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il blog di Francesco Zanfardino
Proposte per l'Italia (2): Riconoscimento delle associazioni dei consumatori come "parte sociale"
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2008


                    
 
Secondo appuntamento con "Proposte per l'Italia", la mia piccola rubrica di proposte agli "aspiranti governanti" dell'Italia per questa campagna elettorale. L'argomento del post è sono la cosiddetta "emergenza-prezzi" e le problematiche dei consumatori. Negli ultimi tempi, infatti, l'inflazione è cresciuta a livello direi esponenziale. Una emergenza che in realtà ci accomuna al resto d'Europa e, anzi, c'è da dire che negli ultimi 2 anni l'inflazione italiana sta crescendo al di sotto della media europea, differentemente dai precedenti anni.

Non è che i singoli Governi possano fare granchè per frenare l'andamento dei prezzi. Siamo in un regime di libero mercato: le uniche cose che possono fare i Governi è diminuire le tasse, per esempio le accise sulla benzina (ma, d'altronde, non risolverebbero il problema, perchè il prezzo lieviterebbe comunque) e operare un'operazione di controllo sui prezzi. Nell'ultima Finanziaria è stata istituita la figura di "Mister Prezzi" (cioè Antonio Lirosi), le cui funzioni e poteri non sono molto chiari (comunque, ha già cominciato a lavorare, iniziando dai prezzi della carne). Altra soluzione potrebbe essere quella di perseguire una seria politica di "liberalizzazioni", in grado di aumentare la concorrenza e di rompere i corporativismi (e di conseguenza abbassare i prezzi): quelle attuate dal governo Prodi, le cosiddette "lenzuolate-Bersani" (l'approvazione dell'ultima è stata bloccata dalla caduta del Governo), sono state sì un inizio, ma comunque limitato e poco incisivo (anche se nel campo dei farmaci hanno funzionato abbastanza bene).

Tuttavia, penso che una buona idea sia quella di riconoscere le associazioni dei consumatori come "parte sociale", al pari di sindacati e Confindustria. Le associazioni dei consumatori potrebbero così avere la visibilità e il "potere" che si meritano, dando voce alle esigenze dei consumatori, che poi saremmo noi tutti, denunciando le ingiustizie, gli "imbrogli", le inefficienze, i corporativismi e gli aumenti indiscriminati dei prezzi.

I sindacati e gli imprenditori hanno, giustamente, un potere di ascolto importante. Perchè non darlo anche ai consumatori?

"Un'Italia moderna. Si può fare": i dodici punti di Veltroni
post pubblicato in Diario, il 16 febbraio 2008


                               

Se tralasciamo la definitiva decisione di Casini e dell'UDC di correre da soli, rompendo con il PdL, oggi è stato il giorno del Partito Democratico. O meglio, dell'Assemblea Costituente del nuovo partito: circa 2800 delegati giunti a Roma da tutta Italia per approvare lo Statuto, il Manifesto dei Valori e il Codice Etico. Per ascoltare, da uno scranno all'insegna dei colori tricolori del simbolo del PD, ma anche di una bandiera italiana (in onore del soldato morto in Afghanistan, nel cui ricordo è iniziato il discorso di Veltroni), le parole di Prodi, della Finocchiaro (candidata alla presidenza della Sicilia), dei principali esponenti del PD. E, ovviamente, le parole di Walter Veltroni, che ha annunciato il suo programma di 12 punti.

Primo: "modernizzare l'Italia". "Pensare ad un'Italia moderna significa scegliere come priorità le infrastutture e la qualità ambientale". Il PD punta sull'abbreviamento della procedura di valutazione ambientale delle opere (un unico passaggio dagli attuali tre), dando priorità agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori, alla manutenzione della rete idrica e alla TAV.

Secondo: "crescita del Mezzogiorno, crescita dell'Italia". "Portare entro il 2013 la rete delle infrastutture (nonchè servizi idrici e ambientali) su un livello qualitativo e quantitativo confrontabile con l'Europa sviluppata".

