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il blog di Francesco Zanfardino
Arrivano gli eco-distributori, obiettivo: zero bicchieri di plastica
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 7 agosto 2008


                                                     

Terzo appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato alla diminuzione della produzione di plastica, attraverso l'utilizzo degli "eco-distributori". 

Gli eco-distributori funzionano così: dopo aver inserito le monete, il consumatore si troverà di fronte ad una scelta. Richiedere normalmente alla macchinetta una bevanda nel bicchiere di plastica fornito dalla stessa macchinetta, oppure premere un apposito pulsante ed utilizzare un proprio bicchiere, risparmiando a sè stessi e all'ambiente il costo economico e ambientale del bicchierino di plastica. Insomma, portati il bicchiere da casa e pagherai meno la bibita.

L'iniziativa viene dal Giappone, precisamente dall comune di Tokorozawa che ha inserito la macchinetta ecologica nel proprio municipio. L'iniziativa sta avendo un buon successo, visto che consente un risparmio del 10-15% sul costo della bibita (sul caffè, per esempio, consente un risparmio di 6 centesimi su 47).

Pensate quante migliaia di euro si risparmierebbero in Italia, e quante migliaia di bicchierini di plastica dannosi per l'ambiente, visto che ormai i distributori automatici sono ovunque. E, come al solito, "Risparmio Ecologico" invita lo Stato a dare il buon esempio, sostituendo gradualmente i distributori vecchi con questi "eco" in tutti gli uffici statali.

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E no, questo no!
post pubblicato in Diario, il 6 agosto 2008


                                           

Sul tema delle morti del lavoro, si sentono le opinioni più disparate. C'è chi addossa le intere responsabilità alle imprese, e chi ai lavoratori. Ma nessuno, prima d'oggi, aveva provato a sminuire il problema.

Prima d'oggi. Perchè oggi il sottosegretario alle Infrastutture Roberto Castelli ha dichiarato: "le statistiche sulle morti sul lavoro sono fasulle". Secondo l'esponente leghista, "soltanto in Italia esiste il paradosso per cui si contano come morti sul lavoro anche quelle avvenute negli incidenti stradali capitati mentre si va o si torna dal lavoro. E' il momento di smetterla di criminalizzare gli imprenditori italiani. Se infatti estrapoliamo gli incidenti che avvengono in agricoltura e in edilizia, vedremo che in Italia la sicurezza delle aziende manifatturiere e' ai migliori livelli europei".

Si tratta di un ignobile tentativo di sminuire di una tragedia quotidiana. Innanzitutto, le statistiche dell'Inail, e Castelli dovrebbe saperlo, vengono pubblicati a mesi e mesi di distanza, proprio per dare un consuntivo più veritiero del problema. Passando poi ai "migliori livelli europei", ricordo a Castelli lo studio del Censis diffuso ieri e che ha fatto tanto scalpore, in quanto provocatoriamente invertiva le ormai consuete percezioni di sicurezza degli Italiani (e dell'azione di Governo), invitando a "mandare i militari nei posti di lavoro, e non sulle strade". Gli omicidi in Italia sono in continuo calo (nel 2006 erano 663, nel 2007 sono diminuiti ancora di più) e l'Italia è di fatto il paese più sicuro d'Europa per quanto riguarda gli omicidi. Le morti sul lavoro, invece, nel 2005 sono state 918, e stavolta l'Italia è sì ai primi posti, ma come numero di morti. E, tra l'altro, se anche fosse vero che le morti nelle manifatture sono poche rispetto alla media europea, allora vuol dire che in agricoltura e in edilizia (che non sono certo gli ultimi settori dell'economia) le morti sono ancora più elevate rispetto alla media europea. La matematica non è un opinione.

Per questo non bisogna sminuire il problema, ma risolverlo. Magari la strada non è quella dei militari, che comunque era una provocazione, ma certo una maggiore attenzione del Governo non guasterebbe. La ricetta è una sola: controlli, sanzioni, informazione. E invece il Governo, quando non sminuisce il problema, punta esclusivamente sull'informazione, addossando l'intera colpa ai lavoratori, "che non indossano le protezioni e non sono informati". Un'idea malsana e sbagliata, come quella di chi vuole solo sanzioni. E invece ci vuole non solo l'informazione, ma anche adeguate sanzioni (non è accettabile che si dia l'aggravante agli extracomunitari e invece si prevedano zero sanzioni per le imprese: la tolleranza zero non può non valere anche per le imprese che sbagliano) e più controlli.

E, magari, se non è uno sforzo troppo grande, anche meno idiozie.

