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il blog di Francesco Zanfardino
Far West Stadium
post pubblicato in Diario, il 12 ottobre 2010


In questa notte folle c'è da farsi una sola domanda: perchè tutto questo è potuto succedere? Perchè è potuto succedere che una partita da scolaresche sia diventato il teatro della violenza più spudorata? Perchè i due pullman dei teppisti che hanno scatenato il tutto sono stati scortati, ma evidentemente non perquisiti? Perchè i teppisti hanno potuto portare  fumogeni, coltelli e passamontagna con sè, senza evidentemente alcun controllo all'ingresso nello stadio? Perchè nessuno ha fatto nulla quando il capo ultrà ha cominciato a tagliare la rete di recinzione (e non c'era ancora la situazione di pericolo che si è creata dopo? Perchè, in barba a qualsiasi norma di sicurezza, i teppisti hanno potuto utilizzare le suppellettili della tribuna per sfondare i vetri?

Insomma, perchè in uno Stadio italiano è stato possibile tutto questo? Non ci meritiamo anche noi delle forti punizioni? Ma soprattutto: come intendiamo ospitare gli Europei 2016 se nei nostri stadi sono ancora possibili questi episodi? Forse se il ministro Maroni, invece di fissarsi sulle tessere del tifoso, prendesse provvedimenti seri, certe cose potrebbero essere evitate?

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Quando la vita è un lusso
post pubblicato in Diario, il 15 settembre 2010


                               

Settecentoquaranta. E probabilmente, mentre finirete di leggere questo articolo, il numero sarà già cresciuto: è il numero delle morti sul lavoro che si sono susseguite in Italia nel 2010, fino al 15 Settembre. E questo senza contare i tanti lavoratori in nero, specialmente immigrati, le cui morti finiscono nel nulla.

 

Ogni volta che al TG sento notizie come queste non riesco a non pensare allo strazio delle famiglie di questi lavoratori, che escono di casa la mattina per tornarvi distrutti la sera, ma contenti per essere riusciti a portare a casa il sostentamento quotidiano per la famiglia; e poi, improvvisamente, una sera non tornano più a casa. Morti durante l’atto forse più importante di un uomo, quello che dovrebbe “nobilitarlo”, quello sulla quale la nostra Repubblica è “fondata”, e che invece spesso uccide: il lavoro.

Una vera e propria piaga sociale, che dovrebbe attirare l’attenzione del mondo della politica e della società in generale; cosa che invece non avviene, nonostante i continui moniti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano; anzi, specialmente in questi due anni di governo Berlusconi si sono fatti molti passi indietro. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in estate ha addirittura definito la legge 626, quella sulla sicurezza sul lavoro, “una legge inutile, un lusso che non possiamo permetterci”. Roba da far accapponare la pelle, ma figlia di un decadimento culturale che purtroppo, complice la fortissima crisi economica, sta dilagando in tutti i settori della società, compreso i sindacati: la priorità è che ci siano i posti di lavoro, non importa in che modo: meglio tagliare lo stipendio, meglio rinunciare alla sicurezza, meglio rinunciare ai propri diritti che non lavorare. Un ricatto indecente. E il fatto grave è che si è già passati dalle parole ai fatti: ad inizio 2009 il Governo, spalleggiato da Confindustria, ha infatti rinviato al 2011 (se non ci saranno ulteriori rinvii) l’applicazione del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, la riforma della 626 approvata dal governo Prodi che introduceva norme più restrittive, l’estensione della legge a molte categorie di lavoratori e soprattutto introduceva la condanna penale, il carcere, per gli imprenditori che non rispettavano la legge. Nemmeno una gran cosa (un anno e mezzo di carcere), ma hanno avuto il coraggio di dire che si trattava di “sanzioni sproporzionate”.

 

Mi viene da chiedermi se il vero “lusso” che non possiamo permetterci in questo Paese è questa classe dirigente e questo tipo di imprenditori. Facile per loro parlare così, dalla loro posizione di privilegiati, che non hanno a che fare con le difficoltà e le paure che milioni di lavoratori in Italia vivono ogni giorno, se non muoiono nel frattempo. E, per piacere, non chiamamole “morti bianche”. Queste morti di bianco non hanno nulla.

