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il blog di Francesco Zanfardino
C'è chi vende frutta, c'è chi vende allo scoperto
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2011


Forse in tanti, di fronte al panico mondiale per quei crolli percentuali delle varie Borse, avranno pensato: ma a me che me ne frega, perchè l'economia mondiale deve dipendere dal crollo di un azione e non dal se si realizza o meno una macchina, dal se si compra o meno una cassa di frutta, eccetera. Ovvero: qual è il legame di questo ottovolante finanziaro con l'economia "reale", perchè ci si preoccupa in maniera esagerata quando si rompe questo giochino dei vari broker e non quando la crisi economica manifestai suoi effetti devastanti nella realtà quotidiana delle famiglie?

Vi confesso che anch'io, che infatti non sono ancora riuscito a farmi una buona cultura in economia, mi sono posto più volte questa domanda, senza ancora riuscire a darmi una risposta compiuta. Ho capito vagamente che le Borse sono importanti perchè rappresentano un metodo di finanziamento per le aziende, che in cambio di una rinuncia a parte del potere sul proprio destino (in favore degli azionisti) e di un maggiore rispetto delle regole (le società quotate in Borsa sono più controllate delle altre) ottengono finanziamenti, ovviamente in base alla fiducia del mercato ovvero degli azionisti ovvero dei singoli investitori che, comprando le azioni di una determinata società, hanno fiducia nel fatto di stare investendo su una azienda che farà profitto dei soldi che sta ricevendo e che, tramite i "dividendi", farà partecipe di tale profitto i suoi azionisti.

Spero di aver riassunto bene il senso delle Borse valori. Ora, detto ciò, in questo periodo di crisi finanziaria mi ha incuriosito molto un espressione, cioè "vendite allo scoperto". Sono state vietate lo scorso 12 Agosto per i successivi 15 giorni proprio per frenare l'ondata speculativa che stava aggravando il tracollo finanziario mondiale di quei giorni (tra l'altro riuscendo nell'intento). Ho cercato di capire cosa fossero realmente, allora, e ho approfondito la questione senza capirci granchè, come al solito. Copio-incollo Wikipedia:

<<< Vendita allo scoperto ("short selling"): operazione finanziaria che consiste nella vendita di titoli non direttamente posseduti dal venditore, con l’intento di ottenere un profitto a seguito di un trend o movimento ribassista delle quotazioni di titoli (azioni, strumenti, beni) prezzati in una borsa valori.

Difatti tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, durante lo short selling vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto (chiamato anche scopertista o short seller oppure venditore a nudo) e quindi subito venduti da quest'ultimo.

(...) Siccome l'incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, lo short selling viene effettuato quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato (e di solito tale controvalore ricevuto viene provvisoriamente posto a garanzia sullo short fino a ricopertura eseguita). In questo caso il rendimento complessivo dell'operazione di short selling sarà risultato in profitto.

Se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell'operazione sarà risultato in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, da qui il nome "short" (tr. "breve") giacché storicamente le fasi discendenti dei mercati finanziari hanno una durata più breve e sono meno numerose delle fasi ascendenti >>>

Il fatto è che, sarò pure un ignorantone in economia, ma non riesco proprio a trovare il nesso fra questo tipo di strumenti finanziari e l'utilità sociale delle Borse valori che ho descritto prima. Nè riesco a capire perchè simili operazioni siano state fermate solo per 15 giorni e non per sempre. Mi aiutate? Possibile mai che il destino di milioni di famiglie dipendi da simili magheggi compiuti da singorini in giacca e cravatta davanti allo schermo di un PC, che speculano scommettendo sulle perdite delle società e aggravano le crisi finanziarie?

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In direzione ostinata e fallimentare
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2011



Tagli alla spesa sociale. E' quello che chiede la destra conservatrice italiana, similmente a quanto hanno già imposto i Repubblicani ad Obama in America. Guai a toccare le tasse dei ceti abbienti, guai a toccare le rendite degli speculatori: ciò che serve davvero all'Italia, per Stracquadanio, Lupi & friends, è tagliare, tagliare, tagliare incentivi fiscali, spese assistenziali, pubblica amministrazione (e dipendenti pubblici), patrimonio pubblico, istituzioni pubbliche, finanche al sistema pensionistico.