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Però non sarebbe male se gli atleti facessero qualcosa
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2008


                                             

Oggi c'è stato scontro nel Governo, e non solo, sulle dichiarazioni del capogruppo PDL al Senato Gasparri e del Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport Giorgia Meloni. I due esponenti di maggioranza hanno auspicato una disertazione da parte degli atleti della cerimonia di inaugurazione di Pechino 2008. Coro di disapprovazione nella maggioranza e nell'opposizione, tutti d'accordo sul fatto che "non deve essere la politica a dire cosa devono fare gli atleti". Gli atleti hanno dichiarato: "Noi ci andiamo, la politica non ci strumentalizzi".

E' vero. La politica non deve strumentalizzare gli atleti, nè deve dire loro cosa devono fare. Però credo che alla base delle dichiarazioni di Gasparri e della Meloni ci sia qualcosa di diverso, ovvero l'auspicio che gli atleti in qualche modo manifestino un impegno civile a favore dei diritti umani in Cina. Auspicio tra l'altro presente in tutti i commenti alla notizia citati. Auspicio che faccio mio, e credo che tutti noi dovremmo far nostro, perchè non si può restare indifferenti di fronte alla tortura, alla censura, alla discriminazione che il regime Cinese impone ai suoi cittadini.

Ciò non vuol dire boicottaggio. Sono sempre stato contrario, e l'ho ripetuto più volte in questo blog, al boicottaggio delle Olimpiadi, o perlomeno all'idea comunemente intesa di boicottaggio. Non partecipare alle Olimpiadi non avrebbe portato a nessuna conclusione: innanzitutto, perchè avrebbe dovuto essere un boicottaggio globale (impossibile); ma, se anche lo fosse stato, il regime cinese avrebbe manipolato la situazione a proprio vantaggio, grazie al totale controllo dell'informazione, dicendo ai suoi "sudditi" qualcosa del tipo: "Visto? Il mondo ci odia, visto che siamo più forti di loro" (è una esempio semplicistico, ma che rende bene l'idea: d'altronde anche il regime fascista fece altrettanto con le sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia). Anche un boicottaggio economico servirebbe a poco: non ha funzionato con Cuba e Iraq, figuriamoci con la Cina, così forte economicamente.

Semmai, bisognerebbe aggrapparsi con forza a quella grande possibilità che sono le Olimpiadi. Le Olimpiadi darebbero visibilità diretta per i Cinesi a qualunque gesto che possa risvegliare le loro coscienze. Vi basti ricordare quello che fecero i due atleti USA Carlos e Smith alle Olimpiadi di Mexico '68, con quel loro pugno nero alzato. Alle polemiche che scaterano, in USA e nel mondo intero, attirando l'attenzione sulla discriminazione di colore.

Ecco, a quarant'anni da quel gesto, è questo quello che mi piacerebbe facessero gli atleti italiani e non solo.         

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Militari in strada: i numeri della demagogia
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 4 agosto 2008


                                            Roma: militari di guardia davanti all'ambasciata russa (Infophoto)

Scatta oggi l'operazione-spot del Governo sulla sicurezza, ovvero i 3000 militari nelle strade. Con questo post proverò a smontare un provvedimento che, a prima vista, può sembrare utile per la sicurezza nelle strade, ma in realtà non è nient'altro che fumo gettato negli occhi degli Italiani per nascondere il vero operato del Governo in tema di sicurezza.
Cominciamo.

IL NUMERO DEI MILITARI. Il totale dei militari impiegati è di 3mila unità, di cui: 1000 per il pattugliamento in strada (9 città), 1000 per il presidio degli obiettivi sensibili (solo Roma, Napoli e Milano), 1000 per il presidio di 16 Ctp degli immigrati. Una goccia nel mare, a fronte delle 40mila unità di tagli alle forze di polizia nei prossimi tre anni, per effetto della "forbice" di Tremonti, come lamentato dai sindacati di polizia.

IL COSTO DELL'OPERAZIONE. L'operazione "militari nelle strade" costerà allo Stato complessivamente 62 milioni di euro per 2008 e 2009. Ciò a fronte degli oltre 3 miliardi di euro di tagli per la spesa delle forze dell'ordine.

LE CITTA' PATTUGLIATE. Le città pattugliate saranno solo 9, tra l'altro nemmeno le più abitate d'Italia: "stranamente", infatti, città come Genova, Bologna e Firenze (rispettivamente 6°, 7° e 8° comune Italiano), amministrate dal centrosinistra, avranno zero militari, a differenza di città come Verona e Catania (10° e 12°), amministrate dal centrodestra, per le quali è stata fatta un'eccezione: non per Venezia (11°), però, anch'essa amministrata dal centrodestra. Che dire, evidentemente, contrariamente a quanto afferma, per il Governo la sinistra è più brava a gestire il problema sicurezza, diversamente dalla destra a Milano o dalla Lega a Verona ... 

