.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Il Porcellum secondo Grillo
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2013




Ogni giorno si parla di crisi di Governo, o la si minaccia, ma la realtà è queste grandi intese sono destinate a durare a lungo, visto che gran parte delle classi dirigenti di questo Paese ci sguazzano alla grande, e verrebbero presumibilmente spazzate via o notevolmente ridimensionate da un nuovo ricorso alle urne. Di sicuro, a meno di clamorosi risvolti della vicenda berlusconiana, non sarà possibile alcuna crisi di governo finché non ci sarà una nuova legge elettorale.

Per diversi motivi. Innanzitutto, Napolitano non scioglierà le Camere finché non arriverà il pronunciamento della Corte Costituzionale proprio sulla costituzionalità del Porcellum (altrimenti farebbe eleggere un nuovo Parlamento con una legge che nel frattempo sarebbe molto probabilmente dichiarata anticostituzionale), e quindi non prima di Dicembre. Ma soprattutto il Porcelllum è la principale "scusante" usata da chi tifa per la durata del governo Letta: affossare le larghe intese significherebbe tornare al voto (dato che il Movimento Cinque Stelle si tira fuori dai giochi a prescindere), e quindi tornare al voto con questa immonda legge elettorale, quindi viva il governo Letta. Si potrebbe facilmente obiettare che con il Porcellum si sono svolte già tre elezioni e che, se in 8 anni non si è trovato il momento di abolirlo, forse tanto schifo non fa ai promotori delle larghe intese. Si potrebbe facilmente obiettare, inoltre, che se il Porcellum facesse tanto schifo ai lettiani, di destra e di sinistra, allora la nuova legge elettorale sarebbe la priorità del governo, o quantomeno lo sarebbe rispetto ad altre riforme istituzionali quali quelle costituzionali o della giustizia. Ma, come dire, criticare è fin troppo facile, sarebbe meglio mettere all'angolo questi signori eliminando ogni scusante.

Come? Restituendo centralità e dignità al Parlamento mettendo insieme, in quel consesso, una maggioranza alternativa alle larghe intese per approvare la riforma elettorale. Maggioranza alternativa che, gioco forza, richiede il sostegno del Movimento Cinque Stelle. Mi si risponderà che loro (o meglio, Grillo e quindi tutti loro) rifiutano ogni alleanza e qualsiasi fiducia a governi che non siano monocolori a 5 Stelle; certo, questo sarebbe un limite per la formazione di un nuovo Governo. Ma un Governo già c'è (quello Letta, appunto), e quindi non c'è bisogno di alcun voto di fiducia. E il 5 Stelle ha sempre dichiarato che, sulle singole cose, avrebbe votato anche favorevolmente se era d'accordo. Ebbene, perchè non sulla legge elettorale? 

Certo, per essere d'accordo con qualcuno, bisognerebbe avere un opinione. Il Partito Democratico, pur nella sua babele di opinioni, in fondo una posizione di sintesi l'ha già assunta (quella del "modello francese", ovvero una legge elettorale con collegi uninominali e doppio turno, per garantire al tempo stesso rappresentatività e governabilità, pur essendo disponibile al confronto); sappiamo che i centristi prediligono il modello tedesco (proporzionale con sbarramento per i partiti troppo piccoli). Ondivago, fin troppo, il PDL (che comunque tende a voler tutelare la tendenza bipolare). Ma, scandalosamente, è addirittura non pervenuta l'opinione del Movimento Cinque Stelle in merito. Nel programma elettorale non ce n'è traccia, ed è piuttosto grave per un partito che abbia in testa di risolvere i problemi del Paese (e la legge elettorale ne è uno dei più importanti, come universalmente riconosciuto e anche dal Movimento Cinque Stelle).

Sarebbe ora che tutto quel mondo socio-politico-giornalistico ostile alle larghe intese, oltre a massacrare quotidianamente il PD, facesse un po' di pressione anche su Grillo e sui grillini per tirar fuori la loro proposta sulla legge elettorale. Qualunque essa sia. Magari, il giorno dopo eliminare questa immonda legge sarebbe fin troppo facile ...

Il PD sostenga il referendum elettorale
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2011


E' ufficialmente partita la campagna referendaria "Firmo, voto, scelgo" coordinata dall' on. Arturo Parisi (Pd) e sostenuta, attualmente, da Italia dei Valori e Sinistra Ecologia Libertà, oltre a varie sigle associative. I due quesiti proposti si propongono entrambi di eliminare l'attuale legge elettorale, denominata "legge porcata" dal suo stesso autore (Calderoli), il primo proponendo un'abrograzione totale della legge, il secondo proponendone un'abrograzione parziale, volta ad eliminare le "nuove disposizioni" introdotte dalla Legge Calderoli sul sistema elettorale.

Due quesiti per lo stesso obiettivo, ovvero eliminare del tutto il "Porcellum", senza pasticci, e tornare così alla vecchia legge elettorale, il cosiddetto "Mattarellum" (dal nome dell'estensore, Sergio Mattarella), che prevedeva l'elezione del 75% dei parlamentari tramite collegi uninominali (l'Italia veniva divisa in TOT territori che eleggevano TOT candidati, venendone eletto quello che riceveva più voti in ogni singolo collegio) e il 25% in maniera proporzionale fra tutti i partiti che avessero ottenuto almeno il 4% dei voti su scala nazionale. Un sistema misto, insomma, a tendenza maggioritaria (e quindi bipolarista, favorendo il costituirsi di due schieramenti maggiori) ma con un correttivo proporzionale per salvaguardare i partiti fuori dai "poli" (anche se c'è uno sbarramento piuttosto alto).