Farei notare a costoro che in tre anni di governo Berlusconi la spesa sociale è stata già abbondantamente tagliata. Come dimenticare la prima Finanziaria di questo GOverno: una cifra per tutti, gli 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, con 134.000 licenziamenti annessi tra docenti precari e personale ATA. Ma potrei continuare con i miliardi tagliati a infrastrutture, sanità, cultura, pubblica amministrazione, forze dell'ordine, giustizia, incentivi fiscali alle rinnovabili, trasferimenti alle Regioni, stipendi dei dipendenti pubblici, blocco del turnover, ecc. ecc.  L'unica spesa sociale che è aumentata, in sostanza, è stata quella cassaintegrazione ... ma non c'è certo nulla da festeggiare.  Tanti tagli che, diminuendo o eliminando tanti stipendi, hanno avuto l'ovvio effetto di deprimere la domanda e quindi la produzione, a sua volta depressa dal taglio degli incentivi e delle opere pubbliche, aggravando pesantemente la situazione dell'economia italiana.

Insomma, il taglio della spesa sociale si è rivelato una ricetta decisamente fallimentare e chi continua a proporlo lo è altrettanto.Questi benedetti 20 miliardi di euro che servono è bene trovarli tagliando la vera spesa improduttiva, quella che se ne va in sprechi (es. grandi opere poco o per nulla utili), quella dovuta all'eccessiva burocrazia statale, ai costi della politica (es. grandi stipendi, privilegi vari, troppe poltrone) e alla presenza di troppi Enti inutili (Comuni e Province con troppi pochi abitanti, Comunità e Municipalità varie, ma anche i vari Enti para-statali), oppure tagliando spese non prioritarie (es. nuovi armamenti militari). Magare si può anche pensare a nuove tasse, che gravino sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E poi non sarebbe male approfittare dell'occasione anche per veri tabù come la legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che comporterebbero enormi introiti per lo Stato (oltre che, secondo me e tanti altri, vantaggi sociali in termini di riduzione di entrambi i fenomeni e comunque un maggiore controllo degli stessi, che tra l'altro esistono comunque anche se illegali ed è alquanto ipocrita far finta di nulla). Eccetera eccetera.

E poi, una volta racimolati i soldi (facendo sul serio tutto quello che ho indicato si ricaverebbe molto più che 20 miliardi!), da un lato bisogna ridurre corposamente il debito e dall'altro bisogna stimolare la crescita! Ciò attraverso l'investimento in beni culturali e turismo (l'unico campo in cui nessun Paese al mondo potrà mai competere con noi, se lo sfruttiamo appieno), in infrastrutture "diffuse" (ovvero piccole opere in tutto il Paese, che danno lavoro a più imprese e persone che singole "grandi opere", portando anche risultati immediati e non a distanza), in "produzioni" che garantiscono risparmio (efficienza energetica, energie rinnovabili, recupero dei rifiuti ... ma anche in "produzioni immateriali" come manutenzione, prevenzione, digitalizzazione, semplificazione, lotta all'evasione, ecc.), e così via. E, cosa importante, anche investire qualcosa in un po' di riduzione fiscale a chi in questi anni ha sempre pagato la crisi, ovvero pubblici dipendenti e lavoratori, che poi sono i veri protagonisti della "domanda" e quindi della crescita economica. 

Chiedo troppo?

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Il futuro investito
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2010


 

Lo ripeto da tempo su questo blog: per rispondere alla crisi globale l'Italia deve mettere in campo una riconversione del suo sistema produttivo, che non la porti a competere con i nuovi giganti dell'economia (Cina, India, Brasile, ecc.) sulla "quantità", sulle produzioni "operaie", ma che la porti ad investire sulla qualità, sulla specializzazione, sulle nuove produzioni. E su quello che "gli altri" non hanno.

Come l'immenso patrimonio culturale, artistico, storico, paesaggistico e architettonico di questo Paese.

E allora vedere un Governo che non riesce a trovare 175 milioni di euro per la cultura e che assiste inerme a tre crolli in un mese a Pompei (anzi, continua a dire che non bisogna lasciarsi prendere dagli "allarmismi"), fa pensare che è davvero arrivato il momento che se ne vada a casa.

