.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Le ragioni delle "caste"
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2011


La polemica che sta infiammando il mondo calcistico italiano negli ultimi giorni è piuttosto emblematica di una certa deriva che sta prendendo la società italiana, accelerata dalla sempre più devastante crisi economica. Ovvero l'attacco alle "caste", ai "privilegiati", in una furia distruttiva che stronca qualsiasi tentativo di ragionamento ponderato e di buon senso; insomma, anzichè sforzarsi di togliere le mele marce, si taglia di netto il tronco intero, eliminando anche le mele sane e soprattutto stroncando qualsiasi raccolto futuro.

Si pensi, ad esempio, al taglio delle Province. L'oggettiva confusione di competenze tra questi e gli altri Enti Locali, nonchè soprattuto la vergonosa presenza di decine di Province con poche migliaia di abitanti, ha spinto tanti a chiederne l'abolizione "sic et sempliciter", quando chiunque ci rifletta almeno un momento concluderebbe che ci sarebbe bisogno di un ragionamento più complessivo su come strutturare l'apparato amministrativo italiano (tra Stato, Regioni, Regioni a Statuto Speciale, Province, Comuni, Municipalità, Comunità Montane, tra sovrapposizioni di competenze, sprechi, eccesso di rappresentanza, ecc. ecc.) dal quale ne verrebbe fuori l'opportunità di tagli e riforme dal risparmio economico ancora maggiore senza stravolgere l'ordinamento dello Stato e soprattutto senza fare doppiopesismi tra i vari Enti locali (sarebbe ben assurdo, insomma, se abolissimo del tutto enti intermedi come le Province e poi ci tenessimo le centinaia di Comunità montane e le migliaia di Comuni dalle poche centinaia di abitanti, dall'oggettiva inutilità se non quella di garantire stipendi e poltroncine ai mestieranti della politica locale). Certo, se la "casta" della politica attuasse queste riforme davvero, anzichè solo parlarne, si risparmierebbe anche le critiche ... cui invece è difficile dar torto quando la "casta" della politica si conferma tale, al massimo buttando un po' di fumo negli occhi con qualche taglietto di spesa.

Ma torniamo al palloneE' bastato che l'Associazione Italiana Calciatori agitasse la parola "sciopero" a proposito del loro contratto collettivo per scatenare un coro di critiche, dai semplici cittadini fino agli immancabili speculatori politici, che condividevano tutti lo stesso mantra: "ma come si permettono questi miliardari privilegiati di scioperare?". Poi, alla fine, si è scoperto che i calciatori, in un documento firmato per la prima volta da tutti e 20 i capitani di serie A,  non scioperavano affatto per questioni economiche, ma unicamente per garantire i diritti ai calciatori più deboli: ovvero i cosiddetti "fuori rosa", quei calciatori che, messi in disparte per le deludenti prestazioni sportive o, più frequentemente, per i capricci delle società, non possono allenarsi con la prima squadra, perdendo così oltre al posto in squadra anche la possibilità di mettersi in mostra per eventuali nuovi compratori. La richiesta dell'AIC è quella di garantire a tutti i calciatori tesserati la possibilità, sempre, di allenarsi con la prima squadra: una richiesta che era già stata accontentata a chiacchiere dalla Lega Calcio, che invece ancora si ostina a non concederla nei fatti.

Insomma, non mi pare affatto uno scandalo. Anzi, è apprezzabile che proprio i calciatori "privilegiati" arrivino a minacciare lo sciopero per tutelare i diritti di tutti i loro colleghi, anche se realisticamente loro non si troveranno mai in quelle condizioni. Eppure volevamo negargli il diritto allo sciopero solo perchè nel mondo del calcio girano tanti soldi. 

Che poi, riflettendoci bene, non sono certo soldi pubblici, ma privati, quindi non dovremmo nemmeno metterci becco ... se non come tifosi, s'intende.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Una domanda, Sarkozy
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2010


                                             

Ammettiamo pure che i rimpatri dei rom in Francia siano davvero conformi alla libera circolazione delle persone, perchè "volontari" (per quanto possano davvero essere volontari e non "indotti"). Facciamo pure finta che i rom in questione non possano tornare in Francia (perchè possono benissimamente farlo, anzi hanno avuto anche i soldi per farlo). Facciamo finta anche che questa non sia un'operazione per rilanciarsi elettoralmente dopo aver straperso alle ultime elezioni Regionali. E tralasciamo pure la Lega Nord che come al solito non perde occasione per cavalcare elettoralmente le paure degli Italiani.