Sia chiaro: non è propriamente questo il mio modello ideale di legge elettorale. Io sono più per una correzione dell'attuale legge elettorale (che è un proporzionale con premio di maggioranza), reintroducendo le preferenze, sostituendo gli attuali sbarramenti unici con sbarramenti multipli e "graduali" (che taglino la "cifra elettorale" dei partiti minori, favorendo i partiti maggiori senza cancellare quelli minori), superando la divsione regionale dei seggi al Senato e introducendo una "scheda unica" per Camera e Senato (per evitare il formarsi di maggioranze diverse fra Camera e Senato), abbassando l'età minima per candidarsi alla Camera ecc. ecc. Tutte cose che dovrei spiegare più nel dettaglio, ma il concetto è che per me una buona legge elettorale deve garantire, o comunque tendere a garantire, almeno due cose fondamentali: la maggioranza in Parlamento a chi vince le elezioni  e il rapporto eletto-elettore.

La legge che uscirebbe dal referendum rispetterebbe entrambe le esigenze: i collegi, infatti, garantiscono per definizione il rapporto fra l'eletto e l'elettore, o meglio il territorio (l'elettore infatti non "sceglie" il suo rappresentante preferito del partito, che è comunque imposto dall'alto ... questo verrebbe garantito dalle preferenze), e favoriscono (ma non garantiscono, come farebbe il premio di maggioranza) il formarsi di maggioranze in Parlamento. Questo a differenza dell'altro referendum che era stato proposto quest'estate, il cosiddetto "referendum Passigli", che reintroduceva sì le preferenze, ma eliminava il premio di maggioranza e quindi consegnava l'Italia a derive neocentriste e partitocratiche, con annesso fortissimo rischio di ingovernabilità (la prima Repubblica, insomma), maggiore che negli altri sistemi elettorali.

Ecco perchè sostengo "Firmo, voto, scelgo". Non ne uscirebbe quella che per me è la legge elettorale migliore, ma si tratterebbe comunque di una buona legge elettorale che ci restituirebbe una politica più attenta alle esigenze dei cittadini e soprattutto più "controllata" dai cittadini, con meno rischi di ritrovarci parlamentari catapultati e trasformisti. E soprattutto si tratta dell'unica vera possibilità di evitare di rivotare di nuovo nel 2013 con la legge "Porcata", a meno di non voler credere che questo Governo cambierà la legge elettorale (ci vuole molto ottimismo per crederci).

Ecco perchè vorrei che il principale partito d'opposizione, ovvero il Partito Democratico, sostenga la campagna referendaria. E' vero, il PD ha una sua proposta di legge, che tra l'altro è una buona legge, una buona mediazione fra le proposte dei vari partiti (perchè sarebbe sempre auspicabile che le regole del gioco si scrivano insieme); ma, in fondo, la legge proposta del PD non è poi così enormemente diversa dal Mattarellum (ne aumenta la quota proporzionale dal 25% al 50% e introduce il "ballottaggio" nei collegi uninominali; la differenza, in sostanza, si riduce di un po' la spinta "bipolarista" del Mattarellum accontendando le esigenze dei "terzopolisti") e soprattutto, dicevo, per essere realizzata necessiterebbe di una assai improbabile approvazione in Parlamento. Non a caso buona parte del Partito (Bindi, Veltroni, Castagnetti, ecc.) sosteneva questo referendum abrogativo del Porcellum, prima di lasciare solo Arturo Parisi perchè in Direzione Nazionale si era trovato l'accordo sulla proposta di legge.

Allora, se davvero il PD vuole evitare a tutti i costi che si voti alle prossime elezioni con il "Porcellum", scelga la strada più concreta, ovvero il referendum, nonostante non aderisca perfettamente al proprio programma elettorale. Anche perchè, nonostante le difficoltà (bisogna raccogliere 500.000 firme entro Settembre, inoltre bisognerà vedere se la Cassazione accetterà la possibilità di abrogare interamente la legge elettorale), credo che alla fine il Referendum si farà e il PD si vedrà comunque costretto a sostenerlo, come già successo agli scorsi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento.

Non varrebbe la pena, una volta tanto, essere furbi (oltre che intelligenti) e sostenere le cose giuste fin da subito, anzichè lasciarsi sempre dominare sempre da strategismi, tecnicismi e "palazzismi" che si sono sempre dimostrati fallimentari?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Europorcellum
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2008


                                                 

Niente da fare. La maggioranza tira dritto, e sembra che "l'europorcellum" si farà. Ovvero probabilmente alle prossime elezioni europee voteremo con una nuova legge elettorale, che cancellerà le preferenze e imporrà una soglia minima del 5% per accedere all'Europarlamento, oltre alla revisione il numero delle circoscrizioni.

Nemmeno l'appello di Napolitano ha spinto la maggioranza a rivedere le proprie intenzioni, aprendo al dialogo e all'ascolto delle proposte delle opposizioni. In fondo le proposte delle opposizioni, capitanate dal PD, sono anche ragionevoli: mantenimento della preferenza, soglia di sbarramento al 3%, riduzione delle dimensioni delle circoscrizioni, obbligo di primarie, no a candidature plurime ed ineleggibilita' per i componenti del governo, per i presidenti delle regioni, delle province e per i sindaci delle grandi citta'. Niet. Il Governo tira dritto.

