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il blog di Francesco Zanfardino
Bel discorso Fini ... peccato venga subito smentito
post pubblicato in Diario, il 30 aprile 2008


                       

Dopo l'elezione di ieri di Roberto Schifani a Presidente del Senato, arriva quella di oggi del leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, eletto Presidente della Camera. Il suo discorso inaugurale è stato equilibrato e condivisibile da tutti in molti aspetti, come d'altronde ha sottolineato lo stesso Presidente della Repubblica (e gli applausi dell'opposizione). Soprattutto l'elogio del 25 Aprile e del 1 Maggio, mai scontato da persone di destra. Mentre è scontato, da parte di un uomo di destra, l'elogio dei simboli nazionali come il tricolore.

A riguardo, Fini nel suo discorso ha detto: "Rivolgo un omaggio alla bandiera tricolore simbolo della nazione, in cui tutto il nostro popolo si riconosce". Ho pensato subito: "Che bello". Se davvero tutti i cittadini italiani si riconoscono nel tricolore, non sentirò più leader politici e futuri ministri della Repubblica fare dichiarazioni come: "Quando vedo il Tricolore mi inc*zzo", "Il Tricolore lo uso per pulirmi il c**o", "Il Tricolore lo metta nel cesso, signora", "Ho ordinato un camion di carta igienica Tricolore". E invece no. Subito dopo il discorso di Fini, uno dei futuri Ministri della Repubblica e leader di un partito di governo come la Lega Nord, ovvero Umberto Bossi, ha dichiarato: "L'Italia ha il Tricolore, la Padania ha la sua bandiera, verde e bianca". D'altronde, i deputati leghisti non avevano applaudito il passaggio del discorso di Fini sul tricolore.

Che dire. Evidentemente non tutti i cittadini italiani si riconoscono nel Tricolore, caro Gianfranco. E nemmeno tutti i parlamentari e i Ministri della Repubblica.
Berlusconi leader liberale
post pubblicato in Diario, il 29 aprile 2008


                         

Silvio Berlusconi si definisce spesso un leader liberale. D'altronde, la parola "libertà" è sempre stato al centro dei suoi slogan: Polo delle Libertà, Casa delle Libertà, Popolo delle Libertà. Putroppo, certe vicende lo smentiscono clamorosamente.

L'esempio più evidente e recente è il caso-Alitalia. Berlusconi non ha mai tentato di nascondere la sua contrarietà ai francesi di AirFrance. La quale aveva chiesto il consenso dell'allora "prossimo governo" come condizione indispensabile per l'acquisto. Consenso negato, che a contribuito al ritiro finale di AirFrance. Questo atteggiamento rimarrebbe nei limiti del liberismo (anche se non propriamente, ma sorvoliamo) se Berlusconi avesse un'alternativa. Alternativa che, nonostante gli annunci, ancora non c'è: dopo un mese dagli annunci, si è manifestato solo l'imprenditore Ligresti. Ma se anche l'alternativa ci fosse, dovrebbe essere migliore di quella di AirFrance per giustificare il rifiuto dei francesi.

Ma migliore non sembra essere. Stando alle dichiarazioni dello stesso Berlusconi, e anche alla logica imprenditoriale, questa fantomatica cordata comunque comporterebbe l'appoggio decisivo di una compagnia straniera: i tedeschi di Lufthansa o i russi di Aeroflot. Alla faccia dell'italianità.

Ma, cosa più importante, sempre secondo lo stesso Berlusconi, "il nuovo piano industriale comporterà grossi sacrifici", dal punto di vista dei lavoratori. Ma come? L'offerta di AirFrance non era "irricevibile" perchè imponeva "condizioni durissime" ???

