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il blog di Francesco Zanfardino
In direzione ostinata e fallimentare
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2011



Tagli alla spesa sociale. E' quello che chiede la destra conservatrice italiana, similmente a quanto hanno già imposto i Repubblicani ad Obama in America. Guai a toccare le tasse dei ceti abbienti, guai a toccare le rendite degli speculatori: ciò che serve davvero all'Italia, per Stracquadanio, Lupi & friends, è tagliare, tagliare, tagliare incentivi fiscali, spese assistenziali, pubblica amministrazione (e dipendenti pubblici), patrimonio pubblico, istituzioni pubbliche, finanche al sistema pensionistico.

Farei notare a costoro che in tre anni di governo Berlusconi la spesa sociale è stata già abbondantamente tagliata. Come dimenticare la prima Finanziaria di questo GOverno: una cifra per tutti, gli 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, con 134.000 licenziamenti annessi tra docenti precari e personale ATA. Ma potrei continuare con i miliardi tagliati a infrastrutture, sanità, cultura, pubblica amministrazione, forze dell'ordine, giustizia, incentivi fiscali alle rinnovabili, trasferimenti alle Regioni, stipendi dei dipendenti pubblici, blocco del turnover, ecc. ecc.  L'unica spesa sociale che è aumentata, in sostanza, è stata quella cassaintegrazione ... ma non c'è certo nulla da festeggiare.  Tanti tagli che, diminuendo o eliminando tanti stipendi, hanno avuto l'ovvio effetto di deprimere la domanda e quindi la produzione, a sua volta depressa dal taglio degli incentivi e delle opere pubbliche, aggravando pesantemente la situazione dell'economia italiana.

Insomma, il taglio della spesa sociale si è rivelato una ricetta decisamente fallimentare e chi continua a proporlo lo è altrettanto.Questi benedetti 20 miliardi di euro che servono è bene trovarli tagliando la vera spesa improduttiva, quella che se ne va in sprechi (es. grandi opere poco o per nulla utili), quella dovuta all'eccessiva burocrazia statale, ai costi della politica (es. grandi stipendi, privilegi vari, troppe poltrone) e alla presenza di troppi Enti inutili (Comuni e Province con troppi pochi abitanti, Comunità e Municipalità varie, ma anche i vari Enti para-statali), oppure tagliando spese non prioritarie (es. nuovi armamenti militari). Magare si può anche pensare a nuove tasse, che gravino sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E poi non sarebbe male approfittare dell'occasione anche per veri tabù come la legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che comporterebbero enormi introiti per lo Stato (oltre che, secondo me e tanti altri, vantaggi sociali in termini di riduzione di entrambi i fenomeni e comunque un maggiore controllo degli stessi, che tra l'altro esistono comunque anche se illegali ed è alquanto ipocrita far finta di nulla). Eccetera eccetera.

E poi, una volta racimolati i soldi (facendo sul serio tutto quello che ho indicato si ricaverebbe molto più che 20 miliardi!), da un lato bisogna ridurre corposamente il debito e dall'altro bisogna stimolare la crescita! Ciò attraverso l'investimento in beni culturali e turismo (l'unico campo in cui nessun Paese al mondo potrà mai competere con noi, se lo sfruttiamo appieno), in infrastrutture "diffuse" (ovvero piccole opere in tutto il Paese, che danno lavoro a più imprese e persone che singole "grandi opere", portando anche risultati immediati e non a distanza), in "produzioni" che garantiscono risparmio (efficienza energetica, energie rinnovabili, recupero dei rifiuti ... ma anche in "produzioni immateriali" come manutenzione, prevenzione, digitalizzazione, semplificazione, lotta all'evasione, ecc.), e così via. E, cosa importante, anche investire qualcosa in un po' di riduzione fiscale a chi in questi anni ha sempre pagato la crisi, ovvero pubblici dipendenti e lavoratori, che poi sono i veri protagonisti della "domanda" e quindi della crescita economica. 

Chiedo troppo?

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Sì, ma quali cattolici?
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2010


                                          

Secondo "Famiglia Cristiana", ed è la seconda volta che esprime questo parere, all'Italia servono "giovani poltici cattolici" per superare questo momento di caduta morale, caratterizzato da "uomini che hanno scelto la politica per sistemare se stessi e le proprie pendenze".