A questo punto viene da chiedersi perchè. il Governo giustifica le sue scelte in questo modo: mettiamo lo sbarramento alto per evitare il frazionamento e aboliamo le preferenze per consentire l'elezione a professionisti capaci e impegnate che però avrebbero difficoltà a farsi eleggere. Entrambe le considerazioni del Governo sono sbagliate: il problema del frazionamento si pone quando si elegge il Parlamento, perchè c'è un problema di governabilità. Ma all'Europarlamento questo problema non sussiste, in quanto non si va ad eleggere un Governo, ma una camera rappresentativa: e dunque non ci sono ragioni per negare la rappresentanza a forze politiche che rappresentano il 3-4% degli Italiani. O vogliamo essere rappresentati, nella migliore delle ipotesi, solo da 5 partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv, Udc)? Per quanto riguarda le preferenze, poi, già abbiamo sperimentato per due volte le "liste bloccate" (alle elezioni politiche), e non mi sembra che siano stati eletti fior fior di "professionisti", soprattutto dalle parti del Pdl tra l'altro, ma casomai molti portaborse, parenti e pregiudicati. Dunque, è sempre più forte che questa legge sia voluta fortemente da Berlusconi perchè così può aumentare il numero delle poltrone per i suoi (escludendo altre forze politiche dalla "spartizione" degli europarlamentari), ed inoltre può anche gestirle come vuole (piazzandoci chi vuole con le liste bloccate). Evitando magari anche la concorrenza dei candidati di AN, che correranno nelle liste del PdL, e che potrebbero dare fastidio ai suoi (poichè con le liste bloccate può spartire a priori le poltrone, e ormai AN ha perso il suo potere di ricatto).

E allora sto "europorcellum" non s'ha da fare. Non si può limitare così fortemente il diritto di rappresentanza e il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ma nemmeno dire "no" a priori a qualsiasi cambiamento. Dunque, ecco le mie proposte:
- confermare le preferenze, scendendo a due preferenze di genere, ovvero una preferenza per un candidato uomo ed un altro per una candidata donna;
- 20% degli eletti scelti attraverso un "listino", ovvero il 20% degli eletti di un partito scelto attraverso le liste bloccate, in modo da garantire la possibilità ai partiti di inserire quei "professionisti" di cui prima (lascia che poi non lo faranno, però almeno di principio ci deve essere qualcosa);
- sbarramento al 3%, oppure niente sbarramento, intervendo però sui rimborsi elettorali, stabilendo criteri meno "allegri" per la loro assegnazione in modo da scoraggiare la corsa di partitini fondati apposta per acchiappare i finanziamenti;
- stop alle candidature in più circoscrizioni, evitando così che molti eletti siano determinati dalle rinunce di altri eletti che si sono candidati in più circoscrizioni;
- aumento del numero delle circoscrizioni, evitando così il problema di regioni che non riescono ad eleggere europarlamentari (come la Sardegna);
- ineleggibilità per condannati in via definitiva e condannati in primo grado per reati gravi (anche se si deve fare un discorso più preciso).

E poi, importantissimo, approvare insieme le nuove norme. Le regole del gioco vanno scritte insieme: lo ripetono tutti da tempo, ma sembra che nessuno voglia davvero.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Chi di Porcellum ferisce, di Porcellum perisce
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2008


                  

Non bastava l'eliminazione di qualsiasi tipo di preferenza. Non bastava l'aver trasformato il Senato in una lotteria. Doveva anche prevedere schede elettorali discutibili.

Stiamo parlando della legge 21 Dicembre 2005, numero 270, meglio nota come "Porcellum". Che è tornata all'onore delle cronache dopo le "denunce" di numerosi leader politici, in particolare Di Pietro e Berlusconi, perchè le nuove schede elettorali generano un po' di confusione. Infatti, tutti i simboli sono disposti uno dopo l'altro, con le coalizioni poco messe in evidenza e a "rischio errore": avendo infatti le uniche coalizioni presenti solo due simboli (Pd-IdV e PdL-Lega / Mpa), c'è il rischio che qualcuno si sbagli tracciando la croce sull'intero riquadro della coalizione e non sul singolo simbolo. Questo ovviamente nell'ipotesi (alquanto grave, ma putroppo possibile) che l'elettore non sappia nemmeno riconoscere il simbolo del proprio partito o che non va votata la coalizione ma il partito........

Questo perchè a queste elezioni si presentano 15-20 partiti, e solo 6 di questi in coalizione (Pd-Idv, Pdl-Lega-Mpa-Dc). E, poichè secondo il "Porcellum" solo le coalizioni aventi almeno 5 simboli possono avere una colonna "riservata" nella scheda, ecco che la confusione impera.

Curioso che l'ex-premier accusi Amato di aver prodotto delle "schede irregolari" ... dobbiamo forse presupporre che l'ex-premier abbia firmato una legge che riteneva irregolare?
Lotteria Senato
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2008


                             

Mancano 14 giorni al voto. Sono le due settimane cruciali della campagna elettorale, quelle che possono determinare la vittoria, la sconfitta o il pareggio. E le due settimane in cui non si possono più pubblicare sondaggi (almeno in via ufficiale...).
Già mi sono espresso sulla credibilità dei sondaggi. Credibilità che, dopo i fatti del 2006 (ultimi sondaggi e perfino exit-poll che assegnavano all'Unione una vittoria schiacciante intorno al 52-53%), è andata ormai persa. Vedremo se questa volta si riabiliteranno.
Comunque, gli ultimi sondaggi segnano un distacco medio Berlusconi-Veltroni al 7%, con Pd-IdV in crescita. Ecco il distacco per gli ultimi 10 sondaggi (25-26-27-28 Marzo):

