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il blog di Francesco Zanfardino
Ipse dixit
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2009


                                             

Berlusconi, 20 Maggio 2009, in un'anticipazione del nuovo libro di Vespa, a proposito del giudice del processo Mills, Nicoletta Gandus: "Curioso sostenere, come fece la corte d'appello, che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d'imparzialità impostole dalla Costituzione. Ma un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparire tale".

Luigi Mazzella, 1 Luglio 2009, uno dei due giudici della Corte Costituzionale andati a cena con Berlusconi, dopo le polemiche dell'opposizione (Mazzella, con gli altri giudici della Corte, ad Ottobre giudicherà la costituzionalità del Lodo Alfano), replica con una lettera a Berlusconi: "(...) Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali (...) l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto".

Immagino che ora Berlusconi coerentemente ricuserà anche Mazzella, vero?

P.S. E pensare che la Gandus ha firmato dei banali appelli contro delle leggi di Governo, una contrarietà che poteva benissimamente espressa da giudici di sinistra come da giudici di destra. La Gandus non si è certo mai dichiarata nemica o amica di Berlusconi (magari lo può anche essere, ma ciò non si è mai palesato), Mazzella invece sì ...

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Eppure "Panorama" è suo ...
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2008


                                                     

Oggi è scoppiata un'ennesima polemica politica sulle intercettazioni. Stavolta nel mirino c'è l'ex-premier Romano Prodi, che secondo lo "scoop" di Panorama sarebbe implicato in una rete di "amicizie", ovvero avrebbe fatto e ricevuto favori per alcuni suoi parenti sfruttando la sua posizione pubblica. "Fatti di nessuna rilevanza nè giuridica nè penale", si è difeso Prodi; in effetti, le intercettazioni sono state trasmesse alla procura di Roma, che però ha aperto un fascicolo privo di ipotesi di reato e indagati. Il che è tutto dire sulla consistenza delle "accuse".

Ma, a prescindere dal discorso giuridico-penale, che spetta alla magistratura, vorrei fare un semplice ragionamento sulle dichiarazioni in merito del premier Berlusconi. Il quale è intervenuto in difesa di Prodi, dichiarando: "La pubblicazione di telefonate che riguardano Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà non è che l'ennesima ripetizione di un copione già visto. E' grave che ciò accada e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali". Difesa prontamente respinta da Prodi, che replica al premier dichiarando: "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

Ebbene, la domanda è semplice semplice: se davvero Berlusconi crede che questo tipo di intercettazioni non debba essere pubblicato, perchè non prende provvedimento contro Panorama, di sua proprietà? Perchè, per chi non lo sapesse, Panorama è di proprietà della Mondadori, a sua volta di proprietà della famiglia di Berlusconi. Il che lo si poteva capire anche dal nome del suo direttore, ovvero il fido Belpietro, già direttore de "Il Giornale" (sempre "di famiglia") e conduttore di una trasmissione di "approfondimento" su Canale5, e dei suoi editorialisti, tra cui gli onorevoli PDL Fiamma Nirestein, Bruno Vespa, Lino Jannuzzi, Paolo Guzzanti, oltre al fido consigliere Giuliano Ferrara e a Giorgio Forattini.

Coerenza vorrebbe che Berlusconi, promotore di un decreto ad hoc che vieta la pubblicazione delle intercettazioni e prevede il carcere per chi le pubblica (oltre al vero danno, ovvero l'impossibilità anche per la magistratura di effettuare intercettazioni per reati inferiori ai 10 anni), dia il "buon" esempio licenziando subito Belpietro e il giornalista autore dello "scoop". Volendo il discorso si potrebbe ampliare anche alle riviste di gossip di proprietà Berlusconi, o non sono forse quelle invasioni della privacy? Ma non è stato e a questo punto non sarà così, e quindi non posso non dar ragione a chi sostiene che il tutto rientri in una strategia del premier per far accettare universalmente "l'urgenza" di un decreto anti-intercettazioni, tentando di nascondere che così facendo si elimina un preziosissimo strumento d'indagine per la magistratura e quindi diminuisce il già precario sistema di lotta alla criminalità. Altro che Governo della sicurezza.

P.S. Da notare, poi, la correttezza istituzionale di Prodi che a differenza del premier non dice nemmeno una parola di rimprovero alla magistratura e anzi "autorizza" la pubblicazione di tutte le sue intercettazioni. Evidentemente non ha scheletri nell'armadio a differenza di qualcuno ... ah, ma no, ovviamente lui gode della protezione delle toghe rosse ...

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Sign for Si alle intercettazioni, difendiamo l'efficacia dell'azione della magistratura.

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