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il blog di Francesco Zanfardino
Il PD sostenga il referendum elettorale
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2011


E' ufficialmente partita la campagna referendaria "Firmo, voto, scelgo" coordinata dall' on. Arturo Parisi (Pd) e sostenuta, attualmente, da Italia dei Valori e Sinistra Ecologia Libertà, oltre a varie sigle associative. I due quesiti proposti si propongono entrambi di eliminare l'attuale legge elettorale, denominata "legge porcata" dal suo stesso autore (Calderoli), il primo proponendo un'abrograzione totale della legge, il secondo proponendone un'abrograzione parziale, volta ad eliminare le "nuove disposizioni" introdotte dalla Legge Calderoli sul sistema elettorale.

Due quesiti per lo stesso obiettivo, ovvero eliminare del tutto il "Porcellum", senza pasticci, e tornare così alla vecchia legge elettorale, il cosiddetto "Mattarellum" (dal nome dell'estensore, Sergio Mattarella), che prevedeva l'elezione del 75% dei parlamentari tramite collegi uninominali (l'Italia veniva divisa in TOT territori che eleggevano TOT candidati, venendone eletto quello che riceveva più voti in ogni singolo collegio) e il 25% in maniera proporzionale fra tutti i partiti che avessero ottenuto almeno il 4% dei voti su scala nazionale. Un sistema misto, insomma, a tendenza maggioritaria (e quindi bipolarista, favorendo il costituirsi di due schieramenti maggiori) ma con un correttivo proporzionale per salvaguardare i partiti fuori dai "poli" (anche se c'è uno sbarramento piuttosto alto).

Sia chiaro: non è propriamente questo il mio modello ideale di legge elettorale. Io sono più per una correzione dell'attuale legge elettorale (che è un proporzionale con premio di maggioranza), reintroducendo le preferenze, sostituendo gli attuali sbarramenti unici con sbarramenti multipli e "graduali" (che taglino la "cifra elettorale" dei partiti minori, favorendo i partiti maggiori senza cancellare quelli minori), superando la divsione regionale dei seggi al Senato e introducendo una "scheda unica" per Camera e Senato (per evitare il formarsi di maggioranze diverse fra Camera e Senato), abbassando l'età minima per candidarsi alla Camera ecc. ecc. Tutte cose che dovrei spiegare più nel dettaglio, ma il concetto è che per me una buona legge elettorale deve garantire, o comunque tendere a garantire, almeno due cose fondamentali: la maggioranza in Parlamento a chi vince le elezioni  e il rapporto eletto-elettore.

La legge che uscirebbe dal referendum rispetterebbe entrambe le esigenze: i collegi, infatti, garantiscono per definizione il rapporto fra l'eletto e l'elettore, o meglio il territorio (l'elettore infatti non "sceglie" il suo rappresentante preferito del partito, che è comunque imposto dall'alto ... questo verrebbe garantito dalle preferenze), e favoriscono (ma non garantiscono, come farebbe il premio di maggioranza) il formarsi di maggioranze in Parlamento. Questo a differenza dell'altro referendum che era stato proposto quest'estate, il cosiddetto "referendum Passigli", che reintroduceva sì le preferenze, ma eliminava il premio di maggioranza e quindi consegnava l'Italia a derive neocentriste e partitocratiche, con annesso fortissimo rischio di ingovernabilità (la prima Repubblica, insomma), maggiore che negli altri sistemi elettorali.

Ecco perchè sostengo "Firmo, voto, scelgo". Non ne uscirebbe quella che per me è la legge elettorale migliore, ma si tratterebbe comunque di una buona legge elettorale che ci restituirebbe una politica più attenta alle esigenze dei cittadini e soprattutto più "controllata" dai cittadini, con meno rischi di ritrovarci parlamentari catapultati e trasformisti. E soprattutto si tratta dell'unica vera possibilità di evitare di rivotare di nuovo nel 2013 con la legge "Porcata", a meno di non voler credere che questo Governo cambierà la legge elettorale (ci vuole molto ottimismo per crederci).

Ecco perchè vorrei che il principale partito d'opposizione, ovvero il Partito Democratico, sostenga la campagna referendaria. E' vero, il PD ha una sua proposta di legge, che tra l'altro è una buona legge, una buona mediazione fra le proposte dei vari partiti (perchè sarebbe sempre auspicabile che le regole del gioco si scrivano insieme); ma, in fondo, la legge proposta del PD non è poi così enormemente diversa dal Mattarellum (ne aumenta la quota proporzionale dal 25% al 50% e introduce il "ballottaggio" nei collegi uninominali; la differenza, in sostanza, si riduce di un po' la spinta "bipolarista" del Mattarellum accontendando le esigenze dei "terzopolisti") e soprattutto, dicevo, per essere realizzata necessiterebbe di una assai improbabile approvazione in Parlamento. Non a caso buona parte del Partito (Bindi, Veltroni, Castagnetti, ecc.) sosteneva questo referendum abrogativo del Porcellum, prima di lasciare solo Arturo Parisi perchè in Direzione Nazionale si era trovato l'accordo sulla proposta di legge.