In effetti, non farebbe male alla moralità della politica italiana una iniezione di politici cattolici, o almeno di quei cattolici la cui passionalità con la quale professano e magari difendono la propria fede si traduce anche in una identica passionalità nello svolgere la propria funzione politica, dunque scevra da altri interessi che non siano quelli del bene comune. Il punto però, è proprio questo: non è "giovane" l'aggettivo giusto per la nuova generazione di politici cattolici, ma "onesti" e/o "passionali".  Per carità, da non ancora ventenne non vedrei affatto male una bella iniezione di facce giovani in una politica fin troppo gerontocratica. Ma la gioventù da sola non è garanzia di onestà e passionalità, cosa che chiunque di noi abbia un minimo di contatto col mondo della politica sa bene: basti pensare all'innumerevole lista di "figli di" presenti in politica per dare una "faccia pulita" ad interessi sempre torbidi (tranne qualche eccezione, per carità: generalizzare è sempre sbagliato).

Certo che anche il mondo che ruota intorno alla cattolicità deve mettersi d'accordo. Non è certo un mistero che questo mondo, almeno ai suoi "vertici", ha sempre appoggiato determinati schieramenti politici, a cominciare proprio dai governi Berlusconi (anche "Famiglia Cristiana", pur criticandone diversi aspetti), pur non rappresentando questi ultimi i famosi "valori cattolici". Mentre, per delle questioni di principio, hanno guardato con diffidenza al centrosinistra. Ma possono definirsi dei buoni politici cattolici quelli che magari difendono "le radici cristiane dell'Europa", e poi alimentano un clima di odio verso lo "straniero" e il "diverso"? Oppure quelli che difendono a spada tratta il crocefisso nelle scuole, e poi intendono chiudere quelle scuole all'integrazione? E vogliamo parlare di quelli che si fanno portavoce dei valori e della moralità cristiana, e poi alla prima occasione si fanno trovare con escort, trans e cocaina? E come dimenticarsi dei "paladini della famiglia", che poi si scopre essere divorziati? E ancora: che dire di quelli che vanno a messa magari tutte le domeniche, e poi non si fanno scrupolo di fare le peggiori corruttele?

E allora, meglio chi battaglia contro le unioni civili, contro l'aborto, contro il testamento biologico, contro la laicità in generale, o chi magari su queste questioni "etiche" la pensa diversamente dai vertici della Chiesa (mentre il "popolo cristiano" non è poi così distante), ma su tutto il resto applica il messaggio cristiano, volontariamente o no, molto di più che certi cattolici da strapazzo?

Insomma, meglio Vendola o Berlusconi?

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Capacità estere
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2009


                                               

Chi segue questo blog sa che Massimo D'Alema non mi sta proprio in simpatia, pur essendo di quella parte politica. Per tanti motivi. Tuttavia, da Ministro degli Esteri ha lavorato abbastanza bene (ha portato a casa la moratoria Onu sulla pena di morte; ha reso l'Italia primo attore nella missione in Libano, simbolo per me delle vere missioni di pace, e ne ha portato a casa il comando; ha ritirato le truppe dall'iraq; resta la pecca dell'Afghanistan, anche se più come ostinazione nell'appoggiare il Governo adesso, che nel mantenere la missione allora, quando durava ancora da pochi anni). Dunque, non potrei non essere felice se venisse eletto Ministro degli Esteri europeo, come pare possibile, anche se vorrei che si allontanasse dalla retorica militarista cui il PD e lui stesso sembrano ormai essersi piegati irrimediabilmente.

Tutavia, trovo abbastanza curioso che a sponsorizzare D'Alema ci sia Berlusconi. Non tanto per le teorie "inciuciste" che ne derivano (che, comunque, ci stanno eccome ... vedasi Bicamerale), ma per l'incoerenza di Re Silvio. Infatti, uno dei cavalli di battaglia dei berluscones in questi 15 anni è stato quello che l'incapacità in politica estera della sinistra rabbuiava l'immagine all'estero dell'Italia, mentre quando stavano loro al Governo l'immagine dell'Italia tornava trionfante e l'Italia contava qualcosa in politica internazionale. Ora, al di là del fatto che una analisi oggettiva dimostrerebbe il contrario, la domanda è questa: ma Berlusconi non si contraddice appoggiando D'Alema?

