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il blog di Francesco Zanfardino
Per evitare altre crisi, abolire la "finanza creativa"
post pubblicato in Diario, il 7 ottobre 2008


                                                

L'Italia non ha ottenuto niente dal vertice Ecofin di Strasburgo. E' stata infatti bocciata l'ipotesi del fondo UE, sostenuta da Berlusconi e Tremonti, mentre è stata aumentata a 50.000 € la garanzia dei depositi bancari (ma in Italia è già a 103.000 euro). E forse non è un male, anche se sui "piani di salvataggio" le valutazioni sono le più diverse.

Ora, premesso che di economia, o meglio di questa economia "irreale", non ci capisco un'acca, e che quindi non so indicare qual'è la soluzione migliore alla crisi (se c'è), anche se ad occhio direi che il modo migliore è sostenere direttamente lavoratori, consumatori e pensionati per far ripartire i consumi, posso però azzardare una ipotesi per il futuro. Ovvero, per evitare nuove crisi va regolato il mercato, a cominciare dalla "finanza creativa", ovvero da quella parte del mondo della finanza "astratto", che specula su investimenti ad alto rischio o comunque su cose lontanissime dall'economia reale. Quel tipo di "finanza creativa" che ha dominato e domina negli USA, e che qualcuno voleva far dominare anche in Italia (persino le ipoteche sulle case per far "ripartire" i consumi!), fortunatamente non riuscendoci.

Insomma, regolare, o anche abolire, questo tipo di finanza. Nei limiti del possibile, ovviamente. Perchè il liberismo senza regole non funziona, e lo si è visto.

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Ma, effettivamente, che senso ha quella base?
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2008


                                                           

Ieri si è svolto il "referendum autogestito" dei comitati "No Dal Molin" sulla base USA di Vicenza. "Autogestito", perchè il Consigio di Stato ha negato il referendum consultivo promosso dal Comune di Vicenza. Al voto hanno partecipato in 24mila, poco meno del 30% degli aventi diritto al voto, e di questi la larghissima maggioranza (95%) si è detta contraria alla base.

Ora, esprimere un'opinone sulla questione è difficile. Perchè si viene subito bollati o come "estremisti" o come "sottomessi". Comunque, pur essendo lontano dalla cosidetta "Italia del no" ad ogni costo, che ha fatto molti danni al Paese e più conservatore dei conservatori che dovrebbe combattere, e dagli estremismi che animano spesso questo tipo di "comitati", mi sento di dire anch'io il mio "no" alla base USA, senza estremismi. Il perchè? E' presto detto. Mettendo anche da parte le questioni economiche (lo Stato finanzia le basi USA in misura del 35-40%), territoriali (l'area dell'allargamento Dal Molin è una delle aree che andrebbero utilizzate per ben altri scopi, di interesse colletivo; inoltre la base causerebbe, a detta dei comitati, disagi alla cittadinanza) e pacifiste (fare una base militare non è mai bello, anche se non bisogna essere pacifisti estremisti), la base USA sarebbe anche accettabile se noi potessimo fare altrettanto in America. Non pretendo certo lo stesso numero di basi, ma perlomeno una, diamine. E invece no. Solo gli USA possono costruire basi e sfruttare il territorio altrui per scopi militari.

E' questo che mi dà fastidio. La non reciprocità. E allora, o pretendiamo rispetto e reciprocità, oppure evitiamo di sottometterci ulteriormente a questo piccolo-grande sopruso. Di basi USA ce n'è già abbastanza in Italia.

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Certi istinti nemmeno un Ministero può levarli
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2008


                                                            

Oggi il Ministro degli Interni Roberto Maroni ha annunciato che il Viminale si costituirà parte civile contro Amina, la donna somala che ha qualche giorno fa ha denunciato maltrattamenti e offese a sfondo razzista subite da parte della polizia di frontiera dell'aeroporto di Ciampino. Secondo la donna, il personale l'avrebbe insultata ("pazza negra", "ora ti meniamo", "te la faremo pagare"), denudata per 4 ore e accusata di tutto e di più (rapimento di bambini, traffico di clandestini, corriere della droga), salvo poi essere trovata "pulita". Diversa la versione della polizia, che smentisce le offese e dichiara di aver sempliemente seguito le procedure.

