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il blog di Francesco Zanfardino
Macchè breve o lungo, serve un processo certo
post pubblicato in Diario, il 28 luglio 2011


Prima ci hanno provato col "processo breve", spiegandoci che era necessario accorciare i tempi della giustizia, che i processi lumaca erano una vergogna internazionale, bla bla bla, mentre in realtà ci rifilavano una "prescrizione breve", che avrebbe semplicemente cancellato, e non abbreviato, i processi.

Ora si rimangiano tutto e ci provano col "processo lungo", ovvero la possibilità di portare a testimoniare chiunque si voglia senza che i giudici possano obiettare (quasi) nulla, con l'effetto di giungere ad una "prescrizione certa" per gli accusati che lo vorranno: semplicemente dovranno trovare tanti persone disponibili a testimoniare in un numero sufficiente ad allungare i tempi del processo fino all'arrivo della prescrizione.

Insomma, il centrodestra attraverso la "giustizia creativa" ne inventa di tutti i colori. L'obiettivo è sempre quello: sfruttare l'istituto della prescrizione per far scampare Berlusconi e soci alla Giustizia. Intanto, gran parte dei processi in Italia va a puttane per colpa da un lato dei troppi processi (e dei troppi reati, alcuni dei quali andrebbero depenalizzati) e delle risorse inadeugate a far fronte a tale mole di lavoro, dall'altro per colpa della prescrizione che manda in fumo migliaia di processi ai danni della sete di giustizia delle vittime, del lavoro dei magistrati e delle tasche dei contribuenti, mentre grande e piccola criminalità festeggiano.

Servirebbe davvero una riforma della Giustizia, una vera riforma. Che, tra le altre cose, abolisca la prescrizione e preveda la "certezza della sentenza", imponendo tempi certi per il giudizio, equamente divisi tra le varie parti. Insomma, si stabilisca per ogni tipo di reato quanto tempo debba "ragionevolmente durare" il processo e si divida questo tempo equamente fra difesa e accusa (tenendo anche conto dei tempi necessari al collegio giudicante), che poi sfrutteranno il tempo a disposizione secondo le proprie convenienze e strategie. E poi, scaduto quel tempo, arrivi la sentenza!

Cesare Beccaria più di due secoli fa nel "Dei delitti e delle pene", che dovrebbe essere il lume ispiratore di qualsiasi ordinamento giuridico democratico, ci dimostrava che l'importanza di una pena non sta nella sua asprezza ma nella sua certezza. Nulla è più pericoloso, infatti, per la tutela dell'ordine e il rispetto della legge, un sistema giudiziario che appaia incapace di perseguire i colpevoli e quindi incoraggi i criminali e scoraggi le vittime di ingiustizia.

Viste le condizioni del sistema italiano, è decisamente arrivato il momento di metterci mano e risolverli per davvero i problemi, prima che sia davvero troppo tardi. Certo non possiamo aspettarcelo da questo Governo ... ma possiamo aspettarcelo dal prossimo? Quali sono le idee alternative allo scempio berlusconiano della Giustizia? Quali le riforme proposte per un sistema che non può più ragionevolmente essere conservato così com'è? Ad oggi, drammaticamente, non c'è ancora una vera risposta: e mancano meno di due anni alle prossime elezioni politiche.

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Alemanno se scorda de li amici?
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2010


                                              

Secondo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, andrebbe imposta una tassa sui cortei e sulle manifestazioni di piazza, perchè sporcano e non è accettabile che il Comune debba sorbirsi interamente i costi di un numero di manifestazioni nazionali che negli ultimi sei mesi è stato pari a 525.

Le opposizioni insorgono, ovviamente, poichè la libertà di manifestare non può essere ristretta da una tassa, magari migliardaria. Per non parlare del rischio che in realtà quella di Alemanno non sia che una trovata alquanto demagogica, che tra l'altro cavalca l'insofferenza di molti cittadini ed elettori (di centrodestra, soprattutto) stufi dei cortei che magari gli fanno fare quei cinque "insopportabili" minuti di ritardo, per lanciare l'ennesimo attacco alla libertà di essere contro questo Governo.

