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il blog di Francesco Zanfardino
Fatti processare!
post pubblicato in Diario, il 19 maggio 2009


                                                   

E' ufficiale: Berlusconi è stato ritenuto colpevole di corruzione in atti giudiziari, con sentenza di primo grado, dal Tribunale di Milano. Non è stato condannato, vista che la sua posizione è stata stralciata in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del Lodo Alfano, la legge tramite cui Berlusconi nel Luglio 2008 si è garantito l'immunità. Ma è Febbraio è stato condannato David Mills, l'avvocato inglese che Berlusconi avrebbe corrotto per garantirsi false testimonianze, utili per uscire pulito da altri suoi processi; e nelle motivazioni della sentenza, pubblicate oggi, si legge chiaramente che ad aver corrotto Mills è stato Berlusconi, con tutti i dettagli. E dunque, se non ci fosse stato il Lodo Alfano, sarebbe stato condannato già adesso.

Ora, in un Paese normale, il Presidente del Consiglio si dimetterebbe, o perlomeno si farebbe processare, consegnandosi nelle mani della Giustizia come tutti i cittadini dovrebbero fare, ed a maggior ragione i loro rappresentanti. E, se questo non accadesse, l'opinione pubblica tutta lo chiederebbe a gran voce, magari scendendo in piazza ad oltranza. E il mondo dell'informazione, tutto, darebbe grande enfasi alla notizia, trattandola nei minimi dettagli e magari chiedendo anch'essa chiarezza e trasparenza da parte del Premier. D'altronde, è quello che è accaduto e sta accadendo in tutte le democrazie del mondo: solo per ricordare il caso più recente, nel Luglio 2008 il presidente israeliano Olmert, indagato (non condannato) per corruzione, si dimise e dichiarò di essere "fiero di appartenere ad uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge". Inoltre, proprio oggi il Presidente della Camera inglese si è sentito in dovere di dimettersi, pur non essendo coinvolto, a causa dello scandalo dei "rimborsi spesa" scoppiato nel Parlamento inglese (ve ne ho parlato qualche giorno fa), solo per puro senso di responsabilità.

Invece in Italia il Presidente del Consiglio non solo si dimette, ma non si fa nemmeno processare, e soprattutto annuncia che in Parlamento dirà finalmente cosa pensa della magistratura (peggio di quel che ha detto finora? C'è di peggio?). L'opinione pubblica, salvo una minoranza sempre più tale, è muta, oppure addirittura difende a spada tratta il Premier, colpito dai "soliti comunisti". Giornali e TV poi non ne parliamo proprio, già mi immagino i titoloni del Giornale contro le toghe rosse ed il mutismo di certi TG nei prossimi giorni.

Mi chiedo quando verrà il giorno in cui guarderemo con orrore a questo periodo della nostra storia, dove siamo arrivati a perdere la dignità pur di osannare un intoccabile leader. Se verrà.

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Riporto Report: Carne per tutti
post pubblicato in Riporto Report, il 18 maggio 2009


                                                  

Continua l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste giornalistiche di Report, la trasmissione della Domenica sera condotta da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta si parla di carne, e della sostenibilità ambientale ed economica del largo consumo di carni che caratterizza le società occidentali (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

"CARNE PER TUTTI" (di Michele Buono, Piero Riccardi)

Il 18% dei gas serra prodotti nel mondo deriva dalle emissioni degli allevamenti; questi consumano il 70% di tutte le terre agricole, il 30% di tutta la superficie terrestre; per produrre un chilo di pollo occorrono 3.900 litri, di maiale 4.900 litri e di manzo ben 15.500 litri d'acqua, mentre per produrre un chilo di mais ne occorrono 900, di riso 3.000; europei e statunitensi, circa 800 milioni di abitanti, consumano 100 chili l'anno di carne a testa. Queste cifre, con le dovute sfumature, sono confermate da numerosissime fonti, comprese quelle ufficiali dell'ONU. Che, tramite la FAO, stima che nel 2050 ci sarà un raddoppio del consumo di carne, e la preoccupazione è che questo enorme consumo non sia compatibile con le risorse che la Terra ci fornisce.

