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il blog di Francesco Zanfardino
Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

AF

CAI

AF

CAI

AF

CAI

 
Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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Il Governo della Sicurezza taglia le carceri
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 28 dicembre 2008


                                               

Ormai ci dovremmo essere abituati. Dopo il taglio del 22% delle risorse e del 10% degli organici per il sistema giudiziario, dopo il taglio 6.700 unità agli organici e di 1 miliardo e mezzo ai fondi delle Forze dell'Ordine, dopo le politiche giudiziarie del Governo rivolte solo alla risoluzione di problemi personali (lodo Alfano) o a limitare l'attività della magistratura (ddl ferma-intercettazioni) e ad evitare che i criminali vengano condannati (allungamenti vari dei processi), dopo il raddoppio degli sbarchi rispetto al 2007 ammesso da Maroni e i 2000 sbarcati in tre giorni persino nel freddo Natale, certe notizie non dovrebbero fare più effetto.

E invece il taglio del 30% in Finanziaria dei fondi per le carceri Italiane mi fa molto, molto effetto. Non solo perchè il miglioramento della condizione delle carceri italiane e la costruzione di nuove carceri sono l'unica strada per evitare la necessità di nuovi indulti, dato che il sovraffollamento delle carceri sta tornando e cresce a livelli esponenziali, con tutte le conseguenze sulla certezza della pena. Ma anche perchè di tutto questo non c'è percezione nella società Italiana: il Governo ha dato il contentino dei militari in strada (qualcuno li vede ancora in giro, a proposito?), delle "nuove norme" sull'immigrazione, ecc. ecc. ma nessuno si rende conto che nel frattempo ci sono migliaia di forze dell'Ordine in meno, la Giustizia va a rotoli, i clandestini raddoppiano e le carceri scoppiano.

Forse sarà perchè certe notizie un anno fa sarebbero finite su tutti i TG, con contorno di polemiche di tutti gli esponenti del centrodestra. Mentre ora mi ritrovo a trovare questa notizia, con molta fatica e per caso, sul sito dell'Unità o su quello della Uil.

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Clandestini, i frutti della demagogia
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 27 dicembre 2008


                                                         

Ci avevano detto: "l'Italia agli Italiani". Ci avevano detto: "Mai più clandestini sotto casa". Ci avevano detto: "La sinistra buonista ci ha riempito di clandestini". Ci avevano detto: "Con noi al Governo non verranno più". Ci avevano detto: "Le nuove norme scoraggeranno i clandestini". Ci avevano detto: "Basterà che si venga a sapere che l'Italia non è più il Paese di Bengodi della sinistra, e che ora c'è Maroni (e la Lega), che i clandestini non verranno più". Ci avevano detto: "Le nuove norme avranno un effetto deterrente".

Ecco la verità. Maxi-sbarchi anche a Natale, 1500 persone in tre notti a Lampedusa. Ormai stiamo triplicando, altro che duplicando, il numero degli sbarcati rispetto al 2007. Ecco i frutti della demagogia, ecco i frutti di chi ha fatto le proprie fortune politiche speculando sulla vita dei deboli e sulle paure degli Italiani. Ma ovviamente mai se ne assumeranno la responsabilità: probabilmente i clandestini non si sono ancora informati bene sul fatto che c'è la Lega al Governo e Maroni all'Interno.

Facciamo così: dei 5 miliardi regalati a Gheddafi, qualcuno facciamolo spendere in maxi-cartelloni pubblicitari sulle coste libiche con le "facce deterrenti" di Maroni, Bossi, Fini e Berlusconi. Forse i clandestini, che hanno abbandonato le proprie famiglie, si sono venduti magari sessualmente per quel viaggio, che si sono fatti migliaia di kilometri a piedi nel deserto, si metteranno paura delle "norme deterrenti" del nuovo "Governo decisionista della Sicurezza".

Vergogna. Ma a chi volete prendere in giro?