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Quello che non torna
post pubblicato in Diario, il 27 settembre 2010


                                           

Non avevo ancora commentato il ritorno della monnezza nelle strade di Napoli e dintorni, dato che, come sapranno i miei ventiquattro lettori assidui, l'avevo ampiamente previsto e ribadito proprio poche settimane prima che scoppiasse questa ennesima crisi. Anzi, come scrivevo in quell'articolo, queste sono solo le avvisaglie di una crisi ben più grave, una vera e propria nuova emergenza rifiuti che scoppierà in Campania fra pochissimi mesi, se nel frattempo il Governo non interverrà con misure straordinarie quale l'apertura di discariche "provvisorie" e l'ampliamento delle discariche esistenti: misure che stanno scatenando e scateneranno, e giustamente, le proteste dei cittadini. Tanto che alla fine, per quietarle, si tornerà di sicuro ad inviare treni di rifiuti fuori Regione, giusto per tamponare un po', e magari scegliendo anche di utilizzare il sito di San Tammaro per i nuovi rifiuti e non per stoccarvi le "ecoballe" accumulate negli oltre dieci anni di emergenza. E sperando che il termovalorizzatore di Acerra torni al più presto a funzionare completamente, e non solo con una linea su tre.

Ma, in ogni caso, lo "showdown" dell'emergenza accadrà presto. E sarà la prova definitiva di quello che dovrebbe già essere evidente a tutti, ovvero il fallimento dell'operazione politico-mediatica messa in campo dal Governo Berlusconi sulla monnezza in Campania. E la gente farà bene, anzi benissimo a protestare, perchè il Governo ha avuto due anni di tempo a disposizione, dopo il superamento dell'emergenza di inizio 2008, per fornire una soluzione definitiva al problema dei rifiuti in Campania. E invece no: si è voluto puntare tutto sulle discariche e sugli inceneritori, risultando ora insufficienti sia le prime che i secondi, dopo aver fatto credere che tutto fosse stato risolto.

Urge invece una soluzione strutturale al problema rifiutiA dire il vero, una soluzione potrebbe esserla proprio la costruzione dei cinque inceneritori inizialmente previsti dal piano Bertolaso, che a pieno regime diminuirebbero decisamente il numero delle discariche necessarie. Ma si tratta di una soluzione primordiale ("bruciamo tutto") e dai non ancora del tutto accertati rischi per la salute (anche se a tutti gli oppositori degli inceneritori consiglierei di concentrarsi sui "roghi tossici" che ogni giorno insozzano l'aria della Campania, e che sono sicuramente molto peggio dei fumi degli inceneritori). Ma la vera innovazione sarebbe puntare tutto su una raccolta differenziata di qualità, obbligatoria per tutti i Comuni e che sia capace di coinvolgere i cittadini, premiandone i comportamenti virtuosi (corretta differenziazione, deposito di vetro, ingombranti, RAEE, ecc. presso le isole ecologiche, riciclo dell'umido tramite compostaggio domestico, eccetera) tramite sconti sulla tassa. Una raccolta differenziata abbinata poi a impianti di compostaggio per il riciclo della frazione umida e "centri di riciclo", come quello famoso di Vedelago (ma copiato in varie parti d'Italia), per il riciclo della frazione secca. In pratica rimarrebbe ben poco da destinare a discariche ed inceneritori, con il vantaggio di recuperare i materiali e poterci guadagnare (oltre che dare lavoro a molti più dipendenti, cosa non da poco in tempi di crisi).

Non ci vorrebbe molto, anzi. Un ciclo dei rifiuti di questo tipo sarebbe convenientissimo per tutti, soprattutto per gli enti locali, che risparmierebbero tantissimo sui costi di smaltimento. Il problema è "solo" la mancanza di volontà, dovuta evidentemente alla commistione della politica con gli interessi, camorristici e non, che stanno dietro al ciclo dei rifiuti basato su discariche e "grandi impianti" come gli inceneritori. E la negazione degli arresti e dell'utilizzo delle intercettazioni per Cosentino, che riguardavano proprio i suoi rapporti con i clan coinvolti nella gestione dei rifiuti, non è proprio un bel segnale in questa direzione.