Lorien (25 Marzo): 9%
Euromedia (26 Marzo): 8,6%
Demoskopea (25 Marzo): 8,5%
Gipieffe (27 Marzo): 8,4%
Demos (26 Marzo): 6,6%
Demopolis (27 Marzo): 6,5%
Crespi (27 Marzo): 6,5%
Digis (27 Marzo): 6,3%
Ispo (27 Marzo): 5%
Swg (27 Marzo): 5%

Dunque, si oscilla da un massimo del 9% ad un minimo del 5%. Nel valutare i sondaggi, comunque, si deve tenere conto del fatto che sono ancora molti gli indecisi: sono intorno al 25% e, secondo alcuni sondaggi di Makno e Sole24Ore, quelli orientati verso il PD sono quasi il doppio di quelli del PDL. Per questo si pensa che lo svantaggio possa ulteriormente ridursi.
Ma il dato più importante è il Senato. A causa del "meccanismo perverso" previsto da questa immonda legge elettorale (passata alla storia come "porcellum" per il suo stesso autore, Calderoli), prevederne il risultato è impossibile, poichè i senatori sono eletti su base regionale, con premio di maggioranza assegnato regione per regione. Ecco la situazione:

"Sicure" PDL-Lega-MPA    "Sicure" PD-IDV        Incerte

Lombardia                           Toscana                     Liguria        
Veneto                                 Emilia Romagna         Abruzzo
Piemonte                              Marche                      Lazio
Friuli VG                               Umbria                       Sardegna
Puglia                                   Basilicata                   Calabria
Campania                            
Sicilia                                   

A queste vanno aggiunti Estero (probabilmente 3 PD, 2 PDL, 1 Indip), Trentino AA (3 PD, 2 PDL e 2 Svp, che generalmente sta con il CSx) e Valdaosta (1 PD).

Quindi, rispetto al 2006 la Campania passerà quasi sicuramente al CDx, così come potrebbero farlo Liguria, Abruzzo, Sardegna e Calabria. Mentre il Lazio, grazie all'effetto-Veltroni e alla coincidenza con le comunali e provinciali di Roma (che da sola conta il 70-80% dei laziali), potrebbe passare al CSx. Tranne che nel caso della Campania, in queste regioni incerte secondo i sondaggi il divario fra PDL e PD è al di sotto del 2%. E se PD-Idv riuscirà a strappare 3-4 di queste 5 regioni, il Cdx quasi sicuramente non avrà una maggioranza al Senato. Questo a causa della presenza di Sinistra Arcobaleno e UDC, che in alcune regioni (probabilmente Emilia, Toscana, Umbria, Marche per la SA, la Sicilia e forse la Puglia per l'UDC) strappano seggi alla coalizione perdente: la SA al PDL, l'UDC al PD.

E' una lotteria. Che probabilmente non vincerà nessuno.

P.S. Per la cronaca, "trasgredisco" il black-out dei sondaggi e pubblico il risultato del mio sondaggio (si fa per dire: 39 voti ....): Pd 28%, Idv 10% (Veltroni 38%); PdL 18%, Lega-Mpa 5% (Berlusconi 23%); Sinistra Arc. 18%; UDC 3%; altri 13%; astenuti 5%.
Inutile dire che non si tratta di dati validi dal punto di vista statistico........... :-))
Le "porcate" di Calderoli (ci mancava quella sulle pensioni dei parlamentari)
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2008


                    

Qualche giorno fa il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega Nord), di fronte alla scelta del 13 Aprile come giorno delle elezioni (l'altra data possibile era il 6), ha dichiarato: "La scelta del 13 Aprile non è casuale. Votando il 6 Aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando il 13, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione". "Poi dicono che vogliono farci risparmiare con l'election day".

Questo secondo una sua interpretazione dei regolamenti parlamentari che, secondo il senatore leghista, prevederebbe sì al Senato il minimo di due anni e mezzo di legislatura per conseguire il diritto alla pensione, ma alla Camera il minimo sarebbe abbassato a due anni e un giorno. Quindi, votando il 14 Aprile, le camere verrebbero riconvocate il 29 Aprile e quindi la legislatura durerà 272 giorni (appunto, 2 anni e due giorni), e quindi i deputati avrebbero salva la pensione. Non solo: anche i senatori, vista la regola della "non disparità" con i deputati, la salverebbero.

Niente di più falso. Come sottolineato da questa nota congiunta dei Collegi dei Questori di Camera e Senato, i parlamentari, tutti, "avrebbero maturato il diritto al vitalizio il 27 Ottobre 2008" (dopo due anni e mezzo, quindi). Tra l'altro, la nota ricorda come, grazie alla norma approvata da questo Parlamento il 23 Luglio 2007, "a partire dalla prossima legislatura il diritto all'assegno vitalizio si conseguirà dopo 5 anni di effettivo mandato".

Quindi, caro Calderoli, il Governo non ha fissato le elezioni al 13 per salvare le pensioni, ma per farci risparmiare 300-400 milioni di euro con l'election day (tanto osteggiato da te e dai tuoi alleati, oggi come nel 2001).