Ma una domanda la voglio fare, Monsieur Sarkozyper quale motivo questo tipo di operazione è rivolto solo ai rom? Ovvero, per quale motivo non dare un incentivo per il rimpatrio anche ad Italiani, Tedeschi, Spagnoli, Americani, eccetera? Forse perchè la popolazione rom è da considerare di per sè pericolosa? Perche se fosse così, caro Sarkozy, questo sarebbe razzismo. Anzi, ricorderebbe nemmeno tanto vagamente un'operazione di pulizia etnica.

www.discutendo.ilcannocchiale.it 

Rivoluzione Democratica (2): Più proposte, più credibili
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2009


               

Continuo la serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, che ho voluto simbolicamente chiamare "Rivoluzione Democratica", in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la copia dell'incipit del primo post =), in cui ho poi parlato di tesseramento e selezione della classe dirigente, oggi mi occupo della capacità propositiva del Partito Democratico.

IL FATTO

Ormai gli Italiani non votano più in base alle ideologie e alle appartenenze, o almeno non lo fanno più come una volta. Piuttosto, si chiede ai partiti politici di affrontare i problemi dei cittadini e trovare delle soluzioni. Ce lo dicono tutti i politologi, tutti i sondaggi, ma soprattutto ce lo dice il senso comune e la logica, oltre che i dati elettorali (tutti i voti di sinistra andati alla Lega, per esempio).

Di fronte a questo tipo di richiesta, quindi, più che di sinistra e destra bisognerebbe parlare di "riformismo" e "populismo". I populisti sono quelli che si preoccupano di trovare le soluzioni che garantiscono un maggiore consenso elettorale, i riformisti sono quelli che si preoccupano di trovare le soluzioni giuste (almeno dal loro punto di vista), al di là della loro efficacia in termini elettorali. Riformismo e populismo sono trasversali: esistono sinistre riformiste e sinistre populiste, destre riformiste e destre populiste. In Italia, per esempio, l'attuale Governo è una destra populista, abbiamo poi una sinistra populista alla Di Pietro, e infine dovremmo avere una sinistra riformista come Partito Democratico. Altrove hanno la fortuna di avere destre riformiste, ma questo è un altro discorso.

D'altronde, i nostri dirigenti in questi anni ci hanno più volte ribadito, ed a ragione, che per battere Berlusconi è necessaria un grande partito riformista.

IL PROBLEMA

Il problema è che poi non è che siano stati molto conseguenti alle parole ... per carità, qualcosa c'è stato. Anzi, "sulla carta", il Partito Democratico è riformista, e pure molto. Chi si informa (con molta fatica) sa che il PD in Parlamento e non solo fa molte proposte giuste, pure abbastanza innovative, e su molti argomenti. Il problema è che tutto questo non arriva all'elettorato: ce lo dicono le urne elettorali, i sondaggi (segnalo in modo particolare questo interessante e recente sondaggio di Mannheimer, con commenti del tipo) e anche semplicemente l'ascolto diretto di ciò che dice la gente per la strada, del tipo "Voto Berlusconi perchè almeno fa qualcosa, e all'opposizione non propongono niente di serio", "Berlusconi mi piace sempre meno, ma quegli altri mi sembrano ancora peggio" (nel mio caso, sono "fortunato", dato che gli esempi ce li ho direttamente in casa...).

Questo per la scarsa qualità della classe dirigente (di cui ho parlato ieri), per una scarsa abilità nella comunicazione (di cui parlerò nel prossimo post), ma anche per un difetto enorme delle proposte del PD: la scarsa credibilità. Non mi riferisco solo al classico refrain "Bella proposta, ma perchè quando eravate al Governo non l'avete fatto?", che pure è disarmante, e dovrebbe far riflettere molto, alla nostra amata classe dirigente. Mi riferisco soprattutto all'altro refrain, quello del tipo "Bella proposta, ma con quali soldi?", ancora più disarmante. E, purtroppo, molte delle proposte del PD non rispondo a questa fondamentale quanto giustissima richiesta ... mentre le altre sono del tipo "vale un tot di PIL", "lotta all'evasione fiscale", onnipresente nelle proposte del PD ma che sanno tanto di incertezza e indefinitezza. Raramente si è avuto qualcosa di più concreto: che io ricordi, ma certamente mi sbaglio, solo quella dei "500 milioni dai redditi alti e dai parlamentari per un fondo di sostegno alla povertà" e quella dei "460 milioni dall'Election Day per la sicurezza". Con quelle proposte si diceva chiaramente dove prendere i soldi, senza affidarsi a possibili ed incerti guadagni futuri.