 

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Una domanda, Sarkozy
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2010


                                             

Ammettiamo pure che i rimpatri dei rom in Francia siano davvero conformi alla libera circolazione delle persone, perchè "volontari" (per quanto possano davvero essere volontari e non "indotti"). Facciamo pure finta che i rom in questione non possano tornare in Francia (perchè possono benissimamente farlo, anzi hanno avuto anche i soldi per farlo). Facciamo finta anche che questa non sia un'operazione per rilanciarsi elettoralmente dopo aver straperso alle ultime elezioni Regionali. E tralasciamo pure la Lega Nord che come al solito non perde occasione per cavalcare elettoralmente le paure degli Italiani.

Ma una domanda la voglio fare, Monsieur Sarkozyper quale motivo questo tipo di operazione è rivolto solo ai rom? Ovvero, per quale motivo non dare un incentivo per il rimpatrio anche ad Italiani, Tedeschi, Spagnoli, Americani, eccetera? Forse perchè la popolazione rom è da considerare di per sè pericolosa? Perche se fosse così, caro Sarkozy, questo sarebbe razzismo. Anzi, ricorderebbe nemmeno tanto vagamente un'operazione di pulizia etnica.

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Tabù pericolosi
post pubblicato in Diario, il 27 febbraio 2010


                                             

Contrariamente a quanto sostenuto da Carlo Giovanardi, voglio fortemente ringraziare Michele Santoro ed Annozero per aver finalmente affrontato in TV, senza tabù obsoleti, il tema della droga e del disagio giovanile ad esso connesso. Si potrà magari contestare ciò che gli ospiti hanno detto, ma non che il tema è stato affrontato: c'è chi preferisce far finta che il problema non esiste, ma ignorare i problemi è il miglior modo per aggravarli.

Entrando nel merito della trasmissione, equlibrata come al solito, con tutti i punti di vista trattati con la stessa dignità, e con la novità di una discussione pacata e comprensibile (non c'erano politici, d'altronde... ), è stato importante dar voce anche a chi non si piega alle opposte retoriche proibizioniste e antiproibizioniste, ma che semplicemente vuole agire di buon senso in un tema così delicato. Non esiste un diritto a "farsi una canna", in nessun caso, perchè anche le "canne" sono nocive e stupefacenti; ma non si può nemmeno continuare ad ignorare che ormai chi vuole farsela, di qualunque età, non ha alcun problema a procurarsele. Statalizzare il consumo di droghe "leggere", dunque, non potrebbe aggravare una situazione già pesantemente compromessa, e se supportato da una buona strategia può essere il più efficace degli strumenti di lotta alle droghe. Sottrarebbe enormi incassi alla criminalità organizzata, trasferendoli invece allo Stato, che potrebbe così investirli proprio in prevenzione e in lotta ai traffici di droghe; ma soprattutto farebbe emergere il fenomeno dall'ipocrita clandestinità nella quale si cerca oggi di relegarlo, con tutti i benefici che ne derivano: innanzitutto, la possibilità di "monitorare" il fenomeno, e quindi di poter introdurre una serie di controlli che il far-west attuale non consente; aumenterebbe inoltre  l'informazione e la consapevolezza della pericolosità delle sostanze, come accaduto in questi anni con il fumo; eliminerebbe i rischi connessi alla "qualità" delle sostanze "spacciate" attualmente dalla malavita. E, magari, potrebbe evitare il passaggio alle "droghe pesanti" incentivato dall'attuale sistema basato sulla malavita, interessata a che ciò avvenga, e dalla falsa pretesa di mettere allo stesso livello tutte le droghe (finendo per far passare il messaggio che, se una "canna" apparentemente non fa tanto male, nemmeno la cocaina deve farlo).

Insomma, legalizzare per combattere. Forse è una strada sbagliata, ma far finta di nulla lo è sicuramente.

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La prevenzione conviene
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2010


                                                

Credo che siamo rimasti tutti scioccati dalle immagini della frana di Maierato, quella spaventosa ed enorme massa di terreno che scorreva come un mare a travolgere tutto. Eppure sono scene che si verificano periodicamente in Italia, dove il dissesto idrogeologico è gravissimo (470mila frane censite negli ultimi cinquant'anni) e ogni volta ci ritroviamo a piangere morti annunciate (Messina docet).