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Palle, mille palle blu ...
post pubblicato in Diario, il 3 giugno 2009


 

Ieri il premier Berlusconi a Firenze ha dato l'ennesima degna prova di sè. Tra le esilaranti dichiarazioni effettuate, alcune delle quali davvero incredibili, tipo "i rifiuti a Napoli e Palermo sono rifiuti elettorali" (insomma, pur di non ammettere i propri fallimenti, mette in mezzo complotti su complotti ... dopo il complotto mondiale ordito da Murdoch, ormai manca solo il complotto alieno stile X-Files) e "penso a 70mila militari nelle strade" (mi ricorda, a parte Mussolini, queste altre promesse fatte mesi fa dopo gli stupri nella Roma di Alemanno, ovviamente mai realizzate), c'è n'è una particolarmente significativa: "La deterrenza ha funzionato, sono quindici giorni che non sbarca un clandestino sulle nostre coste".

In effetti, a sentire i TG, non si potrebbe dire alcunchè su questa frase. Peccato che il premier sia smentito dai fatti. Come denunciato infatti da "Osservatorio Sicilia" in maniera documentata (cliccando sul link potete verificare), nell'indiferrenza generale, negli ultimi 15 giorni sono sbarcati almeno 300 clandestini. Sardegna, Lampedusa, coste siciliane, Salento, crotonese, persino Ancona ... piccoli sbarchi, ma numerosi. Insomma, dopo la politica dei "respingimenti" adottata dal Governo, gli "scafisti" stanno trovando nuove rotte e nuovi stratagemmi.

Senza dimenticarsi il raddoppio degli arrivi dei clandestini in un anno, avutosi tra questo primo anno di Governo Berlusconi e l'ultimo di Prodi, in barba a tutte le promesse fatte. Ma Berlusconi e la Lega, che tanto ci hanno guadagnato elettoralmente con questa faccenda dei respingimenti, non si preoccupino: tanto queste notizie non vanno in TV e quindi non esistono. Almeno in Italia.

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Ma ci faccia il piacere!
post pubblicato in Diario, il 6 maggio 2009


                                                   

Mi ero promesso di non parlare della vicenda, anche in attesa di novità maggiori, ma la puntata di Porta a Porta di ieri sera mi ha fatto cambiare idea. Le dichiarazioni che Berlusconi ha potuto rendere in perfetta assenza di contraddittorio (a parte un primitivo e solitario scatto d'orgoglio a difesa della categoria dei giornalisti da parte del direttore De Bortoli) sono infatti talmente risibili e vergognose che dovrebbero suscitare una profonda reazione dell'intera società italiana, altro che Internet.

Fondamentalmente la tesi "difensiva" del premier è stata questa: la decisione della Veronica è solo il frutto di un complotto orchestrato dalla sinistra tramite i giornali, che avrebbero inventato la storia delle veline e la storia del diciottesimo di Noemi per provocare la sua reazione. Questo ovviamente perchè "la sinistra e la stampa non riescono a sopportare la mia popolarità, ormai al 75%". Ora, premesso che Berlusconi prima di ieri sera aveva smentito di aver parlato di complotti, tanto che fino a poche ore prima il fido Bondi a Ballarò, replicando a Franceschini, dichiarava che Berlusconi aveva smentito, la linea difensiva del premier è talmente palesemente falsa che è alquanto imbarazzante che i giornalisti presenti siano stati al gioco.

Innanzitutto, per la storia delle veline il Premier dovrebbe guardare in casa sua. Di fatti non solo l'opposizione non aveva fatto sentire granchè la sua voce, ma anche la stessa stampa non si era occupata così massicciamente della questione: il "velinismo" è infatti diventato il tema del giorno solo quando la rivista di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, uscì con un articolo di fuoco sulle "veline" che erano in odore di Europee nelle liste del Pdl; articolo che suscitò la prima reazione della Lario, quella del "ciarpame senza pudore".. Solo allora la "questione veline" guadagnò la vera attenzione mediatica. Quindi, più che di falsità della sinistra, Berlusconi dovrebbe parlare di falsità destrorse ... E poi non sono nemmeno bugie: le interviste ad alcune "veline" incazzate per non essere state candidate dopo aver persino firmato la candidatura dal notiaio, il padre di una di loro che ha cercato di darsi fuoco fuori Palazzo Grazioli perchè la figlia non era stata candidata, le ammissioni all'interno del PdL, e soprattutto da parte dello stesso Berlusconi ("quelle tre che sono state escluse all'ultimo erano bravissime ragazze"), sbugiardano il Silvio nazionale e i suoi lecchini d'intorno.