Come si è arrivati a tutto questo? Cominciamo dalle mucche. Una volta venivano allevate nei pascoli, si nutrivano di erba, venivano fecondate nel metodo "classico", facevano 20 litri di latte al giorno e campavano mediamente più di dieci anni. Ora vengono allevate intensivamente al chiuso, si nutrono di mangimi non erbacei (eppure sono dei ruminanti), fanno 60 litri di latte al giorno, sono rimpinzate di antibiotici e campano solo due anni, perchè fanno una vita, diciamo così, "contro natura". E alla fine la mucca ha pure mangiato dieci volte il suo peso, si è speso una fortuna in antibiotici e fecondazione artificiale, ed i prezzi al consumo si sono pure notevolmente abbassati: così al produttore non va poco e niente se tutto va bene (come prima), le grandi industrie monopoliste guadagnano (ma poco, nessuna rivoluzione rispetto a prima). Gli unici, apparentemente, a guadagnarci sono i consumatori, che rispetto a prima vedono prezzi della carne più bassi, ma ne pagano le conseguenze in salute: mangiare troppa carne fa male, e se ne vedono le conseguenze nell'aumento delle spese sanitarie per problemi connessi ad obesità e disturbi dell'alimentazione.

Ma uno dei paradossi più spettacolari del sistema produttivo alimentare di carni è quello della "pollina". Ovvero gli escrementi dei polli, prodotti in enorme quantità nelle aree dove tale allevamento è diffuso, come la Pianura Padana. Peccato però che questi escrementi siano ricchi di nitrati, sostanze tossiche; in piccole quantità, però, possono essere usati come concimi. Ed il resto? Va smaltito. Finora non lo si è fatto, e le acque della "Padania", e di altre aree "pollifere" del mondo, sono ricchissime di nitrati smaltiti illegalmente. Si è così deciso di "bruciare" la pollina in appositi impianti; ma la "pollina" ha basso potere calorico, va mista a legna per rendere elettricità, e così si piantano pioppeti. Una cosa del tutto anti-economica, e che depaupera le risorse finanziarie, che però assorbe numerosi contributi statali per andare avanti.

Contributi che, d'altronde, vanno a tutto la filiera degli allevamenti, che reggono i ritmi di produzione sempre più a fatica. E così succede che, fra perdite "dirette" (i finanziamenti all'industria agroalimentare) e "indiretti" (lo spreco di risorse naturali), quei bassi prezzi della carne sono molto, molto menzogneri. Andrebbe cambiato il sistema, tornando ai vecchi metodi con la coscienza del presenze, per proiettarci al futuro: ma sarà possibile?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... da amante della carne, provo un po' di difficoltà. Penso che  perseguire una politica di "razionamento" dei consumi di carne, pur se per il benessere del Pianeta, sia sbagliato. Sia perchè non funzionerebbe (pochissime persone occidentali lo accetterebbero), sia perchè è un'imposizione bella e buona. Più che altro, occorre informare: occore informare che consumare troppa carne fa male, sotto tutti i profili. Ma non ci si può fermare a questo: occorrono controlli sulla qualità delle carni e degli allevamenti, occorre spezzare i vari monopoli che speculano sulla carne, occorre disincentivare i metodi di produzione sbagliati e incentivare quelli più ecocompatibili come il biologico. Insomma, agire sì sull'informazione, ma anche sui sistemi produttivi, altrimenti non si va molto lontano. Ma per farlo ci vorrebbe una politica, nazionale e globale, libera da intrecci con i "grandi interessi" ... è sempre la stessa storia, ma è ora di cambiarla.

Altre rubriche: Stavolta niente "Emendamento", e niente "Goodnews", solo un "Com'è andata a finire?", aggiornamento dell'inchiesta milanese sugli incarichi dirigenziali affidati dal Sindaco Moratti illeggittimamente e in maniera clientelare (qui video, qui testo). 

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Quote rosa ...
post pubblicato in Diario, il 17 maggio 2009


                                                   

Oggi il Kuwait ha compiuto un importante passo verso la democrazia: sono state infatti elette le prime parlamentari donne. Quattro, per la precisione, su un totale di 50 parlamentari: l'8%, dunque. Niente male per un Paese dove fino al 2005 le donne non potevano nemmeno votare, altro che candidarsi.

In Italia, invece, le donne possono votare da 64 anni. Ovvero da quel Referendum "Monarchia-Repubblica" che segnò il ritorno alla democrazia nel nostro Paese. Eppure la presenza femminile in Parlamento è ancora ferma al 17%. Ed è scioccante notare che la presenza femminile tra i senatori della PdL è persino inferiore a quella del parlamento kuwaitiano.

