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il blog di Francesco Zanfardino
Il "pagliuzzismo"
post pubblicato in Diario, il 7 dicembre 2008


                                      

Da giorni non si parla d'altro. Sembra quasi che il Partito Democratico sia una nave senza capitano in mezzo ad una bufera, una tempesta chiamata "questione morale". D'altronde basta poco: basta unire l'arresto di Del Turco in Abruzzo di qualche mese fa, le dimissioni di Soru, i problemi del PD a Roma, le divergenze fra i dalemiani e il resto del PD, le inchieste che aleggiano sulle giunte di Firenze e Abruzzo. E poi la ciliegina sulla torta, ovvero il sindaco di Firenze Dominici che si incatena davanti la sede del gruppo Espresso, che aveva appena messo in copertina tutte queste questioni, in particolare le faccende di Napoli e Firenze, ledendo l'onorabilità di Dominici, almeno secondo il sindaco di Firenze. Apriti cielo. Titoli su titoli, dichiarazioni su dichiarazioni, fino all'apice dell'assurdità, ovvero Berlusconi che, come un novello Berlinguer, dichiara: "C'è una questione morale nel PD".

Ora, che nel PD ci siano problemi, "morali" e "politici"  è innegabile. D'altronde, in un partito che rappresenta un terzo degli Italiani non possono che esserci correnti e divergenze più o meno forti, soprattutto nei messi successivi ad una sconfitta elettorale; così come è "fisiologico" che in un partito che guida la stragrande maggioranza delle amministrazioni locali, ogni tanto saltino fuori cattivi esempi di amministrazione, anche corrotte magari. E il Partito Democratico, se vuole davvero essere una novità nel panorama politico italiano come ha già dimostrato di essere in varie occasioni, deve assolutamente prendere le distanze da certi personaggi e mettere più chiarezza al suo interno, senza paure (ma anche senza eccessi autoritari e giustizialisti).

Ma quello che non mi spiego è un'altra cosa. Ovvero questo "pagliuzzismo" di un certo sistema mediatico e di una certa opinione pubblica, che insiste quasi morbosamente su tutto ciò di imperfetto che accade nel PD e dimentica l'enorme quantità di marcio e di problemi che accadono altrove. Ogni divergenza interna al PD finisce nelle prime pagine dei giornali, creando casi politici magari laddove non ce ne sono, mentre si riservano pochi trafiletti ai problemi nella creazione del PDL, con AN e Forza Italia che fanno dal notaio a spartirsi proprietà e segreterie locali, e con Tremonti, Fini e Formigoni già intenti nelle prime strategie per la guerra di successione a Berlusconi. Al contrario, se si fanno le primarie ed emergono candidati con forti percentuali, si dice che sono "primarie fasulle", dimenticandosi che il PD è l'unico partito italiano ad avere simili strumenti di democrazia, mentre altrove i segretari vengono scelti a tavolino, e in certi partiti non si svolgono congressi da un decennio. Periodicamente, poi, si aprono discussioni mediatiche sul "ricambio generazionale" che sarebbe mancato nel PD, dimenticando che Veltroni ha solo 6 anni in più di Obama o che il PD è l'unico grande partito ad aver fatto una certa pulizia generazionale (De Mita docet) alle ultime elezioni, e soprattutto dimenticando che dall'altra parte c'è un signore che, per quanto molto arzillo, ha pur sempre 72 anni. Ogni volta che il PD protesta in piazza o comunque mostra vicinanza alle proteste in piazza, si dice che non fa opposizione costruttiva: quando invece il PD fa conferenze stampa su conferenze stampa per presentare i propri ddl su tutte le questioni del Paese, ma nessuno fra i media se ne importa: e poi non mi pare che durante il Governo Prodi l'opposizione di centrodestra facesse qualcosa al di là delle spallate e delle proteste di piazza "contro il regime per le libertà" (come recitava la frase scritta sul palco di P.zza San Giovanni). Ogni qualvolta qualche esponente del PD viene arrestato o finisce in un'inchiesta, anche quando magari non è nemmeno rinviato a giudizio, si scatenano bufere mediatiche e politiche, dimenticandosi che il PD è il primo grande partito ad adottare un codice etico, ad aver reso ineleggibili i condannati, anche quelli di 1° grado, mentre si va molto più cauti con un partito che è pieno di condannati e inquisiti e li porta in Parlamento (il PDL) e con un presidente del Consiglio che attacca la magistratura e si fa le leggi ad personam per proteggere i propri interessi e per scampare ai processi. Venerando, tra l'altro, personaggi ben poco qualificanti come Craxi e certa DC. Ecc. ecc. ecc. E' normale? Io dico di no. D'altronde in questo Paese c'è ben poco di normale.