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Liberalizzazioni e centrodestra, come volevasi dimostrare
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 29 settembre 2008


                                                 

A volte si sente dire: "Il liberismo è di sinistra". Forse è vero, anzi nel mio modesto parere forse è così. Tuttavia, l'attuale maggioranza di centrodestra si è sempre richiamata ai principi liberali (e ha sempre criticato la sinistra di "statalismo"): d'altronde si sono chiamati Popolo delle Libertà. Eppure di liberismo non c'è n'è nemmeno una traccia, come si è potuto vedere in tanti casi, a cominciare dal caso Alitalia.

Ma sopratutto ciò si vede dalla totale assenza di una politica di liberalizzazioni. Non ne hanno fatte nel precedente Governo Berlusconi, e non sembrano volerle fare adesso. Anzi, sembrano voler cancellare le, tra l'altro poche, liberalizzazioni fatte dal Governo Prodi. Liberalizzazioni "minimal", certo, ovvero che non hanno riguardato l'intera economia, ma pur sempre liberalizzazioni (e che hanno avuto i loro effetti, abbastanza significativi, sui prezzi di alcuni prodotti). La dimostrazione è il ddl Gasparri che si propone di eliminare la liberalizzazione delle farmacie, ovvero uno dei provvedimenti dell'ex-Ministro Bersani che aveva autorizzato la vendita, assistita da farmacisti, dei farmaci da banco nei supermercati e in nuovi negozi, le parafarmacie, creando numerosi posti di lavoro e risparmi anche del 20% sui farmaci. Ebbene, Gasparri vuole tornare alla casta delle farmacie, restituendo alle farmacie il monopolio dei farmacisti e, con esso, quasi tutti i prodotti che potevano essere venduti in parafarmacie e supermercati. Si torna al passato, dunque, con meno posti di lavoro per i farmacisti e prezzi più alti (per effetto del monopolio).

Tutto ciò mentre i prezzi continuano nella loro folle corsa, e torna a salire dopo anni la disoccupazione. A 'sto punto meglio gli "statalisti" ...

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Se lo dice lui
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 25 settembre 2008


                                                             

"Dopo il varo dell'ordinanza comunale la prostituzione si è spostata nei paesi della provincia". Chi l'avrà detto? Qualcuno dell'opposizione? Qualcuno che si ostina a dire palle per cercare di nascondere le meraviglie che fa il Governo e per dire che non è cambiato niente, che si sono semplicemente messe le cose sotto il tappeto? No, per niente: lo ha detto proprio Alemanno, il Sindaco di Roma che ha anticipato l'applicazione del ddl Carfagna sulla prostituzione.

Ma d'altronde era scontato che non sarebbe stato risolto o perlomeno migliorato il problema della prostituzione. Innanzitutto, il ddl Carfagna non è un decreto sulla prostituzione, ma sul decoro urbano, anche se vorrebbero spacciarcelo come il caccia-prostitute. Ovvero, non si elimina il problema della prostituzione, ma lo si sposta: dalla strada alle case, alle stradine laterali, o alle strade della provincia, come ammesso da Alemanno. Ammesso che dalle strade (principali) lo si tolga. Perchè il motivo che dovrebbe indurre a far "sparire" le prostitute è il carcere per i clienti: ma l'effetto deterrente del carcere svanirà presto, quando si vedrà che tutti i processi si concluderanno con l'assoluzione, dato che sarà molto difficile provare la contrattazione. Si potrà sempre dire che si stava chiedendo un'informazione, per esempio. Gli unici condannati saranno quelli colti in flagrante, ovvero che i vigili hanno proprio sentito la contrattazione. Ma quanti casi saranno questi: un centinaio? una decina? due o tre?

Ma per favore. Si legalizzi la prostituzione (casalinga) e basta: così si aumenterebbe il decoro urbano, le prostitute pagherebbero le tasse, le condizioni sanitarie (per prostitute e clienti) sarebbero migliori, si toglierebbero miliardi alle mafie. Rimarebbe il problema di dove sistemare le case di prostituzione, ma sempre meglio che rimanere le cose come stanno. Anche dopo il "ddl caccia prostitute".

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Ennesimo imbroglio del Governo: stavolta sull'8 x mille
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 24 settembre 2008


                                                             

Dopo il doppio imbroglio sull'inflazione programmata di cui ho parlato ieri, ecco un nuovo imbroglio di Tremonti e del Governo. Stavolta si tratta dell'8 per mille destinato allo Stato, che dovrebbe essere utilizzato per finalità solidaristiche, e invece è stato usato per finanziare il decreto ICI.