Insomma, la parola di Amina contro quella della polizia. Nessuno può arrogarsi il diritto, in questo caso, di conoscere già la verità. Eppure, il Ministro Maroni pretende di conoscere già la verità, schierandosi dalla parte della polizia. "E' una clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c'entra nulla con il razzismo e non c'entra nulla con la prevaricazione della Polizia. Anzi - ha spiegato Maroni - direi che è tutto il contrario. La Polizia, infatti, ha applicato con rigore la legge. Per questo motivo è stata presentata un querela contro questa signora, alla quale io aggiungerò una richiesta di danni, costituendomi, come ministero, parte civile. Non si può permettere che si infanghi la Polizia accusandola di comportamenti razzisti. Ed è veramente incredibile che i giornali diano credito a queste affermazioni senza nemmeno riportare correttamente ciò che è stata l’azione della polizia".

E così, grazie a Maroni, lo Stato, che dovrebbe essere imparziale, soprattutto in questi casi, si schiera a priori con una parte. E' un clamoroso errore, ma che, di questi tempi, non verrà visto in questo modo da larga parte dell'opinione pubblica. Ormai ci stiamo abituando a cose di cui un giorno ci saremmo vergognati. E forse, si spera, un giorno torneremo a vergognarci.

P.S. Stop al razzismo. E soprattutto all'ipocrisia dei falsi anti-razzisti e di chi nega.

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Intervento statale? Sì, ma a sostegno dei consumatori
post pubblicato in Diario, il 4 ottobre 2008


                                             

Un intervento dello Stato come in USA per fronteggiare la crisi della finanza? Per Emma Marcegaglia è non solo "necessario, ma anche l'unica soluzione". E' quanto ha dichiarato la Presidente di Confindustria alla kermesse dei Giovani Industriali a Capri.

Ora, non sono un espertone di economia. Ma mi fa molto effetto sapere che ad invocare lo statalismo è chi in questi anni non ha fatto altro che lodare il libero mercato. E il fatto poi che si dica che l'intervento dello stato è "necessario", "ma poi dobbiamo tornare al mercato", dovrebbe far venire molti sospetti sulla giustezza di questa richiesta, senza essere per forza degli economisti. Come a dire: "mercato sempre e comunque, ma lo Stato si accolla i danni".

Mi dispiace. Ma non può funzionare così. Lo Stato non può e non deve essere più il salvagente dei finanzieri, e i cittadini, già distrutti dalla crisi, non possono pagare le conseguenze dei fallimenti di chi spesso specula sul rischio. Per carità, non sto invocando il fallimento delle imprese: ma l'intervento dello Stato deve essere limitato, e solo in casi in cui il costo sociale dei fallimenti sia particolarmente rilevante. Negli altri casi, si ascolti il libero mercato fino in fondo, e non solo quando conviene. Ma, comunque, qualora debba esserci un intervento statale, questo deve essere innanzitutto un intervento a favore delle famiglie, dei consumatori. Una politica a sostegno di salari, stipendi e pensioni, per far ripartire i consumi e quindi l'economia. Non il contrario.

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Approvato Ddl Federalismo, ma intanto a Catania ...
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2008


  

Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl sul federalismo fiscale. Entusiasmo generale nel Governo, con ovvie esultanze della Lega, per un provvedimento che in realtà appare un federalismo fiscale ancora "vuoto", senza numeri e tabelle, senza una struttura. Soprattutto non si conoscono ancora i costi del federalismo, e sopratutto come verranno finanziati. Dunque meglio aspettare prima di giudicare. Anche se comunque il ddl è giù un passo avanti rispetto ai precedenti tentativi, e sembra comunque essere lontano dalle originali pretese della Lega, che voleva un federalismo fiscale inaccettabile in quei termini. Federalismo fiscale comunque necessario per responsabilizzare gli Enti Locali nella gestione delle risorse e per assicurare una maggiore relazione fra tasse pagate e servizi ottenuti, ma solo se fatto a partire dai bisogni fondamentali di tutti i cittadini, a prescindere che essi abitino ad Aosta o Pantelleria, e in maniera assolutamente graduale, anzi gradualissima.