Forse le "quote rosa" non sono la soluzione più giusta per questo deficit di rappresentanza. Sono generalmente contrario alle restrizioni della libertà di scelta dei cittadini, anche se sono certamente favorevole a delle quote rosa "temporanee", che aiutino le donne ad imporsi in politica contro le scelte delle segreterie dei partiti, per poi non doverne più avere bisogno. Di certo, però, visto che ci hanno imposto le liste bloccate, impedendoci di scegliere, perlomeno ci mettessero più donne ... altrimenti tra pochi anni saremo scavalcati persino dal Kuwait. Ed ho detto tutto!

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Niente dimissioni, siamo italiani
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2009


                                                  

Terremoto a Westminster. Un ministro costretto a dimettersi, due parlamentari di opposti schieramenti costretti a dimettersi ed altri messi sotto inchiesta per corruzione e l'intera politica britannica sotto l'occhio del ciclone mediatico, e soprattutto popolare, a causa delle rivelazioni fatte dal Daily Telegraph circa le "spese allegre" fatte dai politici inglesi con i soldi dei contribuenti. Ovvero un uso molto improprio dei "rimborsi spesa" di cui i politici d'Oltremanica godevano per "rimpinguare" il già onorato stipendio di 60mila sterline l'anno (che è pur sempre la metà, va detto, di quello percepito dai colleghi italiani): cinema in casa, poltrone per massaggi, riparazioni di piscine e campi da tennis, pranzi al ristorante, bottiglie di vino e persino confezioni di Tampax. Quasi tutto lecito, ma ovviamente moralmente sbagliato. Sbagliatissimo. Tanto da far indignare un Paese interno, che riempie di lettere il Telegraph, e da far sembrare molto concreta l'ipotesi di elezioni anticipate, chieste dai due terzi dei sudditi della Regina (almeno stando ai sondaggi della BBC).

Qualcosa di simile era anche accaduto, anche se con polemiche minori (ovviamente, vista la pronta risposta e soprattutto perchè le nomine dovevano ancora avvenire) nell'America di Obama, che nel nominare i nuovi ministri ha dovuto fare parecchie sostituzioni per via della stampa che di volta in volta ne metteva in evidenza i difetti: uno perchè non aveva dichiarato 400 miliardi di tasse, un altro perchè non aveva pagato i contributi alla colf, un altro ancora perchè indagato, solo indagato, per una tangente. Con un Presidente che si è sentito in dovere di ammettere di aver fatto una "cavolata" davanti alle principali TV americane. E cose simili accadano in tutto il mondo, almeno quello democratico (e "totally free"...), ogni qual volta dei politici sono coinvolti in scandali più o meno gravi.

Non in Italia. Siamo il Paese delle decine e decine di Parlamentari condannati in via definitiva, per reati del calibro di corruzione, ricettazione, banca fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in bilancio, frode fiscale, finanziamenti illeciti, peculato abusi d'ufficio; e una sfilza infinita di altri politici, più o meno importanti, condannati, indagati, rinviati a giudizio per reati riguardanti la gestione della "cosa pubblica". Anche Ministri indagati, come l'allora Mastella ma anche l'attuale Raffaele Fitto, solo che in Italia invece di pretenderne le dimissioni si fanno inviare gli ispettori dai loro colleghi della Giustizia ai Tribunali che li indagano. Personaggi molto discutibili puntualmente ricandidati anche alle prossime elezioni Europee (Mastella per tutti).

Un'Italia brillantemente rappresentata dal libro "La Casta" di Rizzo e Stella. Un successo editoriale che sembrava preludere ad una "rivoluzione" dei criteri di giudizio anche per gli elettori Italiani. Eppure, a parte una passeggera, seppur forte, ondata di indignazione, di quella "rivoluzione" non s'è vista neanche l'ombra, ed anzi ha finito per danneggiare, contribuendo alla spinta astensionistica del suo elettorato, quella parte di politica che pur è la meno invischiata in questi processi, e pur adotta "codici etici", per quanto molto perfettibili (soprattutto nella loro applicazione). Ed oggi di queste cose nemmeno se ne parla più. Anche se, comunque, non dovrebbe essere l'indignazione dei cittadini e l'attività dei giornali a spingere alle dimissioni i politici compromessi, bensì i partiti stessi ... ah, ma giusto, niente dimissioni, non siamo inglesi.