Terzo: "controllo della spesa pubblica". "Il banco di prova decisivo per il Governo del PD è quello di riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre, anzi facendola aumentare in rapporto al PIL, la spesa sociale aumentandone la produttività". Il piano del PD è diminuire mezzo punto di PIL di spesa primaria nel primo anno, ed un punto per ciascuno dei due anni successivi. Inoltre, il PD si impegna a restituire ai contribuenti, tramite detrazioni e riduzioni di aliquote, ogni euro derivante dalla lotta all'evasione fiscale. Inoltre, "obiettivo del PD è quello di semplificare il nostro barocco sistema amministrativo": tra le misure previste, l'abolizione delle province delle città metropolitane, cui saranno dati maggiori poteri.

Quarto: "pagare meno, pagare tutti". "Oggi è possibile ridurre davvero le tasse ai contribuenti leali, lavori dipendenti e autonomi, grazie al risanamento della finanza pubblica, combinato con la lotta all'evasione". Il PD si impegna ad incrementare subito la detrazione IRPEF ai lavoratori dipendenti, e dunque in un aumento di salari e stipendi (sembra che Veltroni voglia diminuire di un punto tutte le aliquote IRPEF per ciascuno dei primi tre anni, costo operazione: 5-6 miliardi di euro).

Quinto: "investire sul lavoro delle donne". "Più donne occupate significa più crescita, più nascite, famiglie più sicure economicamente". Dunque, il PD punta a favorire l'occupazione femminile.

Sesto: "aumentare il numero di case in affitto". "Un grande progetto di social housing, con ruolo centrale della Cassa Depositi e Prestiti, che può mobilitare risorse per 50 mld di euro, senza intervento di spesa pubblica, per la costruzione e gestione di 700mila case da mettere sul mercato con canoni fra i 300 e i 500 euro". Prevista anche una riforma del regime fiscale degli affitti: in particolare, verrebbe consentita una detraibilità massima degli affitti fino a 250 euro.

Settimo: "incremento demografico". "Invertire l'attuale trend demografico, aiutando in modo fiscale le famiglie con figli, mediante l'istituzione della dote fiscale per il figlio". La dote fiscale, di 2500 euro fino ai 12 anni, andrebbe a sostituire gli attuali assegni e detrazioni, e sarebbe rivolta anche ai lavoratori autonomi. Inoltre, torna il nodo degli asili nido: in collaborazione con gli enti locali, il PD punta al raddoppio dei posti in 5 anni.

Ottavo: "scuola, università, ricerca". "Cento campus universitari, da realizzare entro il 2010". Inoltre, periodici test oggettivi per gli studenti italiani, per valutare la qualità dell'insegnamento, nonchè periodi di aggiornamento intensivo degli insegnati, come già avviene per gli universitari. Infine, "spingere le imprese a investire più risorse nella ricerca", concentrando i contributi a fondo perduto solo sugli investimenti in ricerca e sviluppo.

Nono: "lotta alla precarietà, miglior qualità del lavoro e più sicurezza". Creazione di un'Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro, con forti premi per le imprese che investono in sicurezza. Inoltre, avviamento della sperimentazione di un compenso minimo legale di 1000 euro, concertato con le parti sociali, per i collaboratori economicamente dipendenti. Inoltre, contrasto della precarietà "perenne"; facendo costare di più i lavoratori atipici e favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito.

Decimo: "garantire la sicurezza". "Far sentire sicuri i cittadini, aumentando la presenza di agenti per strada e anche utilizzando nuove tecnologie". Obiettivo del PD è varare un piano di mobilità interna alla P.A., impiegando il personale civile inutilizzato nelle attività di supporto alla polizia. Inoltre, maggiore certezza della pena.

Undicesimo: "giustizia e legalità". Il PD, attraverso le norme attuate oggi dall'Assemblea, stabilisce norme di trasparenza per le candidature. Ma l'obiettivo del PD è quello di proporre norme innovative per la trasparenza delle nomine di competenza della politica, nonchè la non candidabilità al Parlamento dei cittadini condannati per "reati gravissimi" (mafia, camorra, concussione, corruzione". Inoltre, completamento del processo di razionalizzazione e accelerazione del processo civile e penale. Infine, difesa delle intercettazioni (il riferimento è all'obiettivo di Berlusconi di limitarle solo ai "reati gravissimi").

