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il blog di Francesco Zanfardino
Fuori di test
post pubblicato in Diario, il 28 luglio 2009


                                      

I giornali di domani probabilmente apriranno con l'ennesima stronzata della Lega (scusate i termini, ma d'altronde sono loro stessi ad usare parole ben peggiori): introdurre un "test di dialetto" per i professori.

In realtà la proposta è ben peggiore di quella che già può sembrare: tale test riguarda più in generale "il livello di conoscenza della storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione in cui vogliono insegnare", ma soprattuto la Lega chiede che il suo superamento sia indispensabile per poter poi avere la possibilità di essere assunto.

Non commento la proposta. Si commenta ampiamente da sè. Intendo invece replicare con una contro-proposta: dato che per lorsignori leghisti per insegnare è necessario conoscere gli usi e costumi del luogo, converanno che i rappresentanti delle Istituzioni dovranno necessariamente conoscere ciò che dovrebbe essere il loro pane quotidiano, ovvero la Costituzione, e che quindi dovranno superare un test su di essa per poter accedere alle varie cariche. Inoltre, mi pare minimo che, successivamente, dovranno anche necessariamente presenziare alle varie festività nazionali, oltre che rispettare i simboli nazionali, a cominciare dal Tricolore e dall'inno. Mi pare il minimo, no? Facciamo 'sto scambio? Mi sa di no.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Hai ormai 62 anni ... ma dobbiamo ancora difenderti, cara Repubblica
post pubblicato in Diario, il 2 giugno 2008


                        

Oggi è il 2 Giugno, la Festa della Repubblica
. La nostra festa nazionale, insomma, che ricorda il momento in cui una ventina di milioni di cittadini e cittadine Italiani (per la prima volta a suffragio universale maschile e femminile) scelsero fra Monarchia e Repubblica. Ovvero fra chi ha portato allo scatafascio l'Italia, rimanendo indifferente all'instaurarsi del fascismo, e chi invece avrebbe poi portato a sessant'anni di pace e democrazia, seppur con i suoi difetti.

Quel referendum, vinto dalla Repubblica, inaugurò una nuova fase del nostro Paese, che ebbe una nuova Carta Costituzionale. Eppure, dopo una sessantina d'anni, la Repubblica è ancora minacciata. Chissà cosa direbbero, infatti, tutti coloro che morirono affinchè ci fosse questa svolta e i Padri Costituenti, di fronte al fatto che un terzo degli Italiani non sa perchè si festeggia il 2 Giugno, e che il 9% degli Italiani ha votato un partito che non si riconosce nel Tricolore e offende continuamente e ufficialmente la Repubblica Italiana?

Non sono cose di poco conto. Vuol dire che in questi 62 anni noi Italiani non abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere: i nostri padri e la scuola non sono riusciti a trasmetterci fino in fondo quei valori, quel senso di appartenenza, quel rispetto verso chi è morto per noi e la nostra democrazia. Se restiamo indifferenti davanti a chi offende ripetutamente i nostri simboli e le nostre istituzioni, o se non sappiamo più nemmeno il significato delle nostre feste, vuol dire che loro sono morti e hanno agito per niente.

Ma non bisogna arrendersi all'indifferenza. In questa giornata, e non solo, tutti coloro che hanno vissuto quegli anni turbolenti hanno il dovere morale di ricordare e raccontare, a costo di parlare al muro. E, in mancanza loro, la nostra scuola deve fornire una vera educazione civica. Vera, e non che rimanga limitata all'indicare nella lista dei libri un testo dedicato (mai comperato).

Bel discorso Fini ... peccato venga subito smentito
post pubblicato in Diario, il 30 aprile 2008


                       

Dopo l'elezione di ieri di Roberto Schifani a Presidente del Senato, arriva quella di oggi del leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, eletto Presidente della Camera. Il suo discorso inaugurale è stato equilibrato e condivisibile da tutti in molti aspetti, come d'altronde ha sottolineato lo stesso Presidente della Repubblica (e gli applausi dell'opposizione). Soprattutto l'elogio del 25 Aprile e del 1 Maggio, mai scontato da persone di destra. Mentre è scontato, da parte di un uomo di destra, l'elogio dei simboli nazionali come il tricolore.

A riguardo, Fini nel suo discorso ha detto: "Rivolgo un omaggio alla bandiera tricolore simbolo della nazione, in cui tutto il nostro popolo si riconosce". Ho pensato subito: "Che bello". Se davvero tutti i cittadini italiani si riconoscono nel tricolore, non sentirò più leader politici e futuri ministri della Repubblica fare dichiarazioni come: "Quando vedo il Tricolore mi inc*zzo", "Il Tricolore lo uso per pulirmi il c**o", "Il Tricolore lo metta nel cesso, signora", "Ho ordinato un camion di carta igienica Tricolore". E invece no. Subito dopo il discorso di Fini, uno dei futuri Ministri della Repubblica e leader di un partito di governo come la Lega Nord, ovvero Umberto Bossi, ha dichiarato: "L'Italia ha il Tricolore, la Padania ha la sua bandiera, verde e bianca". D'altronde, i deputati leghisti non avevano applaudito il passaggio del discorso di Fini sul tricolore.

Che dire. Evidentemente non tutti i cittadini italiani si riconoscono nel Tricolore, caro Gianfranco. E nemmeno tutti i parlamentari e i Ministri della Repubblica.
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