LA SOLUZIONE

Non c'è molto da dire ... il Partito Democratico deve abbinare ad ogni sua proposta una copertura innanzitutto credibile, e possibilmente anche di immediata comprensione (insomma, che catturi l'elettorato).

Di esempi non ne mancano. Ad esempio, con i 16.6 miliardi che il Governo Berlusconi ha deciso di destinare all'acquisto di 131 cacciabombardieri ci si può finanziare un'intera manovra economica. Ed è pure molto propagandistico dire, che so, "meno cacciabombardieri, più asili nido", eccetera. Altrettanto si può dire per i 18 miliardi dei costi delle auto blu denunciati da Contribuenti.it (d'accordo, magari è una panzana, ma di quanto si può discostare il dato reale? Se anche fossero 6 miliardi, sempre sono una bella cifra). Per non parlare di tutti i miliardi di euro che è possibile ricavare in generale dai costi della politica e di ciò che ci gira intorno, a cominciare dall'abolizione degli Enti inutili, passando per la riduzione delle poltrone e delle loro retribuzioni/privilegi, eccetera eccetera. Quantifichiamoli, ed utilizziamo le cifre ottenute per "coprire" le proposte che facciamo. Oppure parlando di infrastrutture, il PD potrebbe dire, ad esempio, facciamo più treni per i pendolari, o più linee di autobus e metropolitana, con i 6 miliardi del Ponte di Messina, inutile e controproducente. E così via.

CONCLUSIONI

L'elenco delle "coperture" possibili è infinito. L'importante è usarle. Altrimenti coloro che non ci votano, o non ci votano più, continueranno a non crederci, perchè si sono stancati di belle parole. E' ora di passare ai fatti.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Ti piace vincere facile?
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2009


                                                            

6000 delegati. Più del doppio dell'Assemblea del PD, sul cui numero è stata fatta tanta ironia e schernimento (ma su quella del PDL no, loro possono permettersi tutto). E nemmeno uno che si sia preso la briga di sfidare Berlusconi per la leadership del partito ("ti piace vincere facile?", verrebbe da dire). Una bella acclamazione, e via.

Ma che volete, è il Popolo delle Libertà. Ovvero la nuova facciata che è stata data a Forza Italia, che nel frattempo si è allargata (un aumento di cubatura, che va di moda) per accogliere, o meglio assorbire, Alleanza Nazionale e qualche partitino dell'area berlusconiana. Ma, a parte il nuovo nome ed il nuovo simbolo (cioè la nuova scritta, dato che di simbolico non c'è niente), niente è cambiato. Nessun sistema di valori, nessuna idea di Paese, nessuna democrazia interna, nessuna partecipazione dal basso, niente di niente. Solo il leader, solo Berlusconi. Nemmeno un po' di politica.

D'altronde, in questo Paese, questo basta e avanza. Per tutta una serie di motivi (principalmente crisi di credibilità della politica, avvento della società dell'immagine, crollo di qualità e controllo politico del sistema dell'informazione, non sufficiente forza dell'azione politica degli avversari), che non starò qui a sviscerare. Quel che conta è che, per colpa di questa degenerazione della politica italiana, l'Italia non è riuscita a liberarsi dell'arretratezza economica e sociale che, con la fine della Prima Repubblica, poteva finalmente giungere alla fine. E invece ci siamo trovati con un "ventennio berlusconiano" che ha impedito all'Italia di crescere come merita.

Che dire ... c'è solo da sperare che questo berlusconismo finisca quanto prima, che l'Italia torni ad essere una democrazia normale. Una democrazia con una politica vera, dove a sfidarsi non siano i personalismi, ma diversi sistemi valoriali, diverse idee di Paese. Dove ci sia un centrodestra che sia davvero centrodestra, e non una miscela di populismo e leaderismo. Dove chi guida il Paese pensi al suo ruolo come il potere di cambiare i destini del Paese, e non di cambiare quelli propri (e dei propri soci, reali o politici). Dove siano dati agli elettori tutti gli strumenti per poter scegliere, in piena coscienza e informazione, chi deve rappresentarli.