Dodicesimo: "banda larga in tutta Italia e TV di qualità". "L'effettiva possibilità di accesso alla banda larga deve essere un diritto riconosciuto a tutti i cittadini". Inoltre, superamento del duopolio televisivo, accrescendo il grado di pluralismo del sistema. Inoltre, istituzione di un fondo per finanziare le produzioni di qualità. Infine, più autonomia della televisione dalla politica, con riforma della RAI.

"Queste sono alcune delle nostre idee per cambiare il Paese - dice Veltroni - Questo è il cammino di innovazione che attende l'Italia".

P.S. Per l'intero discorso di Veltroni all'assemblea clicca qui (tra l'altro, annunciata la candidatura di Matteo Colannino, presidente dei giovani industriali, e di Antonio Boccuzzi, sopravvissuto dell'incidente della Tyseen Krupp). Veltroni ha anche annunciato che non sarà capolista, mentre sono confermate le non ricandidature di Prodi e Amato, nonchè la non candidabilità di chi ha già tre legislature (salvo poche eccezioni, e motivate).
Domenica il Kosovo dichiara l'indipendenza. Che fare?
post pubblicato in Diario, il 15 febbraio 2008


                    

Siamo forse vicini ad una crisi internazionale importante e non ce ne rendiamo conto. Non vorrei sembrare "apocalittico", ma la questione del Kosovo non è da sottovalutare: i Balcani, erano, sono e forse saranno sempre una "polveriera". Certo, molte cose sono state risolte, ma altre ancora no.

Una di queste è appunto l'indipendenza del Kosovo, ovvero la provincia della Serbia a maggioranza albanese che da anni chiede l'autonomia e da qualche tempo dichiara unilateralmente l'indipendenza. Indiscrezioni di oggi confermano che Domenica prossima 17 Febbraio, alle ore 17, il Kosovo dichiarerà unilateralmente l'indipendenza. Indipendenza non riconosciuta dalla Serbia che, a differenza di quanto ha fatto con il Montenegro (cui è stato concesso il diritto ad autoderminarsi tramite un referendum, che le ha dato l'indipendenza), non ne vuole proprio sapere di cedere alle pressioni internazionali per un Kosovo indipendente.

Indipendenza che è ormai la soluzione più ovvia. Non si può costringere un popolo a stare in uno stato in cui non si riconosce. Per carità, le "minacce", le decisioni unilaterali presi dalla comunità kosovara sono sbagliate: la via maestra deve sempre essere la diplomazia. Per questo mi auguro che si possa giungere ad una soluzione pacifica del problema.

Proposte per l'Italia (1): Riduzione enti locali
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2008


                        

La campagna elettorale si è aperta da qualche giorno. Alleanze e programmi sono ancora in definizione. Pertanto, mi permetto di suggerire agli aspiranti governanti dell'Italia delle proposte programmatiche (nell'illusione che qualcuno di questi visiti questo blog.....). Questo è solo il primo post di una serie di "proposte per l'Italia".

Oggi ci occupiamo di enti locali. In questa campagna elettorale, come in tutte le campagne elettorali della storia italiana e non solo, si parla di riduzione delle tasse. Sappiamo che poi in realtà nessuno le abbassa. Persino durante il governo Berlusconi, per il quale quella della riduzione delle tasse doveva essere il punto principale, la pressione fiscale è aumentata dell'1,1% (periodo 2001-06), nonostante le entrate straordinarie dei condoni. Ma questo non perchè i governi non vogliano farlo, ma perchè non lo sanno fare o hanno altri obiettivi (tipo il risanamento dei conti): infatti, anche quando le condizioni sono favorevoli, come quando i conti "sono a posto", si preferisce redistribuire i "surplus" (i famosi "tesoretti"; per carità, già è qualcosa) anzichè intervenire con riforme strutturali, che darebbero sostenibilità ad un sistema fiscale meno pesante.

