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il blog di Francesco Zanfardino
Uguali ma ancora diversi
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2009


                                         

Oggi si è svolta un'importante manifestazione, quella nazionale promossa dalle associazioni Lgbt contro l'omofobia. Importante non solo per il tema, ma anche per il suo carattere "storico": è infatti la prima volta che la comunità Lgbt sfila in una manifestazione nazionale che non sia un Gay Pride. Una piccola svolta, che può portare i temi della tutela dei diritti della comunità omosessuale al di fuori della stessa comunità, aprendosi magari, in un futuro non troppo lontano, ad una forte partecipazione del mondo eterosessuale.

Come infatti auspicavo in un post qualche settimana fa, nel periodo delle ripetute aggressioni omofobe, è necessario che anche gli eterosessuali si affianchino alla comunità Lgbt nella giusta lotta per i diritti civili, infatti, non avrà una reale efficacia finchè verrà portata avanti solo da chi manca di quei diritti. In fondo, Martin Luther King e il movimento degli afro-americani non avrebbe ottenuto reali risultati contro la discriminazione razziale, se non fosse riuscito a coinvolgere anche gli americani "bianchi" nella sua lotta.

Eppure l'Italia probabilmente non è ancora pronta. Già il fatto che alla manifestazione di ieri, che non era nemmeno un Pride, ci sia andato solo uno dei tre candidati alla guida del Partito principale dello schieramento progressista (Ignazio Marino - e questo dovrebbe far riflettere anche in generale sulla scelta degli elettori PD per le Primarie), la dice lunga. Ma, al di là della politica, la domanda è questa: noi eterosessuali siamo pronti a battagliare pubblicamente per i diritti Lgbt? Molti sicuramente sì. Ma la candid camera delle scorsa puntata delle Iene mi fa venire molti dubbi sulla disponibilità e sulla mentalità della maggioranza degli Italiani.

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Sempre sia lodato?
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2009


                                                        

Secondo l'Avvocatura dello Stato il lodo Alfano è una legge "non solo legittima, ma addirittura dovuta" perchè, in sua assenza, "ci sarebbero danni a funzioni elettive (...) quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso, con danni in gran parte irreparabili".

Ora, sul lodo Alfano è stato detto praticamente di tutto, da una parte e dall'altra. Ma sostenere la sua legittimità paventando le dimissioni di Berlusconi e soprattutto sostenendo che sarebbero un "danno irreparabile", sinceramente, mi sembra un po' azzardato. E soprattutto un po' inconsueto da parte di un Avvocatura che dovrebbe difendere gli interessi dello Stato, non di Berlusconi, e usare argomenti giuridici, non politici.

Comunque, a mio modesto parere, il 6 Ottobre la Corte non potrà che bocciare il lodo Alfano, poiché è in pratica la fotocopia del già bocciato lodo Schifani. La sentenza della Corte del 2004, infatti, bocciò per illegittimità costituzionale tutti e tre i commi del primo articolo della legge 140/2003 (il lodo Schifani). Ma, come chiunque di voi può verificare, la nuova legge 124/2008, il lodo Alfano, contiene nel suo articolo unico tutto ciò che era scritto nell’articolo 1 della Schifani. Dubito che la bocciatura dipendesse dall’ordine delle frasi … dunque la bocciatura dovrebbe praticamente essere un automatismo.

D’altronde, l’articolo 3 della Costituzione parla chiaro: tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge.  Anche se qualcuno vuol pretendere di essere più uguale degli altri.

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Garantismo a corrente alternata
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2009


                                                 

La vicenda dello "stupro della Caffarella", con i due romeni arrestati ma poi scagionati dal DNA, insegna che bisogna sempre essere attenti quando si punta il dito contro qualcuno, e aspettare il giusto processo. Anche quando sembra il colpevole più ovvio. E dovrebbe insegnare a certi giornalisti che prima di scrivere titoloni del tipo "Ecco le belve romene", dando per certo ciò che certo non è, bisognerebbe riflettere. Specialmente quando si tratta di casi così mediatici, che possono rovinare la reputazione delle persone.

Ma la cosa che mi fà più indignare è che gli stessi giornalisti che titolano in maniera così pesante su questi casi, e gli stessi politici che chiedono ai magistrati di essere meno "perdonisti" (come detto dalla Carfagna oggi), spesso sono gli stessi giornalisti e gli stessi politici che fanno i "garantisti" quando nel mirino della magistratura sono i politici. E che gridano al "giustizialismo", alle "toghe rosse" quando qualche magistrato indaga su qualche politico, o quando qualche altro politico o cittadino denuncia la leggi fatte per salvare qualche politico ... per non parlare dello stracciamento di vesti quando qualche politico viene mandato agli arresti domiciliari, per non parlare degli incarceramenti (rarissimi)!

Politici e privati cittadini sono la stessa cosa. Siamo tutti uguali dinanzi alla legge, anche se qualcuno sembra esserselo dimenticato. Si può essere garantisti, si può essere giustizialisti, così come si possono essere tutte le posizioni intermedie fra questi due estremi: ma non si può essere garantisti per pochi, e giustizialisti per molti. A meno di non perdere la faccia e la coerenza, ma in questo Paese evidentemente l'incoerenza premia.

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