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il blog di Francesco Zanfardino
I veri sordi
post pubblicato in Diario, il 4 aprile 2009


                                             

Oggi una marea di persone ha manifestato al Circo Massimo contro le politiche economiche e sociali del Governo
. Che siano 2 milioni o 200mila, poco conta: conta che tantissime persone quest'oggi hanno affrontato la fatica di un viaggio ed hanno riempito una piazza enorme come il Circo Massimo, perchè sono scontenti di come questo Governo sta facendo finta di affrontare i problemi di milioni di Italiani che della crisi non sono responsabili ma ne stanno pagando le maggiori conseguenze.

Poi si possono fare tutte le dietrologie, tutte le critiche, tutte le dichiarazioni che si vuole. Ma dire che i manifestanti sono "sordi", perchè il Governo ha già fatto quel che loro chiedono, oppure perchè non vogliono capire che non si possono fare le cose che chiedono (e il bello è che queste due frasi, palesemente contrastanti, sono dette all'interno dello stesso Governo), è il più grande errore che un Presidente del Consiglio possa fare. Certo, sarebbe meglio se il sindacato fosse unitario. Certo, sarebbe meglio se dalla grande manifestazione di oggi fossero uscite più proposte concrete, oltre alle legittime proteste. Ma minimizzare la manifestazione odierna ad una "scampagnata", no. Non lo può fare un Governo che come manovra anti-crisi ha stanziato appena 4 miliardi (!). Non può farlo un Governo che si arrangia, magari con un po' di provvedimenti spot, senza puntare ad un nuovo Paese, ad una nuova gestione economica-sociale-politica che traghetti l'Italia nel futuro. Non può farlo un Governo che ha tagliato miliardi a destra e a manca (e senza criteri validi), e contemporaneamente non taglia i propri privilegi e dei privilegiati italiani, non tassa le alte rendite, non lotta sull'evasione fiscale, elimina i tetti agli stipendi d'oro, eccetera eccetera. Non può farlo un Governo che favorisce il precariato a vita e l'insicurezza sui posti di lavoro, eliminando i buoni provvedimenti, pur non sufficientemente forti, del precedente Governo. Non può farlo.

E soprattutto non può, nemmeno scherzosamente, "tirare un tavolo in testa" a chi ti chiede un tavolo sindacato-Governo per dialogare per il bene del Paese.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Loro non possono più festeggiare
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2008


                             

Articoli 1 e 4 della Costituzione Italiana: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Questo recita da ormai sessant'anni la nostra Costituzione. Ma, putroppo, la Repubblica immaginata dai nostri "padri costituenti" non si è ancora pienamente realizzata.

Per questo, 1 Maggio, Festa dei Lavoratori, mi sento di dover fare un augurio a tutti i lavoratori e alle lavoratrici. In particolare ai lavoratori costretti a lavorare in ambienti e condizioni di sicurezza indecenti, ai lavoratori cui non vengono riconosciuti i propri diritti, ai lavoratori costretti a lavorare sotto i soprusi di datori di lavoro senza scrupoli, ai lavoratori che si vedono scavalcati da altri lavoratori senza merito, ai lavoratori che subiscono i peggiori trattamenti pur di portare a casa la "pagnotta" per la famiglia", ai lavoratori che non vedono i propri sforzi premiati da un giusto salario e da una giusta posizione, ai lavoratori costretti a vivere con la spada di Democle di un contratto che non consente loro di guardare al futuro con un minimo di tranquillità. E a coloro che vorrebbero essere lavoratori, ma che non riescono ad ottenere lavoro.

Ma perlomeno costoro possono ancoro festeggiare. Possono ancora sperare in "un'Italia in cui sia meglio messo in sicurezza il lavoro", come ha dichiarato oggi il Presidente Napolitano. Tanti non possono più farlo: sono quelle migliaia di persone che ogni anno in Italia perdono la vita lavorando.