Eppure basterebbe poco. Secondo il Presidente dell'Associazione Nazionale Bonifiche, basterebbero 4.2 miliardi di euro per mettere in sicurezza idrica l'intero territorio italiano. Più o meno quanto in un anno lo Stato spende per calamità naturali come alluvioni, frane e terremoti: insomma, un intervento che si ripagherebbe da solo in pochi anni al massimo, senza contare le vite che si salverebbero. E l'indotto lavorativo che si creerebbe.

Uno dei tanti esempi di un'economia intelligente, che investe sul futuro. Ma la politica attualmente pensa troppo, troppo al presente.

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Propaganda e viltà
post pubblicato in Diario, il 21 gennaio 2010


                                            

Mentre in Italia si parla di tutt'altro, l'Avvenire pone in evidenza l'irrisolta "questione nomadi". Una problematica usata molto nelle campagne elettorali del 2008, sia a livello nazionale che locale (leggasi Roma), dal centrodestra, e che ha avuto in quel contesto una grande rilevanza mediatica, salvo essere scomparsa di fatto dopo pochi mesi, sia politicamente che mediaticamente. Eppure la questione rimane, eccome: gli accampamenti abusivi dei nomadi, ed il conseguente degrado sociale, sono rimasti, nonostante gli inutili e propagandistici provvedimenti del Governo Berlusconi, tra censimenti e spostamenti di campi.

Questo perchè la politica, certa politica, bravissima nel sfruttare elettoralmente la questione, agitando lo spettro dei rom per cavalcare le paura degli elettori, è però incapace di risolverla davvero, semplicemente perchè non può fare entrambe le cose: non può evocare la cacciata dei rom, e poi ammettere che queste persone, praticamente tutte italiane o romene (dunque comunitarie), non possono essere cacciate. Al massimo può tentare di nascondere il problema, dopo averlo sollevato, come il centrodestra riesce a fare grazie all'importante controllo che esercita sui media (basti pensare a come furono trattati i casi di stupro messi in atto dai romeni all'epoca della giunta Veltroni, e come furono trattati quelli emersi nei primi mesi della nuova giunta Alemanno).

Insomma, una viltà dilagante che andrebbe sostituito da un coraggio riformista, capace di fare le cose giuste anche se impopolari (senza cercare per forza l'impopolarità, sia chiaro). Ecco, il centrodestra che abbiamo al Governo è impossibile che trovi questo coraggio, ma sarebbe bello se le opposizioni, invece di nicchiare sull'argomento, rispondessero alla demagogia proponendo di sostituire l'indecenza dei campi abusivi con dei campi regolari, forniti dei requisiti minimi di vivibilità (costruzioni minimamente sicure, servizi idrici ed elettricità), di integrazione (bus scolastici) e di sicurezza (presidio delle forze dell'ordine), rendendo consapevole l'opinione pubblica che l'alternativa non è l'impossibile cacciata dei rom, ma unicamente ciò che c'è adesso. ovvero degrado e, dunque, criminalità. Coraggio.

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Rosarno, Italia
post pubblicato in Diario, il 10 gennaio 2010


                                              

Quello che è accaduto in questi giorni a Rosarno Calabro è drammatico. Il livello di violenza raggiunto, da una parte e dall'altra, è intollerabile per qualsiasi Paese civile che si rispetti. Eppure non è la prima volta che accade qualcosa del genere: ricordate Castel Volturno nel Settembre 2008? Anche allora, dopo un agguato camorristico nel quale morirono diversi africani, gli immigrati del luogo si ribellarono, chi pacificamente chi violentemente, mettendo in scacco un'intera città. Ed episodi simili si sono ripetuti in questi anni, con minore potenza, con minore visibilità.

Ogni volta, si cerca di politicizzare la questione, ed entrano in gioco le dietrologie più disparate: sono gli "italiani" ad essere strumentalizzati dalla malavita, o gli "immigrati"? O non c'entra niente la malavita? La colpa delle violenze è degli "italiani" , o degli "immigrati"? Eccetera. Il fatto è che, 'ndrangheta o non n'drangheta, la dis-integrazione sta portando a questi risultati da "banlieu" parigina. Sarà perchè l'Italia il fenomeno immigratorio si è accentuato in questi ultimi decenni, mentre altrove è iniziato prima; ma ora è arrivato il tempo di agire.