Ad Alemanno, tuttavia, sfugge che i cortei non sono solo una spesa per la Città. Il fatto che Roma attragga così tante manifestazioni nazionali significa anche che ogni anno milioni di persone giungono a Roma e quindi spendono a Roma, andando ad alimentare tutto il tessuto economico della Capitale.

Ma soprattuto Alemanno dimentica che lui ne sa qualcosa, di cortei e manifestazioni che danneggiano Roma. Fortunamente ne sa qualcosa anche la procura di Roma, che proprio ieri ha mandato in giudizio 470 tassisti che paralizzarono Roma nel Novembre del 2007 per protestare contro la decisione dell'allora sindaco, ed appena eletto segretario del PD, Walter Veltroni, che aveva deciso di liberalizzare il settore. Capofila della protesta era l'UGL della Renata Polverini, ora governatrice del Lazio, e tra i più accaniti sostenitori c'era proprio Alemanno, da sempre contrario alla liberalizzazione. D'altronde, il popolo dei "tassinari" è quello che ha contribuito in maniera decisiva a farlo diventare Sindaco, e lui non manca mai di restituire il favore: è fresco infatti l'aumento delle tariffe, al quale Alemanno non ha opposto alcuna resistenza, anzi ne ha tessuto le lodi, dato che le tariffe "erano bloccate da troppi anni" (alla faccia del "non mettiamo le tasche nelle mani degli Italiani" ... sembra quasi il "le tasse sono una cosa bellissima" di Padoa Schioppa).

E chissà se Alemanno farà schierare, come sua abitudine, il Comune come parte civile al processo ... me sa proprio de no: Alemano nun se scorda de li amici, me sa.

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Verginelle corrotte
post pubblicato in Diario, il 26 febbraio 2010


                                                  

A dover credere alle parole di questi giorni, Silvio Berlusconi sarebbe diventato il nuovo difensore della legalità in politica contro la corruzione. Poi arriva la sentenza definitiva della Cassazione sul caso Mills, che prescrive sì il processo all'avvocato inglese per corruzione in atti giudiziari in processi che riguardavano Berlusconi, ma nel tempo stesso riconosce che la corruzione da parte di Berlusconi è avvenuta. Ma un anno prima a quanto contestato dall'accusa, e quindi nel frattempo sono passati i tempi di prescrizione. E diminuiscono ad altri 11 mesi per Berlusconi, inizialmente indagato insieme a Mills, ma poi "stralciato" dopo l'approvazione del lodo Alfano (rimasto in vigore, per l'appunto, poco più di un anno).

Insomma, nella sostanza Berlusconi sarebbe un corruttore, dunque dovrebbe sospendere se stesso. O, quantomeno, rinunciare alla prescrizione, quando gli verrà concessa tra 11 mesi. Chissà perchè, mi sa che non lo farà ...

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Casta senza pudore
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2009


                                                     

Sono stato facile profeta, purtroppo, quando, all'indomani della richiesta di arresto per Cosentino a causa dei suoi rapporti con la camorra, dicevo che il voto della Camera sull'autorizzazione a procedere sarebbe stato il vero banco di prova per le prese di distanze dal centrodestra dal suo massimo esponente campano e loro candidato alle elezioni regionali di Marzo.

Ebbene, la prova non è stata affatto superata. La Camera ha infatti negato l'autorizzazione con 360 favorevoli e 226 contrari. Il voto segreto non consente certezze, i deputati presenti di PD e IDV, unici partiti dichiaratamente contrari all'arresto, erano ben 216 e dunque i voti favorevoli all'arresto da parte di PDL o Lega sono riducibili al lumicino, se non al nulla. D'altronde, per le tre mozioni di sfiducia presentate da PD, IDV e UDC per far dimettere Cosentino da sottosegretario PDL e Lega hanno votato compatti in suo sostegno. E ormai non sembra più così scontato che Cosentino resti candidato per la Campania (magari con un "lodo" apposito per evitare che, una volta eletto, venga automaticamente arrestato perchè non più parlamentare). Meno male che, dopo la richiesta di arresto, la candidatura non era più "nel novero delle cose possibili" (Fini e finiani) e che era "inopportuna" (Berlusconi e berluscones).