Insomma, la "nuova proposta", se dovesse esserci, sembra non essere per niente migliore della precedente. E nel frattempo perdiamo 3 milioni di euro al giorno, e Berlusconi ha preteso che si desse un prestito ad Alitalia di 300 milioni per "tirare avanti". Con i nostri soldi. E, di fronte ai dubbi della UE sulla legittimità di questo provvedimento, che sembrerebbe un aiuto di Stato ai danni della concorrenza (alla base delle teorie liberiste), Berlusconi "minaccia" la UE, dicendole "se ponete problemi, l'Alitalia se la compra lo Stato tramite le Ferrovie". Di fronte a questi atteggiamenti, a queste scelte, a queste dichiarazioni, viene da chiedersi:

E' questo il liberalismo? E' questo l'anti-statalismo?
Debacle di Rutelli, non del centrosinistra
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2008


                          

Molti dipingeranno questa tornata di amministrative come una debacle per il PD e il centrosinistra. In effetti la perdita del Comune di Roma è una cosa molto grave per il centro-sinistra. Però, c'è da dire che il quadro generale delle amministrative è relativamente positivo per loro. Soprattutto considerando la batosta alle politiche (44% area di centrosinistra, 56% area di centrodestra).

Iniziamo dalle provinciali: Erano in ballo 9 province, 5 di CSx e 4 di Cdx. Ebbene, poco è cambiato. Asti, Catanzaro, Udine e Varese sono rimaste al Cdx, mentre Benevento, Massa, Roma e Vibo Valentia sono rimaste al CSx. Solo Foggia è passata al centrodestra. E, considerato il dato delle politiche, non è proprio una cattiva notizia per il centrosinistra.

Per quanto riguarda i comuni capoluogo, invece, qualcosa è cambiato. Erano 10 in gioco, 6 del CSx e 4 del CDx. Ebbene, i numeri rimangono gli stessi. Però, mentre Sondrio e Vicenza passano dal CDx al CSx, a passare dal CSx al CDx sono Brescia e, sopratutto, Roma.

Quindi, diciamo che tutto sommato il Centrosinistra ha tenuto. Non era facile mantenere quasi tutte le province e rimanere in equilibrio nei comuni capoluogo. Però, il "peso politico" del Comune di Roma è importante.

E la "colpa" è molto più di Rutelli che di Veltroni. Se infatti confrontiamo il dato delle comunali e quello delle provinciali (dove Zingaretti del PD ha vinto) e delle municipalità, vediamo che molti che hanno votato Zingaretti o uno dei presidenti delle municipalità di Csx non hanno votato Rutelli o hanno votato Alemanno.

Insomma, più che debacle del centrosinistra...una debacle di Rutelli.
Quali limiti al "Grande fratello"?
post pubblicato in Diario, il 27 aprile 2008


                        

Spiati in tutto e per tutto
. Ma proprio tutto. I cittadini tedeschi potrebbero a breve trasformarsi in "reality" ambulanti. E' infatti in discussione nel Parlamento tedesco un provvedimento grazie al quale gli USA avranno a disposizione tutti i dati dei cittadini tedeschi, comprese scelte religiose, orientamenti politici, adesioni sindacali e addirittura preferenze sessuali. Il tutto in nome della "sicurezza".

Fino a dove si spingerà l'occhio del "Grande Fratello"? E' davvero necessario ai fini della sicurezza nazionale sapere se qualcuno va a "donnine" o a "trans"?

P.S. Sottolineo che questa non è una critica all'uso delle intercettazioni e similari. Però, quando è troppo è troppo.
Quei "terroni" dei Padani
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2008


                             

Vi segnalo questo articolo comparso ieri sul Corriere di Como. Sono le opinioni di Giuliano Bignasca, leader della Lega dei Ticinesi, i fratelli svizzeri della Lega Nord, sui Comaschi (e quindi su tutti i "padani").

Leghisti ticinesi contro i comaschi

Il caso Reazioni indignate di edili e artigiani: «Tutto il Cantone dovrebbe ringraziarci»
Il leader Bignasca accomuna lariani e romeni: «Ci portano via il lavoro»