D'altronde c'eravamo abituati alla "finanza creativa" di Tremonti. Già nel 2004 e nel 2006 Tremonti depredò il fondo dell'8 per mille, fino a ridurre al 6% le risorse destinate a finalità solidaristiche. Nel 2007 e nel 2008 Prodi invertì la rotta, riportando queste risorse al 72%, dirottando solo 24,5 milioni degli 88 disponibili. Ma poi Tremonti, tornato al Ministero, torna alle vecchie abitudini, e utilizza i restanti 60 milioni per finanziare parte del decreto ICI, destinando solo 3,5 milioni per finalità solidaristiche. In particolare, solo 7 progetti sui 808 già approvati e che quindi ora non vedranno nemmeno un euro. Tra l'altro 7 calamità naturali, quindi niente fondi ai beni culturali, alla fame nel mondo, all'assistenza, alle associazioni di volontariato. Quando poi sarebbe bastato non levare l'ICI a qualche riccone con la casa nel centro di Roma.

Insomma, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anche se nel caso di Tremonti bisognerebbe parlare di "volpe".

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Il Governo imbroglia: rivede il PIL, ma non l'inflazione
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 23 settembre 2008


                                                         

Nel CdM di oggi il Governo ha rivisto al ribasso le stime del PIL: per il 2008 dallo 0.5% previsto a Maggio si scende allo 0.1%; per il 2009 si scende dallo 0.9% allo 0.5%. Il Governo dunque ammette che si sta andando verso la recessione, ma, a differenza degli altri paesi Europei, messi peggi di noi, non fa niente per cambiare direzione, nemmeno una piccola manovra correttiva. Vabbè, ma non è questa la notizia grave di oggi.

La cosa grave è che il Governo aggiorna tutti gli indicatori economici, tranne uno: l'inflazione. E non si tratta di una semplice disonestà, ma di una vera e propria "tassa" ai danni dei lavoratori dipendenti. L'inflazione programmata è infatti ancora ferma all'1.7% programmato a metà 2007, quando il Governo Prodi varò il DPEF 2007-11 (e quando l'inflazione era effettivamente all1.7%). Il Governo Berlusconi, quando ha varato il nuovo DPEF 2008-11, invece di aggiornare tutti gli indicatori economici come ogni volta che si fa un DPEF, li ha aggiornati tutti tranne uno: l'inflazione appunto. E ora ci ritroviamo con un'inflazione reale del 4.1% contro un'inflazione programmata del 1.7%. Più del doppio.

E voi direte: embè, che ce ne frega? E invece ce ne frega, perchè sull'inflazione programmata si basano gli aumenti contrattatuali per gli statali. E una norma dell'ultima Finanziaria prevede che l'importo dell'aumento non può superare il 90% dell'inflazione programmata. Così, il Governo può "risparmiare" sugli aumenti contrattuali rifiutandosi di aumentare l'inflazione programmata. E così è stato.

Insomma, un vero imbroglio, di cui si dovrebbero vergognare. E poi dicono che "non mettono le mani nelle tasche degli Italiani".

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La UE boccia l'aggravante di clandestinità
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 settembre 2008


                                                      

Qualche settimana fa Maroni e il Governo avevano esultato quando Jacques Barrot, commisario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, aveva dichiarato "non discriminatorie" le norme sul censimento dei campi nomadi. Era, secondo il Governo, la prova della falsità delle accuse provenienti dalla sinistra e dagli ambienti cattolici sulla presenza di norme discriminatorie e razziste nei suoi provvedimenti per la "sicurezza".

Peccato però che ieri lo stesso  Barrot ha ritenuto l'aggravante di clandestinità "non in linea con il diritto comunitario". Più precisamente, "ci sono delle modifiche che abbiamo chiesto su una parte della legislazione che è già in vigore, ma che non ci è stata notificata, e sulla quale ci siamo attivati". Come aveva dichiarato l'altro ieri alla radio svizzera Rsi, "sembra che i testi prevedano che un immigrato irregolare possa costituire circostanza aggravante nei delitti. Questo non è affatto conforme al diritto europeo".