Magari davvero non sarà candidato, ma se una richiesta di arresto per rapporti con la camorra è un motivo sufficiente per non candidarlo, perchè non lo è per autorizzarne l'arresto? E perchè non lo è per chiederne le dimissioni da sottosegretario all'Economia? E, ancora peggio: perchè, per alcune forze (Udc), è un motivo sufficiente per chiederne le dimissioni, ma non per autorizzarne l'arresto? La realtà è che, al di là delle chiacchiere, la stragrande maggioranza dei politici italiani è sempre pronta ad auto-proteggersi, anche al di là delle diverse opinioni politiche, anche in situazioni così clamorose come questa. Una casta, insomma, come le tante altre caste d'Italia che sarebbe l'ora di spazzare via.

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Plausibile
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2009


                                                     

In fondo, nessuna rivelazione clamorosa. Non perchè in realtà la deposizione del pentito Spatuzza è "aria fritta", come cercano di derubricarla i berluscones, ma perchè semplicemente non è stato detto granchè di nuovo: un medio lettore di Travaglio, o semplicemente uno che si va a cercare le notizie su Internet, era già a conoscenza delle ombre che riguardano la nascita di Forza Italia, ed il suo legame economico-elettorale con la Mafia siciliana, attraverso l'opera di Dell'Utri ed il compiacimento del "Cavaliere". Ma ora la faccenda è finita in televisione, con la giusta ribalta mediatica che fin dall'inizio questo processo Dell'Utri meritava (soprattutto in un Paese dove si sa tutto dei vari Cogne, Garlasco e Perugia), e stavolta non si può mettere a tacere Spatuzza con un "editto bulgaro" come fu fatto con quei pochi che provarono a portare la faccenda in TV, così la pattuglia dei cortigiani di Berlusconi ha il suo bel daffare per cercare di ridimensionarne le conseguenze.

Innanzitutto, cercando di smontare la credibilità di Spatuzza, si incominciano ad attaccare le basi giuridiche di quei processi: il concorso esterno in associazione mafiosa, il ruolo dei pentiti, il 41 bis. Cose che andrebbero tutti rivisti in nome di un maggior garantismo, dimenticandosi che si tratta di legislazioni sì "speciali", ma che riguardano una situazione altrettanto speciale quale quella della presenza così decisiva della malavita organizzata in Italia che non ha alcun riscontro altrove. Inoltre, se Spatuzza non è credibile in quanto è stato un mafioso pluriomicida, o perchè parla dopo 15 anni, si abbia il coraggio di proporre che stabilisce limiti temporali per pentirsi e limiti di reati commessi per poterlo fare. E invece no, perchè poi si scopre che tanti processi si sono basati su pentiti del genere, compreso quelli condotti da Falcone e Borsellino, e compreso quelli contro i terroristi come Battisti e Sofri, sui quali invece il centrodestra non ha niente da dire. E anche il processo Andreotti, diranno quelli della maggioranza: peccato che Andreotti, a differenza di Berlusconi, si è fatto processare per anni senza troppi problemi. E, comunque, Andreotti non è stato semplicemente assolto, dato che è stato assolto solo per gli anni più recenti (mentre per gli anni 60-70 è stato prescritto).

Poi si cerca di far passare l'idea che il Governo ha avuto straordinari successi contro la mafia, e per questo la mafia vuole farlo fuori tramite i propri uomini. Per far ciò si snocciolano cifre su cifre, tutte da verificare. Ma, soprattutto, sono questi presunti successi imputabili al Governo? Cosa ha fatto il Governo finora per aiutare le forze dell'ordine e la magistratura nel proprio compito? Solo tagli su tagli, offese gratuite e strumenti giuridico-legislativi che certo non sono una mazzata nei confronti della mafia (come lo scudo fiscale), nonchè "reticenze" a sciogliere per mafie le giunte amiche (come a Fondi).
 
Infine si usano i soliti argomenti, quello dell'Italia che viene "sputtanata", dei complotti, del fatto che pur di colpire Berlusconi "osano" accusarlo di cose ridicole come di "essere un capomafia" perchè non sono capaci di batterlo sul piano delle cose concrete, eccetera. Come se un premier non potesse essere accusato solo perchè altrimenti parlano di noi all'estero, come se un premier solo perchè è tale è impossibile che abbia relazioni con la mafia (non di essere un capomafia).