Per quanto riguarda la "festa di Noemi" ... c'è da dire innanzitutto che all'inizio semplicemente si era parlato della festa come l'ennesima comparsata di Berlusconi ad una festa, in cui ha cantato, scherzato con i presenti, dispensato sorrisi a destra e sinistra, ricevuto applausi, eccetera (non è certo la prima volta che accadeva una cosa del genere). Poi sono comparse le ironie, dato che in un'intervista Noemi e famiglia confessavano di chiamare "papi" il premier. Ma è stato con le dichiarazioni della Lario, che sempre in quella prima reazione dichiarava che il marito "non era mai stato al 18° dei suoi figli", che la festa di Noemi è finita davvero nell'occhio dei media.

D'altronde è perfettamente normale che il mondo mediatico si occupi di queste faccende, se è la moglie del premier a denunciare certe cose. Soprattutto sarebbe anormale non occuparsene quando addirittura la moglie arriva ad accusare di pedofilia il marito (anche se nessuno ha avuto il coraggio di usare questo termine, nonostante sia la logica conseguenze di quel "non posso stare con un uomo che va con le minorenni" e quel "Noemi figlia illeggittima? Magari fosse questo!"). E questo al di là della verità o meno delle accuse: sono pur sempre le accuse della first lady, e in un Paese normale ci si dovrebbe perlomeno porre dei dubbi, delle richieste di maggiore informazione, non la difesa a spada tratta del premier.

E poi infine una cosa. Il Premier parla tanto di sinistra che "controlla" i giornali, che monta accuse, eccetera eccetera. Ora, a parte il fatto che Berlusconi controlla gran parte dell'editoria, a partire dalle sue proprietà dirette (Il Giornale e Panorama), da quelle estremamente vicine (Il Foglio, Libero) e da quelle a lui indirettamente vicine (Il Mattino, Il Messagero), e soprattutto controlla direttamente quasi l'intero sistema televisivo italiano (Mediaset, di sua proprietà, e Rai, gestita dallo Stato, cioè da lui), che è quello che forma le coscienze in Italia, una domanda sorge spontanea: ma se la sinistra riesce a turlupinare persino la moglie del premier, che vive da 30 anni con lui, come mai non riesce a turlupinare il 75% degli Italiani? Forse perchè caso mai è lui che turlupina gli Italiani attraverso il suo impero mediatico? E poi non ci hanno sempre detto che le televisioni non fanno consenso, che gli Italiani  votano con la propria testa, che non sono dei poveri fessi che si fanno fregare dalle televisioni?

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Cattocomunista
post pubblicato in Diario, il 12 marzo 2009


                                                     

"Franceschini? Un leader catto-comunista". E' da quando Dario Franceschini è diventato segretario del PD, ovvero il 21 Febbraio, che aspettavo tale reazione da Berlusconi. Ha resistito per una ventina di giorni, ma poi non ce l'ha fatta. Doveva dirlo. Tacciare gli avversari di "comunismo" è infatti una prassi per Berlusconi. Una prassi che non risparmia nessuno. Tantomeno coloro che provengono da tradizioni opposte a quella comunista, come quella democristiana di Franceschini: tanto basta aggiungere quel "catto", no?

Perchè Berlusconi e la sua maggioranza mostrano un leggero fastidio negli ultimi giorni? Semplice: il cambio alla guida del PD gli sta creando un po' di difficoltà. Franceschini, infatti, si sta muovendo bene, sfruttando i primi passi con proposte concrete, efficaci mediaticamente e sostanzialmente, e con le adeguate coperture economiche. L'assegno di disoccupazione, i 5000 poliziotti coperti dai soldi risparmiati con l'election-day, il fondo anti-povertà finanziato con l'una tantum sui ricchi, la moratoria sui licenziamenti nella pubblica amministrazione. Unito ad un ritorno a toni ancora più marcati sull'anti-berlusconismo, che non danneggia il premier ma frena l'emorragia dei voti del PD verso Di Pietro e le sinistre. Il tutto inserito in un quadro di passi falsi del Governo, come le pensioni delle donne innalzate a 65 anni.