E, in attesa di questo Paese, non restiamo con le mani in mano. Perchè certo non cadrà dal cielo, come la manna ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

La televisione e la democrazia
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2009


                                            

Certo che al peggio non c'è mai fine. Leggevo questo articolo apparso su Corriere.it, sull'ennesimo episodio indecente avvenuto un quel "programma" televisivo immondo che è il Grande Fratello, e mi sono sentito di fare una riflessione: ma chi fa televisione deve pensare allo share o alla dignità? La questione non è così semplice come si potrebbe pensare. L'eterno dibattito sulla televisione, in cui ci si scambia reciprocamente accuse di "snobbismo" o "trashismo", senza approfondire davvero la questione, infatti, si intreccia anche un discorso più generale, persino politico, sul principio della "democrazia".

L'esempio del Grande Fratello è proprio il più calzante. E' oggettivo, infatti, che quella trasmissione televisiva fa proprio schifo. Schifo, perchè indecente è proprio un eufemismo in questo caso. Tanto che quest'anno sono riuscito a vederlo pochi minuti a serata (perchè altrimenti non potrei giudicare: non giudico mai senza vedere), per il vomito istintivo che mi veniva quasi subito. Non c'è bisogno di essere "snob" per dirlo: basta guardare quanto accaduto in questa stagione, tra scene di isteria, torpiloqui vari, lanci di bicchieri, tette sbattute in faccia e nudismo più o meno completo. Il tutto inserito in una cornice di finto realismo (se l'Italia fosse quella del Grande Fratello, ci sarebbe da cambiare paesee), di sentimentalismo talmente spinto all'eccesso da essere palesemente falso, da una insistenza quasi ossessiva su tutto ciò che è scabroso e/o fa "audience". Con un messaggio di fondo devastante: per diventare "qualcuno" le tue capacità contano zero, l'importante è che tu sappia suscitare l'attenzione su di tè, non importa il mezzo con cui lo fai. Un programma che andrebbe chiuso per manifesta indecenza, insomma ... ma Mediaset ne fa un programma di punta, tanto da sacrificare il suo migliore giornalista (Mentana) pur di non rinunciare ad una puntata, una, del Grande Fratello. 

D'altronde, il motivo che Mediaset e i difensori del GF adducono a tali scelte è spiazzante: il GF fa il boom di ascolti, perchè chiuderlo o ridimensionarlo? E' vero, verissimo. Il Grande Fratello batte di gran lunga i suoi concorrenti. Lo ha fatto nella serata della morte di Eluana, quando RaiUno stravolse la programmazione pur di dedicare, giustamente, la serata all'approfondimento di una vicenda che ha così sconvolto il Paese. E lo fa in tutte le serate, persino contro un programma di genere "simile", cioè popolare, X Factor, anche se molto diverso (almeno lì si parla di talenti veri). E allora mi sono chiesto: ma io, proprio io, difensore della democrazia, mi metto contro la "democrazia televisiva"? Chiedo la chiusura di un programma di successo, voluto dal "popolo televisivo"? Non pecco di "fascismo", di "autoritarismo televisivo"? E confesso che sono rimasto un po' interdetto.