Riforme strutturali come appunto la riduzione degli enti locali. A dire la verità, qualcosa già è stato fatto: nell'ultima Finanziaria è previsto il taglio del 60% dei costi delle circoscrizioni comunali (con passaggio da 616 a 251 circoscrizioni), del 40% dei costi delle comunità montane (che passano da 355 a 250), cancellazione della Legge Mancia istituita nel 2005, nonchè la riduzione dei membri delle giunte comunali e provinciali, degli amministratori di bonifica, delle retribuzione per gli incarichi pubblici, dei costi delle società pubbliche, dei costi della P.A, per un totale di 890 milioni di euro di tagli dei costi. Un buon risultato, ma ovviamente si può fare di più, completando il percorso e agendo su Comuni e Province.

Qualcosa in tal senso è già arrivato. Fra gli 11 punti del suo programma, l'Italia dei Valori di Di Pietro propone l'abolizione totale delle Province e l'accorpamento di tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti. Ora che si è alleato con il PD di Veltroni, vedremo se queste proposte permarranno. Comunque, se sull'accorpamento dei comuni sotto i 5mila sono completamente d'accordo (il 72% dei comuni italiani è sotto i 5.000 abitanti), sulle province ho delle riserve. Cioè, non mi strapperei i capelli se questo accadesse, anzi, ma comunque credo che l'abolizione di tutte le province sia una misura un po' troppo radicale, visto che comunque le province sono un modo utile di coordinare l'attività dei comuni, e le Regioni difficilmente potrebbero assolvere a questo compito con tutti i suoi comuni.

Proporrei invece una "moratoria" della costituzione di nuove province, nonchè l'accorpamento almeno di quelle al di sotto dei 200mila abitanti. Esse sono infatti 19 (su un totale di 109, il 17%). Alcune delle quali sono addirittura al di sotto dei 100mila. Suggerei queste modalità di accorpamento:

- ritorno delle province di Vibo Valentia (170.746 abitanti) e Crotone (173.122) in quella di Catanzaro;
- ritorno della provincia di Fermo (171.745), istituita nel 2004, nella provincia di Ascoli Piceno (197.626);
- accorpamento della provincia di Lodi (197.672) a quella di Cremona;
- scioglimento delle province di Isernia (89.852) e Campobasso a favore della Regione Molise (che dunque assolverebbe, come in Val d'Aosta, i compiti delle province);
- accorpamento della provincia di Gorizia (136.491) a quella di Trieste;
- accorpamento della provincia di Vercelli (176.829) a quella di Biella (187.249) (magari con doppio capoluogo);
- ritorno della provincia di Verbania (159.040) in quella di Novara;
- accorpamento della provincia di Enna (177.200) a quela di Caltanissetta (magari con doppio capoluogo);
- accorpamento della provincia di Rieti (147.410) a quella di Roma;
- ripristino della situazione in Sardegna precedente al 2005, ovvero con il ritorno della provincia di Olbia-Tempio (138.334) in quella di Sassari, della provincia dell'Ogliastra (58.389) in quella di Nuoro (164.620) e della provincia di Carbonia-Iglesias (131.890) in quella di Cagliari. L'unico cambiamento sarebbe l'accorpamento della provincia del Medio Campidano (105.400) a quella di Oristano (167.971), e non il suo ritorno a Cagliari.

Infine, rientra nel caso anche la provincia di Sondrio (176.856), per la quale però c'è una storia lunga, nonchè una difficoltà a sistemarla in altre province. Comunque, la sistemazione più adatta è nella provincia di Bergamo.
In totale, 29 province diventerebbero 13 province (e una regione-provincia, il Molise).
Da soli, ma anche
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2008


                         
 
Giornata ricca di notizie sul fronte delle alleanze politiche (in attesa, dopo quello di Berlusconi, di vedere il dibattito di Veltroni a Porta a Porta, sui quali probabilemente dirò qualcosa nei prossimi post).