Ma, d'altronde, cosa potevamo aspettarci da uno che definisce orgogliosamente "porcata" la sua legge elettorale........
Perchè è necessario cambiare la legge elettorale
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2008


                        

Dopo la caduta del governo Prodi, il dibattito politico si sta infiammando sull'opportunità o meno delle elezioni immediate, ovvero sulla necessità o meno di una nuova legge elettorale prima di andare al voto. Il centrodestra vuole andare subito alle elezioni, compreso l'UDC (poichè accetterebbe solo se il "governo istituzionale" fosse appoggiato anche da Forza Italia). Convinto di vincere con il 55-56% dei voti, Berlusconi dichiara che non è necessaria una nuova legge elettorale per governare stabilmente.

Beh, innanzitutto, per quanto sia stato impopolare questo governo, diffiderei di simili cifre, tratte dai sondaggi. Nel 2006, a Gennaio il centrosinistra era dato con un vantaggio del 10%, annullatosi poi nelle urne.
Persino gli exit-poll assegnavano all'Unione il 50-54% dei voti!

Comunque, il problema non è il voto ottenuto, ma come questo è distribuito fra le regioni. Infatti, con il "Porcellum", mentre alla Camera il premio di maggioranza è dato a chi vince a livello nazionale, al Senato il premio di maggioranza è distribuito su base regionale. Ovvero, per ogni regione è fissato un tot di seggi, il 55% dei quali viene assegnato alla coalizione vincente in quella regione (a meno che questa non abbia più del 55% in quella regione, nel qual caso i seggi si distribuiscono proporzionalmente).
E, anche se il centrodestra dovesse vincere con un ampio margine, tutto dipenderà da come sarà distribuito il voto fra le regioni. Facciamo un pò di calcoli.
Ecco i voti e i seggi ottenuti in ogni regione al Senato dai due schieramenti alle ultime elezioni. Val d'Aosta (1 seggio), Trentino (7) ed Estero (6) hanno leggi diverse: comunque, alle ultime elezioni il Csx ottenne il seggio valdostano, 5 contro 2 in Trentino, 4 contro 1 all'Estero (più un indipendente, Pallaro).

Centrosinistra

Centrodestra

Piemonte (22)

49,50%

9

50,50%

13

Liguria (8)

53,30%

5

46,70%

3

Lombardia (47)

42,60%

20

56,90%

27

Veneto (24)

39,50%

10

57,10%

14

Friuli V.G. (7)

44,40%

3

54,80%

4

Emilia Romagna (21)

59,40%

12

40,60%

9

Toscana (18)

61,30%

11

38,70%

7

Umbria (7)

57,20%

4

42,80%

3

Marche (8)

54,40%

5

45,60%

3

Lazio (27)

49,10%

12

50,20%

15

Abruzzo (7)

53,20%

4

46,80%

3

Molise (2)

50,50%

1

49,50%

1

Campania (30)

49,60%

17

49,10%

13

Puglia (21)

47,90%

9

51,90%

12

Basilicata (7)

60,40%

4

39,10%

3

Calabria (10)

56,80%

6

42,60%

4

Sicilia (26)

40,50%

11

57,80%

15

Sardegna (9)

50,90%

5

45,30%

4

301 seggi

148

153

Lo scenario è che il centrodestra vince, e guadagna voti in tutte le regioni. Ma vediamo le regioni.

Molise: Non può cambiare niente, perchè sono due i seggi da assegnare, quindi sempre 1 al Csx e 1 al Cdx.
Piemonte, Friuli, Lazio, Puglia: in queste regioni, già vinte dal Cdx alle ultime elezioni, non cambierà niente, a meno che non vada rispettivamente oltre il 61.3% (era al 50.5%), 64.2% (54.8%), 57.4% (50.2%), 59,5% (51.9%).
Emilia Romagna, Umbria, Marche, Basilicata, Calabria: in queste regioni, vinte dal Csx alle ultime elezioni, non cambierà nulla, a meno che il Cdx riesca a ribaltare i risultati del Csx, rispettivamente del 59.4%, 57.2%, 54.4%, 60.4%, 56.8%.

Lombardia, Veneto, Sicilia: anche queste regioni furono vinte dal Cdx alle ultime elezioni, ma cambierà qualcosa (1 seggio in più) se il Cdx saprà andare rispettivamente oltre il 58.6% (56.9%), 60.4% (57.10%), 59,6% (57.8%). In Lombardia ne prenderebbe due in più, se andasse oltre il 60.7%.
Toscana: qui vinse ampiamente il Csx (61.3%), ma se il Cdx riuscirà a farlo scendere sotto il 58.3%, guadagnerà 1 seggio.
Liguria, Abruzzo, Campania, Sardegna: se il Cdx riuscirà a ribaltare i risultati del Csx delle ultime politiche, rispettivamente del 53.3%, 53.2%, 49.6% e 50.9% (ma Cdx ebbe il 45.3%), il Cdx guadegnerebbe 1 seggio in Abruzzo e Sardegna, due in Liguria e quattro in Campania.


Scenario minimo: vittoria in Campania (+4), Lombardia oltre il 58.6% (+1), 2 seggi all'estero (+1) e 3 seggi in Trentino (+1). Per un totale di 163 senatori contro i 152 dell'opposizione (ovvero 6 senatori di maggioranza).
Scenario massimo: vittoria in Campania (+4), Liguria (+2), Abruzzo (+1), Sardegna (+1), Lombardia oltre il 60.7% (+2), Veneto oltre il 60.4% (+1), Sicilia oltre il 59.6% (+1), 2 seggi all'estero (+1), 3 seggi in Trentino (+1), Csx in Toscana sotto il 58.3% (+1). Per un totale di 171 senatori contro i 144 dell'opposizione (ovvero 14 senatori di maggioranza).