di Davide Cantoni

I comaschi' «Come i romeni». Così la pensa il Toro Seduto d'oltreconfine, Giuliano Bignasca, ex scalpellino luganese, oggi imprenditore e leader massimo della Lega dei Ticinesi. Il movimento è reduce dal grande successo elettorale delle comunali. Urne chiuse ma fibrillazioni da campagna elettorale per Bignasca, che ne ha per tutti.
E siccome il Sud del Ticino è la Lombardia, la minaccia sono, appunto, i lariani. In un'intervista al quotidiano La Stampa, Bignasca ha dato colpi di mannaia senza troppo badare alla forma.
«Il problema sono i romeni ma pure i comaschi che vengono qui a lavorare, non li controlla nessuno, si fanno pagare meno del dovuto, portano via lavoro ai ticinesi e riportano in Italia valuta», ha detto, tanto per cominciare.
L'analisi è questa: «I romeni e i comaschi, dal 2003, possono venire in Ticino, sono impiegati a tempo determinato nell'industria e nei servizi, si fanno pagare niente e rovinano il mercato del lavoro». Insomma il problema sono i frontalieri che hanno invaso il sacro suolo.
«Siamo stati sommersi dai frontalieri - dice il leader leghista - prima erano 35mila, adesso sono 50mila». Insomma, c'è sempre un Nord che sta più in alto. È questione di prospettive. Ma chiudere le frontiere non è cosa. «Non si può», dice Bignasca.
«E poi i frontalieri mica sono tutti uguali». Buoni e cattivi' Non esattamente. «Ci sono gli operai regolari - spiega - Noi non possiamo più fare quei lavori lì che fanno loro, nell'edilizia, nell'industria. Lavorino loro a 1.500 euro al mese. In Svizzera mica si vive con quei soldi. Ma è giusto che poi tornino a casa loro». Insomma va bene qualche comasco, se proprio si deve, ma la sera ciascuno dalla propria parte della frontiera. «Tutta colpa della globalizzazione», secondo l'inventore dei manifesti con gli indiani d'America (usati anche dalla Lega in Italia).
Gli indiani sono finiti nelle riserve, è la tesi, perché mancavano regole sull'immigrazione. «Fino a quando l'Italia non avrà il federalismo fiscale ci porteremo dietro tutti questi problemi. Bisogna convincere la gente a non fare più avanti e indietro dalle frontiere». Però.
«Chi guadagna bene è meglio che stia da noi. Gli altri non possono venire qui solo a lavorare, farsi pagare poco e poi spendere tutto in Italia. Questa cosa ci costa il 3-4% del bilancio». Questione di pecunia, non di antipatia dunque.
«Non sono dichiarazioni accettabili - è la secca replica del senatore lariano del Popolo della Libertà, Alessio Butti - Credo che Bignasca parli per nulla, la Svizzera ha sottoscritto accordi bilaterali che permettono ai comaschi e a tutti gli italiani di lavorare senza problemi. Semmai è il sistema italiano a registrare disagi, visto che molte delle nostre professionalità finiscono in Ticino. Se c'è danno è per le nostre imprese».
La strada da seguire è quella delle intese. «Credo che le aziende italiane ed elvetiche - dice Butti - debbano allearsi, questo è il percorso che stiamo seguendo e che ho sempre promosso. Il Ticino rappresenta il 5% delle imprese svizzere, la vera ricchezza sono le aziende del Nord e della Lombardia».
Bignasca è molto vicino al leader della Lega Nord, Umberto Bossi, alleato del Pdl. Un problema' «Fuori dall'Italia Bossi scelga gli alleati che crede. Ma Bignasca invece di cercare alleanze fa la guerra al Nord. Mi pare una politica squilibrata che non merita attenzione».
Sulla stessa linea Patrizio Tambini, assessore provinciale. «Sono affermazioni non supportate da elementi, lasciano il tempo che trovano. È enfasi post elettorale che denota superficialità».
Rapporti rovinati con il Ticino' «Non direi - dice Tambini - sono parole di un singolo. Cosa accadrebbe se, per esempio, perdessero gli infermieri comaschi' I lariani sono evidentemente più professionalizzati, altrimenti perché assumerli'». Sceglie la via della prudenza Edgardo Arosio, segretario provinciale della Lega Nord.
«Credo che queste affermazioni - dice - non appartengano a Bignasca per come lo conosco. Visti i rapporti che ci legano, credo che le sue parole siano state male interpretate. Ci sono molti temi che ci avvicinano, poi è chiaro come ciascuno voglia gestire in autonomia le cose in casa propria».
Prudenza. «Preferirei sentirle da lui queste cose - conclude Arosio - a volte le interviste possono essere fraintese. Io penso che possa chiarire».