Ora due sono le cose: o Maroni aveva sbagliato ad esultare sul censimento dei nomadi, o adesso deve ammettere di aver sbagliato nel prevedere l'aggravante di clandestinità. Perch Barrot è sempre lo stesso, non cambia in meno di due settimane ...

D'altronde, era abbastanza evidente che aumentare la pena di un terzo ad un condannato solo perchè è clandestino, magari per reati in cui la clandestinità non c'entra un bel niente, è una norma ingiusta e insensata. Norma che, tra l'altro, non farebbe altro che prolungare la presenza del clandestino in Italia, quando poi, grazie alla "svolta sulla sicurezza", i clandestini dovrebbero essere prontamente espulsi, no? Ah, ma no, i clandestini continuano ad arrivare lo stesso in massa, nonostante la "svolta" ...

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Ecco il tesoretto ... andrà ai lavoratori dipendenti?
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 14 agosto 2008


                                                      

I dati smentiscono Tremonti
. Il Ministro dell'Economia, infatti, aveva più volte ribadito che "il tesoretto non esiste". Eppure, quello che emerge dai dati dello stesso Ministero lo contraddice. Leggiamo un po' questa agenzia dell'AGI:

(AGI) - Roma, 12 ago. - "In aumento le entrate tributarie: nei primi sei mesi, sono risultate superiori alle stime per circa 4 miliardi di euro (+2,3%) rispetto allo stesso periodo del 2007. Lo rende noto il Dipartimento delle Finanze. Al lordo delle 'una tantum', cioe' delle entrate derivanti da prelievi straordinari, la crescita e' stata del 2,2%".

Insomma, 4 miliardi di extra-gettito (il "tesoretto"), ovvero di gettito fiscale superiore alle attese. Ammetterà Tremonti stavolta l'esistenza del tesoretto? O forse sono dati sballati? Sicuramente Tremonti troverà un qualche modo per negare l'evidenza. Ma la domanda più importante è questa: a chi andranno questi soldi? La Finanziaria 2008, infatti, prevedeva che una parte dell'extragettito 2008 andasse alla riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti, cominciando dalle fasce di reddito più basse.

Ma il Governo ha già risposto: "buone notizie, vedremo cosa farne, ma la priorità sono i conti pubblici". Mi verrebbe da dire che è una tipica frase Padoa-Schioppiana, però allora l'attuale maggioranza lo criticava e diceva che la priorità era la diminuzione delle tasse. Però, se perfino Padoa Schioppa aveva stabilito che parte dell'extragettito andasse in quella direzione, mi fa molta specie che chi ha cavalcato la protesta popolare "contro il Governo delle tasse" ora dica le stesse cose di quel Governo.

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Militari in strada: i numeri della demagogia
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 4 agosto 2008


                                            Roma: militari di guardia davanti all'ambasciata russa (Infophoto)

Scatta oggi l'operazione-spot del Governo sulla sicurezza, ovvero i 3000 militari nelle strade. Con questo post proverò a smontare un provvedimento che, a prima vista, può sembrare utile per la sicurezza nelle strade, ma in realtà non è nient'altro che fumo gettato negli occhi degli Italiani per nascondere il vero operato del Governo in tema di sicurezza.
Cominciamo.

IL NUMERO DEI MILITARI. Il totale dei militari impiegati è di 3mila unità, di cui: 1000 per il pattugliamento in strada (9 città), 1000 per il presidio degli obiettivi sensibili (solo Roma, Napoli e Milano), 1000 per il presidio di 16 Ctp degli immigrati. Una goccia nel mare, a fronte delle 40mila unità di tagli alle forze di polizia nei prossimi tre anni, per effetto della "forbice" di Tremonti, come lamentato dai sindacati di polizia.

IL COSTO DELL'OPERAZIONE. L'operazione "militari nelle strade" costerà allo Stato complessivamente 62 milioni di euro per 2008 e 2009. Ciò a fronte degli oltre 3 miliardi di euro di tagli per la spesa delle forze dell'ordine.

