all'insensata uguaglianza che ha senso solo per le tribune elettorali (e, anche su quelle, avrei qualcosa da ridire). Ma soprattutto perchè, viste queste premesse, è fin troppo controproducente, in nome di un presunto rispetto delle regole, sacrificare di fatto tutte le trasmissioni di approfondimento.

Non è difficile, d'altronde, capire perchè il centrodestra ha votato a favore di questo provvedimento, nonostante da anni inveisca contro l'insensatezza della par condicio (per motivazioni del tutto opposte alle mie, ovviamente): il regolamento gli consente di far fuori le popolari trasmissioni "scomode" proprio nel momento clou della campagna elettorale, e contemporaneamente gli consente di rafforzare la propria volontà di distruggere la par condicio (con la scusa dell'"avete visto cosa capita a difendere la par condicio"?). Il tutto in un contesto di conflitto di interesse sull'informazione enorme (tra l'altro, Matrix e le trasmissioni di Mediaset non saranno toccate, perchè la norma non si applica alle tv private) e con una situazione dei TG, a cominciare da quelli RAI, vergognosa.

Era proprio necessario, caro Beltrandi?

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Serve politica industriale
post pubblicato in Diario, il 5 febbraio 2010


                                                       

La vicenda di Fiat di Termini Imerese e dell'Alcoa in Sardegna, unite a tutte le vertenze lavorative in corso in tutta Italia, offrono lo spunto di numerose e doverose riflessioni.

La prima è che la crisi c'è ancora e anzi forse proprio in questi mesi mostrerà i suoi strascichi più pesanti sull'occupazione. Sta finendo la cassaintegrazione, ma nel contempo i posti di lavoro non tornano, anzi. Se lo ricordi il Governo che voleva battere la crisi con "l'ottimismo".

La seconda è che c'è chi pensa di poter fare i "liberisti a targhe alterne", invocando l'intervento dello Stato quando c'è da acchiappare gli aiuti e le regole del mercato quando c'è da tagliare posti di lavoro, senza nemmeno avere il pudore di ammetterlo (anzi). Certo che lo Stato fa pure la figura del fesso, visto che quando dà gli aiuti non pretende nemmeno che non si facciano nel breve termine scelte aziendali contrari agli interessi della collettività, se proprio non si voleva ottenere in cambio una quota pubblica dell'azienda.

La terza, forse la peggiore, è che l'Italia manca totalmente di politica industriale. Giusto, anzi doveroso difendere i posti di lavoro, ma l'attuale sistema produttivo in Italia è insostenibile. E' ancora troppo basato sulla manifattura, e ormai in questo settore la concorrenza della Cina, della Polonia, della Serbia, della Romania, insomma dei paesi in via di sviluppo è troppo forte: non si può dire la Fiat non abbia ragione su questo. Per questo ci sarebbe bisogno di un Governo che favorisca la graduale transizione da un sistema produttivo basato sulla manifattura, sulla realizzazione delle cose, ad un altro basato sull'alta specializzazione, sull'innovazione e sull'ideazione delle cose che poi altrove verranno realizzate. Un po' come il sistema produttivo americano, dove i lavoratori della Microsoft progettano e la Cina realizza (ma i proventi restano in America). E un po' come diverse realtà italiane, specialmente nel Nordest, che sono molto più avanti dei propri Governi.

Per arrivarci ci sono diverse strade, diverse risposte, di destra, di sinistra e di centro. Ma che a questo bisogna arrivare è indiscutibile. Altrimenti, rassegnamoci al ritorno dei carrozzoni statali della Prima Repubblica o alla fuga delle aziende all'estero. E non mi pare una bella prospettiva.

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L'ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2010


                                                 

Chiarisco subito: sono d'accordo con la decisione di escludere Morgan da Sanremo. Era improponibile ed altamente diseducativo concedere una vetrina così importante ed "istituzionale" a chi, pochi giorni prima, aveva fatto una dichiarazione così pesante sul suo stile di vita.

Quello che non mi sta bene, invece, è il trionfo dell'ipocrisia che sta dominando il dibattito intorno all'affaire Morgan, come se i tanti critici di Morgan non sapessero che nei loro ambienti, quelli dello spettacolo e della politica, la droga scorre a fiumi, persino in coloro che in pubblico fanno i moralisti più sfegatati. Se facessimo un test anti-droga a tutti i parlamentari o ai partecipanti a Sanremo, chissà quanti ne scopriremmo. Magari, anche qualcuno che oggi si mette sul piedistallo.

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Chi commemoro
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2010


                                                

"La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità". Paolo Borsellino, magistrato del pool anti mafia di Palermo, ucciso da Cosa Nostra nel 1992, nato il 19 Gennaio 1940.

Bettino Craxi, morto il 19 Gennaio 2000 da latitante, reo confesso intascatore di tangenti miliardarie e vertice di un sistema collusivo tra politica e malaffare.

Non so voi, ma dei due preferisco il primo.

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