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Provate a sostituire ai "ticinesi" i "padani" e ai "padani" i "terroni"
(o gli stranieri, che per loro sono la stessa cosa. Ne verrebbe fuori una bella lezione per Bossi & Co: tutto è relativo.
Viva la Liberazione e la Resistenza, senza imbarazzi
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2008


                        

Oggi è il 25 Aprile, Festa della Liberazione
. Si ricorda in questa data la liberazione dal regime nazi-fascista e quindi il ritorno della libertà e della democrazia. Una festa di tutti. Perchè tutti dobbiamo la nostra libertà e la nostra democrazia a quelle persone che, protagonisti della Resistenza, hanno sfidato i nemici della libertà in territorio "nemico", ovvero in quel territorio (il Nord Italia) occupato da costoro. Che li hanno sfidati consci dei pericoli, consci delle enormi difficoltà e disparità. Eppure l'hanno fatto: e noi dobbiamo ringraziarli sempre e dovunque.

Senza fare esaltazioni, comunque. Perchè anche i partigiani hanno commesso sbagli, a volte atrocità, come nel trattamento di Mussolini. Anche loro hanno ucciso. Però ciò non può assolutamente inficiare il grande eroismo e senso patriottico della maggioranza dei partigiani. Che, ricordiamocelo, hanno rischiato la propria vita per noi. Altri, non hanno fatto niente, o peggio.

Nonostante ciò, qualcuno ancora discredita la Resistenza. Con episodi violenti e/o irrazionali come i numerosi sfregi ai monumenti dedicati ai caduti, la diffusione di volanti che proclamano il "lutto nazionale" per questa data. C'è chi discredita i valori della Resistenza sfruttando questa giornata per attaccare, non si capisce per quale logica, industriali e cardinali.

Ma ciò che è veramente grave è che rappresentanti delle istituzioni, che sono lì anche perchè 60 anni fa i nostri progenitori hanno contribuito a portare la democrazia nel nostro Paese, segnalino la loro distanza dalla Resistenza con la propria assenza. Qualcuno addirittura dichiarando orgogliosamente di preferire di passare la giornata a tagliare il prato. Qualcun altro chiede la cancellazione dell'inno dei partigiani dalle celebrazioni per la Liberazione.

Ma non c'è nessun motivo di essere imbarazzati. I valori della Resistenza sono di tutti. Ovviamente, di tutti coloro che condividono la libertà e la democrazia.
Libera informazione in libero stato ... perchè no?
post pubblicato in Diario, il 24 aprile 2008


                       

Domani è il 25 Aprile, la festa della Liberazione dal nazi-fascismo. Data che Beppe Grillo ha scelto simbolicamente per la raccolta firme dei suoi tre referendum per una "libera informazione in libero Stato", ovvero un'informazione libera dal duopolio "partiti-Mediaset". Ecco i tre referendum:

1 - Abolizione dell'Ordine dei Giornalisti;
2 - Abolizione del finanziamento pubblico all'editoria;
3 - Abolizione della Legge Gasparri.

Chi segue questo blog conosce la mia opinione su Grillo. Un'opinione prevalentemente negativa, a causa del qualunquismo di Grillo, aggravata dal suo invito all'astensione. Tuttavia, non sono certo io a commettere il suo errore, ovvero generalizzare, e Grillo a volte dice cose giuste. E non nascondo che, ove si dovessero svolgere, potrei dare il mio sì ai referendum.

Sicuramente al terzo. La legge Gasparri va assolutamente rivista, ed altronde ce lo impone tassativamente la UE, pena una costosa multa. Infatti, secondo la Corte Europea la legge Gasparri "non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi" e "non ha criteri di selezione obiettivi e trasparenti" (insomma, una legge ad uso e consumo del duopolio "Rai-Set").