LE CITTA' PATTUGLIATE. Le città pattugliate saranno solo 9, tra l'altro nemmeno le più abitate d'Italia: "stranamente", infatti, città come Genova, Bologna e Firenze (rispettivamente 6°, 7° e 8° comune Italiano), amministrate dal centrosinistra, avranno zero militari, a differenza di città come Verona e Catania (10° e 12°), amministrate dal centrodestra, per le quali è stata fatta un'eccezione: non per Venezia (11°), però, anch'essa amministrata dal centrodestra. Che dire, evidentemente, contrariamente a quanto afferma, per il Governo la sinistra è più brava a gestire il problema sicurezza, diversamente dalla destra a Milano o dalla Lega a Verona ... 

L'IMPATTO EFFETTIVO DELL'OPERAZIONE: Confrontando il numero degli abitanti delle città interessate e il numero di militari che le pattugliano, osserviamo il reale impatto (minimo) dell'operazione: si va da un militare pattugliante ogni circa 3500 abitanti a Catania, Bari e Verona, fino ad un militare pattugliante ogni 14mila abitanti a Roma (ogni 13.200 a Palermo, 11.350 Torino, 7.600 Milano,  6500 Napoli, 4.700 Padova): un'inezia. Se poi consideriamo invece anche i militari presidianti gli "obiettivi sensibili", allora per Roma, Milano e Napoli (le uniche città interessate da questa specificità) arriviamo rispettivamente a quota 2.700, 3.778 e 5.436. Una goccia un po più grande, certo, ma pur sempre una goccia nel mare: soprattutto, ripeto, con i 40.000 tagli alle unità delle forze dell'ordine. E comunque, pensando ad esempio a Palermo e Torino, siamo davvero a numeri ridicoli.

PREPARAZIONE E PUBBLICITA' NEGATIVA: L'unico senso che avrebbe una tale operazione è aumentare la sorveglianza del territorio. Ma, da che mondo è mondo, se c'è un deficit di sorveglianza si assumono più forze dell'ordine, o quanto meno le si mettono in mezzo alla strada anzichè farle stare negli uffici. Invece il Governo fa l'esatto contrario: taglia pesantemente il numero di forze dell'ordine, e a sostituirle (molto molto parzialmente) chiama i militari. Militari che inevitabilmente sono peggio preparati delle forze dell'ordine, altrimenti non ci sarebbe la distinzione fra militari e forze dell'ordine, no? Inoltre, bisogna anche tenere conto della pubblicità negativa che si dà dell'Italia all'estero: un immagine da Paese sudamericano, che ha bisogno dell'esercito per mantenere la sicurezza nazionale. Tant'è vero che lo stesso Alemanno, certo non di sinistra, non vuole che i militari siano nel centro e nelle zone turistiche di Roma ...

IMPATTO SULLA PERCEZIONE DI SICUREZZA: Qui non posso dire proprio niente, anzi, un bel 10 e lode al Governo Italiano che è capace di vendere fumo agli Italiani senza dare loro nemmeno una coscia d'arrosto, anzi strappandeglielo dalle mani. Nascondendo il taglio di 40.000 forze di polizia con 3.000 militari nelle città. Davvero complimenti. E mi raccomando, alla fine del periodo di "militarizzazione", non dimenticate di farvi pure una bella conferenza in cui annunciate la fine dell'emergenza sicurezza, come quella per la falsa fine dell'emergenza a Napoli. State sicuri che gli crederanno anche allora.

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"Più tagli per tutti" (tranne che per se stessi)
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 17 luglio 2008


                                                        

Tagli, tagli e ancora tagli
. La forbice di Tremonti si sta abbattendo su tutti i settori della società italiana. Dai settori putroppo meno importanti per l'opinione pubblica, come cultura e ambiente, a settori più sensibili come gli enti locali, le infrastutture, la sanità, la scuola, l'università e forze di sicurezza (e pensare che questo doveva essere il "governo della sicurezza").