Poi mi sono ricordato che un simile ragionamento l'ho già fatto altre volte. Quando ho ragionato sul fenomeno del "berlusconismo", dello stravolgimento del sistema dei valori che Berlusconi è riuscito ad operare in Italia con uno straordinario consenso delle masse. Anche su questo mi è capito di essere accusato, proprio io, di essere "anti-democratico". In fondo, se gli Italiani votano in massa Berlusconi, come posso permettermi io di giudicarli, di dire che è sbagliato. Come posso permettermi di giudicare Berlusconi e chi gli sta attorno, se le sue decisioni sono condivise dalla maggioranza degli Italiani? E' la democrazia, bellezza, no? No. Quando di parla di "berlusconismo" non si parla di democrazia, ma di populismo. Se Berlusconi fa demagogia sulla sicurezza rasentando spesso il razzismo, non ho forse io il diritto e la ragione di contestare duramente questo stato di cose e chiederne la fine, anche quando questo è sostenuto dalla maggioranza delle persone, per il bene della democrazia? Se Berlusconi come primo atto del suo Governo fa una legge per proteggersi dai processi, non ho forse io il diritto e la ragione, per il bene della democrazia, di dire che quella legge è anti-democratica, anche quando se forse la maggioranza degli Italiani la riterrebbe giusta pur di salvaguardare il loro beniamino? Non sono forse queste forme deviate della democrazia, una democrazia che diventa populismo? D'altronde, non è forse attraverso forme apparentemente "democratiche", come il populismo, che la democrazia diventa dittatura, reale o di fatto? E come esempio non indico solo Hitler (altrimenti i fan di Silvio mi direbbero: "Ma come ti permetti? Paragoni Silvio a Hitler? Poi dite che non è vero che siete accecati dall'odio!"), salito al potere democraticamente, ma tante altre dittature e simil-dittature passate, fino alle attuali dittature di fatto della Russia di Putin e del Venezuela di Chavez. E con questo non voglio dire che Berlusconi ambisca a questo, ma che l'Italia di oggi, se Berlusconi volesse, potrebbe diventarlo tranquillamente, forse con gioia.

Allo stesso modo, non posso forse chiedere io, per il bene della televisione e consapevole del suo ruolo fondamentale nella formazione delle coscienze, la chiusura di un programma come il GF, anche se molto popolare? Sì. Perchè una cosa è la democrazia, un'altra è il populismo. Una cosa è la democrazia televisiva, un'altra è il populismo televisivo. E anche la giusta "democrazia televisiva", attraverso il "populismo televisivo", può trasformarsi in una "dittatura televisiva". La famosa "dittatura degli ascolti", che sacrifica la dignità e i valori sull'altare del consenso, dello "share", in questo caso. 

P.S. E, mentre scrivevo questo post, ho pensato anche a chi è il proprietario di Mediaset, e mi sono reso conto che, per la televisione, il parallelo con la politica era proprio il più azzeccato ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Governo Prodi e sicurezza, le bugie della destra (e dei media)
post pubblicato in Diario, il 16 ottobre 2008


                                                     

L'enorme campagna populistica e demagogica della destra italiana, unita alla complicità dei media, ha spinto gli Italiani a credere nell'esistenza di un'emergenza sicurezza e ad addossarne le colpe al governo "buonista" di Prodi e della sinistra. Non passava giorno in cui i media non riportassero con miriadi di articoli, miriadi di servizi, centinaia di titoli di prima pagina, centinaia di speciali televisivi, eccetera eccetera, quantità indescrivibili di episodi di cronaca nera, prediligendo quelli commessi da immigrati. E non passava giorno in cui gli stessi media non riportassero le accuse demagogiche di esponenti dell'allora opposizione di centrodestra contro il Governo dell'insicurezza. Tant'è vero che è ormai comunemente accettato che la destra ha vinto le elezioni sul tema della sicurezza, pilastro della sua campagna elettorale.

Peccato che non fosse così. Ieri "Il Sole 24 Ore", quotidiano di Confindustria (certo non di sinistra, quindi), ha pubblicato i dati diffusi proprio dal Viminale (quindi dello stesso Ministro Maroni) che accertano come i reati siano in forte calo e che l'inversione di tendenza è avvenuta a Giugno 2007 (pieno Governo Prodi), ovvero molti mesi prima dei provvedimenti-spot del Ministro Maroni e appena dopo l'entrata in vigore dei "Patti per la Sicurezza", fortemente voluti dall'allora Ministro Amato. Tant'è vero che il calo è più forte nelle città in cui sono stati stipulati i "patti". Non sto a dirvi tutti i dati, che potete controllare nell'articolo (particolarmente interessanti le tabelle indicate a fianco), ma si nota un sistematico crollo dei vari tipi di reato proprio tra primo semestre e secondo semestre del 2007.