Quasi sicuramente anche al secondo. L'articolo 21 della Costituzione recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e qualsiasi altro mezzo di diffusione". Dunque, non ha senso un Albo dei giornalisti. Perchè una persona deve essere iscritta ad un Albo per scrivere su un giornale? Certo, non deve scrivere con i piedi, ma se è in grado di farlo, perchè deve essere iscritto ad un Albo? L'Albo va eliminato, sperando che con esso scompaia anche il corporativismo che domina il giornalismo.

Ho qualche dubbio sul primo. Indubbiamente è indecente che paghiamo milioni e milioni di euro per finanziare giornali come "Il Giornale" o "Il Foglio". Però ho paura che il finanziamento pubblico venga poi sostiuito da finanziamenti privati, con altrettanti spiacevoli effetti sull'obiettività dell'informazione. Dunque, personalmente sarei per una revisione del finanziamento pubblico, non per l'abolizione.

Ecco dunque la mia opione. Per maggiori informazioni sull'evento, ovviamente visitate il sito www.beppegrillo.it.
Morire di lavoro e nell'indifferenza
post pubblicato in Diario, il 23 aprile 2008


                        

La morte peggiore. Morire di lavoro
, ovvero morire mentre si dedica il proprio tempo per guadagnarsi da vivere e contestualmente per offrire un servizio alla comunità. Una tragedia senza fine: 328 morti da inizio 2008. Più di due morti al giorno. E, ad alzare questa sanguinosa media, la giornata di ieri, con i suoi sei morti. E quella di oggi. Con altri tre morti.

Ma quello che mi spinge oggi a parlare di queste tragedie è che oggi alla tragicità del morire di lavoro si è unita la tragicità dell'indifferenza. Perchè è semplicemente tragico che le persone passino letteralmente sopra i cadaveri, senza nemmeno fermarsi a guardare, a riflettere. Non si può essere indifferenti di fronte alla vista di un cadavere di un uomo morto, morto di lavoro.

Finchè saremo indifferenti di fronte a questi problemi, lo sarà anche chi è direttamente implicato in queste morti.
In Spagna arriva la "morte dignitosa". E da noi ...
post pubblicato in Diario, il 22 aprile 2008


                           

Arriva la legge sulla "morte dignitosa" in Spagna. Non si tratta propriamente di eutanasia: da mercoledì prossimo gli spagnoli potranno lasciare per iscritto le loro volontà riguardo il cosidetto "accanimento terapeutico". Ovvero, i medici dovranno sospendere le procedure di alimentazione, idratazione, respirazione artificiale, eccetera, nel caso in cui queste prolunghino una vita ormai incosciente e condannata a morte sicura, se il paziente ha lasciato questa esplicità volontà scritta.

Insomma, una sorte di "testamento biologico". Se ne è parlato e se ne parla anche in Italia. Però non si è mosso ancora niente, nonostante sia una chiara conquista di civiltà. Dare il diritto di porre fine alla propria esistenza, se incosciente e destinata alla morte, non è contro nessun principio. E' solo contro i principi della religione: ma perchè dobbiamo forzare i non religiosi ad attenersi ai principi religiosi?
"Ronde"? Dipende
post pubblicato in Diario, il 21 aprile 2008


                      

Si riaccende la questione delle "ronde"
contro la criminalità, dopo una intervista al Corriere del probabile futuro Ministro degli Interni, Roberto Maroni, nella quale l'esponente leghista vuole istituirle "per legge".

Ovviamente si scatena la polemica politica. Anche se tutti sono d'accordo su una cosa, come me del resto: sì alle ronde, ma solo se queste non si sostituiscono alle forze dell'ordine. Ovvero, se le ronde funzionano come associazioni di volontari che presidiano il territorio, aiutando le forze dell'ordine nel monitoraggio del territorio, bene. Anzi, bisognerebbe incentivare queste iniziative di impegno civico. Ma se queste ronde si trasformano invece in "bande armate" con lo scopo di colpire con armi e violenza a priori, sostituendosi alle forze dell'ordine, allora sono incostituzionali, come dice qualcuno, e soprattutto sono segno di barbarità e incivilimento. Ed, inoltre, le ronde non devono essere monopolio di una determinata forza politica, magari portandone gli stemmi, come invece avviene spesso con le cosidette "ronde padane".
Gli stupri? "Colpa della sinistra", ovviamente ...
post pubblicato in Diario, il 20 aprile 2008


                          

Dopo che a Roma, nei pressi della stazione "La Storta", una studentessa di origine africana ha subito una violenza ad opera di un clandestino di origine rumena, il tema della sicurezza è rientrato prepotentemente nella campagna elettorale, che a Roma prosegue con il ballottaggio per il Comune fra Alemanno (Cdx) e Rutelli (Csx) e per la Provincia fra Antoniozzi (Cdx) e Zingaretti (Csx).