Innanzitutto, la "notizia del giorno" è l'apparentamento fra PD e Italia di Valori. Si è conclusa così la lunga tiritera tra il partito di Veltroni e quello di Di Pietro. Con una parziale retromarcia da ambe le parti: Veltroni non correrà più da solo nel vero senso della parola (in realtà lui aveva detto che "noi del PD presenteremo un programma, poi chi ci sta ci sta", ma comunque non correrà davvero da "solo"), ma Di Pietro ha già assicurato che IdV entrerà nei gruppi parlamentari del PD e avvierà i meccanismi per entrare nel PD. Insomma, chi (giustamente) dirà che Veltroni corre con due partiti, dovrà anche dire che, per esempio, Berlusconi corre con 6-7 partiti (in quanto i partiti che faranno parte del Popolo delle Libertà non si scioglieranno), più la Lega Nord, che a differenza dell'Italia dei Valori non formerà gruppi unici con il PdL nè tantomeno vi entrerà in futuro. Comunque, la cosa positiva non è tanto la "disposizione della materia elettorale" all'interno dell'area democratica o popolar-leghista, ma il fatto che le estreme di sinistra, centro e destra correranno da sole, dando così spazio a due compatte aree di centrosinistra e centrodestra, senza mortificare gli elettorati di queste estreme (come accade in tutta europa). Manca il dissociamento dell'estrema autonomista (Lega Nord, ma anche i movimenti locali), ma forse in futuro....

L'altra notizia del giorno è anche la definitiva (???) rottura di Casini con il Popolo delle Libertà. Stando alle dichiarazioni di oggi, l'UDC correrà con il proprio simbolo e con Casini candidato premier: in questo caso, la Rosa Bianca (il cui simbolo è stato presentato ieri, con Tabacci candidato premier) dovrebbe riconfluire nell'UDC, e probabilmente anche Mastella vi entrerà (in effetti molti "maligni" pensano che Mastella non stia facendo altro che aspettare le mosse di Casini). Insomma, una "cosa bianca" che, assieme a La Destra di Storace (con Daniela Santanchè candidata premier), potrebbe mettere di nuovo in discussione il risultato elettorale.

Notizia di oggi è anche la presentazione del simbolo della Sinistra Arcobaleno: in realtà è quello che già conoscevamo, quello presentato qualche mese fa in occasione della fondazione della Sinistra Arcobaleno, in tempi non sospetti (riguardo le elezioni). Il candidato premier sarà Bertinotti.

Notizia di ieri, ma confermata adesso, è la presentazione di una lista di Giuliano Ferrara in promozione della sua proposta di "moratoria sull'aborto". A questo proposito, mi aggiungo ai commenti di tutti quei politici che vedono negativamente la discesa in campo di questa lista, in quanto è sbagliato presentare alle elezioni politiche liste "monotematiche", sopratutto quando in gioco sono questioni etiche.

In questo contesto, si aggiungono anche i dubbi di Socialisti e Radicali, il cui destino non è ancora molto chiaro: se entraranno nel PD, se si aggiungeranno come liste indipendenti alla mini-coalizione PD-IdV, se si aggiungeranno come Rosa nel Pugno, se correranno da soli come Rosa nel Pugno, o se correranno da soli e basta. Insomma, un "pò" di dubbi.

Infine, si registra la probabile discesa in campo dell'Unione Democratica dei senatori Manzione e Bordon, con l'appoggio del Movimento dei Consumatori. Anche se credo che addirittura non ce la faranno a raggiungere le firme necessarie, nè tantomeno una percentuale superiore allo 0.1%.

Insomma, che confusione.
Padoa-Schioppa: "Il tesoretto non esiste (ancora)"
post pubblicato in Diario, il 12 febbraio 2008


                
 
Oggi è scoppiata una forte polemica, da parte di settori della politica e del mondo sindacale, su una frase che il Ministro del Tesoro Padoa-Schioppa avrebbe pronunciato ai suoi collaboratori su un volo diretto a Bruxelles, ovvero: "Il tesoretto non c'è. L'ho detto a dicembre e nel frattempo la situazione è solo peggiorata". La frase, sulla quale "La Repubblica" ci ha scritto un intero articolo in prima pagina, è stata però smentita dallo stesso ministro, che ha oggi chiarito: "Oggi è il 12 Febbraio e tra un mese uscirà la relazione unificata sull'economia e la finanza. Solo allora avremo un quadro aggiornato della situazione dei conti. Prima di quel momento non saremo sufficientemente informati per pronunciarci. E dubito che al di fuori del ministero abbiano più informazioni di noi".