E così la maggioranza, pur riuscendo a controbattere con le sue abilissime doti (e soprattutto mezzi) comunicative, si trova comunque a rispondere con molto più affanno. Anche perchè Franceschini ha dalla sua due importanti condizioni: essendo poco conosciuto ai media e agli elettori, ha una aura di "novità" che fa sì che ciò che dice venga riportato con maggiore enfasi (quasi la giusta enfasi) rispetto ad altri esponenti, ed inoltre fa sì che l'elettorato sia più "paziente"; inoltre, essendo un "reggente" (nel senso che ad Ottobre, nella logica di certe nomenclature PD, "si leverà da mezzo"), il suo lavoro non viene quotidianamente smontato dalle polemiche interne montate ad arte da chi ha più a cuore il proprio potere che il bene del PD.

Ora c'è da vedere se queste due condizioni permarranno. La seconda, probabilmente sì, almeno che l'opportunismo di quei "dirigenti" non arrivi al punto (e mi piace non crederci, sarebbe l'apice della bassezza umana) di voler far sprofondare il più possibile alle Europee (tipo 20%) per poi poter dire, una volta presa la segreteria, "stiamo avendo successo, siamo cresciuti addirittura del 5%" (cioè 25%!). La prima, purtroppo, temo di no. A sinistra si è molto bravi ad osannare i propri leader per poi demolirli giorno per giorno, mettendo insieme i piccoli errori e non vedendo le grandi capacità ed innovazioni. Di sicuro Franceschini continuerà ad operare bene, benissimo: ma il suo avversario è pur sempre Berlusconi, e soprattutto la "nuova Italia" di Berlusconi, e senza avere entrambe quelle due condizioni non potrà andare lontano. Tafazzi è sempre in agguato.

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"Chi vota Berlusconi è ignorante"
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2009


                                                   

Causa fretta e assenza di vere notizie interessanti per il blog, oggi post "quiz-soft". Provate ad indovinare chi ha pronunciato questa frase, orgogliosamente: "Il movimento di Berlusconi è nato con un appello rivolto al popolo, ma al popolo non colto. La sinistra ha il monopolio della cultura in Italia". Ecco le opzioni:
- un comunista;
- uno snob che si sente "superiore intelettualmente";
- uno del PD che non ha capito niente e continuerà a perdere per i prossimi 10 anni;
- uno dei consiglieri di Berlusconi.

La risposta? Qui.

Questi comunisti ... si infiltrano proprio dappertutto.

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Chi di paura ferisce, di paura perisce
post pubblicato in Diario, il 24 gennaio 2009


                                              

Lo chiamano "effetto boomerang". Ovvero un argomento che ti fa vincere nell'immediato, ma ti si ritorce contro alla prova dei fatti. Così è successo per la "questione sicurezza", scatenata demagogicamente da questa destra per scopi elettorali, e che adesso, alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni, sta mettendo in seria difficoltà, finalmente, la credibilità del Governo davanti a quegli stessi elettori che entusiasticamente lo hanno sostenuto alle ultime elezioni.

E' stato facile, per la destra, creare una finta emergenza sicurezza, quando al Governo c'era Prodi. E' stato facile ribaltare i dati reali, che da metà 2007 hanno visto un forte calo dei reati, di tutti i reati, grazie ai "patti per la sicurezza" del Ministro Amato. Compresi quelli che più sensibilmente colpiscono l'opinione pubblica, ovvero gli stupri, specialmente se commessi da stranieri. E' stato facile giocare sul sensazionalismo dei media, sulla loro naturale predisposizione a "fare notizia" e non a "dare notizie", ponendo in prima fila sempre e solo i casi di cronaca nera, alternati al massimo dalle liti di Governo. E' stato facile insistere e strumentalizzare sui casi isolati, e non comunicare i veri dati sulla sicurezza nazionale. E' stato facile, dunque, passare dalla "constatazione" alla "percezione" di sicurezza. Percezione negativa, ovviamente. E' stato facile per la destra fare tutto questo, soprattutto se aveva a disposizione il controllo diretto di buona parte dell'informazione nostrana e indiretto di quasi tutto il resto.