Ecco quello che "non torna", caro Bertolaso. Invece di reggere il moccolo alla propaganda di Berlusconi e agli interessi oscuri (nemmeno tanto) che stanno dietro ai rifiuti, potevi risolvere davvero in questo modo il problema: invece sei solo uno degli ennesimi complici di questa eterna emergenza monnezza.

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Fermiamo quei caccia
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2010


                                             

Umberto Veronesi, senatore "indipendente" del PD, da sempre di pensiero progressista, è tuttavia una personalità molto contestata in alcuni ambienti di sinistra, di volta in volta per le sue posizioni pro-nucleariste, pro-inceneritori o pro-OGM. Tanto che queste polemiche riescono a sovrastare anche sue altre posizioni altrettanto "forti" ma che sarebbero ben viste in quegli ambienti, quali quella pro-liberalizzazione delle droghe leggere o il suo forte impegno in senso laico su tutte le tematiche "etiche".

Perchè ve ne parlo? Perchè mi ha fatto molto piacere leggere, tra le pagine di Repubblica, un suo accorato appello per la riduzione delle spese militari. In particolare, nell'articolo il senatore chiedeva a tutti i cittadini di sostenere la campagna promossa da "Sbilanciamoci!" e "Rete per il disarmo" per chiedere al Governo di rinunciare all'acquisto di 131 cacciabombardieri F35 per la somma di ben 16 miliardi di euro. Una cifra enorme: per un confronto, pensate che l'intera manovra Finanziaria 2011/12, in due anni, impegna 24,9 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe essere utilizzata per scopi ben più nobili, quali la ricerca scientifica, lo sviluppo delle rinnovabili o, come proposi io ormai più di un anno fa, per la ricostruzione dell'Aquila.

Il punto è proprio questo: come afferma proprio Veronesi nell'incipit del suo appello, "ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente". Non è ammissibile in un Paese degno di questo nome che una cosa del genere passi inosservata, se non nel mondo dei blog, e se è così la principale responsabilità è di chi ha il dovere di controllare l'operato del Governo, ovvero l'informazione ma anche e soprattutto delle forze di opposizione. Specialmente quelle animate da spirito cristiano e/o progressista. Invece sempre più dilaga una "retorica del militarismo" anche all'interno di questi ambienti, tanto che poche settimane fa un leader che si definisce "di sinistra" come D'Alema addirittura ha dichiarato che "in Italia si spende troppo poco per gli armamenti" (da notare che l'ultimo bilancio della Difesa è stato di 20 miliardi di euro). Sarebbe molto facile, e se vogliamo anche molto demagogico, per il centrosinistra proporre la diminuzione delle spese militari a favore delle spese sociali: eppure questo non avviene.

Per questo non può che farmi piacere l'impegno del sen. Veronesi in tal senso al quale, per fortuna, si sono aggiunti una trentina di  altri parlamentari. Speriamo bene. Intanto, pubblico il testo del suo appello.

 

