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il blog di Francesco Zanfardino
Inevitabilmente sospetto
post pubblicato in Diario, il 18 dicembre 2009


                                               

Mentre l'opposizione è in difficoltà, costretta al "volemose bene" dal clima post-statuetta, il Governo mette a segno un altro colpo a favore delle aziende del Premier. Ancora una volta nel mirino è Sky, colpevole di fare troppa concorrenza a Mediaset, e di farlo in maniera sempre più imponente, sia negli ascolti, che di conseguenza negli introiti pubblicitari.

Così, arriva una bella leggina che porta entro il 2012, seppur gradualmente, dall'attuale 18% al 12% della programmazione oraria il tetto massimo per gli spot delle pay-tv. Tutte, quindi anche quelle di Mediaset, ma tanto quelle non ci arrivano nemmeno al 12% di pubblicità, mentre Sky è molto più sviluppata in questo senso. E quindi, inevitabilmente, ciò provocherà un ulteriore vantaggio per il gruppo Mediaset in generale che già adesso raccoglie ben il 63.8% del mercato pubblicitario televisivo. La scusa? "Recepire una direttiva europea", dicono in coro i berluscones. Peccato che quella direttiva ("Tv senza frontiere") invita sì i Paesi membri a fissare un tetto massimo, ma non solo per le pay-tv, e comunque fino ad un massimo del 20% (non il 12%). E, infatti, per la free-tv il tetto resta il 20%, mentre per le pay-tv il 18%, che già rispettava fin troppo la direttiva, viene abbassato al 12%.

Insomma, il Governo recepisce le direttive europee quando gli pare e piace (quante "direttive europee" sono state aggirate per salvare Rete4, ed in generale gli interessi di Mediaset, e quante vengono invece recepite senza fiatare, guarda caso sempre quando danneggiano la concorrenza), e nel modo che gli pare e piace. L'ennesima riprova del conflitto d'interessi e di quanto questo possa far male alla società italiana nel complesso, economicamente e non solo politicamente.

Ma, tornando alla vicenda Sky, qualcuno dirà: in fondo, al di là di tutto, è giusto che chi paga un abbonamento abbia il diritto di vedersi meno pubblicità che sulle tv private. Probabilmente è così: ma non bastava quel 2% di differenza tra 20% e 18%? Qualcuno dirà di no: ma può un Governo come quello guidato da Berlusconi, ovvero il proprietario del principale concorrente di Sky, decidere quanta pubblicità può raccogliere al massimo Sky, senza che ci sia il più che fondato sospetto che questa decisione venga presa per interessi propri e non per il bene comune? La risposta è ovviamente no, ed è il motivo per il quale serve una nuova seria legge sul conflitto d'interessi. Un "blind trust" all'americana, per esempio: l'obbligo di cedere ad un fiduciario, che non sia un parente stretto o un socio stretto, la totalità delle proprie aziende in "conflitto d'interessi", per poi riaverle a fine mandato. Una legge di una culla della democrazia come gli USA, e nemmeno così restrittiva ... e che non esclude comunque al 100% la tendenziosità dell'azione di un Governo guidato da personaggi come Berlusconi: ma allora che ci vuole a metterla in campo?

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L'affaire Sky e le mezze verità
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2008


                                                  
"La sinistra e la stampa vadano a casa". Così il premier Berlusconi ha liquidato la questione Iva-Sky. Peccato che le cose non stiano proprio così. Procediamo per gradi (N.B. non sarò breve, però, se andate di fretta, leggete solo la parte in neretto, che potrebbe anche bastare).

Innanzitutto la giornata di ieri. Dapprima Berlusconi, in visita in Albania, dichiara: "C'è un'Iva al 20% per tutti e Sky aveva il 10%. Se la sinistra chiede, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di andare contro di noi tirando addirittura in ballo il conflitto di interessi, io non ho nulla in contrario. Quando Tremonti avrà chiarito le ragioni del suo agire la sinistra ancora una volta perderà completamente la faccia di fronte agli italiani". Dopodichè Tremonti dichiara, a margine di una conferenza: "La norma che rialza l'Iva per i servizi Sky serve per evitare l'apertura di una procedura di infrazione Ue, il cui termine scadeva in questi giorni. Il governo Prodi si era impegnato con la Commissione europea ad allineare le aliquote". Quindi di nuovo Berlusconi, trionfante: "Questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. Io di questa cosa non sapevo niente, chi parla di conflitto d'interesse è senza vergogna. A promettere l'adeguamento dell'Iva sulle pay tv fu Romano Prodi.  Se io fossi nei loro panni, me ne andrei a casa. Politici e direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa". Infine le dichiarazioni di oggi, che rimarcano una presunta "figuraccia" della stampa e del PD, dopo che la UE aveva confermato il problema e lo aveva dichiarato "chiuso" dopo il provvedimento del Governo.