P.S. Piena solidarietà a quei pochi giornalisti coraggiosi che svolgono davvero il loro mestiere, ma che vengono strumentalizzati dal resto dell'opinione mediatica che invece non lo svolge per niente. Continuate così e non mollate.

P.P.S. A chi parla da pulpiti molto poco qualificati, sarebbe utile rileggersi questa parabola: "Perchè osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".

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Un anno e mille morti dopo
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2008


                              

Un anno fa la tragedia della ThyssenKrupp. E' impossibile sottrarsi a questa abitudine mediatica degli anniversari, per la quale certi argomenti vengono affrontanti solo una volta all'anno, in queste occasioni, e poi ce ne si dimentica, a parte qualche breve comunicato sull'ennesima morte sul lavoro (ma solo quando ne muoiono più di uno al giorno, e nemmeno sempre). Su "Discutendo" invece avete potuto spesso leggere di questo argomento, e certo non solo come semplice "cronaca da bollettino".

1003 morti in un anno. Dietro questi numeri terrificanti (quasi 3 morti al giorno!) c'è tutto un mondo, fatto di lavoratori costretti a lavorare in condizioni disumane, in assenza di condizioni di sicurezza, costretti a lavorare oltre il massimo consentito, pagati a nero e male, senza tutele sindacali, senza dignità. Perchè spesso il lavoro, in Italia, non nobilita l'uomo, lo rende senza dignità (quando non l'uccide). Ma anche un mondo fatto di imprenditori disonesti che fanno profitto sulle spalle dei lavoratori. Di sindacati che con più forza dovrebbero denunciare questo scempio. Ma soprattutto un mondo fatto da Confindustriali e Governanti senza vergogna, che annullano il tema delle morti bianche dall'agenda politica del Paese, che, quando non provano a sminuire il problema (Castelli docet), cancellano quel minimo sforzo verso la legalità costiuito dal Testo Unico sul Lavoro del Governo Prodi: per loro chi specula sui propri lavoratori non deve essere punito.

Non per niente oggi a Torino non c'era nessun rappresentante di Confindustria e del Governo. Meglio farsi la campagna elettorale in Abruzzo e dire assurdità, anzichè mostrare la propria vicinanza, perlomeno con un comunicato. Vabbè, perlomeno sono coerenti.

P.S. E, diamine, smettiamola di usare quel termine ("morti bianche"). In queste morti di bianco non c'è nulla.

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Era fin troppo strano
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2008


                                                    

Il Governo dei "due pesi e due misure" colpisce ancora. Qualche giorno fa sulle televisioni, ora sulla scuola. Infatti, è di oggi la notizia che il Governo fa marcia indietro sui tagli alle scuole paritarie. Infatti, non appena si è saputo che venivano tagliati 120 milioni di euro al finanziamento pubblico delle scuole private, si è levato un coro di proteste da parte degli ambienti cattolici, persino dal Papa, che ha fatto sì che nel giro di qualche ora il Governo cambiasse idea e ripristinasse i fondi con un emendamento alla Finanziaria (ma non era finito il tempo degli "assalti alla diligenza? Eppure siamo a Dicembre e ancora se ne parla ...).

D'altronde era troppo strano. Questo Governo non ha mai nascosto la sua intenzione di aiutare le scuole private, ancora più di quanto non lo siano già oggi. E' persino nel loro programma, dove viene promesso un forte sostegno economico alle famiglie che sceglieranno la privata, per garantire una "effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e privata" (ridicoli ... allora voglio anche i sostegni a chi va nelle cliniche private, o forse i malati non hanno il diritto di scegliere?). Il perchè è anch'esso chiaro: dato che la stragrande maggioranza delle scuole private è gestita dalla Chiesa (non per niente le proteste di oggi sono state tutte di quell'ambiente), conquistarsi i favori di quell'ambiente è sempre cosa gradita a tutti i Governi, specialmente a quelli di centrodestra.