FERMATE QUEI CACCIA - Umberto Veronesi

Ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente, indipendentemente dal sistema politico e mediatico. O, peggio, non vengono considerate urgenti e importanti, come se non incidessero minimamente sulla vita quotidiana. Fra queste ci sono i costi spropositati che, anche in questo momento di crisi economica internazionale, vengono sostenuti dai governi -anche il nostro- per acquistare armi in vista di una guerra che non si scatenerà mai perché, fortunatamente, tutto il mondo vuole la pace. Come iniziatore del movimento "Science for Peace" e soprattutto come uomo che ha vissuto la guerra, mi sono sentito quindi in dovere di presentare in Senato una mozione - avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo - per fermare il progetto, a cui partecipa il nostro Paese, per la realizzazione di 2700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, a un costo complessivo stimato di ducentocinquanta miliardi di dollari. La mozione è già stata sottoscritta da ventisette senatori e da sedici deputati. Il sostegno politico è fondamentale, ma non basta. Io penso ci voglia la partecipazione cosciente dei cittadini, che hanno il diritto di sapere. Nel 2009 in Italia il bilancio della difesa (per una guerra impossibile ) è stato di venti miliardi di euro, mentre per la lotta contro il cancro (la vera guerra che stiamo combattendo) miseri cento milioni. Cento milioni di dollari è il costo di un cacciabombardiere F 35 ed è anche il costo di 465mila trattamenti annuali anti-aids per i bambini africani. Se l' Italia volesse dotarsi di cinquanta aerei F35 , il costo sarebbe di cinque miliardi di dollari. Si possono costruire con questa cifra cinquanta nuovi ospedali o costruire e attrezzare ben oltre cinquemila asili nido in tutta Italia. Ciò che rende questi squilibri assurdi è il fatto che la maggior parte di questi investimenti in armi, sono inutili, perché non verranno mai utilizzate. Guardiamoci accanto, in Europa. L' Unione Europea è attualmente composta da ventisette Paesi, ciascuno con il proprio esercito. Queste forze militari erano nate nel corso della creazione degli Stati Indipendenti, con lo scopo di difendere i confini e di sviluppare conquiste coloniali. L' unificazione di una federazione di Stati, l' abolizione formale dei confini, con la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi, e la scomparsa delle guerre coloniali, rende la presenza delle Forze Armate nazionali anacronistica, antistorica e terribilmente costosa. Davvero qualcuno può temere che l' Italia venga attaccata dai nostri vicini, Francia, Svizzera o Austria? Oppure che il nostro esercito parta alla conquista di uno Stato africano? I trecento miliardi di euro spesi in Europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella salute, nell' istruzione e nell' assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali e scuole, o ancora per finanziare la ricerca scientifica. In realtà in Europa basterebbe un unico esercito multinazionale come principio di deterrenza e non-belligeranza, che agisca come forza di pace nei Paesi ancora devastati da conflitti locali. E invece l' Italia destina più risorse all' esercito che ai propri cervelli, indirizzando una quota pari all' 1,1 per cento del Prodotto Interno Lordo alle spese militari (2007) e lo 0,9 per cento alla Ricerca Scientifica; per non parlare degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che contano solo per lo 0,2 per cento del Pil italiano. Nell' ambito di "Science for Peace" ho voluto istituire un gruppo di lavoro europeo formato da uomini politici, di cultura, capi di stato, impegnati a mettere a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli Paesi a favore di un Unico Esercito Europeo di Pace e della costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo. A questo fine il gruppo di lavoro sta conducendo uno studio, coordinato dall' Istituto Affari Internazionali di Roma, che sarà presentato nel corso della seconda conferenza mondiale di Science for Peace, (in programma a Milano il 19 e 20 novembre) insieme a una serie di raccomandazioni indirizzate ai decisori politici. Ma in attesa che cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra non possiamo passare sotto silenzio decisioni che ci toccano da vicino adesso, come quella che riguarda il progetto F-35. Invito quindi tutti i cittadini a leggere il contenuto della mozione e, chi si sente solidale , a sottoscriverla attraverso il sito della mia Fondazione (www.fondazioneveronesi.it). Non dimentichiamo che la nostra Costituzione (come la Carta Onu del 1945) rifiuta la guerra e acconsente solo a strumenti militari di difesa. Gli F35 sono potenti cacciabombardieri d' attacco.

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Infiniterim
post pubblicato in Diario, il 11 agosto 2010


                                       

"Nominerò il Ministro dello Sviluppo economico entro la prossima settimana". Queste le parole che Silvio Berlusconi, richiamato dal Presidente Napolitano, aveva pronunciato il 23 Luglio scorso. Di settimane ne sono passate quasi tre, nel frattempo, e Berlusconi conserva ancora l'interim al Ministero che fu di Scajola, costretto alle dimissioni il 4 maggio scorso dallo scandalo della casa compratagli "a sua insaputa".

Ormai più di tre mesi fa. Mesi durante i quali continua ad imperversare la crisi economica, ed è abbastanza paradossale che l'Italia si ritrovi proprio senza il ministro allo Sviluppo economico. Così come è piuttosto scandaloso che a ricoprire interim sia proprio il principale industriale ed affarista d'Italia, in un enorme conflitto d'interessi reso in questo modo ancora più palese (e che ha trovato l'ultima traduzione in provvedimenti legislativi con la "salva-Mondadori", i cui effetti sono stati ora denunciati da Repubblica).