Ovviamente nessuno ne parla. O, perlomeno, nessuno ne parla così. "Il Giornale", per esempio, ha addirittura il coraggio di attribuire il calo dei reati "all'effetto annuncio" del Governo Berlusconi. Vabbè, ma loro sono "giustificati", devono pur dare ragione al Padrone. Ma ciò che non accetto è il silenzio dei media "imparziali", che come al solito dimostrano di non esserlo.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

"Grazie a Prodi a Roma meno reati, anche se aumentava la percezione". Veltroni? No, Alemanno!
post pubblicato in Diario, il 7 luglio 2008


                                                    

"Il numero dei crimini commessi a Roma negli ultimi due anni è in progressiva diminuzione (...) Dall'Ottobre 2007, data dell'omicidio Reggiani, erano 18.962, e nel maggio 2008 sono scesi a 14.721 (...) Il decreto fatto dal Governo Prodi ha avuto un effetto Prodi ha avuto un effetto indicativo. Questo risultato concreto non corrisponde ad una sensazione di sicurezza percepita". Insomma, un sincero riconoscimento dei buoni risultati del Governo Prodi, del Ministro Amato e dell'ex-sindaco Veltroni in materia di sicurezza: gli "ultimi due anni" sono quelli del Governo Prodi, e ad "Ottobre 2007" risalgono i provvedimenti di Amato, sollecitati dall'allora sindaco di Roma Veltroni dopo l'omicidio Reggiani. E una condanna della "insicurezza percepita".

Qualcuno dirà: "ah, vabbè, le solite stupidaggini dei sinistri che negano l'evidenza, che non vogliono affrontare il problema della sicurezza dicendo che non esiste, che sono lontani dalla realtà e dalla gente". A dire il vero, queste frasi sono state pronunciate dal neoSindaco di Roma Gianni Alemanno, durante il Consiglio Comunale straordinario sulla sicurezza. Eppure mi ricordo ben altri toni durante la campagna elettorale:

19 Aprile 2008: Alemanno: "L'aggresione di La Storta riporta in primo piano il problema della sicurezza a Roma, ignorato dall'amministrazione di centrosinistra. Veltroni e Rutelli farebbero bene ad interrogarsi sulle loro responsabilità".
21 Aprile 2008: Alemanno: "In materia di sicurezza Rutelli mente sapendo di mentire. Le responsabilità prevalenti, se non esclusive, sono del Governo Prodi".
22 Aprile 2008: Alemanno: "La maggioranza in Campidoglio ha scelto di distaccarsi dalla realtà, e invece oggi Roma è una città in pericolo. Il Governo Prodi ha aggravato i problemi".

Questo è solo un piccolo esempio della campagna propragandistica e demagogica di Alemanno e della destra sulla sicurezza. Salvo poi scoprire, solo oggi, che suscitare simili paure può ritorcersi contro, e quindi cominciare a dire le cose come stanno in realtà. Avrei voluto ben vedere se Alemanno avrebbe vinto le elezioni dicendo le cose che dice oggi.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Demagogia ostinata ed insensata
post pubblicato in Diario, il 23 giugno 2008


                                

La demagogia della Lega non è una novità. Ma con il "caso-Venezia" ha raggiunto davvero il limite. Oggi, infatti, i simpatizzati leghisti di Venezia, insieme al parlamentare Corrado Callegari, hanno nuovamente manifestato contro la costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 milioni di euro, destinato ad una comunità sinti (una "variante" dei Rom). Dopo un'analoga manifestazione del 3 Giugno scorso, i leghisti presidiano il sito quotidianamente. Ecco le motivazioni dei manifestanti, espresse in Consiglio comunale: "Il sindaco Cacciari rinunci alla assurda costruzione di questo campo e si rivolga alla città. Chiediamo un referendum perchè siano i veneziani ad esprimersi su un opera che costa denaro pubblico e che non va ad aiutare quei veneziani, almeno 2000, sotto sfratto o privi di casa che sono la vera emergenza abitativa della città". Insomma, "prima i Veneziani".

Ora, al di là della sua validità morale, questo ragionamento è del tutto sbagliato. A tale proposito è utile alla discussione questo articolo di Gian Antonio Stella sul "Corriere". Eccone un passo: "Ai guardiani della razza e a chi s’indigna per «le villette regalate ai rom invece che agli italiani», si potrebbe ricordare che i «sinti » in questione (i primi insediamenti risalgono al ‘400) sono italiani e veneziani da molto tempo, parlano in veneto, hanno a volte fatto la naja, portano cognomi tipo Pavan o Pietrobon. Che le «villette» costeranno meno di 3 milioni di euro contro i 120 destinati dal municipio a mille nuovi alloggi per gli altri veneziani, alloggi che si aggiungeranno alle abitazioni comunali dove già vivono 4.900 famiglie aiutate negli affitti con un milione di euro l’anno. Insomma: in un’Italia dove quattro milioni di cittadini vivono in case popolari affittate a 42 euro in Campania o riscattate per 43 mila in Lombardia, parliamo di una goccia nel mare. Non vale la pena d’usarla per tentare l’integrazione di italiani «sinti»?"