Ma non è più facile farsi processare? E' ovvio che non si possono chiedere le dimissioni di un premier perchè un pentito lo chiama in causa, ma è così assurdo che possano essergli rivolte delle accuse, che andranno ovviamente accertate? Soprattutto, è così assurdo che ciò avvenga con Berlusconi? In fondo, che ci siano relazioni fra la nascita di Forza Italia e la mafia non solo è uno scenario possibile (com'è ovvio ... ogni cosa è possibile), ma anche plausibile. Avere molti esponenti minori condannati definitivi per mafia e esponenti di spicco e fondatori condannati in primo grado non rende automaticamente mafioso un partito, così come sbancare elettoralmente in Sicilia, ma non alimenta il sospetto, soprattutto rispetto ad altri partiti che non hanno tanti presunti mafiosi e contanto poco in Sicilia (a meno di voler osare di ritenere la mafia disinteressata alle elezioni)? Essere stati poco trasparenti nelle proprie attività economiche non rende automaticamente fruitori di finanziamenti mafiosi, ma non alimenta il sospetto? Avere un mafioso siciliano come stalliere a Milano non è una prova di mafiosità, ma non alimenta il sospetto? Essere intercettati mentre si dicono cose ambigue non rende mafiosi, ma non alimenta il sospetto? Insomma, le vicende di Berlusconi e Forza Italia sono così limpide da rendere illeggitimo ogni sospetto?

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NO allo scempio del diritto
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2009


                                                   

Un appello breve, chiaro, diretto. E quindi non posso che condividerlo ed invitarvi a firmarlo (qui il link per farlo) e a diffonderlo il più possibile. Servirà a poco, ma intanto non possiamo far credere che l'opinione pubblica sia silente di fronte a questo scempio dello Stato di diritto e della nostra sicurezza.

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


P.S. E, intanto, vi ricordo il gruppo Facebook (link) che chiede la candiatura di Roberto per le prossime Regionali in Campania ...

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Ipse dixit
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2009


                                             

Berlusconi, 20 Maggio 2009, in un'anticipazione del nuovo libro di Vespa, a proposito del giudice del processo Mills, Nicoletta Gandus: "Curioso sostenere, come fece la corte d'appello, che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d'imparzialità impostole dalla Costituzione. Ma un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparire tale".

Luigi Mazzella, 1 Luglio 2009, uno dei due giudici della Corte Costituzionale andati a cena con Berlusconi, dopo le polemiche dell'opposizione (Mazzella, con gli altri giudici della Corte, ad Ottobre giudicherà la costituzionalità del Lodo Alfano), replica con una lettera a Berlusconi: "(...) Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali (...) l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto".

Immagino che ora Berlusconi coerentemente ricuserà anche Mazzella, vero?

P.S. E pensare che la Gandus ha firmato dei banali appelli contro delle leggi di Governo, una contrarietà che poteva benissimamente espressa da giudici di sinistra come da giudici di destra. La Gandus non si è certo mai dichiarata nemica o amica di Berlusconi (magari lo può anche essere, ma ciò non si è mai palesato), Mazzella invece sì ...

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Giustizia
post pubblicato in Diario, il 29 giugno 2009


                                         

150 anni di carcere per una maxi-truffa da 46 miliardi di euro. Un processo durato appena 7 mesi. Migliaia di vittime finalmente pronte ad un risarcimento.

E, tranquilli, ovviamente non siamo in Italia.

P.S. Niente "follie", almeno per ora.

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Fatti processare!
post pubblicato in Diario, il 19 maggio 2009


                                                   

E' ufficiale: Berlusconi è stato ritenuto colpevole di corruzione in atti giudiziari, con sentenza di primo grado, dal Tribunale di Milano. Non è stato condannato, vista che la sua posizione è stata stralciata in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del Lodo Alfano, la legge tramite cui Berlusconi nel Luglio 2008 si è garantito l'immunità. Ma è Febbraio è stato condannato David Mills, l'avvocato inglese che Berlusconi avrebbe corrotto per garantirsi false testimonianze, utili per uscire pulito da altri suoi processi; e nelle motivazioni della sentenza, pubblicate oggi, si legge chiaramente che ad aver corrotto Mills è stato Berlusconi, con tutti i dettagli. E dunque, se non ci fosse stato il Lodo Alfano, sarebbe stato condannato già adesso.