Probabilmente Berlusconi intende conservare l'interim per una eventuale tregua con i finiani a suon di poltrone (e ricordiamoci che siamo a 23 ministri, a due lunghezze dal "mostruoso" governo Prodi, e 11 in più delle promesse di Berlusconi), ma non si tratta certo di una scusa valida per quello che doveva essere il "governo del fare", capace di prendere decisioni in tempi brevi ... che invece diventa oramai sempre più un governo degli "af-fari" (propri).

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Precari e contenti
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2010


                                          

In questa triste Italia della crisi capita di assistere a vere e proprie tragedie sociali. Come quelle di ricercatori che, già martoriati da decenni da una politica miope, si ritrovano addirittura a lottare tenacemente per restare precari a vita. Perchè l'alternativa sarebbe quella di finire in mezzo alla strada, o di intraprendere la ben nota via della fuga all'estero.

Succede al CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, per il quale il Ministro Gelmini si appresta a promulgare il nuovo Statuto che, tra le altre cose, intende porre un limite massimo di 6 anni alla durata dei contratti "precari". Cosa che ha scatenato le immediate ed accese proteste di tutti i ricercatori, uniti come le loro sigle sindacali nel chiedere l'abolizione di questo "tetto", perchè altrimenti "dopo i 6 anni, anche se sei un ricercatore valido, e non di rado eccellente, per te non c'è futuro".

Indubbiamente, vista la totale cecità di questo Governo agli investimenti della ricerca, finiti i 6 anni di precariato per i 4000 ricercatori interessati dalla norma molto probabilmente non ci sarebbe futuro (ovvero l'assunzione a tempo indeterminato) nè all'interno del CNR, nè altrove. Ma non dobbiamo assolutamente lasciar passare il messaggio che in Italia non si possa, ma piuttosto si debba, restare precari a vita. Un tetto alla precarietà dei contratti, dopo il quale il datore di lavoro può solo assumere il lavoratore e non approfittarne a vita, come quello d'altronde posto dal governo Prodi a 36 mesi (poi abolito dal governo Berlusconi), dovrà pur esserci: negarne la necessità significa rassegnarsi, per l'appunto, alla precarietà perpetua. Tanto al datore di lavoro conviene molto di più assumere in precariato, visto che costa di meno a livello economico e a livello di tutele (e, in effetti, la prima vera riforma per passare dal dominio della precarietà a quello della flessibilità dovrebbe essere proprio quella di rendere il lavoro precario più "costoso" di quello fisso). Mettere un tetto impedisce la precarietà a vita, e non significa affatto che il precario "scaduto" sarà automaticamente sostituito con un altro precario: il rischio c'è, per carità, ma se il lavoratore è valido il datore di lavoro ha tutto l'interesse di assumerlo; al massimo ciò potrebbe non accadere nel pubblico (come nel caso del CNR), dove oltre alle logiche di mercato contano anche quelle politiche, e allora si potrebbe prevedere una legislazione diversa, più garantista verso i lavoratori.

Ma, in ogni caso, è davvero demotivamente vedere dei lavoratori lottare per avere una spada di Damocle pendente sulla propria testa tutta la vita. La politica, e soprattutto i sindacati, si muovano per trovare soluzioni alternativa per evtare questo scempio, se il "tetto" non va bene. Ma, ripeto, basta con la precarietà a vita.

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Larghe intese
post pubblicato in Diario, il 4 agosto 2010


                                              

Oggi tutti sono in trepida attesa del nulla, ovvero della mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo, dalla quale emergerà solo la paura di andare ad elezioni, un po' da parte di tutti. Io invece voglio tornare su un episodio che, pur avendo scatenato diverse polemiche in questi giorni, è a mio parere talmente grave da dover richiedere un surplus d'attenzione. E non del tutto slegato dalla crisi di maggioranza.

Sto parlando dell'elezione dell'on. Michele Vietti alla vicepresidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ovvero alla massima carica del CSM dopo il Presidente, Giorgio Napolitano (che svolge un ruolo più formale che altro). Una scelta che non condivido affatto, ma che il Partito Democratico ha invece addirittura caldeggiato, col risultato che l'elezione del deputato UDC è risultata quasi unanime, eccezion fatta per due schede bianche. Una larga condivisione, insomma, che in sè è cosa buona, ma che non va cercata a tutti i costi.