Insomma, TPS non ha detto che non ci sarà il tesoretto. Ha semplicemente detto, cosa che mi trova molto d'accordo, che è ridicolo fare speculazioni (e lo stanno facendo tutti) sul "tesoretto", perchè fino a Marzo, ovvero alla trimestrale di cassa, non avremo alcun dato preciso. Quindi, inutile dire "possiamo ridurre le tasse e aumentare i salari perchè ci sono i soldi, derivanti dalla lotta all'evasione", perchè se è vero che la lotta all'evasione c'è stata (il +78% di evasione scoperta nel 2007 ne è il simbolo), non è detto che ci sia il "tesoretto", perchè nei conti possono rientrare tutta una serie di variabili e meccanismi. Insomma, quella del tesoretto è una "ragionevole speranza", derivata dai dati sull'evasione e sui maggiori gettiti fiscali. Ma solo con la Trimestrale si potrà vedere l'effettiva portata di questo "tesoretto", se ci sarà. Magari sarà ancora maggiore del previsto, o peggiore. Non lo possiamo sapere: tutto il resto sono solo congetture (e campagna elettorale).
Viva l'Europa
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2008


                  
 
Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci ha ricordato quanto sia importante per l'Italia partecipare al progetto della comunità europea. E, forse, se il Presidente non avesse avuto un malore durante la sua Lectio Magistralis all'Università di Trento, le sue parole sarebbero rimaste inosservate, sommerse dalle notizie elettorali.

"Certamente è indispensabile - ha detto Napolitano - che in questo contesto nessuno Stato membro si sottragga alle sue responsabilità e agli impegni ancora una volta assunti. Il tempo stringe. Non possiamo più esitare. L’Italia deve fare la sua parte innanzitutto ratificando il Trattato anche in questa fase elettorale. È indispensabile che anche alle elezioni europee si giunga potendo presentare ai cittadini il nuovo quadro di obiettivi e regole dell’Unione". Insomma, un forte monito all'Italia e a tutti i paesi europei a ratificare il Trattato di Lisbona. Completare, dunque, il processo iniziato il 29 Ottobre 2004 con i Trattati di Roma, che nella Sala degli Orazi e Curiazi videro la nascita del testo della Costituzione Europea, il cui iter è stato poi bloccato dai referendum di Francia e Olanda.

Ora abbiamo una nuova occasione per mettere nero su bianco i valori comuni dei 27 paesi dell'Unione Europea. Quei valori, quella civiltà, quel comune impegno che da più di sessant'anni hanno evitato conflitti, nonchè portato ad una maggiore responsabilità e collaborazione fra i paesi membri. Che hanno portato da parte degli Stati aderenti la rinuncia a parte, piccola o grande, della loro sovranità, in nome di un disegno comune. Ovvero una nuova Europa, di pace, solidarietà e libertà. Un sogno? Cominciamo a metterlo nero su bianco.


Le "porcate" di Calderoli (ci mancava quella sulle pensioni dei parlamentari)
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2008


                    

Qualche giorno fa il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega Nord), di fronte alla scelta del 13 Aprile come giorno delle elezioni (l'altra data possibile era il 6), ha dichiarato: "La scelta del 13 Aprile non è casuale. Votando il 6 Aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando il 13, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione". "Poi dicono che vogliono farci risparmiare con l'election day".

Questo secondo una sua interpretazione dei regolamenti parlamentari che, secondo il senatore leghista, prevederebbe sì al Senato il minimo di due anni e mezzo di legislatura per conseguire il diritto alla pensione, ma alla Camera il minimo sarebbe abbassato a due anni e un giorno. Quindi, votando il 14 Aprile, le camere verrebbero riconvocate il 29 Aprile e quindi la legislatura durerà 272 giorni (appunto, 2 anni e due giorni), e quindi i deputati avrebbero salva la pensione. Non solo: anche i senatori, vista la regola della "non disparità" con i deputati, la salverebbero.