Insomma, considerando che il nuovo campo sinti conterà 38 alloggi, ne deriva che per i Sinti sarano destinati 79mila euro ad alloggio, per i Veneziani 120mila euro ad alloggio. E' quasi una "discriminazione", compensata dal fatto che i Sinti non dovranno entrare nelle "liste d'attesa" come tutti gli altri. Ma, se è vero che, come detto dagli stessi manifestanti, i "senza tetto" veneziani sono 2000, e i nuovi alloggi per i Veneziani saranno 1000, a meno che i "senza tetto veneziani" siano tutti single, non ci sono problemi per nessuno.

Insomma, il Comune è più che attento ai senza-tetto "Veneziani". Però alla Lega non va bene, perchè è nella sua natura cavalcare qualsiasi cosa in maniera demagogica. Putroppo dire "il Sindaco spreca 3 milioni per le villette ai Rom" è più efficace di dire le cose che dice Stella.

Perchè non votare Popolo delle Libertà, ovvero il partito populista delle Leghe
post pubblicato in Diario, il 10 aprile 2008


                     

Proseguo la mia analisi sui motivi che dovrebbero spingere a votare o no a votare determinati partiti. Dopo Sinistra Arcobaleno ed Unione di Centro, oggi è il turno del Popolo delle Libertà (intendendo anche Lega Nord e Mpa) che candida Silvio Berlusconi a premier.

Anche qui è un giudizio negativo. E attenzione: non parlerò delle battute di Berlusconi, delle leggi ad personam, delle finanze del governo Berlusconi, eccetera. Ma, come sempre, parlerò degli aspetti fondanti della coalizione di centrodestra. Innanzitutto, il populismo: intendendo con questo un atteggiamento propagandistico, teso a demonizzare l'avversario e a santificare se stessi. E quando non si santifica, si dà la colpa a qualcos'altro: i comunisti, i brogli, i magistrati, le istituzioni, gli immigrati, i francesi di Air France ........... fino al povero Casini, a cui addossa tutte le colpe delle poche cose che, a suo parere, non sono state fatte bene dal suo Governo.

Poi, la mancanza di pensiero liberale, per quanto si vantino di essere liberali.
Lo dimostra la vicenda Alitalia che, sempre per il populismo di cui sopra, è stata sfruttata dal centrodestra a fini propagandistici, attaccando AirFrance e gridando all'italianità e alla salvezza di Alitalia, senza proporre però alcuna alternativa (e nel frattempo ci sono 3 milioni di euro al giorno di perdite): alla faccia dei liberali attenti alle leggi del mercato. Ma quale schieramento liberale si sarebbe comportato così nel resto del mondo?
Lo dimostra il ritorno al protezionismo e ai dazi prospettato da Tremonti, che Berlusconi ha annunciato sarà il prossimo Ministro dell'Economia. Bel pensiero liberale, devo dire.
Lo dimostra la vicinanza agli interessi corporativi, con la candidatura dei protagonisti degli scioperi dei taxi e dei TIR contro le tentate liberalizzazioni di Bersani. A proposito, i cinque anni del governo "liberale" del centrodestra non hanno visto nessuna liberalizzazione, nemmeno tentata.
Lo dimostra la facilità a fare condoni fiscali, che vanno contro le più elementari norme di "equità del mercato", favorendo coloro che evadono.