L'IMPATTO EFFETTIVO DELL'OPERAZIONE: Confrontando il numero degli abitanti delle città interessate e il numero di militari che le pattugliano, osserviamo il reale impatto (minimo) dell'operazione: si va da un militare pattugliante ogni circa 3500 abitanti a Catania, Bari e Verona, fino ad un militare pattugliante ogni 14mila abitanti a Roma (ogni 13.200 a Palermo, 11.350 Torino, 7.600 Milano,  6500 Napoli, 4.700 Padova): un'inezia. Se poi consideriamo invece anche i militari presidianti gli "obiettivi sensibili", allora per Roma, Milano e Napoli (le uniche città interessate da questa specificità) arriviamo rispettivamente a quota 2.700, 3.778 e 5.436. Una goccia un po più grande, certo, ma pur sempre una goccia nel mare: soprattutto, ripeto, con i 40.000 tagli alle unità delle forze dell'ordine. E comunque, pensando ad esempio a Palermo e Torino, siamo davvero a numeri ridicoli.

PREPARAZIONE E PUBBLICITA' NEGATIVA: L'unico senso che avrebbe una tale operazione è aumentare la sorveglianza del territorio. Ma, da che mondo è mondo, se c'è un deficit di sorveglianza si assumono più forze dell'ordine, o quanto meno le si mettono in mezzo alla strada anzichè farle stare negli uffici. Invece il Governo fa l'esatto contrario: taglia pesantemente il numero di forze dell'ordine, e a sostituirle (molto molto parzialmente) chiama i militari. Militari che inevitabilmente sono peggio preparati delle forze dell'ordine, altrimenti non ci sarebbe la distinzione fra militari e forze dell'ordine, no? Inoltre, bisogna anche tenere conto della pubblicità negativa che si dà dell'Italia all'estero: un immagine da Paese sudamericano, che ha bisogno dell'esercito per mantenere la sicurezza nazionale. Tant'è vero che lo stesso Alemanno, certo non di sinistra, non vuole che i militari siano nel centro e nelle zone turistiche di Roma ...

IMPATTO SULLA PERCEZIONE DI SICUREZZA: Qui non posso dire proprio niente, anzi, un bel 10 e lode al Governo Italiano che è capace di vendere fumo agli Italiani senza dare loro nemmeno una coscia d'arrosto, anzi strappandeglielo dalle mani. Nascondendo il taglio di 40.000 forze di polizia con 3.000 militari nelle città. Davvero complimenti. E mi raccomando, alla fine del periodo di "militarizzazione", non dimenticate di farvi pure una bella conferenza in cui annunciate la fine dell'emergenza sicurezza, come quella per la falsa fine dell'emergenza a Napoli. State sicuri che gli crederanno anche allora.

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Che fine ha fatto l'IVA?
post pubblicato in Diario, il 3 agosto 2008


                                                  

"Siamo in un momento difficile per l'economia mondiale. Il PIL non cresce, la riscossione dell'IVA è diminuita del 7% nel mese passato rispetto ai mesi precedenti". E' quanto ha annunciato ieri il premier Berlusconi in un'intervista al Tg4. La colpa? Della crisi mondiale, ovviamente, che ha provocato un forte calo dei consumi e dei commerci, provocando appunto il calo dell'IVA.

E pensare che nel 2007 la riscossione dell'IVA era aumentata del 4.7%, e nei primi cinque mesi del 2008 di un ulteriore 2%. Possibile che in così poco tempo l'IVA abbia subito un calo così drastico (-7%)?

Evidentemente ha ragione Bersani, ministro-ombra all'Economia: "Il calo dei consumi c'è, ma il 7% in meno di IVA, tenuto conto dell'inflazione al 4%, significherebbe un calo del 10% dei consumi, un dato assolutamente irrealistico. Si tratta dunque di evasione. I segnali inequivocabili che il governo ha dato con l'allentamento delle misure anti evasione cominciano a dare i loro frutti avvelenati. Fino al 13 aprile il governo era responsabile di tutto, adesso il governo se ne lava le mani. La situazione sta diventando allarmante e il governo non può limitarsi a fare il commentatore televisivo o l'osservatore".

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Buon lavoro, Presidente! ...
post pubblicato in Diario, il 2 agosto 2008


                                                  

Il post odierno è alquanto gossiparo, non nel mio stile, ma la cosa in questione mi ha fatto talmente sorridere che non posso evitare di parlarne. E' successo infatti che il premier Berlusconi, durante la conferenza stampa successiva al Cdm, mentre sta parlando il Ministro Carfagna, si rivolge al Ministro Meloni mostrandole un foglio, in parte dattilografato in parte manoscritto, che rappresenta la sua agenda. "Guarda come mi fanno lavorare!", dice dapprima alla Meloni, e poi, non pago, Berlusconi rivolge il foglio verso il suo portavoce Bonaiuti e l'on.Giacomoni del suo partito, dicendo: "Guardate quanti impegni ho!". Una disattenzione del premier, visto che i fotografi, con i riflessi sempre pronti, hanno immortalato l'agenda del premier, e così l'autocelebrazione si è trasformata in una clamorosa gaffe.