Controllo che le ha consentito, dopo le elezioni di ri-ribaltare la realtà. Ovvero tornare alla realtà vera, dopo averla ribaltata in realtà virtuale, cancellando la percezione di insicurezza. E, ovviamente, per cancellare la "percezione", non servono strumenti reali, ma psicologici. Ecco allora la motivazione di tutti quelle decisioni demagogiche, approvate o anche solo annunciate, inutili sul piano della concretezza ma utilissime sul piano della percezione: reato di immigrazione clandestina, tassa sui permessi di soggiorno, classi separate per gli immigrati, impronte ai Rom, finte facilitazioni per lo sgombero dei campi rom irregolari, finte facilitazioni per l'espulsione dei clandestini, 5 miliardi di euro regalati a Gheddafi per un finto stop agli sbarchi, 3mila militari per le strade, ecc. ecc. Insomma, tutti quei provvedimenti compresi nel "pacchetto sicurezza" e dintorni che avrebbero dovuto essere la panacea di tutti i mali di questo Paese. Per un po' il giochetto ha tenuto, grazie alla complicità dei media compiacenti. Quegli stessi media che qualche mese prima enfatizzavano qualsiasi caso di cronaca nera, magari dedicandogli speciali, ora sembravano essersene dimenticati, o al massimo relegavano i casi più eclatanti nelle notizie marginali ... quando proprio andava bene, ottenevano la "copertina" per una sola edizione. E così la "percezione di insicurezza" sembrava aver lasciato, certo non spontaneamente, il posto alla ragionevolezza. L'elettorato sembrava accontentarsi della "sicurezza reale", che però riteneva merito del Governo Berlusconi, e non merito dello svanimento di una "percezione di insicurezza" creata ad arte da Berlusconi stesso e dai suoi media sulla vera sicurezza.

Ma il giochetto non poteva tenere per sempre. Prima o poi sarebbe successo che in un breve lasso di tempo più eventi eclatanti si sarebbero susseguiti l'uno dietro l'altro, prima o poi la cortina di fumo mediatica avrebbe squarciato. E così è stato nelle ultime settimane: dapprima gli sbarchi massicci a Natale (2000 persone sbarcate a Lampedusa nel freddo natalizio, una cosa mai vista prima). Proprio quella Lampedusa simbolo della "sinistra buonista che fa venire in massa i clandestini", in cui la destra è riuscita a far diventare vicesindaco una leghista, nel profondo, profondissimo Sud d'Italia. Poi i tre stupri di Roma, uno a Capodanno, e due negli ultimi due giorni. Proprio quella Roma in cui due stupri, quello della signora Reggiani e della studentessa della stazione La Storta, hanno regalato la vittoria alla destra di Alemanno ed alla sua "città sicura". E poi la ciliegina sulla torta: la ribellione degli immigrati a Lampedusa, in comune con i lampedusani e il loro sindaco di centrodestra esasperati dalla gestione fallimentare del Governo. E forse, nonostante tutto, il giochetto terrà ancora botta. E' stato messo in seria difficoltà, certo, dato il mirabolante ed insensato annuncio dei "30mila militari" (probabilmente Berlusconi avrà letto qualche sondaggio fresco fresco) ma forse la cortina di fumo mediatica sarà in grado di tenere ancora tranquilla la popolazione.

Ma un giorno non troppo lontano, speriamo prima di questi 4 anni, ci sarà uno squarcio irreparabile. E allora non basteranno gli ulteriori annunci di Berlusconi, che magari dai 30mila militari promessi, oggi passerà a 300mila, magari chiedendo l'aiuto dei caschi blu dell'ONU o alle forze della NATO. Non gli basterà nemmeno dare tante conferenze stampa  e tanti servizi televisivi di primo piano in cui spargerà a gran voce la diminuzione dei reati (ovviamente dimenticandosi di dire che è una tendenza che dura da più di un decennio, accentuata dai patti per la sicurezza del precedente Governo, e che speriamo non venga invertita da quest'altro): il virus della "percezione della sicurezza" può essere sopito, ma quando si risveglia, ci vuole tanto, tantissimo per sopirlo nuovamente.