E così si possono tagliare 8 miliardi alla scuola pubblica, ma non 120 milioni alle private. Perchè la scuola pubblica è una montagna di sprechi ed una fabbrica di ignoranti, mentre la scuola privata è "bella e buona". Non importa che a certificare che la scuola privata italiana è la peggiore d'Europa e qualitativamente inferiore a quella pubblica sia l'Ocse-Pisa (sì, proprio la stessa indagine sbandierata dal Governo per giustificare il suo attacco alla scuola pubblica ... anche se poi, dopo mesi, ancora non si capisce in che modo i provvedimenti del Governo vadano a colpire davvero gli sprechi e a migliorare la qualità della scuola, dato che sono tagli orizzontali e senza novità dal punto di vista formativo). O forse si vuole proprio questo ... garantire pezzi di carta ai propri figli e a quelli degli amici se questi non sono capaci, e creare una massa di ignoranti che a certa politica fa sempre comodo.

Ma c'è ancora una possibilità: l'emendamento "riparativo" non specifica se i 120 milioni saranno da destinare alle private o alle pubbliche. Il Governo faccia come creda: forse non è giusto togliere quei 120 milioni. Forse un sostegno al settore delle scuole private si può dare, anche se al limite dell'incostituzionalità (art.33:  "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato")e anomalo rispetto a tanti altri settori privati. Però, innanzitutto, deve introdurre criteri davvero oggettivi per la valutazione e dell'apprendimento e dell'insegnamento (affinchè le scuole private cessino di essere i "titolifici" che sono, quasi sempre, adesso), ma soprattutto contestualmente bisogna annullare o fortemente ridurre i tagli alla scuola pubblica: perchè è palesemente ingiusto che a pagare sia sempre il servizio pubblico, che è l'essenziale, mentre quello privato è un bene superfluo. Importante, ma secondario rispetto al pubblico. Le risorse si possono trovare benissimo: basta tagliare davvero gli sprechi nel pubblico (e non far finta come fa il Governo), tagliare i costi della politica, eliminare gli Enti inutili, ripristinare l'ICI ai ricchi, ecc.ecc. Altrimenti quei 120 milioni devono andare tutti alla scuola pubblica: una minima riparazione al disatro del Governo sulla scuola.

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L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

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L'affaire Sky e le mezze verità
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2008


                                                  
"La sinistra e la stampa vadano a casa". Così il premier Berlusconi ha liquidato la questione Iva-Sky. Peccato che le cose non stiano proprio così. Procediamo per gradi (N.B. non sarò breve, però, se andate di fretta, leggete solo la parte in neretto, che potrebbe anche bastare).

Innanzitutto la giornata di ieri. Dapprima Berlusconi, in visita in Albania, dichiara: "C'è un'Iva al 20% per tutti e Sky aveva il 10%. Se la sinistra chiede, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di andare contro di noi tirando addirittura in ballo il conflitto di interessi, io non ho nulla in contrario. Quando Tremonti avrà chiarito le ragioni del suo agire la sinistra ancora una volta perderà completamente la faccia di fronte agli italiani". Dopodichè Tremonti dichiara, a margine di una conferenza: "La norma che rialza l'Iva per i servizi Sky serve per evitare l'apertura di una procedura di infrazione Ue, il cui termine scadeva in questi giorni. Il governo Prodi si era impegnato con la Commissione europea ad allineare le aliquote". Quindi di nuovo Berlusconi, trionfante: "Questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. Io di questa cosa non sapevo niente, chi parla di conflitto d'interesse è senza vergogna. A promettere l'adeguamento dell'Iva sulle pay tv fu Romano Prodi.  Se io fossi nei loro panni, me ne andrei a casa. Politici e direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa". Infine le dichiarazioni di oggi, che rimarcano una presunta "figuraccia" della stampa e del PD, dopo che la UE aveva confermato il problema e lo aveva dichiarato "chiuso" dopo il provvedimento del Governo.

