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il blog di Francesco Zanfardino
La promessa-truffa
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2010


                                           

Tempo di elezioni, tempo di propaganda: a meno di due mesi dalle elezioni Regionali, test elettorale di rilevanza nazionale, il centrodestra si appresterebbe a mettere in campo la più demagogica (e meno realizzata) della promesse elettorali, il taglio delle tasse. D’altronde, sarebbe anche ora, viste le tante promesse e i quasi due anni di governo già trascorsi. Ebbene, il 9 Gennaio scorso il Premier ha confermato le indiscrezioni, rispolverando la sua vecchia promessa della riduzione delle aliquote IRPEF, la tassa sul reddito, passando dall’attuale sistema a cinque aliquote a solo due aliquote. Promessa usata fin dalla sua prima campagna elettorale, quella del 1994, e che fu addirittura inserita nel celeberrimo “Contratto con gli Italiani” del 2001, puntualmente non rispettato (ma Berlusconi si è ricandidato lo stesso). Promesse vane, insomma, ma che hanno sempre avuto l’effetto di attirare consenso in occasione delle elezioni.

Ma prendiamo anche per buona la promessa del Governo: che cosa ne verrebbe fuori? Le preoccupazioni espresse dai sindacati e dalle opposizioni consistono sostanzialmente nel fatto che la riforma andrebbe a favorire troppo i ceti ricchi, concedendo nulla ai ceti bassi e ben poco a quelli medi. Preoccupazione più che fondate, se osserviamo la simulazione degli effetti della riforma realizzata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, basata sui dati del Ministero delle Finanze. Innanzitutto, c’è da dire che più della metà degli Italiani non riceverebbe alcuno sconto fiscale: il 50.9%, infatti, ovvero 21.188.567 contribuenti, hanno un reddito inferiore ai 15mila euro e pertanto già pagano una aliquota del 23%. E, quindi, vengono fatti fuori dalla riforma tutti i ceti bassi e quelli medio-bassi. Ma, anche passando ai ceti medi, la musica non cambia di molto: ad esempio, arriverebbe uno sconto del 5.5% per un reddito di 20mila €, dell’8.6% per 28mila € e dell’11.9% per 30mila €. Passando ai ceti più alti, invece, lo sconto sale in maniera esponenziale, fino ad arrivare al 36.4% di un reddito da 100mila € (13.170 di sconto!)

Qualcuno dirà: beh, è ingiusto, ma perlomeno i ricchi sono pochi, mentre le famiglie medie sono tante, quindi la maggior parte dei soldi investiti nella riforma andrà ai ceti medi. Niente affatto: confrontiamo, ad esempio, la fascia dai 15.000 ai 28.000 € di reddito (aliquota attuale 27%), nella quale sono inclusi 13.800.307 contribuenti, e quella degli oltre 100.000 € (aliquota attuale 43%), ovvero 384.557 contribuenti. E’ impossibile fare una stima precisa, perché andrebbe calcolata la somma dei singoli sconti ottenuti da ciascun appartenente della fascia: ma, anche moltiplicando il massimo sconto della prima fascia (520 su 28mila €) per il numero di contribuenti che include, e il minimo sconto dell’altra fascia (13.170 su 100mila €) per i suoi, si ottengono rispettivamente un sconto complessivo di 7,1 e 5,1 miliardi di euro. Una differenza non tanto marcata, nonostante abbia fatto una simulazione irreale e favorevolissima ai difensori di questa “riforma”: una simulazione più realistica, e probabilmente ugualmente favorevole al Governo, con un 400 € di sconto medio per la prima fascia e 14.500 € per l’altra, ci restituisce uno sconto complessivo simile fra le due fasce: circa 5,5 miliardi di euro. Peccato che una rappresenti il 33.1% dei contribuenti, l’altra solo lo 0.9% …

Si dirà: comunque, per i ceti medi, meglio di niente in ogni caso. Ok, ma non si tratterebbe di soldi scesi dal cielo: abbiamo già visto che questo Governo, quando si tratta di finanziare qualcosa, taglia indiscriminatamente i fondi della sanità, della scuola, delle forze dell’ordine, ecc. Ovvero taglia il servizio pubblico, che certo serve molto di più ai ceti medi che ai ricchi: conviene accettare tutto ciò, mentre lo Stato spreca miliardi di euro per tagliare le tasse ai ricchi? Non sarebbe a questo punto meglio tagliare sì le tasse, ma prevalentemente ai ceti medi e bassi, visto che la devastante crisi economica ha colpito prevalentemente loro e non i ceti ricchi (che tra l’altro ne sono anche i principali responsabili)?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

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