Niente di più falso. Come sottolineato da questa nota congiunta dei Collegi dei Questori di Camera e Senato, i parlamentari, tutti, "avrebbero maturato il diritto al vitalizio il 27 Ottobre 2008" (dopo due anni e mezzo, quindi). Tra l'altro, la nota ricorda come, grazie alla norma approvata da questo Parlamento il 23 Luglio 2007, "a partire dalla prossima legislatura il diritto all'assegno vitalizio si conseguirà dopo 5 anni di effettivo mandato".

Quindi, caro Calderoli, il Governo non ha fissato le elezioni al 13 per salvare le pensioni, ma per farci risparmiare 300-400 milioni di euro con l'election day (tanto osteggiato da te e dai tuoi alleati, oggi come nel 2001).

Ma, d'altronde, cosa potevamo aspettarci da uno che definisce orgogliosamente "porcata" la sua legge elettorale........
Una speranza per la Birmania
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2008


                        

Oggi tralasciamo un pò le vicende politiche nazionali per dare spazio ad una notizia, almeno apparentemente, molto positiva. Si tratta della Birmania, dove la giunta miliatare al potere dal 1962 ha annunciato un referendum costituzionale per Maggio 2008 e nuove elezioni nel 2010. Si tratta di una notizia a dir poco sorprendente, visto che non sono così lontani nella memoria i giorni della repressione della "protesta dei monaci" per le libertà individuali. Soprendente, in un Paese dove è negata qualsiasi libertà e dove ogni voce di opposizione è uccisa o torturata o imprigionata. Persino la leader dell'opposizione e Premio Nobel per la Pace 1990, Aung San Suu Kyi, è costretta a non muoversi di casa.

Proprio il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega Nazionale per la Democrazia, si è dichiarato "sorpreso" dalla decisione. Certo, i precedenti non sono incoraggianti: le ultime elezioni svoltesi nel Paese, quelle del 1990, furono vinte proprio dal LND, cui però la giunta rifiutò di cedere il potere. Inotre, in un paese così fortemente controllato dalla giunta militare, il sospetto che le elezioni saranno solo un mezzo per tenere a bada la comunità internazionale, manipolandole con brogli, è forte. Ma, se si svolgeranno davvero queste votazioni, la Birmania avrà comunque un barlume di speranza.
E "l'iniziativa populista" diventò "pagina storica", storia di un ectoplasma (e della coerenza di Fini)
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2008


                   

Proprio quando sembrava delinearsi nettamente il campo delle alleanze in vista delle elezioni, con la definitiva "separazione consensuale" fra Sinistra Arcobaleno e Partito Democratico (sancita oggi dopo l'incontro nella sede del PD), con l'Italia dei Valori pronta ad appoggiare Veltroni e con la presentazione ufficiale della "Rosa Bianca" (candidato premier Tabacci, presente Pezzotta), che sarà il partito di centro. Invece, il Cavaliere non finisce mai di stupirci.

Le indiscrezioni di ieri sono state infatti oggi confermate: Forza Italia e Alleanza Nazionale correranno sotto lo stesso simbolo, quello del Popolo delle Libertà. Il PPL stringerà un patto federativo con la Lega, e sarà aperto anche all'UDC: tuttavia, quest'ultimo ha già dichiarato di non volere entrare nel "listone", sebbene sia disposto ad un'alleanza (ma non è detto che Berlusconi glielo conceda come ha fatto alla Lega). La portata effettiva di questo evento si potrà valutare solo fra qualche giorno, quando si vedrà se il PPL avrà la stessa determinazione del PD a correre da solo o se comunque, oltre alla Lega, si porterà appresso anche l'UDC o, peggio ancora, si dimostrerà solo come un mezzo per imbarcare i vari partitini.

Intanto, però, si possono già fare alcune considerazioni sul leader di AN. Infatti, Gianfranco Fini è stato capace di passare, in soli due mesi, dalla chiusura netta con Berlusconi, fino ad addirittura confluire nel suo partito. Era infatti il 18 Novembre quando Berlusconi,con la cosiddetta "svolta del predellino", annunciò la formazione di un "nuovo" soggetto politico, il Partito del Popolo delle Libertà, decretando la fine della Casa delle Libertà: "La CdL era ormai un ectoplasma", sentenziava l'ex-premier. Annuncio fatto senza consultare i suoi alleati, il che fece imbestialire Fini e Casini. Fini dichiarava: "E' solo un colpo di teatro"; "La favola della CdL è finita. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io non cambio idea e posizione. E si ricordi che non è eterno...". E, davanti ad una domanda precisa sul suo ingresso nel PPL, Fini dichiarò: "Non se ne parla proprio, AN non si scioglierà per entrare nel nuovo partito di Berlusconi. Quella è un'iniziativa plebiscitaria e confusa".