Ora, un po' di storia. L'IVA agevolata fu inizialmente decisa nel 1991 (governo Andreotti), addirittura al 4%, per far sviluppare un settore allora inesistente. Poi nel 1995 il governo Dini, forse un po' in anticipo (il settore non si era granchè sviluppato), decise di riallineare l'IVA al 20%, ma le proteste di Tele+ e Stream, la TV satellitare dominata proprio dalla Mediaset di Berlusconi, fecero sì che Dini optasse per un compromesso (il famoso 10%) votato dal centrodestra e dalla Rifondazione Comunista di Bertinotti, che si attirò le critiche del centrosinistra proprio perchè favoriva il dominio mediatico di Berlusconi. Poi nel 2003 (governo Berlusconi) Murdoch rilevò Stream e Tele+, creando un gigante monopolista (Sky, appunto) grazie al Governo e all'immobilismo di Antitrust e UE. Gigante che però sviluppò tantissimo il settore, aumentando il pluralismo e posti di lavoro. Quindi, come si vede, a mettere il "privilegio" e a far diventare Sky un monopolista con IVA agevolata non fu la sinistra "amica di Sky e dei ricchi", come dichiarato da Berlusconi, ma il governo Dini (oggi sen. del PDL) e il governo Berlusconi II.

Ora veniamo ai giorni nostri. La questione dell'IVA agevolata rimase irrisolta fino al Gennaio 2008, quando la UE chiesa all'Italia di uniformare l'aliquota, in quanto il mercato si era ormai sviluppato e non poteva esserci più la differenza fra i vari servizi a pagamento (cioè fra i canali tematici, ovvero tutta l'offerta televisiva di Sky e una minima parte di quella di Mediaset Premium, e gli altri servizi pay-per-view, come molti dei servizi Mediaset Premium). Prodi, che era già caduto, comunicò all'UE che l'Italia avrebbe riallineato le aliquote, ma non disse come, lasciando la patata bollente al futuro Governo. Il quale a sua volta rimanda la questione, fino al decreto cosiddetto "anti-crisi" di Dicembre, nel quale decide di soppiatto di allineare le aliquote e di allinearle al 20% (l'alternativa era annilearle tutte al 10%, o comunque ad un altra soglia, bastava che fosse uguale per tutti). Dunque, è vero che la UE richiedeva aliquote uniformi e che Prodi promise di farlo, ma Prodi, già caduto, non disse se riallinearle al 10% o al 20% fissato poi da Tremonti, tra l'altro dopo aver tralasciato la cosa per mesi, senza pensare a soluzioni meno drastiche. E poi Prodi non era in conflitto d'interesse.

Ora gli aspetti economici. Riallineare le aliquote al 20% danneggiava fortemente Sky, che si vedeva raddoppiare l'IVA praticamente su tutti gli abbonamenti, con decine di euro in più di tasse per ogni abbonato (se è vero, come dice il governo, che si ricavano 220 milioni e gli abbonati SKY sono 4,6 milioni, sono mediamente 48 euro per abbonato), mentre Mediaset Premium e gli altri servizi simili avrebbero avuto danni molto minori, dando dunque un enorme vantaggio a Mediaset (e le altre TV), che vedeva fortemente danneggiato un suo concorrente (che avrebbe probabilmente perso molti abbonamenti e quindi pubblico a favore delle altre televisioni). Riallinearle al 10% (come tra l'altro suggeriva la UE in una lettera al Governo in Aprile), cambiava niente per Sky e favoriva abbastanza Mediaset Premium e gli altri servizi pay-per-view, ma non quanto "l'affossamento", perchè così si può definire, di Sky. Con la differenza, però, che con il 20% lo Stato avrebbe avuto circa 220 milioni di euro di tasse in più, mentre con il 10% lo Stato avrebbe dovuto sborsare qualche decina di milioni. Insomma, riallineare le aliquote al 20% danneggia fortemente Sky e quindi favorisce fortemente Mediaset, ma dà circa 200 milioni allo Stato, mentre il 10% favorisce molto di meno Mediaset, ma sottrae allo Stato qualche decina di milioni, però era stato suggerito dalla UE.