Chi di paura ferisce, di paura perisce, Berlusconi. 

P.S. Ovviamente quando parlo di "vera sicurezza" non intendo dire che va tutto bene, anzi, ma parlo della realtà delle cose e non di quelle esagerazioni proposte ad arte. E pretendo che il problema della sicurezza venga affontato con serietà, con soluzioni reali e non con la propaganda.

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Non si cancelli la memoria
post pubblicato in Diario, il 27 agosto 2008


                                                                 

Potrà sembrare una cosa ininfluente, simbolica, poco importante. Ma non è così. In un Paese in cui le mafie la fanno la padrona, "succhiando" letteralmente la ricchezza comune (7% del PIL nazionale), opprimendo la libera attività commerciale e d'impresa, favorendo il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione, distruggendo le forme del vivere civile, mettendo una palla al piede allo sviluppo del Mezzogiorno (e non solo), infangando il nome dell'Italia all'estero, anche la cancellazione dell'intitolazione di un aeroporto ad un simbolo dell'anti-mafia può essere una pagina nera per la lotta di liberazione dall'oppressione mafiosa.

Perchè, se c'è una possibilità di liberarsi dalle mafie, è proprio avere come punti di riferimento questi eroi, i veri eroi del nostro tempo, che con il loro operato fatto di coraggio e passione per la legalità possono dare l'esempio alle nuove generazioni per cominciare questa "rivoluzione". Soprattutto quando poi l'eroe in questione è un politico, poichè proprio lo stretto legame politica-mafie è il pilastro della presenza mafiosa in Italia.

L'areoporto in questione è quello di Comiso (Ragusa), e l'eroe è Pio La Torre, il parlamentare del PCI ucciso nel 1982 per ordine di Totò Riina. Il motivo? L'aver promosso per primo in Parlamento l'introduzione del reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni ai mafiosi. In occasione del 25° anniversario dalla morte, l'allora amministrazione di centrosinistra ridenominò l'aeroporto, allora dedicato al generale Magliocco (medaglia d'oro al valor civile nella guerra d'Etiopia), dedicandolo appunto a La Torre. Ora, la nuova amministrazione di centrodestra ha deciso di tornare al vecchio nome. Subito scatta la polemica politica, con l'intervento del segretario del PD in persona, Walter Veltroni, che bolla l'iniziativa come "arrogante, incomprensibile e offensiva", e del senatore PdL-FI Vizzini, che afferma che "più che la mafia, da fastidio sin anche il ricordo di chi è morto per combatterla".

La ridenominazione è davvero incomprensibile ed offensiva per tutti i Siciliani onesti. Ma soprattutto è indecente che lo si faccia per lotta politica. La lotta alle mafie non è nè di destra nè di sinistra, semmai è di tutti i cittadini onesti. E cancellare la memoria per cancellare l'avversario politico è da imbecilli. La politica dovrebbe dare il buon esempio, e invece ...

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Come ridurre la frammentazione
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2007


                       

E' ormai da tantissimo tempo che si parla di legge elettorale, alla ricerca di sistemi che diano stabilità ai governi e riducano la frammentazione (cioè ridurre il numero dei partiti).

In particolare, adesso mi soffermo sul problema della frammentazione. Se infatti su qualcosa i sistemi elettorali di cui si parla sono d'accordo, è proprio nell'affrontare questo problema e nel tentare di risolverlo con uno sbarramento alto, tipo il 5%.
Ma quella dello sbarramento alto non è che una soluzione falsa: infatti, se i partiti piccoli vogliono comunque sopravvivere, basta che si mettano d'accordo mettendo su dei bei "cartelli elettorali" per superare lo sbarramento, per poi dividersi dopo le elezioni. E questo accadrebbe con qualsiasi sbarramento e sistema elettorale.