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Fanno voti sulla pelle dei bambini ... vergogna!
post pubblicato in Diario, il 15 maggio 2009


                                              

Ieri è stata approvata alla Camera la fiducia sull'ennesimo "decreto sicurezza" del Governo. Tanti i provvedimenti, tanta l'ignoranza, tanta la xenofobia, tanta la demagogia, tanto il populismo, tanta l'inconcludenza. Ma quello che mi preme sottolineare oggi è un aspetto di questo decreto, che secondo me rappresenta perfettamente la crudeltà e l'insensatezza che sembrano guidare il Governo nelle sue folli scelte. Quale? Quello dei cosiddetti "bambini invisibili".

Ne avevo già parlato qualche giorno fa, in un post che vi invito a rileggere, quando ancora doveva essere approvata la norma. Numerose associazioni, tra cui l'Unicef, denunciavano come la norma impedisse agli immigrati di riconoscere i propri figli, strappandoli dal loro nucleo familiare e destinandoli all'adozione. Il Governo però ha cercato di nascondere e negare l'evidenza, e fino all'ultimo ha irriso l'opposizione che denunciava questi fatti, bollandola di dire "insulti e falsità". E addirittura, quando Franceschini ha fatto nel suo intervento alla Camera un riferimento alla vicenda, si è beccato una sonora "mandata a quel Paese" dal Ministro Maroni, tanto che Rosy Bindi, che presideva la seduta, lo ha richiamato ad assumere "atteggiamenti più consoni all'Aula".

Ecco però quello che scrive Il Giornale descrivendo il decreto: "(...) Adottabili i figli delle clandestine: Per accedere ai pubblici esercizi gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (tranne che per l’iscrizione dei figli alla scuola dell’obbligo). Altrimenti, essendo la clandestinità un reato, scatterà l’obbligo della denuncia. Le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili".

Il Giornale
, per chi non lo sapesse, è di proprietà della famiglia Berlusconi. Dunque non può essere certo bollato di dire falsità per colpire il Presidente del Consiglio. E' dunque la prova provata per tutti coloro che non volessero arrendersi all'evidenza, o non volessero prendersi la briga di leggersi il testo del decreto.

E allora, l'unico commento che si può fare è uno solo: un grande, enorme VERGOGNA. A questa gente e a chi li vota.

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Libertà de che?
post pubblicato in Diario, il 14 maggio 2009


                                              

"Invidia ed odio nei confronti di un presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che la Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il presidente Berlusconi. Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, confermano non solo l'assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica".

Ora, a parte il fatto che quelle due paroline "esclusivamente private" il premier Berlusconi avrebbe dovuto ricordarsene in tutti i momenti in cui ha utilizzato la sua vita privata per fini politici (l'esempio più clamoroso è questo), e che il termine "campagne denigratorie" mi ricorda tanto certe campagne di certi giornali direttamente vicini a Berlusconi, le parole di Palazzo Chigi fanno pensare a come ci si possa appropiare della parola "libertà", inserendola in qualsiasi discorso ed in qualsiasi simbolo, e contemporaneamente invocare la censura a giornali che fanno una cosa molto semplice: porsi e porre domande. Domande tra l'altro molto ovvie, e che chiunque giornalista dovrebbe porre di fronte ad una vicenda obiettivamente oscura, compreso coloro come Vespa che invitano senza contraddittorio uno dei diretti interessati della vicenda. Ma ormai fare domande, quelle vere, che pur sarebbe il mestiere del giornalista, è una qualità sempre più rara in Italia. L'Italia "libera", ricordiamolo.

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Debiti su debiti
post pubblicato in Diario, il 13 maggio 2009


                                                 

Ennesimo record per il debito pubblico: 1.741 miliardi di euro, secondo i dati diffusi oggi da Bankitalia. Una cifra enorme, che continuerà ad aumentare per gli enormi interessi che accumuliamo ogni volta su questo debito, in assenza di serie ed intelligenti politiche di bilancio per ridurre questa grande palla al piede del futuro dell'Italia.