E ora veniamo alla questione politica. E' ovvio che, con queste premesse e con questa crisi, si poteva discutere se era meglio incassare 200 milioni tassando gli abbonati o spendere 20-30 milioni, risparmiando tasse a tutti, considerando però che gli abbonamenti pay-per-view non sono un consumo necessario (ma nemmeno da ricchi, dato che molte famiglie non agiate fanno l'abbonamento perchè tifosissimi di calcio). Si poteva e si doveva discutere, invece che mettere la norma di soppiatto. Però, se inseriamo la questione all'interno del sistema mediatico italiano, dove i Governi Berlusconi hanno aggirato procedure di infrazioni Ue, sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, per salvare il duopolio Mediaset-Rai (legge Gasparri) e le frequenze di Rete 4 dalle giustissime richieste di Europa 7 (decreto SalvaRete4), e dove il pluralismo è quantomeno problematico (come si evince dal duopolio, dalla questione Rete 4, dai dati dell'AgCom e della Demos sulle variazioni rispettivamente degli spazi dedicati ai vari partiti e del sensazionalismo sulla sicurezza a seconda dei Governi in carica, oltre che dalla quotidiana esperienza di chi guardi la TV con un po' di onestà intellettuale e spirito critico), il Governo, se coerente, doveva fare lo stesso anche con la norma Sky, aggirando la direttiva Europea. Oppure tornare sui propri passi abrogando la legge Gasparri e mandando Rete4 sul satellite. Perchè le regole vanno rispettate sempre, e non aggirate o applicate rigidamente a seconda delle convenienze. Dunque, bene hanno fatto le opposizioni e parte della stampa a criticare il Governo, perchè la scelta fra il 10% e il 20% non era così ovvia e andava discussa; perchè, in ogni caso, il raddoppio IVA doveva essere graduale; perchè non si possono aggirare procedure di infrazione, sanzioni e sentenze delle Corti Italiane e Europee solo quando vanno contro i propri interessi, e invece intervenire duramente ai minimi dubbi della UE quando vanno contro gli interessi degli avversari; perchè, infine, non si può far ciò in conflitto d'interessi e con un pluralismo mediatico ai minimi termini.

Infine, alcune considerazioni al di là della questione più propiamente tecnica. Anche se Berlusconi avesse avuto davvero ragione, non può certo dire che è la dimostrazione che il conflitto d'interessi non esiste, perchè la sola storia del mercato televisivo italiano (legge Gasparri, decreto SalvaRete4, ecc. ecc.), oltre che quella giudiziaria (leggi ad personam varie), dimostra l'esatto contrario. E soprattutto non può emanare editti, tra l'altro diretti, contro le opposizioni e direttori di giornali (dall'editto bulgaro si è passati all'editto albanese), solo perchè esprimono opinioni diverse dalle sue. La democrazia è anche questo. Poi, certo, anche loro hanno commesso errori, in quanto avrebbero dovuto informarsi meglio: ma d'altronde lo stesso vale per il suo schieramento e per i giornali suoi vicini, dato che lui stesso e molti suoi colleghi di partito avevano prospettato la possibilità di "tornare indietro", e direttori come il fido Ferrara avevano persino aderito alla campagna di Sky. E, a tal proposito, anche io ritengo un po' inopportuna la campagna mediatica di Sky: ma d'altronde anche Mediaset ha più volte usato questo strumento, e in maniera più politica (come quando lo stesso Berlusconi lesse un comunicato in onda su Mediaset contro "la sinistra illiberale che vuole limitare la nostra libertà di comunicare", visibile parzialmente su questo video al minuto 1:40).  E, infine, Berlusconi non può far finta di non sapere niente, come fa sempre quando viene colto in fallo sul conflitto d'interesse: anche perchè altrimenti sarebbe grave che il Premier firmi cose che non conosce.