Giampietro De Conto, 50 anni (1 Gennaio)
Luigi Varallo, 57 anni (3 Gennaio)
Francisc Lorent, 48 anni (4 Gennaio)
Claudio Ferrazzoli, 23 anni (4 Gennaio)
Massimo Marino, 33 anni (4 Gennaio)
Luigi Sguazza, 70 anni (7 Gennaio)
Ciro Stefano, 51 anni (8 Gennaio)
Claudio Ponzo, 49 Anni (9 Gennaio)
Giuseppe Della Siega, 59 anni (11 Gennaio)
Aldo Lupieri, 63 anni (12 Gennaio)
Renzo Olivetto, 51 anni (14 Gennaio)
Massimiliano Guazzolini,  41 anni (15 Gennaio)
Giuseppe Coraccolo, 74 anni (16 Gennaio)
Philemon Kouda, 21 anni (16 Gennaio)
Vincenzo Madeo, 51 anni (17 Gennaio)
Paolo Ferrara, 47 anni (18 Gennaio)
Denis Zanon, 39 anni (18 Gennaio)
Agostino Lorusso, 31 anni (18 Gennaio)
Federico Artiaco, 34 anni (19 Gennaio)
Roberto Imperiale, 36 anni (20 Gennaio)
Carlo Monteleone, 67 anni (20 Gennaio)
Franz Baumgartner, 56 anni (22 Gennaio)
Giancarlo Settinieri, 40 anni (23 Gennaio)
Antonio Scalia, 34 anni (23 Gennaio)
Giancarlo Garabello, 45 anni (24 Gennaio)
Giuseppe Mestre, 50 anni (24 Gennaio)
Dimitrios Lenis, 33 anni (25 Gennaio)
Pasquale Tamburelli, 35 anni (28 Gennaio)
Ionel Florea, 39 anni (28 Gennaio)
Pietro Maggiori, 58 anni (28 Gennaio)
Pietro Pintaudi, 25 anni (31 Gennaio)
Mario Mordenti, 65 anni (1 Febbraio)
Adriano Angelone, 39 anni (2 Febbraio)
Stelica Maftei, 45 anni (2 Febbraio)
Giuseppe Bonati, 54 anni (5 Febbraio)
Antonio Lizzo, 42 anni (5 Febbraio)
Pasquale Filosa, 31 anni (5 Febbraio)
Silvana Zonetti, 70 anni (5 Febbraio)
Pietro Russo, 52 anni (6 Febbraio)
Renato Cignelli, 44 anni (6 Febbraio)
Rosanna Abbatematteo, 31 anni (6 Febbraio)
Fiorenzo Cignelli, 58 anni (6 Febbraio)
Elisabetta Tirinnanzi, 53 anni (6 Febbraio)
Vasile Danc, 46 anni (7 Febbraio)
Raffaele Maffei, 44 anni (7 Febbraio)
Piotr Opala, 34 anni (8 Febbraio)
Antonio Argentieri, 50 anni (8 Febbraio)
Roberto Gianni, 65 anni (9 Febbraio)
Gennaro Arena, 55 anni (9 Febbraio)
Vittorio De Candia, 24 anni (10 Febbraio)
Giovanni Gandolfo, 50 anni (11 Febbraio)
Giovanni Rollo, 66 anni (11 Febbraio)
Justo Octavio Barassi, 62 anni (11 Febbraio)
Kuoam Yean Marie, 41 anni (11 Febbraio)
Luigi Belmondo, 44 anni (12 Febbraio)
Roberto Garavelli, 39 anni (12 Febbraio)
Antonio Scudelli, 41 anni (13 Febbraio)
Filippo Segat, 30 anni (13 Febbraio)
Salvatore Ragusa, 45 anni (14 Febbraio)
Santino Donato, 67 anni (14 Febbraio)
Ramdaoui Mourad, 27 anni (14 Febbraio)
Michele Truocchio, 44 anni (16 Febbraio)
Claudio Ingoglia, 22 anni (16 Febbraio)
Alessandro Oppizzi, 41 anni (19 Febbraio)
Gaspare Manganuco, 32 anni (19 Febbraio)
Dino Campagna, 70 anni (20 Febbraio)
Luca Grassivaro, 41 anni (23 Febbraio)
Alessandro Ferrari, 59 anni (27 Febbraio)
Fabrizio Cannonero, 39 anni (29 Febbraio)
Guglielmo Mangano, 44 anni (3 Marzo)
Luigi Farinola, 37 anni (3 Marzo)
Biagio Sciancalepore, 22 Anni (3 Marzo)
Vincenzo Altomare, 64 anni (3 Marzo)
Michele Tasca, 20 anni (3 Marzo)
Cesare Cozzi, 39 anni (5 Marzo)
Carlo Pistoni, 56 anni (6 Marzo)
Antonio Stramandinoli, 37 anni (11 Marzo)
Giovanni Zanivan, 68 anni (11 Marzo)
Arico Zucal, 77 anni (13 Marzo)
Massimo Luciani, 30 anni (20 Marzo)
Nicolò Ricci, (20 Marzo)
Dante Tomanin, 67 anni (21 Marzo)
Alberto Menegatti, 54 anni (22 Marzo)
Domenico Monopoli, 43 anni (26 Marzo)
Marco Gelati, 52 anni (26 Marzo)
Massimo Ronchetti, 34 anni (27 Marzo)
Ioann Mariciuk, 44 anni (31 Marzo)
Michele Sposito De Lucia, 39 anni (31 Marzo)
Angelo Siverio, 75 anni (31 Marzo)
Mauro Delle Donne, (31 Marzo)
Ruggero Dimonte, 48 anni (1 Aprile)
Aldo Botasso, 52 anni (3 Aprile)
Vito Prussiano, 74 anni (6 Aprile)
Eolo Casu, 49 anni (9 Aprile)
Giannino Lai, (9 Aprile)
Antonio Carlino, 53 anni (9 Aprile)
Massimo Boriello, 36 anni (10 Aprile)
Luca Celiani, 34 anni (10 Aprile)
Saadane Hocine, 45 anni (12 Aprile)
Paolo Bonacci, 48 anni (16 Aprile)
Raimondi Casati, 47 anni (16 Aprile)
Moussa Campaure, 27 anni (16 Aprile)
Massimiliano Salvetti, (19 Aprile)
Daniele Martis, 34 anni (19 Aprile)
Gjori Arjan, 27 anni (21 Aprile)
Adis Masinovic, 21 anni (22 Aprile)
Giulio D'Agostino, 44 anni (22 Aprile)
Stefano Trovò, (22 Aprile)
Diego Trovò, (22 Aprile)
Angelo Galante, 51 anni (23 Aprile)
Demetrio Sisca, 69 anni (24 Aprile)
Massimo Pacetti, 51 anni (25 Aprile)
Luigi Guzzetti, 20 anni (27 Aprile)