Allora, se davvero il PD vuole evitare a tutti i costi che si voti alle prossime elezioni con il "Porcellum", scelga la strada più concreta, ovvero il referendum, nonostante non aderisca perfettamente al proprio programma elettorale. Anche perchè, nonostante le difficoltà (bisogna raccogliere 500.000 firme entro Settembre, inoltre bisognerà vedere se la Cassazione accetterà la possibilità di abrogare interamente la legge elettorale), credo che alla fine il Referendum si farà e il PD si vedrà comunque costretto a sostenerlo, come già successo agli scorsi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento.

Non varrebbe la pena, una volta tanto, essere furbi (oltre che intelligenti) e sostenere le cose giuste fin da subito, anzichè lasciarsi sempre dominare sempre da strategismi, tecnicismi e "palazzismi" che si sono sempre dimostrati fallimentari?

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Referendum? Referendum!
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2011


E' assurdo che, a meno di 50 giorni dalla consultazione referendaria, non si sappia ancora se i cittadini avranno il diritto di esprimersi su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento. L'incertezza regna sovrana, tra la sospensione "furbastra" del piano nucleare e i tentativi di fare lo stesso con il decreto Ronchi sull'acqua e, chissà, magari anche sul legittimo impedimento.

Evidentemente è proprio a questa incertezza che il Governo punta per inficiare il più possibile il risultato dei quattro Referendum del 12 e 13 Giugno. Soprattutto, per il Governo, bisognava evidentemente affossare il Referendum sul nucleare che, sull'onda degli avvenimenti di Fukushima, avrebbe portato tantissima gente a votare e avrebbe quindi comportato, con ogni ragionevole evidenza, la vittoria anche di quello e degli altri referendum: una vera e propria mazzata agli interessi delle lobby dell'energia e dell'acqua privatizzata (e quindi del mondo politico da loro finanziato), oltre che a quelli tutti personali del Premier in materia di legittimo impedimento.

Bisogna fermarlo, dicevamo, anche al costo della clamorosa retromarcia del Governo su uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero il "ritorno al nucleare" e alle sue "meraviglie". Una retromarcia ovviamente "tattica", non per puro convincimento ideale, come lo stesso Berlusconi ha candidamente ammesso: "Il nucleare è il futuro, il nucleare è sempre la scelta più sicura. Solo che se fossimo andati oggi a quel referendum il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni".

Parole del genere, altrove, avrebbero probabilmente comportato le dimissioni o, quantomeno, lo sconcerto di tutte le Istituzioni garanti e una campagna di pubblico ludibrio da parte di tutta l'opinione pubblica. Una tale spudorata offesa alla democrazia e alla volontà popolare, tra l'altro da parte di chi ha fatto della volontà popolare un vero e proprio "mito" in questi anni, non sarebbe passata liscia in Francia o Germania. Da noi, invece, "assuefatti" come siamo alle sparate di Berlusconi, al massimo c'è stata la protesta delle opposizioni politiche. E la cosa passerà liscia, visto che la Consulta dovrebbe (a scanso di interpretazioni tanto giuste quanto improbabili), in caso di approvazione del "decreto omnibus" nel quale è stata inserita la "sospensione" del piano nucleare, eliminare anche il referendum sul nucleare.

Allora mi appello innanzitutto alle Istituzioni garanti, e quindi in primis al Presidente della Repubblica. Perchè Giorgio Napolitano è il garante della Costituzione e della democrazia e NON PUO' consentire una simile presa per il culo della democrazia: quindi, appena il "decreto vergogna" gli arriverà fra le mani, DEVE fermarlo non appendogli la firma. E poi, magari, successivamente promuovere anche un dibattito socio-politico sull'opportunità di riformare la disciplina referendaria, per vari motivi tra cui anche questo di evitare simili scempi.

Purtroppo Napolitano è lo stesso che ha firmato il Lodo Alfano e il "decreto interpretativo" sulle elezioni in Lazio, quindi non è che sia da fidarsi al 100%. Pertanto l'appello più grande lo faccio agli Italiani, chiedendo di manifestare tutto lo sdegno nei confronti di questo Governo antidemocratico sia nelle urne amministrative sia, soprattutto, nelle urne dei Referendum del 12 e 13 Giugno (almeno quelli che rimarranno). Mandiamoli a casa!

