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il blog di Francesco Zanfardino
Volpi e mariuoli
post pubblicato in Diario, il 16 febbraio 2010


                                                   

Di fronte ai casi di corruzione conclamata emersi in questi giorni e che hanno coinvolto esponenti locali del PDL, Silvio Berlusconi ha voluto subito rassicurare che "non si tratta di una nuova Tangentopoli, sono solo casi di corruzione spicciola, piccole volpi colte a rubare nel pollaio".

Chissà perchè, come a molti credo, mi è venuta subito alla mente una frase che un'altro leader italiano, Bettino Craxi, molto caro a Berlusconi, pronunciò all'inizio dell'inchiesta di Tangentopoli, all'arresto di Mario Chiesa, dirigente locale del PSI: "E' solo un mariuolo isolato".

Sappiamo tutti come è andata a finire.

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Buonisti?
post pubblicato in Diario, il 15 febbraio 2010


                                               

Di fronte ai fatti di Milano, con gli scontri fra immigrati, il centrodestra non perde occasione per tornare ad accusare il "buonismo della sinistra", colpevole di aver fatto entrare senza limiti e indiscriminatamente gli immigrati. Ebbene, la mia posizione sull'argomento immigrazione la conoscete, e non mi va di ripeterla. Faccio solo notare, senza entrare nel merito, che sette degli ultimi nove anni sono state governati dal centrodestra, inclusa la Lega. E che l'attuale legge sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini.

Incredibile come il "buonismo" in due anni possa sopraffare cotanto lavoro degli "uomini del fare", senza nemmeno cambiare la legge.

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Addio scontato
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2010


                                              

Voglio essere buono con la Binetti. Potrei dire che il suo addio al PD è una mossa di convenienza politica, anche alla luce del fatto che poteva andarsene nel più vicino partito di Rutelli, che pur l'aveva portata in politica, anzichè preferire la "sicurezza" dell'UDC. Ma invece voglio credere che la scelta dell'on. Binetti sia solo dettata da motivazioni ideali: in fondo, mi risultava quasi simpatica con quella sua ostinazione a combattere, fino in fondo, una battaglia valoriale persa in partenza.

Già, in partenza. Perchè è vero che l'identità del PD è un tantino confusa, ma fin dall'inizio era chiaro che il PD non sarebbe mai stato un partito confessionale. Perchè è questo che la Binetti ha chiesto fino ad ora al PD: su tutte le tematiche etiche, e tutto ciò che riguardava la Chiesa, Paola Binetti ha espresso pari pari la voce del Vaticano, dimostrandosi quindi non tanto cattolica, ma proprio clericale, ovvero lo stesso tipo di errore che rimprovera ai Radicali (quello dell'anticlericalismo). Magari è solo una coincidenza che la Binetti la pensi sempre come il Vaticano, e in ogni caso non è detto che ciò che dica il Vaticano sia sbagliato (anzi!), ma poteva davvero pensare che il PD potesse seguire certe sue posizioni o non avere una linea su un determinato argomento perchè lei era contraria? Ma soprattuto: perchè Paola Binetti si è sempre importata unicamente delle tematiche etiche? O, se ha lavorato anche su altre tematiche, perchè teneva a far emergere le sue opinioni solo su quelle? Evidentemente erano solo quelle che le interessavano.

Una come la Binetti poteva anche restare nel PD, se si comportava diversamente. Esistono infatti tante persone nel PD che hanno posizioni molto lontane dalla linea del PD sulle tematiche etiche, però non giudicano il Partito solo da quelle. Pensano anche ad altro, lavorano anche ad altro, criticano anche altro. E magari, ogni tanto, su qualcosa danno ragione alla linea del Partito anche su quelle tematiche e non seguono peridissequamente solo la linea di altri. Senza avere la pretesa di dare l'autentica interpretazione dei valori cattolici. Evidentemente, non era il suo caso e, ripeto, la sua era una battaglia persa in partenza.

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Crisi psicologica?
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2010


                                               

Ricordo ancora quando a fine 2008 il premier Berlusconi, a proposito della crisi economica che stava appena scoppiando, e che Tremonti vantava di aver previsto e capito fin dall'inizio, parlava di "crisi psicologica", che "l'ottimismo" poteva da solo sconfiggere. Poi magicamente si è passati alla fase del "siamo usciti dalla crisi": insomma, siamo usciti da qualcosa che non c'era, e ovviamente "meglio degli altri Paesi".