Perchè è vero che si poteva andare incontro ad una spaccatura del CSM, con la candidatura di una personalità vicino al PDL, e magari si correva anche il rischio di eleggerla. Ma se per evitare ciò bisognava sostenere l'autore del "legittimo impedimento", della depenalizzazione del falso in bilancio e, cosa non trascurabile anche se non prettamente legata alle tematiche del CSM, dell'affossamento del ddl anti-omofobia, allora era meglio andare allo scontro; ammesso che ci si fosse andati davvero allo scontro, e non si fosse riusciti a trovare una soluzione alternativa. Tra l'altro, un'eventuale elezione di un candidato del centrodestra, o comunque una spaccatura, sarebbe stata anche la dimostrazione del fatto che il CSM non è affatto un organo "comunista", come Berlusconi e i suoi lacchè dicono da anni e anni, convincendone anche gli elettori. Mentre ora si è anche data l'idea del candidato "politicizzato", seppur non di sinistra (ma non è di Berlusconi, quindi potrà sempre accusarlo di "comunismo"), perchè Vietti non è proprio uno che disdegnasse l'apparire nei salotti televisivi e nelle interviste a nome del suo partito: si poteva cogliere l'occasione per presentare un candidato della "società civile", non troppo legato alle logiche di partito.

E invece no. E' prevalsa la logica delle "larghe intese", quella del "meglio uno spicchio di torta senza dignità che correre il rischio di non aver null'altro che la dignità". Quella logica che è nelle menti di tanti presunti "strateghi" e dirigenti del PD anche per le prossime elezioni. Sarò estremista, ma non è questo il PD che vorrei.

P.S. Tra l'altro, Vietti dovrà dimettersi da deputato e far posto a Deodato Scanderebech. Sì, proprio quello della "lista al centro con Scanderebech" che alle ultime elezioni regionali in Piemonte è fuoriuscita dall'UDC, che aveva deciso di allearsi coi "comunisti", e si è alleata con Cota. Sì, proprio quella lista la cui irregolarità potrebbe costare proprio a Cota. E sì, Scanderebech alla Camera farebbe parte della maggioranza di Berlusconi, non dell'opposizione come Vietti. Non c'è che dire: proprio un bel regalo, giusto in tempo.

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Hanno scoperto l'Europa
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2010


                                                   

Oggi tutti sembrano scoprire l'Europa, grazie alla grande euforia suscitata su tutte le piazze affaristiche europee, a cominciare soprattutto dalla nostra Milano (rialzo record del +11% in una sola giornata) dal piano "salva-Stati" approvato nella notte dai ministri delle finanze dell'Unione Europea. 600mld di investimenti che dovrebbero evitare la bancarotta non solo della Grecia ma di tanti altri Paesi in difficoltà, a cominciare dal Portogallo fino a Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Eppure tanto "europeismo" non c'è mai stato in Italia, specialmente da parte di chi oggi rivendica presunti meriti ma in passato ha sempre populisticamente ed opportunisticamente soffiato contro la bandiera dell'Europa. Ogni volta che la UE si è opposta ai provvedimenti sbagliati del Governo, si diceva che l'Europa non serviva a niente, era solo un covo di "burocrati". Ogni volta che l'Europa redarguiva il Governo sui conti pubblici, si diceva che era un freno allo sviluppo del Paese. Per non parlare delle grandi manifestazioni convocate contro gli sforzi compiuti dal primo governo Prodi, sulla scia di Ciampi, per risanare i conti pubblici e portare l'Italia in Europa.

Fossimo stati a sentire a loro, quelli che oggi si scoprono europeisti, l'Italia sarebbe rimasta da sola ad affrontare una crisi molto, molto più grande di lei, altro che "salva-Stati". Meglio tardi che mai.

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Crisi psicologica?
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2010


                                               

Ricordo ancora quando a fine 2008 il premier Berlusconi, a proposito della crisi economica che stava appena scoppiando, e che Tremonti vantava di aver previsto e capito fin dall'inizio, parlava di "crisi psicologica", che "l'ottimismo" poteva da solo sconfiggere. Poi magicamente si è passati alla fase del "siamo usciti dalla crisi": insomma, siamo usciti da qualcosa che non c'era, e ovviamente "meglio degli altri Paesi".