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Comiche finali / 3
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2010


                                             

Se questo è il popolo che voleva vedersi garantito il diritto al voto, beh, la Bonino vincerebbe anche con dieci liste PDL in gara. Evidentemente, il "popolo" è stanco di sentirsi strumentalizzato per le colpe dei suoi dirigenti ...

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Inopportuno a metà
post pubblicato in Diario, il 11 novembre 2009


                                           

Dopo che è finalmente arrivata la richiesta di arresto per Nicola Cosentino, relativamente ai suoi rapporti con il clan dei Casalesi denunciati da almeno cinque diversi pentiti, e secondo uno dei quali Cosentino è "un uomo a disposizione dei Casalesi", la politica italiana ha scoperto il valore della "insospettabilità".

Infatti, ora tutti dicono, compresa la maggioranza, che anche se Cosentino sarà innocente fino al giudizio definitivo, è "inopportuno" che si candidi alla Presidenza della Regione Campania. Meglio tardi che mai, visto che la richiesta di arresto era in fondo solo una formalità, di fronte ad un quadro indiziario già chiaramente emerso ... comunque, era una posizione sopportabile. Mentre candidare alle elezioni una persona che se non era parlamentare sarebbe stata arrestata per concorso esterno in associazione mafiosa non è affatto sopportabile, e sarebbe stato uno schiaffo alla decenza e alla dignità della Campania.

Vedremo se Cosentino davvero non verrà candidato. E vedremo chi verrà candidato al suo posto, visto che la camorra non ha certo in Cosentino l'unico suo riferimento nel centrodestra (e il centrosinistra campano certo non è immune da collusioni). Intanto, il centrodestra, e anche certi settori dell'opposizione sempre pronti a collaborare quando si tratta di salvaguardare i propri interessi, avranno il primo banco di prova alla Camera, quando si discuterà dell'autorizzazione per l'arresto di Cosentino, che è anche parlamentare. Lì vedremo se c'è davvero volontà di andare fino in fondo a questa vicenda. Resta un dubbio: se ora Cosentino non può candidarsi alla guida della Campania, perchè può invece continuare a gestire i nostri soldi come sottosegretario all'Economia?

P.S. Intanto, aderiamo in massa a "Vogliamo Roberto Saviano Governatore della Campania", gruppo nato su Facebook e che in pochi giorni ha raccolto ben oltre 3mila iscritti. Sicuramente non dovremmo doverci affidare a dei "simboli" per avere una buona amministrazione della cosa pubblica: ma, visto il livello della politica campana, forse è meglio che a guidarci ci siano scrittori coraggiosi anzichè politici di professione ma senza coraggio.

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Riciclaggio degli eletti
post pubblicato in Diario, il 9 ottobre 2009


                                                 

Della faccenda dello scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni camorristiche vi ho già parlato più volte. Ebbene, è andata a finire che la Giunta è decaduta per dimissione dei consiglieri di maggioranza, che hanno deciso così di "farla finita", su richiesta del Sindaco e della Giunta sotto accusa.

Gesto nobile? Bè ... diciamo piuttosto gesto furbo. Ora, infatti, Fondi andrà a nuove elezioni subito, a Marzo, scampando così definitivamente il pericolo di uno scioglimento per camorra. Cosa che avrebbe comportato qualche anno di commissariamento, e quindi nel frattempo si sarebbero chiarite maggiormente le connivenze della Giunta con le mafie. Ma soprattutto avrebbe automaticamente impedito a consiglieri e assessori coinvolti di essere ricandidati alle elezioni.

Ora invece probabilmente si assisterà ad un vero e proprio "riciclaggio di eletti" che getta molte ombre sulla regolarità delle prossime elezioni e pericoli di inquinamento del voto da parte della camorra. Senza pensare che, in un Italia dove non ci si fa problemi a votare condannati per mafia e persone che tentano in tutti i modi di scampare alla legge, un eventuale voto favorevole al centrodestra (in una terra storicamente di destra) verrebbe fatto passare come un "salvacondotto" davanti al quale la Giunta non dovrebbe più giustificarsi di nulla. Speriamo bene.

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Selbstmord
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2009


                                             

Il risultato delle elezioni tedesche si apre a molteplici considerazioni, utili anche per un giudizio sullo scenario italiano.