Questo è tutto. Ho perso un bel po' di tempo a scrivere questo lunghissimo post, come non ho mai fatto sinora, e so che è fatica sprecata. Perchè tanto, invece di spiegare per bene la situazione, i media vicini a Berlusconi ridurranno tutto a poche battute, tutte a favore del Governo e a danno della verità. Spero che almeno sia stato utile a qualcuno di voi

P.S. Infine, torno a fare la mia proposta provocatoria: se proprio servivano soldi, e in periodi di crisi bisogna chiedere sacrifici "a tutto il sistema televisivo", come detto da qualcuno a nome del Governo, perchè non ricavarli da tasse sulle televisioni private, che tra l'altro non danneggerebbero in nessun modo i contribuenti, a differenza del raddoppio IVA su Sky?

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Perchè non pure una tassa sulle Tv private?
post pubblicato in Diario, il 29 novembre 2008


                                         

Quasi cinque milioni di abbonati SKY pagheranno il doppio dell'IVA. E' la conseguenza di una norma
varata ieri dal Governo, all'interno del cosiddetto "decreto anti-crisi". Durissima la reazione di Sky Italia, che ricorda, in sostanza, come l'azienda abbia in questi cinque anni  "triplicati i posti di lavoro rispetto a Stream-Tele+, come abbia costantemente investito in Italia trainando la crescita del settore televisivo, e questo senza suddidi o investimenti da parte del Governo. E così, mentre in Gran Bretagna Brown diminuisce l'IVA del 2.5%, in Italia viene raddoppiata dal 10% al 20%, con 580 milioni di euro di tasse in più per 4.6 milioni di abbonati Italiani". Ovvero 126 euro in più da pagare per ogni abbonato.

Ma non solo. La faccenda ha anche risvolti sulla concorrenza e sul Conflitto d'interesse per eccellenza, ovvero quello dell'attuale Premier. Si tratta infatti di una norma "ad aziendam", che colpisce il principale concorrente privato (SKY) dell'azienda di proprietà del Presidente (Mediaset), proprio mentre Mediaset sta
calando e Sky sta crescendo. E' quello che sottolineano tutte le opposizioni, Pd, Idv e Udc, mentre il Governo si difende per bocca del sottosegretario all'Economia Luigi Casero: "A nessuno sfugge che l'incertezza del momento si porta dietro la possibilità di richiedere sacrifici anche a tutto il comparto televisivo. Non c'è dunque alcuna persecuzione o calcolo politico il governo va avanti nella consapevolezza che di fronte alla crisi globale dell'economia sia doveroso aiutare le famiglie e le imprese".

Ora, a parte che i "sacrifici" colpiscono direttamente gli abbonati, prima ancora che l'azienda, se dobbiamo richiedere questo sacrificio a "tutto il comparto televisivo", allora perchè non fare una tassa sulle TV private? Tra l'altro, in questo modo gli Italiani non verrebbero colpiti in nessun modo, nè direttamente nè indirettamente, dato che non ci sono abbonamenti da tassare o sui quali "scaricare" i costi di tasse applicate all'azienda.

E invece no, evidentemente a Qualcuno essere coerenti e avveduti non converebbe. E così, come al solito, ne paghiamo noi le conseguenze.

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Ma quale persecuzione
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2007


                              

Oggi l'immobiliarista Danilo Coppola, coinvolto in scandali economico-fiscali, che, almeno secondo la magistratura, ha causato danni al Paese per milioni e milioni di euro, si è letteralmente ricoperto di ridicolo.

Infatti, è scappato dall'ospedale di Frascati, dove era ricoverato in stato di custodia cautelare, salvo poi ripresentarsi in tv da SKY e quindi riconsegnarsi alla Polizia. Oltre alla ridicolezza del fatto, ancora più ridicola l'intervista, in cui Coppola dichiara di "essere perseguitato dalle televisioni". Ma quale persecuzione? Coppola, quando compare in TV, compare unicamente per i suoi presunti tentativi di suicidio. Magari le televisioni si occupassero dei presunti misfatti che avrebbe compiuto.

Persecuzione è quando le televisioni criminalizzano persone che magari non sono nemmeno indagate, basando presunte verità su semplici sospetti. Ma Coppola è indagato ed è stato messo in carcere.

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