Scorrendo la lista degli impegni del premier (relativi allo scorso Mercoledì), infatti, ci rendiamo conto di come in effetti il premier ha molti impegni, cosa d'altronde normale per un Presidente del Consiglio, soprattutto quando è anche un imprenditore con un piccolo "impero economico" così variegato. Infatti, il premier quel giorno ha incontrato i suoi avvocati Ghedini (parlamentare PDL) e Previti (ex parlamentare, al centro del processo SME), il segretario generale della presidenza del Consiglio Mauro Masi, il sottosegretario e fido consigliere Gianni Letta, il Ministro ed alleato Bossi, nonchè il consigliere Rai Staderini (area UDC), probabilmente per la questione Saccà (Staderini, dopo aver partecipato all'ostruzionismo del PDL, ha permesso con il suo voto il cambio di guida a RaiFiction). Inoltre, compare anche il nome di Cossiga, per i suoi 80 anni. Lasciando la politica, compare anche il nome della figlia Barbara (era il suo compleanno) e un generico riferimento al Milan. E fin qui tutto normale. Ma la cosa curiosa è che nell'agenda del premier compaiono anche i nomi di Evelina Manna, Antonella Troise e Nunzia De Girolamo. Per chi non se ne ricordasse, le prime due, attrici, sono state al centro dello "scandalo-RaiFiction", nel quale il premier (e vari esponenti politici) si "preoccupava" della carriera delle due giovani attrici. Mentre la De Girolamo, trentaduenne deputata PDL, è stata al centro di un piccolo "gossip parlamentare", quando il premier inviò a lei e alla giovane collega Gabriella Gianmanco un bigliettino con scritto: "... Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, vi autorizzo ad andarvene. Molti baci a tutte e due! Il vostro Presidente".

Che dire ... buon lavoro, Presidente! Questi sì che sono impegni duri, e quindi la "autorizzo" a non andare all'inaugurazione della centrale Enel di Civitavecchia! Come? Già ci ha pensato lei e chi ha mandato Scajola! Bravo Presidente ... E mi raccomando, ora che è stato approvato il lodo Alfano, si riposi il Sabato!

E pensare che l'inaugurazione della centrale era l'unico impegno governativo davvero importante presente dell'agenda del premier ...

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Ma il grembiule non doveva evitare il problema degli abiti firmati?
post pubblicato in Diario, il 1 agosto 2008


                                              

Navigando per il web ho notato una notizia che mi ha lasciato un po' perplesso. Il Ministro dell'Istruzione Gelmini, commentando le varie misure (nuove-vecchie) sulla scuola prese oggi dal Cdm, ha dichiarato sulla questione dei grembiuli scolastici: "Vi è la disponibilità di alcune case di moda a cimentarsi con la divisa scolastica". Il riferimento è al ritorno dei grembiuli, che dovrà però essere deciso autonomamente da ogni istituto.

Ora, pur non trovandola scandalosa, io trovo sbagliata l'idea reintrodurre i grembiuli a scuola, per vari motivi. Innanzitutto perchè è una fuga dalla realtà: far indossare i grembiuli agli studenti per preservarli dalla "competizione" sugli abiti firmati è come nascondere la polvere sotto il tappeto, mettere le persone sotto una campana di vetro. Quei ragazzi un giorno lasceranno la scuola e si troveranno comunque nella vita di tutti i giorni ad avere a che fare con persone meno o più fortunate di loro (o con persone che comunque hanno stili di vita diversi, non necessariamente basati sulla ricchezza individuale). Anzi, quegli stessi ragazzi, fuori dalla scuola, hanno comunque una loro vita sociale, e quindi è alquanto ipocrita un provvedimento simile. Anzi, è ancora più ipocrita se poi si pensa che anche sulle divise si può accendere la "competizione" sulle firme: e a tale proposito è alquanto scandalosa la frase della Gelmini, che di fatto conferma che anche sui grembiuli possono spingersi i "tentacoli" della moda. Quindi, invece che farla diventare una sede di una ipocrita standardizzazione, la scuola dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e insegnare, e lo dico con una frase fatta, che "il mondo è bello perchè è vario", l'importante è non giudicare le scelte o le possibilità altrui.

Il primo compito della scuola non è insegnare nozioni, ma far maturare i ragazzi. Ed evitare di affrontare la realtà non è certo segno di maturità.

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