Innanzitutto il tracollo della Spd e il successo della Merkel dimostrano l'assurdità della scelta della Grosse Koalition fatta dai socialisti tedeschi quattro anni fa. E' facile parlare col senno di poi, dirà qualcuno, ma era chiaro come il sole che accettare di governare assieme agli avversari storici, ma soprattutto farlo per un'intera legislatura e cedendo la leadership al loro leader, avrebbe poi comportato la debacle del voto di ieri. La motivazione della "senso di responsabilità" nei confronti del Paese è lodevole, ma pessima dal punto di vista elettorale: una volta fatta quella scelta, infatti, la Spd non poteva che sostenere lealmente e senza polemiche la cancelleria Merkel, ottenendone sì in cambio adeguati spazi politici e una politica di governo moderatamente di centrosinistra, ma regalandone tutti i meriti inevitabilmente alla Merkel. Si dirà: ma nel 2005 o si faceva quella scelta, o la Germania non avrebbe avuto un Governo (oddio, erano possibili delle coalizioni alternative, ma disomogenee, esigue e quindi molto instabili). Ok, ma la Spd avrebbe dovuto scegliere un'altra strada: un governo istituzionale, guidato da una figura il più possibile esterna ai due partiti (che così non si prendono meriti e demeriti dell'azione di governo), con la missione di portare avanti la Germania giusto il tempo di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario. Invece la Spd ha scelto un'altra strada, che per qualcuno è il fallimento della "Terza Via", ovvero quella stagione europea inaugurata negli anni Novanta da Tony Blair e che consiste nella ricerca di un modello alternativo di sinistra, slegata dagli estremismi ed aperta ad altri elettorati oltre a quelli tradizionali. Io non sono d'accordo, poichè una cosa è la sacrosanta ricerca della "Terza Via" (anzi, spero che la Spd evolva nella direzione tracciata in Italia dal PD - inteso però come progetto politico, non come l'incarnazione attuale che non è proprio il massimo), un'altra è l'inciucismo politico, per quanto "responsabile", con i propri avversari.

Tornando alla legge elettorale, proprio su questo c'è una considerazione da fare: il fatto che le coalizioni di governo vengano determinate dopo il voto è una conseguenza inevitabile della legge elettorale tedesca, che è proporzionale (senza però averne nemmeno i vantaggi, ovvero la maggiore rappresentatività del voto degli elettori, perchè con quello sbarramento del 5% la distorce lo stesso, e non di poco). Va assolutamente cambiata, e spero che la nuova Spd, viste le disastrose conseguenze subite sulla propria pelle, ne faccia una propria battaglia politica.

E qui arriviamo all'Italia, e all'insegnamento che il centrosinistra italiano dovrebbe trarre dal voto tedesco. Non è certo un mistero che la mozione Bersani, dai più ritenuta la vincitrice delle Primarie del PD, sostenga il modello tedesco, sia sulla legge elettorale che sulle coalizioni allargate, anche a partiti conservatori come l'Udc (anche se oggi si cerca di farla passare come forza "riformista", Casini è stato alleato di Berlusconi per più di un decennio, fa politiche per lo più conservatrici ed è dichiarato conservatore ed ha sostenuto McCain anche quando si faceva la corsa, anche a destra, per sostenere Obama). D'altronde, i ripetuti flirt tra D'Alema, Letta e Casini non sono certo casuali. Così come non è casuale che l'UDC faccia battaglia per una legge elettorale alla "tedesca": con quel modello elettorale in vigore, infatti, nè il centrodestra nè il centrosinistra avrebbero i numeri per governare, e l'UDC coronerebbe il suo sogno di essere l'ago della bilancia, o peggio ancora di guidare un governo istituzionale. Ora la domanda è: di fronte al voto tedesco, certi dirigenti del centrosinistra impareranno la lezione o continueranno a perseguire logice suicide come quelle della Spd tedesca? Ai posteri (ed ai votanti delle Primarie) l'ardua sentenza.

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In fin dei conti
post pubblicato in Diario, il 9 giugno 2009


                                             

Dopo la scorpacciata elettorale, che a più di tre giorni dall'apertura dei seggi domina ancora a stragrande maggioranza nei notiziari italiani (giustamente), è il momento delle riflessioni sui risultati del voto. Provo ad elencare umilmente le mie: cominciamo dal voto europeo.