La riduzione del numero dei partiti, infatti, non può essere imposta per legge, ma può avvenire solo dalla volontà dei partiti stessi di rinunciare ai loro egoismi. Se dei partiti saranno costretti ad unificarsi solo per superare lo sbarramento, è inevitabile che si sciolgano dopo. Solo se invece ci sarà una precisa volontà di unificarsi, il loro progetto durerà.
Per questo sono da ben vedere progetti unificatori come quello del Partito Democratico (già avvenuto), della "Cosa Rossa" (in divenire) e del Popolo delle Libertà (anche se per il momento è solo un cambio di denominazione di Forza Italia), perchè nascono spontaneamente dalla volontà dei partiti.

Più che altro, bisogna intervenire sul finanziamento pubblico dei partiti (ridicolo che vengano finanziati partiti addirittura al di sotto dell'1%) e sulle regole di composizione dei gruppi parlamentari, aspetti che, tra quelli del "pacchetto Veltroni", sono certamente i più significativi.

P.S. Proprio di oggi la pubblicazione del simbolo della "Cosa Rossa", cioè della casa comune di Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica. Da notare la rinuncia alla falce e al martello.
Alla fine ha prevalso la ragionevolezza
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2007


                            

La lunga "tarantella" sul Welfare si è conclusa. Il Governo ha varato la cosidetta "terza via", cioè un nuovo testo che ricalca quasi fedelmente il protocollo di Luglio, tranne qualche modifica concordata in Commissione Lavoro. Anzi, praticamente le uniche differenze rispetto al protocollo concordato con le parti sociali (e approvato da 4 milioni di lavoratori) sono il ripristino del lavoro a chiamata per i lavori stagionali (abolito per gli altri) e l'abolizione dello staff leasing, il "contentino" per la sinistra radicale. 

Ma certo la sinistra radicale non è soddisfatta. Tant'è vero che Rifondazione, il partito più "arrabiato" (un eufemismo), ha dato l'assenso alla fiducia solo "per senso di responsabilità", ma " a Gennaio serve una verifica". E questo perchè? Perchè secondo la sinistra comunista bisognava stravolgere un testo sul quale, una volta tanto nella politica italiana, sia i sindacati, che Confidustria che i lavoratori (l'81% che ha approvato il testo nel Referendum sul protocollo). In nome di che? Del bene dei lavoratori (che invece hanno approvato il protocollo).

Vabbè, l'importante che alla fine ha vinto la ragionevolezza. Anche se sarebbero da evitare certi trionfalismi, come quelli di Dini ("Grossa sconfitta per la sinistra radicale"). Vabbè, la ragionevolezza non alberga da quelle parti.
Le tarantelle sul Welfare
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2007


 
                                
In questi giorni la Camera sta discutendo sul cosidetto "Protocollo Welfare", cioè un pacchetto di provvedimenti su pensioni, precariato e lavoro. Ma il lavoro principale non si svolge alla Camera. E' fuori dal Parlamento, infatti, che si cerca una mediazione fra le varie parti in causa, sempre le stesse: Rifondazione & Company da una parte, Diniani e "centristi" dall'altra. Questi ultimi, supportati dalle parti sociali, vogliono l'approvazione, senza modifiche, del cosiddetto "Protocollo di Luglio", cioè quello concordato appunto a Luglio tra governo e parti sociali (sindacati e Confindustria) e successivamente votato da 5 milioni di lavoratori (con l'81% di consensi). La sinistra "radicale", invece, invoca cambiamenti in nome dei lavoratori ("non si possono far vincere i poteri forti contro la grande maggioranza dei lavoratori", ha dichiarato Rizzo dei Comunisti Italiani).

Ora, una domanda sorge spontanea. Qual'è il popolo dei lavoratori da difendere, quello della maggioranza dei lavoratori (l'81%) o la minoranza? Inutile dire che è il primo. Perchè non si possono chiedere modifiche sostanziali ad una proposta che una volta tanto è condivisa sia da Governo, sindacati, Confidustria e accettata dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. Non ha senso. Nemmeno per la sinistra "estrema". Semmai, qualche piccola modifica per venire incontro anche alle esigenze di chi ha votato in massa no (come i metalmeccanici), ma che non deve intaccare i principi del Protocollo.

E, se fiducia sarà (e in questo contesto è scontato che ci sarà la fiducia), che sia posta sul protocollo di Luglio (salvo quelle piccole modifiche). E se la fiducia non verrà accettata, pazienza. Inutile continuare a governare con gente ottusa che pensa diversamente persino della sua "base elettorale".
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