Insomma, come si vede, anche in uno scenario largamente favorevole al centrodestra (e difficilmente concretizzabile per intero), basterebbero 14 senatori a far cadere il Governo. E ne basterebbero 6, se il centrosinistra riuscirà a recuperare bene, arrivando al 48-49% tenendo duro in Liguria, Abruzzo e Sardegna. E certo il centrodestra non sarà dissimile dal centrosinistra in fatto di contrasti interni, soprattutto se si presenterà con una "armata brancaleone 2", che inglobi Mastella, Dini, Lombardo, Rotondi, Casini, Berlusconi, Bossi, Fini, Storace. Soprattutto in materia di legge elettorale, visto che il referendum verrebbe spostato a primavera 2009.

Per questo motivo la legge elettorale andrebbe cambiata. Negli interessi dello stesso Berlusconi, dato che comunque si andrebbe ad elezioni a giugno (altrimenti, potrebbe benissimo farlo cadere il "governo istituzionale" togliendogli l'appoggio). Soprattutto se è così sicuro di vincere con un largo margine, che paura ha?
E poi, se permettete, sarebbe uno schifo andare alle elezioni con una legge che fino a poco tempo fa tutti volevano cambiare perchè inadeguata, e definita dal suo stesso autore (Calderoli, Lega Nord) come una "porcata".

La mia proposta sul sistema elettorale
post pubblicato in Diario, il 11 novembre 2007


                                     

Ormai da molti mesi si parla di legge elettorale. Più precisamente, da Aprile 2006, quando tutt'Italia si rese conto di come la legge "Porcellum" di Calderoli avesse creato uno stato di difficilissima governabilità. Da, allora, tutti si sono interessati alla questione, sbandierando chi il sistema tedesco, spagnolo o francese. Ben venga la discussione, ma prima o poi si deve agire: il Referendum (e forse non solo quello) incalza. Male Berlusconi, quindi, quando parla di elezioni anche senza cambiare la legge elettorale. Bene Fini e Casini, che oggi dichiarano la loro disponibilità a dialogare su un'eventuale proposta del Governo.
Intanto, anch'io mi sono cimentato. Eccovi una mia idea. Tenete conto della mia contrarietà al Referendum, che assegna il premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione), determinando di fatto la formazione di super-cartelli elettorali, partiti "unici" che si scioglierebbero dopo le elezioni. Inoltre, il Referendum non risolve un problema fondamentale: la possibilità che fra Camera e Senato si formino maggioranze diverse, poichè assegna il premio alla lista più votata alla Camera e quella più votata al Senato (e non è detto siano le stesse: si pensi alle ultime elezioni, dove l'Unione ha vinto alla Camera, ma non al Senato).

Ecco la proposta. E' un "proporzionale corretto", cioè con premio di maggioranza (alla coalizione) e sbarramenti (bassi), ripristino delle preferenze, diminuzione dei parlamentari, negazione del voto di fiducia ai senatori a vita, diminuzione dell'età minima per essere eletti alla Camera.




1 – Circoscrizioni
È prevista un’unica circoscrizione nazionale: le circoscrizioni preesistenti sono trasformate in “sub-circoscrizioni”, cui non sono assegnati seggi, ma servono unicamente a determinare la distribuzione locale dei seggi ottenuti da un partito a livello nazionale (v. punto 7). Possono essere previste anche altre circoscrizioni per la Val d’Aosta, il Trentino Alto Adige e l’estero.

2 – Numero di seggi
Sono stabiliti 400 seggi per la Camera e 200 per il Senato (numeri modificabili).
In aggiunta a questi (o eventualmente compresi in queste cifre), alcuni seggi possono essere dedicati a circoscrizioni diverse da quella nazionale, e in particolare: 1 alla Camera e 1 al Senato per la Val d’Aosta, 10 alla Camera e 5 al Senato per il Trentino Alto Adige, 10 alla Camera e 5 al Senato per l’estero (quindi si possono raggiungere massimo 421 seggi alla Camera e 211 al Senato).

3 – Candidature
Ci si può candidare alla Camera dai 18 ai 55 anni, al Senato dai 40 ai 75 anni. Non ci si può candidare in più sub-circoscrizioni.

4 – Partiti e coalizioni
I partiti si possono presentare in coalizioni. Sia le liste non collegate che le coalizioni indicano un candidato premier e non sono obbligate a presentarsi in tutte le sub-circoscrizioni.

5 – Scheda elettorale
All’elettore è presentata un’unica scheda. Per ogni riquadro sono presenti il simbolo della lista / coalizione, il suo candidato premier, i simboli degli eventuali partiti che la compongono. Ognuno di questi è affiancato da due spazi, uno per esprimere una preferenza alla Camera, l’altro per il Senato (le schede consegnate agli elettori sotto i 25 anni contengono solo lo spazio per la Camera).

6 – Distribuzione dei seggi a livello circoscrizionale
Per la Val d’Aosta i seggi sono assegnati uninominalmente, mentre per il Trentino Alto Adige e l’estero i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale semplice.

Per la circoscrizione nazionale i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale corretto da sbarramenti e premi di maggioranza
.
Gli sbarramenti sono del 10% per le coalizioni, 4% per le liste non collegate, 2% per le liste collegate.
Il premio di maggioranza scatta solo se almeno una lista / coalizione ottiene più del 45% dei voti. In questo caso, alla coalizione vincente sono assegnati 210 seggi alla Camera (aumentati di 6 ogni 1% in più al 45%) e 105 al Senato (aumentati di 3 ogni 1% in più al 45%).
I restanti seggi sono poi distribuiti con il metodo proporzionale semplice fra le forze politiche che hanno superato gli sbarramenti.