I dati ci consegnano un'Italia, in fin dei conti, non molto diversa dal voto di un anno fa (completamente sovrapponibile, visto che riguardano entrambi tutta l'Italia), almeno come equilibrio di schieramenti. Alla fine la distanza tra le coalizioni di due anni fa è sempre del 9%, e quello che hanno perso (un 1% ciascuno), assieme a quello perso dall'Autonomia (rispetto a Mpa e Destra), è un po' andato alle sinistre e un po' all'UDC. Senza grandi stravolgimenti dei rapporti di forza. Quelli che cambiano davvero sono i rapporti di forza nelle coalizioni. Il PD è al 26%, l'IDV all'8% e i Radicali al 2%; il PDL è al 35% e la Lega è al 10%. C'è quindi un indebolimento del bipartitismo, dovuto probabilmente ad un voto di protesta: molta gente che votò PDL nel 2008 è rimasta un po' delusa da Berlusconi ed affascinata dalle politiche della Lega (soprattutto il presunto successo nella lotta ai clandestini), mentre molta gente che votò PD è rimasta molto, ma molto delusa del PD e ha votato Di Pietro. Alcuni sono rimasti proprio delusi in generale dall'opposizione e dal governo nel loro complesso, e si sono astenuti, o hanno votato rispettivamente Sinistre e UDC.

Ma la tendenza all'astensionismo/voto-di-protesta era ampiamente previstaIl problema è che era previsto anche una migrazione di voti fra gli schieramenti. Ovvero che molti voti sarebbero passati dal centrosinistra al centrodestra, oppure che la spinta astensionistica sarebbe stata molto più forte nei primi. Il che avrebbe portato ad un PDL al 40%, e un centrosinistra nel complesso molto più debole di un anno fa. Non è successo, e questa è una cattivo risultato per Berlusconi, che su questo aveva puntato molto: tutti lo abbiamo sentito garantire il 40% e puntare al 45%, tutti l'abbiamo sentito zittire le opposizioni dicendo che il 70-75% degli Italiani gli dava fiducia. E invece proprio il PDL non solo non ha fatto il balzo, ma è addirittura arretrato. Non solo: il voto europeo ha addirittura fatto del PD la forza progressista più forte d'Europa (il che la dice lunga sullo stato di salute del progressismo in Europa ...), proprio mentre Berlusconi chiedeva un voto agli Italiani per il PDL perchè così sarebbe stato il partito più forte del PPE e avrebbe espresso il presidente del parlamento Europeo, e quindi il voto agli altri partiti era inutile (invece ora si ritrova scavalcato da tedeschi e polacchi).

Diversa la situazione del dato amministrativo: qui il centrodestra ha ottenuto un buon risultato, anche se non la "vittoria schiacciante" decantata dai media e dal centrodestra per mascherare il brutto risultato delle Europee. Bisogna sempre tener conto, infatti, che se il centrodestra oggi ha strappato molte province e Comuni al centrosinistra è perchè quest'ultimo nel 2004 ne strappò molte al centrodestra: erano altri tempi, Berlusconi era al governo da 3 anni e c'era un forte vento di antiberlusconismo che fece sì che anche tantissime amministrazioni roccaforti del centrodestra (persino in Lombardia e Veneto) andassero al centrosinistra, per un totale di 50 a 9 (quella sì, una vittoria schiacciante). Invece ora il centrodestra ha strappato solo qualche roccaforte della sinistra, come la provincia di Macerata e le province della Campania (ma queste ultime anche per le ben note vicende, ed in ogni caso lo stesso non è avvenuto per i Comuni campani). E in alcuni territori storici del centrodestra, che nel 2004 la sinistra strappò per miracolo, vanno addirittura al balottaggio, come la provincia di Milano. Ciò non toglie che il risultato sia buono per il centrodestra, ma bisogna dire le cose per bene. Inoltre, il dato amministrativo dà anche un'altro importante esito: dove è protagonista la Lega, si vince. I candidati del PDL difficilmente sfondano nell'elettorato di sinistra, a differenza dei candidati della Lega, che hanno tutti vinto al primo turno. Questo perchè la Lega è molto radicata nel territorio rispetto al PDL ed è più credibile del PDL sulle tematiche che sfondano anche nell'elettorato di sinistra, in primis la sicurezza.

Traiamo le somme, dunque. Innanzitutto il PDL, per riprendersi i voti della Lega, deve radicarsi maggiormente sul territorio e non puntare più solo sulla persona di Berlusconi; sul tema della sicurezza, invece, non c'è molto da fare, in quanto la Lega rimarrà sempre più credibile. Il PD, invece, deve dare vita ad un profondo rinnovamento delle sue classi dirigenti, incapaci di fare bene l'opposizione (e con questo non dico che la devono fare come Di Pietro, che è un opposizione solo anti-berlusconiana e non globale, insomma senza un'idea di Paese) ed essere ancora più credibile sulla questione morale, altrimenti Di Pietro continuerà a prendersi i suoi voti.

E, su questo, dirò qualcosa domani. Analizzando i dati delle preferenze alle Europee.

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Perchè voto PD
post pubblicato in Diario, il 5 giugno 2009


                                         

Come tutti saprete, domani e dopodomani si vota per le Elezioni Europee, e in gran parte d'Italia anche per le Comunali e le Provinciali. Tra le dodici liste che si presentano nella mia circoscrizione, l'Italia Meridionale, voterò quella del Partito Democratico.

E' una scelta convinta, perchè il PD è il progetto in cui mi riconosco: una forza di centrosinistra, scevra dalle vecchie ideologie, che prende delle tradizioni che la precedono solo le migliori qualità e che vuole proiettare l'Italia nel futuro, con la sua idea di Paese innovativa in tutti i campi della società, dall'economia all'ambiente, dal lavoro ai diritti; un progetto di innovazione che riguarda anche la politica, cambiando anche il modo di fare politica. D'accordo, questo progetto non si è ancora del tutto realizzato: forse un anno e mezzo è un tempo insufficiente, forse (e soprattutto) le attuali classi dirigenti non sono capaci di portare avanti questo progetto senza divisioni e senza lotte di potere ... però il progetto è giusto e va sostenuto. Per questo, come voto di preferenza, farò una specie di "voto di protesta": voterò solo esponenti della cosiddetta "società civile", che non sono granchè coinvolti nel sistema partitico: in primis Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino che vive sotto scorta per le minacce ricevute dai boss per le sue cronache "scomode" di camorra; poi Cinzia De Marzo, specialista in materia comunitaria, e Elvira Matarazzo, avvocato (anche se questi due ultimi nomi sono un po' forzati, in quanto come altri candidati non partitici c'era solo l'imprenditore pugliese Gerardo De Gennaro, ma ho deciso di aiutare la rappresentanza femminile con tre voti "rosa").

D'altronde, non potrei votare, per ovvi motivi, liste di estrema destra come la Fiamma Tricolore e soprattutto Forza Nuova, con i loro messaggi violenti e xenofobi; non potrei votare partiti che rappresentano egoismi territoriali ed interessi localistici come la Lega Nord (che tra l'altro persegue anche politiche xenofobe e spregiative nei confronti del Meridione e dei simboli dell'Italia) o la lista dell'Autonomia (che tra l'altro è anche una accozzaglia senza senso di partiti diversi e distante tra loro; non potrei votare per un "non-partito" come il Popolo delle Libertà, che in tutto e per tutto è rappresentato dalla sola figura di Berlusconi, e che cerca (riuscendoci, almeno per ora) di truffare gli Italiani con una politica demagogica, basata sui sondaggi e non sul bene del Paese; non potrei votare liste che di hanno una concezione di sinistra a tratti idealista e a tratti conservatrice come PCL, Rifondazione o Sinistra e Libertà (anche se quest'ultima è già più vicina alla mia idea di Paese); non potrei votare per l'Italia dei Valori, che pecca come il PDL di troppo personalismo e che basa le sue fortune politiche solo sull'anti-berlusconismo e sull'anti-politica, senza contrapporre un'idea di Paese (e senza, infatti, strappare voti al centrodestra); non potrei votare per l'Unione di Centro, un partito che ha una visione confessionale della politica e che ha troppi legami, come il PDL, con un modo clientelare di gestire la cosa pubblica (se non addirittura colluso, vedasi caso Cuffaro), e che ha fatto la scelta di comodo di stare al centro per barcamenarsi, al momento giusto, con chi conviene a seconda delle convenienze; non potrei votare per il Liberaldemocratici, anche se portano avanti alcuni temi convincenti, perchè è difficile fidarsi di chi prima è stato con Prodi poi con Berlusconi e poi nuovamente contro Berlusconi (il tutto nel giro di pochi mesi); non potrei votare i Radicali, anche se me ne dispiace (perchè sono gli unici a contrapporsi davvero ad un certo modo di fare politica, e gli unici che, complessivamente come partito, in questi anni hanno davvero lavorato come Parlamentari Europei), perchè li trovo troppo estremistici su certi temi, e poi hanno una concezione liberista sull'economia e sullo stato sociale che non condivido ... però mi auguro davvero che ce la facciano a raggiungere il 4%.

E questo solo per fare uno stringato elenco delle motivazioni per cui voto PD e non altre liste (altre motivazioni, per esempio, sono di carattere etico, come la presenza di condannati in lista o di persone ineleggibili). Quanto a voi ... faccio sì un "appello al voto", ma non tanto per il PD (ognuno deve giudicare da sè, l'importante è che voti con la coscienza di quello che sta facendo, e purtroppo per la pessima informazione che abbiamo in Italia difficilmente accadrà per molti Italiani), quanto per il voto in se stesso. Votare è fondamentale, è un diritto per il quale tanti italiani hanno lottato, ed è l'unico strumento che abbiamo per poter cambiare, anche minimamente, le cose in Italia. Non votare vuol dire non avere poi il diritto di lamentarsi. Pensiamoci bene.

Buon voto.

P.S. Per le provinciali di Napoli voterò PD, e soprattutto il prof. Nicolais, scienzato noto nel mondo, come Presidente della Provincia di Napoli. Anche se temo vincerà, senza nemmeno andare al ballottaggio, il candidato del centrodestra Cesaro, una persona che nemmeno sa parlare italiano, senza programmi e soprattutto con ombre sui suoi rapporti con la camorra. Inorridisco al solo pensiero, ma putroppo è la democrazia.

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Casa nostra
post pubblicato in Diario, il 24 maggio 2009


                                               

Berlusconi e la mafia. Un capitolo oscuro, mai trattato in Italia con l'attenzione dovuta a faccende così importanti che riguardano un pluri-Presidente del Consiglio. Eppure, il materiale c'è. Citando a memoria: Vittorio Mangano, pluricondannato per fatti di mafia e non, che ha prestato servizio a casa Berlusconi e definito da questi "un eroe"; Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi e pluricondannato anch'egli, tra cui una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, riguardante i rapporti tra Forza Italia e la mafia siciliana, e nella cui sentenza si dice chiaramente che Dell'Utri era l'intermediario fra Berlusconi e Cosa Nostra; i fatti descritti nel libro di Travaglio "L'odore dei soldi", circa le origini delle fortune di Silvio Berlusconi, che tratta anch'esso dei rapporti fra Berlusconi e la mafia (con riciclaggio del denaro sporco della mafia), e contro il quale Berlusconi perse la querela che intentò a Travaglio, poichè i fatti descritti nel libro sono basati su fonti documentate; Berlusconi che definisce il concorso esterno in associazione mafiosa una "stortura inaccettabile in uno Stato di diritto"; l'ultima intervista ufficiale a Borsellino prima di essere ucciso, nella quale si parla dei rapporti fra la mafia, Dell'Utri, Mangano e Berlusconi, intervista di fatto censurata dalla televisione italiana se non per una fugace apparizione su RaiNews24 e al Raggio Verde di Santoro.

Di fronte a questi fatti, al di là delle loro implicazioni giudiziarie, in un Paese normale il mondo dell'informazione porrebbe domande, e di conseguenza la società civile si porrebbe domande. Invece questo in Italia non avviene e, anzi, le poche persone che coraggiosamente ne parlano vengono censurate. Con la contraddizione che se ne parla più all'estero che in Italia ...

E allora sono un po' stanco di certi servizi retorici che i media periodicamente ci propinano in occasione di celebrazioni ed anniversari degli "eroi di mafia", come l'anniversario dell'uccisione di Falcone celebrato ieri. Per sconfiggere la mafia non può bastare l'eroico attivismo dei pochi coraggiosi che mettono a rischio la propria vita per il proprio Paese: serve una politica pulita che rompa i legami con la mafia e una società che scelga coscientemente una classe dirigente libera da collusioni e capace di ingaggiare una seria lotta alla mafia. Ma, soprattutto, serve un'informazione che faccia il proprio mestiere, facendo sentire il fiato sul collo a mafiosi e politici collusi, con il coraggio di fare inchieste sui rapporti fra politica e mafia, chiedendosi se certi politici sono "mafiosi" o no. Come faceva ad esempio "la Padania" ai tempi in cui la Lega Nord era "libera", o perlomeno sembrava volerlo essere.

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Fuorise...ggio
post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2009


                                                  

Più di 250mila. Sono gli studenti "fuori-sede" in Italia, ovvero tutti quei ragazzi che per frequentano Università lontane dai luoghi di origine: quasi il 20% della popolazione universitaria italiana. Studenti che alzano la voce perchè, tra le loro tante difficoltà, c'è quella di dover tornare a casa per votare. E così esercitare il più elementare diritto della democrazia diventa un viaggio stancante, ma soprattutto dispendioso. Così che migliaia di ragazzi rinunciano a scegliere chi deve gestire il loro futuro.

E' nato così il comitato "Io voto fuorisede", che chiede alle istituzioni Italiane, attraverso una petizione, di prodigarsi affinchè il diritto al voto e le campagne anti-astensionismo non siano parole al vento, ma concrete azioni legislative. Prevedendo il voto per delega o per corrispondenza, ad esempio, come previsto in tantissimi paesi europei, ed a dire il vero anche dall'Italia (quello per corrispondenza), ma solo per quanto riguarda il voto estero. Con il paradosso che è più facile votare per un'italiano all'estero che per uno studente fuori sede. O anche per un lavoratore fuori sede, che affronta gli stessi problemi.

Ma la realtà è ancora più grave di quella descritta dall'articolo di Repubblica.it da cui ho tratto il contenuto di questo post. Infatti, l'autore, evidentemente per una distrazione, non si è accorto che il comitato e la sua petizione sono nate non quest'anno, ma nel 2008, a ridosso delle elezioni Politiche. E quindi, nonostante sia passato un anno, non è cambiato un bel nulla.

Per quel che conta, allora, firmo anch'io la petizione, e invito voi tutti a farlo. Secondo l'art.48 della Costituzione "votare è dovere civico", ma anche "un diritto che non può essere limitato". E' bene che i nostri governanti non se lo dimentichino quando c'invitano (giustamente) a non lasciarci prendere dall'astensionismo.

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Quote rosa ...
post pubblicato in Diario, il 17 maggio 2009


                                                   

Oggi il Kuwait ha compiuto un importante passo verso la democrazia: sono state infatti elette le prime parlamentari donne. Quattro, per la precisione, su un totale di 50 parlamentari: l'8%, dunque. Niente male per un Paese dove fino al 2005 le donne non potevano nemmeno votare, altro che candidarsi.

In Italia, invece, le donne possono votare da 64 anni. Ovvero da quel Referendum "Monarchia-Repubblica" che segnò il ritorno alla democrazia nel nostro Paese. Eppure la presenza femminile in Parlamento è ancora ferma al 17%. Ed è scioccante notare che la presenza femminile tra i senatori della PdL è persino inferiore a quella del parlamento kuwaitiano.

Forse le "quote rosa" non sono la soluzione più giusta per questo deficit di rappresentanza. Sono generalmente contrario alle restrizioni della libertà di scelta dei cittadini, anche se sono certamente favorevole a delle quote rosa "temporanee", che aiutino le donne ad imporsi in politica contro le scelte delle segreterie dei partiti, per poi non doverne più avere bisogno. Di certo, però, visto che ci hanno imposto le liste bloccate, impedendoci di scegliere, perlomeno ci mettessero più donne ... altrimenti tra pochi anni saremo scavalcati persino dal Kuwait. Ed ho detto tutto!

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Le bugie di Rotondi
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2009


                                                    

Se qualcuno di voi ieri ha seguito Ballarò, avrà potuto assistere alla "brillante" prova televisiva del Ministro per l'Attuazione del Programma (!), Gianfranco Rotondi. Se sarete stati attenti, avrete notato che l'ex-Dc, e fondatore della "Democrazia Cristiana per le Autonomie" (l'ennesimo partitino creato per cercare di fare fortuna politico non con le proprie idee, ma con il nome o il simbolo altrui), ha collezionato almeno due bugie, oltre alla sfilza di mezze verità e verità distorte.

La prima bugia riguarda il cosiddetto "piano-casa" del Governo. Secondo Rotondi, infatti, l'aumento di cubatura del 20-30% senza licenza non è una "cosa illegale che ora viene legalizzata", come Floris aveva suggerito, ma è una cosa che"si può già fare": basta consegnare la Dichiarazione di Inizio Attività al Comune, senza controlli, e il gioco è fatto. Niente di più falso: la DIA è sufficiente solo nel caso in cui si intenda effettuare una diversa distribuzione degli spazi interni dell'abitazione: non per aggiungerne altri! Per maggiori informazioni leggere qui.

La seconda bugia riguarda il "voto delegato" proposto ieri da Berlusconi, ovvero i capigruppo che votano per tutti i parlamentari (verrebbe da chiedere: ma allora a che servirebbero più i parlamentari?). Secondo il Ministro, infatti, "i capigruppo già votano per i loro gruppi in Francia. E la Francia è una democrazia, no?". Concetto di cui il Ministro era talmente convinto da ripeterlo con insistenza, impedendo agli altri ospiti di parlare. Peccato che anche in questo caso la notizia sia falsa: la Costituzione Francese prevede la possibilità di delegare il proprio voto solo in casi di estrema necessità (malattia e compagna bella, leggere qui), ed in ogni caso ogni parlamentare può ricevere una sola delega. Altro che capigruppo che votano per tutto il gruppo, e sempre!

P.S. Peccato che "mister opposizione dura", ovvero Antonio Di Pietro, si sia dimenticato di replicare alle buige di Rotondi. Forse non era preparato nemmeno lui.

P.P.S. Ah, dimenticavo: anche Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl), non è esente dalla "sindrome rotondiniana": aveva detto "domani (cioè oggi) inaugureremo il termovalorizzatore di Acerra" ... ma io non ho visto niente, voi?

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