Ora, come sempre, confesso di non capirci tantissimo di economia, specialmente di temi così specifici. Anzi, stavolta sono quasi sicuro di dire una grande baggianata. Però pensavo: non potremmo "anticipare" gli interessi, in modo che perlomeno il debito non aumenti più? Mi spiego: ora il debito è di 1.741 miliardi. Tra un anno sarà di 1.750 miliardi, per l'aggiunta di 9 miliardi di interessi sul debito (ovviamente sono cifre inventate). Tra due anni sarà di 1.770 miliardi, per l'aggiunta di altri (stavolta 20) miliardi di interessi. Tra tre anni sarà di 1.800, e così via. E allora, dato che comunque in ogni caso saremmo costretti a pagare questi 9 miliardi, non sarebbe meglio spenderli ora, e ripetere questa operazione ogni anno, così da mantenere perlomeno fisso il debito a 1.741 miliardi anche per gli anni futuri?

P.S. Cercarsi parere di una mente più illuminata della mia, please =)

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Una bella fiducia, e via
post pubblicato in Diario, il 12 maggio 2009


                                               

I voti di fiducia del Governo Berlusconi stanno per diventare maggiorenni. Quella chiesta alla Camera domani sul cosiddetto "decreto sicurezza" sarà infatti la 18esima fiducia di questa legislatura: esattamente come quelle richieste dal Governo Prodi. In 20 mesi, però, e non nei 13 mesi di vita (finora) del Governo Berlusconi. Con una maggioranza risicatissima e divisissima, però, e non con una maggioranza amplissima e formata da due soli partiti (PdL e Lega). Eppure ecco quello che dicevano Berlusconi ed il centrodestra, quando erano all'opposizione di Prodi: "Il rischio è quello di esautorare il Parlamento ... la verità è che Prodi dovrebbe scusarsi con gli Italiani" (Berlusconi, 03/08/06), "Se blinderanno anche la Finanziaria, sarà scontro in piazza" (Fini, 03/08/06), e così ogni volta che Prodi chiedeva la fiducia.

Ora invece queste cose non le dicono, le dice l'opposizione, subendosi le critiche di una maggioranza che replica: "se non mettessimo la fiducia, perderemmo del tempo". Quella "perdita di tempo", però, si chiama democrazia, caro Governo. Si chiama possibilità di migliorare, o perlomeno discutere, i provvedimenti del Governo. E poi, quando si è dovuti approvare qualcosa in fretta, come il Lodo Alfano, lo si è potuto fare anche senza fiducia.

E allora, si chieda pure la fiducia. Ma si dica la verità: serve solo ed esclusivamente per coprire le divisioni enormi tra PdL e Lega, o meglio tra quella parte del PdL che ogni tanto alza la testa ed il resto, tali da poter mettere sotto persino una maggioranza di oltre 100 deputati nei confronti dell'opposizione. Si dica che il Parlamento è un'inutile "intralcio", senza tante ipocrisie: tanto, oramai gli Italiani gli consentirebbero questo ed altro.

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Riporto Report: Il Re è nero
post pubblicato in Riporto Report, il 11 maggio 2009


                                           

E' Lunedì e quindi, come d'abitudine, Discutendo si occupa della puntata settimanale di Report, l'ottima trasmissione d'inchieste giornalistiche condotta ogni Domenica sera da Milena Gabanelli su RaiTre. Stavolta si parla di paradisi fiscali, ed in particolare della piccola Repubblica di San Marino (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL RE E' NERO (Paolo Mondani)

San Marino ha 31mila abitanti per 61 km quadrati, ma vi risiedono 12 banche, 59 finanziarie, 6mila imprese ed una crescita media annua del 5.66% del PIL, in linea con le grandi economie emergenti (certo non con l'Italia della decrescita). Il motivo di tanta abbondanza? Un sistema fiscale "conveniente". A San Marino infatti l'imposta è del 19%, contro la pressione fiscale italiana che è già oltre il 40%; ma, soprattutto, nella Repubblica del Titano vige il segreto bancario, e non esiste il reato di evasione fiscale. Succede così che tantissime imprese italiane (comprese le mafie, prima "azienda" del Paese), o per risparmiare un po' sulle tasse, o per riciclare "soldi sporchi", o per entrambi i motivi, diventano fittiziamente "sanmarinesi". Poco importa se in realtà l'impresa vive e produce in Italia, perchè tanto il meccanismo legislativo è così complesso da rendere difficile fermare questa colossale truffa ai danni dello Stato, sia in termini di danni erariali (nel 2007 le banche sanmarinesi hanno raccolto 14 miliardi di euro), sia in termini di contrasto alle mafie.