7 – Distribuzione a livello sub-circoscrizionale
Stabilito il numero di seggi assegnato ad ogni partito a livello circoscrizionale, questo numero è poi ripartito con il metodo proporzionale semplice fra le varie sub-circoscrizioni in cui il partito si è presentato.

8 – Scelta degli eletti
Una volta determinato a livello circoscrizionale (e nel caso della nazionale, a livello sub-circoscrizionale) il numero dei seggi attribuito ad un partito, gli eletti saranno scelti a seconda delle preferenze ottenute.
In caso di accettazione di incarico di governo, gli eletti perdono il seggio e saranno sostituiti dal successivo candidato nelle graduatoria di preferenza della sua sub-circoscrizione di elezione (la stessa procedura si utilizza ogniqualvolta un eletto rinunci al mandato parlamentare).

9 – Senatori a vita
I senatori a vita hanno gli stessi diritti dei senatori eletti, tranne che per il voto di fiducia: in questo caso potranno esprimere il loro voto, ma questo non sarà conteggiato ai fini della fiducia.

Considerazioni finali

1 – L’unificazione di tutte le circoscrizioni in una sola è dovuta all’esigenza di far coincidere il risultato nazionale con la rappresentazione in Parlamento. La loro conversione in sub-circoscrizioni garantisce comunque la rappresentatività locale.

2 – La riduzione del numero di seggi è indispensabile per adeguare il Paese al resto d’Europa e per ripristinare l’immagine della politica, tramite la riduzione dei suoi costi.

3 – Lo stabilire di precise “forchette” di età per l’eleggibilità a Camera e Senato serve a differenziare, almeno a livello di età, le due camere. Inoltre, l’abbassamento dell’età minima per l’eleggibilità alla Camera da 25 a 18 anni, e lo stabilire di limiti massimi di età per entrambe le camere, hanno l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale.

4 – L’indicazione preventiva delle alleanze e del candidato premier servono ad evitare che i governi non siano determinati dagli elettori, ma dagli eletti.

5 – L’utilizzo di una sola scheda e quindi l’abolizione del voto disgiunto fra Camera e Senato hanno lo scopo di evitare il formarsi di maggioranze diverse fra le due camere. La reintroduzione delle preferenze, inoltre, ripristina il rapporto diretto fra elettori ed eletti.

6 – L’utilizzo degli sbarramenti (3-4-10%) serve ad evitare di favorire la frammentazione politica, senza tuttavia essere troppo alti tanto da generare “cartelli elettorali”. La soglia minima del 45% per ottenere il premio di maggioranza serve invece ad evitare la sproporzione eccessiva fra maggioranza parlamentare e maggioranza effettiva; inoltre, la non eccessiva quantità di seggi assicurati dal premio garantisce, oltre che la governabilità, anche la possibilità dell’opposizione di esprimersi.

8 – La perdita del seggio per gli eletti che ricevono mandato di governo ha lo scopo di evitare l’accumulo di cariche.

9 – La non valutazione del voto dei senatori a vita ai fini della fiducia è giustificato dall’esigenza di evitare che i governi possano reggersi su di essi e non sugli eletti.

La mia proposta sulla legge elettorale
post pubblicato in Diario, il 10 novembre 2007


                                    

Ormai da molti mesi si parla di legge elettorale. Più precisamente, da Aprile 2006, quando tutt'Italia si rese conto di come la legge "Porcellum" di Calderoli avesse creato uno stato di difficilissima governabilità. Da, allora, tutti si sono interessati alla questione, sbandierando chi il sistema tedesco, spagnolo o francese. Ben venga la discussione, ma prima o poi si deve agire: il Referendum (e forse non solo quello) incalza. Male Berlusconi, quindi, quando parla di elezioni anche senza cambiare la legge elettorale. Bene Fini e Casini, che oggi dichiarano la loro disponibilità a dialogare su un'eventuale proposta del Governo.
Intanto, anch'io mi sono cimentato. Eccovi una mia idea. Tenete conto della mia contrarietà al Referendum, che assegna il premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione), determinando di fatto la formazione di super-cartelli elettorali, partiti "unici" che si scioglierebbero dopo le elezioni. Inoltre, il Referendum non risolve un problema fondamentale: la possibilità che fra Camera e Senato si formino maggioranze diverse, poichè assegna il premio alla lista più votata alla Camera e quella più votata al Senato (e non è detto siano le stesse: si pensi alle ultime elezioni, dove l'Unione ha vinto alla Camera, ma non al Senato).

Ecco la proposta. E' un "proporzionale corretto", cioè con premio di maggioranza (alla coalizione) e sbarramenti (bassi), ripristino delle preferenze, diminuzione dei parlamentari, negazione del voto di fiducia ai senatori a vita, diminuzione dell'età minima per essere eletti alla Camera.




1 – Circoscrizioni
È prevista un’unica circoscrizione nazionale: le circoscrizioni preesistenti sono trasformate in “sub-circoscrizioni”, cui non sono assegnati seggi, ma servono unicamente a determinare la distribuzione locale dei seggi ottenuti da un partito a livello nazionale (v. punto 7). Possono essere previste anche altre circoscrizioni per la Val d’Aosta, il Trentino Alto Adige e l’estero.