Ora, in un Paese normale, il Presidente del Consiglio si dimetterebbe, o perlomeno si farebbe processare, consegnandosi nelle mani della Giustizia come tutti i cittadini dovrebbero fare, ed a maggior ragione i loro rappresentanti. E, se questo non accadesse, l'opinione pubblica tutta lo chiederebbe a gran voce, magari scendendo in piazza ad oltranza. E il mondo dell'informazione, tutto, darebbe grande enfasi alla notizia, trattandola nei minimi dettagli e magari chiedendo anch'essa chiarezza e trasparenza da parte del Premier. D'altronde, è quello che è accaduto e sta accadendo in tutte le democrazie del mondo: solo per ricordare il caso più recente, nel Luglio 2008 il presidente israeliano Olmert, indagato (non condannato) per corruzione, si dimise e dichiarò di essere "fiero di appartenere ad uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge". Inoltre, proprio oggi il Presidente della Camera inglese si è sentito in dovere di dimettersi, pur non essendo coinvolto, a causa dello scandalo dei "rimborsi spesa" scoppiato nel Parlamento inglese (ve ne ho parlato qualche giorno fa), solo per puro senso di responsabilità.

Invece in Italia il Presidente del Consiglio non solo si dimette, ma non si fa nemmeno processare, e soprattutto annuncia che in Parlamento dirà finalmente cosa pensa della magistratura (peggio di quel che ha detto finora? C'è di peggio?). L'opinione pubblica, salvo una minoranza sempre più tale, è muta, oppure addirittura difende a spada tratta il Premier, colpito dai "soliti comunisti". Giornali e TV poi non ne parliamo proprio, già mi immagino i titoloni del Giornale contro le toghe rosse ed il mutismo di certi TG nei prossimi giorni.

Mi chiedo quando verrà il giorno in cui guarderemo con orrore a questo periodo della nostra storia, dove siamo arrivati a perdere la dignità pur di osannare un intoccabile leader. Se verrà.

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Il corruttore c'è, si sa ma non si può punire
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2009


                                                   

Oggi sono successi almeno due avvenimenti importanti: le dimissioni di Veltroni da leader del PD, e la sentenza sul caso-Mills. Delle dimissioni di Veltroni parlerò domani, anche perchè domani diffonderà le sue motivazioni. Passiamo dunque al processo Mills. Copierò un passaggio da Corriere.it:

L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dai giudici del Tribunale di Milano. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole ritenendo valido l’impianto dell’accusa secondo cui Mills fu corrotto «con almeno 600mila dollari» da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi al fondatore della Fininvest. Il legale è stato inoltre interdetto per 5 anni dall'esercizio dei pubblici uffici e dovrà risarcire 250 mila euro alla presidenza del consiglio, costituita parte civile.

Ovvero: la sentenza stabilisce che Mills è stato corrotto da Berlusconi. Ma Mills è condannato, Berlusconi no. Perchè? Semplice: Berlusconi s'è fatto il lodo Alfano, e dunque non è più processabile/condannabile.

Dunque ci ritroviamo con un Presidente del Consiglio che sappiamo sarebbe stato condannato per corruzione, se non si fosse fatto una legge ad personam per evitare ciò. In un Paese normale, in una democrazia normale, il Premier si sarebbe dimesso (anzi, di solito si dimettono per molto meno). Oppure il popolo sarebbe sceso in piazza finchè non si fosse dimesso. L'Italia invece subisce passivamente. E l'informazione addirittura declassa questa notizia nelle ultime dei TG, oppure non la dice proprio.

Meno male che Berlusconi non ha interesse a trasformare l'Italia in una dittatura (perchè tanto riesce ampiamente già così a realizzare gli interessi propri e dei poteri che lo sostengono, perchè correre questo rischio?). Ma ci rendiamo conto che se al posto di Berlusconi ci fosse una "capa spostata", un folle, l'Italia accetterebbe passivamente e magari con gioia di essere sottoposta ad una dittatura? E ci rendiamo conto di quanto sia "facile" essere nelle posizioni di Berlusconi? Che ci vuole, bastano tre cose: essere un "personaggio", cioè avere un'immagine vincente e piacente; controllare l'informazione (e questo accade in varie parti del mondo, anche se solo in Italia chi controlla è direttamente capo del Governo); saper fare bene propaganda, nascondendo le negatività ed esaltanto le poche positività delle proprie azioni di Goveerno. E farsi sostenere dai poteri forti, dimenticavo, ma tanto i poteri forti sostengono chiunque sia in grado di fare i loro interessi.

