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il blog di Francesco Zanfardino
Green economy: illuminiamoci di LED
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 27 agosto 2010


                              

Troppo spesso sentiamo parlare di "green economy", e dei fantastici vantaggi ambientali ma anche economici che ne deriverebbero. Tuttavia, specialmente quando a parlarne è la politica, raramente si arriva a descrivere in quali provvedimenti concreti questa "rivoluzione" debba tradursi.

Oggi voglio porre l'attenzione sulla tecnologia LED, quella che tanti Italiani stanno imparando a conoscere solo ora con l'avvento dei televisori a LED (sigh!). Questa è in realtà un innovativo sistema di illuminazione che può essere applicato in numerosi campi, con guadagni in termini di efficienza e luminosità. In particolare, se applicato all’illuminazione pubblica, il sistema a LED consente notevoli risparmi sui consumi energetici e sui costi di manutenzione.

Tanto è vero che molti Comuni in tutta Italia stanno convertendo la propria illuminazione pubblica alla nuova tecnologia a LED: a fare da apripista è stata qualche anno fa il piccolo Comune di Torraca (Sa), prima “LED city” al mondo, ma ormai anche città importanti come Piacenza, Lodi, Alessandria si stanno convertendo alla nuova tecnologia. Questo anche grazie ad innovative iniziative tecnologico-industriali qualiArchilede”, messa in campo da Enel Sole, leader nel settore in Italia (4.000 Comuni gestiti), in collaborazione con gli stabilimenti di iGuzzini, e diretta proprio agli Enti locali. Questo sistema garantisce, a parità di prestazioni luminose, un risparmio sui consumi energetici del 40% rispetto alle più efficienti tecnologie attualmente adoperate (lampade a vapori di Sodio ad Alta Pressione o SAP) e di circa il 60% rispetto alle tecnologie tradizionali (lampade a vapori di Mercurio o HG), con conseguenti benefici di bilancio economico ma anche ambientale: l’applicazione di “Archilede” a 400 punti luce a Piacenza, per esempio, consentirà un risparmio di 90 MWh di energia elettrica e di 45 tonnellate di CO2 emesse per produrla.

Fatte le dovute proporzioni, una stima dell’applicazione di “Archilede” su scala nazionale prevede un risparmio annuale di circa 3 TWh di energia elettrica (quasi l’1% del fabbisogno energetico italiano, che nel 2008 è stato di 339 TWh) e di circa 1.5 tonnellate di CO2 (l’8% delle 19 tonnellate di CO2 che l’Italia dovrà tagliare entro il 2012 per rispettare il Protocollo di Kyoto ed evitare le sanzioni previste). Questo senza contare i benefici in termini di durata, visto che i LED hanno una vita media di 50.000 ore rispetto alle 30.000 delle SAP e alle 12.000 delle HG. Infine, questa tecnologia consente anche una migliore qualità dell'illuminazione, con una resa uniforme, una migliore resa cromatica e con una riduzione dell’odioso inquinamento luminoso. Ovviamente, c’è un costo iniziale, quello dell’acquisto dei lampioni a LED e della loro installazione. Costo che verrebbe ammortizzato negli anni grazie al risparmio in bolletta: tanto che, per esempio, proprio Enel Sole, per i Comuni “scettici” o senza fondi in cassa, prevede anche la possibilità della “anticipazione di capitale” per far conseguire agli Enti un vantaggio immediato a costo zero

Ma quella di “Archilede” non è certo l’unica offerta innovativa in campo di illuminazione: per esempio, anche il progetto “Un mondo di luce a costo zero” della Beghelli offre a Pubbliche Amministrazioni, aziende pubbliche e private con almeno 40 corpi illuminanti, la possibilità di risparmiare fino al 70% attraverso la riconversione dei propri impianti illuminanti (tecnologia LED ma non solo, anche l’utilizzo di mini-celle fotovoltaiche), senza costi iniziali, poichè saranno parte dei risparmi ottenuti col nuovo sistema ad essere fatturati dalla Beghelli come corrispettivo dei servizi che offre, e senza costi di manutenzione, che per tutta la durata del contratto sarà garantita dall’azienda. E così via, in un mercato che per fortuna si sta sempre più ampliando.
 
Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta: cosa si aspetta ad incominciare una rivoluzione a "costo zero"? Perchè non vietare per legge l'utilizzo dei vecchi sistemi di illuminazione? E perchè le opposizioni, smettendo di parlare unicamente di nomi e alleanze e cominciando a parlare di programmi e idee di Paese, non fanno proposte del genere e cominciano ad applicarle nei Comuni dove governano?

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Nuove energie
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 13 ottobre 2009


                                               

Per la serie delle "lezioni cinesi", anche la Regione Toscana si dimostra un eccellente esempio di come vada interpretata questa ennesima crisi economica, che sta palesando ancora di più i suoi devastanti effetti sociali (nonostante continuino a dirci che è finita) anche per l'inettitudine della nostra classe dirigente e la sua avversione verso il cambiamento, in qualsiasi forma si trovi.

A cosa mi riferisco? Allo straordinario successo del Piano Energetico Regionale voluta dall'amministrazione toscana, che è stato in grado nell'ultimo anno, nonostante la crisi, di aver fatto crescere nella Regione il fotovoltaico del 614% (!), l'eolico del 113%, il geotermico del 10%. E questo con un investimento minimo: aiuti complessivi di 114 milioni di euro, tra l'altro spalmati fino al 2013.

Un investimento ampiamento ripagato, visto che si calcola già nell'immediato che metta in circolo mezzo miliardo di euro di investimenti privati. Senza contare i tanti posti di lavoro creati, la tanta energia che dovremo importare in meno dall'estero, e le tonnellate di emissioni inquninanti (e relative sanzioni internazionali previste dal piano clima) che si risparmieranno.

Eco-logia è economia ...

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Premiare la differenza
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 20 settembre 2009


                                               
 
A volte i grandi cambiamenti partono dalle piccole cose. Potrebbe essere il caso delle macchinette per la raccolta differenziata di bottiglie di vetro e plastica che, come segnala l'interessante sito Ecoblog.it, sono presenti nei supermercati di tutta Europa tranne che in Italia.
 
Grazie a queste macchinette, l'utente può ottenere fino a 25 centesimi (a seconda di ogni supermercato) per ogni bottiglia riciclata, che vengono poi convertiti in buoni acquisto. Poca roba, ma un incentivo comunque significativo per tanti utenti che non hanno ancora un buon rapporto con la differenziata, o addirittura vivono in paesi dove la differenziata deve ancora partire o presenta numerose disfunzioni (tipo nella mia città, dove non ci sono ancora le campane del vetro e siamo costretti a gettarlo altrove).

Non sarebbe male, dunque, se anche le nostre catene di supermercati si ricordassero, ogni tanto, dell'innovazione ecologica. In fondo, ci guadagniamo tutti.

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Caricabatterie universali, finalmente
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 19 febbraio 2009


                                                        

Oggi non parlo di politica. Ma di tecnologia. Sembra, infatti, che una volta tanto le grandi aziende stiano organizzando un "cartello" non per alzare i prezzi, ma per diminuirli. E per diminuire l'impatto ambientale. Sono impazziti? No, no, tranquilli ... hanno il loro tornaconto: diminuiscono i costi di produzione, e possono vendere ad un prezzo più basso, a costo zero.

Di che stiamo parlando? Della nascita di una "grande alleanza" fra le case produttrici di telefonini per giungere ad un caricabatterie universale. Si, proprio quegli aggeggi con i quali carichiamo i nostri amati telefonini, e che buttiamo ad ogni acquisto di nuovo cellulare: si calcola che ne buttiamo complessivamente circa 50 milioni l'anno. Uno spreco immane. Così quasi tutte le aziende produttrici, tranne Apple e Blackberry, sembrano si stiano mettendo d'accordo su unico tipo di "porta", basata sulla tecnologia micro-usb, da installare sui telefoni di tutte le marche, dove inserire gli "spinotti" dei caricabatterie. E, di conseguenza, ci sarà un unico tipo di caricabatterie. Evitando quello spreco immane, riducendo l'impatto ambientale, risparmiando sulla produzione e facendo risparmiare ai consumatori.

Insomma, propria la filosofia giusta per questi tempi di crisi. Da applicare ovunque.

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Basta con la follia dell'acqua in bottiglia
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 13 settembre 2008


                                                          

Settimo appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato alle iniziative contro il caro-vita e alla diminuzione della produzione di rifiuti attraverso l'utilizzo dell'acqua di rubinetto al posto dell'acqua in bottiglia.

Fortunatamente, l'utilizzo quasi esclusivo dell'acqua di rubinetto è sempre più diffuso. Tuttavia, ancora l'89% delle famiglie Italiane ancora insistono con la "follia" dell'acqua in bottiglia, forse perchè non ancora correttamente ed esaurientemente informati sulla convenienza, sotto tutti gli aspetti, dell'acqua di rubinetto (non sto qui a tediarvi con le fonti, quindi per verificare i miei dati guardate questo articolo con tutti i link possibili e immaginabili). Innanzitutto, dal punto di vista economico: l'acqua in bottiglia costa mediamente 385 volte di più di quella di rubinetto (0.27€ contro 0.0007€ al litro). Poichè in Italia si consumano 11.2 miliardi di litri l'anno di acqua in bottiglia, ciò vuol dire che potremmo ottenere un risparmio complessivo di circa 3 miliardi di euro l'anno e 51 euro a testa l'anno (190 litri pro capite annui). Poi, sembra incredibile, ma l'acqua di rubinetto conviene anche dal punto di vista della sicurezza: infatti, la legge prevede che l'ASL faccia controlli  quindicinali o mensili per l'acqua in bottiglia, mentre prevede controlli quotidiani per l'acqua di rubinetto. E quindi, mi raccomando, non comperate costosi marchingegni per depurare l'acqua di rubinetto: questa è acqua sicurissima, molto più di quella in bottiglia! Passiamo poi al consumo di plastica: ogni anno milioni di bottiglie di plastica PET vengono consumate per questa "follia". E pensare che per produrre 1 kg di PET occorrono 2 litri di petrolio e 17 d'acqua, mentre la sua lavorazione produce 2.3 kg di andidride carbonica, 40 g di idrocarburi, 25 g di ossidi di zolfo e 18 g di monossido di carbonio. Il tutto per bottiglie che vanno a finire in prevalenza nelle discariche. Infine, l'inquinamento dell'acqua in bottiglia comprende anche i trasporti, prevalentemente su gomma: il che aggiunge altri gas serra in atmosfera. E, tra l'altro, molte acque prodotte in determinati stabilimenti vengono commercializzate a centinaia di KM di distanza, con l'altra follia del consumo di acque "estere" o comunque non locali.

Dopo tutto ciò, siete ancora convinti di utilizzare l'acqua in bottiglia? Se sì, allora servirebbe il solito (per "Risparmio Ecologico") "buon esempio dello Stato", che disincentivi, anche fiscalmente, il consumo di acqua in bottiglia, o perlomeno faccia qualche campagna di informazione in proposito.

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permalink | inviato da Francesco Zanfardino il 13/9/2008 alle 18:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Caro-latte? Incentivare il "latte alla spina"
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 9 settembre 2008


                                                      

Sesto appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato alle iniziative contro il caro-vita e alla diminuzione della produzione di rifiuti attraverso la diffusione del "latte alla spina".

Il prezzo del latte, come tutti i generi alimentari, è infatti drasticamente aumentato nell'ultimo periodo: secondo il Ministero dell'Economia, il prezzo del latte è aumentato del 12% nell'ultimo semestre. Ciò è dovuto a molteplici fattori, tra cui il trasporto prevalentemente su gomma (con le conseguenze del caro-benzina), il consumo di latte "non locale" (e quindi che comporta un costo maggiore in trasporti), ma soprattutto una catena di distribuzione troppo lunga. Oltre ai "costi fissi", come quello degli involucri di plastica o vetro. E così aumenta il costo di un bene primario per tutte le famiglie italiane.

Da qui l'idea del "latte alla spina". In pratica, dei "distributori automatici di latte fresco" dove i produttori locali portano il loro latte e dove i consumatori locali si recano con il loro contenitore, riutilizzabile all'infinito, e "ritirano" il loro latte fresco. In questo modo si ottiene un risparmio medio del 33% (1€ contro 1,50€), dovuto ai mancati contenitori, ai mancati passaggi di "filiera", al mancato trasporto. Inoltre, si evita il consumo giornaliero di contenitori di plastica e vetro, facendo del bene all'ambiente.

Certo, può sembrare un iniziativa minima, anche se 50 centesimi al giorno non sono proprio un'inezia. Ma provate ad immaginare se tutti potessimo fare altrettanto: quante centinaia di euro risparmiate e quanti centinaia di inutili rifiuti evitati. Infatti, il problema è che questo sistema di distribuzione è ancora troppo poco diffuso. Per questo, come da tradizione di "Risparmio Ecologico", c'è bisogno dell'intervento dello Stato, che deve incentivare adeguatamente l'utilizzo di questi distributori, magari addirittura "costringendo" (se si può fare) le grandi catene di vendita a sistemarle nei loro supermercati.

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Come risparmiare qualche watt con Google Nero
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 16 agosto 2008


                                                           

Quinto appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato al risparmio energetico, attraverso l'utilizzo di pagine web a sfondo nero.

Tutto è partito da un certo Mark Ontkush, che si è messo a calcolare quanta energia elettrica si potesse risparmiare se solo Google fosse in nero anzichè in bianco. Ebbene, secondo Ontkush una visualizzazione in bianco costa 74 watt, contro i 59 watt in nero; moltiplicato per le 200 milioni di query che Google riceve al giorno, e considerando un tempo di visualizzazione di 10 secondi ciascuna, arriveremmo ad un risparmio di circa 3000 Megawatt/ora all'anno. Inoltre, leggere bianco su nero è molto meno stressante per gli occhi.

Ci sono però varie critiche. Infatti, secondo i detrattori, il calcolo di Ontkush è basato sugli schermi a tubo catodico, mentre per gli schermi LCD il bianco o il nero è indifferente. E, siccome gli schermi LCD sono ormai nella maggioranza dei PC, il calcolo di Ontkush andrebbe rivisto. Su questo punto, bisogna dire che effettivamente per gli schermi LCD c'è meno differenza, ma comunque c'è: Invece di 15 watt, c'è un risparmio di 3 watt. E, comunque, di schermi a tubo catodico c'è ne è ancora in giro, eccome.

Per chi volesse usare Google in nero, basta scegliere uno dei tanti siti che offrono questo servizio ... potete andare su www.neroo.it, www.nerogoogle.it, ma io vi consiglio www.goog7e.com, che vi consente anche di visualizzare watt risparmiati grazie a questo motore di ricerca, esprimendo i risultati sia in tubo catodico che in LCD. Mettiamolo tutti come pagina iniziale. Magari impostando anche screen-saver e sfondi neri. Certo, si tratta di un "risparmio spicciolo" ... ma ogni lungo viaggio inizia con un piccolo passo. E poi non costa niente farlo ...

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Mai più batterie con la torcia di Faraday
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 11 agosto 2008


                                                   

Quarto appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato al risparmio energetico e alla diminuzione della produzione di batterie, attraverso l'utilizzo delle torce elettriche di Faraday.

Si tratta di torce elettriche (a mano) che sfruttano appunto il principio dell'induzione elettromagnetica del fisico inglese Faraday. Il segreto: basta semplicemente agitare! Infatti, agitando la torcia, un piccolo magnete scorre lungo un tubo inserito nel manico della torcia, passando così avanti e indietro all'interno di una spira metallica: in tal modo, grazie all'induzione elettromagnetica, si genera energia elettica. Agitando la torcia per 1 minuto si ottiene una durata di 30 minuti. Inoltre, la torcia sfrutta la tecnologia LED (le cui qualità abbiamo già elogiato nel post sui semafori a LED), quindi la luce emessa è di qualità migliore e visibile a grandi distanze (circa 1 Km). Ma il vantaggio principale rispetto alle torce tradizionali è che funziona senza batterie, quindi non si è mai a rischio di "batterie esaurite" e si risparmia sul costo delle pile. Inoltre, è sempre bene diminuire il consumo di batterie, tossiche per l'ambiente (e per noi).

Insomma, non comprate più torce elettriche a batteria (tra l'altro, a seconda dei vari tipi, possono costare anche di meno). Ma, in tal senso, sarebbe davvero utile uno stop alla produzione di torce a batteria, o perlomeno una forte disincentivazione del loro consumo (attraverso una tassazione ad hoc, o altro).

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Arrivano gli eco-distributori, obiettivo: zero bicchieri di plastica
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 7 agosto 2008


                                                     

Terzo appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato alla diminuzione della produzione di plastica, attraverso l'utilizzo degli "eco-distributori". 

Gli eco-distributori funzionano così: dopo aver inserito le monete, il consumatore si troverà di fronte ad una scelta. Richiedere normalmente alla macchinetta una bevanda nel bicchiere di plastica fornito dalla stessa macchinetta, oppure premere un apposito pulsante ed utilizzare un proprio bicchiere, risparmiando a sè stessi e all'ambiente il costo economico e ambientale del bicchierino di plastica. Insomma, portati il bicchiere da casa e pagherai meno la bibita.

L'iniziativa viene dal Giappone, precisamente dall comune di Tokorozawa che ha inserito la macchinetta ecologica nel proprio municipio. L'iniziativa sta avendo un buon successo, visto che consente un risparmio del 10-15% sul costo della bibita (sul caffè, per esempio, consente un risparmio di 6 centesimi su 47).

Pensate quante migliaia di euro si risparmierebbero in Italia, e quante migliaia di bicchierini di plastica dannosi per l'ambiente, visto che ormai i distributori automatici sono ovunque. E, come al solito, "Risparmio Ecologico" invita lo Stato a dare il buon esempio, sostituendo gradualmente i distributori vecchi con questi "eco" in tutti gli uffici statali.

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Risparmio energetico, lo Stato dia il buon esempio con i semafori a LED
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 10 luglio 2008


                                                       


Secondo appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato al risparmio di energia elettrica, con particolare riferimento all'utilizzo dei "semafori a LED".

Rispetto alle normali lampade semaforiche ad incandescenza, infatti, le lampade semaforiche a LED, di più recente invenzione, consentono numerosi vantaggi:
- risparmio dell'80% di energia elettrica a parità di luce emessa;
- durata media 10 volte superiore (100mila ore contro 10mila ore);
- costi di manutenzione praticamente azzerati (basta un intervento all'anno per la pulizia esterna);
- guasti ridotti a zero (essendo formata da più "LED", anche se si bruciano molti dei LED la qualità della luce non cambia granchè; inoltre, in caso di guasto la lampada si può riparare, a differenza di quelle ad incandescenza);
- qualità della luce emessa migliore (la luce dei LED è monocromatica, a differenza di quelle ad incandescenza, e quindi non subisce gli effetti deteriorativi del vetro colorato; il disco su cui sono posizionati i LED è nero e copre l'intera superficie riflettente della parabola semaforica, e quindi evita il cosidetto "effetto phantom");
- funzionamento anche a bassissima tensione (e quindi può sfruttare anche pannelli solari);
- impossibilità di fulminarsi (e quindi più sicurezza, perchè mantiene sempre "vivo" il segnale");
- zero costi di applicazione (l'attacco è quello E27 normalmente usato dalle lampade semaforiche ad incandescenza).

L'unico problema è che tali lampade semaforiche a LED costano molto. Comunque, come dimostrato da questo studio dell'ing.Michele Tarolli (andato tra l'altro in onda a Report su RaiTre molto tempo fa), il costo delle lampade si "ammortizza" in 3-4 anni grazie al risparmio ottenuto. E lo studio dell'ing.Tarolli risale al 2004, quindi è probabile che i tempi di ammortizzamento oggi siano ancora più brevi, visti i vertiginosi aumenti del costo dell'energia elettrica, nonchè gli ulteriori miglioramenti della tecnologia a LED e la diminuzione dei suoi costi.

Insomma, quello dei "semafori a LED" è un ottimo investimento. Non solo per il futuro, ma anche per il presente. Per questo lo Stato deve dare il buon esempio sul "risparmio energetico", ordinandone l'applicazione a tutti i semafori d'Italia. Se a Bressanone, città di 20mila abitanti, si sarebbero risparmiati 61000 KwH l'anno, provate ad immaginare cosa si risparmierebbe in tutta Italia, che conta quasi 60milioni di abitanti.

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Come risparmiare metà acqua, senza sacrifici
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 6 luglio 2008


                                                       

Apre oggi la nuova rubrica di "Discutendo",  "Risparmio Ecologico", dedicata alle iniziative che consentono di conciliare economia ed ecologia, a tutto vantaggio dell'ambiente e delle tasche (siano esse dei cittadini, delle imprese o dello Stato). D'altronde, i due termini hanno una radice comune, "eco", che vuol dire "casa": appunto, l'umanità deve prendersi cura della propria "casa", la Terra, anche perchè ciò vuol dire fare i propri interessi. Importante, dunque, sapere che una politica ecologica non è conveniente solo nel lungo termine, ma anche nel breve.

Argomento di oggi è il risparmio di acqua. Se qualche tempo fa si parlava di risparmio di acqua solo relativamente alla sua possibile futura scarsità, alle carenze e ai problemi di siccità che affliggono vaste zone del mondo. Ma ora, in tempi di crisi economica, di caduta del potere d'acquisto e problema della "quarta settimana", un risparmio sulla bolletta dell'acqua sarebbe più che gradito a tantissime famiglie italiane (soprattutto visto i recenti rincari). Ebbene, risparmiare e consumare meno acqua si può: grazie ai "riduttori di flusso" si può risparmiare il 20% di acqua in bolletta, senza alcun sacrificio. Cosa sono? Sono dei particolari dispositivi (v.foto) che, se inseriti nei rubinetti al posto dei normali frangigetto, frammentano l'acqua in minuscole particelle e la miscelano con aria, con il risultato che il volume del getto rimane uguale, ma consuma la metà di acqua. Esistono anche speciali versioni per docce e tubi flessibili. Il costo? Solo 2€ a riduttore (8€ per quello per docce e flessibili); tra l'altro, poichè il risparmio del 50% dei consumi di docce e rubinetti vuol dire mediamente un risparmio del 20% in bolletta, i riduttori si ripagano "da soli": infatti, se è vero che, come dice Confcommercio, nel 2008 le famiglie Italiane spenderanno mediamente 734 euro per l'acqua, i riduttori garantiscono un risparmio medio di 147€ l'anno.

Provate ad immaginare se tutte le famiglie Italiane usassero i riduttori. Risparmierebbero ingenti quantità d'acqua, con enormi benefici per l'ambiente e il salvadanaio. Putroppo ben pochi sanno della loro esistenza: perciò servirebbe il "buon esempio" dello Stato, che per primo dovrebbe lanciare una campagna di sensibilizzazione, applicando i riduttori a tutte i propri uffici ed amministrazioni, e magari incentivandone il loro acquisto: non sarebbe male ad esempio seguire gli esempi dei comuni di Bagnacavallo (Ravenna) o Colorno (Prato), che hanno regalato a ciascuna famiglia residente un kit di riduttori.

Per acquisto e maggiori informazioni: http://www.commercioetico.it/ecologia/ridutflusso/index.html

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