2 – Numero di seggi
Sono stabiliti 400 seggi per la Camera e 200 per il Senato (numeri modificabili).
In aggiunta a questi (o eventualmente compresi in queste cifre), alcuni seggi possono essere dedicati a circoscrizioni diverse da quella nazionale, e in particolare: 1 alla Camera e 1 al Senato per la Val d’Aosta, 10 alla Camera e 5 al Senato per il Trentino Alto Adige, 10 alla Camera e 5 al Senato per l’estero (quindi si possono raggiungere massimo 421 seggi alla Camera e 211 al Senato).

3 – Candidature
Ci si può candidare alla Camera dai 18 ai 55 anni, al Senato dai 40 ai 75 anni. Non ci si può candidare in più sub-circoscrizioni.

4 – Partiti e coalizioni
I partiti si possono presentare in coalizioni. Sia le liste non collegate che le coalizioni indicano un candidato premier e non sono obbligate a presentarsi in tutte le sub-circoscrizioni.

5 – Scheda elettorale
All’elettore è presentata un’unica scheda. Per ogni riquadro sono presenti il simbolo della lista / coalizione, il suo candidato premier, i simboli degli eventuali partiti che la compongono. Ognuno di questi è affiancato da due spazi, uno per esprimere una preferenza alla Camera, l’altro per il Senato (le schede consegnate agli elettori sotto i 25 anni contengono solo lo spazio per la Camera).

6 – Distribuzione dei seggi a livello circoscrizionale
Per la Val d’Aosta i seggi sono assegnati uninominalmente, mentre per il Trentino Alto Adige e l’estero i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale semplice.

Per la circoscrizione nazionale i seggi sono assegnati con il metodo proporzionale corretto da sbarramenti e premi di maggioranza
.
Gli sbarramenti sono del 10% per le coalizioni, 4% per le liste non collegate, 2% per le liste collegate.
Il premio di maggioranza scatta solo se almeno una lista / coalizione ottiene più del 45% dei voti. In questo caso, alla coalizione vincente sono assegnati 210 seggi alla Camera (aumentati di 6 ogni 1% in più al 45%) e 105 al Senato (aumentati di 3 ogni 1% in più al 45%).
I restanti seggi sono poi distribuiti con il metodo proporzionale semplice fra le forze politiche che hanno superato gli sbarramenti.

7 – Distribuzione a livello sub-circoscrizionale
Stabilito il numero di seggi assegnato ad ogni partito a livello circoscrizionale, questo numero è poi ripartito con il metodo proporzionale semplice fra le varie sub-circoscrizioni in cui il partito si è presentato.

8 – Scelta degli eletti
Una volta determinato a livello circoscrizionale (e nel caso della nazionale, a livello sub-circoscrizionale) il numero dei seggi attribuito ad un partito, gli eletti saranno scelti a seconda delle preferenze ottenute.
In caso di accettazione di incarico di governo, gli eletti perdono il seggio e saranno sostituiti dal successivo candidato nelle graduatoria di preferenza della sua sub-circoscrizione di elezione (la stessa procedura si utilizza ogniqualvolta un eletto rinunci al mandato parlamentare).

9 – Senatori a vita
I senatori a vita hanno gli stessi diritti dei senatori eletti, tranne che per il voto di fiducia: in questo caso potranno esprimere il loro voto, ma questo non sarà conteggiato ai fini della fiducia.

Considerazioni finali

1 – L’unificazione di tutte le circoscrizioni in una sola è dovuta all’esigenza di far coincidere il risultato nazionale con la rappresentazione in Parlamento. La loro conversione in sub-circoscrizioni garantisce comunque la rappresentatività locale.

2 – La riduzione del numero di seggi è indispensabile per adeguare il Paese al resto d’Europa e per ripristinare l’immagine della politica, tramite la riduzione dei suoi costi.

3 – Lo stabilire di precise “forchette” di età per l’eleggibilità a Camera e Senato serve a differenziare, almeno a livello di età, le due camere. Inoltre, l’abbassamento dell’età minima per l’eleggibilità alla Camera da 25 a 18 anni, e lo stabilire di limiti massimi di età per entrambe le camere, hanno l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale.

4 – L’indicazione preventiva delle alleanze e del candidato premier servono ad evitare che i governi non siano determinati dagli elettori, ma dagli eletti.

5 – L’utilizzo di una sola scheda e quindi l’abolizione del voto disgiunto fra Camera e Senato hanno lo scopo di evitare il formarsi di maggioranze diverse fra le due camere. La reintroduzione delle preferenze, inoltre, ripristina il rapporto diretto fra elettori ed eletti.

6 – L’utilizzo degli sbarramenti (3-4-10%) serve ad evitare di favorire la frammentazione politica, senza tuttavia essere troppo alti tanto da generare “cartelli elettorali”. La soglia minima del 45% per ottenere il premio di maggioranza serve invece ad evitare la sproporzione eccessiva fra maggioranza parlamentare e maggioranza effettiva; inoltre, la non eccessiva quantità di seggi assicurati dal premio garantisce, oltre che la governabilità, anche la possibilità dell’opposizione di esprimersi.

8 – La perdita del seggio per gli eletti che ricevono mandato di governo ha lo scopo di evitare l’accumulo di cariche.

9 – La non valutazione del voto dei senatori a vita ai fini della fiducia è giustificato dall’esigenza di evitare che i governi possano reggersi su di essi e non sugli eletti.

Sfoglia luglio       
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca