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il blog di Francesco Zanfardino
Il PD sostenga il referendum elettorale
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2011


E' ufficialmente partita la campagna referendaria "Firmo, voto, scelgo" coordinata dall' on. Arturo Parisi (Pd) e sostenuta, attualmente, da Italia dei Valori e Sinistra Ecologia Libertà, oltre a varie sigle associative. I due quesiti proposti si propongono entrambi di eliminare l'attuale legge elettorale, denominata "legge porcata" dal suo stesso autore (Calderoli), il primo proponendo un'abrograzione totale della legge, il secondo proponendone un'abrograzione parziale, volta ad eliminare le "nuove disposizioni" introdotte dalla Legge Calderoli sul sistema elettorale.

Due quesiti per lo stesso obiettivo, ovvero eliminare del tutto il "Porcellum", senza pasticci, e tornare così alla vecchia legge elettorale, il cosiddetto "Mattarellum" (dal nome dell'estensore, Sergio Mattarella), che prevedeva l'elezione del 75% dei parlamentari tramite collegi uninominali (l'Italia veniva divisa in TOT territori che eleggevano TOT candidati, venendone eletto quello che riceveva più voti in ogni singolo collegio) e il 25% in maniera proporzionale fra tutti i partiti che avessero ottenuto almeno il 4% dei voti su scala nazionale. Un sistema misto, insomma, a tendenza maggioritaria (e quindi bipolarista, favorendo il costituirsi di due schieramenti maggiori) ma con un correttivo proporzionale per salvaguardare i partiti fuori dai "poli" (anche se c'è uno sbarramento piuttosto alto).

Sia chiaro: non è propriamente questo il mio modello ideale di legge elettorale. Io sono più per una correzione dell'attuale legge elettorale (che è un proporzionale con premio di maggioranza), reintroducendo le preferenze, sostituendo gli attuali sbarramenti unici con sbarramenti multipli e "graduali" (che taglino la "cifra elettorale" dei partiti minori, favorendo i partiti maggiori senza cancellare quelli minori), superando la divsione regionale dei seggi al Senato e introducendo una "scheda unica" per Camera e Senato (per evitare il formarsi di maggioranze diverse fra Camera e Senato), abbassando l'età minima per candidarsi alla Camera ecc. ecc. Tutte cose che dovrei spiegare più nel dettaglio, ma il concetto è che per me una buona legge elettorale deve garantire, o comunque tendere a garantire, almeno due cose fondamentali: la maggioranza in Parlamento a chi vince le elezioni  e il rapporto eletto-elettore.

La legge che uscirebbe dal referendum rispetterebbe entrambe le esigenze: i collegi, infatti, garantiscono per definizione il rapporto fra l'eletto e l'elettore, o meglio il territorio (l'elettore infatti non "sceglie" il suo rappresentante preferito del partito, che è comunque imposto dall'alto ... questo verrebbe garantito dalle preferenze), e favoriscono (ma non garantiscono, come farebbe il premio di maggioranza) il formarsi di maggioranze in Parlamento. Questo a differenza dell'altro referendum che era stato proposto quest'estate, il cosiddetto "referendum Passigli", che reintroduceva sì le preferenze, ma eliminava il premio di maggioranza e quindi consegnava l'Italia a derive neocentriste e partitocratiche, con annesso fortissimo rischio di ingovernabilità (la prima Repubblica, insomma), maggiore che negli altri sistemi elettorali.

Ecco perchè sostengo "Firmo, voto, scelgo". Non ne uscirebbe quella che per me è la legge elettorale migliore, ma si tratterebbe comunque di una buona legge elettorale che ci restituirebbe una politica più attenta alle esigenze dei cittadini e soprattutto più "controllata" dai cittadini, con meno rischi di ritrovarci parlamentari catapultati e trasformisti. E soprattutto si tratta dell'unica vera possibilità di evitare di rivotare di nuovo nel 2013 con la legge "Porcata", a meno di non voler credere che questo Governo cambierà la legge elettorale (ci vuole molto ottimismo per crederci).

Ecco perchè vorrei che il principale partito d'opposizione, ovvero il Partito Democratico, sostenga la campagna referendaria. E' vero, il PD ha una sua proposta di legge, che tra l'altro è una buona legge, una buona mediazione fra le proposte dei vari partiti (perchè sarebbe sempre auspicabile che le regole del gioco si scrivano insieme); ma, in fondo, la legge proposta del PD non è poi così enormemente diversa dal Mattarellum (ne aumenta la quota proporzionale dal 25% al 50% e introduce il "ballottaggio" nei collegi uninominali; la differenza, in sostanza, si riduce di un po' la spinta "bipolarista" del Mattarellum accontendando le esigenze dei "terzopolisti") e soprattutto, dicevo, per essere realizzata necessiterebbe di una assai improbabile approvazione in Parlamento. Non a caso buona parte del Partito (Bindi, Veltroni, Castagnetti, ecc.) sosteneva questo referendum abrogativo del Porcellum, prima di lasciare solo Arturo Parisi perchè in Direzione Nazionale si era trovato l'accordo sulla proposta di legge.

Allora, se davvero il PD vuole evitare a tutti i costi che si voti alle prossime elezioni con il "Porcellum", scelga la strada più concreta, ovvero il referendum, nonostante non aderisca perfettamente al proprio programma elettorale. Anche perchè, nonostante le difficoltà (bisogna raccogliere 500.000 firme entro Settembre, inoltre bisognerà vedere se la Cassazione accetterà la possibilità di abrogare interamente la legge elettorale), credo che alla fine il Referendum si farà e il PD si vedrà comunque costretto a sostenerlo, come già successo agli scorsi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento.