Poi ti arrivando questi bollettini "disfattisti" dell'Istat che ti dicono che nel 2009 il PIL italiano è sceso del 4.9%, record degli ultimo quarant'anni, e che nell'ultimo trimestre 2009 è calato dello 0.2% rispetto al trimestre precedente, unico paese Euro insieme a Spagna (-0.2%) e Grecia (-0.8%) ad essere ancora in recessione. Guarda un po', proprio i due Paesi che destano le maggiori preoccupazioni, con la Grecia sull'orlo della bancarotta e la Spagna che si salva solo grazie alla possibilità di aumentare il debito pubblico, che prima della crisi era sotto il 70% del PIL. Mentre in Italia si viaggia verso il 120% del PIL, tra i più alti al mondo (in Europa sta peggio di noi solo la Grecia ... ops, di nuovo).

No, non dobbiamo preoccuparci. Ottimismo!

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L'emergenza finale
post pubblicato in Diario, il 12 febbraio 2010


                                              

Dopo le tante "emergenze", reali e improbabili, cui è stato chiamato a far fronte, ora Guido Bertolaso deve gestire un'emergenza personale: difendersi dalle accuse che la Procura di Firenze gli ha rivolto. Probabilmente la più difficile delle emergenze, perchè gli risulterà quantomeno faticoso giustificare le zone d'ombra della gestione degli appalti nelle emergenze affrontate dalla Protezione Civile, con un quadro che, nella migliore delle ipotesi, sembra raffigurare un Bertolaso che faceva finta di non sapere. Per non parlare dell'ennesimo scambio di favori sessuali, oramai non più una variabile nelle "appaltopoli" degli ultimi anni.

Un intricato intreccio di affari loschi che altro non è che la drammatica conseguenza dell'eccessivo utilizzo della "logica emergenziale", quella che in questo Paese viene utilizzata, oltre che per i terremoti e le vere emergenze, anche per le false emergenze come i Mondiali di Nuoto, il G8, i parchi archeologici e persino le Sagre. Evidentemente, ad una certa politica conviene sospendere il rispetto delle regole per poter fare comodamente i propri porci comodi.

Spero che da questa faccenda si tragga questa lezione. A cominciare dalla eliminazione del progetto di privatizzare la Protezione Civile. Ci mancherebbe solo questo ...

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permalink | inviato da Francesco Zanfardino il 12/2/2010 alle 20:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Se questa è par condicio
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2010


                                                 

I Radicali, come qualcuno di voi saprà, li apprezzo molto. Sono probabilmente l'unico partito italiano a fare politica sulle questioni di principio e non sulla convenienza elettorale o personale. Ed è grazie a questo, alle loro battaglie, che noi Italiani abbiamo ottenuto dei diritti che incredibilmente non avevamo; ed è grazie ai Radicali se la politica Italiana, ogni tanto, fa qualche bella figura all'estero.

Tuttavia, questo loro attivismo sulle "questioni di principio" presenta anche i suoi lati negativi: se portato alle estreme conseguenze, questo può produrre conseguenze controproducenti (motivo per il quale non voto Radicale, almeno finchè ci saranno alternative migliori). Come sulle questioni della Giustizia, dove la giusta difesa dei diritti della difesa li portà però ad approvare o astenersi persino su leggi, come quelle berlusconiane, che fanno il male della Giustizia. O, per fare un esempio più banale, sul "rispetto delle regole" sono riusciti a votare a favore di Villari come Presidente della Vigilanza RAI pur di far eleggere un Presidente perchè, come invece giustamente lamentavano da tempo, era una carica istituzionale vacante da troppo tempo. 

E, a proposito di RAI, è il caso della polemica scoppiata in questi giorni sul nuovo regolamento RAI sulla par condicio, votato dalla rappresentanza del centrodestra in Commissione di Vigilanza su proposta proprio del radicale Marco Beltrandi. Fermare per un mese le trasmissioni di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta, a meno che non si trasformino in tribune elettorali (che senso avrebbe?), facendo un enrome danno all'informazione, pur di far rispettare alle estreme conseguenze la "par condicio" è una insensatezza colossale. Sia perchè è inopportuno equiparare le "trasmissioni di approfondimento" alla "comunicazione politica", non perchè siano due cose totalmente separate, ma perchè richiedono un rispetto della parità politica certamente diverso; sia perchè il buon senso, e le multe dell'Agcom, hanno sempre spinto i conduttori in periodo elettorale a riequilibrare le presenze politiche in favore dei partiti minori, senza ovviamente mai arrivare all'insensata uguaglianza che ha senso solo per le tribune elettorali (e, anche su quelle, avrei qualcosa da ridire). Ma soprattutto perchè, viste queste premesse, è fin troppo controproducente, in nome di un presunto rispetto delle regole, sacrificare di fatto tutte le trasmissioni di approfondimento.

Non è difficile, d'altronde, capire perchè il centrodestra ha votato a favore di questo provvedimento, nonostante da anni inveisca contro l'insensatezza della par condicio (per motivazioni del tutto opposte alle mie, ovviamente): il regolamento gli consente di far fuori le popolari trasmissioni "scomode" proprio nel momento clou della campagna elettorale, e contemporaneamente gli consente di rafforzare la propria volontà di distruggere la par condicio (con la scusa dell'"avete visto cosa capita a difendere la par condicio"?). Il tutto in un contesto di conflitto di interesse sull'informazione enorme (tra l'altro, Matrix e le trasmissioni di Mediaset non saranno toccate, perchè la norma non si applica alle tv private) e con una situazione dei TG, a cominciare da quelli RAI, vergognosa.

Era proprio necessario, caro Beltrandi?

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Quante Eluana ancora?
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2010


                                                

Non ho parlato di Eluana il giorno dell'anniversario della sua morte. E' un silenzio simbolico, da parte di chi in questi 365 giorni non ha smesso di parlare di fine vita, rispetto ad un Governo che, dopo aver tentato di strumentalizzare in maniera indecente gli ultimi giorni di Eluana, ha smesso di occuparsi con così tanta fretta e premura di testamento biologico e fine vita. Eppure di promesse ne erano state fatte.

E soprattutto di casi come Eluana ce ne sono e ce ne saranno ancora. Casi che spesso finiscono clandestinamente, perchè non tutti sono Beppino Englaro e si sentono di dover ingaggiare un'estenuante battaglia decennale per far rispettare la volontà dei propri cari nel pieno rispetto dello Stato. Non tutti sono eroi civili, e certo lo Stato non fa molto per incorraggiare ad esserlo.

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A volte ritornano
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2010


                                             

Ciancimino jr mette in relazione la nascita di Forza Italia con Cosa Nostra, e si scatena il putiferio. "Fesserie" è il sunto delle repliche dei vari berluscones. Eppure, questa è roba vecchia: chi ha letto i libri dei vari Travaglio e si informa un po' su Internet sa che ci sono decine e decine di episodi e circostanze che inducono a questo legittimo sospetto.

Sospetto che verrebbe fugato se Berlusconi rispondesse a qualche domanda. Tipo quelle che la Lega Nord gli lanciò tramite "La Padania" nel 1998, quando Bossi & Co erano ai ferri corti col Cavaliere.

La Fininvest è nata da Cosa Nostra – Matteo Mauri – 27 Ottobre 1998

Parla meneghino ma è di Palermo – 22 Luglio 1998

Silvio riciclava i Soldi della Mafia – 7 Luglio 1998

C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile – Davide Caparini – 25 Novembre 1999

Imprenditore o politico è il momento della scelta – Chiara Garofano – 8 Novembre 1998

Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica – 5 Maggio 1998

Un biscione di miliardi in Svizzera – Emilio Parodi – 3 Novembre 1998

Le sedici cassaforti occulte – Max Parisi – 29 Settembre 1998

Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca – 2 Luglio 1998

Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. – Max Parisi – 8 Luglio 1998

Così il biscione di mise la coppola – 10 Luglio 1998

Le gesta di Lucky Berlusca – Max Parisi – 30 Agosto 1998

E non mi pare che chi ha posto quelle domande possa essere definito "comunista invidioso". Almeno loro, che diamine ...

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Ora brinda la cultura
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2010


                                             

Tuvixeddu è salva. Pochi comprenderebbero il significato di queste parole, d'altronde anche il sottoscritto ne ignorava l'esistenza prima di leggere questo articolo dell'Unità. Eppure è una notizia che meriterebbe attenzione, visto che il Consiglio di Stato ha salvato dalla cementificazione una delle aree archeologiche più importanti della Sardegna, la necropoli fenicia di Tuvixeddu, appunto.

Il sito, già inserito nel tessuto urbano di Cagliari (fin troppo), sarebbe stato infatti invaso dall'azione di alcuni palazzinari se l'avesse avuta vinta la volontà dei politici del centrodestra locale. Tanto che l'imprenditore Gualtiero Cualbu, che aveva ottenuto il permesso di costruire nel 2000 sia dal Governatore della Sardegna che dal Sindaco di Cagliari, all'epoca entrambi del centrodestra, aveva festeggiato con lo champagne la vittoria di Ugo Cappellacci alle Regionali di un anno fa, visto che il governatore uscente Renato Soru aveva fermato il cemento con una delibera regionale, aprendo un contenzioso che si è concluso con la bella notizia di questi giorni.

Lo champagne gli è andato di traverso, per fortuna.

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Auguri
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2010


                                                       

Antonio Di Pietro è stato confermato alla guida dell'Italia dei Valori. Ma questa non è certo una sorpresa, visto il peso ancora troppo determinante che ha in quella che, in fondo, è pur sempre la sua "creatura". Semmai possono soprendere le parole con le quali il leader dell'IDV ha accompagnato i suoi interventi in questa tre giorni congressuale; parole che hanno fatto parlare di una "svolta riformista" dell'IDV.

DI Pietro ha infatti sentenziato che non basta più la "protesta sterile", non basta più "l'opposizione di piazza", ma bisogna lavorare "all'alternativa", a governare il Paese. Sembra quasi di sentire Bersani. Anzi, l'obiettivo deve essere proprio quello di arrivare alla fusione con il PD ("sarebbe un giorno molto importante", ha detto l'ex pm). E, intanto, il congresso dell'IDV ha dato anche il via libera alla contestata candidatura di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, alla presidenza della Campania (anche se De Magistris rimane contrariato dalla scelta): un segnale di maturità, visto che le vicende giudiziarie in cui è coinvolto De Luca sono assimililabili a "reati politici", un po' come quelli di opinione, che spero venga ricambiato con il sostegno del PD alla candidatura dell'imprenditore Callipo in Calabria (visto l'ottimo profilo del candidato rispetto al devastante Loiero, e visto che è anche l'unico che ha qualche chances di vittoria).

Ma basta questo a credere nella "svolta riformista"? Io ho i miei dubbi. In fondo, queste sono parole che abbiamo già sentito svariate volte, anche se mai tutte insieme, e poi Di Pietro ha sempre fatto di testa sua. Un po' come la cancellazione del suo nome dal simbolo dell'IDV, promessa e ripromessa (l'ultima volta dopo le Europee) e mai mantenuta. Così come Di Pietro è contraddittorio sulla fusione con il PD, visto che dopo le Politiche è venuto meno alla promessa di fare un gruppo parlamentare unico con i Democratici. E, in fondo, ogni parola "riformista" usata da Di Pietro è stata poi sempre seguita da un profilo di opposizione giustamente inflessibile al berlusconismo, ma limitata solo a quello e non orientata a diffondere una propria idea di Paese (cosa che manca pure al PD, per carità, anzi almeno l'IDV fa l'opposizione inflessibile).

Insomma, è tutto da vedere. Se l'IDV diventerà davvero riformista, e soprattutto si fonderà col PD (bisognerebbe davvero riaprire il "cantiere democratico", aprendolo a Radicali, Vendola e alle altre forze di centrosinistra), sarebbe un forte passo avanti per il centrosinistra e per l'Italia. L'importante è che il "riformismo" non sia il quello propugnato da certi vertici del centrosinistra, che in realtà andrebbe meglio definito "pagnottismo".

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Damocle a punti
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2010


                                             

L'idea del "permesso di soggiorno a punti", proposta dai ministri Maroni e Sacconi, rischia di diventare l'ennesima trovata demagogica senza un'utilità concreta. Demagogica, perchè dà a certa opinione pubblica l'impressione di essere più inflessibili con gli immigrati. Disutile, perchè altro non farà che inserire nuove pastoie burocratiche per gli immigrati che vengono in Italia per lavorare e che già fanno i salti mortali per ottenere la cittadinanza dopo anni e anni di residenza in Italia. Ora persino per ottenere il permesso di soggiorno dovranno farlo, "dimostrando" di conoscere la lingua italiana, di conoscere la Costituzione e di compiere altri passi verso l'integrazione.

Peccato che per questo andrebbe predisposta una rete capillari di "corsi di integrazione", altrimenti trovo difficile che gli sfruttatori di immigrati gli insegnino queste cose. Ma, al di là di questa pur fondamentale considerazione, trovo davvero "crudelmente forzoso" imporre queste normative a delle persone che vengono qui solo per lavorare e che nella maggior parte vorrebbero tornare in patria, senza necessariamente "integrarsi" alla perfezione in Italia, dovendo dimostrare di possedere dei requisiti che tanti "Italiani di nascita" non posseggono (e anche diversi parlamentari, a dire il vero) ed affrontare in più queste difficoltà, con il peso di una nuova "spada di Damocle a punti" sulla testa. Semmai, certi requisiti potrebbero essere richiesti per avere la cittadinanza, per quella parte di immigrati che desidera restare in Italia. Magari con un sistema che premi i più "integrati" con l'abbreviamento dei tempi per ottenere la cittadinanza. Anche se, comunque, andrebbe lasciata la possibilità di ottenere la cittadinanza solo con gli anni di residenza (come avviene oggi): magari con un percorso più lungo, ma la possibilità va lasciata, proprio perchè certi requisiti non vengono certo richiesti agli Italiani "di nascita" ... e non mi sembra molto coerente.

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Serve politica industriale
post pubblicato in Diario, il 5 febbraio 2010


                                                       

La vicenda di Fiat di Termini Imerese e dell'Alcoa in Sardegna, unite a tutte le vertenze lavorative in corso in tutta Italia, offrono lo spunto di numerose e doverose riflessioni.

La prima è che la crisi c'è ancora e anzi forse proprio in questi mesi mostrerà i suoi strascichi più pesanti sull'occupazione. Sta finendo la cassaintegrazione, ma nel contempo i posti di lavoro non tornano, anzi. Se lo ricordi il Governo che voleva battere la crisi con "l'ottimismo".

La seconda è che c'è chi pensa di poter fare i "liberisti a targhe alterne", invocando l'intervento dello Stato quando c'è da acchiappare gli aiuti e le regole del mercato quando c'è da tagliare posti di lavoro, senza nemmeno avere il pudore di ammetterlo (anzi). Certo che lo Stato fa pure la figura del fesso, visto che quando dà gli aiuti non pretende nemmeno che non si facciano nel breve termine scelte aziendali contrari agli interessi della collettività, se proprio non si voleva ottenere in cambio una quota pubblica dell'azienda.

La terza, forse la peggiore, è che l'Italia manca totalmente di politica industriale. Giusto, anzi doveroso difendere i posti di lavoro, ma l'attuale sistema produttivo in Italia è insostenibile. E' ancora troppo basato sulla manifattura, e ormai in questo settore la concorrenza della Cina, della Polonia, della Serbia, della Romania, insomma dei paesi in via di sviluppo è troppo forte: non si può dire la Fiat non abbia ragione su questo. Per questo ci sarebbe bisogno di un Governo che favorisca la graduale transizione da un sistema produttivo basato sulla manifattura, sulla realizzazione delle cose, ad un altro basato sull'alta specializzazione, sull'innovazione e sull'ideazione delle cose che poi altrove verranno realizzate. Un po' come il sistema produttivo americano, dove i lavoratori della Microsoft progettano e la Cina realizza (ma i proventi restano in America). E un po' come diverse realtà italiane, specialmente nel Nordest, che sono molto più avanti dei propri Governi.

Per arrivarci ci sono diverse strade, diverse risposte, di destra, di sinistra e di centro. Ma che a questo bisogna arrivare è indiscutibile. Altrimenti, rassegnamoci al ritorno dei carrozzoni statali della Prima Repubblica o alla fuga delle aziende all'estero. E non mi pare una bella prospettiva.

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