Alemanno, la Lega Nord, e in generale tutto il centrodestra, danno la colpa della cosidetta "emergenza sicurezza" al centrosinistra. Ma il Ministro degli Interni Amato si difende. Afferma infatti che nel 2007 c'è stata una diminuzione dei reati, grazie ai cosidetti "patti per la sicurezza" stretti fra Governo e Comuni, introdotti nel maggio-luglio del 2007.
Infatti, tra il primo e il secondo trimestre del 2007 c'è stato un forte calo dei reati. Ad esempio, ecco la differenza rispetto al primo trimestre:

Delitti = -7%
Omicidi volontari = -6%
Furti = -6,5%
Rapine = -10,5%
Scippi = -11%
Estorsioni = -12%

Ma vediamo il caso particolare delle violenze sessuali.

II trimestre 2005: 2.194
I trimestre 2006: 2.279
II trimestre 2006: 2.415
I trimestre 2007: 2.489
II trimestre 2007: 2.174

Insomma, crescita graduale dal 2005 (governo Berlusconi) in poi, fino all'inversione di tendenza del 2007, con un diminuzione del -12,6% delle violenze sessuali. Inoltre, se vediamo i dati riguardanti due grandi città, governate l'una lungamente dal Cdx e l'altra dal Csx, ovvero Milano e Roma, abbiamo che nel 2007 a Milano le violenze sessuali sono state 197, a Roma 154. Che in rapporto agli abitanti, si trasformano in 0,015% a Milano e 0,006% a Roma. Insomma, a Milano la possibilità di subire una violenza sessuale è doppia rispetto che a Roma.
Eppure Alemanno e la Moratti continuano a dare la colpa agli altri. Come la maggioranza degli Italiani. E dei media. Che, ovviamente, quando la violenza avviene a Milano, mica scatenano un polverone.

P.S. Le violenze e in generale i delitti sono sempre gravi, anche quando diminuiscono. Anzi, come ha detto la Moratti, se anche ci fosse una sola violenza sessuale all'anno, è sempre grave.
Però, quando si strumentalizza, non posso evitare di esprimermi e mostrare la verità.



permalink | inviato da Frank17Afragola il 20/4/2008 alle 17:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
E' scomparsa la cordata
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2008


                         

Quel che preannunciava Casini si è verificato. La cordata italiana proposta da Berlusconi è davvero svanita il 15 Aprile. Era davvero una strumentalizzazione elettorale per mostrarsi agli Italiani come il salvatore della bandiera.
Per chi non si ricordasse, ecco le tempistiche di Berlusconi sulla fantomatica cordata:

21 Marzo 2008: "In 3 o 4 settimane la cordata italiana"
22 Marzo 2008: "Mi impegno io. Nuova cordata in pochi giorni. Il nuovo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi"
26 Marzo 2008: "A giorni l'offerta della cordata italiana"
27 Marzo 2008: "Alitalia, a giorni la cordata"

Ebbene, dopo le elezioni, più nulla. Berlusconi ha aperto a tutte le compagnie straniere: a Lufthansa, ad AirFrance (non doveva dire un "secco no"?), persino ai quei "comunisti" di Aeroflot con la falce e il martello nel logo. La visita in Sardegna dell'unico "comunista" (ex capo del KGB) gradito al neo-premier, ovvero Vladimir Putin, sembra aver riportato in auge questa opzione.

Ma di imprenditori italiani neanche l'ombra. Eppure sono scadute quelle "tre-quattro settimane" per far uscire allo scoperto la "cordata".

Saranno mica finite le "fiches"?
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