Non varrebbe la pena, una volta tanto, essere furbi (oltre che intelligenti) e sostenere le cose giuste fin da subito, anzichè lasciarsi sempre dominare sempre da strategismi, tecnicismi e "palazzismi" che si sono sempre dimostrati fallimentari?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Viva il nostro centrosinistra
post pubblicato in Diario, il 18 maggio 2011


Ci eravamo abituati ai "day-after" delle elezioni in cui tutti si dichiaravano vincitori, senza che nessuno, tranne qualche lodevole eccezione, traesse mai le conseguenze delle proprie sconfitte. Stavolta invece è palese chi siano vincitori e perdenti.

1 - Il perdente è ovviamente Berlusconi. Gli enormi distacchi di Torino (-30%) e Bologna (-20%), il sorprendente distacco nella "berlusconianissima" Milano (-7%), i ballottaggi nelle roccaforti del centrodestra come Trieste (-13%) e Cagliari (-1%), persino la sconfitta nella Napoli che doveva essere il simbolo del "Governo del fare" contro la "malamministrazione della sinistra" (Lettieri al 38% contro il 46% di De Magistris + Morcone). Persino il ballottagio ad Arcore (-7%). E quelle preferenze personali, a Silvio Berlusconi, dimezzate a Milano.

Un quadro inequivocabile, la cui gravità verrà molto probabilmente rafforzata tra due settimane con le sconfitte ai ballottaggi, a cominciare da Milano e persino a Napoli. E la mazzata finale potrebbe venire dal quasi sicuro trionfo dei referendum. Tre mazzate di fila che fatico a credere non portino alla fine del berlusconismo, specialmente ora che anche la Lega Nord perde rovinosamente consenso.

2 - Ma quel che coglie di sprovvista tanti "filosofi" e "politologhi" è che è altrettanto chiaro che c'è un vincitore, e questo non è una persona (Vendola? Bersani?), nè un partito (Pd?), bensì un'idea: il centrosinistra. Lo dimostrano tutte le vittorie prima elencate, raggiunte senza alleanze innaturali con il "terzo polo" oppure con  la Lega, ma con un'unica alleanza: quella con il suo popolo, quello straordinario popolo che ha cominciato a riprendere coscienza della propria forza e della propria capacità di rivoluzionare questo Paese.

E che a Napoli, premiando De Magistris, ha punito la disunità del centrosinistra. Oltre che la malamministrazione, la delusione delle grandi speranze suscitate da un altro trionfo popolare (quello di Bassolino del '93), la perdita della chiara "diversità" dagli "altri", le guerre intestine fatte non sulle idee ma sullo scontro di gruppi di potere, la perdita di ogni passionalità e solidarietà interna in tutti i suoi livelli, a volte persino in quelli giovanili, a favore delle logiche del personalismo, dell'opportunismo, del consociativismo.

3 - Ora, per i militanti del PD come me, del PD napoletano come me, è il tempo della rifondazione. A Napoli, certamente, ma anche nel resto d'Italia. Così come è impensabile che, a Napoli, una classe dirigente che ha fallito TUTTA su TUTTI i fronti (tranne le solite lodevoli eccezioni), resti al proprio posto, è altrettanto difficile da immaginare che la classe dirigente nazionale possa interpretare le richieste che la "base" ha lanciato con queste elezioni e che, immmagino, pretenderà nel post-elezioni.

E' difficile credere che chi per mesi e mesi ci ha tartassato col teorema della "indispensabilità" dell'alleanze coi centristi (arrivando persino a spingersi fino alla Lega e a Tremonti, come vagheggiò Bersani), del "non importa riuscire a goverare il Paese, con un'alleanza omogenea, basta che non governino loro", ora ci venga a dire che "abbiamo scherzato, dobbiamo governare insieme a Di Pietro e Vendola", prima giudicati come "troppo estremista, dobbiamo essere riformisti" e "troppo di sinistra, dobbiamo essere moderati".

E' difficile credere che, chi finora ha ritenuto le Primarie un'inutile rottura di scatole, ora ci venga a dire che dobbiamo essere il partito del "popolo delle primarie", quello che ci ha fatto trionfare a Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Trieste; e anche a Napoli, dove De Magistris ha vinto le vere primarie del centrosinistra con Morcone, a discapito delle "primarie farsa" consumatesi in tutti questi anni a Napoli e provincia (e in genere al Sud), sui cui voti GONFIATI, tra l'altro, si basa solidamente tutta la classe dirigente nazionale.

E' difficile credere che, chi finora ha inseguito "riformisticamente" la destra su quasi tutti gli argomenti (compreso il lavoro), ora ci venga a dire che porterà avanti una radicale alternativa al modello berlusconiano di società, come richiesto dalla base in queste elezioni.

Insomma, è difficile credere in questa classe dirigente. Che una sua effettiva svolta, come a chiacchiere certamente proclameranno in questi giorni, sia davvero credibile. E questo potrebbe vanificare o frenare gli effetti dell'ondata di rinnovamento che ieri tutti abbiamo finalmente avvertito, spalancando di nuovo le porte, alle prime difficoltà, alla logica dell'opportunismo politico.

Ecco perchè faccio un appello a tutta la "base" del centrosinistra: non adagiamoci sul trionfo di ieri. La svolta definitiva del centrosinistra potrà derivare solo dalla reale svolta del Partito Democratico, che resta ovunque, e di gran lunga, il principale partito del centrosinistra: quindi invadete questo partito e riprendetevelo. E potremo, quindi, riprenderci davvero anche il nostro Paese.

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