Questo anche perchè a San Marino non esistono dogane, dunque l'accesso è libero e aperto a tutti (compresi soldi in fuga dall'Italia), perchè l'Italia non fa abbastanza controlli al confine ed in generale sulle imprese "sanmarinesi", perchè c'è stato un certo lassismo da parte di Bankitalia e perchè gli interessi di molte imprese italiane spingono anche la politica italiana a "non impicciarsi". Così che in Italia ancora vige una Convenzione sul libero scambio fra cittadini stipulata con San Marino nel '39, ritenuta persino superiore delle leggi italiane ed europee sull'anti-riciclaggio, che nei fatti legalizza questo stato di cose.

Interessi forti che però danneggiano fortemente l'economia italiana, quella che non imbroglia, perchè non esiste più una libera e pari concorrenza fra le imprese: quelle che truffano lo Stato vanno avanti, quelle oneste si spaccano la schiena e sopravvivono a stento. Per non parlare di noi cittadini, specialmente i dipendenti pubblici, costretti a pagare tutte le tasse e che ben vorrebbero pagarne di meno, facendole pagare a tutti.

Fortunatamente, però, i tempi di crisi sembrano aver aperto gli occhi all'Italia, e a tutta la comunità internazionale. Ad Aprile il G20 di Londra ha infatti deciso di dire basta ai paradisi fiscali, cominciando dall'abolizione del segreto bancario: è stata stilata una lista "nera" di Paesi che non vogliono collaborare, una "bianca" di Paesi già virtuosi e una "grigia" di Paesi che adotteranno nuove regole, poi si vedrà. San Marino è in quella grigia. Vedremo, anche perchè tra poco l'Italia finalmente rinegozierà la famosa Convenzione del '39, e pretenderà l'abolizione del segreto bancario. Speriamo bene.  

IL MIO COMMENTO: Ebbene, la "questione San Marino" è interessante sotto molti punti di vista. Innanzittutto, dal punto di vista formale rivela l'infondatezza dell'utilizzo del PIL come indicatore della crescita di un Paese: San Marino "cresce" sì tantissimo (oltre il 5% annuo in PIL), ma sfido chiunque a ritenere che l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco siano strumenti di crescita "reale" per l'economia globale. Ma soprattutto, la vicenda sanmarinese è il perfetto esempio di una concezione malata dell'economia, basata sull'evasione di ogni regola, e che ha comportato l'attuale crisi economica. Occorre dunque cambiare mentalità, ed imporre il rispetto delle regole, anche con la forza: se San Marino dovesse rifiutarsi di abolire il segreto bancario, di introdurre il reato di evasione fiscale e di collaborare con l'Italia, si deve prendere qualsiasi misura, finanche ad impedire a chiunque di portare capitali e imprese in San Marino. E questo deve accadere per tutti i "paradisi fiscali". Certo, per questo serve una completa tracciabilità del denaro, ma meglio spendere qualcosa in più in controlli che perdere miliardi in evasione e in inefficace contrasto alle mafie. Servono regole, e volontà di farle rispettare: e, magari, contemporaneamente anche allentare un po' la "morsa fiscale" per invogliare le imprese a rispettare le regole. Ma se e solo se ci saranno le prime due condizioni.

Altre rubriche: "L'emendamento" di questa settimana riguarda l'evasione fiscale, e le normative modificate dal Governo per contrastarla (qui video, qui testo); la "Goodnews" invece riguarda la coltivazione della canapa, estremamente vantaggiosa sotto molti punti di vista e recentemente introdotta in Italia dopo decenni di ottuso oscurantismo (qui video, qui testo).

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Silvio vuol dire coerenza
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2009


                                             

"Le province? Strumento vecchio da superare". Parola di Silvio Berlusconi, in campagna elettorale (come sempre) per le Provinciali di Milano. D'altronde aveva detto lo stesso più di un anno fa, nel "duello" con Veltroni a Matrix, durante il quale, oltre a promettere il taglio del bollo auto (a proposito, dov'è?), sostenne anche che "bisogna tagliare enti inutili come le province e le comunità montane".

Già, peccato che dopo un anno di governo non se ne sia fatto niente, e che si sia stati zitti dopo che la Lega ha posto il veto sull'abolizione. Ma soprattutto è curioso notare che le ultime province istituite in Italia hanno tutti il segno Berlusconi: quattro province sarde, Ogliastra, Medio Campidano, Carbonia-Iglesias e Olbia-Tempo, istituite nel 2001 con legge regionale dal Governatore di centrodestra, Mauro Pili (Forza Italia); altre tre province, Monza, Fermo, Barletta-Andria-Trani, istituite nel 2005 dal precedente Governo Berlusconi. Di queste, c'è un record: la provincia dell'Ogliastra, con soli 58.090 abitanti. Manco fosse un Comune.

Allora, caro Premier, vista la storia recente, eviti di riproporre ad ogni elezione la stessa solfa. Forse con le televisioni riuscirà ogni volta a far passare l'idea che vuol davvero abolirle, ma prima o poi qualcuno se ne accorgerà, che cavolo ...

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Segregazione mentale
post pubblicato in Diario, il 9 maggio 2009


                                        

1 Dicembre 1955, Montgomery (USA): Una sarta afro-americana, Rosa Parks, stava tornando a casa in autobus e, poichè l'unico posto a sedere libero era nella parte del mezzo riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), rimase al suo posto. Il conducente fermò così l'autobus, e chiamò la polizia: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Quella notte, l'allora sconosciuto Martin Luther King si riunì con altri cinquanta leader afro-americani e diedero vita ad un lunghissimo boicottaggio dei mezzi pubblici, fin quando la protesta ottenne la cancellazione della legge che legalizzava la separazione.

7 Maggio 2009, Milano (Italia): Un deputato della Lega Nord, Matteo Salvini, discepolo di Bossi e Borghezio in tutto e per tutto (a cominciare dalle periodiche esternazioni fanatiste), alla presentazioni delle liste leghiste per le Provinciali di Milano, propone "carrozze di metrò e tram per soli milanesi". Anzi una delle candidate, Raffaella Piccinni, "migliora" la proposta: "meglio carrozze per soli extra-comunitari".

Viene da chiedersi se 54 anni dopo simili esclamazioni siano frutto di una segregrazione dei neuroni del cervello della "razza leghista", o da abili calcoli politici in una società dove il solo annuncio di qualcosa, al di là della sua concreta realizzazione, porta benefici elettorali. In ogni caso, vergogna.

P.S. Prima di cercare l'Obama italiano, pensiamo al Martin Luther King italiano. Purtroppo siamo ancora un po' indietro, a quanto pare.

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Green Mars
post pubblicato in Diario, il 8 maggio 2009


                                         

Forse non è stato tutto tempo sprecato. Spesso si sostiene che il '68, e tutti i fenomeni di contorno che hanno dominato il mondo in quel periodo, non abbiano portato cambiamenti sostanziali al destino del mondo: e forse questi detrattori in fondo hanno ragione, in quanto il mondo oggi non è tanto diverso da 40 anni fa, ed in Italia questo è ancora più evidente. Però quel periodo fu pur sempre il primo nel quale la possibilità di cambiare il mondo sembrava concreta, il primo nel quale centinaia di milioni di persone erano disposte a lottare per una società più giusta (cosa che oggi, specialmente in Italia, ce la sogniamo). E così capita che, quarant'anni dopo, un vecchio hippy riesca a compiere una piccola grande rivoluzione in una grande multinazionale. Il sogno di ogni sessantottino, insomma.

L'uomo in questione è Howard-Yana-Shapiro, un ex figlio dei fiori americano, figlio d'emigranti, che vent'anni fa fondò una piccola azienda di agricoltura sostenbile, acquisita nel 1997 da Mars (sì, quella delle barrette di cioccolato). Allora sembrò quasi una "vendita al diavolo": ma piano piano Shapiro è riuscito a far emergere la propria filosofia nell'azienda, fino alla decisione odierna. Ovvero che la Mars ha annunciato che d'ora in poi tutta la sua produzione di cacao seguirà le regole dell'agricoltura sostenibile: salario minimo garantito per i contadini, biodiversità nello sviluppo dell'agricoltura, conservazione delle risorse acquifere. Niente male per un'azienda che di solo cacao produce un valore di un miliardo di dollari l'anno.

Una bella storia, una delle tante che ci raccontano tanti piccoli cambiamenti che forse un giorno, se torneremo ad occuparci seriamente e con più forza del nostro Pianeta, potranno davvero apportare una grande svolta al sistema mondiale. Perchè, come dice Shapiro, "non dobbiamo pensare la breve termine, ma al mondo che esisterà fra cent'anni, a quello che lasceremo ai nostri nipoti".

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