Poi ti arrivando questi bollettini "disfattisti" dell'Istat che ti dicono che nel 2009 il PIL italiano è sceso del 4.9%, record degli ultimo quarant'anni, e che nell'ultimo trimestre 2009 è calato dello 0.2% rispetto al trimestre precedente, unico paese Euro insieme a Spagna (-0.2%) e Grecia (-0.8%) ad essere ancora in recessione. Guarda un po', proprio i due Paesi che destano le maggiori preoccupazioni, con la Grecia sull'orlo della bancarotta e la Spagna che si salva solo grazie alla possibilità di aumentare il debito pubblico, che prima della crisi era sotto il 70% del PIL. Mentre in Italia si viaggia verso il 120% del PIL, tra i più alti al mondo (in Europa sta peggio di noi solo la Grecia ... ops, di nuovo).

No, non dobbiamo preoccuparci. Ottimismo!

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Il resto del discorso
post pubblicato in Diario, il 1 gennaio 2010


                                                

Alla fine, di tutto il discorso di fine anno di Napolitano è stato risaltato, e pure in maniera distorta, solo l'aspetto, pur rilevante, della necessità delle riforme istituzionali e del dialogo tra le forze politiche nell'interesse comune. D'altronde, era scontato, visto l'improvviso clima di "amore" e "dialogo" scaturito dal post-Duomo.

Ma il Presidente della Repubblica, nei suoi 19 minuti di discorso, ha affrontato ben altre questioni. Innanzitutto, pur spronando alla fiducia e allo sforzo comune per rilanciare il Paese, Napolitano ha sottolineato la tragedia della crisi economica e delle sue devastanti conseguenze che ha avuto, che ha e che avrà per la società italiana, per tante famiglie e soprattutto per i giovani e il Mezzogiorno. Poi ha rimarcato aspetti quale la diffusione della povertà, l'elevata pressione fiscale, i conti pubblici da risanare, le tutele assenti per i lavoratori atipici, le difficoltà del mondo della ricerca, la xenofobia dilagante, e persino un tema molto scottante e ben poco demagogico come le pessime condizioni delle carceri italiane. Tutte tematiche che faticano ad essere cruciali nel dibattito politico italiano, pur essendo importanti come e se non di più delle "riforme", un po' per volontà del governo, un po' per incapacità delle opposizioni nel porle al centro dell'attenzione mediatica e civile nella maniera adeguata.

Ma, alla fine, questo lo sapranno solo i "ventiquattro lettori" di questo blog e chi si informa su Internet ... e chi ha prestato attenzione al discorso di Napolitano mentre si mangiavano gli antipasti del Cenone. Ah, per il nuovo anno, visto il nuovo "clima":  peace & love to everyone ...
 
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Sempre più Europa
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009


                                                

Mentre l'intero mondo mediatico italiano preferisce interrogarsi sulla querelle Fini-Berlusconi, che sembra ormai essere arrivata al patetico, arriva un'altra importante tappa per la storia d'Europa: ieri, infatti, è entrato ufficialmente in vigore il Trattato di Lisbona, con tutte le sue importanti novità, per quanto parziali, verso la strada di una Unione Europea più coesa e forte.

Da ieri, infatti, non solo entrano in pieni poteri il Presidente "stabile" della UE ed il suo ministro degli Esteri, meglio detto "mister PESC", che si occuperà di coordinare la politica estera degli Stati membri, ma viene introdotto anche il sistema della "doppia maggioranza" pre prendere decisioni (l'unanimità resterà solo per fisco e difesa) e viene esteso l'ambito di competenze del Parlamento Europeo anche a materie come giustizia e bilancio. Infine, l'Unione assume anche personalità giuridica e potrà dunque firmare anche trattati internazionali.

Non si tratta di grandi rivoluzioni, insomma, ma d'altronde ogni rivoluzione efficace enasce è fatta di piccoli cambiamenti. E questi sono piccoli grandi passi verso un'Europa più unita e capace di risolvere i problemi internazionali che ormai riguardano la vita di tutti i giorni: la questione ambientale, la lotta al terrorismo, così come la crisi economica sono sfide centrali del nostro futuro, e sono sfide globali, che possono essere risolte davvero solo con politiche globali. Quindi, in attesa di un vero "governo globale", che è molto lontana da venire, ben venga un Europa più coesa, anche a costo di rinunciare ad un po' delle sovranità nazionali.

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