Per carità, la spesa pubblica va ridotta. Uno dei motivi per cui l'Italia cresce poco è proprio perchè ha una spesa pubblica molto elevata, oltre che un debito pubblico altissimo. Ma non deve essere ridotta la spesa sociale e per investimenti, ma la spesa inutile, gli sprechi insomma. Questi tagli invece, oltre ad essere spropositati, sono anche generalizzati: è come se, da un carico di pomodori, invece di eliminare i pomodori marci dalle varie confezioni si eliminassero direttamente intere confezioni di pomodori. Certo, si eliminano un po' di pomodori marci, ma non tutti, e soprattutto nel contempo si eliminano tanti pomodori "buoni".

E così invece di tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico, facendo così ripartire il turismo (e con esso lo sviluppo), si tagliano i fondi. Invece di eliminare i ticket sulla sanità, li si allarga addirittura ad altre prestazioni di fuori della diagnostica e li si demanda alle Regioni. Invece di investire su scuola e università, aprendo la strada verso il futuro, si tagliano risorse e dipendenti, portando davvero sull'orlo del baratro il settore pubblico. E, soprattutto, invece di dare più risorse e organici alle forze dell'ordine, si fa l'esatto opposto: alla faccia della sicurezza!

Il Governo si difende dicendo "bisogna stringere la cinghia, la priorità è il bilancio". Certo, condivido, anche se una cosa è stringere la cinghia, un altra cosa è mettere il cappio. Però non mi ricordo simili affermazioni all'epoca di Prodi e PadoaSchioppa. Ma, soprattutto, per dire certe cose bisogna dare il "buon esempio": e non mi pare che sia così. Anzi, incredibilmente il Governo abolirà il tetto degli stipendi dei manager pubblici, ovvero quel tetto massimo di 290 milioni di euro l'anno previsto dal Governo Prodi. Certo, quel tetto aveva i suoi difetti: c'erano 25 possibili deroghe, e inoltre si poteva prevedere un tetto ancora più basso. Ma perlomeno era qualcosa, un inizio per una classe politica con gli stipendi più alti d'Europa. Ma evidentemente Tremonti nella sua furia tagliatrice si è dimenticato di tagliare gli sprechi del potere.

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I frutti della demagogia / 3: Meno risorse per la Giustizia, un nuovo indulto
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 14 luglio 2008


                                                 

Dopo i tagli per Alitalia e per le forze di polizia, arrivano anche i tagli per la Giustizia. Il "Governo della sicurezza", come ama definirsi, pensa forse di poter combattere la criminalità solo prendendo le impronte ai bimbi rom, o con l'aggravante di clandestinità: le risorse per forze di polizia e giustizia possono aspettare, tanto non importa arrestare e condannare i criminali, basta buttare fumo negli occhi delle persone con tanta demagogia.

A lanciare l'allarme è Claudio Caselli, Capo del Dipartimento Organizzazione e Personale del Ministero della Giustizia, in un "documento-SOS" consegnato al Ministro Alfano e al sottosegretario Caliendo sulle conseguenze della nuova Finanziaria sulla macchina giudiziaria italiana. Ebbene, in sintesi: taglio del 22% delle risorse (per il 2009, poi 30% nel 2010 e 40% nel 2011) per le spese "intermedie", ovvero acqua, luce, gas, benzina, carta, fax, armadietti, fotocopiatrici, computer, ma soprattutto per la trascrizione delle sentenze, assistenza tecnica e autovetture blindate; riduzione del 10% degli organici, che già lamentano una scopertura media del 14%, attraverso un taglio degli uffici dirigenziali ma anche il "blocco" di fatto delle assunzioni, ridotte al 10% dei pensionamenti, con gli ultimi due concorsi indetti ora a rischio.

Insomma, meno risorse umane ed economiche per la giustizia. "Misure che rischiano di portare al blocco degli uffici giudiziari", secondo Caselli, con tutte le conseguenze sui tempi della giustizia e certezza della condanna. Se poi a questo ci aggiungiamo i provvedimenti su intercettazioni e rinvia-processi, stiamo a posto! E' un nuovo indulto, ancora peggiore del precedente (e ho detto tutto): almeno prima i criminali erano stati in carcere ... il problema era la certezza della pena. Ora il problema è addirittura la certezza della condanna!

E questo nonostante che il Programma del PdL al punto 2 della terza "Missione" reciti chiaramente: "aumento delle risorse per la Giustizia". Alla faccia!

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