Come? Bè, per risolvere il problema bisogna prima riconoscerlo: c'è un problema legato all'immigrazione, ed è anche di sicurezza pubblica. Ha sbagliato il centrosinistra nel passato a non riconoscerlo, e sbaglia chi ancora lo fa. Ma altrettanto sbaglia il centrodestra a cercare di cavalcare populisticamente il problema, senza trovare soluzioni efficaci al problema, ma solo chiacchiere e distintivo, o scaricabadili rivolti al "buonismo" della sinistra (mentre hanno governato 7 degli ultimi 9 anni, e la legge in vigore da anni sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini). Poi, bisogna sgombrare il campo da tutti i pregiudizi: gli immigrati, in effetti, commettono mediamente più reati degli Italiani (nemmeno molti), ma se andassimo a scorporare i dati in basi alle condizioni di vita, vedremmo molto probabilmente che le differenze non esisterebbero. Insomma, non è la provenienza, ma il disagio sociale che determinano la delinquenza: se si cresce in un campo rom, o in una periferia disagiata come Scampia, puoi essere italiano o straniero, ma hai una probabilità più alta di diventare un delinquente. Poi, è l'ora di smetterla di dire che "questa gente deve andarsene a casa loro": gli immigrati, che lo si voglia o no, forse non saranno indispensabili al Paese (niente è indispensabile), ma sono ormai un pilastro fondamentale dell'economia italiana: se sparissero tutti di un colpo, il sistema Paese impiegherebbe anni per rimpiazzarne la mancanza, se non fallisse prima. Purtroppo, però, spesso queste persone lavorano in condizioni di sfruttamento, e con la spada di Damocle del permesso di soggiorno che resta per anni e anni, anche se nel frattempo magari ci si è integrati perfettamente (nonostante tutto questo) e si contribuisce a finanziare le casse dello Stato con le tasse e le pensioni dei figli degli "italiani" che non ci sarebbero senza l'incremento di natalità portato dalla popolazione italiana.

Ecco, insomma, i due binari che devono evitare la guerra sociale fra italiani e immigrati: revisione della legge sulla cittadinanza e sul permesso di soggiorno, inclusa una facilitazione per chi dimostra di integrarsi meglio (conoscenza dell'italiano, della legge italiana, scolarizzazione, lavoro regolare, domicilio regolare, eccetera), e abbreviando in ogni caso i tempi, in modo da renderle più aderenti alla realtà; lotta senza quartiere allo sfruttamento e al lavoro nero. Senza dimenticarsi, ovviamente, di far funzionare la giustizia e le forze dell'ordine per contrastare il crimine (ma questo vale ugualmente per gli italiani criminali), e di aiutare quei settori dell'economia che sono portati, anche se non costretti, dalle logiche di mercato a sfruttare, e a nero, la manodopera immigrata.

Solo così si può realmente governare il fenomeno dell'immigrazione. Il resto sono solo balle e propaganda. Altrimenti, prepariamoci ad avere una Rosarno al mese ...

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Privacy e sicurezza
post pubblicato in Diario, il 2 gennaio 2010


                                              

Il tentato attentato aereo di fine 2009 si sta trascinando con una tensione crescente nel dibattito pubblico di mezzo mondo, con la possibilità di creare una mezza rivoluzione negli USA e di avere conseguenze anche in Europa. In particolare, si sta affermando la possibilità di introdurre anche in Italia i cosidetti "body-scanner", ovvero speciali macchinari in grado di fotografare l'intimità di una persona, andando oltre i vestiti e quindi praticamente "denunandola", mostrando armi invisibili ai metal-detector quali armi in ceramica ed esplosivi in miscele liquide.