Ora, un po' di storia. L'IVA agevolata fu inizialmente decisa nel 1991 (governo Andreotti), addirittura al 4%, per far sviluppare un settore allora inesistente. Poi nel 1995 il governo Dini, forse un po' in anticipo (il settore non si era granchè sviluppato), decise di riallineare l'IVA al 20%, ma le proteste di Tele+ e Stream, la TV satellitare dominata proprio dalla Mediaset di Berlusconi, fecero sì che Dini optasse per un compromesso (il famoso 10%) votato dal centrodestra e dalla Rifondazione Comunista di Bertinotti, che si attirò le critiche del centrosinistra proprio perchè favoriva il dominio mediatico di Berlusconi. Poi nel 2003 (governo Berlusconi) Murdoch rilevò Stream e Tele+, creando un gigante monopolista (Sky, appunto) grazie al Governo e all'immobilismo di Antitrust e UE. Gigante che però sviluppò tantissimo il settore, aumentando il pluralismo e posti di lavoro. Quindi, come si vede, a mettere il "privilegio" e a far diventare Sky un monopolista con IVA agevolata non fu la sinistra "amica di Sky e dei ricchi", come dichiarato da Berlusconi, ma il governo Dini (oggi sen. del PDL) e il governo Berlusconi II.

Ora veniamo ai giorni nostri. La questione dell'IVA agevolata rimase irrisolta fino al Gennaio 2008, quando la UE chiesa all'Italia di uniformare l'aliquota, in quanto il mercato si era ormai sviluppato e non poteva esserci più la differenza fra i vari servizi a pagamento (cioè fra i canali tematici, ovvero tutta l'offerta televisiva di Sky e una minima parte di quella di Mediaset Premium, e gli altri servizi pay-per-view, come molti dei servizi Mediaset Premium). Prodi, che era già caduto, comunicò all'UE che l'Italia avrebbe riallineato le aliquote, ma non disse come, lasciando la patata bollente al futuro Governo. Il quale a sua volta rimanda la questione, fino al decreto cosiddetto "anti-crisi" di Dicembre, nel quale decide di soppiatto di allineare le aliquote e di allinearle al 20% (l'alternativa era annilearle tutte al 10%, o comunque ad un altra soglia, bastava che fosse uguale per tutti). Dunque, è vero che la UE richiedeva aliquote uniformi e che Prodi promise di farlo, ma Prodi, già caduto, non disse se riallinearle al 10% o al 20% fissato poi da Tremonti, tra l'altro dopo aver tralasciato la cosa per mesi, senza pensare a soluzioni meno drastiche. E poi Prodi non era in conflitto d'interesse.

Ora gli aspetti economici. Riallineare le aliquote al 20% danneggiava fortemente Sky, che si vedeva raddoppiare l'IVA praticamente su tutti gli abbonamenti, con decine di euro in più di tasse per ogni abbonato (se è vero, come dice il governo, che si ricavano 220 milioni e gli abbonati SKY sono 4,6 milioni, sono mediamente 48 euro per abbonato), mentre Mediaset Premium e gli altri servizi simili avrebbero avuto danni molto minori, dando dunque un enorme vantaggio a Mediaset (e le altre TV), che vedeva fortemente danneggiato un suo concorrente (che avrebbe probabilmente perso molti abbonamenti e quindi pubblico a favore delle altre televisioni). Riallinearle al 10% (come tra l'altro suggeriva la UE in una lettera al Governo in Aprile), cambiava niente per Sky e favoriva abbastanza Mediaset Premium e gli altri servizi pay-per-view, ma non quanto "l'affossamento", perchè così si può definire, di Sky. Con la differenza, però, che con il 20% lo Stato avrebbe avuto circa 220 milioni di euro di tasse in più, mentre con il 10% lo Stato avrebbe dovuto sborsare qualche decina di milioni. Insomma, riallineare le aliquote al 20% danneggia fortemente Sky e quindi favorisce fortemente Mediaset, ma dà circa 200 milioni allo Stato, mentre il 10% favorisce molto di meno Mediaset, ma sottrae allo Stato qualche decina di milioni, però era stato suggerito dalla UE.