Infine, un altro aspetto su cui mi voglio soffermare è la litigiosità della coalizione e la divisione in Leghe. Dopo due anni di governo Prodi, caratterizzato e limitato dall'estrema litigiosità e inconciliabità della sua coalizione, e dopo cinque anni di governo Berlusconi, che, nonostante le maggioranze bulgare sia alla Camera che al Senato, ha avuto una crisi di governo, 23 ministri dimissionari e 99 volte in cui l'esecutivo è andato sotto, gli Italiani si aspettano più stabilità e più omogeneità dal futuro Governo, un Governo che, prima ancora di farle le cose che dice, deve essere in grado di farle. Soprattutto quando la svolta del Partito Democratico ha messo il PDL in condizione di non perderci niente nel cambiare il suo schieramento.
E invece, Berlusconi ha messo insieme a tre mesi dal voto un partito, o meglio un partito-coalizione, in cui ha sistemato tutti i protagonisti del 2006: Fini, Rotondi, Giovanardi, la Mussolini, i Pensionati, eccetera. Con l'aggiunta di nuovi venuti, come Dini e De Gregorio. E se questi formeranno un solo gruppo parlamentare, al di fuori del gruppo ci saranno comunque la Lega Nord di Bossi e quella Sud di Lombardo. Solo Storace e Casini sono stati esclusi. Ma volete mettere questo ambaradan con la scelta del PD di rinunciare alle sinistre rosse (le varie), ai Verdi, ai Socialisti, a Mastella? Un PD nato da un lungo processo di aggregazione, e non per la necessità di rispondere alla novità degli altri, a poche settimane dal voto.
E a proposito di Bossi e Lombardo, la coalizione di centrodestra si caratterizza per essere la "coalizione delle Leghe". Leghe irrispettose dell'Italia: lo dimostrano le innumerevoli frasi e azioni contro il Sud, contro l'Italia, contro il Tricolore. Lo dimostra la mancata risposta di Berlusconi (o meglio, lo ha dichiarato "irricevibile") al "patto per l'Italia repubblicana" proposto da Veltroni, in cui si chiedevano quattro cose ovvie in qualunque Paese, ma evidentemente non per il centrodestra (la difesa dell'unità nazionale, il rifiuto di ogni forma di violenza attuata o predicata, la fedeltà ai principi della prima parte della Costituzione, il riconoscimento e rispetto della nostra storia, del tricolore e dell'inno). Leghe che ostacolerebbero l'azione di governo, in quanto detentrici di un potere di ricatto da sfruttare per i propri interessi particolaristici e localistici, frenando l'azione riformista che, di centrodestra o di centrosinistra, deve essere l'attributo fondamentale di un qualsiasi governo.

P.S. Ripeto la solita avvertenza. Questo non è un blog di propaganda. Non vedrete mai slogan politici, banner politici, link politici, eccetera, eccetera. Con questi post cerco solo di sottolineare gli aspetti fondanti dei vari partiti che li rendono, sempre secondo il mio modestissimo parere, poco adatti o no a guidare l'Italia. Aspetti che abbiamo potuto già verificare in questa campagna elettorale (per questo non parlo granchè dei programmi, perchè non possiamo verificare adesso la loro futura realizzazione).
Beh, perlomeno il Cavaliere è sincero
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2007


 
                   

Come sono lontani i tempi delle "tre punte". Del centrodestra unito e del centrosinistra allo sfascio. Invece, anche oggi non mancano le schermaglie all'interno del centrodestra. La novità, per modo di dire, del giorno è una nota congiunta Fini-Casini, in cui i due leaders di AN e UDC accusano il Cavaliere di propaganda, populismo e mancanza di un progetto politico reale, capace di risolvere i problemi del paese. Ecco l'intera nota: «La gravità della situazione italiana - scrivono i due leader del centrodestra - impone di elaborare progetti che nulla hanno a che fare con l'improvvisazione propagandistica nè con estemporanee sortite populistiche. Il rispetto per il popolo del centro e della destra - spiegano- rappresentati in Parlamento dall'Udc e da An, ci obbliga al dovere della verità e della serietà: abbiamo idee diverse sulla riforma della legge elettorale ma comune consapevolezza che solo partendo dai problemi degli italiani (sicurezza, giustizia sociale, modernizzazione del paese, fisco, energia) sarà possibile creare un'alternativa credibile al fallimentare governo della sinistra».

La risposta di Berlusconi? «Se continuano così a noi va benissimo: noi ci teniamo gli elettori loro si tengono il progetto...».

Certo la sincerità di Berlusconi è da apprezzare. Ha finalmente ammesso che il suo partito (Forza Italia o Popolo delle libertà, è la stessa cosa) ha due assi portanti: la propaganda e il populismo. Al Cavaliere, invece, non interessa avere un progetto politico serio: l'importante è prendersi gli elettori con la demagogia. Complimenti, Cavaliere: lei sì che sa come si va avanti in politica.
Sfoglia luglio        giugno
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca