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il blog di Francesco Zanfardino
Arretratezza
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2009


                                                      

Una delle polemiche che sta sta spopolando nell'informazione (?) estiva è quella sul "burqini", il costume "integrale" inventato apposta per le donne musulmane integraliste, o comunque mogli di mariti integralisti di cui sono succubi. Un costume malvisto un po' ovunque, però: in Francia, ad esempio, dove però va detto che vige il divieto di ostensione in pubblico di simboli religiosi (una legge obrobriosa, che spero mai venga adottata in Italia, magari in nome di una "laicità" che non lo è affatto), ed il burqini è stato ritenuto tale. Ma anche in Italia, dove una musulmana a Verona si è attirata le proteste delle mamme, che ritenevano il costume "spaventoso" per i loro bambini (!), e dove a Varallo Sesia il sindaco leghista ne ha vietato l'uso, con una legge "ad costumen" (con tanto di multa di 500 euro).

A me sembrano delle polemiche pretestuose, frutto, queste sì (e non il costume) di una arretratezza mentale di certe categorie molto sensibili alla paura dello "straniero" e di tutto ciò che lo simboleggia. Insomma, sulla falsa riga dei divieti di consumo di kebab, si tenta di eliminare le altre culture in nome di un "conservatorismo sociale" che frutta molto elettoralmente ma che prepara il campo per i conflitti sociali caratteristici di ogni società multietnica, quale noi siamo destinati a diventare sempre di più (e lo siamo già, in effetti). Il burqini presenta forse dei problemi dal punto di vista igienico? Certo che no. I materiali non hanno nulla di pericoloso. E' una assoluta novità? Affatto. In fondo somiglia molto ad un costume intero da nuotratrici, con tanto di cuffia. E allora dov'è il problema?

Qualcuno dirà che fare il bagno con un costume del genere è umiliante per una donna. Sicuramente lo è per i nostri canoni: una donna italiana non ne accetterebbe mai l'imposizione. Ma per molte donne musulmane, integraliste di volontà o per costrizione non importa, fare il bagno, anche se con il burqini, è un sogno. Insomma, come sostiene l'inventrice del costume, è una conquista di libertà. Perchè negarla?

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Tutto regolare
post pubblicato in Diario, il 18 agosto 2009


                                             

Del "caso Fondi" avevo già parlato qualche tempo fa. La novità è che una decisione è stata finalmente presa: il Comune di Fondi non sarà sciolto per camorra. Nella tradizionale conferenza di Ferragosto sulla sicurezza interna, infatti, Berlusconi, ad una specifica domanda dell'inviato di Repubblica (ormai praticamente solo loro fanno vere domande), ha risposto che sarebbe stato "strano" intraprendere un gesto così "estremo" senza arresti in Giunta e Consiglio comunale. E che la faccenda non era in campo da diversi mesi, come sosteneva l'inviato di Repubblica, ma da "al massimo due mesi".

La prima palla è la durata della faccenda. La richiesta di scioglimento da parte del prefetto Frattasi risale allo scorso Settembre. Praticamente è passato un anno. Per quanto riguarda gli arresti, fra le decine di persone fermate c'è un ex assessore di Forza Italia, tale Izzi, dimessosi nel Febbraio 2008, da cui è partita tutta l'inchiesta. E nello stesso provvedimento che ha portato agli arresti c'è il nome dell'assessore e consigliere comunale Udc Stamegni, che si è dimesso. Inoltre, tra gli arresti compaiano una serie di personaggi fortemente legati alla Giunta comunale, compresi numerosi dirigenti come il capo ed il vice della Polizia Municipale, o come i dirigenti ai lavori pubblici e alle attività produttive. Ma soprattutto dalla relazione del prefetto Frattasi emerge palesemente un quadro di fortissima connivenza tra la malavita e la macchina comunale.

Inoltre questo tipo di richieste vengono recepite praticamente in maniera automatica. Invece il Governo si è lasciato prendere, diciamo così, da un spirito estremamente garantista. Peccato però che il Governo abbia nel frattempo sciolto per infilitrazioni mafiose i comuni di Villa Literno (Campania) e Rosarno (Calabria), citati nella stessa lettera con cui Frattasi ha chiesto a Maroni di sciogliere Fondi. Villa Literno è stata sciolta addirittura in dieci giorni. Guarda caso, i due comuni erano amministrati dal centrosinistra, mentre Fondi è un feudo pidiellino.

Poi uno pensa male ...

P.S. Ed il bello è che nella stessa conferenza hanno annunciato di aver finalmente avviato l'antimafia dei fatti e non delle "chiacchiere"! Figuratevi se si limitavano alle chiacchiere!

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Una storia italiana
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2009


                                        

La storia dei due ricercatori italiani fuggiti all'estero a causa del nepotismo della loro Università, e che oggi hanno annunciato un'importantissima scoperta nel campo delle ricerche sui tumori cerebrali, raggiungendo il primo passo per una eventuale cura, è solo il simbolo di migliaia di tante storie simili in un'Italia dove la cultura del merito alberga solo nelle vacue promesse di qualche membro dell'elite dirigente del nostro Paese.

Storie di una ricerca che non solo è scomparsa dai piani di sviluppo del nostro Paese, con investimenti pubblici praticamente prossimi allo zero (tanto da dover ricorrere a Telethon), ma che è anche mortificata dal "baronismo" che domina le nostre Università, dove l'unico vero criterio di selezione è quello della "conoscenza personale", della "raccomandazione", e non certo quello delle compentenze. E i meritevoli devono solo sperare in un miracolo, ed impegnarsi comunque in ogni caso al 101% delle proprie possibilità, mentre i "fortunati" di turno si trovano spianati carriere brillanti senza muovere un dito.

E non possono nemmeno lamentarsi: perchè, se qualcuno alza la voce, magari denunciando, "muore". E' una specie di mafia che non uccide fisicamente, ma ammazza i sogni personali e le carriere di tante persone che meriterebbero ben alro trattamento (che poi trovano altrove). E, come tutte le mafie, è ben protetta da chi comanda in questo Paese. Perchè in fondo il "baronismo" non è che l'espressione universitaria del male principale che affligge l'Italia e ne impedisce qualsiasi sviluppo: l'enorme spirito di auto-conservazione delle "Caste". Una classe dirigente che non cambia mai, vecchia nelle facce, nei modi, nei contenuti. Sarebbe ora di finirla.

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Le incompiute
post pubblicato in Diario, il 16 agosto 2009


                                       

Di "incompiute" ce ne sono tante. Quando si tratta di incompiute artistiche, perlomeno concedono alla fantasia di ognuno di noi di completare l'opera a seconda dei nostri sentimenti. Quando invece si tratta di opere pubbliche, non c'è spazio per la fantasia, ma solo indignazione per una delle peggiori dimostrazioni dell'indecenza amministrativa che troppo spesso domina in Italia.

Quelle 395 opere incompiute presenti sul territorio nazionale, tra le quali molte opere perfettamente che anche complete sarebbero state pressochè inutili (se non a far intascare qualche tangente, economica o elettorale, a qualche politico), sono un enorme monumento allo spreco del denaro pubblico. Il peggior reato, probabilmente, per un politico. Eppure nella maggior parte dei casi i nostri soldi sono serviti proprio a consolidare e perpetuare le posizioni di potere di questi spreconi della peggior razza.

D'altronde, 156 su 395 incompiute (il 40%) appartengono alla Sicilia, e non mi pare che in quella terra i colori politici cambino tanto spesso. Anzi.

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Ferragosto in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2009


                                         

Delle pessime condizioni delle carceri italiane ne ho già parlato qualche giorno fa, all'indomani della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha costretto per questo motivo l'Italia a risarcire un detenuto. Oggi voglio solo ringraziare tutti quegli esponenti del mondo politico, parlamentari e non, che hanno avuto la forza di volontà di dedicare qualche ora del proprio Ferragosto ad "ispezionare" le tante carceri italiane, invece di spaparanzarsi al sole come molti loro colleghi, più o meno meritatamente (...), nei loro yahct e villoni. E soprattutto di farlo in un momento storico in cui difendere i diritti dei detenuti, oltre che ovviamente quelli delle vittime, non è certo facile per chi vive di consenso elettorale. 

Ora c'è solo da augurarsi che queste ispezioni non si rivelino passerelle, ma occasioni per mettere in campo finalmente delle soluzioni strutturali a questo problema, a cominciare dalla costruzione di nuove carceri. E che non si debba ricorrere quindi alla vergogna di un nuovo indulto.

Buon Ferragosto a tutti. 

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Aprire gli occhi
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2009


                                               
 
In questi giorni ha fatto "scalpore" un appello di Beppe Grillo per la depenalizzazione delle droghe leggere, lanciato dal suo blog mercoledì scorso, in concomitanza con un'intervista del blog a Marco Pannella, storico leader dei Radicali ed autore da decenni di una battaglia per l'antiproibizionismo (tanto da essere citato dagli Articolo 31 nella famosa e metaforica canzone "Maria Maria", inno della battaglia antiproibizionista). Beppe Grillo l'ha in particolare collegata al problema del sovraffollamento delle carceri, sostenendo che basterebbe depenalizzare l'uso di tali droghe per svuotare le carceri ed evitare i tanti suicidi che ogni anno avvengono per le loro condizioni disumane.

In realtà ci sono anche tanti altri buoni argomenti a sostegno della depenalizzazione. Innanzitutto, la realtà dei fatti: le droghe leggere sono diffusissime ormai nella nostra società e soprattutto dei nostri giovani. Non c'è bisogno di statistiche per saperlo: basta viverci, nella società, per sapere che gli "spinelli" sono diffusissimi, "grazie" alla loro facile accessibilità ed anche al loro basso prezzo. Qualunque adolescente, anche giovanissimo, che voglia farsi uno spinello può farlo tranquillamente. Ormai l'unica discriminante è la volontà o meno di farsi una "canna". E se un adolescente decide di rifiutare tali droghe lo fa perchè la pensa in un determinato modo, oppure perchè ha ricevuto una determinata educazione dalla propria famiglia, eccetera ... certo non perchè è "illegale".

Dunque, "depenalizzare" le droghe leggere non creerebbe nuovi "adepti" al clan dei "cannaioli". In compenso, permetterebbe di cominciare a tenere sotto controllo il fenomeno, di portarlo definitivamente alla luce e dunque di convogliarlo verso strumenti legislativi e sociali che ne riducano l'estensione. Inoltre, consentirebbe di strappare ingenti somme di denaro alla malavita organizzata e di consegnarle nelle mani dello Stato (perchè ovviamente lo Stato ne avrebbe il monopolio, come per le sigarette). Si potrebbe, dunque, destinare tali fondi, insieme a quelli provenienti dal fumo e dall'alcool (è indecente che questo non avvenga già ... e soprattutto alimenta le contestazioni di chi dice che, in fondo, lo Stato ci guadagna sulle dipendenze altrui) proprio alla prevenzione ed alla cura delle tossicodipendenze, dell'alcolismo e del tabagismo, oltre che alla lotta al traffico illegale di stupefacenti. Si potrebbe dire: ma, depenalizzando le droghe leggere, cadrebbe quel senso di "trasgressione" che spinge molti giovani a farne uso, e così potrebbe innescarsi un consumo maggiore di droghe pesanti. In effetti, è l'unica obiezione che accetto. Dubito che possa davvero avvenire questo (ciò che comporta la diffusione di un fenomeno del genere è prevalentemente il suo costo, non il "senso di trasgressione") ma, se anche fosse così, allora per la stessa logica dovremmo tornare indietro, proibendo anche fumo ed alcool. In fondo gli effetti non sono così diversi, ed anche loro una volta erano simboli di trasgressione: e allora perchè loro sì e le droghe leggere no?

Ovviamente il consumo "legale" di droghe leggere andrebbe consentito con tutte le limitazioni e le accortenze del caso. Inutile che elenchi qualche esempio: l'importante è il concetto, e cioè che forse è proprio arrivata l'ora di aprire gli occhi e di non far finta che i problemi non esistano. Si trovi una soluzione migliore, oppure la depenalizzazione delle droghe leggere s'ha da fare. Peccato che viviamo in Italia, e per questo motivo ciò non avverrà mai. Troppa paura della politica di essere impopolare, soprattutto presso certi "ambienti". Molto meglio "farsi" in privato e fare professione di proibizionismo in pubblico, no?

P.S. E, giusto per essere chiari, a scrivere è uno che non ha nemmeno mai fumato una sigaretta, figurarsi farsi una canna. Ma anche uno che gli occhi li usa, e non si gira dall'altra parte.

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Sicurezza: il fallimento del Governo
post pubblicato in Diario, il 13 agosto 2009


                                           

Qualche giorno fa avrete assistito a trionfi mediatici per Maroni e tutta la compagine governativa sui dati positivi sull'andamento della criminalità. Secondo i dati dello stesso Ministero dell'Interno, infatti, rispetto al 2007, nel 2008 i reati sono calati dell'8.1%, i soggetti denunciati sono aumentati del 5% e gli arrestati del 10%. Successi che Maroni e il centrodestra hanno rivendicato a sè e collegato alla propria attività di Governo, ai militari nelle strade, ai vari pacchetti sicurezza, al respingimento dei clandestini, e soprattutto alla fine del "buonismo" della sinistra.

Eppure le cose non stanno proprio così. Innanzitutto la diminuzione dei reati è una tendenza che, seppur con brevi pause, dura dal 92'-93', ovvero dal periodo delle stragi di mafia in poi. Ma soprattutto tutti i provvedimenti in materia di sicurezza di questo Governo sono cominciati dal Giugno-Luglio del 2008, dunque potrebbe anche non essere del tutto merito suo il calo dei reati nel 2008.

Se proviamo a scorporare i dati dei due semestri del 2008, infatti, e li raffrontiamo con i due semestri del 2007, si scoprono delle verità sbalorditiv. Premessa: su Internet sono riuscito a trovare solo i dati relativi all'intero 2008, al primo semestre 2008 e all'intero 2007; tuttavia, ho trovato anche una tabella del Sole24Ore in cui si riportavano le variazioni percentuali dei reati del primo semestre 2008 rispetto a quello del 2007. Dunque, in conclusione, per quanto riguarda i reati sono riuscito a ricavarmi i dati di tutti e quattro i semestri, mentre per quanto riguarda arrestati e denunciati vi dovete accontentare dei due semestri del 2008. Se qualcuno riesce a trovare più dati, farebbe buona cosa a segnalarmeli ...

Per quanto riguarda i reati, nei quattro semestri sono stati rispettivamente 1.501.494, 1.431.652, 1.348.492 e 1.346.319. Quindi, rispetto al precedente semestre, nel II semestre 2007 si è avuto un calo del 4.65%, nel I semestre 2008 del 5.81%, nel II semestre 2008 dello 0.16%. Per quanto riguarda invece i denunciati, nel primo semestre 2008 sono stati 363.607, nel secondo 362.847, con un calo dello 0.21%. Infine, gli arrestati nel primo semestre 2008 sono stati 82.449, nel secondo 74.673, con un calo del 9.43%.

Insomma, il "Governo della sicurezza" è riuscito a far calare i reati solo dello 0.16% (altro che 8,1%!), i denunciati dello 0.21% (altro che aumento del 5%!) e gli arrestati del 9.43% (altro che aumento del 10%!). Mentre il governo "buonista" di Prodi e Amato è riuscito ad ottenere cali ben più consistenti negli altri due semestri, almeno per quanto concerne i reati (ma probabilmente anche per il resto). Certo, bisogna tenere conto che i dati del 2008 sono ancora "provvisori" e non definitivi ... ma, per quanto i definitivi possano cambiare, non cambierà la realtà di fondo: ovvero che il Governo ha miseramente fallito sulla sicurezza nonostante la tanta propaganda fatta in questo primo anno di Governo. Sarebbe l'ora di passare ai fatti.

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Potere ai lavoratori
post pubblicato in Diario, il 12 agosto 2009


                                           
 
Alla fine i lavoratori dell'Innse ce l'hanno fatta. Magari non sarà stato solo merito loro, ma certamente la loro lotta ha contribuito a trovare un valido acquirente per una fabbrica che era tutt'altro che fallita, come forse qualche speculatore voleva furbescamente asserire, ma in piena capacità produttiva (altrimenti l'acquirente non avrebbe promesso zero tagli ed addirittura ampliamenti di mezzi e produzione), e soprattutto con tanti lavoratori disposti a sacrificare la propria quotidianità pur di lavorare. "Semplicemente" per lavorare.

L'attaccamento alla fabbrica dimostrato da quel centinaio di lavoratori milanesi deve diventare un modello per tutti i lavoratori italiani. Non solo come forma di lotta, che sarà certamente e giustamente emulata da tanti altri lavoratori in un autunno che si preannuncia caldissimo (anche se "qualcuno" si ostina ancora a dire in giro che la crisi è alle nostre spalle e che non c'è da temere per i posti di lavoro), ma come spirito di partecipazione diretta ai destini del proprio luogo di lavoro. La semplice "lotta operaia", infatti, può non bastare: i lavoratori dell'Innse, infatti, hanno creato le giuste premesse, ma ciò non toglie che l'acquirente poteva anche non uscire fuori. E così avrebbero pagato le conseguenze di una scellerata logica speculativa. E d'altronde sono sempre principalmente i lavoratori a pagare.

Non deve essere così. Per questo i lavoratori, visto che i sindacati non si muovono da anni ormai, devono chiedere nelle prossime lotte, oltre alla conservazione del proprio posto di lavoro, anche una forma di partecipazione alle decisioni che determinano il loro destino. Insomma, che sia l'azionariato operaio, o la co-decisione sul modello tedesco (dove per le grandi aziende i lavoratori hanno pari dignità decisionale rispetto alla proprietà, mentre per le piccole aziende tale potere si riduce al 33%), gli industriali devono cominciare a capire che i lavoratori non sono numeri, ma il motore delle loro aziende, e dunque devono avere il diritto di partecipare alle decisioni che li riguardano, o perlomeno di condividerne gli utili, e non solo i fallimenti. Certo, non sarebbe la soluzione di tutti i mali. Anche i lavoratori, e soprattutto i sindacati, quando ci si mettono, riescono a fare il male di se stessi. Ma lo stesso vale, e molto di più, per gli imprenditori: e allora perchè solo loro devono determinare il destino delle imprese?

Pari dignità e rispetto reciproco. Questa deve essere la nuova frontiera della lotta operaia. Ci saranno da battere probabilmente le resistenze di Confindustria, e persino probabilmente di una parte del mondo sindacale che vedrebbe nella co-decisione una collaborazione col "nemico" e una rinuncia alla "lotta di classe". Ma se persino il Ministro del Welfare di uno dei governi più "confindustriali" della storia ha osato qualche tempo fa ipotizzare un simile scenario, forse forse qualche possibilità c'è. La lotta, d'altronde, è dura ... ma non ci deve far paura, no?

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Ladrocinio di Stato
post pubblicato in Diario, il 11 agosto 2009


                                                

La regolarizzazione delle colf e delle badanti presta molti fianchi alle critiche. La principale è ovviamente quella di essere una discriminazione, o meglio una concessione di un privilegio a determinate categorie di lavoratori ed una porta chiusa alle altre. Inoltre, è un clamoroso dietrofont di fronte all'ideologia in tema di clandestinità portata avanti dalle forze governative finora, in nome evidentemente di una convenienza elettorale che fa mettere da parte la coerenza pur di mantenere i consensi delle famiglie borghesi del Nord (e non solo).

Ma oggi vi parlo di un altro aspetto della faccenda, che dimostra una natura alquanto "truffaldina" di questo Governo. Come forse molti di voi sapranno, infatti, per regolarizzare una colf o una badante occorrerà presentare apposita domanda all'Inps e versare un "contributo" forfettario di 500 euro. Quello che invece in pochi di voi sapranno è che, se la domanda verrà rigettata, lo Stato non restituirà i 500 euro. D'altronde, è ben specificato nel vademecum dell'Inps in materia (pagina 7), pubblicato sul sito del Ministero del Welfare: "Si precisa che, in caso di di irricevibilità, archiviazione o rigetto delle domande di emersione, non si procederà comunque alla restituzione del contributo forfettario di 500 euro".

Ora, sarò ignorante io, ma una simile procedura mi sembra alquanto anomala, e assolutamente non giusta. Per niente.

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Guerra e pace
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2009


                                              

La schizofrenia nel Governo continua a farsi strada. Dopo la querelle Nord-Sud, tornano le polemiche sull'Afghanistan. La Lega, almeno a parole, vuole il ritiro immediato (anche da altre missioni, a dire il vero). Berlusconi non esclude la possibilità. Il Ministro della Difesa, invece, ora vuole addirittura inasprire la missione.

In un'intervista al Corriere della Sera, infatti, La Russa propone una modifica delle regole d'ingaggio dei militari, superando il modello codice-di-pace/codice-di-guerra che in Italia vige dal 1941. Insomma per il Ministro il codice di pace non basta per la missione afghana, e, dato che non si vuole osare usare il codice di guerra, occorrerebbe creare un codice specifico per le missioni militari all'estero, che però "somigli più ad un codice di guerra che di pace". Ed il bello è che la proposta non solo trova il consenso generale del mondo militare, ma anche della maggior parte dell'opposizione.

Io non sono per niente d'accordo. Innanzitutto, la nostra Costituzione dice chiaramente che "L'Italia ripudia la guerra come strumento d'offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Dunque, se dobbiamo partecipare ad una guerra, e La Russa ha ormai finalmente ammesso che in Afghanistan c'è una guerra (come d'altronde definita tale anche dai generali Angioini ed Arpino, commentando la proposta), dobbiamo farlo solo come parte lesa. E dubito che la missione afghana possa definirsi una missione di difesa. Si dirà che l'interpretazione dell'art. 11 è alquanto vaga ... d'accordo, allora ragioniamo su altro. E' giusto che l'Italia partecipi ad una missione di occupazione e di guerra? E' giusto farlo in un Paese che non ci riguarda poi molto? E' giusto far morire decine dei suoi figli e spendere miliardi delle nostre tasse, tra l'altro in periodo di crisi, e tagli miliardari su altri fronti? E' giusto farlo per così tanti anni senza grandi cambiamenti ottenuti? E' giusto farlo mentre si è già impegnati su molti altri fronti? Insomma, l'Italia ne sta traendo vantaggio, o perlomeno danni minimi? La risposta è no, e mi pare anche un ragionamento abbastanza obiettivo.

Quindi, più che inasprire la missione, penserei ad una exit-strategy. Concordata con gli alleati e soprattutto con il governo locale, d'accordo. Ma l'importante è fissare una data, e non lontana nel tempo, in cui dire basta al nostro impegno oramai quasi decennale in quella regione.

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Hiroshima e Nagasaki
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2009


                                          

Ovunque si parli di fine del mondo si finisce sempre per parlare di "olocausto nucleare". E non è certo un caso, dato che tra gli scenari "apocalittici" è certamente quello più probabile, almeno nel breve termine. Una guerra atomica, finora fermata solo dal timore di una reciproca distruzione, o un attacco terrorista nucleare, finora fermato solo dagli attuali limiti stessi della rete terroristica globale, potrebbero davvero scatenare una spirale di auto-distruzione senza fine. D'altronde, l'arsenale atomico mondiale è sufficiente per estinguere al vita su questo pianeta ed altri, ove ve ne fosse. E l'avvento di una rete terroristica più potente di quelle attuali, capace di impadronirsi dell'atomica, oppure di un governante instabile capace di compiere la follia atomica, non sono eventi da ritenere così improbabili.

Ecco perchè, almeno in questo periodo, occorre ricordare quei giorni d'Agosto, il 6 ed il 9 Agosto 1945, nei quali una insana decisione portò la morte e la devastazionein Hiroshima e Nagasaki, ed il terrore in tutto il mondo (e pensare che quelle atomiche erano molto meno potenti di quelle attuali). Quelle stragi ci ricordano cosa può combinare, in uno qualsiasi dei secondi che abbiamo davanti, la follia umana. E quindi di quanto sia importante che i potenti illuminati del mondo cerchino di compiere ogni sforzo per giungere al disarmo nucleare più completo possibile.

Per farlo, però, occorre intelligenza. Non serve fare la voce grossa con l'Iran e la Corea del Nord, se poi si è i primi a possedere arsenali atomici potentissimi. Non si è credibili, e si da un motivo a quei Paesi per dotarsi essi stessi dell'atomica. D'altronde, perchè loro no e Pakistan, India e Israele sì? Dunque, occorre dare il buon esempio e continuare a ridurre gli arsenali atomici (e l'accordo Usa-Russia di qualche giorno fa è un ottimo passo avanti), ma soprattutto occorre cominciare a ripensare l'intero sistema, indirizzandolo verso una gestione globale dell'arma nucleare. L'atomica, infatti, sarebbe meglio che non fosse mai esistita, ma ora che esiste, ed è alquanto improbabile che i potenti del mondo le facciano scomparire tutte e con esse anche la loro tecnologia, deve essere garantita la sua esistenza, per due motivi: di difesa preventiva contro altre atomiche, e per utilizzi non militari (tipo distruzioni di asteroidi, ed altre amenità fantascientiche che però potrebbero diventare reali). L'obiettivo ideale deve dunque essere questo: zero atomiche in mano ai singoli Paesi, ma un discreto arsenale (il minimo indispensabile) in mano ad un organismo internazionale. Così da conciliare gli interessi globali con le esigenze di difesa dei singoli Paesi.

E' una strada lunga e difficile, mi sa, ma è quella che andrebbe percorsa. E se magari si cominciasse dall'Unione Europea, con Francia e Gran Bretagna che demandano la gestione delle loro atomiche alla UE, non sarebbe male.

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Le mani in tasca
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2009


                                               

Dopo lo scandalo dell'emergenza rifiuti a Palermo, che l'Italia ha conosciuto per pochi giorni ma che in tutta la Sicilia dura da anni "ad intermittenza" e a "macchia di leopardo" (cioè ad intervalli periodici ed un giorno qua, un giorno là), non per mancanza di discariche ma a causa delle amministrazioni locali di centrodestra che accumulano debiti su debiti (a voi giudicare se è questo è peggio o no della situazione che si è creata in Campania), il Governo Berlusconi salva ancora una volta gli amministratori amici con un bel "colpo di spugna" fatto con i soldi dei cittadini, ed ovviamente nel silenzio più totale dei principali mezzi d'informazione.

Dopo i 140 milioni di euro di fondi FAS regalati a Catania per salvare dal fallimento la città che fu di Lombardo e Scapagnini, il Governo ha infatti autorizzato il sindaco di Palermo Cammarata ad aumentare l'Irpef per risanare l'Amia, l'azienda locale per i rifiuti con 130 milioni di euro di debiti, e quindi porre fine, almeno temporaneamente, allo scempio dell'immondizia per strada. Cammarata ci aveva già provato ad aumentare le tasse proprio durante la fase acuta dell'emergenza, infatti, ma l'azione dell'opposizione e i dissidi della maggioranza erano riusciti a fermarlo. Ora invece Cammarata potrà aumentare l'Irpef senza passare dal Consiglio Comunale, ma con una semplice delibera di Giunta.

Insomma, per interposta persona, Berlusconi "ha messo le mani nelle tasche" dei palermitani. Il tutto mentre nel resto della Sicilia continua l'emergenza debiti/rifiuti (ecco qualche esempio: Cefalù, Paternò, hinterland catanese). Tanto paghiamo noi.

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