E ora veniamo alla questione politica. E' ovvio che, con queste premesse e con questa crisi, si poteva discutere se era meglio incassare 200 milioni tassando gli abbonati o spendere 20-30 milioni, risparmiando tasse a tutti, considerando però che gli abbonamenti pay-per-view non sono un consumo necessario (ma nemmeno da ricchi, dato che molte famiglie non agiate fanno l'abbonamento perchè tifosissimi di calcio). Si poteva e si doveva discutere, invece che mettere la norma di soppiatto. Però, se inseriamo la questione all'interno del sistema mediatico italiano, dove i Governi Berlusconi hanno aggirato procedure di infrazioni Ue, sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, per salvare il duopolio Mediaset-Rai (legge Gasparri) e le frequenze di Rete 4 dalle giustissime richieste di Europa 7 (decreto SalvaRete4), e dove il pluralismo è quantomeno problematico (come si evince dal duopolio, dalla questione Rete 4, dai dati dell'AgCom e della Demos sulle variazioni rispettivamente degli spazi dedicati ai vari partiti e del sensazionalismo sulla sicurezza a seconda dei Governi in carica, oltre che dalla quotidiana esperienza di chi guardi la TV con un po' di onestà intellettuale e spirito critico), il Governo, se coerente, doveva fare lo stesso anche con la norma Sky, aggirando la direttiva Europea. Oppure tornare sui propri passi abrogando la legge Gasparri e mandando Rete4 sul satellite. Perchè le regole vanno rispettate sempre, e non aggirate o applicate rigidamente a seconda delle convenienze. Dunque, bene hanno fatto le opposizioni e parte della stampa a criticare il Governo, perchè la scelta fra il 10% e il 20% non era così ovvia e andava discussa; perchè, in ogni caso, il raddoppio IVA doveva essere graduale; perchè non si possono aggirare procedure di infrazione, sanzioni e sentenze delle Corti Italiane e Europee solo quando vanno contro i propri interessi, e invece intervenire duramente ai minimi dubbi della UE quando vanno contro gli interessi degli avversari; perchè, infine, non si può far ciò in conflitto d'interessi e con un pluralismo mediatico ai minimi termini.

Infine, alcune considerazioni al di là della questione più propiamente tecnica. Anche se Berlusconi avesse avuto davvero ragione, non può certo dire che è la dimostrazione che il conflitto d'interessi non esiste, perchè la sola storia del mercato televisivo italiano (legge Gasparri, decreto SalvaRete4, ecc. ecc.), oltre che quella giudiziaria (leggi ad personam varie), dimostra l'esatto contrario. E soprattutto non può emanare editti, tra l'altro diretti, contro le opposizioni e direttori di giornali (dall'editto bulgaro si è passati all'editto albanese), solo perchè esprimono opinioni diverse dalle sue. La democrazia è anche questo. Poi, certo, anche loro hanno commesso errori, in quanto avrebbero dovuto informarsi meglio: ma d'altronde lo stesso vale per il suo schieramento e per i giornali suoi vicini, dato che lui stesso e molti suoi colleghi di partito avevano prospettato la possibilità di "tornare indietro", e direttori come il fido Ferrara avevano persino aderito alla campagna di Sky. E, a tal proposito, anche io ritengo un po' inopportuna la campagna mediatica di Sky: ma d'altronde anche Mediaset ha più volte usato questo strumento, e in maniera più politica (come quando lo stesso Berlusconi lesse un comunicato in onda su Mediaset contro "la sinistra illiberale che vuole limitare la nostra libertà di comunicare", visibile parzialmente su questo video al minuto 1:40).  E, infine, Berlusconi non può far finta di non sapere niente, come fa sempre quando viene colto in fallo sul conflitto d'interesse: anche perchè altrimenti sarebbe grave che il Premier firmi cose che non conosce.