Questi i morti sul lavoro nei soli primi 4 mesi del 2008. Una vera e propria "guerra", con un bollettino quotidiano di morti e feriti.

Mai potremo festeggiare per davvero un Primo Maggio con simili numeri di morte.
L'economia italiana: un "silenzioso boom"
post pubblicato in Diario, il 7 dicembre 2007


                           

L'edizione 2007 del Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese si apre, o perlomeno sembra, con una visione positiva della società e dell'economia italiana. Infatti, secondo il rapporto non si può non notare l'incremento del PIL dell'1,8% previsto per il 2007, soprattutto se confrontato con il periodo di stagnazione della crescita fra il 2002 e la prima metà del 2006 (periodo del governo Berlusconi).
 
Tuttavia, non si tratta di una crescita strutturale, ma di una crescita "a mucillagine", spinta cioè dalle energie singole. Un "silenzioso boom", insomma, come definito dallo stesso rapporto. Secondo il quale a frenare lo sviluppo sono soprattutto debito pubblico e spesa pubblica. Il primo, perchè comporta una perdita annuale di 70 miliardi di euro: inutile dire che senza questa perdita l'Italia navigherebbe nell'oro. La seconda, perchè piena di sprechi e burocrazia e la sua riduzione avviene spesso sugli investimenti e non sulla strutturra. E lo Stato non agisce incisivamente su questi due settori, ma anche in questo caso negli ultimi tempi sembra esserci una timida ripresa, soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico (che d'altronde era la base del programma dell'Unione).

Il rapporto dà anche una visione dei problemi delle famiglie diversa dalla "moda". Infatti, conferma che "le famiglie arrivano col fiato corto alla fine del 2007, ma più per una sensazione di scarsa fiducia nel futuro che per oggettive difficoltà o incertezze economiche". Infatti, sono ripresi i consumi (+1,6% nel 2006 e +2% nel 2007) e diminuita la richiesta di mutui (anche se rimangono le difficoltà di chi li ha contratti precedentemente).

Continua a crescere il precariato: dei nuovi occupati del 2007, solo il 36,1% ha un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, questa condizione sembra rimanere stabile nel tempo, quando non è interessata dalla perdita del lavoro (evento che ha coinvolto nel 2006 il 12% dei precari). L'Italia, inoltre, continua ad essere all'ultimo posto nella UE per occupazione femminile (50,8%).

Infine, aumenta significativamente la fuga all'estero, sia a livello universitario che imprenditoriale.
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