Vabbè, nel frattempo sono passati "ben" due mesi...le cose cambiano...............

.....Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce 'o passat, simm e Arcore paisà!......
Continua la lotta alle mafie
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2008


                 

L'altro ieri parlavamo dell'arresto di un clan di camorristi nel Salernitano e del sequestro di 300 milioni di euro di beni della mafia a Palermo. Ebbene, oggi arrivano altre due notizie positive.

La prima è che è stato scardinato l'asse della mafia tra Sicilia e Stati Uniti, con 90 arresti fra Sicilia e America, nell'ambito dell'inchiesta "Old Bridge" (30 arresti a Palermo e 60 a New York). "L'operazione odierna è il naturale sviluppo delle indagini condotte negli ultimi anni dalla procura di Palermo, che si sono concluse con la cattura di Provenzano e dei Lo Piccolo", ha dichiarato Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia (in particolare, anche in quest'operazione sono stati fondamentali i "pizzini" e le intercettazioni telefoniche e ambientali). Dalle prove raccolte, sembra che la mafia siciliana, evidentemente in difficoltà dopo gli arresti di Provenzano prima, e dei Lo Piccolo poi, ha discusso a lungo sull'opportunità di far rientrare dall'America gli "scappati", ovvero quei boss fuggiti dalla Sicilia ai termini della guerra di mafia dei primi anni Ottanta. Insomma, cancellare i vecchi disappori, in nome di un progetto ben preciso: "rientrare nel traffico del droga, molto più lucrosa delle estorsioni", come dichiarato dal procuratore distrettuale di Francesco Messineo. Al centro della nuova "connection" Sicilia-New York era la famiglia Gambino, in particolare il suo leader Frank Calì (uno degli arrestati), nonchè la famiglia Inzerillo, entrambe operanti a New York.

Contemporaneamente, la squadra mobile di Napoli ha arrestato Vincenzo Licciardi, reggente dell'omonimo clan a capo della "Alleanza di Secondigliano", che aveva le sue principali fonti di reddito nel traffico di droga e nel racket ai danni dei commercianti.

Elezioni il 13-14 Aprile. Gli scenari
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2008


                        

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ufficialmente sciolto le Camere. Si voterà il 13-14 Aprile. Si sta vagliando un'ipotesi di un "election-day", ovvero di un accorpamento fra elezioni politiche ed amministrative (che farebbe risparmiare un bel pò di soldi), voluto dal centrosinistra ed osteggiato dal centrodestra ("creerebbe confusione"). Si vedrà.

Romano Prodi resterà in carica per gli "affari correnti", anche se questa formula è sempre stata molto "dubbiosa". Infatti, il premier dimissionario ha dichiarato: "Non lascerò il tesoretto nelle mani del centrodestra", intendendo attuare almeno una parte di quel "piano-salari" che doveva essere realizzato insieme alle parti sociali. Ma sarebbe questa gestione "corrente"? Boh.

Intanto, si cominciano a scaldare i motori della campagna elettorale. I grandi dubbi vengono dalle alleanze. A sinistra, Veltroni conferma che andrà da solo anche al Senato, anche se non si capisce "come" andrà da solo (cioè se insieme a partiti come Socialisti, Radicali, Di Pietro o proprio solo), anche se sembra ormai lontana l'ipotesi di un qualsiasi rapporto con la Sinistra Arcobaleno. Comunque, Venerdì ci sarà un incontro fra le due parti. A destra, dopo la Lega anche parti di AN chiedono a Berlusconi di evitare ciò che sembra prospettarsi per la CdL, ovvero una coalizione di una decina di liste: "La CdL sia composta solo dai 4 soci fondatori", dichiarava ieri Maroni. Si vedrà.
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