Questo è tutto. Ho perso un bel po' di tempo a scrivere questo lunghissimo post, come non ho mai fatto sinora, e so che è fatica sprecata. Perchè tanto, invece di spiegare per bene la situazione, i media vicini a Berlusconi ridurranno tutto a poche battute, tutte a favore del Governo e a danno della verità. Spero che almeno sia stato utile a qualcuno di voi

P.S. Infine, torno a fare la mia proposta provocatoria: se proprio servivano soldi, e in periodi di crisi bisogna chiedere sacrifici "a tutto il sistema televisivo", come detto da qualcuno a nome del Governo, perchè non ricavarli da tasse sulle televisioni private, che tra l'altro non danneggerebbero in nessun modo i contribuenti, a differenza del raddoppio IVA su Sky?

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Sì all'autocritica, ma ...
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2008


                                                 

Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato il Sud a "fare autocritica" per difendersi dalle possibili implicazioni del federalismo fiscale. Il Presidente, in visita a Napoli, infatti, ha rimarcato come "se ci sottrae all'esercizio di responsabilità per quello che riguarda l'amministrazione della cosa pubblica non si hanno poi i titoli per resistere alle interpretazioni, anche le più perverse, del federalismo fiscale". Parole che fanno il paio con quelli sui "dubbi sugli ultimi 15 anni" della politica napoletana, e al richiamo contro "corruzione e clientelismo", pronunciato poche ore prima.

Il Presidente Napolitano ha certamente ragione a lamentarsi. Il Sud, ora come prima, è stato spesso malgovernato da una politica incapace e spesso corrotta e clientelare. E' stato così ai tempi della DC, che dominava al Sud anche grazie a questi strumenti, ed è ancora così in tempi di bipolarismo, con due regioni-emblema: Campania e Sicilia, esempi bipartisan di questa condizione.

Ma ciò non vuol dire che sia solo il Sud ad essere affetto da questo male. In tutte le parti d'Italia corruzione e clientelismo corrompono il fulcro del sistema Italia, ovvero la politica e la classe dirigente. Certamente ci sono zone dov'è è più diffuso, ma il cancro è ovunque. Inoltre, non è nemmeno detto che il federalismo fiscale, sopratutto se malfatto, risolva questa situazione: certe Regioni potrebbero responsabilizzarsi, ma se non lo facessero, certamente non le si manderà al fallimento (visto, ad esempio, il recente salvataggio di Catania con 140 milioni regalati dal Governo), e allora si corre il serio rischio di moltiplicare i centri di malgoverno e di malaspesa, non ridurli.

Sono certo che Napolitano non intendesse questo, anche perchè è un "Napoletano" di nome e di fatto. Però avrebbe fatto meglio a fare un discorso leggermente più generale, scendendo poi nel particolare.

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Che vergogna
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2008


                                               

Certe volte mi vergogno di essere cattolico. Anzi, quando succedono queste cose, mi ritengo semplicemente un cristiano credente. Non posso infatti accettare che a rappresentarmi come cattolico ci sia una minoranza  che spesso si dimostra così ottusa, così antiquata, così chiusa all'apertura delle mentalità e così chiusa al rispetto della laicità e dei diritti fondamentali.

Perchè solo così si può definire chi, alla guida del Vaticano, ostacoli la depenalizzazione universale dell'omosessualità. In ben 91 paesi del mondo, infatti, essere gay è considerato un reato, per il quale sono previste sanzioni, carcere e in molti casi torture e pena di morte. Così la Francia ha proposto all'Onu la depenalizzazione universale. E la Chiesa Cattolica, invece di porre fine a queste barbarie, si dichiara contraria alla depenalizzazione, adducendo tra l'altro motivazioni assurde: secondo il Vaticano, infatti, tale depenalizzazione porterebbe ad una "messa alla gogna" dei paesi che non accettano le unioni gay. Ora, a parte che anche la chiusura alle unioni civili è sbagliata, ma comunque cosa diavolo c'entra? Come dire: introduciamo il reato di essere donna, altrimenti potrebbe emanciparsi troppo e travalicare l'uomo. Come è possibile dichiararsi contrario alla depenalizzazione, e quindi favorevole alla condanna a morte, alla tortura, all'imprigionamento di una persona solo perchè è gay?

No. Io non mi riconosco in questa mentalità. E se questo vuol dire andare all'inferno (e non lo è), lieto di andarci.

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