Vedremo. Intanto però sembra quasi che l'annuncio di oggi sia stato fatto proprio per nascondere provvedimenti che di federalista non hanno un bel niente. Infatti, contestualmente al ddl è stato approvato un provvedimento attraverso il quale il Governo regala a fondo perduto 140 milioni alla fallimentare giunta amica di Catania. Come forse saprete (ma anche no, visto che sull'emergenza Catania c'è il silenzio mediatico o quasi, a differenza di quanto accaduto per Napoli, e non è difficile capire perchè), infatti, Catania è da mesi sommersa dai rifiuti, con metà città al buio, strade piene di buche e degrado generale. Il tutto per l'enorme buco finanziario causato da una gestione incapace e clientelare della giunta locale, della quale abbiamo già parlato, con un "buco" superiore al miliardo di euro.

E Berlusconi, invece di commissariare il Comune e accusare la destra come fatto per la sinistra a Napoli, regala 140 milioni agli esponenti del suo partito, che qui governano a livello comunale, provinciale e regionale. Esponenti che non ammettono nemmeno le proprie responsabilità. E poi vuole responsabilizzare gli Enti Locali col federalismo ...

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Gandhi e la non-violenza
post pubblicato in Diario, il 2 ottobre 2008


                                                               

Oggi è il 2 Ottobre. Esattamente 169 anni fa nasceva Mahatma Gandhi, leader spirituale e politico di quell'India che semplicemente attraverso la non-violenza e la disobbedienza civile riuscì a rendersi indipendente dal controllo inglese. Così, attraverso proteste mute, "guerre del sale", boicottaggi, non-cooperazione, Gandhi divenne il simbolo di quella protesta non-violenta che però ottiene risultati concreti, rendendo la società più giusta e più rispettosa dei propri simili. Tanto che l'anno scorso l'ONU ha deciso che questa giornata diventasse Giornata internazionale della non violenza.

Tanto si può scrivere di Gandhi. Ma siccome cerco di essere breve ed essenziale, mi piace descriverlo con questa frase: "Ci sono cose per le quali sarei disposto a morire, ma nessuna per le quali sarei disposto ad uccidere".

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Il Parlamento non è un optional
post pubblicato in Diario, il 1 ottobre 2008


                                                     

Oggi il premier Berlusconi, di fronte a chi gli contestava l'eccesivo uso dei decreti legge, ha dichiarato, con aria di sfida, "utilizzeremo sempre di più lo strumento dei decreti legge". Questo perchè, secondo il premier, perseguire questa strada garantisce più efficienza.

Sarà, ma il Parlamento esiste per un motivo. Discutere e migliorare i provvedimenti proposti dal Governo, così come quelli dell'opposizione, dando la possibilità a tutti i disegni di legge di essere discussi e non di essere accantonati per sempre. I decreti legge sono strumenti eccezionali, per procedure urgenti. Ma il Governo Berlusconi sta procedendo quasi esclusivamente per decreti legge, sui quali spesso pone anche la fiducia. Un modo di procedere certo non giustificabile per una maggioranza con numeri così schiaccianti.

Non è accettabile un simile aggiramento delle procedure democratiche. Si vogliono velocizzare i tempi del Parlamento? Bene, lo si faccia: si modifichino i regolamenti parlamentari, si elimini il bicameralismo perfetto, si diminuisca il numero di parlamentari. Ma non si aggiri il problema troncando la discussione.

Il Parlamento non è un optional. Per niente. E non lo si può sacrificare in nome di una presunta efficienza.

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