Temo per l'Italia. Temo per una Nazione che dimentica se stessa, di una Nazione che "se ne frega", di una Nazione che rinuncia alla lotta politica, che rinuncia ad informarsi, che rinuncia a farsi domande. Di una Nazione che chiede le dimissioni di chi non si dovrebbe dimettere, e mai di chi dovrebbe farlo.

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Non c'è giustizia per le morti sul lavoro
post pubblicato in Diario, il 18 ottobre 2008


                                                     

Ieri non è stata certo una bella giornata riguardo le morti sul lavoro. Innanzitutto ci sono state ben otto morti sul lavoro in una sola giornata, una cifra impressionante che si va aggiungere alla lista altrettanto impressionante delle morti "bianche", che poi di bianco non hanno nulla. Una tragedia infinita che travolge uomini e donne, italiani e stranieri, giovani e meno giovani, tutti resi uguali di fronte alla tragicità e all'insensatezza di una morte che li ha colti mentre lavoravano, ovvero mentre esplicavano il loro contributo al benessere della società. E' un'assurdità, ma in Italia questo accade, e molto di più che altrove.

Ma, sconcertato ma putroppo abituato a questa sfilza di morti, quello che più mi ha colpito della giornata di ieri è un'altra cosa: ovvero la prova che per queste morti non c'è giustizia. Ieri, infatti, si è concluso il processo sulle due morti all'ILVA di Taranto nel 2003. Eccone l'esito: assoluzione per Emilio Riva, presidente del CdA, un anno e sei mesi per Luigi Capogrosso, direttore dell'ILVA, e un anno di reclusione per altri quattro dirigenti. Insomma, la vita di due operai vale pochi mesi di carcere, nel peggiore dei casi. Tuttu questo mentre nel frattempo l'ILVA di Taranto, estremamente fuorilegge per l'inquinamento e la sostenibilità ambientale, continua a mietere decine e decine di morti fra i suoi operai, senza avere giustizia.

Ma di tutto ciò c'è una responsabilità ben precisa: quella dei Governi. Governi che hanno permesso e continuano a permettere simili stillicidi, senza prevedere pene più dure e più certe per chi ammazza i propri lavoratori, o perlomeno, diamine, prevedere delle pene, che già sarebbe qualcosa. E, quando poi un Governo decide di fare qualcosina, quello successivo (l'attuale) lo cancella subito, ubbidiente alle richieste degli industriali interessati molto più al proprio ritorno economico che alla pelle dei propri lavoratori. D'altronde, come sono ormai spesso costretto a ripetere, la tolleranza zero si ferma sempre davanti ai cancelli delle fabbriche.

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Eternit, parte il processo per 2800 morti
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2008


                                                     

La Procura di Torino ha iniziato il processo sulle oltre 2800 vittime dell'amianto degli stabilimenti Eternit. Sono stati infatti rinviati a giudizio il magnate svizzero Ernest Schmidheiny e il barone belga Jean De Marchienne, dirigenti della multinazionale svizzera Eternit. Questo dopo l'esame del materiale raccolto durante le indagini, raccolti in ben 200 faldoni, e soprattutto ad una trentina d'anni di distanza dalla chiusura degli stabilimenti: Casale, Cavagnolo, Bagnoli, Rubiera. Luoghi che dovevano essere di lavoro, e che invece diedero la morte a migliaia di lavoratori e loro familiari, oltre che agli abitanti nei pressi degli stabilimenti. Il tutto per la totale assenza di controlli, protezioni, accorgimenti e delle minime condizioni di sicurezza.

Speriamo bene. Speriamo che questo processo non finisca a "tarallucci e vino" e che i responsabili di questa carneficina ne scontino le giuste conseguenze. Sarebbe un bel segnale per un Paese dove si continua a morire di lavoro, dove le "morti bianche", che poi di "bianco" non hanno niente, sono mediamente 3-4 al giorno. Un segnale che arriverebbe molto in ritardo, moltissimo ... ma meglio tardi che mai.

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