Io ho molte perplessità a riguardo. Va bene la sicurezza aerea, ma mi pare che si stia andando un po' troppo oltre. Se chiedessero ad una persona, per poter viaggiare in aereo, di denundarsi letteralmente, pur davanti l'occhio di un singolo e non in pubblico, non pensereste che sarebbe assurdo? E con questi "body-scanner", qual è la differenza? Un po' di opacizzazione, ma niente di realmente efficace per tutelare la privacy. Si potrebbe aspettare che la tecnologia si affini al punto da individuare (e mostrare) solo i corpi estranei al corpo umano e la loro collocazione ... ma, così come sono, ci penserei due volte prima di autorizzarne l'uso. In fondo, comunque questi scanner non vanno oltre la gomma e i materiali simili alla pelle, quindi comunquei si potrebbero nascondere le armi sotto pezzi di gomma o pelle ...

Insomma, diamoci un freno. La paura, spesso, è cattiva consigliera. Così come la fretta di cavalcarla.

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NO allo scempio del diritto
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2009


                                                   

Un appello breve, chiaro, diretto. E quindi non posso che condividerlo ed invitarvi a firmarlo (qui il link per farlo) e a diffonderlo il più possibile. Servirà a poco, ma intanto non possiamo far credere che l'opinione pubblica sia silente di fronte a questo scempio dello Stato di diritto e della nostra sicurezza.

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


P.S. E, intanto, vi ricordo il gruppo Facebook (link) che chiede la candiatura di Roberto per le prossime Regionali in Campania ...

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Sprocessati
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2009


                                                

E alla fine si arrivò all'affossamento totale del diritto in Italia. In un Paese dove la maggior parte dei processi finisce senza un giudizio definitivo, ma con la prescrizione, mentre i restanti finiscono dopo anni ed anni di logorii giudiziari, il Governo invece di operare per abbreviare i tempi dei processi, come a chiacchiere dice di voler fare, decide di diminuire ulteriormente i tempi di prescrizione. Mandando al macero migliaia di processi, lasciando le vittime senza giustizia e i criminali in libertà pur di salvare quei pochi interessati a che la giustizia non funzioni, come il Presidente del Consiglio. Insomma, come ha sottolineato Travaglio nel suo editoriale di stasera ad Annozero, è un po' come risolvere il problema dei treni fatiscenti che arrivano in ritardo non cambiando i treni e organizzando meglio il sistema ferroviario, ma facendo fermare il treno in corsa, e farlo perchè uno dei passeggeri, in realtà, non vuole arrivare a destinazione.

Ma dico io: ci rendiamo conto che, stante l'attuale situazione della giustizia in Italia, tra carenze di mezzi e personale, lentezze burocratiche, abusi delle garanzie da parte della difesa, prescrivere un processo dopo due anni (se non arriva la sentenza di primo grado) vuol dire mandare a monte praticamente tutti i processi in corso, e pregiudicare la stragrande maggioranza dei futuri processi, tranne quelli per i reati superiori a dieci anni e quelli che incostituzionalmente hanno deciso di escludere pur essendo inferiori ai dieci anni? Ci rendiamo conto delle conseguenze di ciò sulla sicurezza in Italia? Ci rendiamo conto delle conseguenze di tutto ciò sulla sopravvivenza stesso dello Stato?

Io mi auguro che il buon senso spinga una parte del PDL ad affossare la legge assieme alle opposizioni. E che il dissenso dei "finiani", da loro tanto sbandierato con orgoglio, non si fermi improvvisamente di fronte alla promessa di qualche candidatura alle Regionali. Altrimenti, le opposizioni non vengano meno al loro dovere e promuovano immediatamente un referendum abrogativo, e vi si dedichino con passione e tenacia: ne va del futuro stesso dell'Italia come Stato di diritto e di sicurezza sociale.

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In-sicurezza
post pubblicato in Diario, il 5 novembre 2009


                                              

Evidentemente quelle sui tagli alle forze dell'ordine, e la conseguente ipocrisia del centrodestra sulla sicurezza, non erano frottole dell'opposizione. Chiacchiere e distintivo, questa è l'Italia sicura promessa in campagna elettorale ...

P.S. Ah, vedere Bossi che zittisce Maroni paragonandolo ad una bestia d'allevamento, riuscendoci, è spettacolare ... credevo che Bobby...pardon, Roberto avesse una schiena più dritta.

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Morti dimenticate
post pubblicato in Diario, il 11 ottobre 2009


                                                

Tre morti sul lavoro al giorno. Ma nessun lutto nazionale a ricordarle. Al massimo, "operazioni verità" ...

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